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| Assemblea degli Stati generali in Francia (XVIII sec.) |
Questo blog è spesso visitato da alcuni che esaltano il passato e specialmente l'Ancien Régime come un esempio di societas christiana (1). Da molto tempo ho espresso dubbi su questa posizione partigiana per fondati motivi storici e teologici.
Ho recentemente trovato un articolo di un eminente storico francese, Jean Delumeau, il quale esamina questa tematica fornendo una pista di lettura ancorata a documenti storici: "Nell'Europa dell'Ancien Régime esisteva la 'Chiesa ufficiale', ma non necessariamente la società cristiana" (p. 568).
L'Ancien Régime, soprattutto nelle campagne, presentava una situazione desolata nella quale perduravano residui di paganesimo e di magismo. L'ignoranza crassa in pieno XVIII secolo impediva agli evangelizzatori (perché non si tratta di una rievangelizzazione delle campagne ma di una vera e propria evangelizzazione) d'incidere nell'animo delle masse un Cristianesimo spirituale. Si affermò, dunque, un Cristianesimo molto utilitaristico di tipo materiale (do ut des), molto moralizzante e con ombre di dualismo manicheo derivate da un agostinismo esasperato.
Jean Delumeau, contrapponendosi a tale visione eccessivamente materialistica, indica l'ambito del Cristianesimo solo nello spirituale. Su questo non concordo poiché il Cristianesimo tocca anche gli aspetti materiali al punto che la preghiera per la salute personale e per i raccolti è stata sempre tradizionale al Cristianesimo. D'altronde è pure un dato evangelico. Si deve aggiungere che quest'attenzione al mondo materiale nel Cristianesimo tradizionale e patristico non è mai stata a detrimento dello spirituale, come invece indica lo storico per il periodo moderno.
Egli non può impressionare quando, dati alla mano, indica una dimensione chiaramente materialistica nel Cristianesimo barocco; gli interessi della gran maggioranza dei cristiani di allora erano molto concreti: "Un recente studio sugli 895 'miracoli' riportati nei registri di Sainte-Anne d'Auray durante gli anni fra il 1625 e il 1684, rivela che nessuno di questi miracoli riguardava la vita spirituale e la conversione morale e religiosa" (p. 569).
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| Messa alla corte del Re di Francia (XVII sec) |
Si può dunque capire come l'emergere della scienza e la capacità di dominare alcuni effetti della natura portarono molti ad allontanarsi dal Cristianesimo, allorquando non c'era più "bisogno" di esso.
Un altro elemento problematico mostrato dallo storico è il rapporto tra fede e mondo con il rifiuto categorico e totale del secondo. In ciò si ha l'impressione che questa Chiesa seguisse dottrine dualistiche piuttosto che la dottrina cristiana. Il timor Dei, normalmente esistente nel Cristianesimo tradizionale e motivato dall'amore con cui si ha coscienza di non saper o poter corrispondere adeguatamente a Dio, in questo contesto divenne un vero e proprio terrore. Qui non solo Dio ma pure i santi divenivano vendicativi, se non onorati convenientemente. L'ira di Dio è un dato biblico, è vero, e avrebbe bisogno d'essere convenientemente spiegata dal momento che ad essa si appella una certa tradizione ecclesiastica. Ma in questo contesto l'ira divina è talmente ingigantita da infondere l'impressione che non vi sia altro. Di qui l'esercizio, da parte del clero moderno, di un vero e proprio "terrorismo spirituale" sulle masse. Evidentemente approssimazione dopo approssimazione, qualcosa si ruppe e il baricentro del Cristianesimo si spostò. Ciò non poteva che determinare ulteriori rotture e spostamenti.
Come una casa fondata su una china scoscesa finisce, per le piogge, per smottare lentamente sempre più in basso, nonostante l'accortezza e la generosità con cui il padrone contrasta la situazione e cerca di porvi rimedio, così è stato per il mondo cattolico. Qualcosa di più forte ha evidentemente prevalso, qualcosa che può essere stato accellerato da fenomeni esterni ma che, in fondo, si produceva dalla sua stessa base! (2)
Come una casa fondata su una china scoscesa finisce, per le piogge, per smottare lentamente sempre più in basso, nonostante l'accortezza e la generosità con cui il padrone contrasta la situazione e cerca di porvi rimedio, così è stato per il mondo cattolico. Qualcosa di più forte ha evidentemente prevalso, qualcosa che può essere stato accellerato da fenomeni esterni ma che, in fondo, si produceva dalla sua stessa base! (2)
Così, il Cristianesimo postmoderno in alcune posizioni ufficiali (3) e negli atteggiamenti della massa ha finito, per reazione, per dimenticare o rifiutare lo spirituale optando solo per il materiale e di fatto solo per l' "al di qua" con un trionfo inaspettato e virulento del sensuale e del sessuale (4). Questo squilibrio si è prodotto dall'eccesso opposto per cui il mondo era considerato in toto qualcosa di malvagio (5). Ancor oggi, dunque, paghiamo pesantemente il prezzo di un Cristianesimo tutt'altro che equilibrato, nonostante l'apporto, lungo i secoli, di forze equilibratrici che però non hanno avuto la meglio.
Ecco perché la crisi del Cristianesimo occidentale attuale non è prodotto degli ultimi 70 anni di storia (soprattutto dal concilio Vaticano II ad oggi). Solo una visione molto miope lo può affermare, canonizzando in modo indebito e partigiano un mondo che, pur con dei meriti, era tutt'altro che perfetto e gestava inconsapevolmente l'impazzito mondo attuale. Nulla nasce a caso e certi frutti maturano dopo secoli di lento travaglio.
Il saggio di cui raccomando la lettura è scaricabile.
Note
(1) Anni fa' ricordo l'ingenuissima posizione di un sacerdote della Fraternità san Pio X il quale, sostando davanti alla facciata della chiesa veneziana di santa Maria del Giglio (in cui, tra l'altro, non sono raffigurati santi ma le vittorie dei Veneziani), esclamò: "Oh, com'erano cristiani allora!". Inutili furono i miei timidi tentativi di portare il pio sacerdote a più retto sentire.
(2) Questo spiega l'insuccesso di tutte le diverse "riforme" che hanno contraddistinto il mondo cristiano occidentale.
(3) È di solare evidenza come le posizioni dell'attuale papa e diversi suoi documenti ufficiali siano molto lontani dalla spiritualità tradizionale e puntino all' hic et nunc in modo materiale. Ad es. egli sostiene che la dignità dell'uomo è data dal fatto che lavora. Perdendo il lavoro perde la dignità. È una prospettiva rispettabile ma sindacale, non cristiana: "Il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l'uomo e la sua dignità. E se manca il lavoro questa dignità viene ferita!" (Discorso ai dirigenti e operai delle acciaierie di Terni in occasione del 130° anniversario della fondazione della fabbrica, 20 marzo 2014). Al contrario, un tempo si sosteneva che la dignità dell'essere umano derivava unicamente dal suo essere "in grazia di Dio", dalla santificazione, concetto che questo pontificato decisamente oscura. Questo non è dovuto all'originalità, all'impreparazione e all'idiosincrasia di tale papa verso la tradizione o al fatto di voler a tutti i costi parlare con il linguaggio della massa, ma dal fatto che, oramai, certi pensieri secolarizzanti sono giunti fino al vertice del Cattolicesimo.
Inutile dire come solo pochi decenni prima il linguaggio con cui ci si indirizzava ai lavoratori fosse di tutt'altro genere e dimostrasse ancora un certo ancoramento con il mondo cristiano: "Il nostro Signore Gesù Cristo, il quale, per essere nostro modello, per nostra consolazione e santificazione, passò la più gran parte della vita nell'esercizio di un mestiere manuale, come un semplice operaio" (Pio XII, Discorso a diversi gruppi di operai, 1° maggio 1953).
(4) Questo trionfo del carnale appare in tutta la sua cruda evidenza dai fatti di cronaca in cui diversi chierici sono scoperti conviventi, pedofili, corruttori per fini di sesso, ecc. Il fenomeno ha raggiunto una sfacciataggine impensabile solo venticinque anni fa...
(5) Posizioni dualistiche di questo tipo le si riscontrano già nel pensiero di Innocenzo III (1161-1216).
(1) Anni fa' ricordo l'ingenuissima posizione di un sacerdote della Fraternità san Pio X il quale, sostando davanti alla facciata della chiesa veneziana di santa Maria del Giglio (in cui, tra l'altro, non sono raffigurati santi ma le vittorie dei Veneziani), esclamò: "Oh, com'erano cristiani allora!". Inutili furono i miei timidi tentativi di portare il pio sacerdote a più retto sentire.
(2) Questo spiega l'insuccesso di tutte le diverse "riforme" che hanno contraddistinto il mondo cristiano occidentale.
(3) È di solare evidenza come le posizioni dell'attuale papa e diversi suoi documenti ufficiali siano molto lontani dalla spiritualità tradizionale e puntino all' hic et nunc in modo materiale. Ad es. egli sostiene che la dignità dell'uomo è data dal fatto che lavora. Perdendo il lavoro perde la dignità. È una prospettiva rispettabile ma sindacale, non cristiana: "Il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l'uomo e la sua dignità. E se manca il lavoro questa dignità viene ferita!" (Discorso ai dirigenti e operai delle acciaierie di Terni in occasione del 130° anniversario della fondazione della fabbrica, 20 marzo 2014). Al contrario, un tempo si sosteneva che la dignità dell'essere umano derivava unicamente dal suo essere "in grazia di Dio", dalla santificazione, concetto che questo pontificato decisamente oscura. Questo non è dovuto all'originalità, all'impreparazione e all'idiosincrasia di tale papa verso la tradizione o al fatto di voler a tutti i costi parlare con il linguaggio della massa, ma dal fatto che, oramai, certi pensieri secolarizzanti sono giunti fino al vertice del Cattolicesimo.
Inutile dire come solo pochi decenni prima il linguaggio con cui ci si indirizzava ai lavoratori fosse di tutt'altro genere e dimostrasse ancora un certo ancoramento con il mondo cristiano: "Il nostro Signore Gesù Cristo, il quale, per essere nostro modello, per nostra consolazione e santificazione, passò la più gran parte della vita nell'esercizio di un mestiere manuale, come un semplice operaio" (Pio XII, Discorso a diversi gruppi di operai, 1° maggio 1953).
(4) Questo trionfo del carnale appare in tutta la sua cruda evidenza dai fatti di cronaca in cui diversi chierici sono scoperti conviventi, pedofili, corruttori per fini di sesso, ecc. Il fenomeno ha raggiunto una sfacciataggine impensabile solo venticinque anni fa...
(5) Posizioni dualistiche di questo tipo le si riscontrano già nel pensiero di Innocenzo III (1161-1216).
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Traditio Liturgica




