Sto lavorando sulle traduzioni liturgiche della Bibbia e capita che emergano cose interessanti. Eccone una tratta da un passo, Lc 6, 32.
Il passo greco (dal vangelo in uso nella chiesa greca che coincide nel punto da me esaminato con quello delle altre versioni greche) recita:
"Καὶ εἰ ἀγαπᾶτε τοὺς ἀγαπῶντας ὑμᾶς, ποία ὑμῖν χάρις ἐστί;"
La traduzione CEI (autorizzata dalla conferenza episcopale italiana) riporta:
"Se amate quelli che vi amano che merito ne avrete?".
La traduzione del greco sopra riportata è:
"Se amate quelli che vi amano, quale grazia avrete?"
Commento: Mi sembra fin troppo chiaro che ancor oggi le traduzioni sono influenzate dalla mentalità di chi le fa! Nella traduzione CEI ci vedo l'eco di tutta la dottrina medioevale latina dei meriti!
I "meriti", concepiti dalla Chiesa medievale latina, sono degli "interessi" che i santi hanno accumulato in paradiso per noi e che pure noi accumuliamo con le nostre buone azioni. Con essi contribuiamo a "comperarci" un posto in Paradiso. Pare una dottrina dallo spiccato sapore bancario nata in un'epoca, guarda caso, in cui decollavano le banche europee! Qui l'accento è posto molto sul soggetto.
Viceversa, la grazia è qualcosa che giunge gratis e nasce direttamente da Dio. Qui l'accento è posto solo su Dio, fonte di grazia.
Viceversa, la grazia è qualcosa che giunge gratis e nasce direttamente da Dio. Qui l'accento è posto solo su Dio, fonte di grazia.
Nel mondo ortodosso ci si rifà al passo greco e non si riconosce la "dottrina dei meriti". La cosa buffa è che non pochi chierici ortodossi italiani (per pigrizia o Dio lo sa perché) ritengono ottima la traduzione CEI e la utilizzano nella liturgia quando è il caso! A me sembra una pacchiana incoerenza ma soprattutto, anche credendo alla "dottrina dei meriti", non mi pare onesto mutare il senso del passo evangelico per tirare acqua al proprio mulino.
Quelli che sembrano dettagli di "poco conto", in realtà hanno un peso che, alla lunga, non è indifferente nell'insieme della dottrina cristiana.
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Un altro esempio lo traggo da Col 3, 5.
In questo passo, san Paolo esorta i fedeli di Colossi a non seguire lo stile del mondo. Perciò dice:
"Νεκρώσατε οὖν τὰ μέλη ὑμῶν τὰ ἐπὶ τῆς γῆς, πορνείαν, ἀκαθαρσίαν, πάθος, ἐπιθυμίαν κακήν, καὶ τὴν πλεονεξίαν ἥτις ἐστὶν εἰδωλολατρία...".
Generalmente nelle Bibbie italiane si trova questa traduzione:
"Mortificate, dunque, quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, desideri cattivi..." (Bibbia CEI).
Ma si trova pure questo tipo di traduzione:
"Mortificate, dunque le vostre membra terrene, cioé la fornicazione, l'impurità, la libidine..." (Traduzione del sac. Damiano Como nel Prosefchiarion).
Quest'ultima traduzione, non recente come quella CEI, è problematica. Vorrebbe, infatti, riportare il termine μέλη (membra) ma porta il lettore a far credere che le "membra terrene" finiscano per essere negative in sé in quanto conducenti alla fornicazione, impurità, libidine, ecc. Questa lettura è poi quella di una certa "spiritualità" latina che castiga il corpo, lo mortifica appunto, per pie intenzioni o, chissà, per "guadagnarsi" il paradiso. Chiunque, comunque, si accorgerebbe che le membra non coincidono necessariamente con delle espressioni evangelicamente negative, per cui questa volta la traduzione più corretta è quella della CEI.
Quelli che sembrano dettagli di "poco conto", in realtà hanno un peso che, alla lunga, non è indifferente nell'insieme della dottrina cristiana.
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Un altro esempio lo traggo da Col 3, 5.
In questo passo, san Paolo esorta i fedeli di Colossi a non seguire lo stile del mondo. Perciò dice:
"Νεκρώσατε οὖν τὰ μέλη ὑμῶν τὰ ἐπὶ τῆς γῆς, πορνείαν, ἀκαθαρσίαν, πάθος, ἐπιθυμίαν κακήν, καὶ τὴν πλεονεξίαν ἥτις ἐστὶν εἰδωλολατρία...".
Generalmente nelle Bibbie italiane si trova questa traduzione:
"Mortificate, dunque, quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, desideri cattivi..." (Bibbia CEI).
Ma si trova pure questo tipo di traduzione:
"Mortificate, dunque le vostre membra terrene, cioé la fornicazione, l'impurità, la libidine..." (Traduzione del sac. Damiano Como nel Prosefchiarion).
Quest'ultima traduzione, non recente come quella CEI, è problematica. Vorrebbe, infatti, riportare il termine μέλη (membra) ma porta il lettore a far credere che le "membra terrene" finiscano per essere negative in sé in quanto conducenti alla fornicazione, impurità, libidine, ecc. Questa lettura è poi quella di una certa "spiritualità" latina che castiga il corpo, lo mortifica appunto, per pie intenzioni o, chissà, per "guadagnarsi" il paradiso. Chiunque, comunque, si accorgerebbe che le membra non coincidono necessariamente con delle espressioni evangelicamente negative, per cui questa volta la traduzione più corretta è quella della CEI.














