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| Una processione di flagellanti che, nudi fino alla cintola, si frustano con staffili |
«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme [...] cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi oda».
Mt 13, 4-9
Fa parte
della psicologia umana cercare, ad esempio, consolazioni,
rassicurazioni o, per soddisfare ad un'ideale immagine di Dio che
chiede sacrifici, imporsi penitenze e cercare dolori per imitare e,
in qualche modo, aggiungere qualcosa alla passione di Cristo. Su
questo piano psicologico troviamo non pochi santi del mondo
cattolico. Una tra tutti: santa Veronica Giuliani. Qui, ovviamente, ne segnalo gli aspetti piuttosto problematici senza per questo mettere in questione la loro sincerità, generosità e buona fede.
Questo tipo
di orientamento psicologico ha dato adito ad un vero e proprio
“dolorismo”, ossia alla ricerca del dolore quale mezzo di
espiazione ed elevazione e ad una devozione francamente esagerata
alla croce e al momento della passione e morte di Cristo.
Nell’Oriente
bizantino perfino durante la settimana santa (si vedano i testi degli
Enkomia per la processione dell’icona di Cristo morto) non
si pone un accento esclusivo sulla morte e sul dolore ma spesso si
ricorda che su questa morte inizia già a lampeggiare la luce della
resurrezione. Non si può affatto dire altrettanto per l'Occidente
cattolico-romano che ha una storia tutta sua.
A tal proposito faccio qualche precisazione.
È sempre esistita una compenetrazione vicendevole tra la liturgia e la devozione del popolo al punto che la seconda ha influito e non poco sulla prima creando feste, consuetudini, processioni, ecc. La liturgia, poi, non è che la fede celebrata dalla Chiesa e mostra ufficialmente quale sia la sua identità. A partire dal secondo medioevo s'instaura, così, una sempre maggiore attenzione umanistica alle piaghe, alla passione, ai chiodi, alla corona di spine, ai dolori di Cristo. Questo influisce potentemente sulla rappresentazione del crocefisso che da un Cristo addormentato e regnante sereno sulla croce, si passa ad un Cristo stravolto dal dolore, cosa che evidentemente impressionava non poco il popolo di allora. Questo sentimento ha lungamente rappresentato un “collante religioso” per compattare e ampliare le masse cristiane. Chi mostra compiacendosene un Cristo che versa fiotti di sangue, una vera e propria “macelleria sacra”, è francamente rivoltante e obbedisce ad un gusto piuttosto border line con la normalità psichica. Eppure ancor oggi questo è il Cristo che troviamo nella passione del film di Mel Gibson, noto regista dalle simpatie cattolico-tradizionaliste. Va bene per chi ha il gusto horror, per un popolo alla ricerca di emozioni forti, psicologiche, appunto!
È sempre esistita una compenetrazione vicendevole tra la liturgia e la devozione del popolo al punto che la seconda ha influito e non poco sulla prima creando feste, consuetudini, processioni, ecc. La liturgia, poi, non è che la fede celebrata dalla Chiesa e mostra ufficialmente quale sia la sua identità. A partire dal secondo medioevo s'instaura, così, una sempre maggiore attenzione umanistica alle piaghe, alla passione, ai chiodi, alla corona di spine, ai dolori di Cristo. Questo influisce potentemente sulla rappresentazione del crocefisso che da un Cristo addormentato e regnante sereno sulla croce, si passa ad un Cristo stravolto dal dolore, cosa che evidentemente impressionava non poco il popolo di allora. Questo sentimento ha lungamente rappresentato un “collante religioso” per compattare e ampliare le masse cristiane. Chi mostra compiacendosene un Cristo che versa fiotti di sangue, una vera e propria “macelleria sacra”, è francamente rivoltante e obbedisce ad un gusto piuttosto border line con la normalità psichica. Eppure ancor oggi questo è il Cristo che troviamo nella passione del film di Mel Gibson, noto regista dalle simpatie cattolico-tradizionaliste. Va bene per chi ha il gusto horror, per un popolo alla ricerca di emozioni forti, psicologiche, appunto!
L'approccio
spirituale si pone oltre a quello psicologico e ne individua
immediatamente le trappole che portano ad un'autocompiacenza
narcisistica di tipo religioso. Questo approccio, nel tema in
oggetto, è stato ben sintetizzato dal patrologo Jean-Claude Larchet:
Secondo una tradizione più antica [rispetto a quella latina basso
medioevale], che si trova rappresentata soprattutto presso i Padri
greci e nell'Oriente cristiano, c'è molta più riservatezza sul
valore della sofferenza e si sottolineano pure i suoi aspetti
negativi.
Uno degli aspetti negativi è che la sofferenza non è stata creata
originalmente da Dio e non esisteva affatto nel paradiso in cui fu
posto per la prima volta l'uomo […] La sofferenza, dunque, pare
estranea ai disegni di Dio ed estranea pure alla natura umana come
Egli l'ha voluta creandolo.
Un altro aspetto negativo della sofferenza è che essa è per l'uomo
decaduto se non una sorgente almeno una occasione di peccato […] al
punto che alcuni Padri sottolineano che il piacere passionale sovente
non è senza dolore e vice versa e che entrambi provengono dal
lato passionale umano […].
Un altro aspetto negativo del dolore è che, a volte, viene
utilizzato direttamente dal Nemico. Costui, facendo soffrire l'uomo,
cerca di portarlo alla disperazione di Dio a suscitare la rivolta
della sua anima contro di Lui e a condurlo a rifiutarlo. È quanto
mostra il libro di Giobbe.
(Le
chrétien devant la maladie, la souffrance et la mort, Cerf 2002,
p. 145-150).
Giobbe
rappresenta un modello per il cristiano non perché cercava delle
sofferenze per espiare colpe proprie o altrui sentendosi così in una
condizione di redentore con il Redentore (Giobbe non avrebbe neppure
potuto pensarlo!), ma perché ha saputo mantenere fiducia in Dio
nonostante le prove e i dolori incontrati senza cercarli. È solo in
questa dimensione che la sofferenza diviene uno strumento di salvezza
per il cristiano, secondo i commenti patristici antichi. Ed è solo
in questa dimensione che essa è vista in senso spirituale e non
psicologico o antropocentrico con tutti i rischi connessi in questo
ultimo caso.
Si può
veramente dire che in Occidente sia sempre stato così? In coscienza
non posso affermarlo.
Maria
Guarini, un'intrepida testimone del cattolicesimo tradizionale, cerca
di affrontare questa tematica all'interno di un quadro dicotomico rappresentato dai
novatores (i cattolici innovatori che vorrebbero modificare il
Cattolicesimo) e dagli esponenti della tradizione cattolica
postridentina, in contrasto insanabile tra loro.
In un suo
recente ed interessante libro nel quale si parla anche di molto altro, La
questione liturgica, essa scrive:
La Chiesa [cattolica] non ha mai messo l'accento solo sulla Croce,
come sostengono i falsi profeti [leggi i 'novatores']. Semmai
possono averlo fatto alcune spiritualità che si sono soffermate su
singoli momenti della Passione del Signore; ma è solo
un'accentuazione di qualche congregazione religiosa che ne
rappresenta il carìsma, che per alcuni e in alcuni casi può essere
diventata una devozione non equilibrata, che può scadere nel
devozionismo, da cui tuttavia la Chiesa ha sempre insegnato a
rifuggire (p. 20).
Maria
Guarini è una donna intelligente ma in questo passo a mio avviso
mescola almeno parzialmente le carte e dal suo punto di vista non può
fare diversamente poiché deve difendere a tutti i costi
l'istituzione. Le cosiddette “colpe”, dunque, sono solo
ascrivibili alle persone, l'istituzione non ne risente, come se essa, nel suo aspetto contingente e terreno, non fosse a sua volta formata da persone.
Quello che
io definisco propriamente come una religiosità psicologica e non
spirituale-evangelica, essa lo chiama bonariamente “spiritualità”,
dunque ascrivibile all'ordine delle realtà spirituali, quando, più
esattamente sono prevalentemente realtà psicologiche. Questa confusione dei
termini e dei significati è assai pericolosa e porta a scambiare un pezzo di pane con una pietra o con qualcos'altro che comunque pane non è.
Quello che
io vedo con diffidenza – e che tutti i padri della Chiesa antica
diffidavano – è addirittura visto come un “carìsma” di questo
o quell'ordine, dunque un vero e proprio dono per la Chiesa che solo
in qualche mente esagerata ha finito per squilibrarsi (ma una cosa che degenera non è forse incrinata già in partenza?).
Non
dimentichiamo che qualche mente forse esagerata, e più sopra ho
fatto un nome, è addirittura stata canonizzata nel mondo cattolico.
Questa mente è dunque un esempio da imitare, poiché i santi sono
anche questo. Anche il più sprovveduto inizia a sentire che qui i
conti non tornano: l'istituzione dovebbe insegnare a diffidare dal dolorismo ma poi finisce per canonizzare santi con propensioni doloristiche (e il santo è un esempio per i fedeli) ed approvare testi liturgici con inclinazioni ugualmente doloristiche (e la liturgia indica la fede ufficiale).
Forse la destra di quest'istituzione non sa che fa la sinistra?
"La Chiesa non ha mai messo l'accento solo sulla Croce". Sì, è vero, mai solo sulla Croce ma in passato prevalentemente sulla Croce. Di qui la gran seriosità e severità che ultimamente è sfociata in tutto il suo contrario!
Forse la destra di quest'istituzione non sa che fa la sinistra?
"La Chiesa non ha mai messo l'accento solo sulla Croce". Sì, è vero, mai solo sulla Croce ma in passato prevalentemente sulla Croce. Di qui la gran seriosità e severità che ultimamente è sfociata in tutto il suo contrario!
Maria
Guarini però incalza affermando che questo devozionalismo
doloristico è sempre stato condannato dalla Chiesa. Ci si
attenderebbe una documentazione che non vedo.
Comincio, allora, a cercare qualcosa io e noto che la liturgia tradizionale latina, almeno fino a 50-60 anni fa, uno specchio della prassi ufficiale di fede vissuta, ci
mostra alcune feste nelle quali non si può non riconoscere questo
devozionalismo doloristico che, dunque, ha ben sorpassato i
confini di qualche mente non perfettamente equilibrata o di qualche
congregazione animata da tal “carìsma”.
Notiamo
prima di tutto la festa della Madonna dai 7 dolori, nella cui
sequenza si canta “fac me crucem inebriari”: il fedele si deve inebriare dei dolori della croce di Cristo.
L'invito è chiaro e coerentemente diversi santi cattolici lo hanno
seguito ad litteram facendo patire il corpo con frustini e cilici...
Notiamo
alcune messe, particolarmente quelle dedicate esclusivamente
ai chiodi, alle spine, alla lancia che hanno trafitto il costato di
Cristo. Questa attenzione a tali strumenti, addirittura pretesto per una messa, non sono forse l'indice di un
determinato gusto doloristico individuale divenuto ufficiale? (*)
Si noti che,
non a caso, queste messe votive sono scomparse dopo il 1962, segno che almeno in un certo periodo, tali orientamenti erano
ufficiali, per quanto non ovunque praticati, non semplicemente personali! (Una volta che un libro liturgico ha l'imprimatur è ufficiale ed esprime il sentire cum Ecclesia, anche se appartiene ad una piccolissima congregazione).
Potremo
ancora cercare e penso troveremo altri elementi in questa direzione. Non è dunque corretto fare delle asettiche e astratte distinzioni che non rispettano il dato storico.
Che in
Occidente si sia anche parlato della Resurrezione e degli altri eventi legati alla vita di Cristo è innegabile ma mi
sembra molto più chiaro che, da un certo punto in poi, ci si sia
intrattenuti e si sia rimasti affascinati dagli aspetti più cruenti
della sua Passione con alcune inevitabili conseguenze tra cui
quella di aver spostato il baricentro della prassi cristiana da una
equilibrata spiritualità ad una religiosità di tipo psicologico.
Il sentir
religioso psicologico, seppur non più identico ad un tempo, continua
oggi nel quadro delle innovazioni liturgiche teatralizzando, appunto,
la liturgia. Questa teatralizzazione non nasce a caso poiché
ha trovato un orientamento interiore di tipo psicologico, non di tipo
spirituale, orientamento coltivato a lungo nel tempo. Così se un tempo si voleva sentire i brividi e le emozioni immaginando i patimenti cruenti di Cristo, oggi che in gran parte questa fase è stata superata, si vuole sentire brividi ed emozioni vedendo ballare il prete sull'altare o vedendo altre amenità del genere. È tutto ciò la vera radice della desolazione liturgica occidentale, non una mera disobbedienza ad una legge o una causa esteriore, come spesso amano blaterare certuni (**).
È molto
difficile negare questo ed è altrettanto difficile, documenti alla
mano, negare che esista una reale compenetrazione tra tale devozionalismo e la liturgia celebrata. Lo dico nonostante, per molti
altri aspetti, la liturgia latina miete la mia più viva simpatia e
attenzione e lo si vede dai miei interventi sul blog.
Questo post
ha voluto brevemente dimostrare come non tutto quello che si dice nel
cosiddetto mondo tradizionalista è esatto poiché la storia è lì,
impietosa, a smentire le quadrature dei cerchi e le cerchiature dei
quadrati che anime pie e sincere, come Maria Guarini, cercano in
coscienza di fare.
A me, però, non interessano le idee (per quanto pie e interessanti siano) se non rimandano efficacemente alla realtà che dev'essere esposta per quel che è stata, non per quel che vorremo fosse stata (col rischio di cadere in una pura ideologia).
_____________
Note
(*) Ecco nell'elenco alcune di queste messe con una loro data propria e che probabilmente potevano anche essere votive:
1) Feria III dopo la Domenica di Settuagesima: L'Orazione di Gesù Cristo nel monte degli Olivi;
2) Feria III dopo la Domenica di Sessagesima: Commemorazione della Passione di Gesù Cristo;
3) Feria III dopo la Domenica di Quinquagesima:
La sacra colonna della flagellazione di Gesù Cristo;
4) Feria VI dopo le Ceneri: Le sante Spine della corona di Gesù Cristo;
5) Feria VI dopo la I Domenica di Quaresima: La santa Lancia e i santi Chiodi di Gesù Cristo;
6) Feria VI dopo la II Domenica di Quaresima: La santa Sindone di Gesù Cristo;
7) Feria VI dopo la III Domenica di Quaresima: Le sante 5 piaghe di Gesù Cristo;
8) Feria VI dopo la IV Domenica di Quaresima: Il preziosissimo sangue di Gesù Cristo;
9) Feria VI dopo la I Domenica di passione: I sette dolori di Maria Vergine.
Queste commemorazioni non comportavano solo la Messa ma anche l'Ufficiatura del breviario, con antifone ed inni. Se è vero che non erano diffuse ovunque (non si trovano ordinariamente), è pur sempre vero che, essendo nei libri liturgici approvati, divenivano la voce ufficiale della Chiesa. Un dato, questo, che non è assolutamente smentibile.
(**) Ricordo quanto inutile fosse parlare con un personaggio, oggi forse ancora responsabile di UnaVoce, l'organizzazione per la salvaguardia della Liturgia latina-gregoriana. Per costui, che vedeva tutto dal solo punto di vista normativo, la soluzione per riportare il Cattolicesimo nella via giusta sarebbe stata imporre la legge con sanzioni severe per i disobbedienti. Che cecità! Prima di tutto costui non capisce che la legge stessa è espressione di un orientamento o di una esegesi che può subire cambiamenti a seconda dei momenti storici, cosa che abbiamo ampiamente visto! Secondariamente è lontanissimo dal comprendere che la radice della decadenza liturgica e dunque cristiana è prettamente di ordine interiore. Ma per questo tipo di persone la cosiddetta interiorità alla fine conta poco o dice quasi nulla. È un agnosticismo pratico in campo... tradizionalista cattolico!
A me, però, non interessano le idee (per quanto pie e interessanti siano) se non rimandano efficacemente alla realtà che dev'essere esposta per quel che è stata, non per quel che vorremo fosse stata (col rischio di cadere in una pura ideologia).
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Note
(*) Ecco nell'elenco alcune di queste messe con una loro data propria e che probabilmente potevano anche essere votive:
1) Feria III dopo la Domenica di Settuagesima: L'Orazione di Gesù Cristo nel monte degli Olivi;
2) Feria III dopo la Domenica di Sessagesima: Commemorazione della Passione di Gesù Cristo;
3) Feria III dopo la Domenica di Quinquagesima:
La sacra colonna della flagellazione di Gesù Cristo;
4) Feria VI dopo le Ceneri: Le sante Spine della corona di Gesù Cristo;
5) Feria VI dopo la I Domenica di Quaresima: La santa Lancia e i santi Chiodi di Gesù Cristo;
6) Feria VI dopo la II Domenica di Quaresima: La santa Sindone di Gesù Cristo;
7) Feria VI dopo la III Domenica di Quaresima: Le sante 5 piaghe di Gesù Cristo;
8) Feria VI dopo la IV Domenica di Quaresima: Il preziosissimo sangue di Gesù Cristo;
9) Feria VI dopo la I Domenica di passione: I sette dolori di Maria Vergine.
Queste commemorazioni non comportavano solo la Messa ma anche l'Ufficiatura del breviario, con antifone ed inni. Se è vero che non erano diffuse ovunque (non si trovano ordinariamente), è pur sempre vero che, essendo nei libri liturgici approvati, divenivano la voce ufficiale della Chiesa. Un dato, questo, che non è assolutamente smentibile.
(**) Ricordo quanto inutile fosse parlare con un personaggio, oggi forse ancora responsabile di UnaVoce, l'organizzazione per la salvaguardia della Liturgia latina-gregoriana. Per costui, che vedeva tutto dal solo punto di vista normativo, la soluzione per riportare il Cattolicesimo nella via giusta sarebbe stata imporre la legge con sanzioni severe per i disobbedienti. Che cecità! Prima di tutto costui non capisce che la legge stessa è espressione di un orientamento o di una esegesi che può subire cambiamenti a seconda dei momenti storici, cosa che abbiamo ampiamente visto! Secondariamente è lontanissimo dal comprendere che la radice della decadenza liturgica e dunque cristiana è prettamente di ordine interiore. Ma per questo tipo di persone la cosiddetta interiorità alla fine conta poco o dice quasi nulla. È un agnosticismo pratico in campo... tradizionalista cattolico!













