Apro un nuovo post dopo aver chiesto, a chi lo voleva, d'offrirmi la sua opinione su quest'argomento: che differenza passa tra l'atmosfera di una chiesa e quella, ad esempio, di una biblioteca?
Pongo le cose in termini quasi banali ma svilupperò il discorso in modo da mostrare che dietro a ciò non esiste nulla di banale, anzi!
Per “atmosfera” indico la sensazione che si percepisce immediatamente, una sensazione che si potrebbe sentire anche se si fosse ciechi.
Premetto quanto segue.
Ogni luogo abitato dagli uomini ha una caratteristica particolare, non solo per come è conformato esteriormente o per com'è arredato interiormente ma per il “segno” che le persone lasciano in esso. Mi dicono – fortunatamente non lo so di persona – che le carceri sono ambienti molto deprimenti, non tanto per come sono costruite quanto per l'atmosfera che vi si respira: sofferenza, depressione.
Allo stesso modo, le pareti stesse di una casa in cui abita una famiglia problematica ci trasmetteranno una sensazione deprimente. Il contrario succederà nella casa di una famiglia in cui regna un certo equilibrio. Queste sono sensazioni che ognuno, con un poco di sensibilità, può provare. Nulla di nuovo in ciò, dunque.
Una biblioteca normalmente ha un certo numero di studiosi che vi lavorano. Entrando in essa non è tanto il silenzio a colpire, quanto l'aria ispessita da una specie di concentrazione cerebrale (lo notai particolarmente nella biblioteca valdese di Roma ma anche nella biblioteca domenicana del centro Saulchoir di Parigi). Le energie psichiche in qualche modo s'irradiano nell'aria e “colorano” l'ambiente.
Siccome nessun ambiente frequentato dalle persone è neutro, ma ogni cosa riceve, assorbe, alcune caratteristiche umane, questo succede anche in una chiesa.
L'ambiente ecclesiastico è modellato dalle persone non tanto e non solo esteriormente, formalmente (la disposizione di un altare, il suo arredo, ecc.), quanto “energeticamente”: la qualità della vita religiosa avvenuta in esso permea l'ambiente.
Molti hanno letto il mio post precedente ma pochi hanno risposto al mio quesito su cosa differenzia una chiesa da una biblioteca. Di questi pochi una persona sola ha centrato l'argomento scrivendo: “Io una volta da bimba sentì l'energia della preghiera in una Chiesa, dopo d'allora solo freddo e senso di spaesamento...”.
Qualcun altro parlava di tabernacolo: è esso l'essenziale e farebbe la differenza tra una chiesa e un ambiente diverso.
Faccio osservare che una chiesa può essere anche priva di tabernacolo (artophorion) e che un tempo lo stesso era nascosto, come avviene nelle chiese bizantine odierne. Nella basilica marciana a Venezia l'artophorion era un armadietto incassato in una colonna a destra dell'altare, dietro l'iconostasi. In un armadietto identico ma situato nella colonna sinistra si conservavano i santi olii. Nessuno li vedeva, stando nella navata, segno che nel medioevo latino non era essenziale vedere queste cose o, almeno, non ovunque.
Molte cappelle ancor oggi non conservano tabernacolo, si pensi alle cappelle votive. Cosa le differenzia, dunque, da altri ambienti? Non facciamo appello ai semplici sensi (l'odore del luogo, l'esistenza di certi arredi) ma a qualcosa di più, una sorta d'intuizione interiore, di percezione interna (che poi è l'inizio di quello che denomino “sentire spirituale”, l'unico che ha vero senso per il cristiano). (*)
Faccio osservare che una chiesa può essere anche priva di tabernacolo (artophorion) e che un tempo lo stesso era nascosto, come avviene nelle chiese bizantine odierne. Nella basilica marciana a Venezia l'artophorion era un armadietto incassato in una colonna a destra dell'altare, dietro l'iconostasi. In un armadietto identico ma situato nella colonna sinistra si conservavano i santi olii. Nessuno li vedeva, stando nella navata, segno che nel medioevo latino non era essenziale vedere queste cose o, almeno, non ovunque.
Molte cappelle ancor oggi non conservano tabernacolo, si pensi alle cappelle votive. Cosa le differenzia, dunque, da altri ambienti? Non facciamo appello ai semplici sensi (l'odore del luogo, l'esistenza di certi arredi) ma a qualcosa di più, una sorta d'intuizione interiore, di percezione interna (che poi è l'inizio di quello che denomino “sentire spirituale”, l'unico che ha vero senso per il cristiano). (*)
In base a questo “sentire” - che come si vede è tutt'altro che teorico - una signora si ricorda che da bambina ha sentito l' “energia della preghiera” in una chiesa e che ora tale energia non la sente più. La percezione non è affatto un'illusione!
Io stesso ho girato molto l'Europa, sono entrato in molte chiese (cattoliche e ortodosse, di rado protestanti) e m'interessavo particolarmente al tipo di percezioni avute in esse.
Quando anni fa entrai nella cappella del seminario di Ecône, in Svizzera, prima che costruissero la grande chiesa attuale, mi resi conto che in quel posto l'aria aveva un suo spessore, non era come stare in un qualsiasi altro ambiente. Tuttavia il “sapore” di quell'aria era straordinariamente volontaristico. Mi spiego: le persone che frequentavano e pregavano in quel posto avevano lasciato un segno molto umano, da esercito in battaglia.
Poco distante, in una chiesa parrocchiale dei dintorni (forse a Saxon) raggiunta dopo 40 minuti di camminata lungo un bel percorso collinare, si respirava un'aria totalmente diversa. La chiesa era cattolica ma di quel tipo di cattolicesimo che conosciamo diffusamente. Ebbene, entrando in essa sentii una sensazione di disordine, qualcosa di disadorno “si proiettava” perfino sulle pareti ingrigendole. C'era un non so che di misero nell'aria e questo contrastava non poco con la cura quasi maniacale con la quale gli svizzeri tenevano le loro case circostanti, con giardinetti puliti e splendidamente fioriti.
La cappella tradizionalista non mi dette una sensazione di particolare elevazione spirituale (ad essere sincero) ma, almeno, non trasmetteva alcuna miseria e al contrario irraggiava un forte ordine razionale, una forte sensazione di “irregimentamento”, come se fosse la cappella di un ordine militare molto agguerrito.
Analogamente, entrando a saint Nicolas du Chardonnet a Parigi si sente che lì dentro qualcuno ci prega, a differenza di altre chiese che giungono perfino ad inquietare. Purtroppo saint Nicolas non mi ha dato solo questa sensazione tepidamente positiva per una serie di altre questioni che qui non voglio inserire. Ciononostante del positivo esiste e l'ho avvertito anche se mai in senso pieno.
Calda intimità, invece, si sente in certe chiese ortodosse nascoste a Parigi, come la cappella di saint Seraphim di Sarov nella quale, pur di non abbattere un albero, lo hanno incorporato nell'edificio. Non dimenticherò mai, in essa, il volto di una coppia di anziani dinnanzi all'iconostasi: lei a fianco della carrozzella su cui era seduto lui, con una dedizione, un amore misericordioso che non aveva oramai più nulla di umano e trascendeva nel divino illuminando entrambi.
La cappella tradizionalista non mi dette una sensazione di particolare elevazione spirituale (ad essere sincero) ma, almeno, non trasmetteva alcuna miseria e al contrario irraggiava un forte ordine razionale, una forte sensazione di “irregimentamento”, come se fosse la cappella di un ordine militare molto agguerrito.
Analogamente, entrando a saint Nicolas du Chardonnet a Parigi si sente che lì dentro qualcuno ci prega, a differenza di altre chiese che giungono perfino ad inquietare. Purtroppo saint Nicolas non mi ha dato solo questa sensazione tepidamente positiva per una serie di altre questioni che qui non voglio inserire. Ciononostante del positivo esiste e l'ho avvertito anche se mai in senso pieno.
Calda intimità, invece, si sente in certe chiese ortodosse nascoste a Parigi, come la cappella di saint Seraphim di Sarov nella quale, pur di non abbattere un albero, lo hanno incorporato nell'edificio. Non dimenticherò mai, in essa, il volto di una coppia di anziani dinnanzi all'iconostasi: lei a fianco della carrozzella su cui era seduto lui, con una dedizione, un amore misericordioso che non aveva oramai più nulla di umano e trascendeva nel divino illuminando entrambi.
Altrove ho collezionato altre sensazioni. Non dimenticherò mai lo shock che subii dopo una settimana in cui risiedetti in una grande abbazia tradizionalista francese. Frequentavo assiduamente tutti gli uffici liturgici ed ero praticamente sempre in chiesa eppure, invece di esserne elevato, mi sentii snervare, esaurire. In quell'ambiente c'era qualcosa di troppo psichico, al punto che gli stessi monaci avevano la fronte solcata, come da qualcosa che li tenesse perennemente in ansia. Inevitabilmente lo percepii e ne soffrii. Quest'abbazia è quanto di "meglio" si possa trovare nel mondo cattolico dal punto di vista liturgico ed estetico. Eppure lasciò in me questo segno assai strano, inquietante per certi versi.
Gli ambienti francescani italiani mi dettero sensazioni ancora differenti. La cappella di un istituto universitario mi donò la sensazione di ... una biblioteca! Stessa atmosfera psichica come se i frati, invece di pregare, facessero delle semplici letture da un qualsiasi libro!
Un'altra cappella, a Padova, frequentata da giovani studenti, mi trasmetteva percezioni affettive e in effetti gli studenti francescani erano molto dolci nel loro cantare e nel loro atteggiarsi religioso. Cose troppo umane per essere denominate sacre!
L'Oriente fu per me la scoperta di tutto un altro tipo di sensazioni che mi aiutarono a riequilibrare le cose. Prima di tutto non sentii più ansie, irregimentamenti, volontarismi, romanticismi affettivi, razionalismi o quanto in una sola parola ho definito come “religiosità psichica”. Non sentii neppure sensazioni di vuoto, di miseria interiore, come nella cappella parrocchiale svizzera.
Avvertii quanto scrive la signora Vera nel mio blog: “L'energia della preghiera”. Certo non è diffusa ovunque né con la stessa intensità ma ci sono luoghi in cui l'aria ne è talmente ispessita da frastornare, da far chiedere: “Ma che sta succedendo?”, anche se esteriormente non si vede né si sente assolutamente nulla.
(Nelle chiese ortodosse italiane queste sensazioni non le ho quasi mai avute e, nel caso ci fossero, mai con tale intensità. Chissà perché?).
Comunque, anche qui c'è da porre attenzione. Una volta che mi recai sulla penisola atonita in compagnia di un amico, arrivando nell'interno di un monastero, solo io m'accorsi dell' “energia della preghiera” e mi pareva così forte da sorprendermi, assaltarmi e colpirmi come un martello sulla testa. L'amico romeno, tutto preso a pensare cosa doveva fare e dove doveva andare, non se ne accorse neppure (ecco l'importanza di non dare eccessivo spazio allo psichismo, nell'attività religiosa o, come diceva Cristo: “Marta, Marta tu ti preoccupi di troppe cose...”).
Detto ciò dove voglio arrivare?
È semplice.
Il luogo in cui si manifesta Dio, in tutta l'ascetica antica e nella rivelazione cristiana, è l'interiorità umana, a patto però che l'uomo non lo impedisca sovrapponendo e tarpando la sua parte spirituale, utilizzando le sue facoltà naturali come se Dio non esistesse (il che lo può fare pure l' homo religiosus e, anzi!, oggi lo fa ampiamente).
La preghiera è un mezzo con il quale s'inizia a penetrare nel mistero di questa presenza divina in noi (come fosse una “trivella”) e con il quale la si irradia attorno a noi. La preghiera è un flusso di energia che si sintonizza e prende forza dalla grazia (l'energia di Dio). Una chiesa nella quale si pratichi la preghiera nelle condizioni migliori (dunque non qualcosa di meramente psichico) diventa un “contenitore” di grazia, ogni sua cosa se ne “imbeve”; ecco cosa significa "senso di sacro"! (Non è un caso che tutti i testi antichi collegano strettamente l'edificio ecclesiastico all'interiorità umana!). Ed ecco perché in essa non ha alcun senso compiere attività mondane balli, spettacoli, ecc. tutte cose estremamente fuorvianti perché psichiche, che mondanizzano la chiesa e ogni sua cosa in essa, stornando contemporaneamente l'uomo dalla sua interiorità.
Un'attività mondana in chiesa (una liturgia trasformata in puro show) invece di fare pregare la persona portandola dall'attenzione verso l'effimero e contigente all'interiorità, al cuore, opera il contrario. Inverte perciò il moto interiore e in luogo di spiritualizzare mondanizza: le energie non si interiorizzano ma si esteriorizzano accendendo le passioni. Mondanizzando l'uomo si mondanizza tutto quanto attorno a lui, chiesa compresa. Di qui la quasi totale assenza di sacro in Occidente.
Se avviene il movimento inverso, verso l'interiorità, si attivano forze di ordine totalmente diverso che influiscono sul mondo circostante all'uomo.
Un'attività mondana in chiesa (una liturgia trasformata in puro show) invece di fare pregare la persona portandola dall'attenzione verso l'effimero e contigente all'interiorità, al cuore, opera il contrario. Inverte perciò il moto interiore e in luogo di spiritualizzare mondanizza: le energie non si interiorizzano ma si esteriorizzano accendendo le passioni. Mondanizzando l'uomo si mondanizza tutto quanto attorno a lui, chiesa compresa. Di qui la quasi totale assenza di sacro in Occidente.
Dança do Bispo - Crisma 2010
10-10-10: ---> CELEBRAÇÃO DO SACRAMENTO DO CRISMA. Festa grande na Paróquia S.Família da Maxixe: 280 jovens e adultos foram crismados pelo nosso querido Bispo Dom Adriano. No vídeo a dança do senhor Bispo durate a acção de graça.---> CELEBRAZIONE DELLE CRESIME. Grande festa nella Parrocchia S.Famiglia di MAxixe, dove 280 giovani e adulti hanno riceevuto la Cresima dal nostro caro vescovo Mons. Adriano. Nel video la danza del nostro Vescovo durante il canto di ringraziamento.---> THE CELEBRATION OF CONFIRMATION. Big fest in the parish of Holy Family in Maxixe, where 280 young people and adults have received confirmation from our dear Bishop Adriano. In the video, the dance of our bishop in the song of thanksgiving.
Posted by Comunidade Mista Sagrada Família Maxixe (Moçambique) on Monday, October 18, 2010
Se avviene il movimento inverso, verso l'interiorità, si attivano forze di ordine totalmente diverso che influiscono sul mondo circostante all'uomo.
A quel punto, che abbia poco o tanto arredo, che abbia candele o no, che abbia tabernacolo o meno, la chiesa stessa trasmette la sensazione di essere a contatto con qualcos'Altro.
Alla fine il Cristianesimo non è questione di Occidente o Oriente, di fare o no certe cose materiali, di essere famosi, applauditi, amati o meno. È solo una questione di grazia. O questa c'è o è assente. E in entrambi i casi, in determinate condizioni, non si può non sentirne la presenza o l'assenza.
Che il “pazzo” Nietzsche quando parlava di “chiese come tombe di Dio”, non intendesse quelle chiese nelle quali, oramai, questa percezione spirituale era già inesistente (più di un secolo fa!)? Sono fortemente tentato a crederlo!
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Traditio Liturgica
(*) Purtroppo in ogni chiesa è entrato un modo molto "carnale" di avvicinarsi alla liturgia e, penso, di praticare la preghiera.
Ho constatato con dolorosa sorpresa che pure nel mondo ortodosso ci sono fedeli che assistono alla liturgia un po' come ad uno spettacolo il cui attore principale è il sacerdote.
Quando mai si entra in chiesa per i preti? Si entra in chiesa per Cristo di cui i preti sono i servitori. Essi sono come i camerieri che al bar portano il caffé ai clienti. Perciò quando mai si entrerebbe in un bar per.... i camerieri??? Ringrazio il cameriere, gli do una mancia ma è il caffé il mio fine al punto che se trovo un locale in cui è migliore cambio posto. Nessuno si lega ai camerieri di un bar a meno che non se ne "innamori" ma questo è un conto totalmente diverso e non c'entra nulla con il cristianesimo e con un corretto rapporto prete-fedeli.
Eppure anche in Oriente sta entrando una strana mentalità al punto che in una veglia pasquale alla quale assistetti recentemente, un'assidua fedele sulla quarantina mi disse: "Si sposti che non vedo nulla!".
Quando mai si entra in chiesa per i preti? Si entra in chiesa per Cristo di cui i preti sono i servitori. Essi sono come i camerieri che al bar portano il caffé ai clienti. Perciò quando mai si entrerebbe in un bar per.... i camerieri??? Ringrazio il cameriere, gli do una mancia ma è il caffé il mio fine al punto che se trovo un locale in cui è migliore cambio posto. Nessuno si lega ai camerieri di un bar a meno che non se ne "innamori" ma questo è un conto totalmente diverso e non c'entra nulla con il cristianesimo e con un corretto rapporto prete-fedeli.
Eppure anche in Oriente sta entrando una strana mentalità al punto che in una veglia pasquale alla quale assistetti recentemente, un'assidua fedele sulla quarantina mi disse: "Si sposti che non vedo nulla!".
In realtà non c'era nulla da vedere, la chiesa era quella di sempre e l'iconostasi pure, il sacerdote stava dietro l'iconostasi. Che c'era, dunque, da "vedere"? Con molto affetto le dissi: "Dio tocca il tuo cuore è questo l'essenziale, cerca di vedere questo! Il resto è secondario. Comunque ora mi sposto". La donna mi guardò quasi fossi un povero pazzo e fece un gesto con la mano come se buttasse una cartaccia in un cestino aggiungendo: "Eeeehh!". Tutto mi fece intendere: "Che cavolo mi vieni a dire adesso?".
Assai probabilmente se fossi stato un prete lo avrebbe solo pensato e avrebbe sfoderato un sorriso formalissimo ... Il sacerdozio spesso protegge dal contatto con la realtà e c'è chi si accontenta di apparenze. Io no ed è molto meglio così!
Assai probabilmente se fossi stato un prete lo avrebbe solo pensato e avrebbe sfoderato un sorriso formalissimo ... Il sacerdozio spesso protegge dal contatto con la realtà e c'è chi si accontenta di apparenze. Io no ed è molto meglio così!
Cercai di dimenticare il deprimentissimo fattaccio ma qui lo riporto per chiedere: i preti elevano spiritualmente questa gente o no? Ammesso che lo facciano, questa gente si fa elevare o in chiesa pensa a cosa farà, dopo, in casa?
Non ci si accorge che lasciando le cose come sono o prima o poi arriverà il deserto? La Chiesa non è nata per l'etnìa ma per la grazia di Dio e ritenere la grazia qualcosa di opzionale o etereo significa che oramai non esiste più differenza tra ortodossia e cattolicesimo secolarizzato.
La Pasqua non è la festa dell'etnìa e della nazione ma del cristiano e basta. Il giorno in cui in Oriente si dissocerà l'aspetto puramente etnico dalla Chiesa (con la separazione tra Stato e Chiesa) ci sarà un drammatico crollo. Rimarranno i pochi fedeli, il piccolo resto, il sale della terra. Tutti gli altri scapperanno a ballare il sirtaki sulle spiagge...
La Pasqua non è la festa dell'etnìa e della nazione ma del cristiano e basta. Il giorno in cui in Oriente si dissocerà l'aspetto puramente etnico dalla Chiesa (con la separazione tra Stato e Chiesa) ci sarà un drammatico crollo. Rimarranno i pochi fedeli, il piccolo resto, il sale della terra. Tutti gli altri scapperanno a ballare il sirtaki sulle spiagge...





