Spesso in questo blog pongo dei riferimenti al mondo Cristiano orientale nella convinzione che non debbano essere estranei e allontanati dalla riflessione di un cristiano occidentale. È ancora fin troppo prevalente, infatti, l'opinione che l'Oriente cristiano sia qualcosa di isolato e "a parte" rispetto agli interessi e alla storia occidentale, qualcosa di folclorico se non di stravagante.
Alla stravaganza si da, a volte, una ospitalità ma è ovvio che non debba lasciare alcun segno. Ricordo il sentimentalismo con il quale era considerata l'Ortodossia agli inizi degli anni '80 dove non esisteva parrocchia, quasi, che non facesse una piccola mostra di icone di carta. Tutto ciò era una moda che non ha lasciato nulla e spiega, per altri versi, la profonda crisi nella quale oggi versano le stesse realtà cattoliche orientali in Italia.
Nei casi peggiori l'Ortodossia la si condanna tout-court come qualcosa di eretico (quando mai è stata definita tale da un papa) e, in ogni evenienza, come qualcosa che non deve riguardare l'Occidente. Quest'ultima opinione accomuna, guarda caso!, gli opposti schieramenti cattolici, segno che, alla fine, sono fatti della medesima pasta. Non dimentichiamo che il tanto esecrato Lutero, da parte dei tradizionalisti cattolici, apparteneva ad uno dei più rigorosi ed integerrimi conventi agostiniani del tempo!
Sembra che alle persone vada bene separare ambiti, situazioni, tempi, non tanto per una metodologia di studio quanto per non trarre una comprensione globale dei fatti dell'esistenza o per dare comprensioni solo parziali, utili ad essere modellate o alterate da chiunque. Allora è bene dire che l'Ortodossia non riguarda affatto il Cattolicesimo, che è tutta un'altra storia e che ognuno ha una sua verità, ammesso che pure si creda ancora ad una verità. Personalmente cerco di vedere un significato in ogni cosa e in ogni ambiente, un significato unitivo che indichi una verità a livello profondo, una verità valida per tutti. Ma non è così che normalmente le persone si muovono e le istituzioni, per conservare se stesse, odiano tale genere di pensiero che potrebbe metterle a nudo.
Diversi anni fa l'ex presidente dei teologi italiani, Luigi Sartori (1924-2007), confidava volentieri ad uno studioso ortodosso che "[...] il Cattolicesimo ritiene interessante il Protestantesimo in quanto aperto all'avvenire, non l'Ortodossia perché testimone solo del passato". Tale dichiarazione rilasciata confidenzialmente in un momento di relax, tra una conferenza e un'altra nell'ambito di un convegno, indica la mentalità generale del Cattolicesimo.
Giovanni Paolo II, ricevendo una delegazione ortodossa in Vaticano nei primi anni '90, dichiarò confidenzialmente ad un archimandrita da me conosciuto, oggi vescovo: "Il Cattolicesimo ha camminato lungo la storia in questi secoli, non si è fermato come voi. Iniziate dunque a muovervi!".
Ecco la stessa mentalità che rivela pure una furba strategia con la quale si vorrebbe fare leva sul senso d'inferiorità tipica dei popoli del mediterraneo orientale dinnanzi all'Occidente.
Giovanni Paolo II, ricevendo una delegazione ortodossa in Vaticano nei primi anni '90, dichiarò confidenzialmente ad un archimandrita da me conosciuto, oggi vescovo: "Il Cattolicesimo ha camminato lungo la storia in questi secoli, non si è fermato come voi. Iniziate dunque a muovervi!".
Ecco la stessa mentalità che rivela pure una furba strategia con la quale si vorrebbe fare leva sul senso d'inferiorità tipica dei popoli del mediterraneo orientale dinnanzi all'Occidente.
Mi è assolutamente evidente che, con tali ingenue idee condivise contemporaneamente dai cosiddetti progressisti (per quanto riguarda Sartori) e dai cosiddetti tradizionalisti (per quanto riguarda il papa polacco), il Cattolicesimo si da la zappa sui piedi.
Il mondo ortodosso ha qualcosa di peculiare, certamente, ma rimanda, come Sartori suo malgrado ha dovuto ammettere, all'antica tradizione comune che un tempo viveva anche nel Cattolicesimo. D'altronde, differenze più o meno grandi sono sempre esistite: il pensiero del latino Ambrogio non era certo identico a quello del greco Basilio. Eppure entrambi erano in comunione tra loro. Nel Cristianesimo quello che genera problema non sono le differenze ma le incompatibilità.
Oggi, come osserva l'eremita Gabriel Bunge, ci troviamo in pratica dinnanzi a due sistemi operativi differenti, Cattolicesimo e Ortodossia che sono come Windows ed Apple. Tutto ciò si deve necessariamente imputare a qualcosa, visto che all'inizio non era affatto così al punto che certi territori dell'Italia nord orientale furono evangelizzati da alessandrini egiziani e la cosa non creava alcuna opposizione.
Quello che è chiaro è che l'Oriente Cristiano, nonostante mille problemi, mostra ancora com'erano anticamente le Chiese. E questo non dovrebbe lasciare indifferente l'Occidente, se è in cerca di un'autenticità con la quale tornare alle proprie radici, invece di perdere tempo a fare riforme puramente esteriori e di facciata o, "camminando nella storia", a rendere sempre più inconsistente il Cristianesimo stesso*.
Uno degli aspetti antichi che, personalmente, mi ha sempre interessato, è il potere, perché di reale potere si tratta, conferito al popolo nell'approvare o rifiutare una decisione clericale. È esattamente quanto succedeva anticamente: il popolo poteva accogliere o respingere un concilio, un vescovo, una decisione ecclesiale e di ciò, poi, non si poteva fare più nulla.
In Occidente pian piano cambiano le carte in tavola ("Il Cattolicesimo ha camminato lungo la storia"!) e il clero inizia ad avere un potere assoluto, cosa accelerata soprattutto dopo la crisi luterana, alle soglie dell'epoca moderna. A l' État c'est moi!, attribuita a Luigi XIV, corrisponde l' Église c'est moi! del clero. E in tal senso non è una semplice boutade, quella del tradizionalista don Gilles Wach, quando una quindicina d'anni fa mi disse: "La Chiesa? Sono i cardinali e il papa la Chiesa, nessun altro!".
Dovrebbe essere, oggi, ovvio a tutti che tale sistema può finire per essere contro la Chiesa stessa, proprio per la presenza di atteggiamenti rivoluzionari da parte del papato attuale, atteggiamenti che nessuno nel Cattolicesimo riesce a trattenere. Mi si dirà che ci si trattiene dal fermare il papa per una questione di pura opportunità, per non ingenerare scandalo. In realtà in materia esiste un voluto vero e proprio vuoto legislativo.
Infatti il "sistema operativo" è tale che i laici, dinnanzi ad una decisione clericale, devono solo obbedire. Che strumenti hanno, oltre a quello di far sentire, inascoltati, la loro voce? Nessuno! Perfino i 4 cardinali (oramai solo 2!) che vorrebbero porre un freno a certe stravaganze papali si trovano in grossa difficoltà e devono fare appello a un "istituto antico", con il quale si poteva correggere un gerarca ecclesiale, ossia, in definitiva, ad un istituto tipico del mondo ortodosso, non di quello cattolico dei tempi moderni.
Infatti il "sistema operativo" è tale che i laici, dinnanzi ad una decisione clericale, devono solo obbedire. Che strumenti hanno, oltre a quello di far sentire, inascoltati, la loro voce? Nessuno! Perfino i 4 cardinali (oramai solo 2!) che vorrebbero porre un freno a certe stravaganze papali si trovano in grossa difficoltà e devono fare appello a un "istituto antico", con il quale si poteva correggere un gerarca ecclesiale, ossia, in definitiva, ad un istituto tipico del mondo ortodosso, non di quello cattolico dei tempi moderni.
Ebbene, l'Ortodossia è là per ricordare che, nonostante tutto, è ancora vivo un sistema alternativo, un "sistema operativo" diverso e antico. Vediamone un esempio.
Nel filmato da me inserito, si nota come all'ingresso di una processione episcopale, in Balamand (Libano) un vescovo viene contestato al corale grido arabo dell'assemblea: "Indegno!", ("anaxios", in greco). Questo grido, si noti bene, non è una moda mutuata dallo stadio, ma è sempre possibile da parte del popolo, essendo prima di tutto un vero e proprio intervento liturgico. La tanto conclamata "actuosa participatio" (partecipazione attiva) del popolo, un pretesto con il quale è stata spesso sovvertita la liturgia in Occidente, io la vedrei esattamente qui!
Così, dinnanzi all'indisponibilità del popolo il clero deve mettersi da parte (o dovrebbe farlo)**.
Ciò è fino ad oggi un sogno, in Occidente, dove il clero si è abituato ad essere un piccolo feudatario della propria Chiesa con tutto ciò che ne segue. E i cosiddetti "progressisti", che ritengono di parlare in nome del popolo, sono poi tra i feudatari peggiori proprio perché non sono controllati e limitati da niente e da nessuno ...
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* "Camminare nella storia" in senso autentico dovrebbe comportare l'immutabilità del messaggio cristiano, per il semplice fatto che è ancorato alla Rivelazione. Immutabilità pur adoperando anche nuovi linguaggi. Sappiamo che spesso non è stato così al punto che la pars christiana è indebitamente scesa nello stesso livello di chi la contestava, nella stessa arena, adoperando mezzi e strumenti identici ai propri oppositori, cosa che alla lunga ha intaccato le sue fondamenta. Questo è lungi dall'essere chiaro a tutti in Oriente e poiché in Occidente lo si vive non se ne ha lucida coscienza.
** Che oggi anche l'Oriente cristiano tenda a seguire sempre meno determinate antiche prassi, lo si evince da molti fatti. Oggi è in corso una strisciante clericalizzazione nell'Ortodossia, come avvenne in forma chiara in Occidente tra l'XI e il XIII secolo. Per questo il popolo, che pure ha ancora voce in capitolo, tende a non essere ascoltato e avvengono veri e propri processi di decadimento ecclesiale che il popolo, o quella parte ben formata di esso, non può frenare.
Riguardo al fatto segnalato da questo filmato, un'amica libanese mi scrive: "L'archimandrita Y. B. è veramente indegno di divenire vescovo. Per questo le persone gridano così in chiesa. Purtroppo il patriarca l'ha ordinato ugualmente, di notte e segretamente...". Ecco che pure l'Oriente, per cercare di "camminare come l'Occidente", diviene clericalista rovinando la propria Chiesa. Un problema, questo, da me ampiamente riscontrato nel contesto della diaspora in cui avvengono diverse ordinazioni sacerdotali con le persone meno indicate, pur di avere qualche sacerdote in più. Ovviamente in questi casi il vescovo non ama essere contestato: sembra succube di un concetto magico del proprio "potere", come se potesse rendere automaticamente buono ciò che di fatto non lo è. Gli si crea attorno, allora, quel tipo di piaggeria che si conosce bene per averla vista attestare in molte curie cattoliche dove non è la verità ad essere importante ma quanto conviene fare al momento. Ciò rende questi ambienti sempre più formali e la formalità, l'abbiamo visto nei precedenti post, è lo stadio precedente all'alterazione sostanziale di una Chiesa, come storicamente è spesso avvenuto.
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* "Camminare nella storia" in senso autentico dovrebbe comportare l'immutabilità del messaggio cristiano, per il semplice fatto che è ancorato alla Rivelazione. Immutabilità pur adoperando anche nuovi linguaggi. Sappiamo che spesso non è stato così al punto che la pars christiana è indebitamente scesa nello stesso livello di chi la contestava, nella stessa arena, adoperando mezzi e strumenti identici ai propri oppositori, cosa che alla lunga ha intaccato le sue fondamenta. Questo è lungi dall'essere chiaro a tutti in Oriente e poiché in Occidente lo si vive non se ne ha lucida coscienza.
** Che oggi anche l'Oriente cristiano tenda a seguire sempre meno determinate antiche prassi, lo si evince da molti fatti. Oggi è in corso una strisciante clericalizzazione nell'Ortodossia, come avvenne in forma chiara in Occidente tra l'XI e il XIII secolo. Per questo il popolo, che pure ha ancora voce in capitolo, tende a non essere ascoltato e avvengono veri e propri processi di decadimento ecclesiale che il popolo, o quella parte ben formata di esso, non può frenare.
Riguardo al fatto segnalato da questo filmato, un'amica libanese mi scrive: "L'archimandrita Y. B. è veramente indegno di divenire vescovo. Per questo le persone gridano così in chiesa. Purtroppo il patriarca l'ha ordinato ugualmente, di notte e segretamente...". Ecco che pure l'Oriente, per cercare di "camminare come l'Occidente", diviene clericalista rovinando la propria Chiesa. Un problema, questo, da me ampiamente riscontrato nel contesto della diaspora in cui avvengono diverse ordinazioni sacerdotali con le persone meno indicate, pur di avere qualche sacerdote in più. Ovviamente in questi casi il vescovo non ama essere contestato: sembra succube di un concetto magico del proprio "potere", come se potesse rendere automaticamente buono ciò che di fatto non lo è. Gli si crea attorno, allora, quel tipo di piaggeria che si conosce bene per averla vista attestare in molte curie cattoliche dove non è la verità ad essere importante ma quanto conviene fare al momento. Ciò rende questi ambienti sempre più formali e la formalità, l'abbiamo visto nei precedenti post, è lo stadio precedente all'alterazione sostanziale di una Chiesa, come storicamente è spesso avvenuto.








