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| Il vescovo serbo ortodosso Ireneo di Bačka - orthodoxie.com |
Il presente testo è una parte delle dichiarazioni rilasciate da un vescovo serbo sulla questione ucraina. È particolarmente interessante perché espone semplicemente la situazione e mostra quali siano i problemi sottesi, problemi che rischiano di spaccare l'Ortodossia dall'interno poiché il rapporto tra le Chiese si altera se non si rispettano certe regole comuni. Aver violato tali regole, da parte del Patriarcato Ecumenico, può determinare a sua volta una rivoluzione ecclesiologica dove ognuno può sentirsi di porre iniziative individualistiche con l'eventuale prospettiva di essere pure premiato. Non si tratta, dunque, di una semplice frizione tra Russi e Greci, come superficialmente si direbbe, ma di qualcosa che infrange profondamente l'ordine costituito nel mondo ortodosso.
[…] In Ucraina si trova la Chiesa ortodossa ucraina canonica che, da una parte, proviene in quanto Chiesa autonoma locale dal Patriarcato di Mosca e dall'altra è riconosciuta senza eccezione alcuna da tutte le Chiese ortodosse, con cui è in comunione eucaristica. Tale Chiesa non vuole né ha chiesto ad alcune l'autocefalia - né dal Patriarcato di Mosca, di cui fa parte, patriarcato che, in questi casi, avrebbe fatto partire l'intero processo tramite una propria proposta, né dal Patriarcato di Costantinopoli in seguito che, come primo trono della Chiesa, avrebbe, con uno scopo di coordinamento, inviato la questione ad un giudizio pan-ortodosso e ad una decisione finale, positiva o negativa per un certo tempo o indefinitamente.
[…] In Ucraina si trova la Chiesa ortodossa ucraina canonica che, da una parte, proviene in quanto Chiesa autonoma locale dal Patriarcato di Mosca e dall'altra è riconosciuta senza eccezione alcuna da tutte le Chiese ortodosse, con cui è in comunione eucaristica. Tale Chiesa non vuole né ha chiesto ad alcune l'autocefalia - né dal Patriarcato di Mosca, di cui fa parte, patriarcato che, in questi casi, avrebbe fatto partire l'intero processo tramite una propria proposta, né dal Patriarcato di Costantinopoli in seguito che, come primo trono della Chiesa, avrebbe, con uno scopo di coordinamento, inviato la questione ad un giudizio pan-ortodosso e ad una decisione finale, positiva o negativa per un certo tempo o indefinitamente.
Oltre a questa Chiesa
canonica ucraina, vi sono anche tre entità scismatiche che
coesistono nel paese, a cui si aggiunge la comunità aggressiva
Uniate. Ed è proprio con queste "Chiese" scismatiche che
sono condotte le trattative della cosiddetta autocefalia e,
parallelamente, con le autorità Ucraine, ad eccezione della Chiesa
canonica. Nonostante il loro desiderio, gli uniati intervengono in
modo arrogante accanto agli scismatici, ovviamente. Pertanto, non
siamo dinnanzi ad un piano per concedere l'autocefalia alla Chiesa
ucraina, come viene costantemente sentito e letto, ma ad un programma
per conferire l'autocefalia ad entità scismatiche dell'Ucraina.
Le azioni di
Costantinopoli si spiegano e giustificano [secondo lei] col fatto che
hanno per obiettivo di spegnere gli scismi e ristabilire l'unità
ecclesiastica del popolo ucraino, attraverso la teoria recentemente
formulata che la Chiesa di Costantinopoli, in quanto trono ecumenico e
madre storica delle chiese slave, ha il diritto di decidere, un
diritto di per sé, ignorando i confini giurisdizionali esistenti
delle Chiese autocefale locali e senza essere vincolata dalla loro
posizione o opposizione. Tuttavia, questa teoria è infondata in
quanto, secondo il governo della Chiesa, non v'è alcuna autorità
superiore alla gerarchia e alla pienezza della Chiesa Autocefala se
non l'istituzione sinodale, vale a dire l'autorità del Sinodo
(Concilio) di tutti o della maggior parte delle Chiese autocefale
(Concilio ecumenico) e del Sinodo della maggioranza delle Chiese in
una regione più ampia (grande Concilio). Il primo vescovo della
Chiesa orientale non è il primo in assoluto, come nel caso della
giurisdizione dell'antica Roma, ma è il primo del Sinodo. Secondo il
noto 34° Canone Apostolico, il Sinodo senza il primo è inoperativo,
ma anche il primo senza il sinodo è inesistente. Ne consegue,
pertanto, che il Patriarca ecumenico non ha il diritto di parlare, e
ancor più di decidere, per quanto riguarda lo statuto della Chiesa
in Ucraina e, implicitamente, per qualsiasi altra Chiesa per se
stesso, al di sopra del Sinodo e di propria iniziativa.
C'è un altro problema!
In che modo sarebbe possibile ristabilire i vescovi e i sacerdoti
ridotti allo stato laicale, iniziando dal loro leader Denisenko,
pseudo-patriarca di Kiev, che non solo è ridotto allo stato laicale
ma è pure scomunicato e colpito da anatema? Può una Chiesa
qualsiasi, inclusa la prima in ordine d'importanza e onore,
respingere o considerare nulli e non avvenuti gli atti e le decisioni
di un'altra Chiesa sorella? Inoltre, qualche Chiesa ha il diritto di
riconoscere o non riconoscere gli atti canonici di un'altra Chiesa,
caso per caso, anche sulla base di criteri non affermati?
È
piuttosto vero il contrario: ordinazioni, promozioni, trasferimenti,
canonizzazioni, ecc. avvenuti in una Chiesa, da un lato, ma anche
riduzioni allo stato laicale, sospensioni, esclusioni e altre sanzioni,
d'altro canto, diventano automaticamente ammissibili e valide in
tutte le Chiese, senza eccezioni.
Se questo principio di reciprocità
e pericoresi diventa obsoleto, l'intera struttura e il modo di
operare dell'organismo ecclesiastico saranno immediatamente aboliti.
La corretta applicazione di questo principio esclude, da una parte e da
un lato, il dialogo "su base d'uguaglianza" con gli
scismatici e, dall'altro, mira al loro ritorno una volta pentiti nell'unità e nell'ordine canonico della Chiesa. È solo allora che
essi possono e hanno diritto di presentare le loro richieste e, soprattutto, l'autocefalia nella loro Chiesa inizialmente e,
attraverso essa, in seguito, nella Chiesa intera.
Le azioni di
Costantinopoli si spiegano e giustificano [secondo lei] col fatto che
hanno per obiettivo di spegnere gli scismi e ristabilire l'unità
ecclesiastica del popolo ucraino, attraverso la teoria recentemente
formulata che la Chiesa di Costantinopoli, in quanto trono ecumenico e
madre storica delle Chiese slave, ha il diritto di decidere, un
diritto di per sé, ignorando i confini giurisdizionali esistenti
delle Chiese autocefale locali e senza essere vincolata dalla loro
posizione o opposizione. Tuttavia, questa teoria è infondata in
quanto, secondo il governo della Chiesa, non v'è alcuna autorità
superiore alla gerarchia e alla pienezza della Chiesa Autocefala se
non l'istituzione sinodale, vale a dire l'autorità del Sinodo
(Concilio) di tutti o della maggior parte delle Chiese autocefale
(Concilio ecumenico) e del Sinodo della maggioranza delle Chiese in
una regione più ampia (grande Concilio). Il primo vescovo della
Chiesa orientale non è il primo in assoluto, come nel caso della
giurisdizione dell'antica Roma, ma è il primo del Sinodo. Secondo il
noto 34° Canone Apostolico, il Sinodo senza il primo è inoperativo,
ma anche il primo senza il Sinodo è inesistente. Ne consegue,
pertanto, che il Patriarca ecumenico non ha il diritto di parlare, e
ancor più di decidere, per quanto riguarda lo statuto della Chiesa
in Ucraina e, implicitamente, per qualsiasi altra Chiesa per se
stesso, al di sopra del Sinodo e di propria iniziativa.
C'è un altro problema!
Come sarebbe possibile ripristinare i vescovi e i sacerdoti ridotti
allo stato laicale, il loro capo Denisenko, lo pseudo-Patriarca di
Kiev, che non solo è ridotto allo stato laicale, ma è anche
scomunicato e colpito da anatema? Può una Chiesa qualsiasi, inclusa
la prima in ordine d'importanza e onore, respingere o ritenere nulli o annullare gli atti e le decisioni di un'altra Chiesa
sorella? Inoltre, una Chiesa, qualunque essa sia, ha il diritto di
riconoscere o non riconoscere gli atti canonici di un'altra Chiesa,
caso per caso, in base a criteri non affermati?
È vero il
contrario: ordinazioni, promozioni, trasferimenti, canonizzazioni,
ecc. che si svolgono in una Chiesa, da un lato, ma anche le riduzioni
allo stato laicale, sospensioni, esclusioni e altre sanzioni, d'altra
parte, sono automaticamente ammissibili e valide in tutte le Chiese,
senza eccezioni.
Se questo principio di reciprocità e pericoresi
diventa obsoleto, l'intera struttura e il modo di operare
dell'organismo ecclesiastico saranno immediatamente aboliti. La
corretta applicazione del principio sopra visto esclude il precedente, in primo
luogo, il dialogo "alla pari" con gli scismatici e poi
l'altro, portando al loro ritorno, una volta pentiti, nell'unità e nell'ordine canonico della Chiesa. È allora che essi possono e hanno il
diritto di presentare le loro petizioni e, in particolare, l'autocefalia nella loro Chiesa dapprima, e poi, attraverso di essa, a
tutta la Chiesa.
Questo metodo [fino a
poco tempo fa] è stato seguito in modo immutabile dal Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli, sia per quanto riguarda le entità
scismatiche in Ucraina, sia per lo scisma a Skopje. [... Infatti] ci fu un
tempo in cui gli scismatici di Skopje non erano ricevuti al Fanar per
discutere dei loro punti di vista senza il previo consenso del
patriarca serbo.
Era quindi inconcepibile
che essi incontrassero direttamente il Patriarca Ecumenico, saltando
a piè pari la Chiesa da cui si erano separati, e che i loro scritti
venissero riportati all'ordine del giorno del Sinodo sacro e santo di
Costantinopoli; la Chiesa di Serbia, da parte sua, è stata messa al
corrente di questi eventi solo dai mass media, come accadde tre
giorni fa. L'analogia con la questione dell'Ucraina è ovvia. E ci si
può chiedere: qual è il contenuto del termine Chiesa autocefala?
Tuttavia, quel che è
peggio e più triste è che lo scopo annunciato per l'Ucraina, cioè
l'abolizione di scismi e la riunificazione dei cristiani ortodossi in
Ucraina è destinato già da ora al fallimento.
Non si pone
fine allo scisma con mezze misure e sulla base di un ritorno formale
e artificiale degli scismatici che godono del sostegno attivo del
potere secolare e della politica estera di centri indefiniti, che in
genere agiscono nell'ombra. Al più, sarà raggiunto un abbassamento
del numero di entità scismatiche: al posto delle tre entità
odierne, ci sarà possibilmente o probabilmente, una nuova
"federazione", fondamentalmente molto poco unita,
riconosciuta da qualche Chiesa e non riconosciuta da altre, mentre la
maggioranza della Chiesa canonica rimarrà dov'è ora - sotto il
patrocinio e l'egida del Patriarcato di Mosca.
[...] è sfuggito un
dettaglio a quest'uomo di veneranda età ma a parte ciò, pietoso e
patetico [il "patriarca" di Kiev]: ha dimenticato di dire
che tutti gli abitanti dell'Ucraina sono di
lingua russa, mentre alcuni, pochi, parlano anche l'ucraino. Suppongo
anche che l'età avanzata, nel caso del signor Denisenko, e le
prossime elezioni nel caso del signor Poroshenko, costituiscano
significative pietre miliari per l'ansia e l'impazienza dei due; ma
non capisco il motivo per cui Costantinopoli dovrebbe affrettarsi.
Qual'è il guadagno di tutto questo per l'Ortodossia? Vale la pena
mettere in campo la sua unità per un tale obiettivo? Ne dubito
molto. Lo scisma rimarrà in un modo o nell'altro, tre o uno. È
quindi invano che la grande Chiesa di Cristo si stanca.
Spero che consideri la spada vibrante del
Grande Scisma, non solo in Ucraina, ma in tutto l'ecumene ortodosso.
Dio non voglia!
So che in passato, molti
scismi - ma pure movimenti eretici - sono stati assorbiti con i loro
seguaci, che si pentirono e sconfessarono i propri errori, venendo
accolti nella Chiesa. Ma da quanto so è la
prima volta che si verifica nella secolare storia della Chiesa,
l'accoglienza di scismatici nel Corpo ecclesiale e,
contemporaneamente, la loro ascesa automatica verso un modo storico
superiore di esistenza ecclesiale come pure il loro ingresso nella
costellazione delle Chiese più illustri ed eminenti, senza alcun
periodo intermedio di maturazione, di ascesi e di recupero dello
spirito e della coscienza ecclesiale, ma semplicemente e solamente
"per la grazia e le intercessioni del primo trono della Chiesa".
Menzioniamo pure che
alcune Chiese storiche, gloriose per il loro livello spirituale la
loro testimonianza e contributo, che non sono mai cadute nel baratro
dell'eresia o dello scisma, non hanno ancora ottenuto l'autocefalia
e non la otterranno mai, e che nonostante ciò non se
ne dolgono, per non parlare di protestare o lamentarsi. Di
conseguenza, la conclusione ossimorica è imperativa: [d'ora innanzi]
una comunità scismatica, prima o poi, sarà dichiarata
innocente e ristabilita, promossa ulteriormente a Chiesa autocefala.
In questo modo la scissione cessa di essere un peccato mortale e un
crimine che nemmeno il sangue del martirio può riscattare, e viene
trasformata in semplice lieve colpa,
facilmente curabile e infine - questo è il colmo! - viene
ricompensata. Che ci piaccia o no, gli sbarramenti
vengono ignorati dinnanzi ai nuovi scismi,
e la Chiesa ortodossa è in pericolo di divenire
come una qualsiasi vite senza recinzioni:
danno irreparabile, scandalo per le coscienze, perdita di ogni
credito nel capo della nostra Chiesa di fronte agli eterodossi, agli
altri credenti e agli increduli.
Scrivo ciò con grande
difficoltà e ancor più dolore, rispetto e amore, dal profondo della
mia anima,verso la grande Chiesa di Cristo martire. "Io dico la
verità in Cristo, non mento, la mia coscienza me lo attesta per lo
Spirito Santo: ho una grande sofferenza e ho nel cuore un continuo dolore"
(Rm 9,1; cfr 2 Cor 11,31. 1,20 Gal 1 Tim 2,7), a causa di
situazioni, tensioni e disaccordi circa la guarigione di ferite
causate da scismi. Gli scismi, come quello in questione, invece di
essere aboliti, provocano paradossalmente degli scismi spirituali e
psichici anche tra coloro che lottano per l'unità, la stabilità e
il cammino armonioso delle sante Chiese di Dio. Ed è proprio questi ultimi valori che "la preoccupazione per tutte le Chiese"
(2 Cor 11, 28) spinge anche il mio cuore, me vescovo ortodosso, in
modo che "io, minimo di tutti i santi " (Ef 3,8;1 Cor
15,9), ossia dei cristiani, non possa tacere per sfuggire alle
spregevoli e numerose cause, dovute a mancanza di fede, tradimento,
abbandono, ecc. Al contrario, il mio amore per la Chiesa di S. Andrea
Apostolo e per ogni Chiesa ortodossa mi porta ad esprimermi,
invece di tacere, e parlare in coscienza e sincerità.
Auguro con tutto il cuore
e con passione: il fondatore e Sposo della Chiesa, il Signore nostro
Gesù Cristo, per la grazia dello Spirito Santo, e la compiacenza di
Dio Padre, attraverso l'intercessione dei nostri Padri Teofori
Giovanni Crisostomo, Gregorio il Teologo, Fozio il Grande e tutti
coloro che hanno adornato la sede della Nuova Roma, i metropoliti e santi patriarchi di Kiev e Mosca e di tutti i santi, abbia pietà di
noi, ci illumini e ci salvi tutti!







