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giovedì 5 settembre 2019

La straordinarietà del Cristianesimo

Con lo scorrere dei secoli, soprattutto nella vecchia Europa, è andata persa la coscienza della straordinarietà del Cristianesimo. 

Fa parte dell’essere umano avere dei segnali certi che lo confortino nel suo cammino terreno in vista dell’Al di là. 

Con l’avvento della Rivelazione cristiana sono stati donati tali segnali. Quello che oggi è molto difficile da comprendere, a livello esperienziale, è, ad esempio, il senso della rivelazione del Dio uno e trino. La domenica, durante la liturgia eucaristica, si ripete di credere in Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo in modo meccanico, senz’alcun senso profondo di quanto ciò possa voler dire.

Del Padre si ha un concetto meramente intellettuale come il Fattore di ogni cosa, del Figlio un concetto prettamente umanistico (sarebbe il predicatore di una giustizia spesse volte puramente terrena), dello Spirito nessun concetto al punto da parere un’entità astratta. Oso dire che questo contraddistingue il 90 per cento dei cattolici, almeno, giusto per rimanere in Italia. Le formule del Catechismo, anche tradizionale, non aiutano ad andare in profondità dal momento che fanno ripetere meccanicamente al cristiano dei concetti che, in realtà, non toccano l’intimo della sua persona.

Il cristiano rimane così impermeabile alla Rivelazione alla quale asserisce di credere mentalmente. È utile, a tal proposito, fare il parallelo con l’esperienza di un ex musulmano divenuto cristiano ortodosso. 
Tale esperienza è pubblicata in un sito web gestito dalla Chiesa russa.

Questa persona, ad un certo punto, asserisce che l’unicità di Dio nell’Islam impedisce un concetto tripersonale dello stesso, come si sostiene nel Cristianesimo, ma tutto ciò si riflette, a livello di chi vi crede, in una fede puramente intellettuale: Dio si può conoscere, ad esempio attraverso l’armonia del creato, ma non si può esperire, rimanendo Egli assolutamente al di fuori e al di là di ogni realtà creata. Egli è l’altissimo, il totalmente altro.

“Ho riconosciuto che Dio esisteva, che dovevo crederlo e adorarlo, ma come ho detto di recente, il mio concetto di Dio come musulmano non mi ha permesso di sperimentarlo” [1].

Questa frase sintetizza un punto importantissimo che sfugge ai più nel nostro Cristianesimo occidentale: il modo di credere influenza il proprio orientamento verso Dio e, di conseguenza, la possibilità di sperimentarlo o meno.

L’Islam è verticalità assoluta, brivido incontenibile per la trascendenza di Dio; è come vedere una montagna che si staglia verticalmente dai nostri piedi per migliaia di metri al di sopra di noi e non poterla assolutamente scalare.

Il Cristianesimo, credendo in un Dio che si è fatto carne nella sua seconda persona, Gesù Cristo, ha dato un volto a Dio, un volto storico che ne ha permesso la riconoscibilità. Credere in Gesù Cristo, come seconda persona della Trinità divina, significa credere possibile che Dio sia riconoscibile e che partecipi alla nostra vicenda umana.

Ma c’è molto di più e questo è rappresentato dallo Spirito Santo. Egli è la terza Persona della Trinità. Il fine dei cristiani, secondo san Serafino di Sarov, è quello di avere in sé lo Spirito, questo Spirito che, pur non lasciando mai la Trinità come Persona, si effonde sulla creazione intera come energia, come forza divina.

Qui le teologie cristiane si distanziano. E’ noto come la riflessione prevalentemente intellettuale, nel Medioevo latino, abbia rifiutato il concetto dello Spirito come energia [2], preferendo definire la stessa grazia sacramentale come una realtà soprannaturale ma creata.

In Oriente non è così ma com’è sempre stato: si crede che lo Spirito Santo, come forza o azione divina, intervenga nel creato e nei sacramenti. Questo da la possibilità all’esperienza poiché l’impatto di una forza trascendente nell’animo umano non può non segnarlo, cambiarlo o, come si dice in Oriente, divinizzarlo.

“Credo nello Spirito Santo che è Signore e da la vita” dev’essere inteso esattamente così: la terza Persona dell’Unico Dio, nella sua energia (che condivide con le altre Persone) cambia il creato e l’uomo che l’accoglie. Il fine della Rivelazione cristiana, dunque, è l’assunzione dello Spirito Santo in se stessi e l’esperienza della pace che ne deriva la quale supera ogni genere umano di pace.

Così, nell’unico Dio della Rivelazione cristiana, il Padre rappresenta l’estrema verticalità o trascendenza, il Figlio la riconoscibilità e lo Spirito Santo, l’esperienzialità per l’uomo.

L’Islam, al contrario, rappresenta un regresso, come si coglie dalle  parole di chi l’ha lasciato e di cui sopra offro un esempio. 

Purtroppo oggi gran parte dei Cristiani, avendo un concetto al più solo intellettuale di Dio, sono inconsapevolmente pronti ad accogliere l’Islam, piuttosto che volgersi alla pienezza della Rivelazione cristiana a loro assolutamente ignota. 
Questo è un dato di fatto, ulteriormente accelerato dall’atteggiamento di un papa eufemisticamente “più che benevolo” verso i discepoli di Mohammed.

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[1] Vedi qui. L'autore prosegue: "
Io la vedo così: Il Dio di Israele non è stato pienamente realizzato fino all'Incarnazione della Parola di Dio, cioè Gesù Cristo, che ha rappresentato il più grande, gigante e profondo passo avanti nella storia dell'umanità. Lo definirei il più grande cambio di gioco nella storia dell'umanità stessa.

Quindi circa sei secoli dopo si ha Maometto, che ha riportato indietro l'orologio, per così dire, e, rifiutando l'Incarnazione e gli atti salvifici del Signore Gesù Cristo, ha in effetti riportato l'umanità sotto la Legge derubando, in coloro che lo seguirono, la verità su Dio in quanto rivelato attraverso il suo Figlio unigenito e il Suo Spirito Santo. ". Ibid.

[2] Secondo la filosofia sottesa alla teologia latina medioevale, ammettere in Dio la presenza di un'energia che si diffonde nel mondo lederebbe la semplicità divina. Ma se ci atteniamo strettamente a queste logiche razionali, saremo ugualmente costretti a negare la trinità perché contraria all'unità divina! In realtà nella rivelazione cristiana esistono le cosiddette antinomie, ossia la compresenza di realtà che, per la razionalità umana, sono antitetiche. Ecco perché si crede nella trinità e nello stesso tempo nell'unità di Dio ed ecco perché è possibile (e si deve!) accettare la presenza dell'energia divina che non scalfisce la semplicità dell'essere divino. Al contrario, e portando alle sue ultime conseguenze il discorso che nega le antinomie, si dovrebbe dare ragione all'Islam.

venerdì 30 agosto 2019

Esperienze disarmanti

La figura del sacerdote e, a maggior ragione, del vescovo, è molto importante al punto da influenzare tutta la Chiesa che a lui fa riferimento. In queste figure istituzionali il cristiano non deve vedere un semplice uomo ma quanto essi rappresentano. Deve soprattutto vedere quanto li trascende e che, nella misura loro consentita, essi rappresentano. Metto a confronto due esperienze lontane nel tempo e nel contenuto. La prima, che ricordo solo a memoria e riporto nella sua sostanza, riguarda Pio XI, la seconda Bergoglio, entrambi vescovi di Roma e papi. 
Sono esperienze disarmanti che mostrano il miserevole livello nel quale è scaduta la Chiesa di Roma.

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"Mi fecero entrare nel suo studio e vidi personalmente il papa. Pio XI non figurava per me come un semplice uomo, né come il semplice papa odierno. Vedevo in lui i secoli, la tradizione della Chiesa. Scorgevo papa Gregorio, papa Innocenzo e su su fino alla sua persona. Mi parlò ma non furono parole di semplice uomo. In lui parlava quella tradizione plurisecolare da lui rappresentata". 

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"L’ho visto, domenica. Da lontano. Agita le braccia ma potrebbe essere il vento a muovergliele. Parla ma nei suoni che emette c'è solo il mondo, non ansia di Dio, non dolore del peccato, non sollecitudine per le anime.
E sospetti che sia già morto.
Sì: il papa è morto. E chi vediamo è solo una cosa che ha l’immagine della vita. Come la carcassa di un cane travolta dalla torrente. Sembra nuotare, muoversi. Ma è solo una orribile imitazione della vita".

giovedì 1 agosto 2019

Le false iconografie

Gentili lettori, alcuni anni fa ho parlato di icone vere e icone false, ossia di immagini che possono essere proposte al culto cristiano e immagini che non sono proponibili per disparati motivi. Le icone vere sono tutte quelle immagini tradizionali che ossequiano la verità rivelata e, allo stesso tempo, invitano alla devozione, all'elevazione spirituale, all'imitazione. Sono uno stimolo alla preghiera e alla contemplazione del mondo ultraterreno, contemplazione per illuminare, nei limiti del possibile, anche l'al di qua.
Le icone false possono avere lo stile formale delle icone vere e possono essere fatte anche da mani esperte, come quelle che sotto esporrò. Ma hanno tutt'altro significato. Alla fine, il loro è un significato puramente etico o semplicemente secolaristico. E' perciò singolare che possano essere fatte, come nel nostro caso, da un uomo teoricamente di Chiesa, un religioso francescano.

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L'artista
Si tratta del frate francescano Robert Lentz il quale, dotato di un'ottima capacità iconografica, vuole convertire lo stile bizantino nelle varie culture, come dice lui, per esprimerne il meglio. I risultati lasciano quanto meno perplessi perché qui i santi (o presunti tali) non esprimono l'ascesi tradizionale, la fuga mundi ma pure istanze sociologiche o, addirittura, un culto sincretistico se non rovesciato. 
E, a questo punto, è lecito chiedersi: questa gente a cosa o a chi rivolge il suo culto dietro le apparenze cristiane? 
Il nostro artista segue più piste, da quella tradizionale ortodossa a quella sociologico-marxista, a quella ecumenistico-indifferentista, a quella gay, fino a pervenire a quella demonologica.

Icone tradizionali-ortodosse: 

St. Seraphim of Sarov - Learn more about Robert's work at www.robertlentz.com/selected-works/
san Serafino di Sarov
copyright Robert Lentz

Risultati immagini per robert lentz

san Seraphim Rose di Platina
copyright Robert Lentz


Icone sociologico-marxiste
L'immagine può contenere: 1 persona, cappello
"san" Oscar Romero
copyright Robert Lentz


L'immagine può contenere: 1 persona, cappello e testo
"san" Cesare Chavez
copyright Robert Lentz


Icone ecumenico-indifferentiste

Immagine correlata


"san" Giovanni Bach
copyright Robert Lentz


Mohandas Gandhi Painting - Mohandas Gandhi - Rlmog by Br Robert Lentz OFM

"san" Mohandas Ghandi
copyright Robert Lentz



"san" Rumi di Persia
copyright Robert Lentz

Risultati immagini per robert lentz francis

san Francesco e il Sultano
(si noti come entrambi 
sono immersi nel fuoco divino)
copyright Robert Lentz

Icone gay o tradizionali 
con sotteso messaggio gay

Risultati immagini per robert lentz

san Polyenktos e Mearchos
copyright Robert Lentz


Risultati immagini per robert lentz

santi Gionata e David
copyright Robert Lentz



https://www.trinitystores.com/sites/default/files/styles/artwork/public/artwork/image/RLFDB.jpg

"santi" Philip e Daniel Berrigan
copyright Robert Lentz
(Il primo attivista gay, 
il secondo sacerdote sposato)


https://gayspirituality.typepad.com/.a/6a00d8341d27db53ef012875e556cd970c-600wi

"sant'" Harven Milk di san Francisco
(fondatore del movimento gay)
copyright Robert Lentz

Icone sensuali e demonologiche: 

Immagine correlata

Il "buon pastore"
copyright Robert Lentz
(si noti il simbolo del caprone cornuto 
al posto della pecora)

Risultati immagini per robert lentz
copyright Robert Lentz



copyright Robert Lentz

Quest'ultima "icona", la più inquietante, 
manifesta un "Cristo" cosmico inviato o ispirato 
da un demone danzante.

giovedì 27 giugno 2019

La fine delle illusioni: un nuovo 1054

Il Metropolita americano fanariota Elpidophoros, probabile successore di Bartolomeo I

Le recenti vicende ecclesiali in Oriente non riportano nulla di buono.
L’Oriente bizantino, così meritevole d’aver conservato una tradizione teologico-spirituale unica che ancora si perpetua in alcune sue realtà monastiche, sta attraversando un pesante periodo di crisi e sta cercando di trascinare altre Chiese ortodosse nel nella sua difficile situazione.
Ovviamente, una certa stampa e alcuni siti internet cercano di dipingere una realtà piuttosto rosea e ottimistica ma, anche in tal caso, lasciano interdetto il lettore perché, senza volerlo, fanno intuire troppe cose che non quadrano.
Nel 1054 si consumò lo scisma Oriente-Occidente. Questo scisma fu motivato dal fatto che le Chiese si erano troppo differenziate tra loro. In realtà, tale differenziazione divenne aperto contrasto anche e soprattutto per questioni politiche che si celavano dietro ai dibattiti religiosi.
Come allora, oggi dietro al “1054” dell’Ortodossia greca, c’è la politica: la potente influenza americana negli ambienti del Fanar [il “Vaticano greco” a Istanbul] per fini di controllo geopolitico. L’iniziativa ecclesiale in Ucraina di Bartolomeo I, animato dall’idea di “unire” la Chiesa ortodossa di quella nazione sotto la sua obbedienza, ha sortito l’effetto opposto: non solo non ha unito le tre precedenti  Chiese nazionali, ma indirettamente ne creata un’altra poiché il bizzoso “patriarca” Filarete, che doveva rimanere dimissionario nella nuova Chiesa voluta da Bartolomeo, ha rivendicato il suo diritto di non essere accantonato. Così, oggi l’Ucraina si trova in una condizione peggiore: con quattro Chiese di cui una sola riconosciuta dall’Ortodossia mondiale ma disconosciuta da Bartolomeo.

Quest’ultimo ha recentemente posto sul trono d’America il suo braccio destro: il metropolita Elpidophoros, il grande teorico del “papato orientale”, del primus super pares.
Il “papato orientale” è un’invenzione ecclesiologica in aperto contrasto con l’ecclesiologia tradizionale ortodossa. Se l’Oriente scopre d’aver bisogno di un papato, storicamente tale papato esiste in Occidente, a Roma, e non si capisce perché ne deve creare un altro su basi tutt’altro che stabili, rispetto a quello occidentale [*].

Ma se l’Oriente, in base alla sua ecclesiologia tradizionale, sente di non aver bisogno di un papato, perché dovrebbe accettare quello artificiale di Bartolomeo? Siamo al colmo del ridicolo! Il bello è che nelle asserzioni di Elpidophoros, chi non accetta questo papato artificiale sarebbe addirittura eretico:

“Lasciatemi aggiungere che il rifiuto di riconoscere il primato all’interno della Chiesa ortodossa, un primato che necessariamente non può non essere incarnato da un primus (cioè da un vescovo che ha la prerogativa di essere il primo tra i suoi compagni vescovi) costituisce nientemeno che un’eresia. Non si può accettare, come spesso si dice, che l’unità tra le Chiese ortodosse sia salvaguardata da una norma comune di fede e culto o dal Concilio ecumenico come istituzione. Entrambi questi fattori sono impersonali mentre nella nostra teologia ortodossa il principio di unità è sempre una persona. Infatti, a livello della Santa Trinità il principio di unità non è l’essenza divina ma la Persona del Padre (o “monarchia” del Padre), a livello ecclesiologico della Chiesa locale, il principio di unità non è il presbiterio o il culto comune dei cristiani ma la persona del vescovo, quindi a livello pan-ortodosso il principio di unità non può essere un’idea né un’istituzione ma dev’essere, se vogliamo essere coerenti con la nostra teologia, una persona... Nella Chiesa ortodossa abbiamo un primus, ed è il patriarca di Costantinopoli” [**].

Queste asserzioni sembrano dei vaneggiamenti: mentre nel mondo cattolico il papa è definito “vicario di Cristo”, Elpidophoros sostiene che il patriarca diverrebbe una specie di “vicario del Padre”! Cristo che, nell’ecclesiologia neotestamentaria paolina (l’unica sensata!), è il capo del Corpo che è la Chiesa, non è sufficiente a spiegare l’unità della Chiesa! Bisogna perfezionare san Paolo e introdursi nel piano intratrinitario, ficcare il naso tra le Persone divine dove non ci è consentito entrare, come già diceva san Gregorio di Nazianzo, per mettere le mani addirittura sulla persona del Padre, il cui vicario sarebbe … il Patriarca di Costantinopoli! [***]

Oltretutto, qui abbiamo una profonda e insanabile contraddizione: quando nel 1054 Costantinopoli rifiutò il primato del papa, poi ulteriormente esplicitato da Innocenzo III nel XIII sec., lo fece anche perché vi vedeva in esso un’ “innovazione sostanziale e incompatibile” rispetto alla dottrina precedente: quella di un primus super pares!

Oggi, quasi mille anni dopo, Bartolomeo I ritiene questa dottrina veritiera e canonica de facto. Ma, se ciò è vero, perché non accetta il primato del papa? Forse perché dovrebbe accontentarsi di un semplice secondo posto? Penso sia l’unica risposta, visto il modo quanto meno spensierato con cui s’interpretano la tradizione e i sacri canoni.

Lancinanti contraddizioni nella dottrina, innovazioni illogiche (almeno in riferimento alle antiche tradizioni), secolarismo e assenza di scrupoli nella conduzione ecclesiale, sono oramai le note distintive dell’ultima parte del patriarcato di Bartolomeo I, circondato da pavidi e interessati cortigiani che accettano ogni suo capriccio pur di essere da lui ben visti. Rari sono quelli che, sulla base almeno del buon senso, ammettono che i chierici non sono i “padroni” della Chiesa ma i servitori della stessa e che, quindi, si devono attenere alle tradizioni e alle loro sapienti logiche.

Purtroppo il nostro è un periodo in cui regna la confusione, e ciò è possibile perché al posto dell’umiltà i capi hanno spesso incarnato la stravaganza e l’orgoglio, in Occidente come in Oriente.
Assisteremo, dunque, a scismi in ogni parte del Cristianesimo e pure l’Ortodossia, che fino ad oggi marciava praticamente compatta, inizierà a frantumarsi  almeno in due obbedienze: quella fanariota (che aggregherà in buona parte i greci più sensibili all’etnos che al dogma) e la restante che cercherà di mantenere l’assetto precedente. I grandi sogni di dominio del Fanar, si ridurranno, così, a poca cosa e il “papa di plastica” orientale potrà fare il despota solo su poche migliaia di greci.



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Note

[*] Mentre il primato romano è appoggiato sul fatto storico che san Pietro è morto e sepolto a Roma (principio apostolico), il primato costantinopolitano è unicamente politico: si appoggia sul fatto che Costantinopoli è la capitale di un impero che oggi, però, non esiste più. Non esistendo più l’impero che diritto ha ancora e su cosa si appoggia il primato del Patriarcato Ecumenico se non su una semplice consuetudine perpetuata, per pura convenienza politica, dai sultani nella turcocrazia? E questo sarebbe un “principio ecclesiologico” valido per sempre, quando, al contrario, è espressione evidente di una convenzione di un ben preciso periodo storico?

[**] Vedi qui.



[***] È molto importante notare che per la teologia ortodossa, diretta erede della patristica greca, la realtà si divide in creata (noi stessi e il mondo di cui facciamo parte) e in increata (Dio). Non si può e non si deve fare confusione mescolando questi due piani o giudicando l’increato con il metro del creato. Ecco perché, visto a posteriori, l’ecclesiologia paolina è sensata: pone Cristo a capo della Chiesa perché la Chiesa è una realtà creata – almeno nella sua componente umana – e Cristo in quanto Dio che però diviene uomo (di natura creata) ne è capo. Entrare nell’increato – la Trinità – servendosi di categorie umane e proiettandovi i propri bisogni o ragionamenti è assurdo. Non a caso il mondo cattolico, che in questo si è dimostrato più tradizionale, definisce il papa “vicario di Cristo” e non “vicario del Padre”, come fa Elpidophoros. Servirsi di categorie intratrinitarie per l’Ecclesiologia è assolutamente ardito, stupefacente e antitradizionale. Significa andare contro la mentalità di tutta la patristica greca. Con tutto ciò Elpidophoros crede di essere “coerente” con la teologia ortodossa! La natura di Cristo è duplice, divina e umana, ed è grazie a questa duplicità che Egli è ponte ed è capo della Chiesa, come realtà che in qualche modo riflette la duplicità della sua natura. Ma porre il Padre (increato e coeterno) come capo della Chiesa (contrariamente a quanto dice san Paolo), di cui il Patriarca Ecumenico sarebbe il “vicario”, comporta o la sola natura divina della Chiesa o la sola natura creata del Padre. Ciò mostra con solare evidenza l’eresia del ragionamento di Elpidophoros e di quanti gli sono stati maestri instradandolo in questa direzione.

lunedì 27 maggio 2019

Lo schiaffo di Anagni


Mi pesa un poco dover scrivere quanto segue ma è doveroso, anche se non entra direttamente in un tema liturgico. 

Il trionfo, perché tale è, della Lega condotta dal ministro Salvini è sulla bocca di tutti. Non entro in merito al valore politico o meno di tal ministro. Lo si può amare o lo si può odiare ma quanto si scrive sotto non cambierà.

Quello che mi sta a cuore sottolineare, come d'altronde ha fatto Vittorio Sgarbi, è che il vero sconfitto in tutto ciò è il papa sudamericano. 

Costui, infatti, ha bandito o fatto bandire una specie di crociata contro Salvini, nella speranza di essere ascoltato. Giusta o sbagliata che essa sia stata, è di certo un'interferenza in campo politico da parte clericale. Tale interferenza si è dimostrata inascoltata: gli italiani sollecitati da Bergoglio gli hanno tranquillamente voltato le spalle. Sì, è stata una sconfitta cocente. Ma c'è di più. 

Salvini che brandisce il rosario e ricorda di essere cristiano, per quanto umanamente possa avere tutte le contraddizioni di questo mondo, lo ha fatto in un modo tutt'altro che untuoso e, sembra, neppure pretestuoso. Il ricordo della religiosità ha ottenuto approvazione dalla gente. Così il ministro, in qualche modo è divenuto quasi un "sacerdote laico" sconfessando simbolicamente nella sua funzione il clero cattolico e, soprattutto, l'alto clero cattolico. Tutto ciò è avvenuto involontariamente ma, di fatto, è avvenuto poiché chi assisteva al suo comizio non ha fischiato dinnanzi alla religiosità di Salvini ma solo quando costui ha nominato il papa. 

Di qui la reazione irritata dell'episcopato italiano che ha colto perfettamente di essere stato spodestato dal cuore degli italiani. Il fatto che molti italiani abbiano approvato l'atteggiamento religioso di Salvini, rimanendo indifferenti ai vescovi, indica a qual punto di disaffezione sono giunti nei riguardi del clero promosso da Bergoglio. 

Sì, è stato un vero e proprio "schiaffo di Anagni" quello che abbiamo visto oggi il cui significato simbolico va ben oltre a quanto poteva significare con Bonifacio VIII. 

L'unico mio dubbio è che forse l'alto clero non se ne è accorto o non ne vuole prendere atto, probabilmente perché si crede ancora intoccabile, cosa che non è affatto scontata per nessuno. 

A tal proposito mi sembra utile riportare un commento trovato sul web che sintetizza in modo esemplare quanto ho esposto. Avviso che è redatto con un tono forte che io non approvo ma, anche per questo, è significativo e indica l'atmosfera di questo momento storico. 

"Il vero grande sconfitto di queste elezioni [...è] l'apostata col sottanone bianco con la sua congrega [...] (CEI) che albergano a sbafo come un tumore maligno nel corpo dello Stato italiano e di cui non si è trovata la cura DEFINITIVA per eradicarlo definitivamente. Nell’ultimo mese di campagna elettorale, tutto il complesso clericale che fa capo a Bergoglio si è esposto alla disperata contro Salvini arrivando di fatto a chiedere ai fedeli di votare tutti, tranne lui. 

E’ stato un gesto rischioso, perché scopriva la Chiesa alla possibilità di mostrarsi all’opinione pubblica, in caso di sconfitta, come ininfluente. 

Ebbene, come avevamo previsto, così è stato. E questo ha rivelato tutta l’irrilevanza della Chiesa moderna: non contate nulla e Dio è con noi

Avete chiesto di aprire i porti, gli italiani vi hanno chiuso le porte in faccia. 
Avete riacceso la luce agli abusivi, gli italiani l’hanno spenta a voi. 
Queste elezioni, voi, le avete trasformate in una sorta di ordalia, e avete perso. 
Da questo non si tornerà più indietro. 
Una piazza ha fischiato il vostro Papa, che non è il nostro. 
Vescovi, giornali ‘cattolici’ e intellettuali hanno descritto Salvini come una sorta di eretico: la risposta degli italiani è stata che voi siete gli eretici. 

Nulla sarà più come prima. Perché da ieri in poi, le vostre minacce suoneranno vuote come i vostri cuori. 
E lo sono pure le vostre chiese, che per colpa vostra, tanti fedeli stanno abbandonando. CONVERTITEVI !!".

martedì 9 aprile 2019

L’autorità nella Chiesa e l’autorità dei Concili ecumenici Alcune considerazioni a proposito di certe affermazioni del metr. Hierotheos



Introduzione

Di recente Sua Eminenza, il Metropolita Hierotheos di Nafpaktos ha commentato che “tutti gli altri Patriarcati portano il [loro] titolo solo attraverso l'economia [la condiscendenza legislativa] e la “buona volontà” di Costantinopoli. In un certo senso non sono Chiese autocefale piene e complete, perché esistono a discrezione del Patriarcato di Costantinopoli e non sono mai state ratificate da alcun Concilio ecumenico”[1].
Ciò non riflette in modo accurato la struttura dell'autorità della Chiesa né il contesto dei Concili ecumenici. La dichiarazione del Metropolita presuppone che le decisioni dei Concili ecumenici siano la più alta autorità nella Chiesa. Il Patriarca di Serbia, tuttavia, è più corretto quando nella sua lettera al Patriarca Bartolomeo (13 agosto 2018) [2] afferma che le autocefalie delle Chiese sono radicate nelle circostanze storiche e nell'accordo panortodosso di tutte le Chiese, essendo queste come l'autorità principale.

Il metr. Hierotheos non riconosce che un Concilio ecumenico non ha alcuna autorità propria. Riceve la sua autorità come “ecumenico” in virtù dell'intera Chiesa accettandolo come autorevole. Se tutta la Chiesa accetta le attuali autocefalie come autentiche, allora non è necessario alcun Concilio ecumenico. Se Costantinopoli vuole cambiare o abolire l'ordine corrente, sta andando contro un accordo già esistente. Così il suo nuovo ordine sarà quello che sarà, insostanziale, e non esisterà in modo “pieno” senza l'approvazione di tutte le altre Chiese. Il metr. Hierotheos sta invertendo le cose e pone la "buona volontà" di Costantinopoli al di sopra della "buona volontà" di tutto l’insieme delle Chiese. Storicamente ed ecclesiologicamente nessuna parte della Chiesa ha l'autorità assoluta o l'ultima parola, ma solo l'accordo di tutto l’insieme delle Chiese. Spesso la prima parola autoritativa giunge da qualche parte inaspettata, qualcuno che non è immediatamente al comando (un diacono di Alessandria, un vescovo di Efeso, un monaco nel deserto) e poi la parola finale viene elaborata nel tempo come qualcosa di conciliare. La vita, l'ordine e la verità della Chiesa non sono la portata di un singolo Patriarcato né di un singolo Concilio. Costantinopoli potrebbe aver emesso i vari Tomoi, ma le circostanze storiche e il riconoscimento delle altre Chiese è ciò che ha reso la determinazione finale.

Natura delle due diverse ecclesiologie in scontro nell’Ortodossia, quella fanariota e quella di tutte le altre Chiese.

Vorrei sottolineare che ci sono due diverse ecclesiologie che emergono in questo momento, e non tutti hanno veramente osservato le implicazioni o le fonti delle opinioni che stanno sostenendo, quindi è bene portarle farle ulteriormente emergere.

Il primo punto di vista dell'autorità nella Chiesa potrebbe essere definito politico istituzionale. La fonte di questa visione è data dal modo con cui operano le organizzazioni politiche nel mondo. Ad esempio, nel mondo l'autorità finale spetta a un presidente e un congresso, o a una corte suprema nell'area giudiziaria, oppure potrebbe riguardare un autocrate di qualche tipo. Ciò che è comune a tutti questi casi è che l'autorità finale riguarda un uomo o un gruppo di uomini al vertice di una sorta di struttura autoritaria creata dall'uomo stesso.

La visione politica istituzionale della Chiesa postula una struttura autoritativa come questa. L'autorità si fonda su una particolare struttura gerarchico-sinodale pan-ortodossa, come un concilio ecumenico o panortodosso, o nel dominio giuridico, che spetta al Patriarcato di Costantinopoli, o nella Chiesa cattolica che riguarda il Papa come autocrate [3]. Mentre in una nazione questo riflette l'effettiva auto-comprensione del sistema legale della nazione stessa, la Chiesa ha una diversa auto-comprensione.

L'altra ecclesiologia comprende la Chiesa come una struttura spiritualmente e cristologicamente centrata. L'autorità finale non dipende da qualche vescovo supremo, ma riguarda la mentalità della Chiesa nel suo insieme, che è la mentalità di Cristo. Questa mentalità diventa evidente nel tempo mentre si avviene una lotta per sottomettersi alla verità di chi è Cristo, dei suoi obiettivi, dei suoi mezzi e delle sue operazioni.
Cosa significa questo nella vita reale? Nell'ordine delle cose del mondo la decisione di un dato corpo supremo è la più autorevole possibile. Se la Corte Suprema si incontra e decide cosa significa la legge, questo determina la fine di ogni discussione. Le unica alternative sono la sottomissione o la rivoluzione.

Tuttavia, la Chiesa non ha mai avuto alcuna “legge suprema”, nemmeno i Concili pan-ortodossi. Dei Concili panortodossi chiamati dagli imperatori in occasioni speciali alcuni furono rifiutati come Concili “di ladri”, altri accettati come “ecumenici”, cioè come espressione della verità universale della Chiesa. Quale autorità ha preso la decisione di quale Concilio accettare e quale respingere? Chi decide qual’è la verità universale della Chiesa? Non è il Concilio stesso [4]. Non è una particolare Chiesa locale. Piuttosto, un Concilio ha ricevuto l’autorità di ecumenico solo dopo che vi è stato l'accordo della Chiesa nel suo insieme. Questo accordo è qualcosa che avviene organicamente, non attraverso mezzi istituzionali. Come nota San Giustino Popovich, la Chiesa è un organismo divino-umano, non un’istituzione umana.

È anche degno di nota il fatto che le decisioni di un Concilio ecumenico non siano rese autorevoli dai Concili successivi, ma i Concili successivi confermano semplicemente ciò che è già riconosciuto e accettato.

Il termine “Theotokos” è divenuto un termine autorevole per la Vergine solo dopo essere stato confermato dal Concilio? O era già prima autorevole con l'uso tradizionale e l'accordo generale, e il Concilio si limitò a riconoscerlo tra la confusione suscitata da Nestorio? Allo stesso modo riguardo i canoni. La vita disciplinare della Chiesa non viene propagata dai Concili come una sorta di precedente legale. Piuttosto, la vita disciplinare della Chiesa è parte della sua vita pastorale e pratica fondamentale e i canoni disciplinari sono emessi come risposte a situazioni storiche particolari al fine di aiutare a mantenere questa vita diritta e in ordine. A differenza di una corte suprema o di un congresso, i Concili non sono una fonte di legislazione ma, piuttosto, un centro di verità attorno al quale può avvenire un chiarimento nel mezzo della confusione.

Nella Chiesa c'è spazio per l’azione di Cristo. Non c'è nessuna suprema fonte politica di autorità per creare ordine, piuttosto l'ordine di Cristo come Logos è la base della vita della Chiesa - il suo ordine incorporato nella creazione e che trova la sua espressione più perfetta nei santi, che è una presenza attiva e viva nella vita della Chiesa. Nella Chiesa questo ordine non è promulgato come una legge fatta da un uomo, ma è riconosciuto e sottomesso in quanto proveniente da e di Cristo. C'è un mutuo riconoscimento di Cristo in ognuno e in tutti i popoli che riconoscono Cristo nei vescovi e obbediscono loro, e i vescovi riconoscono Cristo l'uno nell'altro, riconoscendo l'esempio e l'insegnamento che Cristo e i santi ci hanno lasciato su cosa siamo come Ecclesia.

Le circostanze storiche fanno pure parte dell'autorità provvidenziale che Dio gioca nell'ordine amministrativo della Chiesa. Costantinopoli fu elevata al secondo posto contro il volere di Roma, ma questo ordine fu infine accettato come parte delle circostanze storiche. I vari cambiamenti nei confini, la perdita e la reintroduzione delle autocefalie sono state condotte in misura maggiore dalle circostanze politiche. La Chiesa fa tutto il possibile per fornirsi sia stabilità che flessibilità in modo da poter meglio vivere il suo scopo di santificare le persone con cui Ella dimora. Ma questa comprensione pastorale e spirituale dell'organizzazione della Chiesa è molto diversa da una comprensione politica della sua organizzazione.

Lo scopo di un'organizzazione politica è l'autoconservazione e l'aumento del proprio potere. Si organizza per promuovere questo scopo e questa autoconservazione è intesa in termini di certi poteri, strutture e risorse materiali. Lo scopo della Chiesa è di realizzare la deificazione dell'umanità e in definitiva di tutta la creazione. Si organizza in modo tale da realizzare questo obiettivo. Quindi parte di ciò che determina l'organizzazione della Chiesa è l'economia divina.

Economia non è semplicemente una sorta di condiscendenza da parte di un'autorità nei confronti di coloro che sono gli inferiori. L'economia è piuttosto la buona gestione della famiglia di Dio per realizzare la salvezza dell'umanità. Questa opera all'interno e nonostante le mutevoli circostanze politiche. La flessibilità di questa economia è mostrata nel modo in cui la Chiesa russa fiorì spiritualmente anche quando gli zar abolirono il Patriarcato facendone una Chiesa sinodale, e continuò a produrre santi quando i comunisti abolirono l'intera struttura gerarchica del potere. Questa economia funzionò anche sotto i modi innaturali del potere ottomano con cui promuoveva o rimuoveva vari patriarchi. La santità viveva ancora e prosperò pure in questa condizione. Nessuna struttura amministrativa è assoluta nella vita della Chiesa. Piuttosto, vi è sempre un adattamento a qualsiasi circostanza buona o cattiva in cui la Chiesa si trovi. Ciò che è coerente non è una struttura istituzionale-amministrativa o una fonte di autorità, ma piuttosto un certo modo di vivere in Cristo. È la mancanza di conoscenza di questa Via che può causare tanta confusione.

Conclusione

In sintesi, possiamo dire che le attuali Chiese autocefale esistono a discrezione e buon volere di Cristo. La loro esistenza è stata determinata sotto la provvidenza di Dio come risultato di circostanze storiche. Esistono secondo l'economia di Dio - la sua decisione che questo è il modo migliore per testimoniare e portare salvezza per coloro che sono sotto la Sua cura. Le azioni del Patriarcato di Costantinopoli erano parte integrante di questa cura. Tuttavia, le nuove Chiese autocefale esistono non solo secondo il volere e il riconoscimento di Costantinopoli, ma anche secondo il buon volere e il reciproco riconoscimento reciproco.

Ciò che ha portato alla situazione attuale sono questi tre elementi: circostanze storiche, riconoscimento reciproco e leadership di Costantinopoli. Se Costantinopoli ritira la sua approvazione, ciò non invalida l'esistenza di una Chiesa autocefala, ma mette semplicemente le cose in una situazione confusa come una sedia a tre gambe con una gamba rotta che non è più stabile. Non è necessario un Concilio per approvare ciò che già esiste e viene concordato e non vi è alcuna contesa. Un Concilio è necessario solo quando viene introdotta la confusione e quindi il lavoro del Concilio è quello di individuare e contenere la fonte di confusione, proteggendo il buon ordine e la verità della Chiesa.

Nonostante ciò posso simpatizzare con il Metropolita. Senza dubbio Costantinopoli potrebbe causare molto devastazione nella Chiesa greca e forse questo è ciò che il metr. Hierotheos sta cercando di far capire. Ha paura che se la sua Chiesa non collabora, il PC potrebbe persino decidere di revocare il suo Tomos. Ricordiamo i nostri fratelli e sorelle greci nella preghiera, poiché c'è tanta pressione su di loro e crediamo anche che Dio li guidi. Sono la primo ad ammettere che non capisco i retroscena delle lotte che accadono al suo interno. Ma alla fine Cristo sosterrà coloro che lottano contro di Lui e proteggerà quanti sono Suoi.
Anna Sticklers

Fonte: http://orthochristian.com/120444.html

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Note

[1] Vedi la dichiarazione del Metropolita in https://orthodoxie.com/metropolite-hierothee-leglise-de-grece-ne-peut-pas-contester-lautocephalie-en-ukraine/?goal=0_9357f9bbb5-6a4f41d518-54362315&mc_cid=6a4f41d518&mc_eid=fd80ae5f59
Quest’articolo è stupefacente per la sua partigianeria verso l’ideologia fanariota. Stupisce ancor più se si considera che il metr- Hierotheos sa bene qual è la vera ecclesiologia ortodossa che, in queste sue ultime affermazioni, nega. Ndt.

[2] Vedi http://orthochristian.com/116617.html

[3] L’autorità papale ha avuto un’evoluzione nel tempo sl punto che se paragoniamo le affermazioni e le decisioni di Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Pio IX ci troviamo senza dubbio variazioni sostanziali che portano il papato ad essere progressivamente un’autocrazia. Con Bartolomeo, il Patriarcato Ecumenico sta oggi divenendo un’autocrazia simile e la sua ecclesiologia è oramai assai simile a quella Cattolica. Ndt.

[4] Si consideri quest'affermazione, che poi ricalca parimenti quanto accadeva nella Chiesa antica, e la si confronti con le posizioni diametralmente opposte del Cattolicesimo nel secondo millennio che ha fatto del Concilio convocato dal papa un'autorità per se stessa a cui obbedire ciecamente. Ndt.


lunedì 1 aprile 2019

"Ortodossi" ucraini, concelebrano con preti cattolici in Slovenia


È un certo tempo che m'intrattengo ad osservare la situazione religiosa ucraina  complicata dalla creazione di una nuova "Chiesa" autocefala da parte del patriarca Bartolomeo,  generosamente ricompensato secondo non poche fonti e agenzie di stampa. La creazione di questa nuova "Chiesa" autocefala è andata contro tutte le regole previste nel mondo Ortodosso, regole che avrebbero chiesto maggior prudenza, un tempo di penitenza e una nuova imposizione delle mani su tutto il clero della precedente "Chiesa" dissidente, come NON è avvenuto. Al contrario, tale nuova "Chiesa" è stata  creata  senz'alcuna procedura regolare, violando i canoni e le prescrizioni antiche e con l'impeto personalistico e dispotico di Bartolomeo  che non ha voluto sentire consigli o critiche; Bartolomeo ha fatto spargere la voce che gli slavi sono contro i greci per il suo operato, una critica che è in realtà un paravento per ben altro. Così ultimamente si è irritato che una persona tutt'altro che antiellenica e pregiudizievole verso di lui, come l'arcivescovo di Tirana, abbia avanzato forti perplessità sul suo operato per il mancato riordino di chierici i quali, rebus sic stantibus, rimangono probabilmente dei semplici laici vestiti da prete (vedi qui). Ma Bartolomeo non vuole sentire obiezioni e sembra che il fatto di concelebrare con dei possibili laici non lo sconvolga affatto dal momento che lui, e nessun altro, ha deciso che non lo sono!!!
Nata senza osservare le tradizioni che la contraddicono, questa nuova "Chiesa" ucraina, continua ad operare senza attenersi a norme precise, anzi, sembrerebbe che ne prescinde con il tacito consenso o la tolleranza di Bartolomeo dal quale, di fatto, dipende (la sua autocefalia è più apparente che reale!). Ciò fa di essa il segno di una nuova ecclesiologia scismatica, a fianco di quella antica ortodossa e, soprattutto, la rende una base privilegiata per esperimenti e novità che dovrebbero condurre il mondo Ortodosso o ciò che di esso resterà, almeno nelle intenzioni di chi lo spera, all'unione con il mondo cattolico (modernista). Non a caso si parla sempre più insistentemente che l' "Unione" tra le due Chiese è prevista per il 2025, data simbolo in quanto anniversario del I Concilio di Nicea (325). Nel frattempo le due Chiese concelebrano già: sono già avvenute diverse concelebrazioni tra ucraini "ortodossi" e greco cattolici. Ultimamente, come in una certa misura è avvenuto in Slovenia vedi qui, questi "ortodossi" ucraini hanno concelebrato anche con preti latini. Bisogna precisare che questi esperimenti e "unioni" non sono il frutto di un amore per la fede e la verità, semmai di una sua incredibile relativizzazione e, perciò, oltre a creare ulteriore confusione, espanderanno ambienti fittizi solo nominalmente cristiani ma di fatto tagliati fuori dall'Una Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Un vero e proprio spirito di apostasia e di pratico indifferentismo si diffonde a macchia d'olio nelle strutture ecclesiastiche dell'antica Europa...