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lunedì 21 gennaio 2019

La riscrittura del canto gregoriano


Questo post ha un carattere eminentemente utile e pratico, particolarmente per chi si trova nel bisogno di trascrivere il canto gregoriano e non ha un programma adeguato per farlo. Qualche tempo fa l'Abbazia di Fontgombault (Francia) aveva diffuso un programma per tal scopo ad un prezzo, però, piuttosto elevato.
Recentemente si è sviluppato in rete un sistema in grado di sopperire magnificamente questo programma e per giunta gratuitamente. L'importante è avere un po' di pazienza per imparare, ben sapendo che questo tipo di attività richiede una sorta di "amanuense informatico".
Il sistema per scrivere in gregoriano a cui faccio riferimento si denomina con un acronimo GABC. Lo illustrerò brevemente, poi lascio ad ognuno provarlo. Provarlo con costanza è l'unico modo per impratichirsi ed avere una certa maestria e velocità.

Facciamo un esempio. Desidero riscrivere il dodicesimo responsorio dei mattutini per l'Ascensione del Signore, secondo la consuetudine monastica. Questo responsorio finora non è stato trascritto da nessuno. Il testo si trova nel Liber responsorialis [...] juxta rituum monasticum, Solesmes 1895, pp. 106-107.
Qui sotto abbiamo una schermata tratta dalla p. 106. Se la vogliamo ingrandire basta solo cliccarci su.


La grafica, come si vede, lascia a desiderare. D'altronde siamo in presenza di una scannerizzazione in pdf di un libro della fine dell'800.
Il primo passo per riscrivere questo testo è andare a questo link nel quale abbiamo una vera e propria "tavola compositiva". All'inizio, per semplificarci la vita, è bene cliccare su "Show separate text boxes".  
In questo modo, avremo una situazione simile all'immagine sottostante:


Il quadro in alto a sinistra ha solo il testo, quello a destra le note indicate con simboli e lettere dell'alfabeto, secondo le indicazioni che troviamo qui e che vediamo in parte nella foto sottostante. Il terzo quadro ci presenta direttamente il risultato del nostro lavoro.


Il lato più interessante del programma di riscrittura on-line è quello di poter ascoltare direttamente la melodia trascritta, cliccando su una delle note del testo, come vediamo nella seguente schermata.


Una volta riscritto il pezzo e controllato in ogni sua parte, lo si salva con l'estensione .svg come nell'immagine sottostante.


 Il file, può quindi essere successivamente elaborato utilizzando un programma di grafica vettoriale, come inkskape. Aperto con quest'ultimo programma, lo si può perfezionare, utilizzando altri font, colorando alcune sue parti come le righe del tetragramma, vedi immagine sottostante.


Terminato questo lavoro, il file può essere salvato in vari formati, vettoriali e non. È molto pratico salvarlo in un formato grafico .png ad alta risoluzione (600 punti/pollice) in modo da poterlo, in seguito, inserire in pubblicazioni, come nella foto sottostante.


Certamente è richiesta una buona dose di pazienza ma il risultato compensa ampiamente lo sforzo profuso. Buon lavoro!



venerdì 11 gennaio 2019

Tempo liturgico, tempo cosmico.

Il fluire del tempo è un’esperienza che si accompagna all’intera nostra esistenza. Il tempo, assieme allo spazio, sono le prime due realtà di cui facciamo esperienza già dalla nostra più tenera infanzia. Tuttavia, riguardo alla coscienza del tempo, non tutti sono in grado di fare delle basilari distinzioni.
Possiamo distinguere il tempo in oggettivo, ossia strumentalmente misurabile, e in soggettivo, ossia percepito dal singolo. Non sempre i due coincidono: un’ora di orologio può sembrare un’eternità ad alcuni e un tempo rapidissimo ad altri. Queste differenze dipendono dalle condizioni psicologiche del soggetto, dalla sua età (ordinariamente quando si è molto giovani il tempo sembra essere sempre molto lento, a differenza di chi è anziano) e da altri fattori.
Nel Cristianesimo esiste un’ulteriore fondamentale differenza per cui il tempo si divide in liturgico (o sacro) e cosmico (o profano). Iniziamo a considerare quest’ultimo.

Il tempo cosmico è quello soggetto alle incombenze e alle ansie quotidiane; è il tempo in cui si sperimenta la caducità delle realtà e di se stessi. Il salmista è più che esplicito quando dice: “Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore? Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? L’uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa” (sl 144, 3-4).
Il tempo cosmico, o profano, è soggetto all’ansia, alla fretta, all’inquietudine al punto che perdere una corsa alla metropolitana (pur sapendo di averne una cinque minuti dopo) fa irritare alcuni. Perciò, per la Chiesa, il tempo cosmico è espressione dell’uomo ferito dalle conseguenze del peccato adamitico, dell’uomo che ha perso il centro di se stesso e si è disperso in mille contingenze, il che può portare in casi estremi all’alienazione. Certamente la civiltà agricola, che conosce ritmi più rilassati, in un certo senso aiuta l’uomo ma non si deve dimenticare che la civiltà industriale e quella postindustriale hanno solo accelerato certi fenomeni di deterioramento sempre esistenti al mondo. Il tempo stressante delle metropoli attuali è sicuramente l’esempio più eclatante di tempo cosmico e di conseguente modo innaturale di vivere.

Il tempo liturgico, o sacro, è quello che accompagna un rito simbolico. Prima di tutto si deve osservare che, in tal condizione, pure il tempo diviene un simbolo. Quando nelle antifone latine o negli apolytichia bizantini si canta la parola “oggi” (hodie, symeron) s’intende “in questo preciso istante” anche se l’istante commemorato è accaduto molto tempo fa. Questo, perché esiste una connessione tra il momento celebrativo e l’avvenimento celebrato, connessione misteriosa ma reale; una riattualizzazione che è alla base del cosiddetto “memoriale” della liturgia ebraica da cui quella cristiana ha preso spunto. Il “memoriale eucaristico”, ad esempio, non è la semplice memoria di un evento accaduto nel passato (la crocefissione, morte, sepoltura e resurrezione di Cristo) ma la riattualizzazione odierna di quell’unico passato avvenimento.
Perciò la tradizione ecclesiastica crede che ogni elemento nel rito simbolico cristiano si trasfigura dal momento che tale rito è posto in un limes, in una zona di confine tra il mondo creato (soggetto alla decadenza e alla morte) e quello increato (il mondo divino o trascendente) [1]. Il pane eucaristico diviene sacramento di vita immortale per la volontà di Cristo e perché è realizzato in tale rito sotto certe condizioni.
Questo è, in qualche maniera, più o meno noto. Quello che, invece, pare disconosciuto è che pure la percezione del tempo, nello svolgimento del rito, subisce un cambiamento e non potrebbe che essere così se la liturgia si mantiene nei canoni tradizionali. La coscienza di ciò spiega perché le liturgie antiche erano stabilite per durare anche molto, dal momento che, con dei fedeli preparati, il cumularsi del tempo non avrebbe più esercitato loro una tediante tirannia. L’esortazione del Cherubikòn bizantino è, in tal senso, molto eloquente: “Noi che misticamente raffiguriamo i cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l'inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione […]”.
Deporre ogni preoccupazione mondana, ossia legata al tempo cosmico, è essenziale per poter entrare nel mistero celebrato e dimorarvi iconizzando addirittura i cherubini. Con una preparazione psicologica e spirituale di tal tipo, il fedele fa della chiesa l’intimo della propria casa, entra nel suo cuore, e la percezione soggettiva del tempo cambia anche se, oggettivamente, il tempo scorre come sempre. Il fedele sa che agli occhi di Dio “mille anni sono come il giorno di ieri che è passato” (sl 89, 4) ma sa pure che, vissuta nel proprio cuore, la liturgia, anche se lunga, scorre come l’attimo appena trascorso.

Nel mondo cattolico fino al recente Concilio vaticano II, le liturgie avevano consuetudinariamente mantenuto la loro tradizionale lunghezza, soprattutto se si trattava di liturgie pontificali o di celebrazioni per determinate circostanze. Le liturgie latino-cattoliche erano quanto di più patristico era rimasto al Cattolicesimo, nonostante diversi loro inevitabili rimaneggiamenti lungo i secoli. Mi riferisco, ad esempio, al rito di benedizione dell’acqua da farsi alla vigilia dell’epifania nella consuetudine moldava attorno al 1850 in cui, tra letture, processioni, canti, esorcismi e benedizioni, si stava in chiesa per due ore [2].
D’altronde, i riti della Settimana santa, oltre ad essere particolarmente suggestivi, erano caratterizzati per la loro grande durata.
Ciò che ha rovinato la liturgia cattolica tradizionale è stato un diffuso formalismo con il quale veniva eseguita, formalismo non di rado privo di profonda spiritualità. Oltre a questo dato, c’era una sorta di dovere morale molto rigido al quale i fedeli dovevano senza dubbio obbedire.
Un’impalcatura sorretta dalla rigida norma o prima o poi non poteva che crollare e perché ciò si verificasse è bastato solo allentare la norma stessa. Le prime vittime di tale rovina sono stati i chierici i quali, spiritualmente anemici, hanno immediatamente fatto entrare il tempo cosmico nella Chiesa. D’ora in poi tutto doveva essere regolato dalla sopportabilità dell’uomo della strada [3]: se delle persone comuni non erano in grado di tollerare una Messa per più di quaranta minuti, era severamente deprecato sforare tale termine. Perché questo cambiamento fosse accettato gli è stato dato l’appellativo di “pastorale”. Con la definizione di “esigenza pastorale” è stata dunque diffusa ogni innovazione, anche la più assurda e antitradizionale. A nessuno è venuto in mente che, se nell’antica tradizione non era così, forse esisteva un motivo non banale. Si sono poi cercate delle spiegazioni sociologiche: “Un tempo la società era più lenta ed è perciò che la Chiesa rifletteva tale caratteristica nella liturgia. Oggi che la società è così veloce la Chiesa non può rimanere ancorata ad un tempo passato” [4].
A nessuno è venuto in mente che la velocità del tempo presente ha il pregio di sottolineare la differenza tra il tempo cosmico e quello liturgico o sacro e che tale differenza, proprio perché essenziale, non dev’essere soppressa ma motivata seriamente.
L’ignoranza reale dell’ethos patristico e l’indifferentismo nei riguardi della vita mistica e monastica hanno contribuito a far irrompere il tempo cosmico nel santuario per cui le celebrazioni cattoliche sono divenute sempre più scandite dall’orologio che ha iniziato a fare bella mostra di sé su qualche pilastro o muro della chiesa.
Questa mentalità modernista (è giusto definirla con il loro nome!) è così forte che perfino nel milieu tradizionalista cattolico alcuni sono particolarmente afflitti quando si trovano di fronte ad una celebrazione che dura qualche minuto in più del tempo previsto: il mondo con le sue impellenze non può aspettare!
Se il tempo cosmico inizia a invadere il momento liturgico è inevitabile che questo decada e divenga come ogni evento mondano, privo di valenza simbolica, incapace di legare il fedele alla dimensione trascendente, come di fatto accade. La spettacolarità di alcune liturgie moderniste in campo cattolico non è che una conseguenza perfettamente logica di tutto un modo d’intendere e vedere prettamente secolarizzato.

Nell’Oriente cristiano le situazioni sono più o meno diversificate: esistono luoghi in cui la liturgia è vissuta piuttosto formalmente, un po’ come prima del crollo del mondo cattolico, negli anni cinquanta, e luoghi in cui la liturgia ha un vero rimando al mondo dello spirito. In alcuni siti russi s’incoraggia i fedeli a resistere anche cinque o sei ore in chiesa e in piedi con precise motivazioni:
“Stare in piedi rimane la regola e la posizione standard dei credenti che pregano nelle chiese russe è quella retta. ‘Come candele accese’, dicono le mamme russe ai loro figli […]. Stare in piedi durante la preghiera era quindi regola consuetudinaria tra gli ebrei, com’è dimostrato nei loro scritti. Alla maniera della Chiesa celeste e dell’Antico Testamento, i cristiani ortodossi hanno mantenuto l'usanza, fin dai tempi apostolici, di stare in piedi durante le divine funzioni. La correttezza di tale pratica è evidente dalle scritture del Nuovo Testamento […]. Stare in piedi durante le funzioni in chiesa ci mostra d’essere umili servi, pronti, attenti e disposti a servire Dio” [5].
Tutto ciò non è obbligatorio per coloro che, per ragioni di età o di malattia non sono in grado di farlo ma è un dovere per tutti gli altri.

Impressiona vedere come il decadimento liturgico nell’Occidente cristiano sia iniziato lentamente per gradi e abbia impiegato vari secoli: ciò ha inizialmente comportato la postura, con la comparsa di panche e banchi per rendere più agevole la presenza in chiesa, ha poi comportato la scomparsa progressiva di diversi atti (prostrazione, inchini di capo, inchini di busto) [6] con il mantenimento sostanzialmente di sole tre posizioni; in piedi, in ginocchio e seduti. Recentemente, oltre ad aver di fatto abolito la posizione in ginocchio, il tempo cosmico ha fatto irruzione nella chiesa infrangendo non di rado la simbolicità del culto cristiano e quindi la sua efficacia.

In Oriente le cose si sono mantenute com’erano anticamente ma ci sono aree che manifestano già la possibilità di un futuro decadimento mentre altre paiono ancora vive e resistenti. Laddove è possibile si deve insistere, con opportuna catechesi o mistagogia, che il tempo liturgico o sacro ha il suo senso nella vita del fedele, senso legato all’interiorizzazione della preghiera e alla sua cristificazione. Se ciò non è fatto, non ci si meravigli se poi il Cristianesimo scompare.

P.C.
© 2019

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Abstract

In the tradition of the ancient Church the concept of liturgical or sacred time – the time dedicated to prayer –, had to be clear. It is no longer so at present because the time lived in the secular world ends up also marking the liturgical prayer. The harmful consequences are not slow to arrive.

Nella tradizione della Chiesa antica doveva essere chiaro il concetto di tempo liturgico o sacro, ossia il tempo dedicato alla preghiera. Non è più così attualmente poiché il tempo vissuto nel mondo secolare finisce per scandire anche la preghiera liturgica. Le conseguenze dannose non tardano ad arrivare.

NOTE

[1] È particolarmente importante avere coscienza che la realtà nella quale viviamo è il costante incontro tra realtà creata e realtà increata, come specifica la teologia cristiano-orientale. In caso contrario, esiste un effettivo isolamento di Dio nella sua sfera “soprannaturale” e un'indipendenza totale della realtà creaturale. Di qui, non è possibile credere ad alcuna trasfigurazione del mondo naturale e di tutti i suoi elementi creati.
[2] Non dispongo di riferimenti bibliografici precisi riguardo a questo rito, recentemente celebrato a Mariano del Friuli, in diocesi cattolica di Gorizia. Posso, però, riferire un link in cui è possibile reperirne il testo.
[3] L'idea stessa di “sopportabilità” attribuita al culto cristiano denuncia un reale distacco tra questo e la vita delle persone. Non parliamo mai, infatti, di “sopportabilità” per tutte le funzioni o attività che ci mantengono in vita: non “sopportiamo” il battito del cuore, la respirazione, l'amore dato e ricevuto, ecc. Se “sopportiamo” la liturgia, vuol dire che la preghiera della Chiesa non ha nulla a che fare con la nostra esistenza.
[4] Questo tipo di spiegazione viene diffusa negli istituti teologici e di formazione per laici e clero cattolici. Ognuno può vedere che qui la Chiesa e quanto la contraddistingue è spiegata con riferimenti praticamente mondani il che stride non poco se si considera la natura e la finalità della stessa.
[5] Vedi QUI.
[6] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Il gesto nel medioevo, Laterza editrice, 1999.

mercoledì 19 dicembre 2018

L’ “Ortodossia” parallela


Alla fine ci è riuscito. Non si fermato neppure davanti all’ultimo invito del Metropolita Ilarione di Volokolamsk (Chiesa russa), il quale lo supplicava di fermarsi poiché, allora, era ancora possibile [1]. Bartolomeo ha tirato diritto e, finalmente, venerdì scorso attraverso un suo delegato ha approvato il “Concilio di riunione” che ha sancito la creazione di una Chiesa ortodossa ucraina sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli. Tale Chiesa unirebbe due giurisdizioni irregolari o anticanoniche: quella del “Patriarcato di Kiev” con a capo il cosiddetto “patriarca” Filarete e quella della “Chiesa autonoma ortodossa ucraina” con a capo il metropolita Macario. 
Bartolomeo non ha dubbi: “Ho obbedito al desiderio del popolo”, disse già qualche tempo fa’. Ma il popolo non ha voluto questa creazione prevalentemente politica, ardentemente sollecitata dalla politica americana, per la quale insistenti voci affermano che il prelato costantinopolitano abbia ricevuto 25 milioni di dollari come compenso. La Chiesa ortodossa ucraina maggioritaria, quella canonica, alla quale fa riferimento l’80% della popolazione non ha mai voluto sottomettersi a quella che si può definire una Chiesa fittizia, voluta dal presidente ucraino e dal patriarca Bartolomeo. Il capo della Chiesa ucraina regolare, il metropolita Onofrio, l’ha più volte ribadito e ha vissuto questi eventi come un’invasione della propria casa [2]. A peggiorare la situazione c’è il fatto che, con questa nuova creazione, Bartolomeo ha messo in campo “poteri speciali” che, secondo lui, apparterrebbero esclusivamente e personalmente al patriarca costantinopolitano, poteri che gran parte dell’Ortodossia gli contesta. Evangelos Benizelos, nel sito “Fos Fanariou”, espressione ufficiosa del pensiero fanariota, ossia di Bartolomeo, afferma pressapoco che tali poteri appartenevano un tempo al papa di Roma ma che si sono trasferiti nella persona del patriarca ecumenico, poiché il papa è caduto nell’eresia uscendo dall’Ortodossia. Questo comporterebbe una visione di Chiesa differente, rispetto a quella dell’Ortodossia classica, che eredita sostanzialmente la visione patristica, e contribuirebbe a creare un’Ortodossia parallela in cui il volere del primo gerarca non è vincolato da nessuno. A somiglianza del papato del secondo millennio (non di quello del periodo precedente, come si vorrebbe far intendere), la decisione patriarcale non può essere contrastata da nessuno e il patriarca ecumenico può entrare nel territorio di pertinenza di un altro patriarca o in qualsiasi giurisdizione ecclesiastica nel mondo revocando, come e quando vuole, l’autonomia di quella regione. 
È questo pensiero che ha reso possibile la nascita della nuova Chiesa in Ucraina. Ma ciò è il più grave errore commesso nella storia del Patriarcato Ecumenico, secondo l’autorevole parere di un metropolita serbo ortodosso [3]. E, d’altronde, come ciò è successo in Ucraina, d’ora in poi può ripetersi ovunque. Purtroppo l’Ucraina è l’esperimento più riuscito di tale nuova politica poiché non si ha avuto neppure scrupolo di utilizzare il “braccio secolare” servendosi della forza per ottenere da 12 vescovi ortodossi della Chiesa canonica una dichiarazione in base alla quale essi non avevano nulla da opporre al concilio di Unione e segnalavano la loro preferenza per il futuro capo della nuova Chiesa. La polizia ha pure tentato di fermare in aeroporto un vescovo malato che stava per recarsi all’estero per delle urgenti cure [4]. L’inizio del “Concilio di unione”, che alcuni prelati ortodossi già chiamano “Concilio di briganti”, ha ritardato di alcune ore: la polizia era impegnata a convincere i 12 vescovi a recarsi personalmente all’evento. Alla fine sono arrivati solo 2. Non si può non intuire dietro a questa forza coercitiva la volontà del presidente ucraino Poroshenko e di Bartolomeo. Il ritardo è stato determinato anche da beghe interne al "Patriarcato di Kiev" dove lo pseudo patriarca Filarete aveva già deciso chi avrebbe dovuto vincere [5]. Così, l’elezione del capo di questa Chiesa fittizia è caduta sul giovane Epifanio Dumenko, “metropolita”-braccio destro del “patriarca di Kiev”, persona facilmente influenzabile. Non è dunque azzardato pensare che questo “patriarca”, giudicato come altamente pericoloso e inattendibile, servendosi del suo uomo di fiducia muoverà di fatto i fili della neonata istituzione. 
Purtroppo questo “Concilio di unificazione” ha causato una spaccatura e non ha affatto potuto superare una grossolana anomalia: in uno stesso territorio esiste una Chiesa regolare (o canonica), quella del patriarcato russo e che Costantinopoli non legittima più e un’altra fittizia sotto Bartolomeo  [6]
È un po’ come se nel Cattolicesimo regnassero e comandassero simultaneamente due papi in disaccordo tra loro. 
Tale spaccatura corre il rischio di esportarsi su scala mondiale. Tanto per iniziare, questa situazione anomala corre il rischio di ripetersi in Grecia e sono stati già fondati i suoi possibili presupposti. Alcuni mesi fa nel centro d’Atene sembra che il premier Tsipras abbia  concesso dei territori a Bartolomeo per la costruzione di un palazzo finalizzato ad essere sede di uffici ecclesiastici. Gli ecclesiastici greci più accorti ora temono la fine dell’autonomia della Chiesa di Grecia e la creazione di una struttura parallela simile a quella creata in Ucraina. È veramente la nascita di un’altra “Ortodossia” a fianco e contro quella che abbiamo fino ad ora conosciuto, un’ “Ortodossia” che non retrocede neppure quando si utilizzano mezzi coercitivi e si può innescare un conflitto sociale come succede in Ucraina. 
In Occidente qualcuno continua a dire che Bartolomeo è “uomo di pace”, come ultimamente abbiamo sentito per bocca dell’arcivescovo di Venezia, il patriarca Moraglia [7], ma la realtà sembra essere completamente diversa. Tale diversità non è neppure colta da quotidiani nazionali come Avvenire, che si limitano a vedere giochi politici in cui è stranamente assente l'America ma è più che mai presente la Russia [8]. Tuttavia, ci sono delle avvisaglie che fanno credere che la nuova Chiesa darà del filo da torcere a Bartolomeo che si è messo contro tutta l'Ortodossia pur di crearla [9]

Questo è il sito dal quale è stata tratta l'immagine di apertura.

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[1] Vedi qui.  
[2] Vedi qui.  
[3] Vedi qui.  
[4] Vedi qui.  
[5] Vedi qui.
[6] Purtroppo oltre questa anomalia esistono diverse contraddizioni: la principale è che il metropolita a capo della nuova Chiesa ha un’ordinazione dubbia e per non poche Chiese ortodosse invalida il che richiederebbe una riordinazione sotto condizione, cosa che Bartolomeo non ha in mente di fare poiché ha già deciso di concelebrare con questo prelato il 6 gennaio, data in cui gli conferirà il Tomosdocumento che certifica l’autocefalia della Chiesa parallela ucraina (Vedi qui). Quest’atteggiamento di Bartolomeo non solo confligge con quanto tenuto fino ad un recente passato ma pure con la prassi di riordinare i chierici provenienti dal Cattolicesimo. 
Un’altra palese contraddizione è che, fondando questa Chiesa parallela, Bartolomeo alimenta il filetismo, ossia l’atteggiamento di chi si serve della Chiesa per alimentare lo spirito nazionalistico, laddove fino ad un recente passato lo contraddiceva appellandosi ad una nota enciclica dei patriarchi orientali contro il filetismo stesso, ricordata nel recente concilio di Creta. 
[7] Vedi qui.
[8] Vedi qui. 
[9] Si è diffusa la notizia che il metropolita Epifanio, a capo della nuova Chiesa, non abbia commemorato il patriarca russo in una liturgia da lui presieduta, la qual cosa non solo è indice chiaro di rottura ma contrasta la politica di Bartolomeo il quale chiede tale commemorazione per dimostrare che la rottura non sta dalla sua parte.

martedì 11 dicembre 2018

L'Oriente cristiano spaccato

Riporto una lettera che un metropolita ucraino ha inviato come risposta all'invito del patriarca greco-ortodosso Bartolomeo per la partecipazione al concilio ucraino che dovrebbe unire tutte le Chiese di quella nazione. Da recentissime notizie si apprende che tale concilio (che si celebrerà il giorno 15 dicembre) pare già fallito prima di celebrarsi perché non solo la maggioritaria Chiesa ortodossa (canonica) ucraina non vi parteciperà ma perfino qualche chiesuola scismatica (da Bartolomeo "regolarizzata") vi sta mettendo i bastoni tra le ruote.
Quest'iniziativa parte da ragioni prevalentemente politiche, si serve della Chiesa ponendosi di fatto contro di essa e usa come "grimaldello" il patriarca Bartolomeo che dice di parlare a favore di un popolo almeno per l'80 per cento contrario alle sue decisioni.
La lettera che segue sembra ricalcare la migliore polemica bizantina del IX secolo solo che, in luogo di essere rivolta contro il Cristianesimo occidentale come allora, è rivolta contro Bartolomeo. È la più chiara testimonianza che oramai ci troviamo dinnanzi ad una spaccatura sempre più profonda dove Bartolomeo rimarrà isolato e non rappresenterà altro che se stesso.
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Caro leale suddito della Repubblica turca, signor Bartolomeo!
(meglio conosciuto come "Patriarca ecumenico")


Abbiamo appreso dai mass media che sta inviando inviti per il "Concilio degli empi" (Sal 1, 1) tramite funzionari governativi.
A tal proposito, mi permetta di esprimere a lei e ai suoi inviati la mia sentita gratitudine per gli sforzi da lei compiuti attraverso l'apparato statale ucraino e il raggiro delle norme di diritto canonico per distruggere la Chiesa ortodossa ucraina (i successori della Chiesa nata dalle fonti del Dnieper), precedentemente riconosciuta da lei come l'unica Chiesa canonica ortodossa in Ucraina!

Chiederà: "Grazie per cosa?". Per le sue azioni che contribuiscono a fare entrare nel Regno di Dio il  nostro gregge ortodosso, sottoponendolo alla discriminazione e alla persecuzione attualmente in corso. Sfortunatamente forse non conosce il saggio detto della nostra gente: "L'amore non può essere forzato". Le sue azioni sono quelle di un uomo accecato dal bagliore illusorio dell'autorità di Cesare. Con la sua partecipazione a progetti politici volti a dividere l'unità della Chiesa, ha già posto in serio dubbio il suo stato di primo gerarca onorato nell'Ortodossia. Oggi lei dichiara che nella sua persona rappresenta "la Chiesa Madre" per il popolo ucraino. Tuttavia, per qualche ragione lei agisce come l'ispiratore ideologico di una campagna su larga scala volta a incitare l'odio verso la UOC [la Chiesa ortodossa ucraina canonica], il sequestro dei suoi luoghi sacri, la persecuzione del suo gregge e l'indebolimento della posizione dell'Ortodossia in Ucraina favorendo il momento di raccolta della "crociata" uniate sulle terre native ortodosse! Che tipo di madre è quella che aiuta a torturare il suo bambino?
Coloro che attendono il rapido avvento del Tomos [= il documento redatto da Bartolomeo con cui si dichiara la nascita di una nuova Chiesa indipendente e unica in Ucraina] non temono di gridare questi slogan ai loro raduni: "Morte al nemico!" e sotto le mura della nostra amministrazione diocesana: "Sacerdoti di Mosca al patibolo, come i comunisti!". Ecco come i suoi nuovi alunni trattano noi e la Chiesa ortodossa ucraina nel suo insieme, essendo in comunione eucaristica con la Sede a lei affidata. Cose terribili stanno dietro a questi slogan: il dominio della convenienza politica in ogni questione importante della vita della Chiesa, il regno della persecuzione totale contro una Chiesa che non corrisponde alla linea ideologica generale dell'élite dominante, la profanazione di luoghi e oggetti santi e la perversione dei canoni da parte di avversari di lunga data dell'Ortodossia, che ora si stanno attivamente mascherando con le vesti dei sostenitori del progetto autocefalo e vengono da lei sollecitati.
Lei è pronto a credere nel "Dio nazionale ucraino" o questo è solo un tentativo di portare la nostra gente sotto il suo omoforio [= sotto la sua giurisdizione]? O, piuttosto orribilmente, i processi provocati da lei hanno per base dei normali interessi mercantili?
Nei suoi tentativi di assoggettare tutte le Chiese ortodosse al trono di Costantinopoli [...], dimentica che a Bisanzio non ci fu un prete ma un Cesare, ed è un impero che non esiste già da molti secoli. Uno dei motivi per cui è sparito - forse il principale - è che in quel momento, alcuni dei suoi predecessori, i patriarchi bizantini, permettevano alla fede di divenire un elemento contrattuale nei giochi della grande politica. È un peccato che lei non ne tenga conto o lo abbia deliberatamente dimenticato. Dopotutto, più di 500 anni fa, fu proprio il tradimento della fede ortodossa da parte di Costantinopoli e la sua adesione all'Unia con Roma, non le condizioni geopolitiche di quei tempi, che divennero una forza trainante nell'Ortodossia ottenendo l'indipendenza da Bisanzio delle terre della Rus'.
Grazie, signor Bartolomeo, per aver aiutato la nostra salvezza. Il clero che, per una ragione assurda, il suo trono immagina appartenergli, e il gregge le chiedono solo questo: cosa le ha impedito di ascoltarci in primavera? Cosa le ha offuscato la mente per cui si considera il Patriarca di tutto il mondo? Forse il suo prossimo passo sarà l'affermazione che lei ha creato questo mondo dal nulla?
Con gratitudine e speranza nell'ammonizione di Dio per ciascuno di noi,
LUCA
METROPOLITA DI ZAPOROZHYE E MELITOPOL
11/12/2018

Tradotto da: http://orthochristian.com/117824.html da cui è stata tratta l'immagine iniziale.

mercoledì 5 dicembre 2018

Intervista al metropolita Ilarione (Alfeyev) di Volokolamsk sulla situazione attuale in seno all'Ortodossia

Entretien avec le métropolite Hilarion (Alfeyev) de Volokolamsk, président du département des relations extérieures du Patriarcat de Moscou

La prima domanda che le pongo è una domanda attuale: purtroppo tutti sono sorpresi dalla decisione del patriarca Bartolomeo di sciogliere l'arcivescovato russo dell'Europa Occidentale. Qual'è il suo parere?

Non sono stupito da questa decisione perché recentemente il patriarca Bartolomeo ha per così dire "soppresso" l'esistenza della Chiesa ortodossa ucraina comprendente più di duecento monasteri e due milioni di fedeli ortodossi. Il patriarca Bartolomeo ha deciso, non si sa perché, di avere il diritto di creare nuove Chiese, sopprimere altre, legittimare delle entità scismatiche, di sollevare da anatemi proclamati dalla Chiesa ortodossa locale. Tutto ciò è per noi inspiegabile e l'azione del patriarca Bartolomeo non è soggetta ad alcuna logica, né dal punto di vista canonistico né dal punto di vista del semplice buon senso. L'"avventura" lanciata dal patriarca Bartolomeo in Ucraina comporta molti dolori agli ortodossi ucraini poiché, per la prima volta nella storia della Chiesa, l'autocefalia non è richiesta ma imposta forzatamente. La maggioranza dei fedeli ucraini appartiene alla Chiesa ucraina del patriarcato di Mosca e non desiderano l'autocefalia e non accetteranno alcuna autocefalia imposta dal patriarca Bartolomeo. Ciononostante sentiamo sempre che il Fanar ha deciso di concedere l'autocefalia all'Ucraina e al suo popolo. Il presidente Poroshenko dice che è una questione già decisa. Io penso che la soppressione dell'esarcato s'iscrive in questa logica ma non vorrei commentare poiché l'esarcato stesso deve porre una risposta a questa decisione, ossia di continuare ad esistere o ad essere soppresso.

Riguardo all'Ucraina, la decisione della Chiesa ortodossa russa è, dunque, di rompere la comunione dicendo che la Chiesa di Costantinopoli si trova nello scisma. Così lei si esprime il 27 ottobre scorso nella trasmissione "La Chiesa e il mondo": "Avendo rotto la comunione con Costantinopoli noi dichiariamo che Costantinopoli si trova nello scisma". Dunque siccome lei utilizza il termine "scisma", mi permetta di riportare la lettera canonica di san Basilio indirizzata a sant'Anfilochio d'Iconio nella quale egli elenca le tre categorie di fedeli che si sono trovati fuori dalla Chiesa: gli eretici, gli scismatici e i parasinàgoghi. Dunque, queste categorie, per san Basilio, sono al di fuori della Chiesa. Conseguentemente se diciamo che il patriarcato di Costantinopoli si trova nello scisma, vuol dire che sono al di fuori della Chiesa. Ora oggi nessuna Chiesa locale considera il patriarcato di Costantinopoli al di fuori della Chiesa. Recentemente abbiamo visto il patriarca di Costantinopoli concelebrare con il patriarca Daniele di Romania. Qual'è, dunque, il suo parere?

Non possiamo applicare questa logica alla realtà della Chiesa. Esiste un ammirabile articolo dell'arciprete Giorgio Florovskji sui limiti della Chiesa, sulle frontiere della Chiesa. Egli tratta delle frontiere terrestri della Chiesa e dei rapporti che intrattengono con tali frontiere quelle comunità considerate scismatiche. Se noi abbiamo rotto la comunione con il patriarcato di Costantinopoli, abbiamo fissato, così, la nostra attitudine nei riguardi dell'azione del patriarcato di Costantinopoli. L'ultima volta avevamo avvertito il patriarca Bartolomeo in occasione della visita del patriarca Cirillo ad Istanbul per prevenirlo dalle conseguenze che avrebbero comportato le azioni costantinopolitane. Purtroppo Bartolomeo non ha ascoltato né gli avvertimenti del patriarca Cirillo né quelli di altri vescovi che lo avvisavano delle conseguenze di tali azioni. Nessuna Chiesa locale ha sostenuto l'azione del patriarca Bartolomeo in Ucraina. Alcune lo hanno apertamente criticato. Altre sono silenti e attendono che questa triste storia termini ma alcuna Chiesa ha sostenuto il patriarcato di Costantinopoli in quest' "avventura" lanciata in Ucraina. Se si tratta della rottura delle relazioni è una misura da noi adottata con molta tristezza ma i canoni della Chiesa non ci hanno dato alcun'altra possibilità di reagire al banditismo - non avrei altro modo per definirlo - del patriarca Bartolomeo e dei vescovi che l'hanno sostenuto. Quest'azione non può essere definita se non come criminale. Il patriarca Bartolomeo, quando ultimamente ne ha parlato, ha detto che per creare una nuova Chiesa autocefala e per togliere gli anatemi di un'altra Chiesa locale l'accordo con la Chiesa locale non è necessario. Egli stima che è sufficiente se stesso per risolvere tutte queste situazioni. Abbiamo, dunque, un papa nell'Ortodossia? Ma noi non abbiamo un papa e non lo possiamo accettare. Ho forti dubbi che le Chiese locali lo possano accettare! Il papismo è proprio al Cattolicesimo e non è mai esistito nel sistema ortodosso. Noi siamo un insieme di Chiese autocefali locali. Ogni Chiesa è responsabile dei suoi fedeli. Le decisioni del nostro Sinodo sono state considerate unanimemente. Tali decisioni sono sostenute dall'appoggio dei fedeli. Dalle metropoli, dalle parrocchie, dalle diocesi, tutti si uniscono a queste decisioni poiché non si può agire diversamente ad azioni criminali.

In effetti, il problema di fondo è la questione del primato. Perché il primato e a cosa serve il primato? Tutte le Chiese considerano che esiste un'autorità onorifica nel patriarcato di Costantinopoli ma recentemente, da parte dei gerarchi del patriarcato costantinopolitano, abbiamo sentito altri pareri, altre visioni del primato. Faccio riferimento al metropolita Elpidoforos di Bursa il quale ha scritto, in un lungo articolo, che il patriarca di Costantinopoli è "primus sine paribus", non è "primus inter pares". Che ne pensa di ciò?

Posso certamente commentare quest'affermazione: si tratta dell'eresia del papismo contro la quale la Chiesa ortodossa ha secolarmente combattuto. Come lei sa, le pretese d'essere alla testa della Chiesa sono la causa della rottura tra Roma e Costantinopoli nel 1054. Purtroppo la storia si ripete e l'azione del patriarca Bartolomeo fa a pezzi il cuore della Chiesa ortodossa. Era stato avvertito delle conseguenze di tale azione ma l'ha fatta per seguire una missione politica che gli era stata data dai responsabili degli Stati Uniti, responsabili che non nascondono di essere all'origine di tutto ciò, questo comando era stato accompagnato da generosi compensi ampiamente risaputi e pubblicati, è un comando che mira a distruggere l'unità della Chiesa ortodossa. Il patriarca Bartolomeo vuole, così, smantellare la Chiesa ortodossa russa per vendicarsi sul patriarca Cirillo che, secondo lui, avrebbe persuaso le Chiese locali a non partecipare al cosiddetto Concilio di Creta. Inizialmente lo ha fatto la Chiesa di Bulgaria poi quella di Antiochia poi quella di Georgia. La Chiesa russa è stata l'ultima a non parteciparvi. Ogni Chiesa ha preso la sua decisione indipendentemente dalle altre, ogni Chiesa aveva le proprie ragioni per non partecipare. La nostra decisione era motivata dal fatto che tutto il processo preconciliare doveva, per noi, essere fatto in modo unanime, ossia con la partecipazione di tutte le Chiese locali. Se una Chiesa locale non era presente non ci sarebbe stato consenso. Tre Chiese locali si sono astenute, la Chiesa serba si è unita ad essa e in seguito hanno cambiato atteggiamento ma avevano suggerito uno slittamento delle date del concilio. E' allora che abbiamo deciso di astenerci. Il patriarca Bartolomeo è stato persuaso che il patriarca Cirillo era all'origine di tutto ciò e ha deciso di vendicarsi. Quest'atteggiamento umanamente non è certo degno di rispetto e da un punto di vista cristiano è assolutamente riprovevole. Mi spiace profondamente la caduta spirituale di questo vescovo che ora si trova nello scisma. D'altronde, non è senza precedenti nella storia del patriarcato di Costantinopoli. Basta ricordare il terzo concilio ecumenico che ha condannato il patriarca Nestorio caduto nell'eresia come, nel XV secolo, il patriarca di Costantinopoli che si è unito con Roma. E' allora che i vescovi riuniti hanno eletto il loro primate senza la benedizione del patriarca di Costantinopoli ed è a partire da questo momento che la Chiesa russa è divenuta autocefala. Non hanno voluto la benedizione di Costantinopoli perché, in quell'epoca, non c'era un patriarca ortodosso ma uniate che aveva inviato in Russia un metropolita. Costui ha commemorato il papa di Roma mentre officiava nella basilica del Cremlino. I boiardi lo hanno cacciato, lui è fuggito e si è recato a Roma dov'è divenuto cardinale. Il patriarca di Costantinopoli dell'epoca aveva designato a Kiev un secondo metropolita e ha appreso che Mosca aveva eletto un metropolita in modo indipendente. In seguito, questa metropoli si è unita con la Chiesa ortodossa russa che aveva uno statuto patriarcale. Il patriarca Bartolomeo ha abolito l'unione del metropolita di Kiev con il patriarca di Mosca, ha affermato che non esiste altra Chiesa se non quella di Costantinopoli e vuole conferire un'autocefalia ad una Chiesa ucraina inesistente.

Nessuna Chiesa ha accettato esplicitamente lo stabilimento di una Chiesa ucraina indipendente. Tuttavia, tutte le Chiese dicono che nel concilio (di Creta) ci fu una riunione e, allo stesso tempo, che è compito del patriarca convocare tale concilio secondo i canoni. [Dunque esistono dei compiti propri al patriarca]. Come giudicare questa contraddizione?

Lei dice che è "secondo i canoni", ma quali canoni? Lei può citare quei canoni che danno al patriarca ecumenico il diritto di convocare i Concili? Io penso che questi canoni non esistono. Il concilio ecumenico non era convocato dal patriarca ecumenico ma dall'imperatore. Il fatto che il patriarca di Costantinopoli si è visto conferire il diritto di convocare dei Concili nel XXI secolo, è il risultato di un consenso raggiunto dalle Chiese ortodosse locali. Il Concilio non è convocato da un'iniziativa personale ma con l'assenso di tutte le Chiese locali. Fino a poco fa avevamo il primo tra gli eguali, ossia il patriarca di Costantinopoli, per convocare il Concilio in nome di tutte le Chiese ortodosse locali. Ora l'elemento unificatore non è più il patriarcato di Costantinopoli che si è, per così dire, autoliquidato. Per sua decisione il patriarcato di Costantinopoli ha voluto associarsi agli scismatici. Per noi il centro di coordinazione di Costantinopoli non esiste più. Bisogna riflettere su chi, nel futuro, convocherà il Concilio. Sarà il patriarca di Alessandria o un altro o non ne avremo? Il patriarca di Costantinopoli fintanto che rimane nello scisma anche se convoca un Concilio non avrà la partecipazione della Chiesa ortodossa russa. Avevamo pregato il patriarca di Costantinopoli di convocare un Concilio, una Sinassi, un Convegno per trovare una risposta al problema ucraino. Ha preferito prendere una decisione indipendente per cui è necessario che ora se ne assuma le conseguenze.

Ha accennato che esiste un'altra dimensione al problema ucraino, la dimensione geopolitca. Quello che io sento qui è il sostenimento dell'indipendenza dell'Ucraina perché non va in direzione del concetto sollecitato dalla Chiesa russa del "mondo russo". Dunque gli altri vedono come una sorta di neo realismo russo e inoltre si aggiunge che la Chiesa russa non è indipendente ma sottomessa al potere politico attuale. Può dire qualcosa su queste critiche?

Posso dire che queste considerazioni sono o il prodotto di una deliberata menzogna o il prodotto di un'ignoranza totale della situazione. Sono stato stato ordinato prete nel 1987 in epoca sovietica e mi ricordo molto bene della situazione ecclesiale in quell'epoca, totalmente subordinata allo Stato. Dal momento in cui l'Unione Sovietica si è dissolta, la Chiesa è divenuta indipendente dallo Stato, lo Stato non ingerisce sugli affari della Chiesa. Né il presidente né i funzionari ci dicono: "Voi dovete eleggere questo o quel patriarca o dovete nominare vescovo questa o quella persona per tale sede". Questo è impensabile. Esistono molte leggende sulla cosiddetta dipendenza della Chiesa russa allo Stato ma non hanno alcun fondamento. Posso dare degli esempi concreti quando dei territori si sono proclamati Stati autonomi e sono stati riconosciuti come tali dalla federazione russa. La Chiesa ortodossa russa non ha fatto nulla per inviare dei propri vescovi in questi territori. Quando la Crimea si è unita alla federazione russa, le diocesi della Chiesa ortodossa russa che facevano riferimento alla Chiesa ortodossa ucraina continuarono a farne parte. Si possono citare pure altri esempi che mostrano che il nostro dialogo con le autorità laiche non riceve alcun risultato. Sono anni che chiediamo delle decisioni pubbliche ma non otteniamo quanto desideriamo. Non otteniamo che il catechismo sia insegnato nelle nostre scuole. In Austria, i preti possono andare nelle scuole per insegnare la religione ortodossa in esse. Quanto è possibile in Austria non lo è in Russia. Stiamo discutendo di ciò con il ministero dell'istruzione. Se ci fosse una fusione tra Chiesa e Stato, tale questione avrebbe trovato una soluzione.

Prima dell'ultima domanda: lei è presidente della commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa ortodossa russa. A Nantes, l'anno scorso, c'è stata una riunione per parlare dell'accoglienza di questo documento firmato nel Concilio di Creta. Per quanto ne so la sua opinione non è stata ancora pubblicata.

Non hanno pubblicato la mia conclusione presentata nel Consiglio dei vescovi della Chiesa ortodossa russa. Il Consiglio ha preso una decisione fondandosi su tale analisi: bisogna tornare su tale tema, criticare i documenti del Concilio di Creta o discuterli. Purtroppo questo è rimasto nel passato, è come un treno che ha lasciato la stazione. Il fallimento del Concilio di Creta ha avuto come conseguenza che questo documento e l'operato di questo documento nelle Chiese locali, non ha avuto luogo.

Per quanto riguarda i membri della Chiesa ortodossa russa che si trovano all'estero dove non esiste alcuna Chiesa se non quella costantinopolitana: possono essi comunicarsi eccezionalmente? Ad esempio delle persone che abitano negli Stati Uniti a 300 km da una Chiesa del patriarcato di Mosca.

E' difficile dire che siamo disposti a permettere ai nostri fedeli di comunicarsi in situazioni eccezionali in una Chiesa scismatica com'è attualmente la Chiesa di Costantinopoli. Faremo il possibile perché ovunque dove attualmente non c'è parrocchia della Chiesa ortodossa russa possano essere create delle parrocchie. Ultimamente sono andato in Corea del Sud dove esiste una comunità di ortodossi russi che però non hanno né parrocchia né prete. Fino a poco fa andavano in una chiesa sotto Costantinopoli e noi non avevamo intenzione di fondare una parrocchia russa perché ritenevamo che il patriarcato di Costantinopoli fosse all'altezza della sua missione. Ora s'impone una decisione: bisogna creare una parrocchia nella Corea del Sud ed inviare dei preti. Ovunque la situazione è così cercheremo di creare delle parrocchie.

Qui il sito originale dal quale è stata fatta la traduzione e presa l'immagine d'apertura.

mercoledì 28 novembre 2018

Uno sguardo più attento all'ecclesiologia del Patriarca ecumenico e alle sue affermazioni su se stesso


Questo articolo tradotto da qui, riporta la riflessione di una teologa ortodossa sui limiti e le ambizioni del patriarca Bartolomeo I che stanno creando un problema il quale, se persiste, genererà uno scisma permanente nel mondo ortodosso. Sono cose tutt'altro che secondarie e che in un certo senso riguardano pure l'Occidente cristiano poiché tali riflessioni aiutano a cogliere il mistero essenziale della Chiesa.







Il Patriarcato ecumenico ha una particolare autorità nel suo ruolo di "primo fra uguali"?

Sì. Vari accordi inter-ecclesiali hanno attualmente dato al Patriarcato Ecumenico un ruolo speciale nel dirigere, ordinare e organizzare varie attività pan-ortodosse.

Qual è lo scopo di questa autorità?

Questo è l'aspetto della contesa.
In una certa misura gli ultimi cento anni di cooperazione pan-ortodossa hanno gettato le basi per delineare un ruolo per il Patriarca ecumenico nelle attuali strutture globali pan-ortodosse [1]. Ciò che sta accadendo, però, è che il Patriarcato ecumenico sta estendendo le sue rivendicazioni per la giurisdizione oltre quella concordata. Prima di tutto, rivendica la giurisdizione universale sulla diaspora. Tuttavia, quest'interpretazione dei canoni non è qualcosa che ha un accordo pan-ortodosso. Anche nelle recenti dichiarazioni il Patriarcato ha affermato che gode della giurisdizione canonica e di tutti i privilegi apostolici nella sua responsabilità di salvaguardare l'unità e la comunione delle Chiese locali, ma anche per l'attuale insieme dell'Ortodossia nel mondo e nella storia contemporanea”. È questo che viene discusso. Mentre tutti concordano sul fatto che il Patriarcato ha un ruolo consultivo e di coordinamento come "primo fra pari", non è stato raggiunto alcun accordo riguardo a qualsiasi giurisdizione canonica o privilegi apostolici che accompagnano tale ruolo. Queste affermazioni sono state avanzate unilateralmente dal Patriarcato ecumenico senza accordo con il resto della Chiesa.

Chi determina la portata di quest'autorità?

Qui sta la questione centrale che, se non risolta, lascerà una ferita continua nella Chiesa. Tradizionalmente, la portata dell'autorità di ogni vescovo è ricevuta dalle mani di altri vescovi. Tuttavia, il Patriarcato ecumenico sta proponendo un'ecclesiologia in cui l'autorità che sta reclamando risiede ed è sempre stata nella sede di Costantinopoli, e quindi non riconosce questa responsabilità e autorità come risultato che viene limitato dagli accordi firmati.
Finché il Patriarcato ecumenico continua a credere che questa responsabilità e quest'autorità esiste in sé stessa essenzialmente, e quindi non è qualcosa data dal resto della Chiesa, non può esserci davvero alcun accordo su quanto consiste in questa autorità. Il Patriarcato di Costantinopoli ha difeso la sua posizione sotto tale ecclesiologia semplicemente sostenendo che chiunque non è d'accordo con essa è un nemico e non ama veramente la Chiesa. Questo perché egli si considera essenzialmente la Chiesa. È la vite e le altre Chiese sono solo rami.
Quest'atteggiamento del Patriarcato è un rifiuto della corretta ecclesiologia ortodossa in cui l'autorità di qualsiasi vescovo è qualcosa che viene data dalla gerarchia ecclesiastica esistente, non qualcosa che ha in se stesso. Quest'atteggiamento sta causando disordini nella Chiesa. L'unità non può essere mantenuta quando un membro non è presentato dagli altri ma fa le sue regole.
La Bibbia ci chiama a sottometterci gli uni agli altri nel timore di Dio e anche a sottometterci alle autorità governative. Il Patriarca ecumenico non è sottomesso né al governo turco né alle altre chiese autocefale, in quanto l'autorità giurisdizionale effettiva del Patriarca ecumenico è locale, non universale.

Il Patriarcato ecumenico è la "Chiesa madre" o l'inizio della Chiesa ortodossa [come dice Bartolomeo]?

Tutte le Chiese hanno il loro inizio dalla discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, avvenuta a Gerusalemme. Questo è il luogo di nascita della Chiesa. Tuttavia, non consideriamo la Chiesa di Gerusalemme una Chiesa madre nel senso che il Patriarcato Ecumenico rivendica. Varie Chiese diventano Chiesa Madre in senso relativo quando pianificano delle missioni. Questa relativa maternità però significa solo che alcune Chiese locali sono coinvolte nell'implantazione e nella guida di nuove Chiese. Ciò non significa che nessuna Chiesa locale sia fonte di vita per qualsiasi altra Chiesa. La fonte della vita per tutta la Chiesa è l'unico Mistero di cui tutti noi partecipiamo.

L'Ortodossia può esistere senza il Patriarcato ecumenico?

L'esistenza della Chiesa non dipende da nessun particolare patriarca o struttura amministrativa, ma dipende dalla Santissima Trinità come sua fonte di esistenza, la sua vita in corso e il suo giusto ordine, armonia, rettitudine e illuminazione. Questa vita della Santa Trinità è presente come una realtà sacramentale che compenetra tutta la Chiesa.

Il Patriarcato Ecumenico è una fonte unica o sola di armonia, vita o luce [come dice Bartolomeo]?

No. Questa vita, armonia e luce sono presenti in quanto la Chiesa è il Corpo di Cristo e le sue energie compenetrano l'intera Chiesa. Un'ecclesiologia che rimane fedele alla Tradizione comprende che tutte le energie e le operazioni di Cristo esistono in ogni parte e nel tutto. Un'analogia sarebbe come ogni cellula del corpo umano contiene l'intero genoma, o come ogni molecola di una barra di ferro posta nel fuoco assuma gli attributi del fuoco. È questa comprensione di base che sottolinea l'affermazione che ogni Chiesa locale rappresenta un'autentica manifestazione nello spazio e nel tempo della pienezza della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica [2]. Quando diciamo "primo fra pari", il "fra uguali" è un'affermazione di questa pienezza presente in tutti.
Quando riconosciamo una gerarchia tra questi eguali, riconosciamo una gerarchia costruita non su una differenza sostanziale, ma su un ordine riconosciuto e concordato nella Chiesa. Questo ordine ha assunto forme diverse nel corso della storia, ma tuttavia mantiene sempre una sorta di carattere gerarchico.
Questo personaggio della Chiesa [Bartolomeo I] immagina la Trinità, che è al tempo stesso gerarchica e tuttavia uguale, ma è diversa dalla Trinità in quanto l'essenza della Trinità è il Padre, e l'essenza della Chiesa è l'uomo-Dio Gesù Cristo. Tuttavia, il carattere delle relazioni all'interno della gerarchia della Chiesa dovrebbe rappresentare il carattere delle relazioni nella Trinità. Cristo commenta che non cerca la propria gloria o volontà, e che non giudica per conto suo [3]. Allo stesso tempo il Padre affida tutto il giudizio al Figlio e glorifica il Figlio [4]. C'è una reciprocità nella gerarchia trinitaria che deve essere il nostro ideale. Cristo dice agli Apostoli che colui che vuole essere grande deve diventare un servitore, e colui che vuole essere il primo tra loro deve diventare schiavo. Questo ci mostra che l'ordine gerarchico nella Chiesa è costruito sulla sottomissione e l'obbedienza reciproca, non su un potere essenzialmente di uno sull'altro.
Questo sforzo reciproco è armonizzato nella misura in cui vi è uno sforzo da parte di tutti per sottomettersi a Cristo, che è riconosciuto da tutti come mistica dimora e guida per ciascuno. L'autorità della Chiesa non consiste nella sottomissione a una persona la cui volontà e visione sono asserite come suprema. La gerarchia ortodossa è un'unità di azioni di persone uguali in Cristo, non una subordinazione dei molti a una persona che rappresenta o prende il posto di Cristo.

Il Patriarcato ecumenico è una fonte unica o unica di Ortodossia (cioè, retta adorazione e dottrina) [come dice Bartolomeo]?

No. Ci sono stati molti patriarchi santi e ortodossi a Costantinopoli, così come molti patriarchi eretici. L'ortodossia nella Chiesa è garantita perché la Chiesa è il corpo di Cristo ed è la sua testa, sempre presente che la guida e la compenetra in tutte le sue parti. Il canone o misura giusta dell'ortodossia si trova nei santi canonizzati, nel canone delle Scritture e nel canone dei concili e degli scritti ortodossi riconosciuti dalla Chiesa. Non si sofferma essenzialmente in nessuna particolare Chiesa locale o patriarca.
Nei suoi sermoni che celebrano l'anniversario della sua ascensione al pontificato, San Leone Magno Papa di Roma non richiama l'attenzione su se stesso e sul proprio potere o santità. Piuttosto sottolinea che il potere investito in lui come primate è condiviso da tutti i membri. Egli dice ai suoi ascoltatori di non guardare alla sua bassezza e alle sue inadeguatezze, ma di volgere lo sguardo a San Pietro e oltre a Cristo [5]. Questo atteggiamento schivo è al centro della genuina santità e della giusta gloria.

Qualche vescovo è infallibile o essenzialmente ortodosso?

No. Tutti i membri della Chiesa sono ortodossi nella misura in cui sono uniti e in perfetta sottomissione a Cristo. Essere ortodosso deriva sia dall'assumere i sacramenti sia dalla sottomissione di un individuo. I vescovi ricevono una grazia speciale per insegnare e illuminare gli altri, per governare la Chiesa e per custodire la sua unità e pace, ma questo non esiste come garantito magicamente senza la libera cooperazione dell'individuo. Non esiste essenzialmente in nessun vescovo, ma esiste come sacramentalmente condiviso e partecipato a tutti i vescovi.
È importante notare che l'eresia di un singolo vescovo non fa scisma. Vediamo come Nestorio quale Patriarca di Costantinopoli e Onorio Papa di Roma furono entrambi scomunicati, ma questo non creò uno scisma permanente - piuttosto furono rimossi dall'incarico. San Teofane il Recluso osserva che nel tempo delle passioni individuali diventano abitudine e regola all'interno di una data società. Quando ciò accade all'interno di una particolare Chiesa locale storicamente vediamo uno scisma sostanziale e duraturo come il Grande Scisma invece della mera scomunica e disciplina di un particolare vescovo. La Chiesa cattolica non è in scisma perché un particolare papa ha sbagliato, ma perché la cultura ecclesiale - i suoi valori e il modo di affrontare le cose - è divenuto qualcosa di non ortodosso. Vediamo un numero di vescovi che andavano contro le tendenze eretiche nella loro Chiesa locale. Finirono per essere perseguitati e scomunicati, ma alla fine vennero riabilitati e fatti santi. In molti di questi casi questo sacrificio da parte del pastore finì per salvare l'intero gregge quando riconobbero il suo amore e il proprio errore e si pentirono.

Qual è il posto ecclesiologico della Chiesa russa? È la terza Roma, la prossima nella fila dopo Costantinopoli?

No. Alessandria è la prossima nella fila. È una falsa affermazione che la Chiesa russa voglia usurpare la posizione di Costantinopoli come prima Chiesa. La Chiesa russa accetta l'ordine dato delle Chiese nei dittici e come stabilito negli attuali accordi pan-ortodossi. L'antico precedente che determina l'ordine di primato nella Chiesa dà ad Alessandria il terzo posto dopo Costantinopoli; così ecclesiologicamente Alessandria sarebbe la "Terza Roma". Questo titolo, se usato in Russia, è un titolo politico sorto durante un certo periodo nella storia russa. Se vogliamo usare questa terminologia in un contesto eccelsiologico, diremmo che la Russia è la "Quinta Roma". (Anche se tecnicamente questa terminologia non viene solitamente usata in tale modo. La uso qui per fare un esempio).
Per riassumere: il problema principale è la rivendicazione del Patriarcato ecumenico che è una fonte di ordine, vita, ortodossia .... qualunque cosa, per il resto della Chiesa. L'affermazione sembra essere che il Patriarca ecumenico è in qualche modo l'essenza e l'inizio della Chiesa nel modo in cui Adamo è l'inizio della razza umana o il Padre la fonte della Trinità. Questo pensiero sta mettendo un uomo al posto di Dio. L'essenza formativa, la vita e l'armonia della Chiesa non risiedono nell'uomo, ma nei sacramenti. Lo Spirito Santo a Pentecoste ha dato alla luce la Chiesa, l'uomo-Dio Cristo è la sua essenza e la divinizzazione nel Padre la sua fine. Per tutte le cose nella Chiesa, Cristo è l'alfa e l'omega, in Lui tutte le cose hanno il loro inizio. Egli ordina tutte le cose secondo la Sua volontà, e in Lui tutte le cose sono riunite in una sola per essere consegnate al Padre.
Incorporato in questa idea di sé c'è un'idea della sua posizione e autorità [di Bartolomeo] che va ben oltre i limiti di ciò che è stato concordato nell'attuale amministrazione pan-ortodossa. Non può esserci vera unità né guarigione per la Chiesa finché questo patriarcato vede la sua autorità come parte della sua esistenza essenziale e non ammette che questo è qualcosa che cambia nel tempo, dato ad esso attraverso il comune accordo di tutte le Chiese.
Comprendiamo che l'ecclesiologia ortodossa è sia gerarchica che collegiale. Non è né una struttura monolitica come la Chiesa cattolica, né è semplicemente un raduno di parti uguali ma indipendenti, che agiscono individualmente. Per una vera unità ortodossa, abbiamo bisogno di un'ecclesiologia migliore, più ortodossa, che sottostà alle strutture amministrative pan-ortodosse, basata sulla comprensione di come la gerarchia sia qualcosa che implica una sottomissione e un'obbedienza reciproche e come la collegialità sia interdipendente.
Anna Stickles
2018/11/03
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[1] Ad esempio vedi "Regolamentazione delle Conferenze ortodosse preconciliari" dove determinati compiti e responsabilità specifici sono affidati al Patriarca ecumenico e ai suoi rappresentanti nelle strutture pan-ortodosse.
[2] Chiesa di Grecia su Autocefalia e Autonomia
https://orthodoxsynaxis.org/2018/10/09/church-of-greece-on-autocephaly-autonomy/
[3] Gv 5:30. 7:18, 8:50.
[4] Gv 5:22, 17: 5.
[5] Sermoni 3 e 4.