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martedì 31 dicembre 2013

La storia è là....



"Se taceranno gli uomini, parleranno le pietre" (profezia di Cristo).

In questi ultimi scorci del 2013 porgo ai lettori una riflessione che mi è sovvenuta imperiosa.
Ci si lamenta che i nostri sono tempi religiosamente decadenti. Nonostante nobili eccezioni questo è senz'altro vero e lo si può affermare senza sentirsi accusare di pessimismo. Se si osserva il modo in cui la società è cambiata, si deve concludere che oggi l'uomo fa volentieri a meno della religione: si sente autosufficiente. L'uomo che, invece, crede di essere religioso ha una modalità di esprimere la fede (o quanto resta di essa) che spesso non è neppure accostabile a quella dei nostri avi, gente semplice ma in grado di avere vere e proprie intuizioni soprannaturali.

Oggi sta succedendo come al tramonto di grandi civiltà: la storia è là e ricorda a chi la intende di che pasta erano fatti gli avi, nonostante tutti i loro limiti in quanto uomini.

La foresta avrà pure inghiottito i resti della civiltà maya ma, imbattendosi in essi, non si può che  meravigliarsi. Chi oggi può, con i mezzi di allora, fare altrettanto?
I lapilli, la cenere e il fumo avranno pure sepellito Pompei, riscoperta molto tempo dopo. Ma se si passeggia in essa, si comprende con quale raziocinio i romani avessero ordinato la vita cittadina.
I normanni avranno pure invaso il sud Italia, imponendo il loro mondo e la loro religiosità, ma i monumenti religiosi che sono giunti fino ai nostri giorni ci ricordano cosa c'era prima e quello non si può cancellare dalla memoria a meno di non distruggere quegli stessi monumenti!
Santa Sofia di Costantinopoli sarà pure divenuta una moschea e, in seguito, un museo. Ma le sue pietre vibrano ancora di vita, se così si può dire, e ci ricordano che tipo di impero le gravitava attorno, un impero cristiano!
Nel mondo cattolico un nuovo clero e una nuova moda avranno pure sconvolto le chiese, alterato i riti con l'idea di renderli più "comprensibili", messo alla berlina chi non la pensasse come loro. Eppure i monumenti religiosi, quelli di un'altra epoca, sono ancora là, muti ma eloquenti ad un tempo. Ci raccontano di mani generose, di fatiche quotidiane, di una fede stabile, di venerazione per le cose sacre, di sacro timore di Dio. Certi altari non sono fatti con spiriti e cuori miserabili ma con un alto concetto di Dio ed è anche con quel concetto che si è modellata la pietra, si sono stesi i colori, si è intarsiato il marmo. Questo è ancora eloquente, nonostante si denudino quegli altari, li si umili trasformandoli in mensole reggi-piante o quant'altro. 
Questo mondo, nato da un'alta idea (oggi diremo idealismo) e dal sacrificio, ha generato la bellezza sacra. Una bellezza differente, a seconda delle epoche, ma pur sempre splendente.
Personalmente mi colloco nella semplice arte romanica e bizantina con la sua rocciosa sicurezza e  la sua modalità ieratico-protettiva ma non posso non riconoscere pure nel barocco uno slancio e una celebrazione religiosa che si è completamente affossata nei nostri tempi.
La storia è là e le pietre, nel volgere del tempo, rimangono a parlarci. Chi le ascolta capirà che i nostri tempi sono religiosamente ben poca cosa anche se amiamo negare e nascondere questa realtà palese per crederci "qualcuno". Le pietre sono sempre là e ci indicano il giusto cammino. Quando gli uomini tacciono o raccontano favole, le pietre narrano la verità. Ascoltiamole!

Nonostante le difficoltà presenti, buon 2014!!!

La Bibbia dei LXX di Aristide Brunello

Aristide Brunello era un sacerdote di Piana degli Albanesi (Palermo) noto per aver dato alle stampe, nel 1963, la prima versione italiana della Bibbia dei LXX. Questo lavoro, iniziato nel 1941-45, si è concluso alla veglia del Concilio Vaticano II. Egli pensava che la sua fatica potesse essere un punto di convergenza e di unione con le Chiese ortodosse. Dopo tutti questi decenni si può concludere che il suo lavoro non ha conseguito la sorte sperata e sia questo che la sua persona sono caduti in uno spesso oblìo. Infatti alla stragrande maggioranza dei miei lettori il suo nome non dirà nulla, come non disse nulla a me la prima volta che lo udii. Alcuni anni fa mi giunse voce del Brunello e della sua opera, del tutto casualmente. 
Nel sud Italia, dove in teoria dovrebbe essere più facile trovarla, pare essere letteralmente sparita. A Roma, nelle poche biblioteche pontificie che la posseggono in catalogo, non è messa  a disposizione all'utenza.
Tutto questo mi ha stimolato ad una sorta di "caccia al tesoro" e, in modo insperato, l'ho trovata a poca distanza geografica da me, ma con non poca fatica.
Preso il "tesoro" mi sembrava di aver fatto gran cosa. Tuttavia, ad un'attenta analisi, sono rimasto deluso: questa Bibbia non è una semplice traduzione dalla versione dei LXX ma un suo rimaneggiamento per addomesticarla quanto più possibile alla versione allora canonica in Occidente: la Volgata. Essendo così, non è un testo interessante per eventuali confronti e/o verifiche, dal momento che avrebbe bisogno d'essere purificato esso stesso.
Ciononostante fu la prima - e ancor oggi unica! - versione completa della Bibbia della LXX (teoricamente!). Per questo, alla fine, finii per possederla.
In questo post ne propongo il Pentateuco, dal momento che non mi è possibile proporre l'intera opera, essendo, probabilmente, ancora valevoli i diritti d'autore della stessa. In ogni evenienza, la diffusione dell'opera, nel modo da me proposto, non lede comunque il copyright perché non è possibile né scaricarla come file o copiarla, né stamparla. 

lunedì 30 dicembre 2013

Le versioni bibliche sono davvero equivalenti?

Come dovrebbe essere noto, la liturgia cristiana è intrisa di Sacra Scrittura e la trasmette. Perfino una liturgia come quella bizantina, così ricca di composizioni ecclesiastiche, ha in realtà infiniti riferimenti biblici e, negli stessi tropari, si possono rinvenire molte citazioni tratte dalla Bibbia o, più specificamente, dal libro dei salmi.
Il canone biblico (= la sequanza dei libri biblici) si assestò piuttosto tardi, nella Chiesa. Quando ciò avvenne, l'Oriente cristiano sancì la cosiddetta Bibbia dei LXX come normativa per l'antico Testamento, una Bibbia che la tradizione vorrebbe scritta in greco da 70 sapienti ebrei d'epoca ellenistica. 
In Occidente la "Vetus latina" (o più versioni latine) cercavano di tradurre meglio che potevano la Bibbia dei LXX. San Girolamo non ne era soddisfatto e vi pose mano. Ispirandosi anche alle versioni ebraiche, compose la cosiddetta Volgata, versione che, seppur riadattata in epoche successive, rimarrà normativa in Occidente. Per quanto la versione girolomitana subisse alcune variazioni rispetto a quanto la precedeva, davanti al Salterio il santo dovette fare i conti con la consuetudine delle Chiese occidentali: i salmi erano molto praticati nelle liturgie e sarebbe parsa una violenza inferta ai fedeli modificarli imponendo qualcosa di nuovo (allora c'era una delicatezza che oggi ci sognamo anche perché le Chiese erano ancora libere di rigettare le decisioni dall'alto, se queste non corrispondevano allo spirito ecclesiale tradizionale!). Girolamo apportò qualche ritocco ai salmi ma, di fatto, non li fece variare dalla versione latina precedente che si appoggiava, a sua volta, alla versione greca dei LXX.

In questo post ho voluto fare un esperimento che propongo ai miei attenti lettori: ho preso come esempio una parte del salmo 9 (salmo 10 del testo ebraico Masoretico) sia nel greco dei LXX (con traduzione italiana), sia nel latino della volgata (con traduzione dell'abate Ricciotti ma aggiornata alla lingua attuale). E' da notare che tra i due testi non esistono discrepanze degne di rilievo.

Entrambi sembrano piuttosto ruvidi ma hanno una forza particolare e giungono a comunicare certi concetti con più immediatezza. È lo stile antico!

Le versioni attuali, invece, sono decisamente un'altra cosa, per quanto usino un italiano ben più raffinato. C'è un motivo o una serie di motivi a spiegazione di ciò. I biblisti attuali ritengono che la Bibbia dei LXX non sia molto affidabile e si rifanno al cosiddetto testo Masoretico, un testo ebraico redatto qualche tempo dopo l'avvento del  Cristianesimo. I cristiani si servivano delle profezie messianiche della LXX per indicare nel Cristo il compimento della rivelazione divina, quella rivelazione disattesa dagli ebrei che non hanno accolto in lui il Messia ma, anzi!, lo hanno condannato. Le scuole rabbiniche non poco infastidite da queste asserzioni sconfessarono la LXX sulla quale facevano facilmente leva i cristiani e redassero il testo Masoretico della Bibbia che forniva molti meno appigli per l'apologetica cristiana. I biblisti cattolici ritengono il testo Masoretico più antico della LXX ma su questo non tutti gli studiosi sono concordi, tanto più che il più antico manoscritto del testo Masoretico è datato attorno al mille d.C.!
Le scuole bibliche occidentali si rifanno massivamente al testo Masoretico ed è pure a partire da quest'ultimo che è stata redatta la cosiddetta Bibbia di Gerusalemme (nella versione della conferenza episcopale italiana). Non è dunque un caso notare come le variazioni testuali tra questa versione e le due versioni antiche (greca e latina) inizino ad essere più consistenti.
La versione TILC (traduzione interconfessionale in lingua corrente) compie un passo uleriore, differenziando più marcatamente il testo. 

Sono cosciente che, nel corso dei secoli, ai manoscritti biblici possono essere state fatte delle interpolazioni, per distrazioni, incompetenze o, in qualche caso, mala fede. Non esistendo la stampa, si riproducevano codici nuovi da altri usati o particolarmente usurati e l'interpretazione non era sempre facile. Tuttavia è giusto affermare che, se vi fosse stata qualche mancanza nella riproduzione, vi era pure una severa tradizione testuale: i libri biblici venivano trasmessi lettera per lettera, seguendo, in ultima istanza, l'antico metodo sinagogale: il testo non può essere variato ma veniva addirittura imparato a memoria. Neppure uno iota doveva essere trascurato e questo è ricordato dallo stesso Cristo in un famoso passo evangelico!
In particolar modo, che il libro dei salmi (o buona parte di esso) venisse imparato a memoria è esperienza normale ancor oggi in un monastero benedettino tradizionale. La liturgia antica tradizionale - a differenza di quelle di composizione moderna - favorisce la mnemonizzazione dei testi!

L'antichità era, dunque, alla rassegna della fedeltà, per quanto l'umana fragilità lo permettesse.
Non così mi pare oggi. L'ultima versione da me considerata (la TILC) mi fa emergere parecchi dubbi: non mi pare, infatti, che questa possa rivendicare una "maggiore fedeltà" a qualche manoscritto. Mi sembra, piuttosto, che per cercare d'essere "comprensibile" e accettata il più possibile a più persone possibili (anche di confessione diversa), abbia la libertà d'introdurre variazioni ad usum delphini.

Nelle traduzioni dal greco e dal latino notiamo che i traduttori hanno cercato addirittura di ricalcare lo stile dei testi di riferimento (si noti l'uso massiccio della congiunzione "e" che riprende la sintassi semitica tradotta con et in latino e κα in greco). Invece, nelle traduzioni attuali si riscontra una sempre maggiore libertà interpretativa con il rischio d'inserire vere e proprie interpolazioni a proprio piacimento.

D'altra parte, se in Occidente oramai anche le liturgie sono modellate "a proprio piacimento" perché non lo dovrebbe essere la Sacra Scrittura? Questo è veramente lo spirito dei nostri tempi e la filologia e la storia, a volte, ci rimettono le penne!

La maggioranza dei cristiani, ignari di quanto avviene nella "stanza dei bottoni" (= nelle scuole bibliche e liturgiche), accettano senza battere ciglio quanto si pubblicizza come "migliore" e "più fedele".

Io, invece, voglio verificarlo e, osservando alcuni fatti solari, mi sento obbligato a dire almeno questo:  le versioni bibliche non sono sempre equivalenti e, soprattutto oggi, tendono ad essere qualcos'altro rispetto a quelle antiche, a dispetto delle maggiori capacità e possibilità filologiche attualmente presenti.
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TESTI A CONFRONTO

Iniziamo dal testo dei LXX in greco e da quello della volgata in latino con le loro rispettive traduzioni.
Chi vuole passare direttamente al confronto tra questi due testi tradotti e i due attuali (Gerusalemme-CEI; TILC) può saltare questa parte.


La tabella sottostante riporta in parallelo le 4 versioni bibliche in lingua italiana. 






VARIAZIONI SIGNIFICATIVE

  • Versetto 24 TILC: "Il malvagio... intasca guadagni". Questa interpolazione non mi pare giustificata da nulla, tanto più che non è affatto presente nelle altre tre versioni. Allora chiunque "intasca guadagni" è un malvagio?
  • Versetto 24 CEI: compare un avaro che non si nota nelle altre versioni.
  • Versetto 25. Mentre per i LXX il peccatore esaspera Dio, nella volgata si ribella a Dio. (Unica discrepanza tra le due antiche versioni)
  • Versetto 28: si noti come la versione dei LXX e della Volgata abbiano un sapore più antico rispetto a quelle recenti. In questo modo di dire è riportata meglio la mentalità semitica, rispetto alle nuove traduzioni.
  • Versetti 30, 31: il testo tradotto dalla volgata è molto più efficace rispetto alle nuove traduzioni in lingua raffinata e corrente.
  • Versetto 34: il si levi la tua mano, espressione semitica, viene reso - e appiattito - nell'italiano corrente della TILC come colpisci.
  • Versetto 35: Nella TILC scompare il termine peccatore (o empio) e resta solo quello di malvagio. Che nell'italiano corrente infastidisca il termine "peccatore"?
  • Versetto 36: stessa considerazione come nel versetto precedente solo che in questo caso ci rimette le penne il termine peccato (o empietà) sostituito dal generico termine male nella TILC.
  • Versetto 37: il linguaggio semitico è forte e ha una mentalità che a volte l'uomo attuale stenta ad accettare. Ma qui si tratta solo di essere fedeli ai testi antichi. Le traduzioni antiche (LXX e volgata) dicono che le genti lontane dalla terra di Dio periscono. Le traduzioni attuali (CEI-TILC) si limitano a dire che spariscono. Non è la stessa cosa ma è un eufemismo per non scandalizzare i benpensanti! Questo eufemismo sfoca la chiarezza del testo antico. Non ho alcun dubbio a pensare che, a monte della stessa LXX, si ragionasse in termini di "morte" degli infedeli, non di semplice loro "sparizione". Perciò i testi attuali tendono a tradire quella precisione filologica che LXX e volgata avevano.
  • Versetto 39: nelle traduzioni antiche ci si augura che l'uomo non si inorgoglisca. In quelle attuali che non incuta più terrore. Non è la stessa cosa!



CONCLUSIONE

Se, prendendo un salmo a caso ed esaminando  pochi suoi versetti abbiamo notato queste variazioni, alcune delle quali effettivamente discutibili, cosa non potremo notare se facciamo un parallelo di tutta la Bibbia nelle 4 versioni?

Per questo, per essere molto concreto, consiglio di non praticare i testi attuali. Tra le Bibbie tradotte in italiano, e abbastanza affidabili, mi pare d'individuare la Nuova Riveduta che, almeno, si riferisce al testo greco della Bibbia. La Bibbia dei LXX non è disponibile in lingua italiana (mentre lo è in lingua francese). L'unica versione della LXX in italiano (redatta verso gli anni '60 da Aristide Brunello a Piana degli Albanesi) non è per nulla affidabile poiché di fatto è un ibrido con la Volgata. L'ultima versione italiana della Volgata è quella dell'abate Ricciotti attorno agli anni '40 del XX sec. (editrice Salani). Il suo italiano è purtroppo talmente desueto che, per riportarlo in questo esempio, l'ho dovuto attualizzare ma senza  mutare in nulla la fedeltà alla volgata.

Nei testi della liturgia bizantina da me riportati in altri post, il testo biblico è, ovviamente, quello dei LXX. Per questo in un prossimo futuro sarà prevista una pubblicazione con il salterio tradotto dai LXX (alcuni tentativi attuali non sono soddisfacenti).

Dovessi redigere un salterio ordinato nelle ore canoniche secondo lo schema benedettino, utilizzerei la traduzione attualizzata del Ricciotti.





sabato 28 dicembre 2013

Stampa del Piccolo Manuale Liturgico

Come ho già anticipato, è disponibile la stampa del Piccolo Manuale Liturgico. Questo manuale è stato completato con i cicli temporali, la spiegazione del calendario gregoriano e giuliano (entrambi seguiti nel mondo Orientale) e i Paschalia ossia le date fondamentali dell'anno liturgico bizantino che gravitano attorno all'evento pasquale. Il manuale, stampato con copertina morbida e a colori, dato il costo contenuto, si collega alla collana di testi liturgici bizantini in corso di realizzazione.

Per l'eventuale acquisto del Piccolo Manuale (13 euro) cliccare nel tasto sottostante:
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Anteprima visionabile ma non salvabile o stampabile.


venerdì 27 dicembre 2013

Il Prosefchitarion di Damiano Como

Con questo post penso di aver dato il mio contributo definitivo all'opera di Damiano Como, il Prosefchitarion di cui, tempo fa, ho fatto una presentazione in questo blog. Tale opera ha dei limiti che ben espongo nell'introduzione alla ristampa del libro. Rappresenta, tuttavia, un contributo importante per la conoscenza del rito bizantino in Italia. Siccome mi sono giunte voci di persone che ancora lo cercano e siccome chi dovrebbe importarsene dopo così tanti decenni non ha fatto nulla né pare interessarsene, mi sono permesso di prendere l'iniziativa.
Ora è dunque possibile avere l'intera opera in stampa sia con interno a colori (stampa rosso e nero) sia con interno in bianco e nero. Ovviamente la più economica è la seconda. 
Per un motivo esclusivamente pratico ho pensato di fare pure un estratto che riporta qualche preghiera e la liturgia di san Giovanni Crisostomo. L'estratto ha due versioni: una con l'interno a colori (stampa rosso e nera) e un'altra con l'interno bianco e nero (particolarmente economica).

Sotto riporto l'interno del libro (sfogliabile ma non copiabile né scaricabile) e l'interno dell'estratto.

Più sotto ancora i link per un eventuale acquisto.



PROSEFCHITARION (OPERA INTERA). 

Il documento si articola in tre files.


PROSEFCHITARION (ESTRATTO)



Acquisto del 
PROSEFCHITARION


1) Stampa a colori dell'intera opera (113 euro):

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2) Stampa B/N dell'intera opera (27 euro):

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3) Stampa a colori dell'estratto (23 euro):

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4) Stampa B/N dell'estratto (8 euro):

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sabato 21 dicembre 2013

Auguri Natalizi


I più sentiti auguri di buon Natale
e felice anno nuovo
ai miei lettori.

L'avvento di Cristo ha aperto una nuova epoca. 
Non si tratta di poca cosa: 
si tratta di passare dal modo di vedere 
e vivere le cose umanamente, 
a quello pervaso dalla grazia. 
Nella fede in Cristo si aprono le finestre 
verso una prospettiva non più umana 
ma che, tuttavia, è partecipata ad ogni l'uomo. 
La Chiesa sulla terra prosegue quest'opera 
di "apertura" degli occhi umani al Cielo. 
Laddove ciò non avviene, 
abbiamo a che fare con rami secchi. 
Oggi i rami secchi pervadono gran parte 
della pianta-Chiesa e giungono fino ai suoi vertici.
Prepariamoci a vedere i più alti uomini di Chiesa 
testimoniare il contrario 
di quanto Cristo è venuto a portare quaggiù 
e a svuotare la Rivelazione 
scambiandola con qualcosa di puramente umano: 
un regno di apparente giustizia e benessere materiale
Ciononostante la realtà della grazia 
e la sua capacità di aprire gli occhi ad un altro orizzonte 
non potrà mai essere scalfita
e fa cadere come castello di carte 
i propositi puramente umani. 
Per questo il Natale suona come l'avvento 
di una nuova epoca, epoca aperta con la nascita di Cristo 
e che non è possibile chiudere.
Al male c'è sempre un limite 
e il limite lo stabilisce Dio, non noi.
La nascita di Cristo è il limite al male,
nonché l'avvento di qualcosa  
totalmente contraria al male
e alla banalizzazione 
del suo messaggio e
della sua Persona.

giovedì 12 dicembre 2013

Piccolo manuale liturgico

La liturgia è pratica costante
nella vita. Senza questo non è nulla.
Sto continuando a lavorare sui testi della collana. Lungo questo lavoro mi sono accorto che ci sono troppe cose date per scontato che solo un assiduo frequentatore della liturgia può conoscere. Non è certo così per la maggioranza delle persone e neppure per chi, abituato ad altri stili cultuali, si ritrova come un essere lanciato su marte solo che apra un libro liturgico bizantino.
Ho dunque pensato di comporre un piccolo manuale che dia, nei limiti del possibile, almeno i riferimenti principali. Parte di questo lavoro era già stato da me composto tempo addietro. L'ho solo perfezionato ben sapendo che è possibile ancora qualche ampliamento.
Lo propongo alla sola lettura pensando sia di giovamento ai miei amabili lettori.


sabato 30 novembre 2013

Il Vespro bizantino

In questo post presento una nuova pubblicazione (di cui fra un mese o poco più sarà disponibile la stampa, esattamente come per la Compieta): il Vespro bizantino. Al momento è possibile visionarlo nel sito "issuu" come nel collegamento sottostante.
Questo testo si presta a diverse osservazioni. Una tra tutte è questa: le parti cadute in desuetudine, come la preghiera per il re, non sono cancellate dai testi liturgici ma semplicemente poste in carattere corsivo per indicare che non si fanno. Questa ritrosia a toccare i testi fino al punto da non cancellare preghiere che non si fanno più è di grande lezione a chi pensa sia possibile cancellare con disinvoltura le antiche preghiere solo perché ritenute superate e inadatte allo spirito moderno.  Nel non voler toccare i testi si nota il timore di manomettere un tesoro ricevuto e arricchito nel tempo e questo corrisponde evidentemente ad uno spirito ecclesiale. Ma che razza di spirito è quello di chi cambia tutto con disinvoltura? Soprattutto ci si deve chiedere: dove si va con chi si propone continui cambiamenti? Nella storia della Chiesa s'impara che l'esempio vero non giunge da chi cambia tutto a seconda dei gusti secolari ma da chi ha saputo mantenere le tradizioni nate dalla pietà di uomini santificati.


Il primo tasto consente l'acquisto dell'opera con testo in B/N ed è più economica di quello con testo colorato del secondo tasto.

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mercoledì 6 novembre 2013

Lo schema del vespero nel rito bizantino

Il vespero è un'ora maggiore che, nel rito bizantino, assume una solennità particolare. Includo alla fine di questo post uno schema esauriente di come gli elementi fissi del vespero si incastrino con quelli variabili col risultato di molte combinazioni. Questo tipo di effetto non poteva che essere dato dalla mentalità bizantina in cui complessità e solennità si fondono assieme. Il vespero bizantino fa da esempio per l'altra ora maggiore (il mattutino) di particolare complessità. 
Nel mondo latino, al contrario, la strutturazione della liturgia è molto più semplice, anche per ufficiature liturgiche abbastanza complesse. 






domenica 3 novembre 2013

Il Salterio e Antifonale romano per le ore diurne (edizione 1913)

In questo post presento il Salterio e Antifonale romano per le ore diurne (Psalterium Antiphonarii Romani pro diurnis horis) nell'edizione del 1913. Questo libro è seguito alla piccola riforma del breviario voluta da Pio X con la quale si trasferivano 3 salmi del notturno (inizialmente 12) in altre ore canoniche (creando appositamente delle compiete che si differenziassero ogni giorno della settimana). 
Ci fu chi, ancora negli anni '50, si scandalizzò per questa riforma che, secondo lui, stravolgeva l'ordinamento del breviario tradizionale. Poi lo stesso liturgista scandalizzato divenne un acceso fautore delle riforme postconciliari, assai più radicali di quella del Breviario voluta da Pio X...
Il Psalterium nell'edizione del 1913 è ora presente nel sito "issuu" ed è sotto visionabile. Il file, in formato pdf, non è scaricabile né stampabile. E' possibile ordinarlo lasciando la propria e-mail in un post che non pubblicherò. Alla e-mail risponderò appena possibile fornendo il link per l'ordine del libro.


giovedì 31 ottobre 2013

La Compieta (Apodeipnon) nel mondo bizantino

Come già annunciato, presento in questo post un piccolo libro al quale - a Dio piacendo - dovrebbe seguire qualcun altro. Il libro è quello della Compieta o Apodeipnon com'è attualmente eseguita nella Chiesa greca.
Il testo è tratto dall'Orologion dell'edizione Peribolì tis Panagias. E' dunque un testo ufficiale. Il libro permette di seguire l'ufficio (sia nella sua versione quaresimale - la Grande  Compieta - sia nella sua versione ordinaria - la Piccola Quaresima) dall'inizio alla sua fine. L'ufficiatura completa riporta anche alcune formule ripetitive per la comodità del lettore che così non deve sempre cercarsele. La veste grafica utilizzata fornisce una sorta di "esempio" su come dev'essere un libro liturgico di questo genere. Nei limiti del possibile il testo è stato purificato da ogni errore sia nel greco che nell'italiano. Ma quello che è fondamentale è che l'occhio del lettore vi si "riposi" con piacere. Dev'essere dunque un testo d'immediata chiarezza e impatto oltre che di grande ordine espositivo. 
Ebbene, tutto questo non chiede solo tecnica ma anche un minimo di cultura su come si "fa" un libro classico di tal genere. Ne avevo già parlato qualche post addietro.
Dico ciò, ben sapendo che corro il rischio d'incensare l'opera delle mie mani. Tuttavia il punto non è quanto faccio io ma quanto dev'essere fatto in genere. A Dio non si danno spazzature ma il meglio!
Un testo liturgico "bello" rimane per sempre a differenza di tante inutili pubblicazioni di tal genere...
Per il resto, esorto il paziente lettore a immergersi nell'atmosfera di questo libro, un'atmosfera molto difficilmente riscontrabile nelle liturgie moderne, putroppo!
Il file permette di visionare tutto il testo ma non è possibile scaricarlo né copiarlo. Per chi ne fosse interessato è a disposizione un modo per ordinarlo in formato cartaceo.

L'ordinazione si può effettuare cliccando su uno di questi tasti:
Per la compieta con testo B/N (costo 18 euro):

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Per la compieta con testo a colori (costo 30 euro):
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lunedì 7 ottobre 2013

Antichi assetti presbiteriali


Basilica di sant'Eufemia (Grado), pergula alto medioevale, demolita nel secolo XVIII; è superstite un ambone, com'era alla fine del 1700 (disegno di E. Nordio, tratto dal Codice Gradenigo Dolfin n. 109, nel Museo Correr di Venezia).


Basilica di sant'Eufemia allo stato attuale: ambone, altare moderno, paliotto argenteo e affresco absidiale del secolo XIV.


Basilica di santa Maria (Grado): la pergula  della seconda metà del secolo VI.


Basilica di santa Maria (Torcello): la pergula romanica (secolo XII)


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Bibliografia:
Zovatto Paolo Lino, Grado antichi monumenti, Calderini 1971.

giovedì 3 ottobre 2013

L'eterna incomprensione tra la vera Chiesa e il mondo



Leggo su un'agenzia di informazione:
José María Castillo, teologo spagnolo: «Questo papa fa notizia a livello mondiale perché ha preso sul serio il Vangelo. E ancora più seriamente la centralità di Gesù nella vita. Il fulcro non è la religione e i suoi riti, né i dogmi e le ortodossie. Di niente di tutto questo parla Francesco. Qui non si ascolta la cantilena della predica clericale, moralizzante, minacciosa e spesso escludente. Il futuro della Chiesa è nel recupero del suo passato. Il passato che ci porta dritti a Gesù di Nazareth. Se non ci incamminiamo per questa strada la Chiesa non andrà da nessuna parte. Se il Vangelo è il centro, a essere decisiva non sarà la religione. Il centro sarà l’umanità, tutto ciò che ci rende umani».
Confusa e (quasi) felice. La comunità cattolica internazionale dopo l'intervista di Bergoglio, in http://www.adista.it/?op=articolo&id=53171, data di lettura 3 ottobre 2013.

Questo commento rappresenta veramente l'essenza del pensiero di gran parte del Cattolicesimo odierno e corrisponde, a sua volta, all'idea che ha l'uomo medio occidentale quando pensa a Cristo e alla Chiesa. Mi pare molto importante commentare a mia volta queste frasi perché è esattamente su questi concetti che si attua una profonda incomprensione tra la tradizione cristiana (occidentale e orientale) e il mondo moderno secolarizzato e tra un certo tipo di Cattolicesimo attuale e il suo passato. Che sia un teologo cattolico a porre tali concetti, indica la drammatica gravità della situazione.

Ma questo indica pure quanto lontano siano gli argomenti trattati dal mio blog rispetto a quelli che si pongono questo genere di persone. Siamo praticamente su versanti opposti e l'incomprensione è totale! Come potrà il Cattolicesimo, caratterizzato prevalentemente da questo pensiero, dialogare o semplicemente confrontarsi sinceramente con il mondo Cristiano ortodosso che conserva alcune linee di fondo da lui stesso avute  un tempo? Non corriamo il rischio di fare una bella sagra di apparenze dietro alla quale non c'è assolutamente nulla? Non usiamo termini anche identici ma con significato profondamente differente?

Veniamo al testo.

Il teologo spagnolo, infervorato dai discorsi bergogliani, pensa che questi portino veramente al nucleo fondante della Chiesa e al messaggio autentico del vangelo. Avere Gesù Cristo al centro della propria vita - ammette - non significa focalizzarsi su riti, dogmi e ortodossie, che escluderebbero chi li rifiuta e non li capisce, ma giungere all'attenzione dell'umanità.

Sono affermazioni talmente generiche che lasciano spiazzato l'uomo comune: cosa vuol dire "giungere all'attenzione dell'umanità"? Dall'insieme dei discorsi bergogliani penso significhi ascoltare il prossimo e camminare con lui, qualsiasi fede abbia, cercare di servire alle sue necessità e difendere i suoi diritti venendo meno a proclamare i "diritti" di Dio sull'uomo (1).

Riti, dogmi e ortodossie, in tal senso, non servirebbero a nulla, essendo, semmai, intralci. Il teologo lo lascia intendere, dal momento che l'atmosfera intellettuale dei discorsi bergogliani porta inevitabilmente a questo genere di conclusioni.

Mi sembra la stessa posizione di un prete cattolico friulano, don Pierluigi Di Piazza, famoso per il suo attivismo sociale: "Se mi si chiede quanto prego, intendendolo in senso tradizionale, potrei rispondere che non prego affatto o che prego pochissimo. Ma siccome sono sempre al servizio e all'ascolto dei bisogni del mio prossimo (di qualsiasi ideologia e fede), allora prego moltissimo", affermò pressappoco questo sacerdote in un suo libro pubblicato qualche anno fa. Mai nessuno gli fece notare le sue strane incongruenze...

Poniamoci una serie di semplici domande:

- È possibile pensare alla Chiesa - strictu sensu - in questi termini?

Se l'importante è "recuperare il passato" che ci collega con Gesù Cristo, come dice il teologo spagnolo, in quale momento del passato della Chiesa si è mai verificata questa reale rottura che vede da una parte la preghiera (dunque la liturgia), il dogma e  l'ortodossia della fede e, dall'altra, la sensibilità verso l'umanità?
A ragionare in questi termini mi sembra, piuttosto, che più si coltiva la preghiera e l'adesione alla fede, più ci si distacca dai reali bisogni umani.

Viceversa nella Chiesa, sia in occidente sia in oriente, non si ha mai ragionato in questi termini, in nessuna epoca, neppure agli inizi quando il Cristianesimo rinnegava le prime sue eresie rappresentate dallo gnosticismo. Nello stesso Cattolicesimo questo genere di ragionamenti erano letteralmente inconcepibili, almeno fino a 70 anni fa! È molto strano che un teologo non lo sappia...

- Che genere di "dogma e di liturgia" possono spingere le persone fuori dalla "realtà" rendendole  insensibili verso il prossimo?

Se si crede, come pare suggerire il teologo spagnolo, che dogma e liturgia siano contro la sensibilizzazione umana e, in definitiva, contro la scoperta di Cristo, è logico chiederci a che tipo di "dogma e di liturgia" egli faccia riferimento. Evidentemente ad un tipo di dogma e ad una liturgia che non hanno nulla a che fare con la vita, che sono realtà astratte o doveri da compiersi obtorto collo. Non nascondo che una buona parte del clero cattolico, prima del Concilio Vaticano II, viveva in modo molto formale la sua obbedienza dogmatica e la sua prassi liturgica. Queste due realtà erano divenute come una vecchia vernice alla quale bastava dare qualche colpo per distaccarla da un metallo oramai arrugginito. Ecco da quale terreno può fiorire la mentalità del teologo spagnolo!
Ma il dogma e la liturgia hanno veramente questa valenza? A leggere la storia della Chiesa direi proprio di no anche se in alcune epoche e luoghi entrambe sono decadute agli occhi dei credenti a causa di interpretazioni e prassi fuorvianti. 
Anticamente le cose erano, invece, chiare. Perciò ci sono stati non pochi martiri che hanno donato la loro vita, pur di non deflettere da quella che era definita la "confessione della vera fede". Ci sono state generazioni di credenti che hanno dedicato l'intera esistenza alla preghiera e alla lode divina. Alcuni di loro, poi, lo hanno fatto in modo esclusivo e totale, se si pensa ai cosiddetti "ordini contemplativi". In Oriente tutto questo continua ad esistere al punto che il monastero è sia un luogo di lode perpetua a Dio, sia un bastione di difesa dell'Ortodossia della fede!

Un dogma e una liturgia ridotti a fantasma di loro stessi nella vita del clero e dei laici sono, dunque, il motivo per cui oggi vengono abbandonati e sostituiti da un'azione e sensibilità sociale. Ecco il 1968 nella Chiesa cattolica ed ecco il ritorno attuale di quelle stesse idee in tutta la loro devastante virulenza.

- In quale senso liturgia e dogma sono, allora, al vero servizio dell'umanità?

Quando san Massimo il Confessore veniva recluso a causa della sua difesa del dogma, sapeva bene che credere rettamente significa disporre l'animo umano nel modo migliore per ricevere Dio. Ricevere Dio a sua volta significa empiricamente avere la sensazione quasi "tattile" che la nostra vita non si chiude nella terra e che la terra stessa, pur con le sue sofferenze e limiti, attende d'essere trasfigurata nella Gerusalemme celeste. Di qui il bisogno della lode e della perpetua liturgia della Chiesa. Questo dogma e questa liturgia sono, dunque, strettamente aviticchiati alla vita umana e alla vita del cosmo intero, anche se questo non può essere per nulla evidente all'uomo odierno che vede il dipanarsi ininterrotto del mistero della sofferenza nel mondo.

A san Massimo il Confessore, tuttavia, tutto questo era chiaro. Per questo si sottomise all'umiliazione di essere esiliato e d'avere l'amputazione della mano destra e della lingua, per non poter più scrivere e parlare in difesa dell'ortodossia. Morto san Massimo, la Chiesa si rialzò dalla sua crisi dogmatica e lo proclamò santo, ossia vero modello per il Cristianesimo e per l'intera umanità.

Ebbene oggi tutto questo è stato spazzato via ed è letteralmente incomprensibile alla maggioranza delle persone che pensano in modo esclusivamente umano come il teologo spagnolo. In una Chiesa una tradizione ecclesiale sentita di fatto come un rottame ha, evidentemente, perso il suo ruolo ben prima d'essere ufficialmente rifiutata (2). 

D'altronde, perso l'orizzonte di Dio, che è quello dell'eternità alla quale pure l'uomo è chiamato, l'unico orizzonte rimanente è quello terreno, nella difesa di una giustizia puramente umana e dei diritti umani ad essa conseguenti. L'impegno sociale non richiede analisi dogmatiche e pratiche liturgiche. Ecco perché il prete friulano ha trovato un "nuovo modo" di "pregare". Il suo caso, è bene sottolinearlo, non è più isolato ma sempre più generalizzato, promosso volens nolens dallo stile dell'attuale papato. È uno stile che, prevedibilmente, si espanderà a macchia d'olio ovunque e tenterà d'imporsi anche nelle Chiese più tradizionali, come possono essere quelle ortodosse.

- Qual'è la strada della Chiesa e il recupero del Vangelo?


Questa risposta è la conseguenza di quanto sopra esposto. Se il modo di agire della Chiesa nel mondo non è sociale ma è, prima di tutto, soprannaturale, allora la strada della Chiesa non può mai prescindere dal confessare la fede e dal celebrarla nella liturgia. Nella confessione di fede e nella liturgia si attua l'unico possibile incontro con Cristo. In altre parole, dispondendo il cuore nel modo indicato dalla tradizione ecclesiastica, che poi discende dal vangelo, si può incontrare il mondo nel modo più conveniente e vi si può operare.
Prescindendo da tutto questo e incontrando direttamente il mondo, magari con intenzioni lodevoli, non si porta che se stessi: l'uomo secolarizzato porta l'uomo, trova l'uomo e lascia l'uomo!

Non è nelle "periferie esistenziali" che si trova Cristo ma, prima di tutto, nel proprio cuore purificato, confessando la retta fede e praticando la lode liturgica. Trovato Cristo in se stessi, lo si può far nascere nel cuore di chi si trova nelle "periferie esistenziali", ossia nelle realtà lontane dalla Chiesa.

Viceversa andare nel mondo senza aver fatto tutto questo, significa ingannarsi e ingannare e, peggio di tutto!, illudersi di trovare Cristo!!

Di conseguenza una Chiesa che prescinde sempre più dalla fede e dalla preghiera, diviene progressivamente una "non Chiesa". Non può pensare d'aver ritrovato la strada verso Cristo colui che ha perso la strada tradizionale della Chiesa voluta da Cristo!

Come ultima cosa, ho fatto uno schema grafico riassuntivo per mostrare, in modo sintetico, quanto sono differenti tra loro le impostazioni tradizionali della Chiesa da quelle mondane e secolarizzate assunte sempre più nell'attuale mondo cattolico.



In questo primo schema l'uomo passa da un modo di pensare secolare ad un modo evangelico passando attraverso una formazione (liturgia, fede, prassi cristiana) che deriva direttamente dal Nuovo Testamento e dalla tradizione. Questo uomo diviene "cristiano" e, nell'incontro con il mondo, se è una persona che ha realmente trovato Dio, lo trasfigura dandogli un orizzonte nuovo nel quale vivere. Questa è l'unica "via" che ha sempre auspicato la Chiesa: guardare il mondo con occhi divini!




In questo secondo schema abbiamo rappresentata  la prospettiva secolarizzata dimostrata pure dal teologo spagnolo di cui, sopra, abbiamo riportato qualche commento. 
L'uomo attraverso delle impellenti istanze sociali, che pensa derivino da obblighi cristiani ed evangelici, non rimane che se stesso e, nell'incontro con il mondo, di fatto non gli cambia il cuore ma solo alcune disposizioni esterne. Non cambiando nel cuore, l'uomo non ha la forza di aderire durevolmente neppure alla semplice giustizia umana. È un tentativo destinato a fallire come tutte le redenzioni sociali moderne (rivoluzioni, regimi assoluti in nome del popolo, ecc.). 
Qui si incontra il mondo con occhi puramente umani e non gli si è affatto sostanzialmente diversi.
Fondare la Chiesa su queste basi significa, evidentemente, alterarla trasformandola in una "non Chiesa". È quanto si sta cercando di fare attualmente con il plauso, guarda caso, del mondo!



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1) So bene che, in nome dei diritti di Dio, spesso sono scoppiati conflitti, guerre e violenze contro il prossimo. Ma quando ciò è successo è spesso avvenuto prima di tutto per un motivo politico (con scusa religiosa). Viceversa è facile trovare nella storia personalità dogmaticamente esigenti ma per nulla violente. La storia della Chiesa bizantina è piena di esempi del genere, soprattutto nella vita dei santi.

2) L'espressione è da intendersi non in senso assoluto: la tradizione rettamente intesa rimane sempre valida in ogni tempo e luogo. L'espressione deve intendersi soggettivamente: chi sente la tradizione come un rottame anche se non la rifiuta apertis verbis, l'ha di fatto resa inutilizzabile. È quanto ho constatato di persona in molto clero cattolico attuale e ciò rappresenta un grosso problema che nessuno vuole osservare e sul quale nessuno vuole parlare in modo chiaro.











sabato 28 settembre 2013

I cori nelle messe tipo Amanda Lear...








Il noto cantautore catanese Franco Battiato rilasciò nel 2002 un'intervista nella trasmissione televisiva "Cocktail d'amore". Quest'intervista è presente anche su youtube. L'intervistatrice era Amanda Lear, anche lei nota al grande pubblico per il suo  impegno nella disco music degli anni '70 e, forse, per le sue incredibili avventure sentimentali pubblicate in tutti i rotocalchi mondani.
Proprio all'inizio dell'intervista, Amanda Lear non resiste alla tentazione di porre una prima domanda su una canzone del catanese che la evoca: Magic Shop. In questa canzone si scrive:

E i giorni di digiuno e di silenzio
per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear...

La spumeggiante Amanda confessa di non aver mai capito il significato di questa frase e ne chiede spiegazione.
Battiato, sul quale in questa sede non vogliamo dare un giudizio religioso, ha maggior intuito spirituale della sua intervistatrice e le confessa che le canzoni della star sono un'espressione tipicamente mondana, quindi inadatte ad essere eseguite in una chiesa. Il cantautore dice testualmente:

... all'epoca [di questa mia canzone] c'era, e continua ancora oggi, quel brutto vizietto di far cantare nelle chiese con modelli che appartengono alla musica leggera; quindi la liturgia viene, come dire, un po' devastata...

Questo passo dell'intervista è interessante perché rivela alcune cose importanti, anche se può parere di poco conto.

Innanzitutto questa: chi vive mondanamente non può mai capire perché si possa, in qualche modo, ironizzare per la presenza di "canzoni tipo Amanda Lear" in una chiesa. È come vivere sull'altra faccia della luna e non poter mai guardare la terra. Non si potrà mai capire chi riesce a guardare il nostro pianeta!

Battiato, in questo, ha qualche elemento spirituale in più, una maggiore sensibilità, anche se ha un percorso individuale ben diverso da quello di un cristiano tradizionale. A Battiato è chiaro che il sacro non può e non dev'essere mescolato col profano. Viceversa, chi vive nel profano può anche pensarci anni ma non gli sarà mai chiaro. 

Il persistere della musica e dei canti profani nelle chiese occidentali (addirittura con note esotiche di balli balinesi com'è successo recentemente nella cattedrale cattolica di Torino) si spiega: la maggioranza che li vuole, li approva e li anima ha una sensibilità spirituale da Amanda Lear, neppure da Battiato (il che, dati i tempi, sarebbe già molto)!

Inoltre, c'è da aggiungere che lo stesso cantautore catanese non ha idee molto chiare su tale fatto. Le canzoni e i canti mondani in chiesa non sono solo un semplice "brutto vizietto" come lui e alcuni tradizionalisti potrebbero dire. Sono supportate da tutta una mentalità generale, da un orientamento di spiriti che è modellato mondanamente. Il "brutto vizietto" è qualcosa che come viene, così può passare, se non trova un supporto adeguato sul quale radicarsi e fiorire.

In Occidente non siamo davanti ad una semplice situazione momentanea, davanti ad un "brutto vizietto", ma ad una radicatissima convinzione mondana con la quale si vive, si pensa e si opera nella Chiesa. In questa Chiesa ci sono sempre più Amanda Lear che Battiato. I santi (quelli veri) sono da tutta un'altra parte, molto distanti dallo stesso Battiato, figuriamoci da Amanda Lear!

Ma questo è un problema sul quale i pastori non si animano, anzi!, manco lo vedono.
Di conseguenza la liturgia occidentale non può che continuare la sua corsa verso il basso tra applausi di persone compiaciute e gongolanti ...