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sabato 27 ottobre 2018

Dovesse essercene ancora bisogno...


Di fronte alla pubblicità piuttosto sfrontata con la quale si pensa di legittimare e far "passare in cavalleria" le recenti azioni del patriarca Bartolomeo in favore delle chiese scismatiche ucraine, oltre a quanto detto mostriamo semplici eloquenti fatti. 
Il 12 ottobre di quest'anno, un giorno dopo che Bartolomeo sollevò lo pseudo patriarca Filarete (*) da tutte le pene canoniche (cosa che avrebbe dovuto fare solo la Chiesa russa che gliele ha comminate e non senza fondatissima ragione), quest'ultimo ha inaugurato nella "sua" cattedrale della Santa Trasfigurazione dei dipinti assai singolari se non proprio blasfemi. In uno di questi, appare san Giorgio che, invece di infilzare il dragone come si vede tradizionalmente, infilza l'aquila bicipite, simbolo russo. 


Il dipinto è incorniciato da diversi strani simboli tra cui le rune, usate dai nazisti tedeschi nella seconda guerra mondiale. Tutto ciò rimanda a possibili simpatie neo-naziste di Filarete. Un altro dipinto lo ritrae ad aeternam rei memoriam

Oltre alla palese contrapposizione politica è chiara l'allusione a simbologie ideologiche pagane. Entrambe le realtà sono completamente estranee all'iconografia e all'ethos cristiano ma vengono qui rappresentate come cose perfettamente normali.
Aver legittimato una realtà così inquietante, pone domande di non poco rilievo. Manifesta, altresì, che Bartolomeo è sceso al livello di chi ha legittimato correndo il rischio tutt'altro che remoto di essere sconfessato da tutta l'Ortodossia, nel caso in cui persistesse e si estremizzasse ulteriormente. Ma prima dell'accadimento di una conseguenza così drammatica e logica, queste sue azioni lo hanno oramai estromesso dalla seria considerazione di non poche persone.


Sito originale dal quale sono tratte le immagini, vedi qui.

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[*] Il "patriarca" Filarete secondo questo racconto ha avuto una vita tutt'altro che specchiata: ex agente del KGB, monaco per la Chiesa ma unito con una donna per il regime sovietico, collaborò attivamente con i comunisti e perciò fece una fulminea carriera nella Chiesa. I figli da lui avuti conservano il pessimo ricordo di un padre dispotico e vendicativo, soprattutto quando veniva toccato nella sua vita privata.

venerdì 26 ottobre 2018

Una lettera inascoltata


Questa serie di post dedicati alla questione ucraina si spiegano per la gravità della situazione nonché per l'inedito storico di vedere la Chiesa ortodossa di fatto rotta in due. Non è un semplice conflitto tra gerarchi o una semplice questione geopolitica, come i superficiali possono dire. E' il segnale del prevalere di istanze unicamente umane (mentre nella Chiesa si dovrebbe porre attenzione soprattutto a quelle della Rivelazione) e l'emergere nei fatti di una nuova ecclesiologia, per diversi aspetti opposta a quella ortodossa. Il patriarca serbo Ireneo, prima che Costantinopoli scendesse in campo a favore delle chiese scismatiche ucraine manifestando indifferenza alla maggioritaria Chiesa legale e a quella russa, ha mandato a Bartolomeo I una lettera nella quale lo avvertiva del pericolo di favorire il filetismo nazionalistico e manifestare un concetto alterato di primato. Tale lettera è rimasta inascoltata con le conseguenze oramai note. Abbiamo qui di seguito un commento che sintetizza e chiarifica i temi esposti nella lettera del patriarca serbo.  

Introduzione

Il Patriarca Ireneo di Serbia, il 13 agosto di quest'anno [2018], ha scritto una lettera al Patriarca ecumenico in cui ha esposto le sue preoccupazioni sulla situazione in Ucraina. Pur non affrontando le implicazioni canoniche dei documenti storici relativi alla sottomissione dell'Ucraina nel 1686 a Mosca, sottolinea due questioni molto più fondamentali e serie che vede presenti in questa situazione.

Il nazionalismo non è il patriottismo cristiano

Il primo problema che solleva è quello del nazionalismo o di ciò che nelle attuali discussioni ecclesiali è stato chiamato etnofiletismo. È importante riconoscere che quest'etnofletismo non è l'amore naturale al proprio parentado o paese. Quando parliamo dell'eresia etnofletistica, siamo dinnanzi al risultato di uno sforzo cosciente da parte dell'intellighenzia nel creare un'entità e una coscienza nazionale con motivazioni politiche e ideologiche.

La nostra famiglia e il nostro paese sono naturalmente parte di ciò che Dio ci ha dato da amare quando siamo nati in questo mondo e quest'amore, quand'è attivo, diventa una forza unificante. Il nazionalismo è un'ideologia creata dall'uomo che tenta di essere una forza unificante, ma ha una natura e un obiettivo diverso. "Il raggiungimento di una coscienza nazionale e conseguentemente l'appartenenza a una nazionalità è un processo che dev'essere raggiunto attraverso un indottrinamento ideologico e sociale .... L'intellighenzia ha un ruolo nel trasformare la consapevolezza di un individuo riguardo la sua relazione con un vicino di villaggio ... o con un correligionario in una coscienza unitaria su un più ampio livello "nazionale" [1]. L'obiettivo e i mezzi di quest'unità non sono la perfezione dell'amore, che produce la nostra unità in Cristo, ma piuttosto la coerenza e l'indipendenza politica. Il nazionalismo porta all'unità facendo leva sull'orgoglio della propria identità e della propria storia [2] e cerca pure di costruire un'unità attraverso la creazione di una mentalità "noi contro di loro" che stimola paura e sospetto del nemico. Ciò conduce ad un movimento che porta a porre i "carri" in cerchio e a chiuderli tra loro.

D'altra parte, un vero patriottismo cristiano non consiste nell'orgoglio di ciò che è nostro e nel timore dell'altro, ma nell'amare il nostro, essendo disposti a difenderlo quand'è necessario, accompagnato da pentimento e umiltà per la nostra mancanza d'amore perfetto e per la nostra incapacità di vedere e relazionarci con quanti stanno dall'altra parte delle nostre frontiere come veri vicini e fratelli. Il vero patriottismo cristiano implica vedere e assumersi la responsabilità dei peccati della nostra nazione piuttosto che giudicare e incolpare altre nazioni. Il vero patriottismo cristiano porta pace a noi stessi e al mondo. È un movimento di apertura verso l'altro.

La differenza tra nazionalismo e patriottismo è che il primo fa appello alle passioni dell'orgoglio e della paura, mentre il secondo è la lotta per amare e pentirsi. Il nazionalismo coinvolge l'élite intellettuale nel trovare modi per convincere le persone a credere e difendere ciò che hanno creato, mentre il patriottismo è la difesa di ciò che Dio ci ha donato naturalmente in base alle circostanze in cui ci troviamo. Il frutto del nazionalismo è tumulto e conflitto, odio e sospetto - l'esatto opposto dell'amore.

Che si tratti del nazionalismo, dell'individualismo, della politica dell'identità o del "diritto di ...." (riempire lo spazio con qualsiasi altra cosa), il seme è lo stesso. Anthony Kennedy in Planned Parenthood v. Casey (1992) afferma chiaramente il motivo che guida l'uomo nella nostra epoca: "Al centro della libertà è il diritto di definire il proprio concetto di esistenza, di significato, dell'universo e del mistero della vita umana". Questo è un rifiuto diretto di Dio come Creatore e di Colui che dà alla propria creazione un concetto di esistenza, significato e mistero che si trova solo in Lui. Questa eresia odierna è la pretesa ultima dell'uomo di essere il suo dio.

È quest'ideologia atea che il Patriarca di Serbia identifica essere la radice dei conflitti in Ucraina. È la radice dei conflitti nel nostro paese e in tutto il mondo. Siamo tutti dei vicini spogliati da Satana e rimasti feriti e morenti sul ciglio della strada che hanno bisogno del soccorso di Cristo. Ciò influenza direttamente la Chiesa poiché l'intellighenzia, che sta cercando di costruire una coscienza e un'identità nazionale, vuole includere nella creazione creata dall'uomo una chiesa creata dall'uomo e, come nota il Patriarca, ciò ha portato all'ascesa in vari luoghi di una "chiesa degli auto-ordinati"[*]. Questi auto-ordinati vogliono la libertà di definire il proprio concetto di ciò che è la Chiesa e credono che questo sia un loro diritto. Fanno appello a coloro che in Occidente hanno le stesse convinzioni su chiunque sia in grado di determinare la nostra esistenza e il nostro significato.

Quando guardiamo alla relazione del nazionalismo con la Chiesa, essa implica l'arroganza spontanea di un'identità separata in contrasto con e indipendente dagli altri, mentre la vera Chiesa consiste in persone in comunione che, attraverso l'obbedienza e l'amore, si stanno muovendo verso l'essere uno in Cristo. Il Patriarca di Serbia fa appello al Patriarca Bartolomeo affinché non sostenga o rafforzi gli Stati e gli individui che cercano di usare la fede dei fedeli e il Corpo di Cristo per i loro scopi creati dall'uomo, ma di considerare la sua responsabilità nel proteggere l'armonia e unità della Chiesa.

Un primo senza pari ossia un concetto alterato di ecclesiologia

La seconda problematica sollevata dal Patriarca di Serbia è il modo in cui il Patriarca ecumenico comprende se stesso e la sua posizione nel corpo della Chiesa ortodossa. Egli sottolinea l'esistenza di un accordo pan-ortodosso in cui si afferma che nessuna giurisdizione o Chiesa madre può dichiarare da sola e unilateralmente una nuova autocefalia. Se il Patriarca di Costantinopoli decide di agire unilateralmente, senza riguardo agli accordi che lui stesso è stato determinante nel sancire, allora questo è inteso come un ulteriore supporto al fatto che si vede veramente non come il "primo fra uguali", ma come un "primo senza uguali".

Questa frase "primo senza eguali" si riferisce ad una pubblicazione del Metropolita Elpidoforos Lambriniadis pubblicata sul sito patriarcale di Costantinopoli [3]. L'articolo è stato scritto come parte dei colloquii a Ravenna tra cattolici e ortodossi sulla comprensione teologica e sulla pratica del primato nella Chiesa. Durante questi colloquii, Costantinopoli ha accettato un'ecclesiologia che individua la fonte del primato nella persona del primate supremo stesso. Il Metropolita Elpidoforos ha puntualizzato che il primato non è qualcosa di ricevuto ma ha la sua origine nel primate stesso. Ha terminato dicendo: "Se vogliamo parlare della fonte di un primato, la fonte di tale primato è la stessa persona dell'arcivescovo di Costantinopoli, che precisamente come vescovo è uno 'fra uguali', ma come arcivescovo di Costantinopoli e quindi come Patriarca ecumenico, è primo senza eguali (primus sine paribus)". Quest'ecclesiologia pone l'essenza del primato nella persona del primate supremo piuttosto che localizzare la sua essenza in Cristo. È un'eco della dottrina cattolica del papato. Ireneo considera le dichiarazioni del Patriarca Bartolomeo al recente Sinodo: "In principio era la Parola ... in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini". (Giovanni 1,1,4) L'inizio della Chiesa ortodossa è il Patriarcato ecumenico; "In questo è la vita, e la vita è la luce delle Chiese" [4].

Se guardiamo all'idea di primato in San Leone Magno, Papa di Roma, vediamo che non insegna ciò. Il santo insegna che non è la fonte del suo potere e della sua autorità di papa; questi, piuttosto, sono ricevuti come un dono e una fede da Cristo e dal popolo [5]. Ciò che è ricevuto non gli viene dato in modo assoluto o esclusivo. San Leone insegna che questo primato è un potere o attributo di Cristo che compenetra tutta la Chiesa. La garanzia dell'unità è che siamo tutti battezzati in Cristo e riceviamo da Lui, come unico Capo, questa stessa guida o primato quando diventiamo parte del Suo Corpo. Ciò che è diverso tra i differenti ordini della Chiesa è lo scopo della responsabilità amministrativa e del potere, non l'essenza di ciò che viene ricevuto. Il profano usa il suo primato per divenire un capo sul proprio corpo e anima; i sacerdoti e ancora più un arcivescovo hanno una portata più ampia del loro primato [6].

Il Metropoita Elpidoforos critica il Patriarca di Mosca d'aver abbandonato e rifiutato di firmare il documento di Ravenna e aver insistito sulla visione tradizionale secondo cui l'autorità è ricevuta da Cristo come fonte [7] mediata dalla Chiesa nella persona degli altri vescovi [8] e testimoniata e confermata dai fedeli [9] e nelle commemorazioni dei dittici [10] (i dittici stessi non sono il mezzo per dare il primato, ma un modo in cui la volontà della Chiesa come corpo di Cristo è espressa e confermata). Il metropolita implica nella nota 4 che tale astensione non è realmente teologica ma principalmente politica - una protesta contro la concessione dell'autocefalia del Patriarca Ecumenico alla Chiesa ortodossa estone. [Tuttavia] le due cose vanno davvero assieme. Il modo in cui il Patriarca ecumenico sta usando la sua autorità in questi casi è un riflesso e un'agire della propria visione di se stesso come unico arbitro e fonte della propria autorità. La credenza di fondo sembra essere che la portata della sua autorità non è determinata dalla Chiesa, ma invece rimane in se stesso come illimitata da qualsiasi cosa al di fuori di se stesso. Non riconosce Cristo come presente e agente in tutta la Chiesa. Lo vediamo nell'attuale situazione dell'Ucraina, dove il Patriarca ecumenico sta prendendo in considerazione, sembra, un'azione unilaterale mettendo da parte la consultazione o la cooperazione con le altre Chiese. Agire unilateralmente in questa situazione è un'affermazione che la portata della sua autorità non è legata a ciò che la Chiesa nei suoi accordi pan-ortodossi ha permesso, ma a qualcosa che può determinare da sé. Il Patriarca Ireneo avverte che ciò è dannoso per la Chiesa. Questa dottrina del "primo senza uguali" contiene in sé un percorso verso un'unità e un modo di creare ordine che è centrato sull'uomo, non su Cristo e, quindi, è destinato a fallire. Nessun uomo può essere una fonte di unità o vita, questo appartiene solo a Dio.

Conclusione

Penso che, generalmente, ci sia molta simpatia per la situazione degli ortodossi ucraini i quali hanno un paese indipendente che vuole pure una chiesa autocefala. Contemporaneamente, sento l'avvertimento del Patriarca serbo: se la ricerca di ciò non è separata da aspirazioni politiche e religiose contrarie all'unità e a uno stile di vita incentrati su Cristo, quindi dannose, nessun bene può venire da essa.

Anna Stiklers

Tradotto da qui da cui è stata tratta pure l'immagine iniziale del post.




"La nostra Chiesa è oggi sottoposta ad una grande tentazione.
Una tentazione che ha colpito il nostro primo gerarca, il Patriarca ecumenico nel prendere una decisione che potrebbe essere catastrofica per la Chiesa - fare qualcosa che non ha diritto di fare - riconoscere una chiesa scismatica e persino darle l'autocefalia. Questo è qualcosa di nuovo. Credo che tutte le Chiese indicheranno quant'è catastrofica tale decisione per evitare la più catastrofica divisione. Speriamo che il Signore ci salvi da questa tentazione".
Patriarca Ireneo di Serbia


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[1] Magocsi, P. R. (1978). The shaping of a national identity: Subcarpathian Rus, 1848-1948. Cambridge, MA: Harvard Univ. Press., p. 3.

[2] Tranne che questa identità e questa storia non sono quelle che Dio ci dà ma quelle create dall'intellighenzia che interpreta il tessuto della storia e della cultura secondo la sua ideologia. Tale tentativo di costruire unità, dal momento che l'uomo ha sempre opinioni contrastanti, porta in realtà a conflitti, cosicché ricominciano scontri su cosa significa essere americano, o ucraino, o russo o qualsiasi altra identità nazionale.

[3] Primo senza eguali: una risposta al testo sul primato del Patriarcato di Mosca. Di Sua Eminenza Elpidophoros Lambriniadis, Metropolita di Bursa, (12 febbraio 2014). Vedi qui.


[4] Dalle osservazioni iniziali alla recente sinassi 31 agosto 4 settembre 2018. Vedi qui.

[5] Vedi i sermoni 2-5 sull'anniversario della sua elezione a papa.

[6] Sermone 4: "Sebbene la Chiesa universale di Dio sia costituita da distinti ordini di membri, tuttavia, nonostante le molte parti del suo santo corpo, la Chiesa sussiste come un tutto intero, proprio come dice l'Apostolo: Siamo tutti uno in Cristo . Nessuna differenza in ufficio è così grande che chiunque possa essere separato, attraverso l'umiltà, dal Capo. Nell'unità della fede e del battesimo, quindi, la nostra comunità è indivisa. C'è una dignità comune, come dice l'apostolo Pietro in queste parole: E tu sei costruito come pietre viventi in case spirituali, un santo sacerdozio, offrendo sacrifici spirituali che sono accettabili a Dio per mezzo di Gesù Cristo ... .Poché tutti, rigenerati in Cristo , sono fatti re dal segno della croce; sono sacerdoti consacrati dall'olio dello Spirito Santo, così che al di là dello speciale servizio del nostro ministero di sacerdoti, tutti i cristiani spirituali e maturi sanno che sono una razza reale e partecipano all'ufficio del sacerdozio. Perciò quanto è più simile al re di trovarti sovrano sul tuo corpo dopo aver consegnato la tua anima a Dio? E ciò che è più sacerdotale di promettere al Signore una pura coscienza e offrirgli nell'amore vittime immacolate sull'altare del proprio cuore". Vedi anche Epistola 14 dove il santo menziona che le differenze nella gerarchia non sono nella sostanza di ciò è ricevuto, ma nel particolare servizio che il ministero comporta.

[7] Che Papa Leone abbia ricevuto il suo incarico e non consideri se stesso fonte di ciò è evidenziato nei suoi sermoni sull'anniversario [dell'elezione papale]. Egli comprende che non governa per propria autorità né da solo poiché Cristo non ha rinunciato alle cure del suo gregge, né ha San Pietro (sermone 3. 2-3) [per farle]. Come attuale capo della Chiesa, è responsabile di essere in obbedienza a coloro che non gli hanno dato il potere, ma gli hanno permesso di partecipare a quello che essi stanno facendo. Commenta che l'immagine di San Pietro si è imposta prima dei governanti della Chiesa per essere imitata. Cosicché il privilegio di Pietro risiede - non nella Sede di Pietro - ma ovunque sia passato il giudizio in accordo con San Pietro. In altre parole, l'unità dell'attività del primato risiede nel modo in cui Pietro agisce ad immagine di Cristo, e i Primati ad immagine di Pietro, e quindi il lavoro è uno, non diviso né conflittuale.

[8] Che un vescovo riceva il primato attraverso l'elezione di altri vescovi e che la portata della responsabilità contenuta in un dato impegno sia qualcosa determinata dalla Chiesa, non dalla persona nominata è chiaro storicamente e canonicamente.

[9] “Axios, Axios, Axios”, ossia l'acclamazione del popolo, tre volte degno!, al nuovo vescovo.

[10] Vedi "Posizione del Patriarcato di Mosca sul problema del primato nella Chiesa universale", 26 dicembre 2013. Vedi qui.

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[*] La splendida espressione "chiesa degli auto-ordinati", pur traendo spunto da un fatto storico, definisce perfettamente pure la neochiesa dei neopreti, un fenomeno trasversale alle confessioni cristiane e presente massivamente pure nel Cattolicesimo. Siamo, cioè, dinnanzi a preti che fondano, consapevolmente o meno, una nuova chiesa autoreferente nelle strutture tradizionali di quella antica o, altre volte, in strutture nuove ma simili a quella antica (chiese parallele), i quali cercano la propria gloria secolare, non quella dell'Al di là, piaceri, onori e soldi. Essi, anche quando celebrano in modo tradizionale, fanno una parodia poiché, essendo incapaci di porre reali azioni sacre, mettono al centro di tutto loro stessi divenendo un muro opaco alla luce e mostrando, invece che quella, i loro bei paramenti come se questi fossero fatti per la loro vanità; indicando in tal modo una sorta di feticismo onanistico e narcisistico che emerge in tutto ciò che fanno! A volte sono pure imbarazzantemente patetici, come quando, me presente, un alto prelato ortodosso disse: "Se non fanno regali a me, a chi li devono fare?". Costoro manifestano una chiesa incapace di comunicare con il Cielo e ad esso di fatto indifferente, una maledizione tra gli uomini che soltanto i mondani credono sia benedizione. Che sia sempre più presente pure nel mondo ortodosso è una realtà fattuale. Ciò che fa male non è tanto un clero siffatto per unica colpa dei vescovi ma l'indifferenza colpevole, paciosamente e borghesemente soddisfatta dei suoi fedeli. Gli antichi padri potrebbero dire che una chiesa così entra nell'orto del diavolo e tranquillamente ci sguazza pensando di essere in una situazione ottimale. Una chiesa di ciechi che ogni giorno che passa condanna sempre più se stessa al non senso [nota del traduttore].

martedì 23 ottobre 2018

Intervista al metropolita Luca di Zaporizhzhya (Ucraina)



Il 15 ottobre, il Sinodo della Chiesa ortodossa russa ha deciso d'interrompere la comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli. È accaduto quattro giorni dopo che Costantinopoli aveva annunciato la sua decisione di concedere l'autocefalia (indipendenza) alla Chiesa ortodossa ucraina non ancora creata.
Costantinopoli ha anche affermato di ripristinare lo status canonico dei capi di due chiese scismatiche in Ucraina, e ha annunciato il loro ritorno in seno all'Ortodossia mondiale.
Dopo la fine del sinodo, la sera del 15 ottobre, i corrispondenti delle forze aeree di Minsk si sono incontrati con uno dei due rappresentanti della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca, che è attualmente nel sinodo della Chiesa russa. È stato intervistato il quarantasettenne metropolita Luca di Zaporizhzhya che ha sostenuto la decisione del sinodo russo-ortodosso.
Il metropolita ha addirittura proposto di rompere i rapporti con la Chiesa di Costantinopoli nell'ultimo incontro di fine settembre.

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- L'incontro del sinodo si è concluso con un ritardo di quasi quattro ore. Perché è durato così a lungo?

Metropolita Luca: L'incontro del sinodo non è un volo d'aereo o un viaggio in treno. Quando viene discussa una questione così seria e il documento richiede sei pagine intere di testo, ogni parola dev'essere discussa, perché la dichiarazione approvata è fatale. Con le sue azioni dell'11 ottobre, il Patriarcato di Costantinopoli si è disciolto da solo. Il rifiuto di aderire ai canoni della Chiesa madre è la prova dell'abbandono di Cristo. Per me, il Patriarcato di Costantinopoli non esiste.

- Poco prima, il Sinodo era stato informato che la situazione della Chiesa russa in Ucraina è stata discussa dal Consiglio di sicurezza russo, guidato da Vladimir Putin. Queste formulazioni non hanno attratto molti in Ucraina.

Metropolita Luca: Il problema è che la situazione viene giudicata da persone che non capiscono assolutamente i problemi della Chiesa. Il Patriarca era presente a quell'incontro? Non c'era, era qui [a Minsk]. Non c'era nessuno della Chiesa.
Ho pure letto queste notizie e non so cosa vi potrebbero discutere. Forse vedono le cose come dei politici. Ma in quanto uomo di Chiesa non so cosa possa fare una simile politica se non causare dolore.

- Ha discusso le azioni della Chiesa ortodossa russa nel caso in cui un incontro del Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli alla fine di novembre concederà un tomos di autocefalia per la chiesa ucraina?

Metropolita Luca: Guardi, supponiamo che appaia un documento rilasciato da un portiere di una casa al civico 6 che afferma che la sua città natale è ora una nazione indipendente. Accetterebbe un documento del genere?
Non conosco un tale [Patriarcato di Costantinopoli] dall'11 ottobre e tutto ciò che sarà pubblicato e risolto lì è già un pezzo di carta di pacco della zia Masha, senz'alcuna autorità nella Chiesa ortodossa. Quel cosiddetto patriarca è scomparso e non è più nella Chiesa.

- È possibile ora considerare che l'UOC-MP [la Chiesa canonica ucraina] ha posto fine alle relazioni con Costantinopoli?

Metropolita Luca: Tutta la pienezza della Chiesa russa, compresa la UOC, ha rotto la comunione eucaristica con Costantinopoli.

- I rappresentanti della Chiesa ortodossa russa e della UOC MP hanno parlato ripetutamente di possibili pogrom delle Chiese a seguito della decisione su un'autocefalia. Quant'è probabile?

Metropolita Luca: Prima di tutto, vorrei esprimere le mie parole di gratitudine alla polizia, perché ci sono davvero delle forze di polizia vicino alle Chiese e vengono prese misure preventive.
Ma ricorda cosa ha scritto il signor Klimkin, il ministro degli esteri in Ucraina, molte ore dopo il sinodo a Costantinopoli? Ha detto che i vescovi di Mosca non hanno posto in Ucraina.
[In una rubrica de La Verità ucraina, Pavlo Klimkin aveva scritto: "Il patriarcato di Mosca non ha nulla a che fare in Ucraina, perché ora è un territorio canonico del Patriarcato ecumenico".]

- Il 14 ottobre, Petro Poroshenko ha dichiarato ai fedeli dell'UOC-MP: "Garantisco che ogni ucraino abbia il diritto di adorare Dio, ma vorrei chiedere a tutti di pensare al gregge e ai fedeli di questa denominazione", e poi ha continuato a criticare la Chiesa russa.

Metropolita Luca: "Pensare" - non le dice qualcosa? Credo che questa sia una minaccia nascosta. Capisca, quando una persona di tale livello dice: "Pensa" ... Ho un amico che dice a suo figlio "Vita, pensaci", e lui immediatamente risponde: "Papà, ho capito tutto".

- Sente personalmente una minaccia per sé?

Metropolita Luca: Siccome Dio è con noi, chi è contro di noi?

- Quindi non ha paura?

Metropolita Luca: Temo Dio, soprattutto in questa situazione, ho paura di peccare. "Non temere quello che uccide il corpo, abbi paura di quelli che uccidono la tua anima", ci dice Cristo.

- Nello stesso evento, il 14 ottobre, Petro Poroshenko ha detto che il patriarca Kyrill ha pregato per "l'esercito russo, che uccida gli ucraini". "Le chiese, che commemorano il patriarca Kyrill, che prega per l'esercito russo, si chiamano ucraini?" si chiede.

Metropolita Luca: Al culto, preghiamo per gli eserciti ucraini. Conosco chiaramente una cosa: prego per la mia patria, l'Ucraiana. Questa situazione mi ricorda le volte in cui s'inizia a proclamare qualcuno come fuorilegge, a fare dei dissidenti e così via. Mi fa molto male.

- Ha parlato della situazione in Ucraina con il patriarca Kyrill? Ha dato a lei o alla UOC-MP qualche consiglio, consigli su come fare meglio, su come comportarsi?

Metropolita Luca: Il patriarca in questo senso è una persona molto delicata e non impone mai il suo punto di vista. Ha detto: "Preghiamo per te, prego per te, chiedo le tue preghiere per me", non "Non aver paura, ti proteggeremo" - non ha detto nulla del genere.

- Gli ha chiesto un consiglio su questa situazione?

Metropolita Luca: Anche qui si manifesta la saggezza del patriarca. In tali situazioni dice: "Hai un ufficio di presidenza". Egli mostra che il nostro primo vescovo in Ucraina è sua beatitudine il metropolita Onofrio.

- Quale posizione ha il metropolita Onofrio su quest'argomento? Molti hanno notato che non era nemmeno presente nella delegazione dell'UOC-MP che si è recata a Istanbul per i colloqui con il patriarca sull'autocefalia ucraina.

Metropolita Luca: Quando fu eletto capo della nostra Chiesa, gli fu detto di concentrarsi sulla preghiera, di essere un monaco. Lo vedi spesso in occasione di eventi pubblici? No. Lo vedi spesso nelle Chiese.
Alcuni potrebbero dire che è una debolezza. Ma ci dà l'autonomia e mostra il suo rispetto per noi. Questo è lo stile del suo lavoro, il suo stile di ministero.

- Sostiene la decisione dell'UOC-MP di non incontrare gli esarchi (rappresentanti) del Patriarcato ecumenico, inviati in Ucraina? Dopotutto, è possibile iniziare un dialogo con loro, per dar loro un suggerimento se si pensa che si sbagliano.

Metropolita Luca: La Chiesa vive sotto l'autorità delle leggi ufficiali della Chiesa (i canoni). Come vescovo, se devo andare da qualche parte, devo portarlo all'attenzione del vescovo locale nel territorio in cui viaggio. Anche se il patriarca arriva nel territorio della diocesi di Zaporozhye, non ha niente da fare in questo territorio. È una legge canonica.
Questi due venditori (i due esarchi) sono irrotti nel territorio del beato Metropolita Onofrio. Questi sono ladri, gangster. Nessuno li ha chiamati.

- Tuttavia, a seguito della pubblicazione di un tomos in Ucraina, i sostenitori dell'autocefalia si aspettano che apparirà una nuova struttura ecclesiastica canonica. Perché non possono esistere due Chiese in un paese? Ad esempio, in Estonia coesistono. (Dal 1996, ci sono due Chiese ortodosse in questo paese che operano simultaneamente sotto la giurisdizione di Costantinopoli e Mosca).

Metropolita Luca: Lei pensa come un secolarizzato. Abbiamo un dollaro come valuta ufficiale? No, abbiamo lo Stato dell'Ucraina e il suo denaro ucraino, la grivna. Abbiamo cambiavalute per gestire dollari ed euro, ma solo la grivna è in circolazione. Allo stesso modo, per una città c'è un vescovo. Questa è la legge della Chiesa.

- Un'altra Estonia?

Metropolita Luca: Che ne pensa dell'Estonia? Lì c'è lo stesso problema. Lo Stato portò via tutte le proprietà della Chiesa russa e le diede a un cittadino inviato da Costantinopoli, nemmeno un estone.
[Il capo della Chiesa ortodossa apostolica estone - Il metropolita Stefanos (Charalambidis) - è nato nella Repubblica Democratica del Congo da una famiglia di rifugiati ciprioti.]
La gente in Estonia non va là [nelle chiese che sono sotto la giurisdizione del Patriarcato ecumenico]. Ero a Tallinn e ho visto cosa succede nelle nostre Chiese - sono chiuse - e nei templi di questo Stefanos.

- Tuttavia, ci sono due giurisdizioni formalmente in un paese. Questa situazione è ancora accettabile?

Metropolita Luca: No, l'Estonia è un altro esempio del comportamento anticanonico di Costantinopoli.

- Si dice che se la Chiesa russa perde l'Ucraina, perderà un terzo delle sue parrocchie e un terzo della sua ricchezza finanziaria. Il ROC dipende dalla UOC e viceversa?

Metropolita Luca: Questo è ridicolo. Quante affermazioni sono già state fatte su questo punto ... Infatti, non un solo centesimo dell'Ucraina viene inviato a Mosca. Non un centesimo! Tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo facciamo tranquillamente in Ucraina.
Guardi Filarete e i suoi cosiddetti sacerdoti. Ecco la mia panagia greca [un'immagine che i vescovi ortodossi portano sul petto]. Loro vanno a Mosca per comperarla. Comprano le croci lì.

- Se diciamo spesso che "tutto è per la volontà di Dio", allora forse l'invio di esarchi in Ucraina, la rimozione dell' anatema da Filarete e la possibile pubblicazione del "Tomos ucraino contemporaneo" di Costantinopoli è tutta volontà di Dio?

Metropolita Luca: È molto pericoloso dire "tutto è per volontà di Dio, Dio è amore, Dio ama tutti". Parlando in questo modo, cancelliamo la struttura dell'amore e il quadro delle leggi - la struttura dei canoni.
L'atteggiamento di "tutto è per volontà di Dio" porta all'indifferenza, quindi non possiamo parlare in questo modo. La volontà di Dio non verrà mai meno. Il Signore crea e tutto ciò che si distrugge non è più volontà di Dio. Dobbiamo capire che c'è la volontà di Dio, c'è la volontà del diavolo e c'è la volontà dell'uomo. La volontà di Dio era che Adamo peccasse? No. Dio ha dato all'uomo una libera scelta.

- In che modo la decisione del sinodo della Chiesa ortodossa russa d'influenzare la rottura delle relazioni con Costantinopoli influenzerà il normale credente ucraino? Ad esempio, come influenzerà una nonna che va nella chiesa locale di Zaporozhye?

Metropolita Luca: La Nonna, naturalmente, non andrà a Costantinopoli, dove non ci sarà alcuna compassione per nessuno. Ma è importante che la nonna sappia che una valutazione legale e canonica di quelle azioni che si trovano nella sua terra a Zaporozhye può portare a conseguenze irreparabili. Saprà che la sua Chiesa la protegge, perché la sua Chiesa aderisce alle leggi, ai canoni.

- Nei commenti alle decisioni del Sinodo della Chiesa ortodossa russa, c'è l'idea che la stessa Chiesa russa si trova in una fase di stallo sembra in un isolamento da tutta l'Ortodossia. Sì, e in generale, molti osservatori ritengono che lo stato russo stia cercando di proteggersi dall'Occidente, e la Chiesa sta seguendo lo stesso schema.

Metropolita Luca: Le chiedo di non ridurre lo spazio canonico della Chiesa ortodossa russa - e questo è in più di 17 paesi del mondo - ai confini della Federazione Russa.
Ora, infatti, c'è una divisione nel mondo. I centri d'influenza nel mondo stanno cambiando e il mondo sta diventando multipolare, distribuito a quanti con cui si è amici. E quando la Russia cominciò a crescere economicamente, qualcuno sentì il bisogno di avviarla. Questo è un esempio di vita senza Dio.
E questo è esattamente il caso odierno di un cittadino turco che vive nel distretto di Istanbul del Fanar [patriarca Bartolomeo]. Dopo tutto, guardi che quando la Chiesa russa ha una situazione difficile, il Patriarca di Costantinopoli si schiera immediatamente dalla parte dei suoi nemici, proprio come cento anni fa, quando Costantinopoli sosteneva i comunisti "rinnovati", il governo sovietico.

- Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko, ha detto d'essere rimasto deluso dal voto dei rappresentanti ucraini al sinodo della Chiesa ortodossa russa - che è vostra e del Metropolita Onofrio - e ha aggiunto che non siete per l'unificazione della gente.

Metropolita Luca: Per commentare le azioni di qualcuno è necessario capirle. Questo è il modo in cui il cuoco commenterà le azioni del medico. Non commento le azioni del presidente in conformità al 35 ° articolo della Costituzione [sulla separazione dello Stato dalla Chiesa]. Sono un po' sorpreso [a sentire il commento di Poroshenko] ...
Il Sinodo ha dato una valutazione canonica competente delle azioni illegali non canoniche di Costantinopoli, nient'altro. Sono per la legalità.

- Tuttavia, in tutta l'Ucraina, i cartelloni pubblicitari di Petro Poroshenko sono appesi con lo slogan "Fede, lingua, esercito" e gli esperti di Kiev prevedono che nella prossima campagna presidenziale, l'attuale capo di Stato utilizzerà attivamente il tema dell'autocefalia. La UOC e lei personalmente si oppongono in qualche modo a questo? Probabilmente portate altri candidati?

Metropolita Luca: In nessun caso. Non ho il diritto di fare una campagna per nessuno. Non sono un'intelligence politica e un agitatore. Il mio lavoro è parlare di Cristo.
E se parliamo degli slogan di Poroshenko, di che tipo di fede parla [su questi cartelloni]? Come garante della Costituzione, è il presidente di musulmani, ebrei, ortodossi - di tutti. Ha il diritto di parlare solo della fede ortodossa nel suo accordo? È il presidente di un paese multi-confessionale laico e, parlando di fede, viola il 35 ° articolo della Costituzione.

- Dmitry Peskov - il segretario stampa di Vladimir Putin - dichiara che la Russia difenderà i diritti degli ucraini ortodossi, in modo politico e diplomatico, in caso di persecuzione. Ritiene accettabile questa decisione?

Metropolita Luca: Questa è una domanda che lei deve porre. Possa il Signore proteggermi

- Lei e i suoi compagni di fede avete bisogno della protezione di Putin?

Metropolita Luca: No. Voglio solo una cosa, che il Signore non mi lasci e che non mi lasci mai.

- Molti credenti si preoccupano di una semplice questione: per compiacere Dio, in quale edificio ecclesiastico dovrebbero andare per accendere una candela [e pregare]?

Metropolita Luca: Dobbiamo capire: dov'è Dio? Non c'è Dio nel Fanar (a Costantinopoli). Il Fanar ha rifiutato Dio ed è caduto dalla Chiesa. Il capo della Chiesa per noi non è il Fanar ma Cristo. Ma lo stesso Fanar ha deciso di diventare capo della Chiesa dicendo al Signore sostanzialmente di andarsene e allontanarsi. E se vai là, dove non c'è Dio, allora questa è una disgrazia, perché la tua anima perisce.

- Ma Dio, non ci ascolta ovunque?

Metropolita Luca: Lui vede e sente ma ci offre una scelta libera. Così, si può ascoltare il seguente argomento: "Vado in chiesa, e non m'importa di quale patriarcato sia, mi ci sto avvicinando e vado a Dio". È un fraintendimento di Dio. Cosa succede se non c'è Dio dove stai andando?
Se ti rivolgi a Dio e fai alcuni rituali, è importante dove li fai. Se decidi di fare qualcosa, ti preghiamo di farlo bene. Non andrai in farmacia per avere una salsiccia.

- Un settimanale a Kiev ha evidenziato questa frase "non ci saranno più ragazzi non riconosciuti" come uno dei principali risultati della decisione del Sinodo di Costantinopoli. (All'inizio di quest'anno, un prete UOC-MP ha rifiutato di commemorare un defunto perché era stato battezzato in una chiesa nel Patriarcato scismatico di Kiev). Qui stiamo parlando di un punto che riguarda il ritorno in seno della Chiesa dei sostenitori di Filarete e Macario (i capi delle Chiese non riconosciute dell'UOC-KP e UAOC). Sosterrà ancora la sua argomentazione in quel momento?

Metropolita Luca: Nulla cambierà. Cosa farà Costantinopoli? Vuole fingere che un cadavere sia vivo?
Raccogliamo una comunità scientifica il cui presidente emetterà un decreto per cui l'Accademia delle scienze scriverà un documento dove si afferma che questo pilastro è ufficialmente vivo. Verrà alla vita per questo? È successo lo stesso genere di fatto.

- Ma sarete d'accordo che il caso invernale del ragazzo, Zhenya, è diventato simbolico. Sembra aver diretto l'opinione pubblica verso ...

Metropolita Luca: ... molte persone sono venute da noi e hanno nuovamente fatto battezzare i loro figli. In tutta l'Ucraina. Nella nostra zona ci sono state più di 40 persone che lo hanno fatto. E fino ad oggi la gente continua a venire e a chiedere. Le persone capiscono cos'è successo.
Questo documento (la decisione del sinodo del Patriarcato di Costantinopoli) non ci dà il diritto di commemorare tutti. Sono ancora persone ingrate. Sono cadaveri viventi, privati di grazia divina, inequivocabilmente.

- Chi?

Metropolita Luca: I seguaci di [i leader delle chiese non riconosciute] Denisenko e Maletech. Ora anche Costantinopoli si è unita a loro. Se, dopo l'11 ottobre, qualcuno viene battezzato nella Chiesa di Costantinopoli, per me è un uomo non battezzato.

- E pure i suoi seguaci non possono essere commemorati?

Metropolita Luca: Esatto. Hanno strappato se stessi e tutto il loro gregge da Cristo. Sono spariti a causa di ambizioni umane.

Tradotto da qui.

lunedì 22 ottobre 2018

La confusione tra ciò che è essenziale e ciò che è accessorio nella Chiesa

Nei nostri tempi di montante confusione mi sembra necessario fornire gli strumenti per discernere ciò che è essenziale da ciò che è accessorio nella Chiesa. Tutto ciò non è scontato per nessuno e anche chi ci dovrebbe insegnare può, per interessi personali o perché troppo assorbito dal compito di difendere l'istituzione che rappresenta e sente minacciata, avere idee confuse o infondere la netta idea d'averle.
Ciò che è necessario nella Chiesa è quanto discende direttamente dalla rivelazione. Ad es. i sacramenti sono ritenuti essenziali, il sacerdozio è ritenuto essenziale (nell'unica funzione di santificare e insegnare ai fedeli). Le cose essenziali, dunque, derivano tutte dall'epoca apostolica e non sono mai numerose.
Ciò che è accessorio (e anche non essenziale) nella Chiesa sono le istituzioni che nel tempo si è data. L'arcipretato, l'archimandritato, il cardinalato, sono tutte cose non essenziali. Un altro esempio: l'ordinamento diocesano si plasma sulla divisione geopolitica dell'impero romano. Esso dunque può variare nel tempo. 
Gli arcivescovadi e i patriarcati (creati da una certa epoca in poi) sono emersi a partire dalle città più importanti dell'Impero romano. Se, ad esempio, la seconda città imperiale fosse stata Milano (e non Costantinopoli) oggi Milano sarebbe sede patriarcale e Costantinopoli non conterebbe nulla, forse non avrebbe più neppure quel poco di cristiano che le rimane.
La Chiesa, se non ci fossero stati i patriarcati (lasciamo per il momento da parte il patriarcato romano che ha una storia tutta sua), sarebbe comunque cresciuta; si sarebbe sviluppata con un altro ordinamento poiché, in queste cose, l'ordinamento ecclesiastico è modificabile, contingente, variabile. Non dovrebbe mai essere fisso una volta per tutte perché non è un dogma di fede e portarlo a livello di un dogma di fede significa cadere in una confusione fatale dove il creato si confonde con l'increato, l'umano con il rivelato. Tutto è utile, nulla è essenziale fuorché quant'è stato rivelato!
Oltretutto, dare un eccessivo peso all'istituzione transeunte (come tutte le cose di questo mondo) potrebbe far levare lo sguardo da quanto non viene mai meno ossia dallo scopo principale della Chiesa. Il suo compito fondamentale è cambiare gli uomini nella grazia, non fare azioni sociali, artistiche, culturali o - peggio! - incensare se stesso.
Detto ciò, copio e incollo la parte finale di un'omelia del patriarca Bartolomeo e lascio ai lettori capire se questa divisione fondamentale è qui rispettata o meno.
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«La santa Grande Chiesa di Cristo non coltiva e promuove solo i preziosi valori della tradizione ortodossa, ma influenza creativamente anche il futuro culturale. Crea e insegna l'alta civiltà della comunione e dell'amore. Il Patriarcato ecumenico ha sigillato e siglato in modo indelebile la storia dell'umanità. È anche oggi la speranza per il presente e il futuro. [... il Patriarcato è] un'istituzione che, se non ci fosse stata data dalla grazia di Dio e specialmente alla nostra nazione, sarebbe stato necessario inventare».

Omelia del 21 ottobre 2018, vedi qui.

Preservare la Chiesa ortodossa ucraina: salvare l'Ortodossia


L'attuale crisi nel mondo ortodosso è molto seria. Soprattutto, ci sono due concezioni fondamentalmente diverse dell'organizzazione della Chiesa che si oppongono l'una all'altra. Da un lato, il Patriarcato di Costantinopoli afferma una giurisdizione universale, il diritto d'interferire in qualsiasi altra Chiesa autocefala, un potere esclusivo di decisione (ad esempio per la concessione dell' autocefalia), che s'imporrebbe a tutta la Chiesa ortodossa. Non senza ragione, questa forma di organizzazione si chiama "papismo" orientale. D'altra parte, seguendo la concezione tradizionale della Chiesa ortodossa, abbiamo quindici chiese autocefale che si riconoscono l'un l'altra (che dà loro la qualità d'essere canoniche). Ognuna è indipendente nella conduzione della sua vita ecclesiale, nel suo territorio canonico e, insieme, sono anche responsabili della vita della Chiesa. È questa concezione tradizionale della Chiesa ortodossa (con un patriarca di Costantinopoli che ha il primato d'onore) che difende, tra l'altro, il patriarcato di Mosca.

Possiamo deplorare che la tensione tra il Patriarcato di Costantinopoli e Mosca sia aumentata dopo il mancato incontro a Creta, dove non è stato possibile trovare un consenso panortodosso. I disaccordi sono rimasti dopo una fase preparatoria incompiuta. La non convergenza sulla questione dell'autocefalia e della sua concessione era precisamente uno di quei disaccordi. La crisi si è quindi cristallizzata nel caso dell'Ucraina.
In questo contesto, delle influenze dannose hanno opportunamente preso possesso di questa crisi per esasperarla e cercare di usarla per i loro interessi totalmente estranei alla Chiesa. Sfortunatamente, è prima di tutto la Chiesa ortodossa ucraina che soffre e sperimenta questa situazione. La Chiesa ortodossa dell'Ucraina è l'unica chiesa canonica ortodossa in Ucraina. È posta sotto l'autorità spirituale del vescovo Onuphre. La Chiesa ortodossa dell'Ucraina ha, come eredità storica, un inalienabile legame spirituale con la Chiesa russa; un legame che l'ha preservata da tante azioni ostili e un vincolo segnato dalla venerazione di santi che hanno illuminato la sua storia comune sin dal battesimo della Rus'. Infine, l'Ucraina è il territorio canonico indiscutibile della Chiesa ortodossa ucraina, che è autonoma all'interno della Chiesa russa.
Un vero pericolo incombe sulla Chiesa ortodossa dell'Ucraina e, inevitabilmente, pure su tutta la Chiesa ortodossa. Senz'alcuna consultazione con le Chiese sorelle, senza la conoscenza dell'unica Chiesa canonica interessata, vittima designata di questo atto inaccettabile, il Patriarca Bartolomeo vuole stabilire un'autocefalia in Ucraina. Questo per cercare d'imporre l'autorità che afferma e la sua concezione di organizzazione della Chiesa. Non ci possono essere altre motivazioni perché questa autocefalia è, di fatto, rivendicata solo dal potere politico temporale, con una componente non ortodossa e da movimenti scismatici. Entrambi sono apertamente supportati da potenze straniere. Questi sono chiaramente guidati da preoccupazioni geostrategiche ostili. Tale ostinazione è ancor più inopportuna al punto che non esiste una struttura in grado di ricevere un possibile Tomos di autocefalia, se non un'entità scismatica o un soggetto ecclesiale da creare sul territorio canonico di un'altra Chiesa canonica. Queste due formule costituirebbero un serio precedente nella vita della Chiesa poiché è flagrante la violazione di regole canoniche elementari. L'invio di esarchi il cui ruolo è incomprensibile e la cui presenza non è desiderata dalla Chiesa locale è solo un'illustrazione di queste iniziative molto sfortunate.
Dopo le attività mosse dal Patriarcato di Costantinopoli, tutti hanno visto che i luoghi santi e il clero della Chiesa di Ucraina sono apertamente minacciati sia dal governo sia dalle fazioni nazionaliste ucraine. La sicurezza della Chiesa ortodossa ucraina deve essere rafforzata dal fermo e unanime rifiuto espresso da tutte le altre Chiese, degli attuali eccessi costantinopolitani.
Mentre c'è ancora tempo, fino a quando è stata ancora presa alcuna decisione, l'OLTR esprime che il solo la via conciliare e la preghiera possono salvare la Chiesa ortodossa da un vicolo cieco senza precedenti, le cui conseguenze sono drammatiche. In questo modo conciliare, tra l'altro, delle richieste come l'autocefalia possono essere risolte consensualmente. Siamo assolutamente convinti che questo è l'unico modo per salvare l'unità della nostra Chiesa.
La Chiesa ortodossa dell'Ucraina dev'essere preservata per salvare la Chiesa ortodossa.

Gueorguy von Rosenschild
Presidente dell' OLTR - Ottobre 2018

Testo tradotto. Qui l'originale.

lunedì 15 ottobre 2018

Lo scisma d'Oriente

"Nemmeno il papa di Roma 
si permetterebbe di fare una cosa del genere" 
Kirill Molchanov, dottorando in scienze politiche, vice presidente dell'Istituto ucraino di analisi e gestione politica (Kiev)

Poiché in una Chiesa non può esistere l'arbitrio di uno solo su tutti, è bene fare le seguenti puntualizzazioni relativamente alla questione ucraina. Il post è estremamente sintetico per mostrare chiaramente ad ognuno l'odierna triste situazione nella quale vive l'Oriente ortodosso. Inserisco i quattro punti proclamati dal Sinodo del Patriarcato Ecumenico sulla questione con il loro relativo commento.

1. «Si conferma la concessione dell'autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ucraina» [1];

Risposta: Secondo i dati statistici, la Chiesa ufficiale ucraina dipendente dal Patriarcato di Mosca, rappresenta il 70% circa degli ortodossi ucraini [2]. Tale Chiesa non ha mai chiesto alcuna autocefalia né a Mosca né a Costantinopoli. La parte restante, divisa tra due obbedienze, è relativa a due Chiese scismatiche. A quale delle due verrà concessa l’autocefalia? Perché il comunicato rimane nel vago e non specifica questa situazione (in cui i disobbedienti vengono premiati senz'alcun ripensamento da parte loro)?

2. «Si (ris)tabilisce una "stavropegia" (giurisdizione direttamente dipendente dal patriarca) a Kiev»;

Risposta: Questa decisione è assolutamente unilaterale e quindi non può che essere vista come un’intrusione nel territorio canonico di un’altra Chiesa, dal momento che non è stata accordata con la Chiesa canonica del territorio né è stato sentito il Patriarcato moscovita.

3. «Si sollevano gli anatemi contro i primati delle due Chiese non canoniche ucraine Filarete Denisenko, il patriarca auto-proclamato di Kiev (KP) anatemizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1997, e Makario Maletich, primate della "Chiesa Ortodossa Ucraina Autocefala" (EOAU)».

Risposta: Anche questa decisione è assolutamente unilaterale. L’autorità che stabilisce la sanzione canonica dovrebbe essere la stessa che la toglie altrimenti, se lo fa una seconda autorità senza informare la prima, si tratta di una vera e propria intrusione.

4. «Si revoca il tomos del 1686 che trasferiva la giurisdizione della metropoli di Kiev al Patriarcato di Mosca».

Qui si fa riferimento a documenti  più antichi di 300 anni per concedere o meno i diritti di giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli al Patriarca di Mosca; il Patriarcato di Mosca è accusato di sequestro dei diritti giurisdizionali della metropoli di Kiev. Tuttavia, la dichiarazione della violazione di tali diritti è fatta trecento anni dopo l'emissione dei documenti ad essa relativi. 
Tali conflitti per i territori e i diritti giurisdizionali su essi di questo o quel vescovo non sono apparsi oggi. In particolare, è importante ricordare il 133° canone del Concilio locale di Cartagine del 419, che ha definito un periodo di tre anni, durante i quali è possibile esaminare le pretese di un territorio appartenente alla giurisdizione di un dato vescovo, mentre il 17 ° canone del IV Concilio ecumenico e il 25 ° canone del sesto Concilio ecumenico (in Trullo) che gli è simile, definisce la prescrizione trentennale per un conflitto per quanto riguarda l'appartenenza della parrocchia alla diocesi di un vescovo diocesano. In questo caso, stiamo parlando di un ritardo di oltre 300 anni!! [3]
Solo l'arbitrio personale e il sentirsi sopra la Chiesa può spiegare l'attitudine del Patriarca Bartolomeo d'impugnare qualcosa che, nel diritto comune, lo stabilirebbe sicuramente nel banco degli imputati [4].
Perché, dunque, meravigliarsi se c'è chi conclude che stiamo assistendo ad un cambiamento di ecclesiologia in Oriente dove da un primus inter pares il patriarca costantinopolitano sta divenendo un primus super pares [5] senza aver ottenuto l'avvallo delle altre Chiese? Questa ecclesiologia alterata, essendo dal punto di vista ortodosso un'eresia [6], non può non condurre la Chiesa di Costantinopoli - che ha una visione molto teorica delle cose [7] - almeno ad uno scisma de facto con tutte le altre Chiese dell'Ortodossia. Si attendono futuri interessanti sviluppi del caso.
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Notizia dell'ultimo momento

Dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa in relazione all'invasione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio canonico della Chiesa russa.

La dichiarazione è stata fatta durante un incontro del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 15 ottobre 2018 a Minsk.

Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, nella sua sessione del 15 ottobre 2019 a Minsk, ha adottato una dichiarazione sinodale sull'invasione del Patriarcato di Costantinopoli nel territorio canonico della Chiesa ortodossa russa.

I membri del Santo Sinodo hanno ritenuto impossibile continuare a rimanere in comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli.

Si afferma in particolare che "Giustificando ipocritamente il desiderio di ripristinare l'unità dell'Ortodossia ucraina, il Patriarcato di Costantinopoli con le sue decisioni spericolate e politicamente motivate introduce una divisione ancor più grande e aggrava la sofferenza della canonica Chiesa ortodossa ucraina. La comunione con gli scismatici e una persona anatematizzata da un'altra Chiesa locale con tutti i "vescovi "e il "clero "ordinati da costoro, l'invasione di parti canoniche di qualcun altro e il tentativo di rifiutare le proprie decisioni e impegni storici - tutto ciò pone il Patriarcato di Costantinopoli al di fuori dello spazio canonico e, con nostro grande dolore, ci rende impossibile continuare la comunione eucaristica con la sua gerarchia, il suo clero e i suoi laici".
Il documento termina affermando: "D'ora in poi, fino a quando il Patriarcato di Costantinopoli non avrà rifiutato le sue decisioni anti-canoniche, è impossibile per tutto il clero della Chiesa ortodossa russa concelebrare con il clero della Chiesa di Costantinopoli e per i laici partecipare ai sacramenti amministrati nelle sua chiese" [8].


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[1] Comunicato stampa del 12/10/2018 (vedi qui), del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli.

[2] Questo fa emergere come la dichiarazione di Bartolomeo I per il quale l'autocefalia è "voluta" dal popolo ucraino sia priva di fondamento. L'autocefalia è voluta solo da alcuni chierici dissidenti e da alcuni centri politici ai quali pare che il patriarca costantinopolitano sia evidentemente sottomesso.

[3] Cfr. qui.

[4] Per spiegarmi faccio un esempio. Nel campo civile, quale persona rivendicherebbe mai un terreno donato da un proprio avo 300 anni prima agli avi di una famiglia diversa dalla propria? È una cosa che solo a pensarsi possibile fa accapponare la pelle perché, a questo punto, tutto verrebbe messo in discussione e nessuno sarebbe veramente padrone di nulla. Ma tant'è  che ad una certa mentalità clericalista tutto è possibile, visto come sembra lontana dal mondo reale. 

[5] "Temo che questo non sia semplicemente un tentativo di invadere la giurisdizione della ROC [la Chiesa canonica ortodossa ucraina in comunione con Mosca], ma un tentativo di mostrare con l'esempio dell'Ucraina quale potere il Patriarca di Costantinopoli ora intende assumere all'interno del mondo ortodosso e di altre Chiese locali, intromettendosi nelle loro giurisdizioni e accettando appelli da parte di coloro che sono stati spogliati [dagli ordini sacri] e scomunicati senza prendere in considerazione la posizione della Chiesa che li ha posti sotto queste interdizioni". Cfr. qui.

[6] "Naturalmente tutto ciò è molto doloroso. Abbiamo a che fare non solo con la violazione dei canoni della Chiesa, ma con la perversione dell'intera ecclesiologia ortodossa. Sono sicuro che la Chiesa ortodossa russa non accetterà questo con calma. Ci si può anche aspettare che le altre Chiese locali lo percepiscano adeguatamente ed esprimano la loro protesta". Cfr. Ibid.

[7] "La sicurezza con cui i Fanarioti parlano 'nominalmente' della Russia ortodossa, in cui presumibilmente il gregge del patriarca Kirill non è poi così grande, è il risultato di questo [loro] distacco dalla vita reale. Il Patriarcato ecumenico praticamente non ha un proprio territorio canonico, ma sovrintende ad una diaspora. Ovunque presente, non dimora da nessuna parte; essendo occupato con tutti, praticamente non risponde a nessuno. Lo scheletro della burocrazia di Costantinopoli è occupato per tutta la sua vita a svolgere vari forum, incontri, consultazioni a livello ecclesiastico-diplomatico e a preparare documenti con spiegazioni teologiche. Le preoccupazioni e le difficoltà di una Chiesa locale gli sono sconosciute. Ora si sta aprendo un nuovo periodo, in cui il Patriarcato di Costantinopoli con le sue 3200 parrocchie in tutto il mondo sta cercando di inghiottire, o almeno svolgere una certa missione di trasformazione all'interno dell'Ucraina, un grande paese dove oggi il numero di parrocchie attive si avvicina a 20.000".
Cfr. Ibid.

[8] Vedi qui e qui.