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martedì 9 aprile 2019

L’autorità nella Chiesa e l’autorità dei Concili ecumenici Alcune considerazioni a proposito di certe affermazioni del metr. Hierotheos



Introduzione

Di recente Sua Eminenza, il Metropolita Hierotheos di Nafpaktos ha commentato che “tutti gli altri Patriarcati portano il [loro] titolo solo attraverso l'economia [la condiscendenza legislativa] e la “buona volontà” di Costantinopoli. In un certo senso non sono Chiese autocefale piene e complete, perché esistono a discrezione del Patriarcato di Costantinopoli e non sono mai state ratificate da alcun Concilio ecumenico”[1].
Ciò non riflette in modo accurato la struttura dell'autorità della Chiesa né il contesto dei Concili ecumenici. La dichiarazione del Metropolita presuppone che le decisioni dei Concili ecumenici siano la più alta autorità nella Chiesa. Il Patriarca di Serbia, tuttavia, è più corretto quando nella sua lettera al Patriarca Bartolomeo (13 agosto 2018) [2] afferma che le autocefalie delle Chiese sono radicate nelle circostanze storiche e nell'accordo panortodosso di tutte le Chiese, essendo queste come l'autorità principale.

Il metr. Hierotheos non riconosce che un Concilio ecumenico non ha alcuna autorità propria. Riceve la sua autorità come “ecumenico” in virtù dell'intera Chiesa accettandolo come autorevole. Se tutta la Chiesa accetta le attuali autocefalie come autentiche, allora non è necessario alcun Concilio ecumenico. Se Costantinopoli vuole cambiare o abolire l'ordine corrente, sta andando contro un accordo già esistente. Così il suo nuovo ordine sarà quello che sarà, insostanziale, e non esisterà in modo “pieno” senza l'approvazione di tutte le altre Chiese. Il metr. Hierotheos sta invertendo le cose e pone la "buona volontà" di Costantinopoli al di sopra della "buona volontà" di tutto l’insieme delle Chiese. Storicamente ed ecclesiologicamente nessuna parte della Chiesa ha l'autorità assoluta o l'ultima parola, ma solo l'accordo di tutto l’insieme delle Chiese. Spesso la prima parola autoritativa giunge da qualche parte inaspettata, qualcuno che non è immediatamente al comando (un diacono di Alessandria, un vescovo di Efeso, un monaco nel deserto) e poi la parola finale viene elaborata nel tempo come qualcosa di conciliare. La vita, l'ordine e la verità della Chiesa non sono la portata di un singolo Patriarcato né di un singolo Concilio. Costantinopoli potrebbe aver emesso i vari Tomoi, ma le circostanze storiche e il riconoscimento delle altre Chiese è ciò che ha reso la determinazione finale.

Natura delle due diverse ecclesiologie in scontro nell’Ortodossia, quella fanariota e quella di tutte le altre Chiese.

Vorrei sottolineare che ci sono due diverse ecclesiologie che emergono in questo momento, e non tutti hanno veramente osservato le implicazioni o le fonti delle opinioni che stanno sostenendo, quindi è bene portarle farle ulteriormente emergere.

Il primo punto di vista dell'autorità nella Chiesa potrebbe essere definito politico istituzionale. La fonte di questa visione è data dal modo con cui operano le organizzazioni politiche nel mondo. Ad esempio, nel mondo l'autorità finale spetta a un presidente e un congresso, o a una corte suprema nell'area giudiziaria, oppure potrebbe riguardare un autocrate di qualche tipo. Ciò che è comune a tutti questi casi è che l'autorità finale riguarda un uomo o un gruppo di uomini al vertice di una sorta di struttura autoritaria creata dall'uomo stesso.

La visione politica istituzionale della Chiesa postula una struttura autoritativa come questa. L'autorità si fonda su una particolare struttura gerarchico-sinodale pan-ortodossa, come un concilio ecumenico o panortodosso, o nel dominio giuridico, che spetta al Patriarcato di Costantinopoli, o nella Chiesa cattolica che riguarda il Papa come autocrate [3]. Mentre in una nazione questo riflette l'effettiva auto-comprensione del sistema legale della nazione stessa, la Chiesa ha una diversa auto-comprensione.

L'altra ecclesiologia comprende la Chiesa come una struttura spiritualmente e cristologicamente centrata. L'autorità finale non dipende da qualche vescovo supremo, ma riguarda la mentalità della Chiesa nel suo insieme, che è la mentalità di Cristo. Questa mentalità diventa evidente nel tempo mentre si avviene una lotta per sottomettersi alla verità di chi è Cristo, dei suoi obiettivi, dei suoi mezzi e delle sue operazioni.
Cosa significa questo nella vita reale? Nell'ordine delle cose del mondo la decisione di un dato corpo supremo è la più autorevole possibile. Se la Corte Suprema si incontra e decide cosa significa la legge, questo determina la fine di ogni discussione. Le unica alternative sono la sottomissione o la rivoluzione.

Tuttavia, la Chiesa non ha mai avuto alcuna “legge suprema”, nemmeno i Concili pan-ortodossi. Dei Concili panortodossi chiamati dagli imperatori in occasioni speciali alcuni furono rifiutati come Concili “di ladri”, altri accettati come “ecumenici”, cioè come espressione della verità universale della Chiesa. Quale autorità ha preso la decisione di quale Concilio accettare e quale respingere? Chi decide qual’è la verità universale della Chiesa? Non è il Concilio stesso [4]. Non è una particolare Chiesa locale. Piuttosto, un Concilio ha ricevuto l’autorità di ecumenico solo dopo che vi è stato l'accordo della Chiesa nel suo insieme. Questo accordo è qualcosa che avviene organicamente, non attraverso mezzi istituzionali. Come nota San Giustino Popovich, la Chiesa è un organismo divino-umano, non un’istituzione umana.

È anche degno di nota il fatto che le decisioni di un Concilio ecumenico non siano rese autorevoli dai Concili successivi, ma i Concili successivi confermano semplicemente ciò che è già riconosciuto e accettato.

Il termine “Theotokos” è divenuto un termine autorevole per la Vergine solo dopo essere stato confermato dal Concilio? O era già prima autorevole con l'uso tradizionale e l'accordo generale, e il Concilio si limitò a riconoscerlo tra la confusione suscitata da Nestorio? Allo stesso modo riguardo i canoni. La vita disciplinare della Chiesa non viene propagata dai Concili come una sorta di precedente legale. Piuttosto, la vita disciplinare della Chiesa è parte della sua vita pastorale e pratica fondamentale e i canoni disciplinari sono emessi come risposte a situazioni storiche particolari al fine di aiutare a mantenere questa vita diritta e in ordine. A differenza di una corte suprema o di un congresso, i Concili non sono una fonte di legislazione ma, piuttosto, un centro di verità attorno al quale può avvenire un chiarimento nel mezzo della confusione.

Nella Chiesa c'è spazio per l’azione di Cristo. Non c'è nessuna suprema fonte politica di autorità per creare ordine, piuttosto l'ordine di Cristo come Logos è la base della vita della Chiesa - il suo ordine incorporato nella creazione e che trova la sua espressione più perfetta nei santi, che è una presenza attiva e viva nella vita della Chiesa. Nella Chiesa questo ordine non è promulgato come una legge fatta da un uomo, ma è riconosciuto e sottomesso in quanto proveniente da e di Cristo. C'è un mutuo riconoscimento di Cristo in ognuno e in tutti i popoli che riconoscono Cristo nei vescovi e obbediscono loro, e i vescovi riconoscono Cristo l'uno nell'altro, riconoscendo l'esempio e l'insegnamento che Cristo e i santi ci hanno lasciato su cosa siamo come Ecclesia.

Le circostanze storiche fanno pure parte dell'autorità provvidenziale che Dio gioca nell'ordine amministrativo della Chiesa. Costantinopoli fu elevata al secondo posto contro il volere di Roma, ma questo ordine fu infine accettato come parte delle circostanze storiche. I vari cambiamenti nei confini, la perdita e la reintroduzione delle autocefalie sono state condotte in misura maggiore dalle circostanze politiche. La Chiesa fa tutto il possibile per fornirsi sia stabilità che flessibilità in modo da poter meglio vivere il suo scopo di santificare le persone con cui Ella dimora. Ma questa comprensione pastorale e spirituale dell'organizzazione della Chiesa è molto diversa da una comprensione politica della sua organizzazione.

Lo scopo di un'organizzazione politica è l'autoconservazione e l'aumento del proprio potere. Si organizza per promuovere questo scopo e questa autoconservazione è intesa in termini di certi poteri, strutture e risorse materiali. Lo scopo della Chiesa è di realizzare la deificazione dell'umanità e in definitiva di tutta la creazione. Si organizza in modo tale da realizzare questo obiettivo. Quindi parte di ciò che determina l'organizzazione della Chiesa è l'economia divina.

Economia non è semplicemente una sorta di condiscendenza da parte di un'autorità nei confronti di coloro che sono gli inferiori. L'economia è piuttosto la buona gestione della famiglia di Dio per realizzare la salvezza dell'umanità. Questa opera all'interno e nonostante le mutevoli circostanze politiche. La flessibilità di questa economia è mostrata nel modo in cui la Chiesa russa fiorì spiritualmente anche quando gli zar abolirono il Patriarcato facendone una Chiesa sinodale, e continuò a produrre santi quando i comunisti abolirono l'intera struttura gerarchica del potere. Questa economia funzionò anche sotto i modi innaturali del potere ottomano con cui promuoveva o rimuoveva vari patriarchi. La santità viveva ancora e prosperò pure in questa condizione. Nessuna struttura amministrativa è assoluta nella vita della Chiesa. Piuttosto, vi è sempre un adattamento a qualsiasi circostanza buona o cattiva in cui la Chiesa si trovi. Ciò che è coerente non è una struttura istituzionale-amministrativa o una fonte di autorità, ma piuttosto un certo modo di vivere in Cristo. È la mancanza di conoscenza di questa Via che può causare tanta confusione.

Conclusione

In sintesi, possiamo dire che le attuali Chiese autocefale esistono a discrezione e buon volere di Cristo. La loro esistenza è stata determinata sotto la provvidenza di Dio come risultato di circostanze storiche. Esistono secondo l'economia di Dio - la sua decisione che questo è il modo migliore per testimoniare e portare salvezza per coloro che sono sotto la Sua cura. Le azioni del Patriarcato di Costantinopoli erano parte integrante di questa cura. Tuttavia, le nuove Chiese autocefale esistono non solo secondo il volere e il riconoscimento di Costantinopoli, ma anche secondo il buon volere e il reciproco riconoscimento reciproco.

Ciò che ha portato alla situazione attuale sono questi tre elementi: circostanze storiche, riconoscimento reciproco e leadership di Costantinopoli. Se Costantinopoli ritira la sua approvazione, ciò non invalida l'esistenza di una Chiesa autocefala, ma mette semplicemente le cose in una situazione confusa come una sedia a tre gambe con una gamba rotta che non è più stabile. Non è necessario un Concilio per approvare ciò che già esiste e viene concordato e non vi è alcuna contesa. Un Concilio è necessario solo quando viene introdotta la confusione e quindi il lavoro del Concilio è quello di individuare e contenere la fonte di confusione, proteggendo il buon ordine e la verità della Chiesa.

Nonostante ciò posso simpatizzare con il Metropolita. Senza dubbio Costantinopoli potrebbe causare molto devastazione nella Chiesa greca e forse questo è ciò che il metr. Hierotheos sta cercando di far capire. Ha paura che se la sua Chiesa non collabora, il PC potrebbe persino decidere di revocare il suo Tomos. Ricordiamo i nostri fratelli e sorelle greci nella preghiera, poiché c'è tanta pressione su di loro e crediamo anche che Dio li guidi. Sono la primo ad ammettere che non capisco i retroscena delle lotte che accadono al suo interno. Ma alla fine Cristo sosterrà coloro che lottano contro di Lui e proteggerà quanti sono Suoi.
Anna Sticklers

Fonte: http://orthochristian.com/120444.html

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Note

[1] Vedi la dichiarazione del Metropolita in https://orthodoxie.com/metropolite-hierothee-leglise-de-grece-ne-peut-pas-contester-lautocephalie-en-ukraine/?goal=0_9357f9bbb5-6a4f41d518-54362315&mc_cid=6a4f41d518&mc_eid=fd80ae5f59
Quest’articolo è stupefacente per la sua partigianeria verso l’ideologia fanariota. Stupisce ancor più se si considera che il metr- Hierotheos sa bene qual è la vera ecclesiologia ortodossa che, in queste sue ultime affermazioni, nega. Ndt.

[2] Vedi http://orthochristian.com/116617.html

[3] L’autorità papale ha avuto un’evoluzione nel tempo sl punto che se paragoniamo le affermazioni e le decisioni di Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Pio IX ci troviamo senza dubbio variazioni sostanziali che portano il papato ad essere progressivamente un’autocrazia. Con Bartolomeo, il Patriarcato Ecumenico sta oggi divenendo un’autocrazia simile e la sua ecclesiologia è oramai assai simile a quella Cattolica. Ndt.

[4] Si consideri quest'affermazione, che poi ricalca parimenti quanto accadeva nella Chiesa antica, e la si confronti con le posizioni diametralmente opposte del Cattolicesimo nel secondo millennio che ha fatto del Concilio convocato dal papa un'autorità per se stessa a cui obbedire ciecamente. Ndt.


lunedì 1 aprile 2019

"Ortodossi" ucraini, concelebrano con preti cattolici in Slovenia


È un certo tempo che m'intrattengo ad osservare la situazione religiosa ucraina  complicata dalla creazione di una nuova "Chiesa" autocefala da parte del patriarca Bartolomeo,  generosamente ricompensato secondo non poche fonti e agenzie di stampa. La creazione di questa nuova "Chiesa" autocefala è andata contro tutte le regole previste nel mondo Ortodosso, regole che avrebbero chiesto maggior prudenza, un tempo di penitenza e una nuova imposizione delle mani su tutto il clero della precedente "Chiesa" dissidente, come NON è avvenuto. Al contrario, tale nuova "Chiesa" è stata  creata  senz'alcuna procedura regolare, violando i canoni e le prescrizioni antiche e con l'impeto personalistico e dispotico di Bartolomeo  che non ha voluto sentire consigli o critiche; Bartolomeo ha fatto spargere la voce che gli slavi sono contro i greci per il suo operato, una critica che è in realtà un paravento per ben altro. Così ultimamente si è irritato che una persona tutt'altro che antiellenica e pregiudizievole verso di lui, come l'arcivescovo di Tirana, abbia avanzato forti perplessità sul suo operato per il mancato riordino di chierici i quali, rebus sic stantibus, rimangono probabilmente dei semplici laici vestiti da prete (vedi qui). Ma Bartolomeo non vuole sentire obiezioni e sembra che il fatto di concelebrare con dei possibili laici non lo sconvolga affatto dal momento che lui, e nessun altro, ha deciso che non lo sono!!!
Nata senza osservare le tradizioni che la contraddicono, questa nuova "Chiesa" ucraina, continua ad operare senza attenersi a norme precise, anzi, sembrerebbe che ne prescinde con il tacito consenso o la tolleranza di Bartolomeo dal quale, di fatto, dipende (la sua autocefalia è più apparente che reale!). Ciò fa di essa il segno di una nuova ecclesiologia scismatica, a fianco di quella antica ortodossa e, soprattutto, la rende una base privilegiata per esperimenti e novità che dovrebbero condurre il mondo Ortodosso o ciò che di esso resterà, almeno nelle intenzioni di chi lo spera, all'unione con il mondo cattolico (modernista). Non a caso si parla sempre più insistentemente che l' "Unione" tra le due Chiese è prevista per il 2025, data simbolo in quanto anniversario del I Concilio di Nicea (325). Nel frattempo le due Chiese concelebrano già: sono già avvenute diverse concelebrazioni tra ucraini "ortodossi" e greco cattolici. Ultimamente, come in una certa misura è avvenuto in Slovenia vedi qui, questi "ortodossi" ucraini hanno concelebrato anche con preti latini. Bisogna precisare che questi esperimenti e "unioni" non sono il frutto di un amore per la fede e la verità, semmai di una sua incredibile relativizzazione e, perciò, oltre a creare ulteriore confusione, espanderanno ambienti fittizi solo nominalmente cristiani ma di fatto tagliati fuori dall'Una Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Un vero e proprio spirito di apostasia e di pratico indifferentismo si diffonde a macchia d'olio nelle strutture ecclesiastiche dell'antica Europa...