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lunedì 28 gennaio 2019

Cosa fare quando un capo ecclesiastico sbaglia e il senso della Comunione Eucaristica


Alexei Osipov, teologo
Riporto parte di una lunga intervista ad un teologo russo (vedi qui), Alexei Osipov, nella quale si toccano due argomenti molto importanti e che interesseranno tutti: quando il capo di una Chiesa sbaglia pesantemente, cosa si deve fare? Che senso ha l'Eucarestia ricevuta in una Chiesa con degli errori dogmatici o morali? La risposta è decisamente in totale controtendenza rispetto alle opinioni relativiste e buoniste odierne. Buona lettura!

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[Riguardo all'azione illecita con cui il patriarca Bartolomeo ha strappato l'Ucraina dalla giurisdizione ecclesiastica di Mosca e l'ha sottoposta a sé creando una Chiesa indipendente,] si possono incontrare reazioni estreme pubblicate da alcuni zelanti ortodossi. Costoro invocano un anatema contro questo patriarca. Quale posizione dovrebbe essere considerataBartolomeo dovrebbe essere anatemizzato o bisognerebbe semplicemente pregare perché giunga alla ragione?

Le misure estreme sono definite così proprio perché sono estreme. Ed è perciò che sono prese in circostanze solo straordinarie, specialmente per quanto riguarda situazioni come questa. No, non possiamo farlo. Per anatematizzare qualsiasi primate o individuo nelle Chiese locali, è necessario un Concilio che non sia stabilito da una sola Chiesa. Se le singole Chiese iniziano a emanciparsi l'un l'altra, in cosa si trasformeranno? Far ciò è semplicemente irragionevole. Sfortunatamente amiamo gli estremi e li consideriamo come se non fossero problemi nostri. No, l'avete detto bene, dobbiamo pregare. Pregare, ma quali azioni dovremmo intraprendere? Dobbiamo agire secondo la volontà di Dio. Come agiamo secondo la volontà di Dio? Significa agire in modo ragionevole e secondo la nostra coscienza. Nella situazione attuale, mi sembra che la decisione del Sinodo, che si è tenuta a Mosca il 15 ottobre [2018], rechi quel carattere. [Il Sinodo ha invitato i fedeli a non comunicarsi nelle chiese del Patriarcato Ecumenico] ma non ha spiegato quale sia la rottura della comunione eucaristica. Non lo spiega, ma è perfettamente comprensibile. [I vescovi riuniti nel Sinodo moscovita] Non hanno detto che ci vietano di ricevere la comunione. Chi è solitamente scomunicato? Qualcuno che ha commesso gravi peccati. Se non abbiamo peccato, tale decisione riguarda qualcos'altro, come non dobbiamo avvicinarci a quel calice, così che ciò di cui parlava l'apostolo Paolo non ci accada.

Non dobbiamo giocare con cose del genere. Nell'Eucaristia, tutti diventano un solo corpo. E se, invece di diventare un solo corpo in Cristo, ci troviamo in un corpo con quelli che stanno direttamente e apertamente andando contro i comandamenti di Cristo? [*] Questo è il nocciolo della questione! È pericoloso, non dobbiamo farlo. Ciò porterà disastro alla persona che inizia a ricevere la Comunione all'interno di una Chiesa o comunità che al momento sta seriamente peccando. Il pentimento è necessario. Ma come vede, [nella questione ucraina voluta da Bartolomeo] non c'è alcun pentimento, assolutamente nessuno. Nient'altro che testardaggine. Questo è spaventoso.

[L'invito a non assumere la Comunione in una Chiesa nella quale sta avvenendo una deviazione dogmatica o morale, spesso non è capito dalla gente semplice]. C'è una chiesa proprio vicino a loro e non possono ricevere lì la comunione?
Qui dobbiamo capire cosa significa ricevere la Comunione. Questo è ciò di cui stiamo ora parlando. Dobbiamo fare una scelta. Nel corso della storia umana c'è sempre stata una scelta prima di noi [in grado di orientarci], se dovessimo commettere l'uno o l'altro peccato, o nel caso presente [andare contro la direttiva della nostra Chiesa]. Quindi, dobbiamo avere pazienza. Che dire quando le persone sono in carcere per un anno o dieci anni? Pensiamo ad esempio a san Massimo il Greco. È stato in prigione per anni e ha implorato di ricevere la Comunione, ma non gliel'hanno data. Immaginiamolo. Però qui abbiamo persone che dicono: “Com'è che non posso avere la Comunione?” Questo non è serio. L'essenza della questione è che dove lo Spirito di Dio non è presente, non ci può essere vera Eucaristia, perché Dio resiste agli orgogliosi [**]. Quindi non dovremmo mai cercare di giustificarci.

Oggi, riguardo alla proibizione della comunione eucaristica tra Mosca e Costantinopoli, ci imbattiamo nell'opinione che la cosa più importante è il Sacramento dell'Eucaristia e che questi divieti che i nostri gerarchi ci stanno costringendo non sono altro che litigi ecclesiastici. Dicono: “Se mi capita di essere in una chiesa del Patriarcato di Costantinopoli e il sacerdote esce con il Calice, con i Doni Sacri, perché non dovrei ricevere la Comunione? Dopotutto, questa è la cosa più importante per noi”. Come vede questa logica?

Apparentemente questo è ciò che la gente dice quando non conosce la storia della Chiesa e non gl'importa della sua dottrina. Ecco l'essenza della questione. Direi a queste persone: avete mai sentito parlare degli “ariani”? Era nel quarto secolo. Ne avete mai sentito parlare? Bene, un Ariano esce dal santuario con un calice. Avete intenzione di ricevere la comunione da lui? Avete sentito parlare dei Nestoriani? Mio Dio, ce ne sono stati così tanti! Non capite che quando accade uno scisma – e potrebbe succedere nel caso provocato da Bartolomeo come conseguenza delle sue azioni – ci sono due manifestazioni principali che provengono da una stessa e unica causa. Quali sono? Può accadere a causa di una violazione della dottrina della Chiesa. Chiamiamo ciò eresia. Questo era l'arianesimo. Può succedere per cause morali, quando c'è l'amore per il potere, l'orgoglio. Non è importante come. Sono uguali nella loro influenza sulla natura dell'intero insegnamento e della natura di tutta la Chiesa, che è coinvolta in questa manifestazione.
Dio resiste agli orgogliosi, scrive l'apostolo Pietro e dà grazia agli umili. Bene, quando ciò accade, quando c'è un'opposizione cosciente – sia sul percorso della dottrina o della vita morale – un'opposizione cosciente a ciò che è veramente l'insegnamento della Chiesa; cioè, quando una persona cade coscientemente nell'orgoglio, nell'amore per il potere, allora dobbiamo capire: quale spirito di Dio può esserci? Guardate solo ciò che i santi scrivono anche riguardo a una persona. Quando è valido il battesimo? Quando una persona viene immersa tre volte e una formula viene pronunciata? San Cirillo di Gerusalemme scrive che se sei ipocrita riguardo al tuo battesimo, lo Spirito Santo non ti battezzerà. Che significa? Marco l'Asceta scrive la stessa cosa: che lo Spirito Santo è dato immediatamente al battesimo a coloro che hanno fermamente fede, ma non è dato al battesimo a coloro che non credono o che credono erroneamente. Su tale argomento san Serafino di Sarov ha detto chiaramente: “Sulla terra hai ricevuto la comunione, ma in Cielo rimani senza un soldo”. San Serafino lo dice gentilmente, mentre l'apostolo Paolo scrive direttamente: “Per questo, molti di voi sono malati e muoiono”. Questo è ciò che significa semplicemente venire e ricevere la Comunione [superficialmente]. Quando la falsa dottrina, l'amore per il potere o l'eresia s'impossessano di una Chiesa, allora tutti quelli che vi si comunicano entrano in comunione mistica con ciò, anche attraverso la Comunione. Che succede? Al meglio [il comunicante] non riceve nulla. Nel peggiore dei casi, “ecco perché molti di voi sono malati e muoiono”. Allora il Signore disse in modo diretto, in parte condannando il peccato di fornicazione, che chiunque si univa con una prostituta diveniva un solo corpo con lei. Capite? Attraverso l'Eucaristia avviene la stessa unione. Se una Chiesa ha distorto il suo insegnamento, pretende potere, pretende sottomissione e pretende un primato assoluto per se stessa, cioè, se viola il principale comandamento cristiano dell'amore, con chi stiamo comunicando ? Dobbiamo capire cosa significa l'Eucaristia nel suo senso originale. E se lo sappiamo, e tuttavia ci avvinciamo al calice, allora stiamo andando contro la verità, stiamo peccando. Con cosa ci stiamo unendo? Con ciò che l'apostolo Paolo scrisse: “Quale comunione ha Cristo con Belial e la luce con le tenebre?”. Questo è un enorme pericolo. Non sto parlando di quelli che non capiscono ancora e non sanno bene. Questa è una questione completamente diversa. Dobbiamo parlarne separatamente. Ma quelli che sanno perfettamente perché è accaduto uno scisma, sanno cosa è successo, e tuttavia dicono: “Hanno portato il calice e sono pronto a ricevere la comunione”. Quindi, perdonatemi, stanno andando direttamente contro lo Spirito di verità. Come si chiama quel peccato? Bestemmia contro lo Spirito Santo!

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[*] Vorrei semplicemente sottolineare come questa prospettiva sia stata completamente persa nel Cristianesimo europeo occidentale dove esiste un rapporto individualistico tra il fedele e l'Eucarestia, come se questa non comportasse anche la comunione con una comunità ecclesiale. "Il prete sbaglia, ma prendo la comunione da lui e solo questo mi interessa", la gente dice, memore di fatto dell' "ex opere operato" (l'Eucarestia è valida per se stessa). Sì, ma senza tenere conto del contesto nel quale essa si è realizzata, i fedeli cattolici sono divenuti di fatto protestanti, relativisti e praticamente indifferentisti, proprio perché hanno comunicato con ambiti e gerarchi ecclesiastici con tali sentimenti. L'individualismo religioso e una specie di concezione magico-protettiva che non tiene affatto conto del contesto, ha contribuito ad accecare queste persone. Sono rimasti solo pochi ad avere alcune idee chiare.

[**] Quindi, al di là della validità del sacramento esiste una questione di efficacia, annullata o divenuta dannosa davanti a situazioni di negazioni dogmatiche o morali. Di questo, però, non se ne parla ed esiste una superficialità agghiacciante su tali argomenti!

lunedì 21 gennaio 2019

La riscrittura del canto gregoriano


Questo post ha un carattere eminentemente utile e pratico, particolarmente per chi si trova nel bisogno di trascrivere il canto gregoriano e non ha un programma adeguato per farlo. Qualche tempo fa l'Abbazia di Fontgombault (Francia) aveva diffuso un programma per tal scopo ad un prezzo, però, piuttosto elevato.
Recentemente si è sviluppato in rete un sistema in grado di sopperire magnificamente questo programma e per giunta gratuitamente. L'importante è avere un po' di pazienza per imparare, ben sapendo che questo tipo di attività richiede una sorta di "amanuense informatico".
Il sistema per scrivere in gregoriano a cui faccio riferimento si denomina con un acronimo GABC. Lo illustrerò brevemente, poi lascio ad ognuno provarlo. Provarlo con costanza è l'unico modo per impratichirsi ed avere una certa maestria e velocità.

Facciamo un esempio. Desidero riscrivere il dodicesimo responsorio dei mattutini per l'Ascensione del Signore, secondo la consuetudine monastica. Questo responsorio finora non è stato trascritto da nessuno. Il testo si trova nel Liber responsorialis [...] juxta rituum monasticum, Solesmes 1895, pp. 106-107.
Qui sotto abbiamo una schermata tratta dalla p. 106. Se la vogliamo ingrandire basta solo cliccarci su.


La grafica, come si vede, lascia a desiderare. D'altronde siamo in presenza di una scannerizzazione in pdf di un libro della fine dell'800.
Il primo passo per riscrivere questo testo è andare a questo link nel quale abbiamo una vera e propria "tavola compositiva". All'inizio, per semplificarci la vita, è bene cliccare su "Show separate text boxes".  
In questo modo, avremo una situazione simile all'immagine sottostante:


Il quadro in alto a sinistra ha solo il testo, quello a destra le note indicate con simboli e lettere dell'alfabeto, secondo le indicazioni che troviamo qui e che vediamo in parte nella foto sottostante. Il terzo quadro ci presenta direttamente il risultato del nostro lavoro.


Il lato più interessante del programma di riscrittura on-line è quello di poter ascoltare direttamente la melodia trascritta, cliccando su una delle note del testo, come vediamo nella seguente schermata.


Una volta riscritto il pezzo e controllato in ogni sua parte, lo si salva con l'estensione .svg come nell'immagine sottostante.


 Il file, può quindi essere successivamente elaborato utilizzando un programma di grafica vettoriale, come inkskape. Aperto con quest'ultimo programma, lo si può perfezionare, utilizzando altri font, colorando alcune sue parti come le righe del tetragramma, vedi immagine sottostante.


Terminato questo lavoro, il file può essere salvato in vari formati, vettoriali e non. È molto pratico salvarlo in un formato grafico .png ad alta risoluzione (600 punti/pollice) in modo da poterlo, in seguito, inserire in pubblicazioni, come nella foto sottostante.


Certamente è richiesta una buona dose di pazienza ma il risultato compensa ampiamente lo sforzo profuso. Buon lavoro!



venerdì 11 gennaio 2019

Tempo liturgico, tempo cosmico.

Il fluire del tempo è un’esperienza che si accompagna all’intera nostra esistenza. Il tempo, assieme allo spazio, sono le prime due realtà di cui facciamo esperienza già dalla nostra più tenera infanzia. Tuttavia, riguardo alla coscienza del tempo, non tutti sono in grado di fare delle basilari distinzioni.
Possiamo distinguere il tempo in oggettivo, ossia strumentalmente misurabile, e in soggettivo, ossia percepito dal singolo. Non sempre i due coincidono: un’ora di orologio può sembrare un’eternità ad alcuni e un tempo rapidissimo ad altri. Queste differenze dipendono dalle condizioni psicologiche del soggetto, dalla sua età (ordinariamente quando si è molto giovani il tempo sembra essere sempre molto lento, a differenza di chi è anziano) e da altri fattori.
Nel Cristianesimo esiste un’ulteriore fondamentale differenza per cui il tempo si divide in liturgico (o sacro) e cosmico (o profano). Iniziamo a considerare quest’ultimo.

Il tempo cosmico è quello soggetto alle incombenze e alle ansie quotidiane; è il tempo in cui si sperimenta la caducità delle realtà e di se stessi. Il salmista è più che esplicito quando dice: “Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore? Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? L’uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa” (sl 144, 3-4).
Il tempo cosmico, o profano, è soggetto all’ansia, alla fretta, all’inquietudine al punto che perdere una corsa alla metropolitana (pur sapendo di averne una cinque minuti dopo) fa irritare alcuni. Perciò, per la Chiesa, il tempo cosmico è espressione dell’uomo ferito dalle conseguenze del peccato adamitico, dell’uomo che ha perso il centro di se stesso e si è disperso in mille contingenze, il che può portare in casi estremi all’alienazione. Certamente la civiltà agricola, che conosce ritmi più rilassati, in un certo senso aiuta l’uomo ma non si deve dimenticare che la civiltà industriale e quella postindustriale hanno solo accelerato certi fenomeni di deterioramento sempre esistenti al mondo. Il tempo stressante delle metropoli attuali è sicuramente l’esempio più eclatante di tempo cosmico e di conseguente modo innaturale di vivere.

Il tempo liturgico, o sacro, è quello che accompagna un rito simbolico. Prima di tutto si deve osservare che, in tal condizione, pure il tempo diviene un simbolo. Quando nelle antifone latine o negli apolytichia bizantini si canta la parola “oggi” (hodie, symeron) s’intende “in questo preciso istante” anche se l’istante commemorato è accaduto molto tempo fa. Questo, perché esiste una connessione tra il momento celebrativo e l’avvenimento celebrato, connessione misteriosa ma reale; una riattualizzazione che è alla base del cosiddetto “memoriale” della liturgia ebraica da cui quella cristiana ha preso spunto. Il “memoriale eucaristico”, ad esempio, non è la semplice memoria di un evento accaduto nel passato (la crocefissione, morte, sepoltura e resurrezione di Cristo) ma la riattualizzazione odierna di quell’unico passato avvenimento.
Perciò la tradizione ecclesiastica crede che ogni elemento nel rito simbolico cristiano si trasfigura dal momento che tale rito è posto in un limes, in una zona di confine tra il mondo creato (soggetto alla decadenza e alla morte) e quello increato (il mondo divino o trascendente) [1]. Il pane eucaristico diviene sacramento di vita immortale per la volontà di Cristo e perché è realizzato in tale rito sotto certe condizioni.
Questo è, in qualche maniera, più o meno noto. Quello che, invece, pare disconosciuto è che pure la percezione del tempo, nello svolgimento del rito, subisce un cambiamento e non potrebbe che essere così se la liturgia si mantiene nei canoni tradizionali. La coscienza di ciò spiega perché le liturgie antiche erano stabilite per durare anche molto, dal momento che, con dei fedeli preparati, il cumularsi del tempo non avrebbe più esercitato loro una tediante tirannia. L’esortazione del Cherubikòn bizantino è, in tal senso, molto eloquente: “Noi che misticamente raffiguriamo i cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l'inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione […]”.
Deporre ogni preoccupazione mondana, ossia legata al tempo cosmico, è essenziale per poter entrare nel mistero celebrato e dimorarvi iconizzando addirittura i cherubini. Con una preparazione psicologica e spirituale di tal tipo, il fedele fa della chiesa l’intimo della propria casa, entra nel suo cuore, e la percezione soggettiva del tempo cambia anche se, oggettivamente, il tempo scorre come sempre. Il fedele sa che agli occhi di Dio “mille anni sono come il giorno di ieri che è passato” (sl 89, 4) ma sa pure che, vissuta nel proprio cuore, la liturgia, anche se lunga, scorre come l’attimo appena trascorso.

Nel mondo cattolico fino al recente Concilio vaticano II, le liturgie avevano consuetudinariamente mantenuto la loro tradizionale lunghezza, soprattutto se si trattava di liturgie pontificali o di celebrazioni per determinate circostanze. Le liturgie latino-cattoliche erano quanto di più patristico era rimasto al Cattolicesimo, nonostante diversi loro inevitabili rimaneggiamenti lungo i secoli. Mi riferisco, ad esempio, al rito di benedizione dell’acqua da farsi alla vigilia dell’epifania nella consuetudine moldava attorno al 1850 in cui, tra letture, processioni, canti, esorcismi e benedizioni, si stava in chiesa per due ore [2].
D’altronde, i riti della Settimana santa, oltre ad essere particolarmente suggestivi, erano caratterizzati per la loro grande durata.
Ciò che ha rovinato la liturgia cattolica tradizionale è stato un diffuso formalismo con il quale veniva eseguita, formalismo non di rado privo di profonda spiritualità. Oltre a questo dato, c’era una sorta di dovere morale molto rigido al quale i fedeli dovevano senza dubbio obbedire.
Un’impalcatura sorretta dalla rigida norma o prima o poi non poteva che crollare e perché ciò si verificasse è bastato solo allentare la norma stessa. Le prime vittime di tale rovina sono stati i chierici i quali, spiritualmente anemici, hanno immediatamente fatto entrare il tempo cosmico nella Chiesa. D’ora in poi tutto doveva essere regolato dalla sopportabilità dell’uomo della strada [3]: se delle persone comuni non erano in grado di tollerare una Messa per più di quaranta minuti, era severamente deprecato sforare tale termine. Perché questo cambiamento fosse accettato gli è stato dato l’appellativo di “pastorale”. Con la definizione di “esigenza pastorale” è stata dunque diffusa ogni innovazione, anche la più assurda e antitradizionale. A nessuno è venuto in mente che, se nell’antica tradizione non era così, forse esisteva un motivo non banale. Si sono poi cercate delle spiegazioni sociologiche: “Un tempo la società era più lenta ed è perciò che la Chiesa rifletteva tale caratteristica nella liturgia. Oggi che la società è così veloce la Chiesa non può rimanere ancorata ad un tempo passato” [4].
A nessuno è venuto in mente che la velocità del tempo presente ha il pregio di sottolineare la differenza tra il tempo cosmico e quello liturgico o sacro e che tale differenza, proprio perché essenziale, non dev’essere soppressa ma motivata seriamente.
L’ignoranza reale dell’ethos patristico e l’indifferentismo nei riguardi della vita mistica e monastica hanno contribuito a far irrompere il tempo cosmico nel santuario per cui le celebrazioni cattoliche sono divenute sempre più scandite dall’orologio che ha iniziato a fare bella mostra di sé su qualche pilastro o muro della chiesa.
Questa mentalità modernista (è giusto definirla con il loro nome!) è così forte che perfino nel milieu tradizionalista cattolico alcuni sono particolarmente afflitti quando si trovano di fronte ad una celebrazione che dura qualche minuto in più del tempo previsto: il mondo con le sue impellenze non può aspettare!
Se il tempo cosmico inizia a invadere il momento liturgico è inevitabile che questo decada e divenga come ogni evento mondano, privo di valenza simbolica, incapace di legare il fedele alla dimensione trascendente, come di fatto accade. La spettacolarità di alcune liturgie moderniste in campo cattolico non è che una conseguenza perfettamente logica di tutto un modo d’intendere e vedere prettamente secolarizzato.

Nell’Oriente cristiano le situazioni sono più o meno diversificate: esistono luoghi in cui la liturgia è vissuta piuttosto formalmente, un po’ come prima del crollo del mondo cattolico, negli anni cinquanta, e luoghi in cui la liturgia ha un vero rimando al mondo dello spirito. In alcuni siti russi s’incoraggia i fedeli a resistere anche cinque o sei ore in chiesa e in piedi con precise motivazioni:
“Stare in piedi rimane la regola e la posizione standard dei credenti che pregano nelle chiese russe è quella retta. ‘Come candele accese’, dicono le mamme russe ai loro figli […]. Stare in piedi durante la preghiera era quindi regola consuetudinaria tra gli ebrei, com’è dimostrato nei loro scritti. Alla maniera della Chiesa celeste e dell’Antico Testamento, i cristiani ortodossi hanno mantenuto l'usanza, fin dai tempi apostolici, di stare in piedi durante le divine funzioni. La correttezza di tale pratica è evidente dalle scritture del Nuovo Testamento […]. Stare in piedi durante le funzioni in chiesa ci mostra d’essere umili servi, pronti, attenti e disposti a servire Dio” [5].
Tutto ciò non è obbligatorio per coloro che, per ragioni di età o di malattia non sono in grado di farlo ma è un dovere per tutti gli altri.

Impressiona vedere come il decadimento liturgico nell’Occidente cristiano sia iniziato lentamente per gradi e abbia impiegato vari secoli: ciò ha inizialmente comportato la postura, con la comparsa di panche e banchi per rendere più agevole la presenza in chiesa, ha poi comportato la scomparsa progressiva di diversi atti (prostrazione, inchini di capo, inchini di busto) [6] con il mantenimento sostanzialmente di sole tre posizioni; in piedi, in ginocchio e seduti. Recentemente, oltre ad aver di fatto abolito la posizione in ginocchio, il tempo cosmico ha fatto irruzione nella chiesa infrangendo non di rado la simbolicità del culto cristiano e quindi la sua efficacia.

In Oriente le cose si sono mantenute com’erano anticamente ma ci sono aree che manifestano già la possibilità di un futuro decadimento mentre altre paiono ancora vive e resistenti. Laddove è possibile si deve insistere, con opportuna catechesi o mistagogia, che il tempo liturgico o sacro ha il suo senso nella vita del fedele, senso legato all’interiorizzazione della preghiera e alla sua cristificazione. Se ciò non è fatto, non ci si meravigli se poi il Cristianesimo scompare.

P.C.
© 2019

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Abstract

In the tradition of the ancient Church the concept of liturgical or sacred time – the time dedicated to prayer –, had to be clear. It is no longer so at present because the time lived in the secular world ends up also marking the liturgical prayer. The harmful consequences are not slow to arrive.

Nella tradizione della Chiesa antica doveva essere chiaro il concetto di tempo liturgico o sacro, ossia il tempo dedicato alla preghiera. Non è più così attualmente poiché il tempo vissuto nel mondo secolare finisce per scandire anche la preghiera liturgica. Le conseguenze dannose non tardano ad arrivare.

NOTE

[1] È particolarmente importante avere coscienza che la realtà nella quale viviamo è il costante incontro tra realtà creata e realtà increata, come specifica la teologia cristiano-orientale. In caso contrario, esiste un effettivo isolamento di Dio nella sua sfera “soprannaturale” e un'indipendenza totale della realtà creaturale. Di qui, non è possibile credere ad alcuna trasfigurazione del mondo naturale e di tutti i suoi elementi creati.
[2] Non dispongo di riferimenti bibliografici precisi riguardo a questo rito, recentemente celebrato a Mariano del Friuli, in diocesi cattolica di Gorizia. Posso, però, riferire un link in cui è possibile reperirne il testo.
[3] L'idea stessa di “sopportabilità” attribuita al culto cristiano denuncia un reale distacco tra questo e la vita delle persone. Non parliamo mai, infatti, di “sopportabilità” per tutte le funzioni o attività che ci mantengono in vita: non “sopportiamo” il battito del cuore, la respirazione, l'amore dato e ricevuto, ecc. Se “sopportiamo” la liturgia, vuol dire che la preghiera della Chiesa non ha nulla a che fare con la nostra esistenza.
[4] Questo tipo di spiegazione viene diffusa negli istituti teologici e di formazione per laici e clero cattolici. Ognuno può vedere che qui la Chiesa e quanto la contraddistingue è spiegata con riferimenti praticamente mondani il che stride non poco se si considera la natura e la finalità della stessa.
[5] Vedi QUI.
[6] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Il gesto nel medioevo, Laterza editrice, 1999.