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sabato 29 marzo 2014

Eresia e ortodossia nella Liturgia

Questo è un argomento spinoso, poiché la mentalità odierna rifugge dall'idea che, nelle questioni religiose, ci possano essere delle eresie: il pluralismo religioso comporta in sé un implicito egualitarismo e, alla fine, un inconfessato indifferentismo.

Invece è bene mettere le cose al loro posto, non per lanciare anatemi verso chichessia, ma per mostrare una "logica interna" nella realtà religiosa. Quest'ultima, infatti, anche se si fonda sulla Rivelazione del Dio ineffabile, che sorpassa ogni logica e conoscenza umana, è ordinata, da disposizioni pratiche, in un senso strettamente logico.

Anche la liturgia obbedisce a quest'ordine e non è né può essere il campo dell'arbitrio umano ma il solo dominio dei "tecnici" dello Spirito, ossia di chi ha una solida formazione spirituale.

In qualche commento del post precedente accennavo al fatto che il cammino indicato al credente nella liturgia è volto all'esperienza di qualcosa di sopra sensibile, pur servendosi di realtà che, in questo mondo, non possono che essere sensibili. 

Lo stesso narratore dei fatti del post indica che, nella liturgia pasquale, aveva provato determinate percezioni. Sì, la liturgia diventa il luogo in cui si svela realmente qualcosa che supera questo mondo. È qui in effetti la sua ortodossia, ossia la sua espressione corretta, ciò che fa in modo che essa dia una "retta gloria".

Per giungere a qualcosa che supera questo mondo, il culto deve avere tutto un insieme di caratteristiche: i testi devono esprimere una corretta disposizione verso Dio, non riflettere semplici attese e speranze umane, né, tanto meno, esprimere disposizioni psicologiche.

Un testo corretto è ad esempio: "O Dio dei vivi e dei morti, accogli quest'anima nella tua gloria...". Il centro e gli occhi di tutti, in questa breve preghiera, è inequivocabilmente Dio.

Un testo errato (quindi eretico) è: "Dio, tu sai come in questo momento soffriamo per l'assenza del nostro caro defunto....". Qui il centro non è più Dio, per quanto venga formalmente espresso. Il centro siamo noi stessi e, quel che è peggio, si appiattisce le persone nella considerazione del loro dolore umano con il rischio di farle chiudere in quello in modo che possano essere impedite ad aprirsi ad altro....

Il primo è un testo tradizionale, il secondo è un testo di recente composizione (che cito a memoria avendolo sentito in una messa di esequie).

Se si inizia ad osservare le liturgie di recente composizione con quest'attenzione, si noteranno molte problematiche di questo tipo: sono testi di taglio molto antropocentrico!

Mentre i testi antichi tagliavano corto, non dando il minimo spago a riflessioni psicologistiche o a distrazioni di altro genere - erano liturgie ascetiche! - i testi attuali hanno totalmente appannato tutto ciò. Per questo se mi capita estemporaneamente di andare ad una messa (dopo che provengo da contesti liturgici tradizionali) mi sembra di sentire chiacchiere quasi da osteria...

La cesura tra liturgia e spiritualità è, alla fine, la responsabile di questo glissamento.

È come se, invece di scoccare una freccia per colpire il centro di un bersaglio, si finisca sempre per lanciare la freccia ben lontano dal centro! 

Chi tiene un arco sa che esiste una tecnica, sa che l'arco deve avere certe caratteristiche e non altre. Se ne prescinde anche di poco compromette il risultato.

La spiritualità, ossia il metodo per incarnare il cristianesimo, non può non informare in modo coerente la stessa liturgia. Nel momento in cui non lo fa (ed emergono istanze puramente umane) il risultato è compromesso, la liturgia non giunge al suo scopo, ossia alla percezione di un mondo ultraterreno.

Parrocchia di Weiz: predica di padre Hannes Biber nell'ultima domenica di Carnevale.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iWSvbRGNZZk

In mancanza di questo scopo, la liturgia perde totalmente il suo senso originale e, pur di non annoiare le persone, la si trasforma in puro intrattenimento.
Questo è evidentissimo in certe comunità protestanti in cui il ministro deve saper far ridere l'assemblea, essere mondanamente affascinante e brillante, come un presentatore televisivo.
Le stesse istanze da mondo dello spettacolo oramai sembrano permeare molte liturgie del mondo cattolico e ciò è inevitabile, dal momento che la liturgia ha perso il suo fine originale.

Come diceva l'anziano Paisios (del monte Athos) questi ministri "giocano" sull'altare. Solo che mentre lui si riferiva a ministri che conservavano almeno le apparenze di una realtà sacra (in Oriente i libri liturgici non sono stati cambiati), in Occidente oramai pure l'apparenza è stata persa, com'era logicamente conseguente che accadesse. La conclusione è inevitabile: siamo in piena eresia poiché qui la freccia si lancia ben lontano dal suo bersaglio.

Che efficacia può avere una liturgia del genere? Nessuna, assolutamente nessuna...

Viceversa una realtà tradizionale che ha coscienza che nella liturgia c'è una vera e propria "palestra dello spirito" apre tutto un altro mondo di percezioni. Ma per questa, ci vogliono ministri ben formati, preparati, coscienti che la liturgia non è un semplice intrattenimento dove si propina una qualche istruzione religiosa e si aspira a semplici "valori cristiani" (quando va "bene").
Ci vuole una preparazione spirituale "a tutto tondo" e bisogna crederci.
Ora, tutto questo da noi è quasi totalmente inesistente.
Le frecce scoccate da un arco ben poco teso, finiranno tutte fuori bersaglio...

venerdì 28 marzo 2014

"Mai con lo sguardo!"

Un momento del rito della Protesi in cui avvengono le commemorazioni dei nomi di santi, di persone vive e defunte


Ebbi modo di discutere con l’atonita ieromonaco D. D. Sapevo che frequentava spesso l’anziano Paisios e, dopo il mio insistente invito a raccontarmi qualcosa, mi rivelò una grande, ammirevole e utile storia che sto per citare, significativa soprattutto per noi sacerdoti.
Lo ieromonaco mi disse:
 “Nel 1982, passai la mia prima Pasqua come diacono nel monastero di san Dionisio, sul Monte Athos.
Ebbi la fortuna di partecipare alla Divina Liturgia pasquale, celebrata dal vecchio  e devotissimo igumeno, Charalambos Dionysiatis.
Non ti racconterò – continuò  il monaco –, i sentimenti spirituali e le divine trasformazioni avvenute in me durante la partecipazione al culto divino, tenendo pure conto della preparazione precedente nel corso dell’intera Quaresima. Mi concentrerò su un solo episodio di grande importanza per qualsiasi celebrante del Dio Trino.
Mentre la Divina Liturgia procedeva, l’anziano Charalampos, di sua iniziativa, ricordava un gran numero di persone delle quali faceva commemorazione.
Si stava avvicinando il momento d’iniziare la Divina Liturgia ma egli proseguiva le commemorazioni assieme ad altri sacerdoti. Allora io, anche se diacono ma con il coraggio proveniente dal mio grande amore per l’anziano Charalambos, gli dissi: “Gheron, i nomi sono molti. Si è fatto giorno. Non ce la faremo a terminare in tempo. Dobbiamo coprire la pròtesis per iniziare la Divina Liturgia. Durante tutta la settimana del Rinnovamento avremo tempo per leggerli così da finirli tutti…”. Egli mi guardò un po’ severamente e mi disse: “Oggi è Pasqua, diacono, e queste anime aspettano un aiuto da noi, benedetto uomo”!
Così mi rivolsi ai concelebranti, p. Panteleimon e p. Saba, e dissi loro: “Pare che l’anziano non abbia voglia di finire oggi! Prendete i fogli con i nomi, dobbiamo finire [di leggere] questo lungo elenco…”. Inoltre, nel discorso aggiunsi un termine particolare, una parola chiave: “Padri, leggete i nomi con lo sguardo”.
Purtroppo feci così… Presi il foglio con i nomi da commemorare e lo guardai come se lo stessi fotografando, senza leggere realmente i nomi uno ad uno.
Il terzo giorno di Pasqua, in vista della mia ordinazione sacerdotale, andai a fare visita al vecchio Paisios.
Il gheron appena mi vide disse: “Oh, ragazzo mio! Da quanto tempo non ci vediamo?” Risposi: “Come facevo a venire prima, gheron? Con tanti uffici liturgici da compiere in monastero non c’è stato  tempo!”. Dopo aver discusso un bel po’, dissi al gheron Paisios: “Può darmi pure un consiglio quale regalo per la mia ordinazione?”. Egli rispose: “Diacono, ora va’. Abbiamo parlato tante volte. Considera un regalo quanto ti dico sempre con le cose di oggi”.
Io, invece, insistetti dicendo che volevo un regalo particolare per la mia ordinazione, qualcosa di speciale. Il gheron mi diede delle pacche sulle spalle mentre mi accompagnava fino al recinto della sua kalìvi. Dinanzi alla mia insistenza aggiunse: “Non so cosa fare per liberarmi di te! Dai, va bene, ti dirò qualcosa. Ti farò questo regalo. Ascolta, diacono: Quando leggi i nomi per farne commemorazione non devi annoiarti. Inoltre, non devi mai ‘leggere con lo sguardo’! Ma sempre con la tua anima”.
La cosa meravigliosa è che l’anziano Paisios mi rispose usando le parole che dissi agli altri: “Leggete i nomi con lo sguardo”.
“Mai con lo sguardo, – disse l’anziano –, invece cerca di guardare l’anima di cui fai memoria: i tormenti, le tentazioni e le prove vissute e allora, figlio mio, vedrai dei miracoli sull’Altare.
In caso contrario – continuò l’anziano Paisios –, Dio trova più valore in me quando, lustrando le scarpe (e l’anziano fece gesto di farlo), dico la preghiera ‘Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me’, che in voi quando fingete di ricordare i nomi delle persone giocando sull’altare…”.


P. Nektarios Savvidis

Romfea.gr

domenica 23 marzo 2014

Il sacro Crisma tra Oriente e Occidente


Un momento della preparazione
del santo Myron (Photos by N.Manginas)
In questo post si prende in considerazione il rito con il quale si consacra il Crisma in Oriente e in Occidente. Il Crisma (o Myron) è dell'olio di oliva arricchito di essenze profumate e consacrato per essere utilizzato in alcuni sacramenti.

Verso il Myron c'è un particolare rispetto. Per l'Oriente porta le stesse energie trinitarie, per l'Occidente veicola la santificazione dello Spirito santo.

A monte delle due consacrazioni c'è certamente un concetto un po' differente di grazia divina (è noto che il concetto tomista non è esattamente quello della teologia ortodossa) ma è anche vero che i riti antichi hanno, come spesse volte abbiamo detto, una base comune.

La base comune facilmente individuabile in entrambi i riti è quella di considerare il Crisma in un modo quasi personale, come si vedrà nel commento al rito bizantino del libretto in visione.


Un momento della consacrazione del Crisma nel rito latino romano antico

Questo, è pure tradotto nel rito del Pontificale Romanum (fino al 1962) con il saluto dei sacri ministri: "Ave, sanctum chrisma!".

Questa modalità quasi paradossale, eppure altamente eloquente, è stata soppressa nei riti latini seguenti e con essa anche gli esorcismi sulla materia dell'olio. Nel rito bizantino, in luogo di un esorcismo, ci si limita a benedire l'olio e ogni cosa atta a prepararlo, durante i primi giorni della settimana santa.







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Composizione del santo Myron
(nella consuetudine costantinopolitana)

Tra le sostanze che compongono il santo Myron, alcune devono dapprima essere bollite mentre altre sono mescolate alle prime senz'alcuna preparazione particolare.
(Si noti che questi dati ci derivano dal XIX secolo e che, nel frattempo, un certo numero di sostanze sono divenute introvabili).

A. Sostanze da far bollire:

1. Olio d'oliva puro: 899 kg; 2. vino rosso “astringente”: 256 kg; 3. Acqua di fiori d'arancio (quella del citrus vulgaris o melangolo) della migliore qualità: 32 libbre; 4. acqua di rosa: 40 libbre; 5. mastic (dal pistacia lentiscus): 20 libbre; 6. benzoino amigdaloide: 20 libbre; 7. arnomum (cissus vitiginea?): 6 libbre; 8. legno d'aloe (agallocco o aloe delle Barbados): 4 libbre; 9. pepe lungo (piper longum): 4 libbre e mezza; 10. noce moscata (della myristica officinalis): 6 libbre; 11. foglia d'India (folium indicum, malabathrum): una libbra e mezza; 12. xylocassia o radice d'angelica di Boemia o dei giardini: 4 libbre; 13. storace liquido (dal liquidambar orientalis o dallo styrax officinalis): 4 libbre; 14. mirra pura (dal balsamodendron myrrha): 12 libbre; 15. pepe nero (piper nigrum): 10 libbre; 16. canna odorosa o schoenanthus (canna della Mecca o paglia della Kaaba, da non confodersi con la canna ordinaria): 4 libbre; 17. legno di balsamo (dell'amyris gileadensis, balsamo della Mecca o di Giudea): una libbra e mezza; 18. calamo aromatico (acorus calamus): 6 libbre; 19. iris di Firenze: 12 libbre; 20. scalarea o imperatora (baccharis, gnaphalium sanguineum o zafferano?): 6 libbre; 21. aristolochia lunga (aristolochia longa o rotunda): una libbra e mezza; 22. frutto dell'albero del balsamo (pepe a coda): 4 libbre; 23. giunco odorato (cyperus rotundus): 6 libbre; 24. bacche di mirto: 2 libbre; 25. nardo celtico (valeriana celtica): 4 libbre; 26. cassia nera (cassia fisula) oppure cascarilla (croton eluteria): 4 libbre; 27. frutto del ben (glans unguentaria); una libbra e mezza; 28. piccolo cardamomo: 6 libbre; 29. garofano: 12 libbre; 30. cannella: 12 libbre; 31. asaro europeo o nardo selvatico: 6 libbre; 32. macis (= arilloide che copre i semi di moscata): 4 libbre; 33. trementina di Venezia (tratta dal larice): 14 libbre; 34. pece bianca (tratta dal peccio o abete rosso): 28 libbre; 35. amolo, detto anche mirabolano o marusticano (myrobalan) delle Indie: 4 libbre; 36. maggiorana: 4 libbre; 37. ladanum: 20 libbre; 38. nardo indiano (spica): 4 libbre ; 39. incenso (libanos) bianco: 20 libbre; 40. zenzero bianco: 12 libbre; 41. zenzero selvatico (zerneb, curcuma zenimbet): 5 libbre; 42. fieno greco (trigonella foenum-graecum): 4 libbre; 43. enula (inula campana): 4 libbre.

B. Sostanze da mescolare alle precedenti dopo la loro bollitura:

44. olio di cannella di Ceylan: una libbra e mezza; 45. olio di violacciocca: una libbra e mezza; 46. olio di noce moscata spessa (burro di moscata): 3 libbre; 47. balsamo della Mecca: 14 libbre; 48. olio di rose: 642 grammi; 49. olio di macis: 67 gr.; 50. olio di limone: 225 gr.; 51. olio di balsamo (carpobalsamon): 112 gr.; 52. olio di maggiorana: 115 gr.; 53. olio di alloro, 225 gr.; 54. olio di rosmarino: 112 gr.; 55. olio di lavanda: 112 gr.; 56. muschio di Cina o muschio Tonkin: 128 gr.; 57. ambra grigia o vera: 208 gr.


Bibl. GUILLAUME DENIS (a cura di), Grand Euchologe et Arkhiératikon, Diaconie Apostolique, Parma 1992.

domenica 16 marzo 2014

La gravità nella Liturgia

Inno all'Offertorio per la Liturgia bizantina dei Doni Presantificati nella Grande Quaresima

Che strano titolo, diranno alcuni nostri lettori! 

In realtà quale vera liturgia cristiana è tale se è priva di una solenne gravità? La gravità non significa musoneria, tristezza da disperati ma un atteggiamento interiore ed esteriore tale per cui si considera seriamente che quanto si sta facendo, con la preghiera, è cosa assai importante. La gravità significa compostezza del corpo e presenza dello spirito in quanto si sta facendo. Pensando ad essa la mente vola alle ieratiche immagini dei santi, dipinte nelle chiese bizantine e in quelle del periodo romanico come pure ai portali delle chiese gotiche. 

Il corpo viene disciplinato perché l'energia si porti tutta nel cuore dell'uomo e non si disperda altrove. La gravità chiede disciplina, una lotta contro i pensieri che portano la nostra attenzione ora qui ora lì, vagando senza sosta e quindi disperdendoci dal fine che la liturgia ci chiede. 

Che meraviglia entrare in una chiesa in cui la preghiera è tutta tesa verso l'Assoluto, l'aria diventa immobile e tutto si trasfigura! Le persone stesse in essa si elevano, intuiscono che dietro alla gravità ecclesiastica c'è una presenza indicibile che giunge fino a noi e ci raggiunge tutti. Entrare in una chiesa (meglio in un monastero) bizantino ci fa toccare con mano il senso di questa gravità e, nello stesso tempo, di questa Presenza! I canti, poi, sono realmente l'espressione di questa gravità. Il momento è serio, non è uno scherzo: "Ora le Potenze dei Cieli con noi invisibilmente danno culto", si canta nelle liturgie quaresimali bizantine. 





Ma cosa dobbiamo constatare attorno a noi? Nelle nostre chiese occidentali non conosciamo né gravità né disciplina, ritenute oramai dei gravami. È lasciato libero corso allo spontaneismo perché altrimenti, si dice, ci si spazientisce. Tale spontaneismo se in Italia non giunge alle logiche conseguenze di altri paesi, che hanno fatto della Messa una perenne kermesse, quanto meno vi tende. 

I singoli non sanno disciplinare i propri pensieri, si pensa di trattenere la distrazione solo trasformando la liturgia in spettacolo, trasformando il luogo sacro in palcoscenico. Ma in questo modo invece di contrastare i pensieri errabondi li si alimenta alla grande e questi correranno ben lungi dal mistero liturgico... È ancora possibile vivere questo momento come luogo della trasfigurazione? Certamente no! 

Quanto lontane sono le parole dalla realtà quando, per accarezzare l'ala tradizionale del cattolicesimo, il papa argentino dice: “La liturgia è tempo di Dio e spazio di Dio, e noi dobbiamo metterci lì nel tempo di Dio, nello spazio di Dio e non guardare l’orologio. La liturgia è proprio entrare nel mistero di Dio, lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero. È la nube di Dio che ci avvolge tutti”(1).


Che senso ha affermare questa sacrosanta verità, che il papa ha senz'altro sentito in qualche milieu bizantino, invocando un ritorno al senso del sacro quando tutto il contesto – e spesso gli stessi nuovi testi liturgici – sono talmente impregnati di mentalità mondana da essersi seriamente allontanati dalla gravità che ha sempre caratterizzato la liturgia cristiana tradizionale sia in Oriente che in Occidente? Ci troviamo in una situazione infinitamente peggiore di quella osservata da Pio X, agli inizi del XX sec., quando doveva combattere contro la teatralità nelle chiese, in cui estemporanei "divi" dell'Opera si esibivano con trilli e gorgheggi barocchi o con sdolcinatissime lagne romantiche ...

Oggi, non ci troviamo piuttosto davanti a chi, con una mano sembra dare ma con l'altra sicuramente toglie volendo lui stesso una liturgia-intrattenimento, come si è molte volte constatato nella pratica del papa in Argentina quand'era arcivescovo? 

No, non mi intratterrò sul papa attuale né è mia intenzione fargli una critica personale per cose che d'altronde sono più che evidenti a chi è mosso da buona volontà e vede la realtà per ciò che oggettivamente si manifesta.

Qui si tratta, piuttosto, di evidenziare un clima generale per cui a parole si elogia, ad esempio, la Chiesa ortodossa che, nelle sue forme liturgiche, ha conservato lo slancio verso Dio e poi nella pratica molte realtà cattoliche sono ad un livello anche più “basso” di certe comunità protestanti e da lì, si badi bene, non si vogliono di certo staccare!

In realtà si tratta di schizofrenia pura, talmente grave che queste persone oramai non se ne accorgono più. Per giunta se si dice loro che sono malate si offendono pure!  Con persone così non si può fare né chiedere più nulla. Le si deve lasciare nel loro universo contraddittorio...

L'unico modo per dare respiro ai cristiani sarebbe reintrodurre testi veramente liturgici nella messa – non riflessioni psicologizzanti a carattere teologico –, reintrodurre la gravità e quell'atteggiamento ascetico con il quale combattiamo contro ogni atteggiamento mondano in noi. 

Dio non si rivela che ai puri di cuore ma la purezza chiede pentimento, lotta e sacrificio, cose totalmente distanti dalla massa e da gran parte del Cristianesimo odierno che ama piuttosto fare “casino”, come esortava lo stesso papa argentino ai ragazzi in un raduno giovanile (2) ... 

La verità cristiana è senz'altro da un'altra parte perché non è mai un'affermazione vuota di contenuto, senza alcun riscontro nella pratica!


Un esempio di canto ecclesiastico ai primi del '900 eseguito dall'ultimo cantore castrato in Vaticano. Si tratta di uno svenevolissimo "Oremus pro Pontifice nostro". Ce n'erano di sicuramente peggio...
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Note

1) Vedi http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350716 
2) Vedi http://www.zenit.org/it/articles/il-fate-casino-del-papa-ha-portato-centinaia-di-migliaia-di-giovani-a-lujan

sabato 8 marzo 2014

Verità quaresimali

Il periodo quaresimale nella Chiesa è di grande importanza. Sotteso ad esso ci sono alcune verità fondamentali. 

1) La vita intesa come cammino ultraterreno è la prima verità della quaresima. Per ogni cristiano la presenza terrena è un cammino che non si conclude su questa terra ma il cui termine è nell'Al di là. Se il cammino umano ha come meta l'Al di là, non significa disimpegno per le cose della terra ma neppure un impegno come se Dio non esistesse, come se tutto si concludesse qui. Per questo la giustizia cristiana – rettamente intesa – non coincide con la giustizia degli uomini al punto che quanto può parere ingiusto ai profani può essere giustissimo per Dio e il cristiano dovrebbe almeno intuirlo. In Occidente aver insistito molto sui problemi terreni cercando di risolverli con una mentalità unicamente secolare, ha totalmente offuscato questa prima verità legata al periodo quaresimale al punto che, ci possiamo domandare, “cos'è la quaresima oramai per il cristiano”? Il concentrarsi solo sul contingente, sul qui e ora, è patologico, dal punto di vista cristiano. Ma a molto mondo cristiano oramai sfugge completamente perché dall'Al di là non si attende più nulla!

2) Il digiuno cristiano, ossia l'astinenza da certi cibi e l'intensificazione della preghiera. Il digiuno non è fine se stesso quasi si facesse una dieta dimagrante. Anche questo ha come fine il guardare alla dimensione ultraterrena nella quale non ci si nutrirà affatto e si vivrà nella lode perenne. Il digiuno cerca di svincolare momentaneamente la persona dai legami verso il cibo ma non solo. Digiuno è fare a meno di qualsiasi dipendenza che ci porta a concentrare lo sguardo su noi stessi e sul piacere che ne traiamo. Perché questa lotta al piacere? Non per odio alla vita (come spesso può essere stato malamente inteso) ma come esercizio che protende verso la vera vita. Digiuno e preghiera non sono mezzi con i quali comprare il favore divino, poiché tale favore si elargisce gratuitamente solo in presenza di un cuore realmente contrito. Siccome questo è stato compreso a metà, in Occidente si smette di digiunare e di pregare poiché, si dice, Dio è somma misericordia e non ha bisogno di tutto ciò. Si dimentica, invece, che siamo noi ad avere bisogno di questo esercizio che significa anche continenza, sobrietà, moderazione, rinuncia, pazienza, modestia.... Quando nelle chiese forse si ricorda che nella quaresima esiste il digiuno e la preghiera, come mai ci si dimentica che queste hanno bisogno di essere seguite da tutto il resto pena un reale inselvatichimento dell'uomo o il radicarlo nel suo egoismo che lo chiude alla dimensione di Dio? Come può, ad esempio, una persona immodesta riuscire a praticare la quaresima se non cambia il suo stile di vita? Ma siccome molti non vogliono cambiare, riducono la quaresima a qualcosa di puramente formale ed esteriore, quindi di perfettamente inutile. Fa parte di questa inutilità anche "mangiare meno" con l'unico fine di raccogliere soldi per varie cause umanitarie, come se la Chiesa fosse un'associazione di pura beneficienza umana senza alcuna prospettiva soprannaturale, come se fosse, Dio non voglia!, la filiale fedele e sottomessa ad un'associazione massonica...
Un altro problema è dato dal fatto che l'affermazione di principio, in base alla quale in quaresima si prega di più, è puntualmente smentita dai fatti: le ufficiature liturgiche quaresimali non tradizionali in Occidente (quelle che si fanno nelle parrocchie, per intenderci), non sono affatto più impegnative rispetto a quelle del tempo ordinario. Ancora una volta la mente pensa ad una cosa (ammesso che lo pensi) e la pratica fa il suo contrario! Un detto famoso, invece, dice: "Se non si vive come si pensa, si finirà per pensare come si vive". Ed è quello che accade!

3) Il dono delle lacrime. Se n'è parlato recentemente poiché sembra che il papa argentino abbia scoperto delle preghiere antiche che invocavano il dono delle lacrime, preghiere, in realtà, esistenti da secoli. Qui, però, dobbiamo chiederci sinceramente: se non facciamo strettamente riferimento al quadro ascetico e liturgico tradizionale, non corriamo forse il rischio di vedere questo dono come qualcosa di sentimentale, un'emozione religiosa tra tante? Perciò io temo che il rischio d'interpretarlo così, anche da parte di chi ha riscoperto queste preghiere, sia enorme. Invece, il dono delle lacrime presuppone il pentimento della propria vita passata, vista come un errare nel buio, laddove non esisteva grazia di Dio. L'uomo religioso moder(nista) lo può ancora credere, dal momento che per lui non esiste mai buio in qualsiasi situazione umana, nonostante diversi fatti possano smentirlo pure smaccatamente? Tutte le fedi vanno bene, va bene anche il buon agnostico e l'ateo se sincero con il proprio cuore, si afferma. E poi si aggiunge che è molto bello chiedere il dono delle lacrime. Che senso ha tutto questo? Non significa prendere in giro il prossimo e prendersi in giro, dare un colpo al cerchio e un altro alla botte per non scontentare nessuno? Viceversa, il dono delle lacrime è il segno del pentimento e il desiderio di convertirsi, significa confessare che il mondo – in quanto realtà volutamente lontana da Dio – è tenebra, come ricorda l'apostolo Giovanni. Il dono delle lacrime porta con se la grazia della presenza divina evento che non ha nulla di sentimentale ma che sostiene la vita dal di dentro e la motiva. Ma perché il dono delle lacrime sia dato, ci si deve completamente staccare dalla mentalità cerchiobottista di chi strizza l'occhio al mondo e poi recita la parte del pio che si emoziona per il dono delle lacrime ...

4) La tristezza gioiosa. Questo stato d'animo che in greco si definisce χαρμολύπη comporta i presupposti che abbiamo sopra esaminato. Se in ogni epoca e momento della sua vita il cristiano ha la tristezza gioiosa, questa si deve vedere soprattutto durante il periodo quaresimale. Tristezza, prima di tutto, perché la patria del cristiano non è qui ma nell'Al di là, tristezza quindi quasi nostalgica verso la vera patria. Tristezza per il senso sempre più grande della sua inadeguatezza. Ma allo stesso tempo gioiosa poiché Dio si dona in modo totalmente gratuito e non chiede che una costante disponibilità da parte dell'uomo. Gioiosa perché l'esperienza sacramentale della grazia, quando realmente esiste, non può non infondere una sensazione di profonda pace e gioia ed è questo che fa intuire la patria reale alla quale aspirare. 

5) L'attesa della Pasqua. La festività della Pasqua cristiana, ossia della resurrezione dalla morte fisica e corporale di Cristo, è il fine temporale del periodo liturgico quaresimale. La quaresima inizia una vera e propria ascensione verso questo "monte" della rivelazione: Cristo risorge e fa risorgere tutto con lui in attesa di Cieli nuovi e terra nuova. Per questo è la Pasqua, non il Natale o altri eventi cristiani, il centro, il culmine e la festa più importante. Peccato che, come al solito, i fatti tendano a smentirlo: nella società occidentale c'è molta più attesa per il Natale che per la Pasqua! Poi pure il Natale non è inteso che come formalità religiosa...

Senza tutto questo, oltre a non aver senso parlare di quaresima, la si riduce a qualcosa di folclorico e totalmente insignificante, come di fatto avviene in gran parte del nostro attuale mondo.

lunedì 3 marzo 2014

Discorsi di padre Paisios

Padre Paisios fu monaco atonita.
È ritenuto una persona particolarmente carismatica.
Pochi anni prima della sua morte (1994) un monaco cattolico lo venne a trovare e tra i due si tenne un colloquio sul futuro dell'Europa. Riporto il dialogo come è stato registrato.


Paisios: "Oggi la situazione delle Chiese è molto grave. Non lo capiscono, ma è così. Ci aspettano molte prove. Fra pochi anni ci sarà una grande prova: i pii saranno duramente provati; ma durerà poco, per fortuna; poi non ci sarà più nemmeno un infedele. L'Europa diventerà una grande potenza, avrà un capo ebreo; non solo, ma cercheranno anche un capo spirituale per avere più forza e sarà il papa, il quale metterà assieme tutti, cattolici, protestanti, figli del diavolo (è una setta americana presente pure in Grecia), mussulmani... Li metterà insieme lasciando a ciascuno libertà... Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come al tempo di Noè; lo prendevano in giro... Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve. Queste cose sono chiaramente annunciate da Ezechiele e Zaccaria....".

- "Padre, lei crede che il papa possa giungere a questo punto?".

Paisios: "Certo, avverrà questo. Ci sarà una grande catastrofe, ma poi tempo di pace e più nessun infedele, anche gli ebrei si convertiranno. Fra poco succederà questo. Voi come vi comporterete quando il papa farà così?".

- "Il nostro superiore dice che se il papa non segue l'evangelo non lo si può seguire...".

Paisios: "L'unione verrà, ma prima avremo la tribolazione e la catastrofe. Noi intanto dobbiamo mirare in alto, sì, la pietà...".

"Anche qui in Grecia alcuni preti vogliono vestire come la gente del mondo o le monache avere la veste più corta o a mezza manica... Una volta è venuto un prete, l'ho portato fuori vicino all'ulivo e ho tolto tutte le foglie dell'ulivo e gli ho detto: Sta ora a vedere che ne sarà di quell'ulivo! È come se si cava un sasso da un muro di una casa. Lì per lì non succede niente, ma pian piano entra acqua esce un sasso dopo l'altro e infine la casa va in rovina".
....
"L'apocalisse parla chiaro... parla di anticristo e di Babilonia, che è Roma".

- "Padre, sono d'accordo con quanto lei pensa, ma sul fatto della grande prova che verrà fra pochi anni, non capisco bene....".

Paisios: "Non dico fra 2-3 anni esattamente, ma certamente presto presto, siamo al colmo, al tempo di Noè...".

- "... Poi per il papa, lei crede che giunga a questo punto? Il nostro superiore dice che, a parte tutto il peccato,  è vescovo di Roma: noi crediamo nella sua benedizione".

Paisios: "Certo è capo, è vescovo, non vi dico di fare insurrezioni, ma la verità non si può camuffare... Se mio padre è ubriaco o audultero, non posso passarlo sotto silenzio. Bisogna cercare le vie dello Spirito per aiutarlo a capire, ma con pietà: come, se e quando Dio lo vuole... Non ci si può nascondere che c'è molta massoneria e sionismo a Roma, c'è grande corruzione, c'è la mentalità del mondo... Guarda, lo crederesti che il patriarca Atenagora era un massone? Nemmeno io lo credevo, ma mi hanno portato i documenti con i suoi gradi di massone e i certificati della pensione che recepiva come massone. Non dobbiamo insorgere, ma servire la verità e non piegarci al mondo... La Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Dovremo patire molto, ma sarà breve la prova e poi non ci sarà più ateo o incredulo... questa è una grande consolazione".

Cronache dal monte Athos, Valleripa 1986, pp. 237-243.

Per una sintetica biografia e una breve sintesi del pensiero di padre Paisios vedi la voce Paisios da me in gran parte arricchita.

domenica 2 marzo 2014

Piccola raccolta di Sacri Canoni


Ecco una piccola raccolta normativa che risale anche ad un'epoca piuttosto antica. Questa raccolta è sempre presente nel libro liturgico bizantino Orologion to Mega
Il lettore rimarrà colpito non tanto dalla severità di alcune disposizioni, tanto dal fatto che esse, in Occidente, sono state praticamente capovolte. 

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PICCOLA SINOPSI DI SACRI CANONI
dei santi apostoli, dei Concili ecumenici e dei Sinodi locali e di alcuni santi padri circa il digiuno e altre osservanze, scelti e raccolti in questo luogo per utilità pratica e guida di ogni cristiano e soprattutto dei consacrati.

Canone 9 degli apostoli. I cristiani fedeli che entrano in chiesa quando si sta svolgendo la divina liturgia e ascoltano le divine Scritture e non rimangono fino alla fine, né fanno la santa comunione, devono essere scomunicati come se avessero causato disordine in chiesa.

Canone 32 degli apostoli. Se un presbitero o un diacono viene scomunicato dal suo vescovo, egli non potrà essere ammesso da nessun altro tranne che dal suo stesso vescovo che lo ha scomunicato, a meno che il vescovo che lo ha scomunicato non sia già morto.

Canone 42 e 43 degli apostoli. Se un vescovo, un presbitero o un diacono gioca d’azzardo e si ubriaca, deve smettere questa abitudine altrimenti deve essere degradato. Se, invece, è un suddiacono, un lettore o un cantore deve smettere, altrimenti deve essere scomunicato. Allo stesso modo se si tratta di un laico.

Canone 44 degli apostoli. Se un vescovo, un presbitero oppure un diacono chiede interessi a coloro a cui ha imprestato soldi deve smettere, altrimenti deve essere degradato.

Canone 58 degli apostoli. Se un vescovo o un presbitero trascura il suo clero o il popolo e non li educa al timor di Dio, deve essere scomunicato e se insiste nella trascuratezza o negligenza deve essere degradato.

Canone 63 degli apostoli. Se qualche vescovo o presbitero o diacono o qualcuno comunque iscritto nell’elenco dei chierici mangia carne con sangue, che è la sua anima, preso da belve o da bestia morta, sia deposto; se è laico sia scomunicato.

Canone 64 degli stessi. Se qualche chierico sarà sorpreso a digiunare di Domenica o di Sabato, eccetto il solo e unico (Grande Sabato) sia deposto; se è laico sia scomunicato.

Canone 68 degli stessi. Se qualche vescovo o presbitero o diacono o suddiacono o lettore o cantore non digiuna durante la Grande Quaresima, né di mercoledì, né di venerdì, sia deposto, a meno che non sia impedito da malattia corporea; se è laico sia scomunicato.

Canone 70 degli Apostoli. Se un vescovo o un chierico digiuna con gli Ebrei o celebra con loro le feste, per esempio gli azzimi o qualcosa di simile, sia deposto; se è laico sia scomunicato (1).

Dai precetti dei santi apostoli. Libro VIII, capitolo 42. Nel terzo giorno dalla morte dei defunti, leggere salmi e letture e pregare per colui che è risorto il terzo giorno; nel nono giorno per menzionare i vivi ed i morti; nel quarantesimo giorno secondo l’antico rito; in questo modo il popolo ha compianto Mosè; e così tutti gli anni per il loro ricordo; dare ai poveri parte dei loro beni in memoria di loro.

Secondo il 14 e 15 Canone della Penthektìs in Trullo. Non può essere ordinato presbitero, anche se è pienamente degno, chi ha un’età inferiore a trenta anni; ugualmente non deve essere ordinato diacono chi ha meno di venticinque anni; e suddiacono chi ha un’età inferiore a vent’anni. Colui che viene ordinato non rispettando i tempi definiti deve essere degradato.

Secondo il Canone 23 della stessa. Colui che pretende soldi o altro da coloro che si accostano alla divina comunione, deve essere degradato, perché la grazia non si vende.

Secondo il Canone 33 della stessa. Chi prima non riceve il segno della croce e la benedizione non potrà leggere dall’ambone le divine parole; colui che opera in modo contrario deve essere scomunicato (2).

Secondo il Canone 75 della stessa. Coloro che cantano in chiesa lo devono fare con molta attenzione e contrizione, senza voci confuse e discordanti (3).

Secondo il Canone 2 del secondo Sinodo. Colui che sta per diventare vescovo deve conoscere il Salterio e il significato di ciò che in esso legge, non in modo semplice ma interpretandolo; ugualmente i sacri canoni, il santo Vangelo, l’Apostolo e tutta la divina Scrittura, altrimenti non deve essere ordinato.

Secondo il Canone 4 dello stesso. Colui che pretende oro, argento o altro dai suoi subordinati e per questo esclude qualcuno dalla liturgia o lo scomunica o chiude una santa chiesa per non permettere che si celebri la liturgia, sia sottoposto allo stesso trattamento.

Secondo il Canone 14 dello stesso. Colui sulla cui testa non è stata posta la mano, anche se si tratta di un monaco, non potrà leggere dall’ambone le sacre Scritture. Potrà porre le mani sulla testa dei lettori anche l’igumeno nel suo monastero, se è un sacerdote e ha ricevuto a sua volta la deposizione delle mani dal vescovo (2).

Canone 19 del Sinodo di Gangra. Se senza necessità corporale, ma solo per orgoglio un asceta non osserva i digiuni prescritti al popolo cristiano dalla tradizione e osservati dalla Chiesacon il segreto pensiero che egli ha mirato al rango di perfetto, che sia anatema.

Canone 50 del Sinodo di Laodicea. Non è consentito sciogliere il digiuno della Quaresima il Giovedi dell’ultima settimana e nemmeno disprezzare tutta la Quaresima; piuttosto si digiuni tutta la Quaresima praticando la xirofaghìa.

Dal Canone 74 e 84 di san Basilio il Grande. Colui a cui è stata data la facoltà di legare e sciogliere i peccatori, vedendo grande compunzione, diminuisca il tempo della punizione. Non scegliere la punizione secondo il tempo, ma secondo il modo.

Canone 15 di Pietro di Alessandria. Nessuno ci accuserà perché secondo la tradizione digiuniamo tutti i Mercoledì e i Venerdì; il Mercoledì perché in questo giorno ha avuto luogo il consiglio dei Giudei per il tradimento del Signore; il Venerdì perché il Signore ha patito per noi. La Domenica, invece, dobbiamo festeggiare e gioire perché è risorto il Signore e in questo giorno ci è stato tramandato di non piegare nemmeno le ginocchia.

Dal Tomo per l’unione, al tempo degli imperatori Costantino e Romano. Solo tre volte all’anno potrà ricevere i sacri misteri colui che per tre volte è sposato: la prima nel giorno della Resurrezione di Cristo e Dio nostro; la seconda nel giorno della Dormizione dell’Immacolata e Pura nostra Sovrana e Madre di Dio; la terza nel giorno di Natale di Cristo Dio nostro. Perciò occorre prima digiunare per avere poi da questo il profitto (4).

Domanda del santissimo patriarca di Alessandria Marco e risposta del santissimo patriarca di Antiochia Teodoro il Valsamo. 
Colui che scioglie il digiuno il Mercoledì e il Venerdì di tutto l’anno, senza nessuna malattia del corpo, viene punito, secondo il canone dei santi apostoli; nei Mercoledì e i Venerdì della settimana del Carnevale, dei Latticini, del Rinnovamento e del Dodecaìmeron possiamo tranquillamente sciogliere il digiuno mangiando anche la carne.

Esortazione di Basilio il Grande al sacerdote.
Cerca, o sacerdote, di presentarti come un lavoratore che non ha di che vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità. Non accingerti mai alla sinassi serbando inimicizia verso qualcuno per non mettere in fuga il Paràclito. Nel giorno della sinassi non contendere, non altercare, ma resta in chiesa a pregare e a leggere fino all’ora nella quale devi celebrare la divina mistagogia. Presentati così con compunzione e cuore puro al santo altare, senza guardare qua e là, ma stando con timore e tremore alla presenza del Re celeste. Non accada che per rispetto umano tu affretti o accorci le preghiere; e non fare accezione di persone, ma guarda soltanto al Re che ti sta davanti e alle schiere celesti che stanno attorno. Renditi degno dei sacri canoni. Non concelebrare con quelli ai quali essi lo vietano. Bada a chi stai vicino, a come celebri e a quelli che fai comunicare. Non dimenticare il comandamento del Signore e dei santi apostoli. È detto infatti: Non dare le cose sante ai cani e le perle ai porci. Bada di non consegnare il Figlio di Dio in mano a indegni. Non aver soggezione in quell’ora dei nobili della terra, neppure di chi cinge il diadema. A quelli che sono degni della comunione gratuitamente da’, come tu stesso hai ricevuto. A quelli a cui i divini canoni non lo permettono, non dare la comunione. Stai attento che per tua negligenza non accada che un topo o altro tocchi i divini misteri; che essi non vengano bagnati o anneriti da fumo, oppure unti da sostanze profane e indegne. Osservando queste e simili cose salverai te stesso e quelli che ti ascoltano (5).


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1) Il canone 70 ribadisce che tra la Chiesa e la Sinagoga non deve esistere alcuna communicatio in sacris dal momento che la prima si pone su un piano totalmente diverso rispetto alla seconda (che rifiuta Gesù Cristo di Nazareth quale messia, profeta e Dio; non  certo qualcosa di marginale!). Il canone 70 non promuove alcuna "persecuzione religiosa" verso gli ebrei  come alcuni oggi potrebbero maliziosamente addurre. Non si tratta neppure di una disposizione contro un'etnia particolare (libera di credere come vuole e a chi vuole) ma unicamente di un ordinamento volto a salvaguardare la specificità religiosa della Chiesa nei riguardi dei simpatizzanti della religione ebraica. Oggi tale disposizione è violata. Che direbbero i relatori di tale canone ancor oggi in vigore in Oriente? 


2) Alla lettura liturgica della Bibbia non può accedere indiscriminatamente chiunque ma solo chi riceve la benedizione (il permesso) per farlo, volta per volta. Spesso nella prassi tradizionale queste persone sono ministri di ordine inferiore (lettori), non gente qualunque tra il popolo. Questa disposizione mira a stabilire ordine e dignità nel momento della lettura delle Sacre Scritture.


3) Che dire se si pensa ai "cori" mondanizzanti e urlanti di certe chiese? Il popolo tace e beve...



4) La questione dei divorziati risposati è tornata in attualità nel mondo cattolico. Si noti che, comunque, per questo canone il divorziato risposato non può avere una piena vita cristiana come se fosse sposato una sola volta. Anche la Chiesa bizantina, dunque "discriminava"? No! Si tratta di mostrare che il vero matrimonio è uno solo e che, nel caso di fallimento, un secondo matrimonio (si giunge fino ad un terzo) non è altro che un matrimonio penitenziale che pone la persona in uno stato differente rispetto al cristiano ordinario. Di qui la disposizione di una comunione ai Sacri Misteri solo 3 volte all'anno.



5) Ecco cosa prescriveva la tradizione, uno stile che oggi in gran parte non si segue più. Fa pena vedere come laici e ministri sacri abbassino in tal modo la loro dignità fino al punto da distruggerla...