Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

venerdì 30 giugno 2017

Ecȏne dopo 25 anni

La classica liturgia latino-gregoriana nella chiesa principale del Seminario

Ecȏne è una località alpina della svizzera francese in cui un tempo c'era una casa appartenuta ai canonici del Gran san Bernardo oramai di fatto estinti (vedi qui). Questa casa è poi appartenuta al noto arcivescovo Marcel Lefebvre che vi ha costruito un Seminario per formare in modo tradizionale dei sacerdoti cattolici. Erano gli anni '70, famosi per le derive contestatrici nella società e per gli impazzamenti religiosi nel mondo cattolico, impazzamenti che, ahimé, proseguono ancor oggi seppur in un contesto assai mutato. In un mondo che lasciava ben volentieri alle sue spalle il proprio passato, Ecȏne divenne rapidamente il simbolo della reazione e del fanatismo.
Quando conobbi questa realtà religiosa, più di 25 anni fa, l'arcivescovo Lefebvre era ancora vivo. Lo ricordo come un uomo semplice e dal sorriso luminoso. Ero molto giovane e quindi privo di punti di riferimento per comprendere e ben orientarmi nella galassia catto-tradizionalista che mi si presentava. I giovani del Seminario erano molto più numerosi degli attuali; d'altra parte allora Ecȏne era l'unico luogo che manteneva la liturgia latina nella sua forma tradizionale e mons. Lefebvre riusciva a tenere unito il suo gruppo, a differenza di oggi. Nonostante la mia inesperienza mi accorgevo che quelle persone erano tutte molto idealiste: non facevano altro che parlare di principi e di come tali principi oggi venissero traditi.
Si può apprendere da loro una buona cosa: la capacità di rimanere fedeli alle proprie scelte, costi quel che costi. Nella vita, infatti, non è importante il plauso della gente ma rimanere fedeli ai buoni orientamenti della propria coscienza. Il “pacco regalo” del mondo tradizionalista cattolico ha molte cose, alcune che già allora mi parevano piuttosto strane o esagerate, ma, ovviamente, ne ha pure altre positive.

L'ambiente montano circostante alla struttura religiosa di Ecȏne
Ritornarvi dopo più di un quarto di secolo aveva almeno due finalità: esaminare la mia reazione, poiché oramai non osservo più le cose con uno sguardo troppo inesperto e apprendere che succede oggi in quel posto. Ebbene, sono stato ancora confermato nelle mie attuali posizioni.

I ragazzi che s'incrociano lungo il percorso verso il Seminario o negli stessi suoi locali sono molto gentili: salutano e sorridono. Ma questa politesse francese non significa automaticamente apertura d'animo verso il prossimo, come ebbi poi modo di constatare. 


La tenda per le ordinazioni sacerdotali
Ero giunto alla vigilia delle ordinazioni sacerdotali, per la festa di san Pietro e Paolo, e il luogo ferveva di preparativi. Nel campo antistante il Seminario, la prairie, era accampata una grande tenda adibita ad ampio santuario nella quale, il giorno dopo, si sarebbe celebrata la grande liturgia delle ordinazioni dalle 9 di mattina fino alle 13. La mia intenzione era quella di fermarmi solo per osservare i Vespri celebrati in modo molto preciso, nella classica forma della liturgia romana.

Nonostante non avessi intenzione d'intavolare alcun discorso con le persone del luogo, ben indaffarate in molte faccende, ci ebbi a che fare almeno per due cose essenziali: avere qualche informazione e chiedere dove avrei potuto trovare dell'acqua per dissetarmi. In quest'ultimo caso, ebbi una risposta strana e dissonante: “Se lei ha sete non ci sono che le toilettes dove può bere, non esiste altro!”. La mia mente tornò al passato quando non ricevevo certo quella risposta, in un tempo in cui, giovane come loro, ero visto come un possibile nuovo adepto. Se fossi stato un po' sfrontato avrei potuto rispondere all'abbé: “Ma pure lei, se ha sete, beve dalle toilettes?”. Era inutile chiederglielo perché sapevo che qualche decina di metri più in là c'erano le cucine e non serviva neppure fare delle scale per raggiungerle, dal momento che il refettorio era molto vicino ad esse. Ma l'abbé nato senz'altro dopo la mia ultima visita in quel posto, non sapeva che io conoscevo quel particolare. Immediatamente pensai al detto evangelico: “Avevo sete e mi avete dato da bere...”. Gesù Cristo prima di ogni altra cosa pone attenzione alle persone: “Avevo sete, avevo fame, ero nudo...”. Non mi risulta che nel Vangelo sia scritto: “Avevo sete e mi avete mandato nelle latrine!”. Non faccio gratuita ironia perché la risposta ricevuta imprimeva nettamente la sensazione d'una esclusione che in altri ambienti non esiste affatto. Infatti, ogni volta che mi reco nel Monte Athos so per esperienza che pure l'ultimo scalcinato monastero, perfino in una kalivi dai tetti di latta, appena arriva un pellegrino, un monaco gli va incontro con un bicchiere d'acqua e un dolcetto su un vassoio per rinfrancarlo. Ovviamente il fine del monaco non è quello di portare acqua ai pellegrini ma di pregare e di santificarsi. Tuttavia, l'attenzione al Vangelo lo obbliga a fare ciò perché non può esistere vero amore per Dio se non esiste vero amore per il prossimo! E, alla fine, tutto è organizzato in quel senso e nessuno può dire: "Le cucine sono chiuse, andate nelle latrine" lavandosene le mani. È un piccolo particolare, se vogliamo, ma fa accedere a tutta una mentalità.
Probabilmente l'abbé che mi ha dato quella risposta, non priva di garbata francese politesse che nel contesto mi suonava piuttosto ipocrita, non da molta importanza a questo precetto evangelico perché per lui sono importanti i grandi principi, le grandi idee per le quali si consacra pur di salvare il Cattolicesimo dalla “putredine modernista” della quale oggi è affetto, come sicuramente si dirà nel suo Seminario.

La chiesa principale del Seminario
E qui si apre una grande questione da me per nulla considerata 25 e più anni fa. Dicevo che l'orientamento di fondo di tutto questo mondo è molto idealistico. Ma questo non può che porre delle domande: una religiosità concepita in grandissima parte su un piano ideale (i grandi principi, le idealità), non corre il forte rischio di divenire pura ideologia? In parole povere, una religiosità idealistica in cosa si discosterebbe dallo stile di un programma partitico? O ancora: i rapporti umani all'interno di una religiosità idealistica non sono, forse, assai simili a quelli di un partito totalitario?
In un partito totalitario se il “compagno” o il “camerata” fanno delle domande scomode, magari con la migliore delle intenzioni, iniziano ad essere sospettati, a far parte dei possibili reietti per aver osato mettere in dubbio il programma di partito. Qualcosa del genere non è, forse, possibile anche in questi ambienti? Sono domande retoriche perché in realtà io so per esperienza che in questi ambienti religiosi i rapporti umani sono in grandissima parte sottomessi ad un programma ideologico, seppur di tipo religioso.

Il padre misericordioso, nella nota parabola evangelica, continua ad amare il proprio figlio anche se gli ha dissipato metà dei beni; continua ad aspettarlo perché, seppur abbia idee e stili di vita contrari ai suoi e dei quali è convintissimo, lo ama e spera sempre in un suo ritorno. L'atteggiamento del padre misericordioso non può esistere in un ambito ideologizzato perché qui se solo si offre il minimo sospetto d'aver “tradito l'idea” si è tagliati “fuori” in quanto “persona pericolosa”. Non servirebbe ricordarlo, ma questo è pure l'atteggiamento delle sette.

Facciamo un passo ulteriore con il quale tiriamo le conclusioni.
Se i rapporti umani sono sottomessi ad un “programma di partito”, che tipo di familiarità può mai esistere tra le persone? Possono esistere, sì, dei rapporti funzionali, dove ognuno ha bisogno del suo prossimo per fini ideologico-personali, ma null'altro. Con questi presupposti le persone stanno assieme ma non si sentiranno mai affratellate, rimarranno individui.
Ebbene il fine della Chiesa non è questo. La Chiesa è stata fondata, voluta da Cristo, per unire a Dio e affratellare evangelicamente le persone. Egli stesso non chiama i suoi discepoli “servi” ma “amici”. Cristo capisce perfettamente che il cuore dell'uomo non trova pace se non riposa in Dio e se non è circondato da autentici rapporti di fratellanza. L'uomo, che si sposi o meno, cerca sempre una famiglia perché dalla famiglia proviene. E nella famiglia ci si sente a casa, nonostante possano anche esserci momenti poco sereni, perché è un luogo stabilizzante. Ovviamente qui non considero le famiglie patologiche che certo non stabilizzano chi ci vive, ma famiglie normali.

L'individualismo è l'esatto contrario della famiglia, l'esatto contrario della Chiesa voluta da Cristo. Eppure oggi lo si constata massivamente pure nelle realtà ecclesiali il che è indice di un vero e proprio fallimento. A quel punto la religiosità non è qualcosa che passa nel vissuto ma riguarda solo la mente con l'idea di sottomettervi sommariamente la vita, come il programma di un partito, e regola i rapporti tra gli uomini. Fa impressione che un movimento convinto di poter rinnovare positivamente il Cattolicesimo, come il tradizionalismo cattolico di cui Ecȏne è bandiera, possa, alla fine, essere soggetto alla peggiore ruggine dei nostri tempi. Fa impressione ma a me non meraviglia più. Questo è il motivo di fondo per cui, pur apprezzando molto l'antica liturgia latina celebrata ad Ecȏne e facendo appello alla tradizione e ai principi evangelici, non sono mai stato un tradizionalista cattolico né da questi ambienti sono mai stato riconosciuto come tale.

lunedì 26 giugno 2017

Lettera aperta

Ricevo per conoscenza e volentieri pubblico questa lettera dalla quale tolgo, per ragioni comprensibili, i riferimenti.

_______________

Caro padre,

la ringrazio per avermi inviato la sua conferenza che mi ha sorpreso, poiché non gliel'avevo richiesta. Infatti, per quanto culturalmente la cosa sia interessante e mi trovi ben disposto, in questo periodo sono concentrato nell'essenzialità e questo suo scritto non mi aiuta in tal senso.
In questo suo scritto, per quanto più dotto rispetto alla media del clero italiano, sembra vi sia la stessa propensione a non vedere i veri problemi ecclesiali dovuti ad una profonda mancanza di formazione teologica, spirituale e umana.

Tutto ciò è aggravato da una tendenziale gestione a concepire il proprio servizio sacerdotale più come potere che come missione evangelica con tutte le ricadute del caso, prima fra tutte un insignificante impatto pastorale. Eccezioni a parte, non credo, infatti, che i diversi eventi con cui il clero italiano si circonda siano "pastorali" poiché sono frutto del nostro tempo in cui apparire significa essere e la Chiesa appoggiata sull'apparenza fa presto a divenire qualcos'altro, avesse pure conservato formalmente tutto. È la realtà, come sempre, a ricordarcelo: nonostante in certi paesi europei il Cristianesimo sia ancora maggioritario, la domenica nelle chiese ci sono prevalentemente solo persone anziane né sembra che la cosa preoccupi molto. Umanamente parlando fra uno o due decenni i "negozi" chiuderanno, come sta chiudendo in molte parti quello cattolico.
Come vede oramai sono abbastanza disincantato: non sono queste le cose che, sinceramente, mi toccano dentro perché sono puro riflesso celebrativo istituzionale, nonostante buonissime intenzioni.

Noto che il fenomeno è trasversale: in questo senso oramai anche non poche chiese ortodosse in Italia si stanno muovendo come il Cattolicesimo, ossia su un piano di pura apparenza. Gli uomini autentici, davanti a ciò, si allontanano o preferiscono starsene zitti. La foto del latte, infatti, non nutrirà mai un bambino e la mamma che parla con le amiche del cuore dimenticando di nutrire il suo infante come se lo ritroverà?

Non prenda questa critica come un appunto personale ma come una confidenza perché, in effetti, sono abbastanza stanco di apparenze il cui fine, poi, è sempre molto concreto e secolare, non spirituale.

Mi sono accorto che non sono solo: diverse persone come me siamo "orfani di Chiesa" nonostante i suoi capi dichiarino ad alta voce di fare grandi e storiche cose. In realtà, i rappresentanti della Chiesa sono molto impegnati a parlarsi tra loro o con "chi conta" e sembra che noi fedeli non contiamo più ... Mi pare una cosa surreale: il Titanic affonda ed è come se il comandante e gli ufficiali non lo sappiano poiché sono intenti a lodarsi.

Un carissimo saluto con la richiesta di preghiere per me. Io mi ricorderò di lei nelle mie, piccole e povere.

martedì 20 giugno 2017

La porta del Cielo

Questo post trae spunto da un ottimo commento da me trovato nel web sulle iconografie bizantine (vedi qui). Una signora chiede: “Come mai nelle icone bizantine le persone rappresentate non sorridono mai? Sorridere non è mica un peccato!”. Domanda intelligente ma rivelatoria. 

Chi gli risponde giustamente ricorda che il sorriso non è affatto qualcosa di riprovevole ma le icone non sono immagine della dimensione terrena in cui l’uomo è soggetto alla sua psicologia, ma del Cielo in cui l’uomo è soggetto allo Spirito. Raffigurare l’uomo santificato, “immerso” nello Spirito lo si può fare simbolicamente soltanto privandolo di certe caratteristiche che, nella contingenza terrena, lo rendono fluttuante, tra sorriso e tristezza, dipendente dalla fragilità e dall’instabilità della sua psicologia.

La domanda della signora è anche rivelatoria perché indica che noi tutti assolutizziamo la nostra dimensione terrena e psicologica e la “proiettiamo”, in un certo qual modo, nell’Al di là: come siamo qui, con tutte le caratteristiche delle nostre passioni, pensiamo di esserlo anche nella situazione ultraterrena. Non a caso nell’Olimpo pagano gli dei erano capricciosi e irosi e la cosa attirava la sferzante ironia dei Padri della Chiesa.

Ebbene, la Chiesa è nel mondo con il preciso fine di farci intuire qualcosa dell’Al di là, aiutandoci a non assolutizzare la nostra situazione contingente. Ma se la Chiesa non “funziona” più, nel senso che le persone più qualificate in essa hanno “staccato la spina” di collegamento con la dimensione ultraterrena, allora in essa non è più possibile sperimentare altro che terrenità e, nel peggiore dei casi, passionalità, meschinità e vendette personali.

A volte alcuni credenti si chiedono come può essere possibile che certi sacerdoti siano divenuti più mondani dei laici, nonostante vivano in ambienti ecclesiastici che dovrebbero cambiarli. Purtroppo ciò è possibile perché pure in questi ambienti è entrata l'oscurità, favorita da chi, appunto, ha “staccato la spina”

Gli ambienti da noi frequentati ci aiutano o ci ostacolano a cambiare in meglio e ciò avviene anche in modo non cosciente. Immersi in un ambiente, in qualche modo ne sentiamo le “linee di forza” e la nostra psiche si conforma ad esso. 

Un ambiente mondano e salottiero modellerà la persona in quel modo e di tali ambienti può essere (ed è!) caratterizzata anche la Chiesa. In questa situazione, dunque, si assolutizza se stessi e non si è più in grado di sintonizzarsi con la realtà o con un minimo di oggettività. Se una persona onesta denuncerà a malincuore una malefatta di un sacerdote mondano, quest’ultimo non solo non riconoscerà il male per ripararlo ma si scaglierà ferocemente contro chi lo ha rivelato; ciò che è  importante è apparire! Un sacerdote così diviene facilmente come i mercenari del Vangelo giovanneo, quei mercenari che non s’importano delle pecore e fuggono dinnanzi all’arrivo del lupo (che rappresenta il male o il demonio) (cfr. Gv 10, 11).
Essi non difendono i fedeli dal male perché sono impegnati a difendere loro stessi e i propri interessi mondani (dietro un’apparenza religiosa).

Sono quegli stessi mercenari che il profeta Geremia dipinge come “coloro che si riempiono la pancia per poi fuggire assieme” (Ger 46, 21). Ebbene, ciò è possibile quando un ambiente lo favorisce e questo riguarda, ovviamente, anche i laici perché un laico non potrà mai essere meglio del sacerdote a cui fa riferimento.

Se, viceversa, la Chiesa ha ambienti che sono come “porte del Cielo”, allora il cambiamento avviene in senso contrario: quanto è importante non è se stessi, il proprio orgoglio, la propria individualità ma servire il Signore che è sorgente di pace e di felicità spirituale.

I monasteri, un tempo, erano in Occidente un rifugio e un’oasi in tal senso, un luogo in cui ci si poteva riequilibrare, rinfrancare spiritualmente e vedere il mondo con occhi nuovi, privi di malizia e passioni. Oggi è assai difficile trovarne di buoni e anche in Oriente la situazione sta divenendo difficile.


Il grosso problema dei nostri tempi è proprio qui: gli ambienti che ci sintonizzano verso le Realtà superne sono sempre meno. 

Perciò è possibile l’incremento dell’ateismo e dell’agnosticismo pratico. Per credere in Dio non ha senso filosofizzarci su chiacchierando sull’argomento dalla mattina alla sera. Per credere è necessario cercarlo in ambienti elevanti. In essi saremo plasmati e preparati a sentirne l’esistenza nel cuore, quell’esistenza che ha un’ineffabilità che nessuna parola o filosofia del mondo può comunicare. L’evangelizzazione, infatti, non è chiacchiera, spettacolo, evento abbacinante ma discreto e silenzioso contatto con il Trascendente in ambienti che ancora lo rendono possibile.

domenica 18 giugno 2017

Η αλήθεια μέσα από τα ιερά λείψανα

Tα φερόμενα λείψανα της Αγίας Ελένης

Η πρόσφατη είδηση από την οποία πληροφορούμαστε τα σχετικά με την παραχώρηση των δήθεν λειψάνων της Αγίας Ελένης εκ μέρους του Πατριαρχείο Βενετίας στην Ελλάδα για προσκύνημα, από τις 17 Μαΐου μέχρι τις 15 Ιουνίου, αξίζει να επανεξεταστεί προσεκτικότερα.
Ο ελληνικός οργανισμός «Αποστολική Διακονία» προκειμένου να γιορτάσει την ογδοηκοστή επέτειο της ιδρύσεώς του (δείτε εδώ), έκρινε σκόπιμο να ζητήσει από το (ρωμαιοκαθολικό) Πατριαρχείο Βενετίας τα λείψανα που αποδίδονται στη μητέρα του αυτοκράτορα Κωνσταντίνου, Αγία Ελένη, τα οποία διατηρούνται στο ομώνυμο νησί της πόλης της λιμνοθάλασσας. Όπως έχω ήδη περιγράψει λεπτομερώς, μια πρόσφατη επιστημονική έρευνα που διενεργήθηκε, όχι περισσότερο από τριάντα χρόνια πριν, έτρεφε πολλές αμφιβολίες σχετικά με τη γνησιότητα αυτών των λειψάνων, λόγω του ότι απ’ αυτά σώζεται πλέον μόνο ένα κρανίο σε πολύ κακή κατάσταση, που πιθανότατα ανήκε σε άνδρα (1). Δεν μπορώ να δεχτώ ότι το Καθολικό Πατριαρχείο Βενετίας δεν τα γνώριζε όλα αυτά και ότι δεν προσπάθησε να τα κοινοποιήσει, κάτι που θα ήταν συνετό να πράξει. Άλλο πράγμα η ιστορική αξία ενός λειψάνου όπως αυτό, προερχόμενο από την εποχή των Σταυροφοριών κι άλλο η αυθεντικότητά του.

Όλα τα διατηρούμενα λείψανα των ορθοδόξων ανατολικών αγίων στη Βενετία μπορούν να έχουν σημαντική ιστορική αξία και γι’ αυτό το λόγο τυγχάνουν ιδιαίτερης φροντίδας. Παρ’ όλα αυτά κανείς δεν μπορεί να διαβεβαιώσει την αυθεντικότητά τους, σε βαθμό που οι μελετητές να θεωρούν ως αυθεντικά μόνο τα μισά περίπου απ’ αυτά (2).

Παρ’ όλο που μού φαίνεται αδιανόητη τέτοια άγνοια στους υψηλά ιστάμενους εκκλησιαστικούς χώρους, τα γεγονότα αποδεικνύουν το αντίθετο. Τα φερόμενα λείψανα της Αγίας Ελένης μεταφέρθηκαν στην Ελλάδα με επισημότητα, με την υποστήριξη και, φαντάζομαι, την αντίστοιχη επιδότηση του Ελληνικού Κράτους.
Το να μιλήσουμε για επιπολαιότητα σε αυτή την υπόθεση είναι το λιγότερο. Και εν προκειμένω δεν είναι η καθολική πλευρά που έσφαλε περισσότερο αλλά η ορθόδοξη.

Μια άλλη πολύ αμφίβολη περίπτωση αφορά στα ψευδο-ιερά λείψανα
 της Αγίας Βαρβάρας, που επίσης μεταφέρθηκαν από τη Βενετία στην Ελλάδα
για προσκύνηση από τις 10 έως τις 24 Μαΐου 2015
Για τον ρωμαιοκαθολικό κόσμο τα λείψανα των αγίων έχουν ιστορική αξία και εμπνέουν ευσέβεια: αποδεικνύουν την ιστορική ύπαρξη ενός αγίου ενώ ταυτόχρονα ελκύουν την ευσέβεια των πιστών που αιτούνται την μεσιτεία του ίδιου του αγίου με σκοπό να λάβουν τη χάρη του. Μετά την Β΄ Βατικανή Σύνοδο, η αφοσίωση του ρωμαιοκαθολικού κόσμου στα λείψανα των αγίων εξασθένησε φανερά. Σήμερα πλέον μπορούμε να πούμε ότι τουλάχιστον το 80% των καθολικών δεν πιστεύει πλέον στην αξία των λειψάνων και, όταν αυτά εκτείθενται στο ιερό βήμα, τα αντιμετωπίζουν με αδιαφορία. Σήμερα στον ρωμαιοκαθολικισμό φτάνουν στο σημείο να λένε ότι «τα λείψανα δεν έχουν αξία γι’ αυτό που είναι, την λαμβάνουν από την ευσέβεια που οι πιστοί τούς αποδίδουν», όπως μού επιβεβαιώθηκε προσωπικά. Με λίγα λόγια δεν έχουν κάποια αντικειμενική αξία από μόνα τους· ο πιστός είναι αυτός που τούς τη δίνει (3). Στο μέλλον, αν ο πιστός σταματήσει να τούς αποδίδει αυτή την αξία, δεν θα σημαίνουν πλέον τίποτα!

Δεν ισχύει το ίδιο στην ορθόδοξη παράδοση. Τα λείψανα των αγίων, εκτός από την ιστορική και τη λατρευτική τους αξία, έχουν και θεολογική αξία: αποτελούν την απόδειξη της χριστιανικής Αλήθειας. Πράγματι, η ορθόδοξη θεολογία δεν είναι μια φιλοσοφική θεώρηση των ισχυρισμών της Αποκάλυψης. Πρόκειται για την επαλήθευση, στην ζωντανή πραγματικότητα, της αποκαλυπτικής αλήθειας (ορθοδοξία και ορθοπραξία είναι ένα και το αυτό!). Υπ’ αυτήν την έννοια υπάρχει άμεση σχέση μεταξύ ύλης και πνεύματος: η μεταμορφωμένη από τη Χάρη ψυχή επηρεάζει τον υλικό κόσμο. Το σώμα του αγιασμένου ανθρώπου είναι διαφορετικό από εκείνο οποιουδήποτε άλλου, μολονότι εξακολουθεί να υπόκειται στην ασθένεια και το θάνατο. Αυτό οφείλεται στο γεγονός ότι η θεία Χάρη που αφομοιώνεται στα μυστήρια είναι άκτιστη, έχει δηλαδή θεία χαρακτηριστικά, κάτι που η ρωμαιοκαθολική και θωμιστική φιλοσοφία δεν δέχεται (4). Πέρα ακόμα και από τη φιλοσοφία, η ορθόδοξη θεολογία μοιάζει πολύ με τη χημεία, η οποία υποχρεωτικά επαληθεύει το κάθε τι στο εργαστήριο. Υπό αυτές τις προϋποθέσεις, καθίσταται σαφές ότι τα λείψανα ενός αγίου πρέπει να έχουν ορισμένα χαρακτηριστικά, κυρίως αυτό της αφθαρσίας.

Αντιθέτως, η φερόμενη ως κάρα της Αγίας Ελένης βρέθηκε σε «πολύ κακή κατάσταση». Αυτό το κρανίο, το μοναδικό ευρισκόμενο ανάμεσα στα υποτιθέμενα λείψανα, έχει εκτεθεί στους πιστούς για προσκύνηση στην Ελλάδα. Ένα κρανίο που οι ειδικοί θεώρησαν ότι κατά 75% τουλάχιστον πρέπει να ανήκε πιθανότατα σε άνδρα.
Πρέπει να γίνει πλέον σαφές ότι πιθανότατα, οι διοργανωτές αυτού του προσκυνήματος, δεν εξαπάτησαν απλώς τους πιστούς (κάτι πολύ σοβαρό, πέρα από τις καλές ή κακές τους προθέσεις) αλλά, κυρίως, παραβίασαν μια θεολογική αρχή, όπως παρομοίως θα συνέβαινε αν ένας χημικός περνούσε το πετρέλαιο για νερό, μέσα σε κλίμα γενικής αδιαφορίας ή συγκατάθεσης των πάντων. Και εδώ φτάνουμε στο βάθος του προβλήματος: οι κληρικοί της σημερινής εποχής (καθολικοί ή ορθόδοξοι μοιάζουν πολύ από αυτή την άποψη) έχουν αυτήν την βαθειά θεολογική αίσθηση ή είναι πρόθυμοι να ανταλλάξουν την αλήθεια με το ψεύδος, στο όνομα πιθανών συμφερόντων;

Η ρωμαιοκαθολικός κόσμος, όπως είπα, έχει περισσότερα ελαφρυντικά διότι ζει σε μια κατάσταση δραματικής σύγχυσης σε σημείο που σήμερα να στέκεται πρακτικά αδιάφορος απέναντι σε ό,τι του θυμίζει την παραδοσιακή διαφορά μεταξύ αλήθειας και ψεύδους, ορθοδοξίας και αίρεσης. Τί ισχύει όμως στον ορθόδοξο κόσμο;

Συμπερασματικά, η υπόθεση των υποτιθέμενων λειψάνων της Αγίας Ελένης ανοίγει ένα μεγάλο χάσμα που αγγίζει άμεσα την πνευματική και θεολογική κατάρτιση του κλήρου, ο οποίος όλο και περισσότερο γαλουχείται από την τρέχουσα αδιαφορία (= τελικά όλα είναι το ίδιο πράγμα), την προσκόλληση στο θέαμα (= για να είσαι κάτι πρέπει και να δείχνεις) και τον υλισμό (= σημασία έχουν οι απολαύσεις της ζωής), προβάλλει ένα δυσάρεστο κενό που απογοητεύει και τρέπει σε φυγή τους ενσυνείδητους πιστούς. Οι υπόλοιποι πιστοί όμως, πώς μπορούν να είναι καλύτεροι όταν ο κλήρος βρίσκεται σε μεγάλο βαθμό σε τέτοιο επίπεδο;

Μακριά από μένα η απόδοση του τίτλου του δικαστή, ο οποίος απλά αρέσκεται να κρίνει! Όλα όσα συμβαίνουν είναι ορατά σε όλους μας, όμως φαίνεται ότι κανείς μέχρι τώρα δεν είχε το θάρρος να τα κατονομάσει, μολονότι πολλοί τα σκέπτονται. Γι’ αυτό θέλω να ελπίζω ότι στη δική μου περίπτωση θα εφαρμοστεί η ιταλική παροιμία: «στον πρέσβη που αναγγέλει τα γεγονότα να μην κρέμεται η καταδίκη» αφού, πράγματι, η υπόθεση μιλάει εύγλωττα από μόνη της!

_________

ΥΠΟΣΗΜΕΙΩΣΕΙΣ

1) Βλ. C. Corrain - M. A. Capitanio, “Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate a Venezia”, στο Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), σελ. 43-45.

2) Μια άλλη πολύ αμφίβολη περίπτωση αφορά στα ψευδο-ιερά λείψανα της Αγίας Βαρβάρας, που επίσης μεταφέρθηκαν από τη Βενετία στην Ελλάδα για προσκύνηση από τις 10 έως τις 24 Μαΐου 2015 (δείτε εδώ). Αυτά τα λείψανα περιλαμβάνουν ένα κρανίο πολύ ώριμης γυναίκας (ενώ ιστορικά γνωρίζουμε ότι η Αγία Βαρβάρα πέθανε νέα), αναμεμιγμένα με οστά διαφόρων ανθρώπων. Το πιστοποιεί η ίδια μελέτη των Corrain - M. A. Capitanio.
Σε εκείνη την περίπτωση δεν ακούστηκαν διαμαρτυρίες και όλα εξελίχθηκαν ομαλά. Αυτός είναι ο λόγος για τον οποίο οι Έλληνες διοργανωτές οργάνωσαν εκ νέου μια παρόμοια εκδήλωση με τα δήθεν λείψανα της Αγίας Ελένης.

3) Αν είναι ο πιστός αυτός που τούς προσδίδει αξία, τότε προφανώς ακόμη και ψευδή λείψανα μπορούν να μετατατραπούν σε αληθινά, όπως φαίνεται να πιστεύει ο Πατριάρχης Βενετίας! Πάντως, αν στον ρωμαιοκαθολικισμό τα άγια λείψανα τιμούνται στα λόγια, στην πράξη θεωρούνται κληρονομιά μιας ξεπερασμένης εποχής. Δεν αναφέρομαι στις εξαιρέσεις, φυσικά.
Ωστόσο, οι πρωτοβουλίες αυτών των προσκυνημάτων προσπαθούν να βασίσουν τις απόψεις τους, σχετικά με τα βενετικά λείψανα, πάνω σε μια μελέτη τυπωμένη το 2005 η οποία, σύμφωνα με τις εκτιμήσεις κάποιων ακαδημαϊκών, φαίνεται ανακριβής και, σε κάποια σημεία, εσφαλμένη. Η εν λόγω μελέτη είναι η εξής: Αγαθάγγελος Επίσκοπος Φαναρίου, Ιερά λείψανα αγίων της καθ' ημάς Ανατολής στη Βενετία, Αποστολική Διακονία της Εκκλησίας της Ελλάδος, 2005.

4) Είναι αλήθεια ότι σήμερα ο ρωμαιοκαθολικισμός έχει εγκαταλείψει τη θωμιστική θεολογία, αλλά είναι εξίσου αλήθεια ότι δεν έχει «ισχυρή» την έννοια της μυστηριακής Χάριτος, όπως αντίθετα ισχύει στην ορθοδοξία. Δεν τούς είναι καθόλου σαφές ότι η χάρη, εκτός από το πνεύμα, μπορεί να επηρεάσει και τον υλικό κόσμο, δεδομένου ότι ο Χριστός ήρθε για να νικήσει «πᾶσαν νόσον καὶ πᾶσαν μαλακίαν» ακόμα και της σάρκας, μέχρι του σημείου να αναστήσει το ίδιο Του το σώμα. Δεν είναι τυχαίο λοιπόν που η γιορτή της Αναστάσεως στη Δύση προσλαμβάνει μικρότερη έμφαση σε σχέση με τα Χριστούγεννα.

La Verité dans les reliques

Les reliques présumées de l'impératrice Sainte-Hélène en pèlerinage en Grèce


Les récents événements concernant les prétendues reliques de Sainte-Hélène, prêtées par le patriarcat catholique de Venise à la Grèce pour être vénérées par les fidèles orthodoxes à Athènes du 17 mai au 15 juin (voir ici), et revenues à Venise le 17 Juin, appellent une mise au point.

Je rappelle ces faits pour mieux les examiner. L'association grecque « Diaconie apostolique », pour célébrer le quatre-vingtième anniversaire de son existence, a jugé bon de demander au patriarcat catholique de Venise des reliques attribuées à la mère de l'empereur Constantin, Sainte-Hélène, conservées dans l'île lagunaire éponyme. Comme je l'ai décrit en détail, il y a près de trente ans qu’une étude scientifique a émis beaucoup de doutes sur ces reliques, car on a seulement un crâne en très mauvais état, crâne qui très probablement a appartenu à un homme (1). Je ne peux pas croire que le patriarche catholique de Venise ne savait rien et n'a pas essayé de communiquer quelque chose, par prudence au moins. En fait, une chose est la valeur historique d'une relique comme celle-ci, originaire de l'époque des croisades, une autre est son authenticité.

Les reliques des saints conservées à Venise peuvent toutes avoir une importante valeur historique et, en tant que telles, sont soigneusement conservées. Mais toutes ne sont pas authentiques et les chercheurs considèrent comme authentiques seulement la moitié d'entre elles environ (2).

Bien que je ne puisse pas croire à  l'ignorance du haut-clergé, le résultat montre le contraire : les prétendues reliques de Sainte-Hélène ont été portées en Grèce d'une manière solennelle avec le soutien et, je pense, la subvention appropriée de l'État grec.

Parler de légèreté dans cette affaire est le moins que l'on puisse dire.

Ceux qui, dans cette affaire, se trompent le plus, ne sont pas les représentants du catholicisme mais les représentants de l'Orthodoxie.

Pour le monde catholique, en fait, les reliques des saints ont une valeur historique et de dévotion : elles démontrent l'existence historique d'un saint et rappellent la dévotion des fidèles qui cherchent l'intercession du saint lui-même pour avoir certaines grâces. Après le concile Vatican II, l'attention du monde catholique aux reliques des saints a été fortement diminuée. Aujourd'hui, nous pouvons dire qu'au moins 80% des catholiques ne croient plus en l'importance des reliques et, si elles sont exposées sur certains autels, ne reçoivent que de l'indifférence ou presque.

Aujourd'hui, dans le catholicisme quelqu'un dit même que « les reliques n'ont aucune valeur pour elles-mêmes mais pour la dévotion des fidèles envers elles », comme on me l'a personnellement dit. Bref, elles n'ont pas une valeur objective, mais c'est le sujet qui leur donne une valeur (3). Demain, si le sujet ne donne plus cette valeur, elles ne vaudront plus rien !

Pour la tradition orthodoxe, il n’en n’est pas ainsi. Les reliques des saints, avant d'avoir une valeur historique et dévotionnelle, ont une valeur théologique : elles sont une manifestation de la vérité chrétienne. La théologie orthodoxe, en fait, n'est pas une spéculation philosophique sur les sources de la Révélation mais une analyse de la Révélation dans la réalité. En ce sens, il existe une relation directe entre la matière et l'esprit : un esprit transfiguré par la grâce change le monde matériel ; un homme sanctifié aura un corps différent de celui d'un autre homme, bien qu'il soit encore soumis à la maladie et à la mort. En effet, la grâce de Dieu, assimilée dans les sacrements, est incréée et a des caractéristiques divines, affirmation que la philosophie catholique-thomiste ne peut pas accepter (4). Plus qu’à la philosophie, la théologie orthodoxe est très similaire à la chimie, qui ne peut jamais être séparée des tests de laboratoire. Si l’on a ces explications à l'esprit, il est clair que les reliques d'un saint doivent avoir certaines caractéristiques, tout d'abord l'incorruptibilité.

Au contraire, le présumé crâne de Sainte-Hélène a été trouvée dans un « très mauvais » état. Ce même crâne, la seule chose présente dans les prétendues reliques, a été exposé à la dévotion des fidèles en Grèce, un crâne que les experts considèrent avoir appartenu à un homme avec au moins 70-75% de probabilités. Maintenant, il devrait être clair que les organisateurs de ce pèlerinage non seulement ont très probablement trompé les fidèles (ce qui est déjà assez mauvais), mais ils ont cassé un principe théologique, comme si un chimiste avait fait passer de l'eau pour de l’huile avec l'indifférence et le consentement de tous. Et pour aller au fond du problème, on peut se demander si les clercs de l'époque actuelle (catholiques ou orthodoxes, de ce point de vue, se ressemblent tous) ont un sens théologique profond ou, au nom des probables avantages immédiats, sont prêts à échanger le vrai avec le faux…

Le métropolite du Fanar Agatangelo avec d'autres pseudo-reliques:
celles de Santa Barbara amenées de Venise en Grèce dans le 2015.
Le monde catholique, comme je l'ai dit, est plus excusable parce qu'il vit aujourd’hui dans un état de confusion dramatique et, dans la pratique, se montre indifférent à tout ce qui lui rappelle la différence traditionnelle entre le vrai et le faux, l’orthodoxie et l’hérésie.

Mais qu’en est-il du monde orthodoxe ? L'affaire des reliques présumées de Sainte-Hélène ouvre un abîme qui touche directement la formation spirituelle et théologique d'un clergé qui, de plus en plus, est déformé par l'indifférence actuelle (= tout est finalement identique), par la spectacularisation (= pour être il faut paraître) et par le matérialisme (= ce qui importe est profiter de la vie). Tout cela nous révèle un vide embarrassant qui fait pleurer et partir les fidèles qui sont conscients de ce triste phénomène. Et tous les autres fidèles, comment peuvent-ils être mieux si le clergé est en grande partie à ce niveau ?

Loin de moi de juger pour le plaisir de le faire ! Ces choses ne sont que sont trop visibles aux yeux de tous, mais il semble que personne, jusqu'à présent, n’ait eu le courage d’en parler, bien que beaucoup le pensent.

Je souhaite donc que les lecteurs m’attribuent ce que dit un proverbe italien bien connu : « L'ambassadeur qui rapporte les faits ne doit pas recevoir condamnation ». En fait, l'affaire parle d’elle-même !


_________________

NOTES
  
1) Voir C. Corrain - M. A. Capitanio, "Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate a Venezia", in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45.

2) Un autre cas très douteux est celui des pseudo-reliques de sainte Barbara qui ont également été amenés de Venise en Grèce et vénérées du 10 au 24 mai 2015. Ces reliques sont un crâne de femme très mature (alors que dans l'historiographie, nous savons que sainte Barbara est morte jeune) mélangé avec des os de différentes personnes. C'est l'étude de Corrain et Capitanio qui nous le dit.
Cependant en cette occasion aucune personne n’a manifesté d’opposition. Voilà pourquoi les organisateurs grecs ont organisé un événement similaire avec les présumées reliques de Sainte-Hélène.

3) Si c’est seulement le sujet qui attribue aux reliques leur valeur, il est évident que même de fausses reliques peuvent être « vraies », et je peux soupçonner que telle a été la pensée du patriarcat catholique de Venise sur ce sujet ! Cependant, si en théorie le catholicisme romain vénère les reliques, dans la pratique il les considère comme un héritage d'un monde désormais passé. Bien sûr je ne veux pas généraliser, car il y a une minorité qui pense différemment.


4) Il est vrai qu'aujourd'hui le catholicisme a en général abandonné la théologie thomiste, mais il est tout aussi vrai qu’il n'a pas un concept « fort » de la grâce sacramentelle, comme dans le monde orthodoxe. Il n'est pas clair, en effet, que ;pour lui la grâce touche aussi le monde matériel et pas seulement l'esprit, puisque le Christ est venu pour vaincre toute faiblesse et maladie, même dans la chair, jusqu'à ressusciter son corps. C'est pas un hasard, dès, que la fête de la Résurrection soit, en Occident, plutôt faible et discrète par rapport à celle de Noël.

La Verità nelle sante Reliquie

Le presunte reliquie di sant'Elena imperatrice in pellegrinaggio in Grecia

La recente cronaca, riguardante le presunte reliquie di sant'Elena offerte dal patriarcato di Venezia alla Grecia per essere venerate dal 17 maggio al 15 giugno, merita di essere riconsiderata attentamente. L'associazione greca “Apostolikì Diakonìa” per festeggiare l'ottantesimo anniversario della sua esistenza (vedi qui) ha ritenuto opportuno chiedere al Patriarcato (cattolico) di Venezia delle reliquie attribuite alla madre dell'Imperatore Costantino, sant'Elena, conservate nell'omonima isola della città lagunare. Come ho già dettagliatamente descritto, una recente ricognizione scientifica avvenuta non più di trent'anni fa, aveva rilevato molti dubbi su tali reliquie, poiché di esse oramai si conserva solo un cranio in pessime condizioni, cranio che assai probabilmente appartenne ad un uomo (1). Non posso credere che il Patriarcato cattolico di Venezia non sapesse tutto ciò e che non avesse cercato di comunicarlo, se non altro per una ragione prudenziale. Infatti, un conto è il valore storico di una reliquia come questa, provenuta dal periodo delle Crociate, un altro è la sua autenticità.
Le reliquie dei santi orientali, conservate a Venezia, possono tutte avere un significativo valore storico e, in quanto tali, sono conservate con cura. Non è  affatto detto che siano tutte autentiche, tant'è vero che gli studiosi ritengono autentiche solo la metà di esse, all'incirca (2).
Nonostante non possa credere all'ignoranza di ciò ad alto livello ecclesiale, il risultato dimostra il contrario: le presunte reliquie di sant'Elena sono state portate in Grecia in modo solenne con l'appoggio e, immagino, l'opportuna sovvenzione dello Stato greco.
Parlare di leggerezza in tutto questo affaire è il minimo che si possa dire e chi sbaglia di più, in questo, non è la parte cattolica ma quella ortodossa.

Il Metropolita del Fanar Agatangelo con altre pseudo reliquie:
quelle di santa Barbara portate da Venezia in Grecia nel 2015.
Per il mondo cattolico, infatti, le reliquie dei santi hanno un valore storico e devozionale: dimostrano l'esistenza storica di un santo e richiamano la devozione dei fedeli che cercano l'intercessione del santo stesso per avere determinate grazie. Dopo il Concilio Vaticano II, l'attenzione del mondo cattolico alle reliquie dei santi è molto decaduta. Oggi si può dire che almeno l'80 % dei cattolici non crede più al significato delle reliquie e, se sono esposte su qualche altare, ricevono solo indifferenza o poco meno. Oggi nel Cattolicesimo si arriva a dire che “le reliquie non hanno valore per loro stesse ma per la devozione che i fedeli attribuiscono loro”, come mi è stato personalmente attestato. Insomma: non hanno un valore oggettivo ma è il soggetto che attribuisce loro un valore (3). Domani, se il soggetto non attribuirà più tale valore, non significheranno più nulla!

Per la tradizione ortodossa non è affatto così. Le reliquie dei santi, prima di avere un valore storico e devozionale, hanno un valore teologico: sono una dimostrazione della Verità cristiana. La teologia ortodossa, infatti, non è una speculazione filosofica sulle affermazioni della Rivelazione, è il riscontro nella realtà della verità della Rivelazione (ortodossia e ortoprassi sono unite!). In questo senso, esiste un rapporto diretto tra spirito e materia: uno spirito trasfigurato dalla Grazia influisce sulla materialità del mondo; un uomo santificato avrà un corpo differente da quello di un qualsiasi altro uomo, nonostante sia ancora soggetto alla malattia e alla morte. Questo perché la Grazia divina, assimilata nei Sacramenti, è increata, ossia ha caratteristiche divine, affermazione che la filosofia cattolico-tomista non può accettare (4). Più che alla filosofia, la teologia ortodossa è molto simile alla chimica che non può mai prescindere dalla verifica in laboratorio. Con questi presupposti in mente, è chiaro che le reliquie di un santo devono avere certe caratteristiche, prima fra tutte l'incorruttibilità.

Al contrario, il presunto cranio di sant'Elena è stato trovato in “pessime condizioni”. Questo stesso cranio, l'unica cosa presente nelle presunte reliquie, è stato esposto alla devozione dei fedeli in Grecia, un cranio che che gli esperti hanno pensato appartenere ad un uomo almeno al 75% delle probabilità.
Ora dovrebbe essere chiaro che gli organizzatori di tale pellegrinaggio non solo hanno molto probabilmente ingannato i fedeli (il che sarebbe già grave, al di là della buona o cattiva intenzione) ma hanno infranto un principio teologico, come se un chimico avesse spacciato per acqua del petrolio dinnanzi all'indifferenza o all'acconsentimento di tutti. E qui andiamo al fondo del problema: i chierici dell'epoca attuale (cattolici o ortodossi, da questo punto di vista, sono oramai assai simili) hanno un senso teologico profondo, oppure in nome di probabili vantaggi immediati, sono disposti a scambiare il vero con il falso?

Il mondo cattolico, come ho detto, è più scusabile poiché vive in uno stato di drammatica confusione al punto che oggi, nella pratica, è indifferente a qualsiasi cosa ricordi loro la differenza tradizionale tra vero-falso, ortodossia-eresia. Ma il mondo ortodosso?



L'affaire delle presunte reliquie di sant'Elena apre, dunque, una voragine che tocca direttamente la formazione spirituale e teologica di un clero che, sempre più plasmato dall'attuale indifferentismo (=tutto alla fine è identico), dallo spettacolarismo (=per essere bisogna apparire) e dal materialismo (=ciò che conta è godersi la vita), dimostra un imbarazzante vuoto che fa piangere e fuggire i fedeli consapevoli. E tutti gli altri fedeli, come possono essere meglio se il clero in buona parte ha questo livello? 

Lungi da me farmi giudice per il piacere di giudicare! Tutto questo è fin troppo visibile agli occhi di tutti ma sembra che nessuno, fino ad ora, abbia avuto il coraggio di dirlo, per quanto molti lo pensino. Spero dunque che mi si applichi quanto dice un noto proverbio italiano: "Ambasciatore non porta pena", poiché la vicenda, infatti, grida da sola!

_________

NOTE

1) Vedi C. Corrain - M. A. Capitanio, "Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate a Venezia", in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45. 

2) Un altro caso molto dubbio sono le pseudo-reliquie di santa Barbara che furono anch'esse portate da Venezia in Grecia per essere venerate dal 10 al 24 maggio 2015 (vedi qui). Queste reliquie hanno un cranio di donna molto matura (mentre nella storiografia sappiamo che santa Barbara è morta giovane) mescolate ad ossa di varie persone. E' sempre lo studio di Corrain e Capitanio che ce lo dice.
In quell'occasione, però, la cosa passò per buona perché nessuno si oppose. Ecco perché gli organizzatori greci hanno nuovamente ripresentato un fatto analogo con le presunte reliquie di sant'Elena.
Le iniziative di questi pellegrinaggi, però, paiono volersi giustificare dalle opinioni sulle reliquie veneziane di un libro stampato nel 2005 e che, secondo l'affidabile valutazione di alcuni docenti universitari, risulta essere abbastanza impreciso e, in qualche punto, errato. Il libro è il seguente: Αγαθάγγελος Επίσκοπος Φαναρίου, Ιερά λείψανα αγίων της καθ' ημάς Ανατολής στη Βενετία, Αποστολική Διακονία της Εκκλησίας της Ελλάδος, 2005. 

3) Se è il soggetto a dare loro un valore è ovvio che pure delle reliquie false possono essere vere, come, si potrebbe sospettare, pensino nel Patriarcato di Venezia! Comunque, se in teoria il Cattolicesimo venera le reliquie, nella pratica le considera il retaggio di un mondo oramai passato. Eccezioni a parte, ovviamente.

4) È vero che oggi il Cattolicesimo ha abbandonato di fatto la teologia tomista, ma è altrettanto vero che non ha un concetto "forte" di Grazia sacramentale, come nel mondo ortodosso. Non è affatto chiaro, infatti, che la grazia influisce pure nel mondo materiale, non solo nello spirito, essendo Cristo venuto per sconfiggere ogni debolezza e malattia, anche nella carne, fino al punto da far risorgere il proprio corpo umano. Non è un caso, allora, che la festa della Resurrezione sia, in Occidente, una festa quasi in tono minore, rispetto al Natale. 

mercoledì 14 giugno 2017

SPECULATION ON THE DEVOTION?

In our time everyone has to keep his eyes open continually because the risk of alteration is always around the corner. In institutional Churches it’s now difficult to find rest, spiritual peace, since they are too much invaded by strange things ...

A recent great "inter-confessional" new – that concerns both Catholicism and Orthodoxy - was the translation  of St. Helena Empress’ relics from Venice, where they were guarded, in Greece. Relics remained in Greece from May to June (2017) and then returned to the lagoon town.

If this is made to honor to a Saint who ideally unites Christianity, I will certainly not object to it.

And I do not oppose or contradict the popular spontaneity that sees in the relics a way to relate to God who sanctified the Saint of which we have the mortal remains.


The point is not here. The point is another that I summarize in the title of this article: in the case of St. Helena relics there was speculation?

The lower clergy and the people can not, in fact, know the truth about St. Helena's Venetian relics, but how high prelates and organizers may not have known at least something? If they did not even know it, how could they have immediate faith in the Venetian relics of this saint?
The truth is that these relics, which have had a triumphal reception in Greece, for which various events have been organized (and events are expensive especially in crisis’ time!), are very dubious, indeed very likely false.
The alleged remnants of Saint Helena were honored by State honors, such as the mummy of a pharaoh brought to Paris for scientific examinations, years ago. The difference is that while the mummy was authentic, the body of St. Helena is probably not at all.
I wish nobody, though informed about this, considered it pointless, since it was now important to start the organizational machine with the inevitable practical benefits (let us think about, for instance, the "ecumenical" benefits between Catholicism and Orthodoxy, just not to think of other very practical benefits ...). Oh yes, all right but ... can this be done with relics that are most likely false? If the end justifies the means, yes. But can the Church ever use this machiavellian system?
I have informed someone in the high ranks of clergy about this question. I only had silence as response. I felt a lot of shame and embarrassment, a shame and embarrassment that, however, other people should have felt ...
I detect  the overwhelming evidence of all this from a report on the remains of Saint Helena, drawn by two scholars of great scientific reliability: Corrain and Capitanio. I quote the report’s text in the essential part:

«The urn [of St. Elena] is in the Borromeo chapel, under the altar, with a glass lid, simply leaning (the hooks are broken or missing). A reconnaissance had been made by dr. Ulisse Canziani on October 22, 1929. The following inventory was made: a skull in a bad conditions, 5 vertebrae and fragments; 4 ribs and fragments; handlebar and sternum; bone sacred with sacralization of the fifth lumbar and iliac bones; the left and right scapula; omers; the left and right radio split into two halves; the left ulna and the upper third of the right; 6 bones of the carp and 4 phalanxes of the hand; the femurs and the roots; the left tibia; the heels; an astragalo; a scaffold and a phalanx of the foot.
The doctor measured the length of the six long bones of the limbs, obtaining a height of 153 cm, modest but not too much, for a woman. By reviewing the figures of the individual pairs of bones, we have come to notice the low variability between these pairs with regard to stature data (151,2 - 152,7 cm): belonging to the same subject».
The report, therefore, indicates in the beginning what had been discovered in 1929: a skull and some bones. The situation recently observed is very different. The report, in fact, continues as follows:
«Compared to the inventory of a time, we have the only remains of the skull enclosed within a mask, silvery, that we opened with difficulty; the rest of the skeleton was enclosed in a pewter container with thick boards. A beautiful brocade dress could hide the misfortune long enough, that is until our reconnaissance. The pewter container of elongated shape almost to simulate the body of the saint had been (perhaps recently) torn from the feet. There was nothing inside it!».
So now only a skull remains of the alleged relics of Saint Helena; everything else has disappeared long ago! The so-called "body" made up in the venerated urn in Greece must have been a coated doll! The veneration to Saint Helena's body turned to a doll packed with precious (and expensive!) clothes.

But let's see the scientific observation on the skull, the only thing left:

«Let's say something about the remains of the skull in bad conditions, which we have discovered. Mummified skin covers a part of the face. The age of death could be senile: dental wear to the pulp cavity of the M2 and M3 left; completely missing sutures, even internally. There is some doubt about the feminine gender: small face, infantile, with a front probably bentBut we recognize that the supraorbital edge is coarse, that the skull is rather thick and that the nuclides and the inion are more than discrete [...]».

(C. Corrain-M. A. Capitanio, “Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate in Venezia”, in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45).

The scholar Corrain preferred to blur very much his statements but from another member of the same recognition commission at the time when the skull was examined, I know that  the skull attributed to Saint Helena is male with probability 70-75% because the front is not bent, as it is in the opposite female case. The scholar, in fact, does not say that the skull is bumped but that "probably" should have been, if it was female.
In the Middle Ages there was a lot of pseudo-relics, and everyone ought to know this. Similarly, a little bit of caution should be exercised when a certain identity is attributed to mortal remains, especially when these remains have had a very tumultuous historical path, such as the supposed relics of Saint Helena (1). To give this kind of assurance, selling to the people the idea that what is being seen is surely the body of Saint Helena (when most probably the only thing left, the skull, is not authentic) leads us to suspect a certain simple-mindedness a lot of naivety and perhaps somebody with bad faith. If there is bad faith there may be someone who has taken advantage of it.

The will to promote "ecumenism among Churches" with probable false relics really makes us think about speculation.


Of course, in a "plastic era" like ours, no one is surprised that pseudo-reality and pseudo-truth can be found everywhere.
But if we are forced to see it in the Church, it is always a trauma and we are not happy at all!



NOTE

1) Concerning the relics of oriental saints kept in Venice, Corrain confessed that, at least, half of them are very dubious, that is, false. Another example: the relics of Saint Tharasios, which the venetian Catholic Curia considers as those of the patriarch of Constantinople, actually belong to a simple monk. These relics (fake!) were given to the patriarch of Constantinople Bartholomew (in the framework of friendly Catholic-Orthodox ecumenical relations), as if they belonged for sure to the Patriarch of Constantinople saint Tharasios. Even in this case there are specific studies that prove what I just said.

lunedì 12 giugno 2017

Speculazione sulla devozione?

L'arrivo delle "reliquie" (?) di sant'Elena in Grecia
Viviamo in tempi in cui si deve continuamente avere gli occhi aperti perché il rischio dell'alterazione è sempre dietro l'angolo. Nelle Chiese istituzionali è difficile trovare riposo, pace spirituale, tanto sono invase da cose strane, oramai ...
Una recente grande "novità religiosa" interconfessionale (riguarda sia il Cattolicesimo sia l'Ortodossia) è stata il trasporto delle reliquie di sant'Elena imperatrice da Venezia, dov'erano custodite, in Grecia. Qui sono rimaste per un mese (da maggio a giugno) e all'interno di questo stesso mese di giugno dovrebbero tornare nella città lagunare.

Se si tratta di tributare l'onore ad una santa che unisce idealmente sia il mondo cattolico che quello ortodosso, non sarò certo io ad oppormi.
E non mi oppongo né polemizzo verso la spontaneità popolare che vede nelle reliquie un mezzo con cui rapportarsi a Dio che ha santificato il santo di cui ci rimangono i resti mortali.

Il punto non è qui. Il punto è un altro da me sintetizzato nel titolo di questo post: nel caso delle reliquie di sant'Elena c'è stata speculazione?

Il basso clero e il popolo possono, infatti, non sapere la verità sulle reliquie veneziane di sant'Elena ma gli alti prelati e gli organizzatori come possono non aver saputo almeno qualcosa? Ammesso che pure non l'abbiano saputa, come hanno potuto dar immediata fede alle reliquie veneziane della santa?

La verità è che queste reliquie, che hanno avuto una trionfale accoglienza in Grecia, dinnanzi alle quali sono stati organizzati diversi eventi (e gli eventi costano soprattutto in tempo di crisi!), sono molto dubbie, anzi molto probabilmente false

A quanto dovrebbe rimanere di sant'Elena sono stati tributati onori statali, come alla mummia di un faraone portato a Parigi per essere esaminato scientificamente, anni fa. La differenza è che mentre la mummia era autentica, il corpo di sant'Elena molto probabilmente non lo è affatto.

Non vorrei che qualcuno, nonostante sia stato informato di ciò, abbia ritenuto la cosa irrisoria, visto che oramai era importante avviare la macchina organizzativa, con gli inevitabili benefici pratici (pensiamo, ad esempio, a quelli relativi alle relazioni ecumeniche tra Cattolicesimo ed Ortodossia, giusto per non essere venali). Oh, sì, tutto bene ma... lo si può fare con delle reliquie che molto probabilmente sono delle pseudo reliquie? Se il fine giustifica i mezzi, sì. Ma la Chiesa può mai servirsi di questo sistema machiavellico?

Io stesso ho informato qualcuno un po' in alto relativamente alla questione. Ho avuto come risposta solo silenzio. Ho provato molta vergogna e imbarazzo, una vergogna e imbarazzo che, però, non avrei dovuto provare io... 

La prova schiacciante di tutto ciò la desumo da una relazione sui resti di sant'Elena, stilata da due studiosi degnissimi di fede: Corrain e Capitanio. Ne trascrivo il testo.

"L’urna [di santElena] si trova nella cappella Borromeo, sotto l’altare, munita di un coperchio di vetro, semplicemente appoggiato (i ganci sono rotti o mancanti). Una ricognizione era stata fatta dal dr. Ulisse Canziani il 22 ottobre 1929. Ne risultò il seguente inventario: il teschio mal ridotto, 5 vertebre e frammenti; 4 costole e frammenti; manubrio e corpo sternale; sacro con sacralizzazione della quinta lombare e le ossa iliache; la clavicola sinistra e la scapola destra; gli omeri; il radio sinistro e il destro diviso in due metà; l’ulna sinistra e il terzo superiore della destra; 6 ossa del carpo e 4 falangi della mano; i femori e le rotule; la tibia sinistra; i calcagni; un astragalo; uno scafoide e una falange del piede. Il medico misurò in cm la lunghezza delle 6 ossa lunghe degli arti ottenendone una statura di cm 153, modesta ma non troppo, per una donna. Rivedendo le cifre delle singole paia di ossa, siamo arrivati a constatare la scarsa variabilità tra le dette coppie per quanto riguarda i dati di statura (151, 2-152,7 cm): appartenenza ad un medesimo soggetto".

La relazione, dunque, riporta nella parte iniziale quanto era stato rinvenuto nel 1929: un teschio e alcune ossa.
Ben diversa è la situazione rinvenuta recentemente. La relazione, infatti, prosegue così:
"Di tutto l’inventario si conservano i soli resti del teschio racchiuso entro una maschera, argentea, da noi aperta con difficoltà; il resto dello scheletro era racchiuso in un contenitore di peltro, dalle grosse pareti. Un bellissimo vestito di broccato aveva potuto nascondere il misfatto abbastanza a lungo, cioè fino alla nostra ricognizione. Il contenitore di peltro, di forma allungata, quasi a simulare il corpo della santa, era stato (forse di recente) squarciato dalla parte dei piedi. Dentro non c’era più nulla!"

Quindi oggi delle supposte reliquie della Santa esiste solo un cranio: tutto il resto è sparito da tempo. Il cosiddetto "corpo" composto nell'urna portata in Grecia non può, allora, che essere un bambolotto rivestito! La venerazione al corpo della Santa si è rivolta ad un bambolotto confezionato con pregevoli (e costosi!) vestiti.
Ma vediamo l'osservazione scientifica sul cranio, l'unica cosa rimasta:

"Diciamo qualcosa in merito ai resti del teschio malconcio, da noi rilevati. La pelle mummificata ricopre una parte della faccia. L’età di morte poteva essere senile: usura dentaria fino alla cavità pulpare dei M2 e M3 sinistri; suture del tutto sparite, anche internamente. C’è qualche dubbio sul sesso femminile: faccia piccola, infantiloide, con frontale probabilmente bombato. Ma riconosciamo che il margine sopraorbitario è grossolano, che la teca cranica è piuttosto spessa e che i rilievi nucali e l’inion sono più che discreti.
L’occipitale saldato a parte dei parietali dà l’impressione di una testa larghetta., le orbite, molto piccole e piuttosto allontanate (27 mm) sono rettangolari e ce lo conferma l’indice di forte cameconchia (71, 2). Il naso non presenta infossatura alla radice; le ossa nasali formano diedro molto aperto. Arrischiamo un indice nasale (46, 9) di leptorrinia finale. Tratti descrittivi: foro parietale unico e centrale; molti wormiani lungo la s. lambdoidea; naticefalia; occipite arrotondato; zigomi ampi e massicci; fosse canine assenti; mento dallo spessore notevolissimo. Non possiamo escludere qualche tentativo di restauro, operato nel passato: la testa sembra rivestita all’interno di creta mista a lacca o simili; nella mandibola un incisivo laterale è inserito da premolare" 
(C. Corrain-M. A. Capitanio, “Ricognizioni di alcune reliquie, attribuite a santi orientali, conservate in Venezia”, in Quaderni di scienze antropologiche 21 (1995), pp. 43-45).

Lo studioso Corrain ha preferito sfumare molto le sue affermazioni ma da qualche altro membro della stessa commissione di ricognizione presente al momento in cui veniva esaminato il cranio, vengo a sapere che al 70-75% il cranio attribuito a sant'Elena è maschile perché il frontale non è bombato, come, al contrario lo è nel caso del sesso femminile. Lo studioso, infatti, non dice che il cranio è bombato ma che "presumibilmente" avrebbe dovuto esserlo, se fosse stato femminile. 

Nel Medioevo non erano poche le pseudo reliquie. Questo dovrebbe essere noto a tutti. Allo stesso modo, si dovrebbe esercitare un minimo di prudenza quando si attribuisce a dei resti mortali una certa identità, soprattutto quando questi resti hanno avuto un percorso storico molto tumultuoso, come le supposte reliquie di sant'Elena. Andare a colpo sicuro, vendendo al popolo l'idea che quanto gli si fa vedere è sicuramente il corpo di sant'Elena (quando molto probabilmente non lo è neppure l'unica cosa rimasta, il cranio) fa sospettare semplicioneria, molta ingenuità e forse una certa malafede, almeno da parte di alcuni. Se poi c'è malafede ci può essere qualcuno che ne ha tratto vantaggio.
Pensare di "rinfocolare" le stesse relazioni ecumeniche con delle "quasi pseudo reliquie" fa tanto pensare ad una speculazione.

Certo, in un'epoca di plastica come la nostra nessuno si meraviglia che ovunque ci possano essere pseudo realtà e pseudo verità. 

Ma se si è obbligati a doverlo vedere nella Chiesa, ogni volta è un trauma e non se ne esce affatto bene!