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domenica 30 aprile 2017

L'inevitabile alterazione? (parte 1)

A partire da questo post, pubblico una serie d'interventi che testimoniano come, oramai, nel campo del Cristianesimo (Cattolicesimo e Ortodossia) stanno innescandosi processi di alterazione e di difesa. 
Non condivido necessariamente tutto quello che pubblico ma ne registro l'esistenza come farebbe un buono storico. Altrove ho già notato qualcosa di simile ad un processo degenerativo nel Cristianesimo, processo mosso da alcuni alti vertici i quali, coscienti o meno, pongono atti o scritti ufficiali tali da creare non poca confusione tra i fedeli.
In quest'intervento, ho trascritto qualche passo  da una conferenza il cui relatore, padre Paul Kramer [1], conclude senza mezzi termini: papa Francesco è ateo. 
Questo papa, che non mi ha mai entusiasmato, viene dunque qualificato ateo. 
Se le cose stanno proprio così, non attenderemo molto a notare forti conseguenze e ripercussioni, cose che stanno già iniziando a moltiplicarsi. Infatti si stanno creando forti reazioni e polarizzazioni, situazioni che, guarda caso, oggi caratterizzano pure il mondo ortodosso, seppur in altra modalità. Lo vedremo nei prossimi post.
Che ci sia qualcuno, non cristiano, il quale, disponendo di grandi mezzi finanziari, sta iniziando ad attaccare e confondere il Cristianesimo servendosi dell'influenza di alcuni suoi alti gerarchi mossi da lui come marionette? Sempre più persone se lo stanno chiedendo. 

Nella Chiesa in sé per sé, non esiste alcuna defezione. Non si parla [mai] di “defezione”. Sant'Atansio disse che anche se tutti i fedeli di Cristo fossero ridotti ad un pugno di persone, ci sarebbe comunque una vera Chiesa di Gesù Cristo.

A colui che viene eletto papa e che è apparentemente tale, ma che in realtà è senza fede, ossia è un infedele totale, a lui si applicano le parole di papa Innocenzo III: “Egli dev'essere gettato via, costui dev'essere condannato dalle sue stesse parole”.

Prima di tutto questo papa [Francesco] afferma che il Dio dei cristiani perdona coloro che non credono e che non cercano la fede [2]. La misericordia di Dio non avrebbe limiti se chi chiede pietà lo fa in contrizione e con cuore sincero, quindi il problema, per chi non crede in Dio, è solo quello di obbedire alla propria coscienza.

Ora, questo è un insegnamento assurdo. Prima di tutto, se non si crede in Dio, non si ha fede, come puoi chiedere misericordia ed essere contrito con cuore sincero se non Gli credi. Questa è l'assurdità del pensiero dell'uomo.

In questo caso, le parole-chiave da notare sono “coloro che non credono e che non cercano la fede”. Queste sono le parole di papa Bergoglio. Dio li perdona? Bergoglio dice che la misericordia di Dio non ha limiti. Il problema, per chi non crede in Dio, è solo quello di obbedire alla propria coscienza. La bontà o la malvagità del nostro comportamento dipendono da questa decisione.

Così, la bontà o la malizia del nostro comportamento non dipendono dal fatto che si violi o meno la legge di Dio, che si obbedisca alle sue leggi, che si faccia ciò che è oggettivamente giusto o oggettivamente sbagliato. No! Secondo papa Bergoglio, la bontà o la malvagità del nostro comportamento, dipende dalla nostra decisione di obbedire o meno alla nostra coscienza.

La legge di Dio non conta più, la salvezza non dipende più dall'obbedienza alla legge di Dio, dipende solo dall'obbedienza alla nostra coscienza, indipendentemente dal fatto che la nostra coscienza sia in accordo con la legge di Dio oppure no. Questo non importa più. Bergoglio afferma con inequivocabile chiarezza che una persona priva di fede può ottenere il perdono di Dio obbedendo alla propria coscienza. Per Bergoglio, quindi, la coscienza è autonoma e allora che dire dei comandamenti di Dio “tu farai, tu non farai”?

Purtroppo i contenuti dei comandamenti divini non si applicano alla religione di papa Bergoglio: è sufficiente fare ciò che pensiamo sia giusto ed evitare ciò che pensiamo sia sbagliato. Anche se non credi in Dio, fintanto che farai ciò che pensi sia giusto, sarai salvato e i tuoi peccati saranno perdonati. L'economia della salvezza, secondo Bergoglio, ci dispensa completamente da un qualsiasi bisogno di fede. Non c'è bisogno di alcun tipo di fede nella religione di Bergoglio. Nessuno può dire alla tua coscienza cosa deve o non deve fare; fa' ciò che pensi sia giusto, evita ciò che pensi sia sbagliato. Non hai nemmeno bisogno di credere in Dio: basta fare ciò che pensi sia giusto. Questa è la religione di Bergoglio: è quanto di più lontano dal Cristianesimo vi possa essere, è come il Cielo lo è dall'Inferno.

La religione di Bergoglio non è il Cattolicesimo, è una religione massonica. Si tratta della dottrina massonica della peggior specie. La massoneria ottenne tale dottrina dallo gnosticismo il quale a sua volta trasse la propria dottrina dall'antico paganesimo. È per questo che li chiamavano “antichi misteri”; sono gli antichi misteri del paganesimo.

Il suo credo è sostanzialmente identico a quello del libero pensatore illuminista e ateo [3] lord Shaftesbury (1671-1713). Gli articoli attinenti al credo religioso di lord Shaftesbury sono pochi e semplici ma scritti con una convinzione ed un entusiasmo incredibili. Permettetemi di riassumere brevemente questo credo che è la fede in un solo Dio il cui attributo più caratteristico è la benevolenza universale.

Il governo morale dell'universo è il futuro stato dell'uomo che sopperiscono all'imperfezione e riparano le diseguaglianze della vita attuale”, sono parole prese direttamente da wikipedia. Una volta avevo la formulazione completa, con le parole usate dallo stesso Shaftesbury ma si trattava di due volumi della monumentale opera di padre Cornelio Fabbro, “Introduzione all'ateismo moderno”. Purtroppo i miei libri sono finiti da qualche parte in una biblioteca delle Filippine e non li ho più con me.

Tuttavia, questo riassume concisamente la dottrina di Shaftesbury. La sua dottrina morale è quella del senso morale e il principio di base del senso morale è che la distinzione tra giusto e sbagliato è insita nella natura umana. Tuttavia, la moralità è distinta dalla teologia e qui arriviamo al cuore della dottrina di Bergoglio. La morale si distingue dalla teologia!

Un paio di settimane fa il cardinale Robert Sarah ha sottolineato che tutto questo è eresia. Ha avvertito Bergoglio che la Chiesa d'Africa non accetterà questo suo errore. Ha detto che si tratta di un'eresia e che non si può prendere la dottrina del magistero della Chiesa e metterla in una scatoletta per poi fare tutt'altro nella pratica pastorale della Chiesa. Eppure, questa è la dottrina di Shaftesbury che poi è pure la dottrina di Giorgio Bergoglio.

La moralità si distingue dalla teologia, ossia le qualità morali di un'azione sono determinate a prescindere dalla volontà di Dio. Quando papa Bergoglio se n'è uscito con questo sfogo di totale mancanza di fede, ciò costituisce la prova provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, che costui non ha assolutamente fede.

Coloro che difendono ciecamente la “Chiesa del Vaticano II” affermando che in realtà lo stiamo citando erroneamente o che sia stato Scalfari ad aver manipolato le sue parole per indicare qualcosa di diverso da quello che voleva dire realmente il papa, dicono solo un mucchio di sciocchezze.

Prima del suo arrivo in Vaticano e prima ancora di farsi chiamare Francesco, come arcivescovo di Buenos Aires, scrisse a quattro mani un libro con un rabbino di nome Skorka e in quel libro dice esattamente la stessa cosa.

Cerchiamo, quindi, di non illuderci: non è stato l'ateo Scalfari ad aver travisato il pensiero di Bergoglio. È proprio così che la pensa il papa. Si tratta dell'essenza stessa di apostasia, cioè la mancanza di fede più assoluta, stiamo parlando di un uomo assolutamente senza fede, che predica una religione senza fede.


NOTE

[1] La conferenza di questo sacerdote cattolico è disponibile qui. Da quest'intera conferenza è stato trascritto il testo dal min. 39,49 al min. 47,57. Questo sacerdote, contrariamente a quanto alcuni possano pensare, non appartiene ai tradizionalisti cattolici. Ha, semmai, un atteggiamento critico verso il profondo secolarismo che sta caratterizzando il Cattolicesimo odierno. Conosce un certo seguito negli Stati Uniti d'America.

[2] Il conferenziere fa riferimento al dialogo avvenuto qualche anno fa tra Eugenio Scalfari, direttore di Repubblica, e papa Francesco Bergoglio. Da questo dialogo è pure uscito un libro (vedi qui).

[3] In realtà, lord Shaftesbury non era propriamente ateo ma un filosofo teistico che prescindeva dalle basi della rivelazione cristiana. Per un iniziale approfondimento sul suo pensiero, vedi qui.

sabato 22 aprile 2017

Soldi o amore?

Un sacerdote mi scrive:

Il problema serio è che nella Chiesa non si trovano volontari per fare un lavoro decente. Tutti vogliono essere pagati e soldi non ce ne sono”.


Rispondo:

Carissimo padre, i soldi sono molto secondari, a mio avviso. Quello che invece noto come primario è la mancanza di amore. Quando c'è amore, la Chiesa è sentita come casa propria e questo non le fa mancare nulla, neppure dei lavori decenti. D'altra parte, i soldi (che ci sono ma sono gestiti da qualche vertice ecclesiastico) forse conoscono altre destinazioni ...”.

domenica 16 aprile 2017

L’anima di una chiesa

Alcune antiche mistagogie cristiane riflettevano sulla chiesa come edificio, rinvenendovi profondi significati. Non è casuale! 

«Vi dico che, se questi [i discepoli] taceranno, grideranno le pietre» (cfr. Lc 19, 40). 
Ecco una frase di Cristo che pochissimi oggi sono in grado di capire. E infatti, per chi le sa ascoltare, le pietre delle antiche chiese parlano, eccome!
La chiesa ha un suo modo di comunicare, non solo attraverso le opere d’arte ivi contenute, la disposizione del suo interno, i suoi arredi sacri.

Mi dica velocemente cosa c’è di più importante in questa chiesa”, chiese un giorno un frettoloso turista ad un sacrestano di una chiesa ortodossa.

Come faccio a dire a questa gente che la cosa più importante in una chiesa non è visibile agli occhi?”, mi disse il buon uomo che non poté rispondere a quel vanesio turista perché non era in grado di poter afferrare l’ABC del Cristianesimo.

Infatti, la chiesa racchiude un tesoro e un insegnamento che gli occhi non possono vedere, un insegnamento molto più profondo e importante, rispetto a quello che può dare ogni oggetto in essa contenuto, poiché proviene dalla sua anima.

Come può un edificio inerte avere un’anima?”, si chiederà qualcuno. Questa domanda nasce da due presupposti:

a) Abbiamo un approccio unicamente razionalistico: quello che passa nella razionalità e nei sensi esiste, quanto non vi passa è almeno dubbio che esista. Ma questo potrebbe essere segno di un agnosticismo pratico;
b) Le chiese che ci circondano, generalmente, non comunicano più nulla di spirituale, neppure quelle più tradizionali.

È abbastanza impressionante che un edificio nel quale i cristiani si sono radunati per le preghiere della Settimana santa e per celebrare la Resurrezione del Signore, eventi realmente unici, non possa dire nulla e mostri un’assurda vacuità o la stessa sensazione che si può facilmente avere in un auditorium, in una biblioteca o in un teatro. 

In realtà è così: oggi passando in una chiesa dove si celebrava una messa di Resurrezione, oltre all’odore dell’incenso usato per la liturgia latina, non c’era “atmosfera”, non la notavo affatto, nonostante tutte le buone intenzioni dei presenti.

Passando in una quasi vuota e silente chiesa ortodossa, ieri sera, l’atmosfera c’era, eccome, al punto che chi mi accompagnava se ne accorse prima di me. Più ci si avvicinava all’iconostasi più la si sentiva. Era l’ “anima” della chiesa che s’imponeva e sembrava dirci: “Sono qui, non mi senti?”.

Prospettiva verso il mare dalla Skiti atonita di Agia Anna

Quest’atmosfera è “speciale”, me ne accorsi diversi anni fa visitando la chiesa atonita di sant’Anna, quasi sulla punta del Monte Athos. Ovviamente in quel posto l’intensità era molto più forte e si trasmetteva nella forma d’un silenzio penetrante, denso, ricco di energia e di forza che premeva nelle tempie per entrare nell’interiorità. 

Questo tipo di energia (non la si può definire diversamente!) ha una pienezza tale da imporsi per se stessa ed è il segnale d’una presenza viva, seppur invisibile agli occhi. Non è spiegabile a parole, bisogna solo provare a sentirla e le mie affermazioni saranno immediatamente comprensibili. È un silenzio che non è solo assenza di rumori! È quello che in termini tecnici si definisce come una ierofania, una manifestazione sacra.

O tu, che tutto riempi”, dice un tropario bizantino riferendosi all’energia di grazia dello Spirito santo. Ecco l’anima della chiesa, intesa pure nel suo lato materiale, come edificio.
La gente se ne accorge alla sua maniera quando dice: “In quella chiesa sto bene”. Tuttavia, si deve tenere ben presente che questo non è un semplice benessere psicologico ma spirituale. Il benessere psicologico lo si può ottenere con un sottofondo musicale, con una luce calda e poco intensa, ma è di ordine completamente diverso. Un Cristianesimo che si serva di questi mezzi, mostrando di non aver più altro, non è diverso da qualsiasi movimento New-Age!

Come mai alcune chiese hanno quest’anima e la maggioranza ne è priva? Come mai la chiesa di sant’Anna me lo testimoniava mentre una chiesa protestante di Berlino e una ortodossa di Venezia, no?

Ecco una domanda interessante.

Ebbene, la risposta alla quale sono pervenuto è la seguente.

La dogmatica cristiana, appoggiandosi sui dati rivelati, indica come Dio agisce nell’uomo e nel mondo: normalmente attraverso la mediazione umana. Infatti, per la redenzione, Dio ha assunto l’umanità indicando con ciò la modalità normale con la quale agisce. Ma attenzione: lumanità che fa da trasmettitore divino, devessere trasformata, per essere in grado realmente di trasmettere. Nella logica della rivelazione nulla agisce magicamente!
Il cuore dell’uomo è come il letto di un fiume. L’acqua non è prodotta dal letto del fiume ma dalle montagne. Il letto del fiume si limita a trasportarla a valle e poi al mare ma non deve essere ostruito altrimenti l’acqua non corre e cercherà altri canali!
L’irradiazione della presenza divina è come l’acqua: normalmente ha bisogno d’essere contenuta e irradiata da un cuore purificato dalla grazia di Dio, da un uomo puro. Per questo un sacerdote santo che celebra l’eucarestia può trasmettere quello che uno non santo non trasmette, nonostante entrambi possano consacrare il pane e il vino. 
Per questo un monaco santo (san Serafino di Sarov o san Paisios del Monte Athos), quando parlava con poche parole su Dio cambiava i cuori, a differenza di molti altri che fanno fiumi di parole e non ottengono che stitici o fuorviati risultati.
Una questione, questa, già esaminata da san Simeone il Nuovo Teologo (IX sec.) sull’efficacia dei sacramenti.

Chiesa centrale (Katholikòn) della Skiti di Agia Anna
Un uomo con un’interiorità non orientata a Dio (o con una fede distorta) chiude il canale di comunicazione, intasa il letto del fiume, per dirla con l’esempio appena fatto. Non c’è evangelizzazione che tenga, se l’umanità di chi la compie è opacizzata dalle passioni e da un amore egoistico. La conseguenza è che la stessa chiesa ce lo dice: l’edificio non trasmette più nulla, si “spegne” e si “raffredda”, diviene vuoto, inerte, morto. L’edificio, come ogni cosa, viene infatti toccato, “energizzato” dal nostro modo di essere, se così si può dire.
La stessa energia di grazia, che l’uomo certamente non crea ma che diffonde, ha bisogno di uomini puri, non di qualsiasi uomo. Perciò un tempo si sceglievano i sacerdoti tra gli uomini meglio disposti alla grazia, non tra chiunque o, peggio, tra gli amorali. Un sacerdote o un laico vanesio o libertino che vogliono evangelizzare credendosi a posto, sono come una tubazione arrugginita piena di buchi che presume di portare l’acqua ovunque come se fosse una tubazione nuova. Un buon idraulico la sostituirebbe immediatamente, anche se è nascosta nel muro e nessuno se ne accorge! La moralità non è il fine del Cristianesimo ma è uno dei suoi mezzi, esattamente come un secchio nuovo è un mezzo per portare l’acqua; nessuno si sognerebbe di portare dell’acqua con un secchio bucato!
La pratica dei comandamenti impone un distacco dalle cose e da se stessi, distacco indispensabile per chi vuole lavorare nelle realtà dello spirito. Se ciò non avviene, è come presumere di poter studiare distraendosi continuamente dalla lettura dei testi. L'adesione dello spirito alla carne, per dirla con san Paolo, non fa che vedere quella e storna lo sguardo interiore dalle realtà superiori [*].
Oggi ci siamo talmente discostati dall’essenzialità del Cristianesimo che siamo arrivati al punto di salvare l’apparenza (basta che le ruggini e i buchi siano nascosti!) e chiunque, o quasi, può lavorare con una certa responsabilità  nella Chiesa: basta apparire studiosi, per usare l'esempio appena fatto, e si riceve una laurea, salvo poi mostrarsi totalmente incapaci. I risultati, infatti, si vedono perché hanno una forte ricaduta pratica: ecco spiegata la grande dispersione odierna («Chi non raccoglie con me, disperde!» Mt 12, 30).

Questo riguarda pure un edificio ecclesiastico dove, nel caso peggiore, lo si mortifica [**] mentre, al contrario, lo si trasfigura. 
Oggi più che mai, infatti, valgono le parole di Cristo: «Vi dico che, se questi [i discepoli] taceranno, grideranno le pietre» (cfr. Lc 19, 40).

E che Cristo risorto sia con i suoi fino alla fine del mondo, lo si desume anche da queste cose positive, visto che la gran maggioranza dei discendenti degli apostoli oramai tacciono e non le comprendono più.

_________

Note

[*] Siccome il fine del Cristianesimo è preparare l'uomo per l'Al di là, nella dimensione futura la persona, spogliata momentaneamente della carne (che riacquisirà nella forma trasfigurata alla fine dei tempi), cerca appoggio e sicurezza nelle abitudini avute fino ad allora. San Paolo dice che "ciò che brama la carne è morte" (Rom 8, 6). Tale passo, ingiustamente privato del suo contesto escatologico, è stato  qualificato come "sessuofobico", al punto che così lo giudicano pure molti cristiani. In realtà, a mio avviso, le cose stanno diversamente. San Paolo ha in mente la situazione di una persona spogliata dalla carne, subito dopo la morte, che continua a cercarla passionalmente anche nella sua nuova dimensione, se non altro per l'abitudine acquisita da una vita. In quella nuova situazione, tale persona è "votata alla morte" perché non si appoggia su quanto è vivo (lo spirito) ma porta le sue energie su quanto oramai giace nel sepolcro ed è soggetto alla dissoluzione (la carne della quale si è spogliata). Di qui il bisogno del cristiano tradizionale, nella dimensione temporale, di non assolutizzare la propria dimensione carnale. La scelta monastica, in ciò, è la preparazione più radicale per l'Al di là ma questa prospettiva escatologica, autentica spiegazione del monachesimo, è oramai persa almeno nel 95 per cento del Cristianesimo occidentale, per fare una stima generica. 
Senza escatologia, però, non c'è più vero Cristianesimo e la morale da semplice mezzo diviene fine e ideologia non convincendo più nessuno. Ecco perché, se si parla di morale, nel mondo Cattolico si ha immediatamente grande eco (sia tra chi ne è contro sia tra chi la difende) mentre se si parla di spiritualità non c'è che una debolissima attenzione, pensando debba trattarsi di cosa buona solo per "colli torti".

[**] Ciò spiega anche la diffusione di una certa arte ecclesiastica il cui messaggio, visto da un animo formato con i criteri tradizionali, non può che parere osceno e depravato. È il caso di un dipinto con approvazione episcopale nella cattedrale cattolica di Terni (Italia), in cui prostituti e libertini, senza alcuna conversione, vengono portati in Paradiso da un Cristo seminudo (vedi qui). 

venerdì 14 aprile 2017

Buona Pasqua!


Tutto nasce dal cuore e tutto ritorna al cuore. 
Per questo il fine della Chiesa è curare il cuore malato dell'uomo portandoci la luce della resurrezione. Ma perché ciò accada si devono realizzare alune condizioni:

1) Ammettere di essere limitati e peccatori, avendo ereditato una condizione decaduta il cui culmine è la nostra morte.
2) Ammettere di aver bisogno di Dio per risalire dal pozzo nero della nostra nativa condizione e cercarlo sinceramente.
3) Avere una Chiesa con tutti gli strumenti per trarci da questa condizione, primo tra tutti un ethos tale da avvertire in essa la condizione superiore alla quale anche inconsciamente aspiriamo.
4) Vivere una liturgia nella retta fede che non è stata violentata nelle sue forme simboliche in modo da infondere in noi l'intensa aspirazione del Paradiso con un sincero pianto per la morte dell'uomo-Dio.

Se questo non avviene, non avviene resurrezione (o il segno di essa) nel cuore umano. "Buona Pasqua", allora, non vorrà dire nulla.

giovedì 13 aprile 2017

Libro sulla Liturgia bizantina


Ho ricevuto in omaggio il libro di cui riporto la copertina. Ringrazio chi me l'ha regalato. 
Il libro cerca di imitare in piccolo il lavoro che a suo tempo fu fatto da padre Damiano Como. Siccome da allora non c'è stato un libro simile, la presente opera rappresenta già qualcosa, bisogna riconoscerlo.
Purtroppo, però, il risultato è abbastanza impreciso a più livelli: grafico, di impaginazione e in parte contenutistico. Si comprende l'eccessiva celerità con cui è stato fatto da alcune incoerenze interne che me lo segnalano. Il lavoro è prodotto da più mani, alcune competenti, altre improvvisate e lo si vede benissimo dalla giustapposizione di stili differenti tra loro. Citazioni mal fatte, scelte criticabili, termini non giustificati ricorrono in gran parte del libro. Il curatore ha redatto un'introduzione con pochissime note in cui si coglie che non sa citare, quindi non ha l'elementare metodologia scientifica richiesta per tali lavori.


La prima cosa che balza all'occhio, tuttavia, è la grafica: sommaria, stiracchiata, copiata da internet in modo fin troppo pacchiano. Mi è caduto l'occhio su qualche rubrica e noto qualche appunto un po' troppo vezzoso che storna dalla seria ieraticità della liturgia e, sinceramente, stona non poco. La lezione che a suo tempo diede Valerio Polidori nel suo Libro del Celebrante qui non è minimamente passata. Hanno fatto, come si dice, "orecchio da mercante".
D'altra parte la benedizione del vescovo Gennadios (Patriarcato Ecumenico) su quest'opera non può trasformare un lavoro mediocre in un buon lavoro, dal momento che non c'è stata la sufficiente competenza da parte di tutti. 
Inoltre, il fatto di celebrare o assistere spesso a questa liturgia non da la patente di "filologo" a chi, magari senza titoli necessari, è refrattario alla filologia. 
Questo, lo ricordo!, è un testo letterario e come tale richiede un minimo di competenza e coerenza in mancanza delle quali è fortemente consigliabile  far altro.
I laici meritavano di aver in mano qualcosa di meglio.

martedì 11 aprile 2017

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 5 e ultima)

Con questa parte termina la traduzione della conferenza. Sono qui riportate le impressioni e le reazioni delle Chiese al Concilio di Creta. Il lettore tenga conto che la capacità di reazione di una Chiesa è sempre segno della sua vita. Quando una realtà ecclesiale non reagisce più è prossima alla morte.

3. Le conseguenze e le implicazioni del "Concilio" di Creta

A. Le risposte delle Chiese locali


Passiamo ora ad osservare brevemente le conseguenze del Concilio e lo stato attuale delle cose.


In primo luogo, tra coloro che hanno partecipato al Concilio, ci sono stati quasi 30 vescovi che si sono rifiutati di firmare il suo documento finale sugli eterodossi e l'ecumenismo. Tra questi, ci sono vescovi ben noti, i metropoliti Ierotheos (Vlachos) di Lepanto (Grecia), Atanasio di Lemesou (Cipro), Neofitos di Morfou (Cipro), Amfilochios del Montenegro (Serbia) e Irenei di Batskas (Serbia).


Il vescovo Irenei di Batskas in Serbia ha riassunto la posizione di molti nel post-Concilio:


«Per quanto riguarda il momento, concluso trionfalmente, non ancora del tutto persuasivo, il "Concilio Grande e Santo" della nostra Chiesa in Columbari di Creta  già non è riconosciuto come tale dalle Chiese assenti, anzi addirittura caratterizzato da loro come una "riunione in Creta" e anche contestato dalla maggior parte dei gerarchi ortodossi presenti!».


I sostenitori e simpatizzanti del Concilio invocano l'esempio del precedente Concilio Ecumenico, come esempio di un concilio in cui alcune Chiese locali erano assenti (vale a dire Roma e Alessandria). Quello che non dicono, tuttavia, è che il Concilio ecumenico non è stato chiamato Concilio Ecumenico o pan-ortodosso dall'inizio ma piuttosto come uno dei tanti Concili locali dell'Impero d'Oriente e, per conto delle decisioni ortodosse che vi furono prese, è stato poi accettato da tutte le Chiese locali come ecumenico.


A Creta, in realtà, abbiamo il contrario: il concilio è stato chiamato pan-ortodosso e quattro Patriarcati hanno rifiutato di parteciparvi. Inoltre, cosa più importante, hanno anche rifiutato di riconoscerlo come un Concilio pure dopo il fatto. 

Il Patriarcato di Antiochia, nella sua decisione del 27 giugno dello scorso anno, ha dichiarato di considerare l'incontro a Creta come "un incontro preliminare nei confronti del Consiglio pan-ortodosso" e "si rifiuta di assegnare un carattere conciliare ad ogni incontro ortodosso che non coinvolge tutte le Chiese ortodosse" e che, quindi, "la Chiesa di Antiochia si rifiuta di accettare che l'incontro a Creta sia definito un 'Gran Concilio ortodosso' o un 'Concilio Grande e Santo'".

Il Patriarcato di Mosca (nel 15 Luglio 2016 per decisione del proprio Santo Sinodo) ha dichiarato che "il Concilio, avuto luogo a Creta non può essere considerato pan-ortodosso, né possono i documenti da esso ratificati costituire un'espressione di consenso pan-ortodosso". 

Il Patriarcato di Bulgaria (nella sua decisione del 15 novembre 2016) ha dichiarato in un incontro di tutta la gerarchia che "il Concilio di Creta non è né grande, né santo, né pan-ortodosso. Ciò è dovuto alla non partecipazione di un numero di Chiese autocefale locali, nonché per aver accolto errori organizzativi e teologici. Un attento studio dei documenti adottati in occasione del Concilio di Creta ci porta alla conclusione che alcuni di essi contengono discrepanze con l'insegnamento della Chiesa ortodossa, con la tradizione dogmatica e canonica della Chiesa e con lo spirito e la lettera dei Concili ecumenici e locali. I documenti adottati a Creta devono essere oggetto di ulteriore considerazione teologica per essere emendati, modificati e corretti o sostituiti con altri (nuovi documenti) nello spirito e nella  tradizione della Chiesa".

Il Patriarcato di Georgia si è incontrato nel mese di dicembre dello scorso anno e ha emesso una decisione definitiva in merito al Concilio di Creta. Ha dichiarato che non è un Concilio pan-ortodosso, che ha abolito il principio del consenso e che le sue decisioni non sono obbligatorie per la Chiesa ortodossa di Georgia. Inoltre, i documenti rilasciati dal Concilio di Creta non riflettono importanti critiche da parte delle Chiese locali e hanno bisogno di essere corretti. C'è bisogno che sia tenuto un vero Concilio Grande e Santo e la Chiesa georgiana è fiduciosa che si svolgerà in futuro e farà decisioni per consenso, sulla base della dottrina della Chiesa ortodossa. Verso questo obiettivo, il Santo Sinodo ha formato una commissione teologica per esaminare i documenti accettati a Creta e per prepararsi per un futuro Concilio che sarà pan-ortodosso.

Il Patriarcato di Romania, che ha partecipato al Concilio, ha in seguito affermato che "i testi possono essere spiegati, sfumati in parte o ulteriormente sviluppati da un futuro Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa. Tuttavia, la loro interpretazione e la stesura di nuovi testi su una serie di problemi non dev'essere fatta in fretta o senza l'accordo pan-ortodosso, in caso contrario devono essere ritardati e perfezionati fino a che possa essere raggiunto un accordo.

La Chiesa ortodossa autocefala di Grecia, mentre non ha affermativamente giocato in favore delle finali decisioni del Concilio, ha emesso un'enciclica che lo rappresenta come un Concilio ortodosso. Molti hanno concluso che questa posizione segnala un accordo, anche se all'interno della gerarchia ci sono vescovi che hanno nettamente respinto e condannato il "Concilio". Questa confusione ha dato origine a disgusto da parte dei fedeli.

B. Gli sviluppi post-cretesi in Grecia e Romania

Prima di concludere, credo che sia importante anche informarvi sugli ultimi sviluppi per quanto riguarda la ricezione o il rifiuto del "Concilio" cretese dal popolo di Dio.

Ci sono state risposte positive, soprattutto tra gli organi ufficiali delle Chiese partecipanti, che hanno la forma di conferenze e piccole conferenze sul significato del "Concilio" e che a volte coinvolgono gli eterodossi. Si può anche osservare un'insoddisfazione sorprendente tra i sostenitori poiché il "Concilio" non ha fatto abbastanza né è andato abbastanza lontano nel riconoscimento degli eterodossi né si è implicato in altre questioni "calde", soprattutto per diversi accademici ortodossi in Occidente. Senza dubbio ci sarà un continuo tentativo di influenzare i fedeli a favore del "Concilio" - un compito difficile, dato che la maggior parte non ha mai sentito il "Concilio" né questo è stato affatto rilevante per loro.

Nonostante il ricevimento ufficiale positivo dato al "Concilio" in Grecia e Romania, la risposta schiacciante tra il popolo di Dio è stata negativa. Le implicazioni del Concilio di Creta sono di vasta portata per molti in quelle Chiese locali che hanno accettato il Concilio. La risposta di molti sacerdoti, monaci e teologi alla favorevole accoglienza riservata al "Concilio" cretese dalla loro gerarchia ha spaziato dal rifiuto scritto e verbale da parte di noti teologi alla grave decisione di cessare la commemorazione di vescovi erranti da parte di monaci e pastori.

La cessazione della commemorazione del Patriarca di Costantinopoli ha avuto inizio sul monte Athos nell'autunno dello scorso anno, con forse 100 monaci partecipanti e ora si è diffusa in molte diocesi nella Chiesa di Grecia, come anche in Romania, dove diversi monasteri e clero hanno cessato di  commemorare i loro vescovi.

Uno degli sviluppi più significativi si è  verificato solo due settimane fa. L'eminente  professore di Patrologia, il protopresbitero Theodoro Zisis, ha annunciato che nella Domenica dell'Ortodossia  avrebbe cessato di commemorare il suo vescovo, il metropolita di Salonicco Anthimos, per l'accoglienza entusiasta del "Concilio" cretese e dei suoi testi da parte di quest'ultimo. A causa della sua statura e del suo alto profilo (è stato maestro di molti dei gerarchi attuali in Grecia), questa decisione ha influenzato gli altri e "scosso" lo status quo ecclesiastico in Grecia. Questo percorso è stato seguito da quattro membri del clero sull'isola di Creta, da tre monasteri della diocesi di Florina, da clero e monaci nelle diocesi di Salonicco, Cefalonia, Syros, Andros e altrove.

In aggiunta a ciò, solo pochi giorni fa l'Archimandrita Crisostomo, Abate del santo Monastero della Primavera vivificante a Paros in Grecia (dove il Santo Anziano Philotheos Zervakos brillava di vita ascetica) ha presentato al Santo Sinodo della Chiesa di Grecia una storica accusa formale di eresia contro il Patriarca Bartolomeo. L'Abate Crisostomo ha chiesto al Santo Sinodo di riconoscere, ripudiare e condannare l' "eterodidaskalia" del Patriarca (gli insegnamenti eterodossi) come contrari al retto insegnamento dell'una, santa, cattolica e apostolica Chiesa di Cristo.

Egli ha scritto quanto segue al Santo Sinodo:

"Presentandovi questa lettera, abbiamo posto all'onorato corpo della Gerarchia della Chiesa di Grecia, lo scandalo causato a me stesso, alla nostra fraternità, al clero, ai monaci e a innumerevoli laici, dalle successive ondate di insegnamenti eterodossi espressi varie volte da sua Santità, il Patriarca ecumenico Bartolomeo, il culmine dei quali è [stato espresso al] Santo e Gran Concilio tenuto in Kolympari di Creta".

La petizione formale fornisce 12 esempi di insegnamento eterodosso rilasciati dal Patriarca nel corso di decenni, così come 9 canoni rilevanti della Chiesa e si conclude con una lista di 13 vescovi, 14 abati, ieromonaci e clero e 9 teologi, che l'abate suggerisce essere chiamati come testimoni di supporto davanti al Santo Sinodo, quando sarà chiamato formalmente a difendere la sua accusa.

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 4)

In questa quarta parte, la conferenza tradotta entra nel cuore del problema: è possibile un inclusivismo tale da attribuire il termine di "Chiesa" a qualsiasi comunità che non sia in comunione con la Chiesa di Cristo? Non è mia intenzione, con questa traduzione, appoggiare l'Ortodossia contro il Cattolicesimo o altre realtà, magari creando contrasti interortodossi, come potrebbe credere chi è animato da una visione limitata e campanilistica, ma mostrare che le argomentazioni poste dal conferenziere non sono per nulla campate per aria e dovrebbero far riflettere tutti.
Egli parte dall'idea paolina che Cristo è uno, come capo, e che il suo corpo è unicamente uno (la Chiesa). Sostiene, poi, che la Chiesa, pur essendo distinta da una realtà spirituale (nei Cieli) e una umana (sulla terra), non può avere una divisione in se stessa (tra realtà spirituale e umana). Questo comporta che l'Unica Chiesa può essere solo da una sola parte e non in tante altre realtà senza comunione tra loro. Se, al contrario, si ammette che tutte le realtà cristiane non in comunione tra loro sono Chiese (in senso proprio), si opera una divisione tra la realtà spirituale dell'unica Chiesa e la realtà terrena, divisione che l'autore fa risalire all'eresia nestoriana (Nestorio divideva, non solo distingueva, l'umanità dalla divinità di Cristo). Per essere più chiari ancora: nell'uomo esiste distinzione tra l'attività psichica (tra la sua anima) e l'attività muscolare (il suo corpo), non divisione poiché l'uomo è una unità psicosomatica. Lo vediamo chiaramente in noi stessi. Allo stesso modo ragiona san Paolo e l'ecclesiologia patristica quando si riferisce alla Chiesa: le altre comunità ecclesiali hanno più o meno elementi della Chiesa, ma non sono la Chiesa che nella sua pienezza è data in un solo ambito. La prospettiva inclusivista ha fatto coriandoli di questa visione tradizionale.
La mia personale perplessità sta nel fatto che una volta accolto il principio di inclusività (nel modo spesso indiscriminato come vediamo attorno a noi), poi non ci si ferma più e tutto, allora, va bene. Ma così, bisogna essere chiari!, il Cristianesimo è finito. La posta in gioco è dunque molto alta.

3. Un lungo percorso verso il riconoscimento dell'ecclesialità degli eterodossi

Questo percorso verso l'accettazione conciliare dell'ecumenismo è stato lungo e tumultuoso. Il passo di questo testo sull'ecumenismo è stato chiaramente l'obiettivo numero uno dei veggenti del "Concilio", un obiettivo evidente già nel 1971.

Il primo testo prodotto all'interno del processo preconciliare che riconosce la cosiddetta ecclesialità delle confessioni eterodosse è il testo interortodosso della Commissione preparatoria del 1971 dal titolo Oikonomia nella Chiesa ortodossa, che ha dichiarato: “La nostra Chiesa ortodossa riconosce - pur essendo una, santa, cattolica e apostolica -, l'esistenza ontologica di tutte quelle Chiese e confessioni cristiane” [15] (Questo testo è stato a suo tempo severamente criticato dai teologi in Grecia e alla fine rimosso).

Questa frase è stata successivamente modificata alla Terza riunione della commissione nel 1986 come “riconosciamo l'effettiva esistenza di tutte le Chiese e confessioni cristiane”.

È stata nuovamente cambiata nel 2015, in occasione del V incontro della commissione preparatoria, come “riconosce l'esistenza storica di altre Chiese cristiane e confessioni che non si trovano in comunione con lei”.

Quando nel gennaio del 2016 il testo finale è stato finalmente reso pubblico, questa frase ha provocato una serie di reazioni e proteste dalla pienezza della Chiesa e dai Sinodi locali della Chiesa, tra cui la Chiesa Russa all'Estero.

La proposta dell'arcivescovo di Atene all'ultimo minuto a Creta, nel giugno del 2016, è stata generalmente accolta dai Primati e dal loro entourage (anche se quasi 30 vescovi si sono rifiutati di firmare). Il testo finale inclusa la formulazione è: La Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre eterodosse [16] Chiese cristiane e confessioni che non sono in comunione con lei.



Si può vedere che progressivamente, nel corso degli ultimi 45 anni, la frase è stata modificata in risposta alle obiezioni avanzate dalle Chiese locali. Tuttavia, la versione finale rimane poco ortodossa e inaccettabile o, come scrive il Metropolita Ierotheos (Vlachos) “anti-ortodossa”. Ci sono diversi appunti importanti da fare in tal senso.

4. [Frase] anti-ortodossa e condannata sinodalmente come eresia

In primo luogo, come osserva il metropolita Ierotheos, può essere che, nell'accettare il termine "chiesa" per le confessioni eterodosse, è stata persa una distinzione importante da parte dei gerarchi partecipanti. San Gregorio Palamas aveva definito chiaramente tale questione nel Tomos sinodale del nono Concilio Ecumenico (1351). Egli scrive: “Una cosa è utilizzare controdeduzioni a favore della pietà, un'altra cosa per confessare la fede”. In altri termini, si dovrebbe usare ogni argomento per contrastare qualcosa, mentre la confessione dev'essere breve e dottrinalmente precisa. Quindi, in questo contesto, in concilio, per il bene della precisione dottrinale l'uso del termine “chiesa” per l'eterodossia è manifestamente irricevibile.

Possiamo solo sperare, insieme con il metropolita Ierotheos, che i gerarchi a Creta siano stati “ingannati” da parte di chi ha sostenuto - senza ampi riferimenti - che durante il secondo millennio gli ortodossi hanno caratterizzato gruppi eretici come Chiese. 
La verità è che non fu fino al XX secolo che il cristianesimo occidentale è stato caratterizzato come una chiesa, poiché la terminologia e la teologia ortodossa è stata differenziata dalla terminologia e dalla teologia del passato, in particolare con [e dopo] l'enciclica del 1920 del Patriarcato ecumenico: Alle Chiese di Cristo ovunque. Basti ricordare che San Gregorio Palamas ha paragonato l'eresia latina all'arianesimo e i Latini come a strumenti del maligno.

Il termine Chiesa è usato non solo come una descrizione o un'immagine. Piuttosto, indica il Corpo reale del Signore nostro Gesù Cristo. La Chiesa si identifica con il vero corpo teantropico di Cristo e poiché, come capo Egli è uno, il suo corpo è uno. Come l'apostolo Paolo scrisse:

"Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il suo corpo, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti" (Ef 1, 22-23).

"Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V'è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti" (Ef 4, 4-6).

Anche se è stato affermato che la frase offensiva in riferimento alle “chiese”, in particolare nella sua ultima forma, è coerente con l'ecclesiologia ortodossa e l'apostolo Paolo, la verità è che è, piuttosto, coerente con la nuova ecclesiologia inclusivista. Come ha dichiarato il metropolita Ierotheos: Mentre a prima vista sembra innocua, è anti-ortodossa.

Perché anti-ortodossa? In primo luogo, non è possibile parlare semplicemente accettando il nome storico di altre Chiese cristiane eterodosse”, perché non c'è nome senza esistenza, poiché altrimenti si esprime un nominalismo ecclesiologico.

In secondo luogo, lungi dall'ascoltare l'apostolo Paolo, la bocca di Cristo, la frase la Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre Chiese eterodosse cristiane, compresa nel suo contesto ricorda la teoria della chiesa invisibile di Calvino e di Zwingli, che Vladimir Lossky aveva denominato ecclesiologia nestoriana. Questa ecclesiologia suppone che la Chiesa sia divisa in parti visibili e invisibili, proprio come Nestorio aveva immaginato che il divino e la natura umana in Cristo fossero separati. Da quest'idea, sono sorte altre teorie eretiche come, ad esempio, la teoria delle branche, la teologia battesimale e l'inclusività ecclesiologica. Questa teoria della chiesa invisibile è, in realtà, già stata respinta nel concilio dalla Chiesa ortodossa.

L'idea che una chiesa possa essere caratterizzata come eterodossa (eretica) è stata condannata dai Concili del XVII secolo, in occasione della cosiddetta Confessione di Loukaris, supponendo che sia stata scritta o adottata da Kyrillos Loukaris, Patriarca di Costantinopoli. La frase condannata è stata: È vero e certo che la Chiesa può peccare e adottare menzogne invece della verità. Al contrario, i concili della Chiesa del tempo, condannarono questa infedeltà a Cristo dichiarando che la Chiesa [in quanto tale] non può sbagliare.

Questo insegnamento conciliare è molto importante e va sottolineato ancora una volta ai nostri giorni, poiché deriva dal delirio di quegli umanisti in mezzo a noi che hanno perso la fede in Cristo e nella continuazione dell'Incarnazione [ossia nella sua Chiesa]. È questa mancanza di fede che si cela dietro la riluttanza di molti ad abbracciare lo scandalo del particolare ossia lo scandalo dell'Incarnazione dichiarando che la Chiesa è una, come Cristo è uno, ed è in un determinato momento e luogo, essendo la continuazione dell'Incarnazione e l'una, santa, cattolica e apostolica. Questa infedeltà equivale a un abbandono dell'ortodossia come pre-requisito dell'ecclesialità e non è solo una crisi di convinzioni ma, come p. George Florovsky ha scritto circa 60 anni fa, ci segnala che le persone hanno abbandonato Cristo.

A dire il vero, le forme contemporanee dell'eresia nelle teorie sulla chiesa invisibile sono un po' più sfumate rispetto a quelle del XVI secolo, ma non di molto. Guardiamo di nuovo alla frase offensiva nel contesto e vedremo più chiaramente le somiglianze. Il testo recita:

“In conformità con la natura ontologica della Chiesa, la sua unità non può mai essere perturbata. Nonostante ciò, la Chiesa ortodossa accetta il nome storico di altre Chiese e confessioni eterodosse cristiane che non sono in comunione con lei e ritiene che i suoi rapporti con esse devono essere basate sui più immediati e obiettivi chiarimenti possibili su tutta la questione ecclesiologica e soprattutto sui loro insegnamenti generali relativi ai sacramenti, la grazia, il clero, e la successione apostolica. (Paragrafo 6)

Si inizia affermando che in base alla natura ontologica della Chiesa, l'unità non può essere perturbata. Qui è implicita l'unità invisibile della Chiesa nei cieli. Questo è il significato di ontologica. Questa affermazione è immediatamente seguita da ma nonostante questo ... ed è fatto riferimento alla frattura, l'aspetto visibile della Chiesa, con l'accettazione di altre chiese eterodosse.

5. Un'espressione già accettata della nuova ecclesiologia

Questa non è la prima volta che tale dicotomia della Chiesa ontologicamente unita nel cielo, al di fuori del tempo, con la Chiesa divisa sulla terra, nel tempo, è apparsa nella gerarchia ortodossa. Ecco come il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, si espresse nel Santo Sepolcro di Gerusalemme nel 2014:

L'Unica, Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica, fondata dal 'Verbo in principio' dall' uno 'vero con Dio', e dalla parola 'vero Dio', secondo l'evangelista dell'amore, durante il suo impegno sulla terra, a causa del predominio della debolezza umana e dell'impermanenza della volontà dell'intelletto umano, è stata purtroppo divisa nel tempo. Questo ha portato a varie condizioni e gruppi, ciascuno dei quali ha rivendicato a sé l' 'autenticità' e la 'verità'. La verità, tuttavia, è una, Cristo e la Chiesa, fondata da lui.

Sia prima che dopo il grande scisma del 1054 tra Oriente e Occidente, la nostra Santa Chiesa ortodossa ha fatto tentativi per superare le differenze, che hanno avuto origine dal principio e per la maggior parte da fattori esterni all'ambiente della Chiesa. Purtroppo, l'elemento umano ha dominato e, attraverso l'accumulo di elementi addizionali di tipo 'sociale', 'teologico' e 'pratico' le Chiese locali furono condotte a dividersi dall'unità della fede, in un isolamento che si è sviluppato a volte in polemiche ostili.

La somiglianza con la teoria della Chiesa invisibile condannata dalla Chiesa e queste parole del Patriarca è evidente nella netta distinzione tra la Chiesa celeste ontologicamente unita con la presunta frammentata Chiesa terrena. Tale argomentazione rispecchia la divisione nestoriana delle nature divina e umana del Corpo di Cristo. Questo punto di vista è, tuttavia, non a caso, in armonia con la nuova ecclesiologia proposta al Concilio Vaticano II che postula una chiesa terrena con maggiore o minore pienezza [17] a causa dei cosiddetti grovigli della storia umana [18].

Queste visioni di Chiesa implicano l'identificazione della Chiesa con l'eresia, l'identificazione delle cose sante con le decadenze mondane. Giungono in mente, non senza dolor di cuore, le parole di San Tarasio, patriarca di Costantinopoli, ai Padri del settimo Concilio ecumenico quando rimproverava le decisioni degli iconoclasti nel falso concilio di Hieria:

“Oh lo squilibrio e la distrazione di questi [uomini]! Essi non hanno separato il profano e il sacro e, come bettolieri, hanno mescolato vino con acqua; hanno mescolato la vera parola con la perversità, la verità con la menzogna, proprio come [se avessero] mescolato veleno con miele, per la cui cosa opportunamente Cristo nostro Dio dice per mezzo del profeta: 'I preti hanno posto da parte la mia legge e contaminato il mio santuario; essi non distinguono tra il profano e il santo.

Dovrebbe essere chiaro, quindi, che il testo offensivo con la sua ecclesiologia eretica dev'essere respinto dalla Chiesa (da ogni Chiesa locale separatamente e poi in un futuro Concilio), e sostituito, perché sarà senza dubbio fonte di allontanamento dall'Ortodossia.

C'è ancora tempo per correggere la direzione e guarire la ferita già inflitta alla Chiesa. Una soluzione pratica, data dal Metropolita Ierotheos per contribuire a facilitare il ripristino dell'ortodossia, è in un futuro Concilio per correggere gli errori ed emettere un nuovo documento ortodosso. 
A tal fine, c'è sia il supporto contemporaneo (dai Patriarcati di Antiochia, Serbia, Russia, Georgia, Bulgaria e persino dalla Romania) sia il supporto precedente e storico (le riunioni dei Concili Ecumenici prorogati per mesi e anni, il Concilio Quininsesto che ha completato il V e il VI Concilio e il IX Concilio ecumenico che era in realtà composto da quattro concili separati).

Speriamo che i vescovi prendano ovunque misure immediate in questa direzione, poiché la questione è più urgente in quelle Chiese locali che hanno accettato il testo e il Concilio.

[segue]


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Note 

[15] Συνοδικἀ, ΙΧ, σ. 107, Γραμματεία Προπαρασκευής της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου της Ορθοδόξου Εκκλησίας, Διορθόδοξος Προπαρασκευαστική Επιτροπή της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου 16-28 Ιουλίου 1971, έκδ. Ορθόδοξο Κέντρο Οικουμενικού Πατριαρχείου Chambesy Γενεύης 1973, σ. 143, και Γραμματεία Προπαρα-σκευής της Αγίας και Μεγάλης Συνόδου της Ορθοδόξου Εκκλησίας, Προς την Μεγάλην Σύνοδον, 1, Εισηγήσεις, της Διορθοδόξου Προπαρασκευαστική Επιτροπή επί των εξ θεμάτων του πρώτου σταδίου, έκδ. Ορθόδοξο Κέντρο Οικουμενικού Πατριαρχείου Chambesy Γενεύης 1971, σ. 63.

[16] Nota del traduttore: La versione ufficiale inglese dice “non ortodossi”, mentre la versione originale greca dice “eterodossi".

[17] "Si può pensare alla Chiesa universale come a una comunione, a vari livelli di pienezza, di corpi che sono più o meno completamente chiese.... Si tratta di una vera comunione, realizzata in vari gradi di densità o di pienezza, di corpi, tutti di cui, anche se alcuni più pienamente di altri, hanno un carattere veramente ecclesiale" (Francis A. Sullivan, SJ, Il significato della Dichiarazione del Vaticano II che la Chiesa di Cristo "sussiste" nella  nella Chiesa cattolica romana, in René Latourelle (a cura di), Il Vaticano II: Valutazione e prospettive, Venticinque anni dopo (1962-1987), (New York: Paulist Press, 1989), 283, in inglese.

[18] 267. Joseph Ratzinger, “L'ecclesiologia del Vaticano II”, un discorso tenuto al Congresso Pastorale della Diocesi di Aversa (Italia), 15 settembre 2001, 
http://www.ewtn.com/library/CURIA/CDFECCV2 htm.