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martedì 11 dicembre 2018

L'Oriente cristiano spaccato

Riporto una lettera che un metropolita ucraino ha inviato come risposta all'invito del patriarca greco-ortodosso Bartolomeo per la partecipazione al concilio ucraino che dovrebbe unire tutte le Chiese di quella nazione. Da recentissime notizie si apprende che tale concilio (che si celebrerà il giorno 15 dicembre) pare già fallito prima di celebrarsi perché non solo la maggioritaria Chiesa ortodossa (canonica) ucraina non vi parteciperà ma perfino qualche chiesuola scismatica (da Bartolomeo "regolarizzata") vi sta mettendo i bastoni tra le ruote.
Quest'iniziativa parte da ragioni prevalentemente politiche, si serve della Chiesa ponendosi di fatto contro di essa e usa come "grimaldello" il patriarca Bartolomeo che dice di parlare a favore di un popolo almeno per l'80 per cento contrario alle sue decisioni.
La lettera che segue sembra ricalcare la migliore polemica bizantina del IX secolo solo che, in luogo di essere rivolta contro il Cristianesimo occidentale come allora, è rivolta contro Bartolomeo. È la più chiara testimonianza che oramai ci troviamo dinnanzi ad una spaccatura sempre più profonda dove Bartolomeo rimarrà isolato e non rappresenterà altro che se stesso.
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Caro leale suddito della Repubblica turca, signor Bartolomeo!
(meglio conosciuto come "Patriarca ecumenico")


Abbiamo appreso dai mass media che sta inviando inviti per il "Concilio degli empi" (Sal 1, 1) tramite funzionari governativi.
A tal proposito, mi permetta di esprimere a lei e ai suoi inviati la mia sentita gratitudine per gli sforzi da lei compiuti attraverso l'apparato statale ucraino e il raggiro delle norme di diritto canonico per distruggere la Chiesa ortodossa ucraina (i successori della Chiesa nata dalle fonti del Dnieper), precedentemente riconosciuta da lei come l'unica Chiesa canonica ortodossa in Ucraina!

Chiederà: "Grazie per cosa?". Per le sue azioni che contribuiscono a fare entrare nel Regno di Dio il  nostro gregge ortodosso, sottoponendolo alla discriminazione e alla persecuzione attualmente in corso. Sfortunatamente forse non conosce il saggio detto della nostra gente: "L'amore non può essere forzato". Le sue azioni sono quelle di un uomo accecato dal bagliore illusorio dell'autorità di Cesare. Con la sua partecipazione a progetti politici volti a dividere l'unità della Chiesa, ha già posto in serio dubbio il suo stato di primo gerarca onorato nell'Ortodossia. Oggi lei dichiara che nella sua persona rappresenta "la Chiesa Madre" per il popolo ucraino. Tuttavia, per qualche ragione lei agisce come l'ispiratore ideologico di una campagna su larga scala volta a incitare l'odio verso la UOC [la Chiesa ortodossa ucraina canonica], il sequestro dei suoi luoghi sacri, la persecuzione del suo gregge e l'indebolimento della posizione dell'Ortodossia in Ucraina favorendo il momento di raccolta della "crociata" uniate sulle terre native ortodosse! Che tipo di madre è quella che aiuta a torturare il suo bambino?
Coloro che attendono il rapido avvento del Tomos [= il documento redatto da Bartolomeo con cui si dichiara la nascita di una nuova Chiesa indipendente e unica in Ucraina] non temono di gridare questi slogan ai loro raduni: "Morte al nemico!" e sotto le mura della nostra amministrazione diocesana: "Sacerdoti di Mosca al patibolo, come i comunisti!". Ecco come i suoi nuovi alunni trattano noi e la Chiesa ortodossa ucraina nel suo insieme, essendo in comunione eucaristica con la Sede a lei affidata. Cose terribili stanno dietro a questi slogan: il dominio della convenienza politica in ogni questione importante della vita della Chiesa, il regno della persecuzione totale contro una Chiesa che non corrisponde alla linea ideologica generale dell'élite dominante, la profanazione di luoghi e oggetti santi e la perversione dei canoni da parte di avversari di lunga data dell'Ortodossia, che ora si stanno attivamente mascherando con le vesti dei sostenitori del progetto autocefalo e vengono da lei sollecitati.
Lei è pronto a credere nel "Dio nazionale ucraino" o questo è solo un tentativo di portare la nostra gente sotto il suo omoforio [= sotto la sua giurisdizione]? O, piuttosto orribilmente, i processi provocati da lei hanno per base dei normali interessi mercantili?
Nei suoi tentativi di assoggettare tutte le Chiese ortodosse al trono di Costantinopoli [...], dimentica che a Bisanzio non ci fu un prete ma un Cesare, ed è un impero che non esiste già da molti secoli. Uno dei motivi per cui è sparito - forse il principale - è che in quel momento, alcuni dei suoi predecessori, i patriarchi bizantini, permettevano alla fede di divenire un elemento contrattuale nei giochi della grande politica. È un peccato che lei non ne tenga conto o lo abbia deliberatamente dimenticato. Dopotutto, più di 500 anni fa, fu proprio il tradimento della fede ortodossa da parte di Costantinopoli e la sua adesione all'Unia con Roma, non le condizioni geopolitiche di quei tempi, che divennero una forza trainante nell'Ortodossia ottenendo l'indipendenza da Bisanzio delle terre della Rus'.
Grazie, signor Bartolomeo, per aver aiutato la nostra salvezza. Il clero che, per una ragione assurda, il suo trono immagina appartenergli, e il gregge le chiedono solo questo: cosa le ha impedito di ascoltarci in primavera? Cosa le ha offuscato la mente per cui si considera il Patriarca di tutto il mondo? Forse il suo prossimo passo sarà l'affermazione che lei ha creato questo mondo dal nulla?
Con gratitudine e speranza nell'ammonizione di Dio per ciascuno di noi,
LUCA
METROPOLITA DI ZAPOROZHYE E MELITOPOL
11/12/2018

Tradotto da: http://orthochristian.com/117824.html da cui è stata tratta l'immagine iniziale.

mercoledì 5 dicembre 2018

Intervista al metropolita Ilarione (Alfeyev) di Volokolamsk sulla situazione attuale in seno all'Ortodossia

Entretien avec le métropolite Hilarion (Alfeyev) de Volokolamsk, président du département des relations extérieures du Patriarcat de Moscou

La prima domanda che le pongo è una domanda attuale: purtroppo tutti sono sorpresi dalla decisione del patriarca Bartolomeo di sciogliere l'arcivescovato russo dell'Europa Occidentale. Qual'è il suo parere?

Non sono stupito da questa decisione perché recentemente il patriarca Bartolomeo ha per così dire "soppresso" l'esistenza della Chiesa ortodossa ucraina comprendente più di duecento monasteri e due milioni di fedeli ortodossi. Il patriarca Bartolomeo ha deciso, non si sa perché, di avere il diritto di creare nuove Chiese, sopprimere altre, legittimare delle entità scismatiche, di sollevare da anatemi proclamati dalla Chiesa ortodossa locale. Tutto ciò è per noi inspiegabile e l'azione del patriarca Bartolomeo non è soggetta ad alcuna logica, né dal punto di vista canonistico né dal punto di vista del semplice buon senso. L'"avventura" lanciata dal patriarca Bartolomeo in Ucraina comporta molti dolori agli ortodossi ucraini poiché, per la prima volta nella storia della Chiesa, l'autocefalia non è richiesta ma imposta forzatamente. La maggioranza dei fedeli ucraini appartiene alla Chiesa ucraina del patriarcato di Mosca e non desiderano l'autocefalia e non accetteranno alcuna autocefalia imposta dal patriarca Bartolomeo. Ciononostante sentiamo sempre che il Fanar ha deciso di concedere l'autocefalia all'Ucraina e al suo popolo. Il presidente Poroshenko dice che è una questione già decisa. Io penso che la soppressione dell'esarcato s'iscrive in questa logica ma non vorrei commentare poiché l'esarcato stesso deve porre una risposta a questa decisione, ossia di continuare ad esistere o ad essere soppresso.

Riguardo all'Ucraina, la decisione della Chiesa ortodossa russa è, dunque, di rompere la comunione dicendo che la Chiesa di Costantinopoli si trova nello scisma. Così lei si esprime il 27 ottobre scorso nella trasmissione "La Chiesa e il mondo": "Avendo rotto la comunione con Costantinopoli noi dichiariamo che Costantinopoli si trova nello scisma". Dunque siccome lei utilizza il termine "scisma", mi permetta di riportare la lettera canonica di san Basilio indirizzata a sant'Anfilochio d'Iconio nella quale egli elenca le tre categorie di fedeli che si sono trovati fuori dalla Chiesa: gli eretici, gli scismatici e i parasinàgoghi. Dunque, queste categorie, per san Basilio, sono al di fuori della Chiesa. Conseguentemente se diciamo che il patriarcato di Costantinopoli si trova nello scisma, vuol dire che sono al di fuori della Chiesa. Ora oggi nessuna Chiesa locale considera il patriarcato di Costantinopoli al di fuori della Chiesa. Recentemente abbiamo visto il patriarca di Costantinopoli concelebrare con il patriarca Daniele di Romania. Qual'è, dunque, il suo parere?

Non possiamo applicare questa logica alla realtà della Chiesa. Esiste un ammirabile articolo dell'arciprete Giorgio Florovskji sui limiti della Chiesa, sulle frontiere della Chiesa. Egli tratta delle frontiere terrestri della Chiesa e dei rapporti che intrattengono con tali frontiere quelle comunità considerate scismatiche. Se noi abbiamo rotto la comunione con il patriarcato di Costantinopoli, abbiamo fissato, così, la nostra attitudine nei riguardi dell'azione del patriarcato di Costantinopoli. L'ultima volta avevamo avvertito il patriarca Bartolomeo in occasione della visita del patriarca Cirillo ad Istanbul per prevenirlo dalle conseguenze che avrebbero comportato le azioni costantinopolitane. Purtroppo Bartolomeo non ha ascoltato né gli avvertimenti del patriarca Cirillo né quelli di altri vescovi che lo avvisavano delle conseguenze di tali azioni. Nessuna Chiesa locale ha sostenuto l'azione del patriarca Bartolomeo in Ucraina. Alcune lo hanno apertamente criticato. Altre sono silenti e attendono che questa triste storia termini ma alcuna Chiesa ha sostenuto il patriarcato di Costantinopoli in quest' "avventura" lanciata in Ucraina. Se si tratta della rottura delle relazioni è una misura da noi adottata con molta tristezza ma i canoni della Chiesa non ci hanno dato alcun'altra possibilità di reagire al banditismo - non avrei altro modo per definirlo - del patriarca Bartolomeo e dei vescovi che l'hanno sostenuto. Quest'azione non può essere definita se non come criminale. Il patriarca Bartolomeo, quando ultimamente ne ha parlato, ha detto che per creare una nuova Chiesa autocefala e per togliere gli anatemi di un'altra Chiesa locale l'accordo con la Chiesa locale non è necessario. Egli stima che è sufficiente se stesso per risolvere tutte queste situazioni. Abbiamo, dunque, un papa nell'Ortodossia? Ma noi non abbiamo un papa e non lo possiamo accettare. Ho forti dubbi che le Chiese locali lo possano accettare! Il papismo è proprio al Cattolicesimo e non è mai esistito nel sistema ortodosso. Noi siamo un insieme di Chiese autocefali locali. Ogni Chiesa è responsabile dei suoi fedeli. Le decisioni del nostro Sinodo sono state considerate unanimemente. Tali decisioni sono sostenute dall'appoggio dei fedeli. Dalle metropoli, dalle parrocchie, dalle diocesi, tutti si uniscono a queste decisioni poiché non si può agire diversamente ad azioni criminali.

In effetti, il problema di fondo è la questione del primato. Perché il primato e a cosa serve il primato? Tutte le Chiese considerano che esiste un'autorità onorifica nel patriarcato di Costantinopoli ma recentemente, da parte dei gerarchi del patriarcato costantinopolitano, abbiamo sentito altri pareri, altre visioni del primato. Faccio riferimento al metropolita Elpidoforos di Bursa il quale ha scritto, in un lungo articolo, che il patriarca di Costantinopoli è "primus sine paribus", non è "primus inter pares". Che ne pensa di ciò?

Posso certamente commentare quest'affermazione: si tratta dell'eresia del papismo contro la quale la Chiesa ortodossa ha secolarmente combattuto. Come lei sa, le pretese d'essere alla testa della Chiesa sono la causa della rottura tra Roma e Costantinopoli nel 1054. Purtroppo la storia si ripete e l'azione del patriarca Bartolomeo fa a pezzi il cuore della Chiesa ortodossa. Era stato avvertito delle conseguenze di tale azione ma l'ha fatta per seguire una missione politica che gli era stata data dai responsabili degli Stati Uniti, responsabili che non nascondono di essere all'origine di tutto ciò, questo comando era stato accompagnato da generosi compensi ampiamente risaputi e pubblicati, è un comando che mira a distruggere l'unità della Chiesa ortodossa. Il patriarca Bartolomeo vuole, così, smantellare la Chiesa ortodossa russa per vendicarsi sul patriarca Cirillo che, secondo lui, avrebbe persuaso le Chiese locali a non partecipare al cosiddetto Concilio di Creta. Inizialmente lo ha fatto la Chiesa di Bulgaria poi quella di Antiochia poi quella di Georgia. La Chiesa russa è stata l'ultima a non parteciparvi. Ogni Chiesa ha preso la sua decisione indipendentemente dalle altre, ogni Chiesa aveva le proprie ragioni per non partecipare. La nostra decisione era motivata dal fatto che tutto il processo preconciliare doveva, per noi, essere fatto in modo unanime, ossia con la partecipazione di tutte le Chiese locali. Se una Chiesa locale non era presente non ci sarebbe stato consenso. Tre Chiese locali si sono astenute, la Chiesa serba si è unita ad essa e in seguito hanno cambiato atteggiamento ma avevano suggerito uno slittamento delle date del concilio. E' allora che abbiamo deciso di astenerci. Il patriarca Bartolomeo è stato persuaso che il patriarca Cirillo era all'origine di tutto ciò e ha deciso di vendicarsi. Quest'atteggiamento umanamente non è certo degno di rispetto e da un punto di vista cristiano è assolutamente riprovevole. Mi spiace profondamente la caduta spirituale di questo vescovo che ora si trova nello scisma. D'altronde, non è senza precedenti nella storia del patriarcato di Costantinopoli. Basta ricordare il terzo concilio ecumenico che ha condannato il patriarca Nestorio caduto nell'eresia come, nel XV secolo, il patriarca di Costantinopoli che si è unito con Roma. E' allora che i vescovi riuniti hanno eletto il loro primate senza la benedizione del patriarca di Costantinopoli ed è a partire da questo momento che la Chiesa russa è divenuta autocefala. Non hanno voluto la benedizione di Costantinopoli perché, in quell'epoca, non c'era un patriarca ortodosso ma uniate che aveva inviato in Russia un metropolita. Costui ha commemorato il papa di Roma mentre officiava nella basilica del Cremlino. I boiardi lo hanno cacciato, lui è fuggito e si è recato a Roma dov'è divenuto cardinale. Il patriarca di Costantinopoli dell'epoca aveva designato a Kiev un secondo metropolita e ha appreso che Mosca aveva eletto un metropolita in modo indipendente. In seguito, questa metropoli si è unita con la Chiesa ortodossa russa che aveva uno statuto patriarcale. Il patriarca Bartolomeo ha abolito l'unione del metropolita di Kiev con il patriarca di Mosca, ha affermato che non esiste altra Chiesa se non quella di Costantinopoli e vuole conferire un'autocefalia ad una Chiesa ucraina inesistente.

Nessuna Chiesa ha accettato esplicitamente lo stabilimento di una Chiesa ucraina indipendente. Tuttavia, tutte le Chiese dicono che nel concilio (di Creta) ci fu una riunione e, allo stesso tempo, che è compito del patriarca convocare tale concilio secondo i canoni. [Dunque esistono dei compiti propri al patriarca]. Come giudicare questa contraddizione?

Lei dice che è "secondo i canoni", ma quali canoni? Lei può citare quei canoni che danno al patriarca ecumenico il diritto di convocare i Concili? Io penso che questi canoni non esistono. Il concilio ecumenico non era convocato dal patriarca ecumenico ma dall'imperatore. Il fatto che il patriarca di Costantinopoli si è visto conferire il diritto di convocare dei Concili nel XXI secolo, è il risultato di un consenso raggiunto dalle Chiese ortodosse locali. Il Concilio non è convocato da un'iniziativa personale ma con l'assenso di tutte le Chiese locali. Fino a poco fa avevamo il primo tra gli eguali, ossia il patriarca di Costantinopoli, per convocare il Concilio in nome di tutte le Chiese ortodosse locali. Ora l'elemento unificatore non è più il patriarcato di Costantinopoli che si è, per così dire, autoliquidato. Per sua decisione il patriarcato di Costantinopoli ha voluto associarsi agli scismatici. Per noi il centro di coordinazione di Costantinopoli non esiste più. Bisogna riflettere su chi, nel futuro, convocherà il Concilio. Sarà il patriarca di Alessandria o un altro o non ne avremo? Il patriarca di Costantinopoli fintanto che rimane nello scisma anche se convoca un Concilio non avrà la partecipazione della Chiesa ortodossa russa. Avevamo pregato il patriarca di Costantinopoli di convocare un Concilio, una Sinassi, un Convegno per trovare una risposta al problema ucraino. Ha preferito prendere una decisione indipendente per cui è necessario che ora se ne assuma le conseguenze.

Ha accennato che esiste un'altra dimensione al problema ucraino, la dimensione geopolitca. Quello che io sento qui è il sostenimento dell'indipendenza dell'Ucraina perché non va in direzione del concetto sollecitato dalla Chiesa russa del "mondo russo". Dunque gli altri vedono come una sorta di neo realismo russo e inoltre si aggiunge che la Chiesa russa non è indipendente ma sottomessa al potere politico attuale. Può dire qualcosa su queste critiche?

Posso dire che queste considerazioni sono o il prodotto di una deliberata menzogna o il prodotto di un'ignoranza totale della situazione. Sono stato stato ordinato prete nel 1987 in epoca sovietica e mi ricordo molto bene della situazione ecclesiale in quell'epoca, totalmente subordinata allo Stato. Dal momento in cui l'Unione Sovietica si è dissolta, la Chiesa è divenuta indipendente dallo Stato, lo Stato non ingerisce sugli affari della Chiesa. Né il presidente né i funzionari ci dicono: "Voi dovete eleggere questo o quel patriarca o dovete nominare vescovo questa o quella persona per tale sede". Questo è impensabile. Esistono molte leggende sulla cosiddetta dipendenza della Chiesa russa allo Stato ma non hanno alcun fondamento. Posso dare degli esempi concreti quando dei territori si sono proclamati Stati autonomi e sono stati riconosciuti come tali dalla federazione russa. La Chiesa ortodossa russa non ha fatto nulla per inviare dei propri vescovi in questi territori. Quando la Crimea si è unita alla federazione russa, le diocesi della Chiesa ortodossa russa che facevano riferimento alla Chiesa ortodossa ucraina continuarono a farne parte. Si possono citare pure altri esempi che mostrano che il nostro dialogo con le autorità laiche non riceve alcun risultato. Sono anni che chiediamo delle decisioni pubbliche ma non otteniamo quanto desideriamo. Non otteniamo che il catechismo sia insegnato nelle nostre scuole. In Austria, i preti possono andare nelle scuole per insegnare la religione ortodossa in esse. Quanto è possibile in Austria non lo è in Russia. Stiamo discutendo di ciò con il ministero dell'istruzione. Se ci fosse una fusione tra Chiesa e Stato, tale questione avrebbe trovato una soluzione.

Prima dell'ultima domanda: lei è presidente della commissione sinodale biblica e teologica della Chiesa ortodossa russa. A Nantes, l'anno scorso, c'è stata una riunione per parlare dell'accoglienza di questo documento firmato nel Concilio di Creta. Per quanto ne so la sua opinione non è stata ancora pubblicata.

Non hanno pubblicato la mia conclusione presentata nel Consiglio dei vescovi della Chiesa ortodossa russa. Il Consiglio ha preso una decisione fondandosi su tale analisi: bisogna tornare su tale tema, criticare i documenti del Concilio di Creta o discuterli. Purtroppo questo è rimasto nel passato, è come un treno che ha lasciato la stazione. Il fallimento del Concilio di Creta ha avuto come conseguenza che questo documento e l'operato di questo documento nelle Chiese locali, non ha avuto luogo.

Per quanto riguarda i membri della Chiesa ortodossa russa che si trovano all'estero dove non esiste alcuna Chiesa se non quella costantinopolitana: possono essi comunicarsi eccezionalmente? Ad esempio delle persone che abitano negli Stati Uniti a 300 km da una Chiesa del patriarcato di Mosca.

E' difficile dire che siamo disposti a permettere ai nostri fedeli di comunicarsi in situazioni eccezionali in una Chiesa scismatica com'è attualmente la Chiesa di Costantinopoli. Faremo il possibile perché ovunque dove attualmente non c'è parrocchia della Chiesa ortodossa russa possano essere create delle parrocchie. Ultimamente sono andato in Corea del Sud dove esiste una comunità di ortodossi russi che però non hanno né parrocchia né prete. Fino a poco fa andavano in una chiesa sotto Costantinopoli e noi non avevamo intenzione di fondare una parrocchia russa perché ritenevamo che il patriarcato di Costantinopoli fosse all'altezza della sua missione. Ora s'impone una decisione: bisogna creare una parrocchia nella Corea del Sud ed inviare dei preti. Ovunque la situazione è così cercheremo di creare delle parrocchie.

Qui il sito originale dal quale è stata fatta la traduzione e presa l'immagine d'apertura.

mercoledì 28 novembre 2018

Uno sguardo più attento all'ecclesiologia del Patriarca ecumenico e alle sue affermazioni su se stesso


Questo articolo tradotto da qui, riporta la riflessione di una teologa ortodossa sui limiti e le ambizioni del patriarca Bartolomeo I che stanno creando un problema il quale, se persiste, genererà uno scisma permanente nel mondo ortodosso. Sono cose tutt'altro che secondarie e che in un certo senso riguardano pure l'Occidente cristiano poiché tali riflessioni aiutano a cogliere il mistero essenziale della Chiesa.







Il Patriarcato ecumenico ha una particolare autorità nel suo ruolo di "primo fra uguali"?

Sì. Vari accordi inter-ecclesiali hanno attualmente dato al Patriarcato Ecumenico un ruolo speciale nel dirigere, ordinare e organizzare varie attività pan-ortodosse.

Qual è lo scopo di questa autorità?

Questo è l'aspetto della contesa.
In una certa misura gli ultimi cento anni di cooperazione pan-ortodossa hanno gettato le basi per delineare un ruolo per il Patriarca ecumenico nelle attuali strutture globali pan-ortodosse [1]. Ciò che sta accadendo, però, è che il Patriarcato ecumenico sta estendendo le sue rivendicazioni per la giurisdizione oltre quella concordata. Prima di tutto, rivendica la giurisdizione universale sulla diaspora. Tuttavia, quest'interpretazione dei canoni non è qualcosa che ha un accordo pan-ortodosso. Anche nelle recenti dichiarazioni il Patriarcato ha affermato che gode della giurisdizione canonica e di tutti i privilegi apostolici nella sua responsabilità di salvaguardare l'unità e la comunione delle Chiese locali, ma anche per l'attuale insieme dell'Ortodossia nel mondo e nella storia contemporanea”. È questo che viene discusso. Mentre tutti concordano sul fatto che il Patriarcato ha un ruolo consultivo e di coordinamento come "primo fra pari", non è stato raggiunto alcun accordo riguardo a qualsiasi giurisdizione canonica o privilegi apostolici che accompagnano tale ruolo. Queste affermazioni sono state avanzate unilateralmente dal Patriarcato ecumenico senza accordo con il resto della Chiesa.

Chi determina la portata di quest'autorità?

Qui sta la questione centrale che, se non risolta, lascerà una ferita continua nella Chiesa. Tradizionalmente, la portata dell'autorità di ogni vescovo è ricevuta dalle mani di altri vescovi. Tuttavia, il Patriarcato ecumenico sta proponendo un'ecclesiologia in cui l'autorità che sta reclamando risiede ed è sempre stata nella sede di Costantinopoli, e quindi non riconosce questa responsabilità e autorità come risultato che viene limitato dagli accordi firmati.
Finché il Patriarcato ecumenico continua a credere che questa responsabilità e quest'autorità esiste in sé stessa essenzialmente, e quindi non è qualcosa data dal resto della Chiesa, non può esserci davvero alcun accordo su quanto consiste in questa autorità. Il Patriarcato di Costantinopoli ha difeso la sua posizione sotto tale ecclesiologia semplicemente sostenendo che chiunque non è d'accordo con essa è un nemico e non ama veramente la Chiesa. Questo perché egli si considera essenzialmente la Chiesa. È la vite e le altre Chiese sono solo rami.
Quest'atteggiamento del Patriarcato è un rifiuto della corretta ecclesiologia ortodossa in cui l'autorità di qualsiasi vescovo è qualcosa che viene data dalla gerarchia ecclesiastica esistente, non qualcosa che ha in se stesso. Quest'atteggiamento sta causando disordini nella Chiesa. L'unità non può essere mantenuta quando un membro non è presentato dagli altri ma fa le sue regole.
La Bibbia ci chiama a sottometterci gli uni agli altri nel timore di Dio e anche a sottometterci alle autorità governative. Il Patriarca ecumenico non è sottomesso né al governo turco né alle altre chiese autocefale, in quanto l'autorità giurisdizionale effettiva del Patriarca ecumenico è locale, non universale.

Il Patriarcato ecumenico è la "Chiesa madre" o l'inizio della Chiesa ortodossa [come dice Bartolomeo]?

Tutte le Chiese hanno il loro inizio dalla discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, avvenuta a Gerusalemme. Questo è il luogo di nascita della Chiesa. Tuttavia, non consideriamo la Chiesa di Gerusalemme una Chiesa madre nel senso che il Patriarcato Ecumenico rivendica. Varie Chiese diventano Chiesa Madre in senso relativo quando pianificano delle missioni. Questa relativa maternità però significa solo che alcune Chiese locali sono coinvolte nell'implantazione e nella guida di nuove Chiese. Ciò non significa che nessuna Chiesa locale sia fonte di vita per qualsiasi altra Chiesa. La fonte della vita per tutta la Chiesa è l'unico Mistero di cui tutti noi partecipiamo.

L'Ortodossia può esistere senza il Patriarcato ecumenico?

L'esistenza della Chiesa non dipende da nessun particolare patriarca o struttura amministrativa, ma dipende dalla Santissima Trinità come sua fonte di esistenza, la sua vita in corso e il suo giusto ordine, armonia, rettitudine e illuminazione. Questa vita della Santa Trinità è presente come una realtà sacramentale che compenetra tutta la Chiesa.

Il Patriarcato Ecumenico è una fonte unica o sola di armonia, vita o luce [come dice Bartolomeo]?

No. Questa vita, armonia e luce sono presenti in quanto la Chiesa è il Corpo di Cristo e le sue energie compenetrano l'intera Chiesa. Un'ecclesiologia che rimane fedele alla Tradizione comprende che tutte le energie e le operazioni di Cristo esistono in ogni parte e nel tutto. Un'analogia sarebbe come ogni cellula del corpo umano contiene l'intero genoma, o come ogni molecola di una barra di ferro posta nel fuoco assuma gli attributi del fuoco. È questa comprensione di base che sottolinea l'affermazione che ogni Chiesa locale rappresenta un'autentica manifestazione nello spazio e nel tempo della pienezza della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica [2]. Quando diciamo "primo fra pari", il "fra uguali" è un'affermazione di questa pienezza presente in tutti.
Quando riconosciamo una gerarchia tra questi eguali, riconosciamo una gerarchia costruita non su una differenza sostanziale, ma su un ordine riconosciuto e concordato nella Chiesa. Questo ordine ha assunto forme diverse nel corso della storia, ma tuttavia mantiene sempre una sorta di carattere gerarchico.
Questo personaggio della Chiesa [Bartolomeo I] immagina la Trinità, che è al tempo stesso gerarchica e tuttavia uguale, ma è diversa dalla Trinità in quanto l'essenza della Trinità è il Padre, e l'essenza della Chiesa è l'uomo-Dio Gesù Cristo. Tuttavia, il carattere delle relazioni all'interno della gerarchia della Chiesa dovrebbe rappresentare il carattere delle relazioni nella Trinità. Cristo commenta che non cerca la propria gloria o volontà, e che non giudica per conto suo [3]. Allo stesso tempo il Padre affida tutto il giudizio al Figlio e glorifica il Figlio [4]. C'è una reciprocità nella gerarchia trinitaria che deve essere il nostro ideale. Cristo dice agli Apostoli che colui che vuole essere grande deve diventare un servitore, e colui che vuole essere il primo tra loro deve diventare schiavo. Questo ci mostra che l'ordine gerarchico nella Chiesa è costruito sulla sottomissione e l'obbedienza reciproca, non su un potere essenzialmente di uno sull'altro.
Questo sforzo reciproco è armonizzato nella misura in cui vi è uno sforzo da parte di tutti per sottomettersi a Cristo, che è riconosciuto da tutti come mistica dimora e guida per ciascuno. L'autorità della Chiesa non consiste nella sottomissione a una persona la cui volontà e visione sono asserite come suprema. La gerarchia ortodossa è un'unità di azioni di persone uguali in Cristo, non una subordinazione dei molti a una persona che rappresenta o prende il posto di Cristo.

Il Patriarcato ecumenico è una fonte unica o unica di Ortodossia (cioè, retta adorazione e dottrina) [come dice Bartolomeo]?

No. Ci sono stati molti patriarchi santi e ortodossi a Costantinopoli, così come molti patriarchi eretici. L'ortodossia nella Chiesa è garantita perché la Chiesa è il corpo di Cristo ed è la sua testa, sempre presente che la guida e la compenetra in tutte le sue parti. Il canone o misura giusta dell'ortodossia si trova nei santi canonizzati, nel canone delle Scritture e nel canone dei concili e degli scritti ortodossi riconosciuti dalla Chiesa. Non si sofferma essenzialmente in nessuna particolare Chiesa locale o patriarca.
Nei suoi sermoni che celebrano l'anniversario della sua ascensione al pontificato, San Leone Magno Papa di Roma non richiama l'attenzione su se stesso e sul proprio potere o santità. Piuttosto sottolinea che il potere investito in lui come primate è condiviso da tutti i membri. Egli dice ai suoi ascoltatori di non guardare alla sua bassezza e alle sue inadeguatezze, ma di volgere lo sguardo a San Pietro e oltre a Cristo [5]. Questo atteggiamento schivo è al centro della genuina santità e della giusta gloria.

Qualche vescovo è infallibile o essenzialmente ortodosso?

No. Tutti i membri della Chiesa sono ortodossi nella misura in cui sono uniti e in perfetta sottomissione a Cristo. Essere ortodosso deriva sia dall'assumere i sacramenti sia dalla sottomissione di un individuo. I vescovi ricevono una grazia speciale per insegnare e illuminare gli altri, per governare la Chiesa e per custodire la sua unità e pace, ma questo non esiste come garantito magicamente senza la libera cooperazione dell'individuo. Non esiste essenzialmente in nessun vescovo, ma esiste come sacramentalmente condiviso e partecipato a tutti i vescovi.
È importante notare che l'eresia di un singolo vescovo non fa scisma. Vediamo come Nestorio quale Patriarca di Costantinopoli e Onorio Papa di Roma furono entrambi scomunicati, ma questo non creò uno scisma permanente - piuttosto furono rimossi dall'incarico. San Teofane il Recluso osserva che nel tempo delle passioni individuali diventano abitudine e regola all'interno di una data società. Quando ciò accade all'interno di una particolare Chiesa locale storicamente vediamo uno scisma sostanziale e duraturo come il Grande Scisma invece della mera scomunica e disciplina di un particolare vescovo. La Chiesa cattolica non è in scisma perché un particolare papa ha sbagliato, ma perché la cultura ecclesiale - i suoi valori e il modo di affrontare le cose - è divenuto qualcosa di non ortodosso. Vediamo un numero di vescovi che andavano contro le tendenze eretiche nella loro Chiesa locale. Finirono per essere perseguitati e scomunicati, ma alla fine vennero riabilitati e fatti santi. In molti di questi casi questo sacrificio da parte del pastore finì per salvare l'intero gregge quando riconobbero il suo amore e il proprio errore e si pentirono.

Qual è il posto ecclesiologico della Chiesa russa? È la terza Roma, la prossima nella fila dopo Costantinopoli?

No. Alessandria è la prossima nella fila. È una falsa affermazione che la Chiesa russa voglia usurpare la posizione di Costantinopoli come prima Chiesa. La Chiesa russa accetta l'ordine dato delle Chiese nei dittici e come stabilito negli attuali accordi pan-ortodossi. L'antico precedente che determina l'ordine di primato nella Chiesa dà ad Alessandria il terzo posto dopo Costantinopoli; così ecclesiologicamente Alessandria sarebbe la "Terza Roma". Questo titolo, se usato in Russia, è un titolo politico sorto durante un certo periodo nella storia russa. Se vogliamo usare questa terminologia in un contesto eccelsiologico, diremmo che la Russia è la "Quinta Roma". (Anche se tecnicamente questa terminologia non viene solitamente usata in tale modo. La uso qui per fare un esempio).
Per riassumere: il problema principale è la rivendicazione del Patriarcato ecumenico che è una fonte di ordine, vita, ortodossia .... qualunque cosa, per il resto della Chiesa. L'affermazione sembra essere che il Patriarca ecumenico è in qualche modo l'essenza e l'inizio della Chiesa nel modo in cui Adamo è l'inizio della razza umana o il Padre la fonte della Trinità. Questo pensiero sta mettendo un uomo al posto di Dio. L'essenza formativa, la vita e l'armonia della Chiesa non risiedono nell'uomo, ma nei sacramenti. Lo Spirito Santo a Pentecoste ha dato alla luce la Chiesa, l'uomo-Dio Cristo è la sua essenza e la divinizzazione nel Padre la sua fine. Per tutte le cose nella Chiesa, Cristo è l'alfa e l'omega, in Lui tutte le cose hanno il loro inizio. Egli ordina tutte le cose secondo la Sua volontà, e in Lui tutte le cose sono riunite in una sola per essere consegnate al Padre.
Incorporato in questa idea di sé c'è un'idea della sua posizione e autorità [di Bartolomeo] che va ben oltre i limiti di ciò che è stato concordato nell'attuale amministrazione pan-ortodossa. Non può esserci vera unità né guarigione per la Chiesa finché questo patriarcato vede la sua autorità come parte della sua esistenza essenziale e non ammette che questo è qualcosa che cambia nel tempo, dato ad esso attraverso il comune accordo di tutte le Chiese.
Comprendiamo che l'ecclesiologia ortodossa è sia gerarchica che collegiale. Non è né una struttura monolitica come la Chiesa cattolica, né è semplicemente un raduno di parti uguali ma indipendenti, che agiscono individualmente. Per una vera unità ortodossa, abbiamo bisogno di un'ecclesiologia migliore, più ortodossa, che sottostà alle strutture amministrative pan-ortodosse, basata sulla comprensione di come la gerarchia sia qualcosa che implica una sottomissione e un'obbedienza reciproche e come la collegialità sia interdipendente.
Anna Stickles
2018/11/03
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[1] Ad esempio vedi "Regolamentazione delle Conferenze ortodosse preconciliari" dove determinati compiti e responsabilità specifici sono affidati al Patriarca ecumenico e ai suoi rappresentanti nelle strutture pan-ortodosse.
[2] Chiesa di Grecia su Autocefalia e Autonomia
https://orthodoxsynaxis.org/2018/10/09/church-of-greece-on-autocephaly-autonomy/
[3] Gv 5:30. 7:18, 8:50.
[4] Gv 5:22, 17: 5.
[5] Sermoni 3 e 4.

La Chiesa di Gregorio Magno e oggi

598, luglio

Gregorio a Eulogio Patriarca e vescovo d'Alessandria.

La vostra beatitudine si è data cura di indicarmi che essa non scrive più, rivolgendosi ad alcuni, appellativi superbi, che nacquero dalla radice della vanità e mi parla usando l'espressione: "Come avete comandato". Questa parola di comando vi chiedo di tenerla lontana dal mio udito, perché so chi sono io e chi siete voi: per il posto che occupate mi siete fratello, per la condotta mi siete padre. Non ho comandato, ma ho cercato di indicare ciò che mi sembrava utile. Non riscontro però che la vostra beatitudine abbia voluto ritenere alla perfezione proprio ciò che ho presentato alla vostra memoria. Infatti vi ho detto che né con me né con alcun altro dovete scrivere qualcosa di simile ed ecco che nella intestazione della lettera che avete indirizzata a me che ve lo proibivo, vi siete curato di imprimere l'appellativo superbo chiamandomi Papa universale. Vi prego, la santità a me dolcissima non lo faccia ancora, perché si sottrae a uno ciò che si attribuisce a un altro più di quanto la ragione esige. Io infatti non cerco una grandezza fatta di parole, ma una grandezza morale. Né stimo essere onore quello per cui so che i miei fratelli perdono l'onore loro dovuto. Il mio onore è l'onore della Chiesa universale. Il mio onore è il solido vigore dei miei fratelli. Allora veramente sono onorato, quando non si nega l'onore dovuto a ciascuno di essi. Se infatti la santità vostra mi chiama Papa universale, nega di essere ciò che in me proclama di universale. Ma questo sia lungi da noi. Si allontanino da noi le parole che gonfiano la vanità, che feriscono la carità.

Certo, la vostra santità conosce bene che nel santo Concilio di Calcedonia e dopo dai Padri che seguirono, quest'appellativo fu attribuito ai nostri predecessori. Tuttavia, nessuno di essi volle servirsi di questa denominazione, affinché, mentre in questo mondo amavano l'onore dovuto a tutti i vescovi, custodissero presso Dio onnipotente, il proprio onore.

Quindi, mentre vi porgo i dovuti saluti, vi chiedo che nelle vostre sante preghiere vi degniate di ricordarvi di me, perché sia assolto, per la vostra intercessione, dai vincoli dei miei peccati che non riesco a cancellare con i miei meriti.

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La presente lettera, vergata da papa Gregorio magno è, assieme a qualcun'altra simile, una vibrata protesta nei riguardi di chi, allora, iniziava a chiamarsi "vescovo universale". Con quest'appellativo iniziò a fregiarsi il patriarca costantinopolitano, poiché Costantinopoli era politicamente la capitale dell'ecumene, ossia della terra universale allora conosciuta.
Un principio politico, dunque, si sovrapponeva ad una carica religiosa creando un ibrido, "il patriarca ecumenico" che, agli occhi di san Gregorio, è un'eresia. Il papa non accetta tale titolo neppure per sé (papa universale) perché comporta una giurisdizione su tutte le diocesi del mondo e lo fa sovrapporre (e quindi per lui fa annullare) la giurisdizione dei vescovi locali. 
Ne evinciamo che per papa Gregorio il vescovo è signore e padrone nella sua diocesi e non può essere limitato da nessuna autorità. Il limite può giungere solo da un sinodo regionale o, più ampiamente, universale (concilio ecumenico) che con autorità dell'insieme della Chiesa stabilisce delle sanzioni per un vescovo locale. Così avvenne, ad esempio, nel caso di Ario o del patriarca Nestorio.
Gregorio sembra suggerire che la sua autorità entra in gioco solo quando è richiesta, similmente all'ecclesiologia orientale e come alcune testimonianze storiche del primo millennio ci indicano.
Un'autorità personale che prescinde dagli altri e impone se stessa è, dunque, inconcepibile per Gregorio poiché è alla base del titolo "papa universale" o "patriarca ecumenico". Questo vale sia per il papa di Roma sia per qualsiasi patriarcato.
Nella posizione di Gregorio si ravvede l'ecclesiologia antica delle "Chiese sorelle" apparentate dall'unica e medesima fede ma indipendenti le une dalle altre.
L'evoluzione storica ha, in seguito, portato all'emersione di alcuni centri importanti, poiché erano città politicamente importanti. Quei centri hanno lentamente modellato la concezione ecclesiale antica fino a determinare l'importanza del papato in Occidente e del patriarcato costantinopolitano in Oriente.
È bene sottolineare che è stata l'importanza politica di Roma e Costantinopoli ad aver fatto emergere queste due Chiese, non l'importanza apostolica con la quale la prima ha poi successivamente (ma piuttosto tardivamente) rivendicato il proprio primato.
L'esercizio di un magistero individuale sulla Chiesa universale non pare esistere nella mentalità di Gregorio che, perciò, non vuole essere "universale" per non togliere nulla ai suoi fratelli nell'episcopato: egli consiglia, non impone!
La storia ha in seguito lentamente modellato la concezione di Chiesa differenziandola, non senza resistenze, se si tiene conto di questa stessa lettera. 
Oggi il ruolo individuale del papa è visto inscindibilmente con la Chiesa perché si è solidificata una certa mentalità con motivazioni teologiche.
In Oriente tutto ciò ancora non si è stabilito ma notiamo che da alcuni decenni nel patriarcato ecumenico è decollata, e oggi si è stabilita vigorosamente, una mentalità simile a quella del papa nel Cattolicesimo odierno. 
Anche qui, come ai tempi di Gregorio Magno, sorgono resistenze ed opposizioni. Non c'è dubbio che Bartolomeo I sta operando una variazione nella concezione tradizionale di Chiesa nell'Oriente cristiano che, in buona sostanza, è simile all'antica.
Vedremo l'instaurarsi di una Chiesa papale orientale?

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I seguenti schemi aiutano a capire la situazione attuale che riserva delle sorprese. Sono semplificazioni ma sulla base d'incontrovertibili documentazioni storiche. 











lunedì 26 novembre 2018

Luca di Zaporozhye: L'Ucraina perderà l'indipendenza sotto l'autocefalia di Costantinopoli

Il metropolita Luca crede che le autorità ucraine stanno imitando il "terrore rosso" del comunismo.
Zaporozhye, Ucraina, 23 novembre 2018


Foto: spzh.news

Il modello autocefalo per l’Ucraina proposto dal Patriarcato di Costantinopoli ridurrà drasticamente i diritti e i privilegi esistenti della Chiesa, ha scritto Sua Eminenza il metropolita Luca di Zaporozhye e Melitopol in un discorso ai deputati del Consiglio regionale di Zaporozhye, pubblicato ieri sul sito diocesano Zaporozhye.
La causa della lettera è stata l’informazione provenuta dal centro dei Consigli dei deputati provinciali di Zaporozhye con la quale si raccomandava di fare pressioni sui gerarchi della Chiesa ortodossa ucraina affinché partecipino al prossimo Concilio di unificazione organizzato da Costantinopoli – raccomandazione già diffusa in tutta l'Ucraina secondo varie relazioni diocesane.
“Cercando di rompere l’esistente comunione della UOC [Chiesa Ortodossa Ucraina canonica] con la Chiesa ortodossa russa, i politici lontani dall’Ortodossia hanno deciso che è meglio condurla in stretta dipendenza sotto un’altra struttura straniera guidata da un cittadino turco o, secondo l’idea del religioso Getcha di Istanbul, di trasformarsi in “Chiesa ortodossa turca in Ucraina”, scrive Vladyka Luca.
Tuttavia, il gerarca di Zaporozhye è certo che il popolo ucraino rimarrà di seconda classe:

Ma [i politici] non tengono conto del fatto che per il Fanar, con la sua ideologia di pan-ellenismo, resteremo mentalmente estranei, come inferiori nello sviluppo culturale della nostra nazione. Inoltre, il Patriarcato di Costantinopoli deve sopravvivere in un ambiente non ortodosso, che lo rende molto dipendente da altri stati stranieri! Nel caso dell'unificazione con questa struttura religiosa straniera, coloro che lo fanno in realtà perderanno la loro indipendenza e diverranno marionette nelle mani dei loro padroni di tutto il Mar Nero e, attraverso di loro, di coloro che influenzano quest’ultimo.

Sua Eminenza ha anche notato l’ovvio: che l’autocefalia della Chiesa non è un elemento necessario per l’indipendenza di uno Stato.
“La Chiesa e lo Stato sono associazioni di diversa natura, chiamate a scopi diversi e che vivono secondo leggi diverse”, scrive Sua Eminenza. Ciononostante, il presidente ucraino Petro Poroshenko e altri politici e gerarchici scismatici hanno ripetutamente affermato che è necessaria un’autocefalia per proteggere politicamente lo Stato dalla Russia.
Poroshenko ha anche recentemente dichiarato che tutti i rappresentanti della Chiesa ucraina canonica non hanno posto in Ucraina e dovrebbero trasferirsi in Russia. A sua volta, In precedenza, il metropolita Luca ha fatto riferimento a Poroshenko come “moderno persecutore della Chiesa”.
Il metropolita Luca ha pure osservato che la percentuale di persone nella diocesi di Zaporozhye che si oppongono a un cambiamento nello status della Chiesa ortodossa ucraina è balzata dal 79,3% nel 2015 al 96,9% oggi, e che la percentuale di coloro che credono che i politici ucraini stiano compiendo un genocidio contro loro e la propria gente è passata dal 27,2% nel 2015 al 37,99% di oggi, dimostrando così che il popolo, che i deputati intendono rappresentare, si oppone fortemente alle loro azioni e iniziative nei confronti della Chiesa.
Il metropolita Luca ha pure sottolineato che il modello autocefalo proposto dopo l’imminente Concilio di unificazione ridurrà drasticamente i diritti che la Chiesa attualmente detiene e rafforzerà l'influenza di Costantinopoli, mostrando che la storia della Chiesa delle terre ceche e della Slovacchia sono un esempio eloquente.
Come già riportato in precedenza da OrthoChristian, lo studioso religioso ucraino Alexei Smirnov ha avanzato la stessa idea, dicendo: “Se Costantinopoli concede un tomos alla Chiesa, è probabile che vi sia un ruolo speciale per la stessa Costantinopoli: si porrà come tribunale di più alto ricorso, e, inoltre, la Chiesa riceverà il crisma da lì”.
La Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia ha ricevuto per la prima volta un’autocefalia dal Patriarcato di Mosca nel 1951, essendo stata sotto la sua giurisdizione. Questo tomos recita integralmente:

La Chiesa ortodossa russa, nella persona di Alessio di Mosca e di tutta la Russia, e l'intero sacro Concilio episcopale, in considerazione della petizione del Concilio ecclesiastico della Chiesa ortodossa in Cecoslovacchia, concede a questa Chiesa, finora un esarcato del Patriarcato di Mosca, l’autocefalia
La Chiesa ortodossa russa prega cordialmente il Pastore Celeste nostro Signore Gesù Cristo di concedere la Sua divina benedizione alla sorella più giovane della famiglia delle Chiese ortodosse autocefale, la Chiesa di Cecoslovacchia, e d’incoronarla con gloria eterna.
Alexei, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia,
23.11.1951

Tuttavia, il Patriarcato ecumenico, credendo che solo lui possa concedere l’autocefalia, non ha mai riconosciuto tale atto. Nel 1989, dopo la caduta del regime comunista, la Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia cercò di sanare la sua relazione con Costantinopoli e di ottenere il riconoscimento della sua autocefalia. Invece, tale ricerca è culminata, piuttosto, nella concessione di un nuovo tomos di autocefalia da Costantinopoli.
Questo tomos stipula, tra le altre cose, che i tribunali ecclesiastici nella Chiesa delle terre Ceche e della Slovacchia devono essere controllati dai gerarchi di Costantinopoli, la Chiesa riceverà il suo crisma da Costantinopoli, ed è “obbligata” ad appellarsi a Costantinopoli dinnanzi a qualsiasi evento di cattiva aministrazione.
Così, il teologo ceco Dr. Jakub Jiří Jukl scrive :

In linea di principio, il tomos conferisce alla Chiesa ortodossa delle terre Ceche e Slovacche l’indipendenza ma, allo stesso tempo, per le cause giudiziarie su vescovi e su questioni di tutta la Chiesa, la pone in completa dipendenza dal Patriarcato ecumenico. La manifestazione esterna di questa situazione è l’obbligo di ricevere il santo crisma dal Patriarcato ecumenico.
Così Costantinopoli è divenuta la nostra quarta madre. Tuttavia, la nostra Chiesa, indipendente fino ad oggi, che era in grado di occuparsi dei propri affari amministrativi, con la ricezione del tomos è divenuta una Chiesa subordinata a Costantinopoli in questioni essenziali e, inoltre, deve difendere gli interessi e le posizioni del Patriarcato ecumenico dinnanzi a tutta la Chiesa.

Il gerarca di Zaporozhye ha anche paragonato la situazione attuale in Ucraina al “terrore rosso” dei lunghi anni di repressione comunista, quando anche i deputati del popolo chiedevano che tutti quelli che non si adeguavano alla linea del partito venissero distrutti, il che nel presente contesto è nettamente avverso alla Chiesa ortodossa ucraina canonica. Si chiede, inoltre, se gli attuali politici ucraini, nonostante la loro rinuncia ufficiale al comunismo, stiano imitando il secolo scorso o siano semplicemente storicamente ignoranti.
Il metropolita Luca chiede ai Deputati di elevare le loro preghiere a Dio e, per coloro che non pregano, di rivolgersi ad un percorso più tollerante che non mentisca o tradisca la gente.

Tradotto da qui da cui è stata presa l'immagine soprastante.