Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

lunedì 11 agosto 2014

Ufficio del Canone Paracletico

Il canone paracletico alla Madre di Dio è una composizione liturgica impetrativa per ottenere delle grazie di guarigione o il sollievo da mali corporali e spirituali. Viene cantato in occasioni particolari tra cui nei 15 giorni precedenti la festa bizantina della Dormizione della Theotokos (15 agosto). 
Il canone ha due versioni, una piccola e una grande. La differenza tra le due sta nella differente pericope evangelica e nei testi diversi delle nove odi.
Questa preghiera in qualche modo ricalca la struttura del mattutino (odi, vangelo). Dal momento che nell'Oriente bizantino  non esistono devozioni private, questo genere di preghiere ne hanno da sempre fatto le veci.
Notate che lo stile di questi testi non è per nulla melenso o stucchevole, non solletica la fantasia di chi legge, rimane sempre equilibrato e virile per quanto utilizzi espressioni anche intense. E' uno stile che rappresenta un ottimo punto di riferimento!  
Di seguito si ha modo di sentire il canto della piccola Paraclisi fatta dai monaci di Simonopetra (Agion Oros). L'ufficio può essere seguito con il testo in traduzione (che non riporta qualche particolarità propria al monastero).


I testi in traduzione sono qui:

domenica 10 agosto 2014

Consigli spirituali



Nel post precedente abbiamo visto che la religiosità non può essere di tipo psichico, poiché è frutto di puro egoismo personale: la persona non esce dal cerchio di se stessa, non può raggiungere Dio e, conseguentemente, non può esercitare un vero e altruistico amore verso il prossimo, anche se teoricamente impegnata in organizzazioni filantropiche.

Ne consegue che una Chiesa non può in alcun modo promuovere una religiosità di tipo psichico (la ricerca di emozioni e sensazioni, il culto piuttosto idolatrico a questo o quel personaggio vivente, il sensazionalismo e lo spettacolarismo religioso) perché decade a livello di setta e il suo culto diventa puro teatro. Nonostate ciò, la religiosità psichica è molto diffusa!

Se la vera religiosità della Chiesa è di tipo spirituale allora seguono tutto un altro genere di conseguenze di tipo molto pratico.

Tempo fa' alcuni posero delle domande ad un monaco vissuto santamente e ora passato a miglior vita: il monaco Paisios l'atonita. Questo uomo di gran spessore spirituale attraverso dei consigli spirituali illustrò quale dev'essere l'impostazione del cristiano: l'amore altruistico che nasce dal puro amore verso Dio. 

È questo, in buona sostanza, il segno di una religiosità di tipo spirituale. Solo questo, per Paisios, sarà in grado di portare frutto per l'eternità.
Ecco una parte dell'intervista.


___________________________________

- Gheron, come viene purificata l’anima?

- Quando l’uomo s’impegna a seguire i comandamenti di Dio, e lavora su se stesso per purificarsi dalle passioni, allora la sua mente s'illumina, raggiunge i livelli della visione [l'intuizione spirituale della presenza divina], quindi l’anima s’illumina e torna allo stato in cui era prima della caduta di Adamo ed Eva. Dopo la risurrezione dei morti si troverà in una tale situazione. È pure possibile che l’uomo veda la risurrezione della propria anima prima della risurrezione comune, se viene completamente purificato dalle passioni. Allora il suo corpo sarà simile a quello degli angeli, intangibile, e non si curerà del nutrimento materiale.

- Gheron, come avverrà il Giudizio Futuro?

- Nel Giudizio futuro la condizione di ogni uomo sarà rivelata in un instante ed ognuno prenderà da solo la strada per andare dove deve. Ognuno potrà vedere, come davanti ad una televisione, le proprie disgrazie [operate in vita] e la condizione spirituale altrui. Sarà in grado di rispecchiare se stesso sugli altri e poi, con la testa abbassata, andrà ad occupare il proprio posto [che merita]. 

Ad esempio, la nuora seduta comodamente con le gambe accavallate davanti a sua suocera che, con la gamba rotta, si curava del nipotino, non potrà dire: «Cristo, perché metti in Paradiso mia suocera e non me?", proprio perché le si presenterà davanti l’immagine di quella scena. Si ricorderà di sua suocera che stava in piedi con una gamba rotta prendendosi cura del nipotino e non avrà il coraggio di pretendere di entrare in Paradiso. Lì non ci sarà neanche posto per lei (*).
Poi i monaci vedranno le difficoltà, le pene che attraversarono i laici e il modo in cui le affrontarono e se loro, in quanto monaci, non avranno vissuto correttamente, piegheranno la testa e andranno dove devono.

Anche le monache che non avranno soddisfatto Dio vedranno come alcune eroine – senza voti né benedizioni e opportunità monastiche – hanno lottato e in che condizione spirituale sono giunte. Quelle monache vedranno come si erano occupate e preoccupate di tante cose meschine e s’imbarazzeranno! Il mio pensiero [logismòs] mi dice che il Giudizio sarà fatto così. Non sarà Cristo a dire: “Vieni qui tu, che hai fatto?” oppure “Tu andrai all’inferno, tu in Paradiso”, ma ognuno farà il paragone di se stesso con l’altro e prenderà la strada per il posto che gli compete.

- Γέροντα, πως εξαγνίζεται η ψυχή;

- Όταν ο άνθρωπος εργασθή τις εντολές του Θεού, κάνη δουλειά στον εαυτό του και καθαρισθή από τα πάθη, τότε ο νους φωτίζεται, φθάνει σε ύψος θεωρίας, και η ψυχή λαμπρύνεται και γίνεται όπως ήταν πρίν από την πτώση των Πρωτοπλάστων. Σε τέτοια κατάσταση θα βρίσκεται μετά την ανάσταση των νεκρών. Μπορεί όμως ο άνθρωπος να δη την ανάσταση της ψυχής του πριν από την κοινή ανάσταση, αν καθαρισθή τελείως από τα πάθη. Το σώμα του τότε θα είναι αγγελικό, άυλο, και δεν θα νοιάζεται για τροφή υλική.

- Γέροντα, πως θα γίνη η μέλλουσα Κρίση;

- Στην μέλλουσα Κρίση θα αποκαλυφθή σε μια στιγμή η κατάσταση του κάθε ανθρώπου και μόνος του καθένας θα τραβήξη για 'κει που είναι. Καθένας θα βλέπη σαν σε τηλεόραση τα δικά του χάλια και την πνευματική κατάσταση του άλλου. Θα καθρεφτίζη τον εαυτό του στον άλλον και θα σκύβη το κεφάλι και θα πηγαίνη στην θέση του. Δεν θα μπορή λ.χ. να πη μια νύφη που καθόταν μπροστά στην πεθερά της σταυροπόδι και η πεθερά της με σπασμένο πόδι φρόντιζε το εγγονάκι: «γιατί, Χριστέ μου, βάζεις την πεθερά μου στον Παράδεισο κι εμένα δεν με βάζεις;», επειδή θα έρχεται μπροστά της εκείνη η σκηνή. Θα θυμάται την πεθερά της που στεκόταν όρθια με σπασμένο πόδι και φρόντιζε το εγγονάκι της και δεν θα έχη μούτρα να πάη στον Παράδεισο, αλλά ούτε και θα χωράη στον Παράδεισο. Ή οι μοναχοί θα βλέπουν τι δυσκολίες, τι δοκιμασίες είχαν οι κοσμικοί και πως τις αντιμετώπισαν και, αν δεν έχουν ζήσει σωστά, θα σκύψουν το κεφάλι και θα τραβήξουν μόνοι τους για εκεί που θα είναι.

Θα δουν εκεί οι μοναχές, που δεν ευαρέστησαν στον Θεό, ηρωίδες μάνες, που ούτε υποσχέσεις έδωσαν, ούτε τις ευλογίες και τις ευκαιρίες τις δικές τους είχαν, πως αγωνίσθηκαν και σε τι κατάσταση πνευματική έφθασαν, και εκείνες, καλόγριες, με τι μικροπρέπειες ασχολούνταν και βασανίζονταν, και θα ντρέπονται! Έτσι μου λέει ο λογισμός ότι θα γίνη η Κρίση. Δεν θα πη δηλαδή ο Χριστός: «έλα εδώ εσύ, τι έκανες;» η «εσύ θα πας στην κόλαση, εσύ στον Παράδεισο», αλλά ο καθένας θα συγκρίνη τον εαυτό του με τον άλλον και θα τραβήξη για εκεί που θα είναι.

Πηγή: Από το βιβλίο «Οικογενειακή ζωή» Λόγοι Δ'

______________


(*) Giudizio veramente attuale: quanti nel nostro mondo, soprattutto giovanile, sono solo disposti a prendere, a razziare e rovinare e quanti pochi danno e costruiscono spontaneamente? L'impotenza e atonìa dell'anima che rende passive ed egoiste le persone si è talmente diffusa che ne facciamo dolorosa esperienza ogni giorno! Ma una nazione senza persone in grado di saper offrire e di sacrificarsi è condannata o prima o poi a sciogliersi e a essere sopraffatta e una Chiesa con gente similare è destinata a morire! Non serve essere profeti per prevederlo ...

venerdì 8 agosto 2014

Religiosità psicologica - religiosità spirituale

Folklore locale: se la religiosità è solo espressione di questo non è vera religiosità

Una delle cose più importanti, in chi vive la fede, è avere una visione molto pratica della realtà e della vita stessa. Chi vive la fede sa benissimo che la cosiddetta “conversione”, ossia ladeguare la propria vita alle esigenze evangeliche, è uno sforzo continuo dal momento che spontaneamente chiunque si autogiustifica adagiandosi sulle comodità: “Non ho mai ucciso nessuno, va bene quello che faccio, faccio fin troppo....”.

Al contrario, Clemente dAlessandria, nel terzo secolo, diceva: “Se un uomo non è incoronato dal martirio, che si preoccupi di non essere lontano da chi lo è”.

Oggi siamo in una situazione cristiana assai penosa. Per questo ho voluto fare questo post in cui parlo di  “religiosità psicologica” e di “religiosità spirituale” lasciando ad intendere che sono cose completamente diverse.

La conversione religiosa sta su un piano opposto rispetto a chi sinteressa di cose religiose per esigenze unicamente psicologiche. La conversione riguarda la spiritualità, la prassi spirituale. La psicologia, nel senso da me osservato, non ha a che fare con la spiritualità. Cercherò di spiegarlo dettagliatamente di seguito.

La religiosità psicologica

Ho visto persone in molti ambienti che si accostavano a svariati mondi religiosi ma che, a mio avviso, non entravano mai in una vera intelligenza spirituale. Si avvicinavano alle forme religiose per un gusto personale, come chi cambia abito seguendo la moda del momento, giusto per sentirsi à la page. Qualcuno pure per una convenienza materiale. Era il loro modo per sentirsi “meglio” e “distinti” dalla massa. Rispondeva, quindi, a criteri unicamente psicologici e quindi superficiali. Faccio degli esempi pratici.

A Venezia cè una distinta signora che gestisce un negozio molto ben tenuto di articoli esotici (anelli, stoffe, oggettistica varia). In questo negozio ha un tempietto con un idolo davanti al quale arde sempre un lumino. Credo sia buddista. Ebbene: si vede distante mille chilometri che la signora è una “convertita” poiché veste sempre molto etnicamente, in arancione, con molti bracciali e campanellini alle caviglie al punto che quando cammina sembra quasi un carillon. Ritengo che un buddista autentico, in Occidente ma anche nel proprio paese, è assai meno folklorico e molto più naturale, non ha bisogno di tutta questa ostentazione, quasi a convincere se stesso perché, in fondo in fondo, pare non essere certo di essere quel che vuole essere (1).

Anni fa conobbi una coppia di “tradizionalisti cattolici”. Costoro, a differenza della signora buddista, non avevano degli abiti folklorici particolari ma, in compenso, ostentavano uno stile molto “antico”, desueto. Capisco e approvo il modo modesto di vestire ma qui si andava ben oltre: la signora aveva un taglio di capelli anni ’40 e tutto il suo vestire era adeguato a quellepoca al punto che sembrava saltata fuori da una vecchia foto. Sembra che fare una scelta religiosa comporti, in alcuni, essere completamente avulsi dal tempo attuale. Questo, secondo me, risponde più a criteri psicologici che a criteri spirituali in senso stretto. La signora tradizionalista, poi, parlava in un salotto davanti ad altri per magnificare se stessa sciorinando discorsi infiniti su come lei avesse capito la verità religiosa. Evidentemente le sfuggiva pure che il non mettersi al centro degli sguardi è una prerogativa essenziale e importante, in chi vive la fede cristiana!
Altri tradizionalisti del medesimo ambiente avevano la consuetudine di canticchiare canti gregoriani anche fuori dalla Messa, in casa, a passeggio, perfino in toilette! Anche questo offre lidea che qui qualcosa non quadra.


Abito maschile settecentesco
A Parigi, in una manifestazione tradizionalista cattolica verso il 1990, vidi una famiglia che mai avrei immaginato esistesse. Gli astanti la additavano come un esempio: i maschi di tale famiglia non avevano mai vestito i calzoni attuali disprezzandoli perché rivoluzionari e vestivano, piuttosto, con abiti simili a quelli contadini del 1700/1800. I loro calzoni erano dunque in tutto simili a quelli della figura qui accanto. Le donne avevano gonne lunghe fino alle caviglie. Era un abbigliamento precedente a quello della rivoluzione dei costumi moderni. La cosa, oltre che piuttosto risibile, si giudica da sola e indica cosa sia essenziale per certa gente ...

In unaltra situazione conobbi un signore che, da cattolico, divenne musulmano. Costui osannava lIslam quale luogo in cui si vive eticamente, contrariamente alla decadenza del mondo occidentale. Una volta mi spedì per e-mail il discorso di uno sceicco che magnificava i benefici moralizzanti dellIslam nella società. Luomo si sposò una tunisina ed ebbe dei figli ma il matrimonio non durò e lui con una banale scusa la ripudiò. Mi dissero che la moglie ritornò al suo paese natale non capendo il modo religioso intransigente e rigorista del marito. Lei, nativa musulmana, non capiva lo stile religioso del marito, segno che questultimo, in realtà, aveva confezionato unidea totalmente personale di islam!


In Friuli esiste una signora perennemente a caccia di emozioni religiose. Costei un tempo era nota per assillare il clero cattolico affinché si mobilitasse per questa o quelliniziativa di carattere morale. Fu una sostenitrice del famoso vescovo Milingo e unattivista nel noto movimento carismatico. Spesso si faceva chiudere in una chiesa (allora gestita da capuccini) per delle preghiere di ringraziamento”,  come diceva di fare. Ovviamente non era sola ma con qualche altra attempata compagna di emozioni religiose e di un ragazzotto, ingenuo e abbastanza plagiato. Alla fine delle loro pie pratiche uscivano  da una porta laterale. 
Un giorno, in modo casuale, ero presente in quella chiesa. Era terminata la messa e la signora, con il suo gruppetto, pensava non ci fosse più nessuno tranne loro. Allinizio fecero delle preghiere che parevano normali. Dopo cinque o sei minuti il ragazzo, sollecitato dal piccolo gruppo di beghine, iniziò a fare una specie di gargarismi ad alta voce: erano le preghiere in lingue, come dicono i cosiddetti carismatici”, fenomeno che mandava in visibilio le beghine presenti. Ognuno può vedere che il cosiddetto buon senso è, qui, completamente evaporato e con esso ogni sano atteggiamento religioso. Si noti che, dal punto di vista strettamente umano, questa persona non è per nulla sopportata dal consorte al punto che vivono come estranei sotto lo stesso tetto. È evidente che quando la base umana è deficitaria tutto il resto traballa, compreso il modo di vivere la religiosità.

Queste mie osservazioni sono ulteriormente confortate da analoghe osservazioni di un prete ortodosso su alcuni convertiti inglesi allOrtodossia. Anche qui si nota che le persone descritte sono su un piano puramente psicologico.

“Quando sento qualcuno dire che è un convertito, gli chiedo subito: Convertito a cosa? Al folklore greco? Al cibo russo? Al fariseismo? Alla nostalgia per lAnglicanesimo o al Cattolicesimo vecchio stile? A una mania intellettuale di sincretismo? […] 
Ci sono le persone che sono state attratte dallOrtodossia per mezzo di una scoperta fatta in una vacanza. Io chiamo queste persone 'ortodossi da vacanza'. La loro attrazione spesso non è davvero per Cristo, ma per una cultura straniera ed esotica – quanto più esotica, tanto meglio. Dato che vivono vite molto prosaiche, la Chiesa Ortodossa dà loro qualcosa da poter sognare, di solito la loro prossima vacanza a Creta od ovunque sia. Lattaccamento alle cose esterne può estendersi allabbigliamento, alla lingua, al cibo e al folklore. Ricordo una chiesa russa in Belgio, in cui sapevi immediatamente chi erano i convertiti; gli uomini avevano barbe da contadini del diciannovesimo secolo, e le donne portavano gonne lunghe trasandate e sembravano avere tovaglie sulla testa. Sapevi chi erano i russi, perché erano vestiti normalmente. In una chiesa greca di qui, cerano due preti, un greco e un convertito. Sapevi immediatamente chi era il convertito, perché portava manti dalle maniche ampie, e un enorme copricapo a comignolo sulla testa. Il greco portava una semplice sottana.
In unaltra chiesa russa i russi parlavano sempre di canti, di Natale e di Pasqua, ma i 'convertiti' (ed erano proprio tali) parlavano di 'innografia' e della 'Natività' e della 'Paskha'. Un vero russo, nato in Unione Sovietica, mi ha detto piuttosto crudelmente quanto amava il convertito nella sua parrocchia, perché 'mi fa ridere con tutto il suo folklore'. Lo zelo mal diretto è sempre ridicolo. Lo zelo deve essere incanalato in modo giusto per portare a risultati positivi” (2).

Un gruppo di protestanti "Amish". Presso questa
denominazione sono vietate parecchie consuetudini
attuali tra cui quella di usare le automobili.
Gli Amish si muovono solo a cavallo o
in carrozza.
Io stesso conobbi un prete convertito ortodosso il quale forzò la moglie a divenire ortodossa. In certe occasioni anche costui, come nellesempio posto in alto, ama andare in giro vestito in modo molto vistoso e, in una certa regione della Grecia, era lunico a farlo. Lilluso credeva di ricevere complimenti per questo, come se bastasse il solo vestito a fare il monaco santo. Così si meravigliò assai quando la gente, evidentemente più sensata di lui e sospettosa davanti le apparenze, lo ricambiò con una perfetta indifferenza. La moglie mal sopportò il modo artificiale con cui il marito pensava di vivere la fede e pian piano si allontanò dalla chiesa fino a disprezzare la sua scelta religiosa obbligata. Mi capitava di vedermela davanti, piangente, dicendo: Ho paura daver sbagliato tutto!. Alla fine divorziò per le pesanti e insormontabili difficoltà che il marito le creava. Oggi costui, incredibile dictu!, accusa la moglie d “aver fatto del male alla Chiesa”. lEglise cest moi! La frase, oltre a tentar di far leva sul senso di colpa nellillusione di sottomettere lex moglie, indica linfimo livello della persona che la pronuncia. È la prima volta che sento definire Chiesa qualcosa che, invece, è un intoccabile, granitico e idolatrico egoismo...

Gli esempi riportati sono funzionali solo a una cosa: mostrare dei generi di religiosità che non arrivano mai al cuore della realtà religiosa ma obbediscono a criteri puramente esteriori, psicologici, spesso puramente egoistici.

L' "aperi-messa" di Palermo, una messa
a cui seguono aperitivo e balli
Ecco perché rimango assai perplesso quando vedo nel mondo cattolico intere chiese che fanno leva sugli aspetti psicologici per attrarre le persone, perché non è questo il modo vero con cui la Chiesa fa dei cristiani. Porre laccento sullesteriorità (fare delle messe sempre più secolarizzate e adattate alle mode, magari seguite da aperitivi e balli) o sul sentimentalismo (far di tutto per emozionare le persone) significa non andare mai a fondo, significa fornire ragioni unicamente psicologiche e, dunque, non essere mai spirituali (ossia realmente evangelici). Forse questo servirà a rimpinguare le casse della chiesa (e le rimpingua senzaltro!) (3) o a dar lillusione davere ancora un impatto sociale. Queste cose non durano, perché sono prive di radici...

Vale la pena, perciò, riportare unulteriore osservazione del sacerdote ortodosso già citato: “Se non avete contatto con la realtà, allora non imparerete mai cose reali. La vita della Chiesa non è fatta di cose senza senso [spirituale]” (4).

La religiosità spirituale

La religiosità spirituale ha, invece, tutto un altro orientamento. Prima di tutto tiene conto delle cose reali, della situazione reale della persona e di quanto la circonda. Questo significa entrare nella vita della Chiesa e, come dice il sacerdote da me citato:
“La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi preparerà il caffè? Chi laverà i piatti? Chi penserà ai fiori? Chi taglierà lerba? Chi cucinerà le prosfore? [= il pane per l'eucarestia] Chi pulirà i gabinetti? San Nettario faceva questultimo lavoro quando insegnava ad Atene, anche se portava il grande titolo di 'Metropolita della Pentapoli'. E perciò perché dovremmo obiettare? Dopo tutto, è una delle prime obbedienze date ai novizi nei monasteri […] La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi imparerà a cantare? Chi parteciperà a tutte le ufficiature in chiesa? Chi terrà tutti i digiuni? Chi leggerà tutti i giorni le preghiere del mattino e della sera? Chi si preparerà in modo adeguato per la confessione e la comunione? Chi leggerà quotidianamente le letture del Vangelo e dellEpistola del giorno?” (5).

La vita della Chiesa è un progresso nello spirito ancorato alla realtà, non alla fantasia o alle chiacchiere mondane su cosa fa questo o quel prete, questo o quel fedele, tanto meno alla nostalgia di unepoca oramai morta e sepolta!

Solo qui abbiamo una religiosità di tipo spirituale, non più psicologica, perché prima di tutto simpara lumiltà. Un uomo entra in Chiesa non per imporre il suo modo secolare di vedere ma per imparare a fare un cammino di elevazione personale. Chierici o laici che disprezzano le tradizioni della Chiesa, spinti in ciò dalle fatali mode del nostro tempo, dimostrano chiaramente di non avere lumiltà necessaria per iniziare a fare un cammino spirituale, obbedendo al vangelo. Essi non possono insegnare il Cristianesimo a nessuno anche se fossero vescovi o consiglieri spirituali semplicemente perché sono i primi a dimostrare di non averlo capito.
Altri pongono addirittura dei criteri razionali come conditio sine qua non: “Io entrerò in Chiesa se questa finalmente imparerà a svecchiarsi”.

Purtroppo una delle cose più penose è aver visto che questo genere di ragionamento psicologico è entrato massivamente nel Cristianesimo occidentale. Buona parte del mondo cattolico vive odiando cordialmente le proprie radici e le proprie tradizioni liturgiche e religiose, succube di un lancinante e inguaribile complesso dinferiorità davanti al mondo. Qui è venuta meno quellumiltà essenziale per iniziare a fare un vero cammino spirituale e, di fatto, ci si adagia su fantasie, astrusi idealismi, progetti sociali e sentimentalismi, quandanche non si occhieggi pericolosamente a idee anticristiane, come succede ultimamente nei più alti livelli religiosi cattolici.

Viceversa, la religiosità spirituale tiene strettamente conto di come la fede è stata vissuta nel tempo da tutte le generazioni. Non si fissa su un particolare o su una moda transeunte ma sullessenziale poiché il fine della Chiesa non è un progetto sociale o umano, non è fare “comunità” (6), come sentivo nella parrocchia cattolica della mia adolescenza, ma è unicamente la salvezza in Dio dellindividuo (7). Ed è qui che, abbandonando le questioni psicologiche che chiudono luomo in se stesso, ci si apre ad una prospettiva spirituale, allo stato delluomo maturo in Cristo di paolina memoria (1 Cor 13,11). In fondo tutto questo non fa altro che riecheggiare il famoso logion evangelico per cui “Chi ama la sua vita [psicologica e secolare], la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà [spiritualizzata] per la vita eterna” (Gv 12, 25).

_____________

Note

1) Faccio un esempio un po forte di questatteggiamento psicologico che sottende una insicurezza personale. Spero di non scandalizzare nessuno. Un giorno fui ospitato per un breve periodo in casa di una normalissima famiglia, a Napoli. Mi sistemarono in una stanza in cui, ogni mattina, sentivo dallappartamento soprastante, una signora che riassettava la camera da letto muovendosi con scarpe dal tacco alto. Costei ogni mattina mi dava la sveglia con i suoi insistenti rumori ed iniziò a incuriosirmi talmente che chiesi: Come mai quella signora usa scarpe alte quando sistema la sua camera da letto?. Mi fu risposto in modo molto evasivo: Sai, è una persona molto femminile. La risposta acuì la mia curiosità perché non mi convinse affatto. Fu così che scoprii che quella signora era, in realtà, un travestito grande e grosso. Perché usare i tacchi alti di prima mattina, come se si fosse in una sfilata di moda, se non per cercare di confermare, in modo quasi disperato, di essere qualcosa che, forse in fondo in fondo, si sa di poter non essere? Infatti quale vera donna ha bisogno di fare così per sentirsi molto femminile

2) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

3) Pare che lo stile populistico dellattuale papa abbia creato un consenso particolare e, di conseguenza, un aumento degli introiti vaticani. Cfr. Bilanci vaticani in ottima salute e l'obolo s'impenna in Adista. Ma in questo si nasconde qualcosa di tremendo: essere perennemente schiavi al volere del popolo, qualsiasi cosa esso desideri, buona o meno buona. Infatti se il criterio è lisciare il pelo al prossimo, costi quel che costi pur di ricevere notorietà e soldi, alla fine il conto da pagare sarà salatissimo e consisterà nella definitiva alterazione di una religione.

4) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm 

5) Ibid.

6) Si noti che questinsistenza sul fare comunità non è tipica solo delle chiese moderniste o progressiste del Cattolicesimo. Lho constata pure in movimenti ecclesiali che, in realtà, sono forme religiose a carattere più o meno spiccatamente settario. 
Un amico ciellino mi diceva: Quello che ti manca è stare in una comunità, la comunità è importante. La frase, se non è assolutizzata, ha un suo senso: imparare ad amare il proprio prossimo, anche se fastidioso, è un esercizio ascetico. Purtroppo, oltre che a portare acqua al mulino ciellino, in tale espressione pare dimenticato che pure gli eremiti, privi di comunità, sono nella Chiesa, perché, staccati da una loro visione religiosa individualista, vivono innestati in Dio. Viceversa si può essere ben integrati in una comunità ed avere una visione individualistica o ereticheggiante di cristianesimo come in tanti casi a noi circostanti.
Stesso mantra sulla comunità lo ritroviamo pure nei neocatecumenali con la loro enfasi sul  “treppiede: la Chiesa è come un treppiede, uno sgabello a tre gambe. Una di queste gambe è la comunità. 
Non è un caso che queste forme religiose insistano tanto sulla comunità e poi siano staccate dalla Chiesa, intesa in senso storico, spirituale e profondo, predicando un Cristianesimo modernizzato e contrapposto in diversi punti a quello tradizionale.

7) “La Chiesa non è un hobby, un gioco, un interesse privato, una pretesa, e neppure una comunità. È la salvezza della nostra anima. E noi la raggiungiamo dapprima aprendoci, e quindi dando il meglio di noi stessi. Se c'è qualcos'altro, è tutto secondario. Non dobbiamo mai perdere questa prospettiva. Se lo facciamo, siamo fuori rotta e diretti al di fuori della Chiesa
http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

sabato 2 agosto 2014

Il Typikòn della Grande Chiesa

Presento in questo post un testo storico che risale al X secolo: il Typikòn della Grande Chiesa, ossia l'ordinario liturgico della Chiesa costantinopolitana. Si tratta di un testo non più in uso e che esprime le consuetudini della Chiesa imperiale. Ho voluto farne un estratto con l'ordinario per l'11 maggio, data in cui si commemorava la fondazione della città di Costantinopoli. 
In quell'occasione era prevista una liturgia patriarcale nella chiesa di santa Sofia. Tale liturgia era preceduta da una processione al Foro imperiale che doveva essere particolarmente solenne, perché prevedeva il canto dell'Apostolo e del Vangelo, di salmi e di alcuni tropari che ho voluto porre in traduzione con greco a fronte. 
Mi è soprattutto parso interessante il testo di questi ultimi perché indicano la coscienza di cosa fosse la Città per i suoi abitanti. Innanzitutto questa città era fortemente legata alla Theotòkos, alla Madre di Dio, di cui si chiedeva l'intercessione e la protezione. Ci troviamo, infatti, in una società completamente e istituzionalmente cristiana, nonostante ospitasse al suo interno altre comunità religiose e, negli ultimi suoi tempi, pure una moschea. 
Inoltre la Città era significativamente definita come l' "occhio del mondo", un'espressione che da sola indica tutto. Poteva infatti indicare la delicatezza della Città ma soprattutto il fatto che attraverso di essa il mondo veniva illuminato, esattamente come il corpo si sente orientato e illuminato dall'occhio umano.
E c'è che da dire che tutto l'ecumene (la terra allora abitata) la pensava alla stessa maniera prima che, appunto, prevalesse la "fierezza franco-germanica", i nuovi dominatori, che edificarono una nuova europa sull'oblìo politico e religioso di quella precedente. Tale oblìo perdura ancora oggi, tant'è che si può paragonare a chi, in un prossimo futuro, descrivesse in tono assai secondario e minore la funzione dell' "impero" statunitense nel contesto della nostra realtà. Così va il mondo! La storia scritta dai vincitori non è scontato che sia, infatti, quella che realmente fu. Osservare le testimonianze storiche a nostra disposizione con occhio attento, ci fa rivelare valori e assetti politici a volte differenti da quelli che ci sono da sempre stati narrati!

Il Typikòn della Grande Chiesa - estratto

venerdì 1 agosto 2014

La Divina Liturgia dei Doni Presantificati

Chiesa di san GIorgio dei Greci (Venezia). Grande ingresso alla liturgia dei Presantificati.
Stampa settecentesca di proprietà di Pietro Chiaranz

La Divina Liturgia dei Doni Presantificati, attribuita a san Gregorio il Dialogo o Magno, è una liturgia in cui non esiste consacrazione del pane e del vino. Questi ultimi sono consacrati la domenica precedente e utilizzati in questa liturgia che si celebra in Quaresima. Di essa si hanno attestazioni già dal IV secolo. Mentre in Occidente una liturgia analoga viene fatta solo il Venerdì santo, in Oriente questa liturgia è praticata tutti i mercoledì e venerdì di Quaresima e in determinate occasioni quaresimali.
Il libro di cui si presenta il testo greco ufficiale in traduzione italiana, non è al momento disponibile stampato. Se ne offre un'antemprima che non è possibile scaricare né copiare.



lunedì 28 luglio 2014

La festa del 15 agosto nella liturgia monastica tradizionale

Estratto dai Mattutini

Per una buona lettura dei testi si invita a scegliere la modalità HD nel video (a tutto schermo)


Le Lodi Pontificali









domenica 27 luglio 2014

Ricevo, rispondo; "santo" contro "sacro"?


Qui [in questo blog] parliamo di "sacro", un termine e un concetto che vengono condannati e disprezzati come paganesimo da preti e da teologi. Sono ignorante e non saprei dove informarmi, quindi le chiedo: perchè questo odio verso il sacro? Perchè ritenuto un concetto non-cristiano? Che differenza tra sacro e santo, questo sì accettato? Grazie.

________________


Gentile signore, 

le rispondo con questo post.

1) Sacro-profano e santo

Le “balle” che la Chiesa ha introdotto concetti pagani, introducendo i concetti di “sacro-profano”, le sentivo già alcuni decenni fa' e provengono, in buona sostanza, da alcune menti balzane cattoliche degli anni '70. A loro volta, queste strane idee provengono da un certo mondo protestante liberale.

Ora, ad esaminare la questione in modo un po' attento, si nota che i fautori di queste “balle” contestano l'uso di "sacro-profano" definendolo una terminologia “non biblica”. Ci si dovrebbe dunque attenere a concetti unicamente biblici, per essere autentici cristiani!

Strano modo di argomentare, dal momento che il Cristianesimo, passando nella storia, ha assunto – spesso felicemente, raramente in modo meno felice – termini dalla cultura circostante ma non in modo acritico. Così, nel passato sono stati utilizzati dei termini pagani per la dogmatica cristiana (“persona”, “sostanza”, ecc.), termini rigorosamente non biblici. Questo fatto in qualche modo continua ancora oggi ed è inevitabile! Vogliamo fossilizzare, dunque, il Cristianesimo ad una mitica età dell'oro credendo che la fase apostolica fosse perfetta e tutte le altre no? Ideologia di un ingenuo protestantesimo!

Ecco come i fautori del "progresso" si contraddicono palesemente: dove non vogliono invocano la purezza biblica per combattere termini divenuti tradizionali, dove vogliono invocano l'inculturazione per introdurre termini non biblici criticabili con un buon sensus fidei.

Tornando al nostro argomento, nei primi secoli il Cristianesimo ha utilizzato il vocabolario della filosofia pagana ma purificandolo dal paganesimo. Gli stessi concetti di “sacro-profano”, per quanto provenienti dal mondo pagano, in ambito cristiano non possono che avere un significato differente.

Il termine biblico “santo” si riferisce a Dio, a quanto egli compie; chi è toccato da Lui si definisce “uomo santo”; un Suo inviato si definisce “angelo santo”.

Il concetto non biblico di “sacro-profano”, se letto correttamente, fa diretto riferimento all'azione del male introdotto nel mondo da chi volta le spalle a Dio. 

È “sacro”, infatti, quanto l'uomo con il suo comportamento dedica a Dio e pone sotto la sua luce. È “profano” quanto l'uomo protegge o scherma dalla luce di Dio. Infatti non è solo l'individuo a sottrarsi a Dio ma può sottrarre a Dio, in una certa misura, ogni realtà che lo circonda, avizzendola. Notasi che il concetto di "profano" è anche da intendersi nel senso di qualcosa di indifferente al sacro, oggi lo definiremo "laico".

La dicotomia "sacro-profano" richiama pure l'espansione dell'odio con la sofferenza che ne nasce per causa umana. Questo tocca tutto il cosmo, esattamente come l'espansione della filantropia divina da un cuore umano santificato.

Questo esempio chiarifica il significato di "sacro" e "profano" in senso cristiano: chi vive in una casa con le finestre ben tappate e la porta chiusa può ben dire che il sole riguarda tutto e che la luce penetra in ogni dove. Lo può dire come semplice asserzione ma la realtà dei fatti è ben differente: egli vive in una casa buia e tutte le sue cose sono al buio con lui! La volontà umana può molto, anche in negativo, e la storia è là a ricordarcelo costantemente.

Riassumendo:
il termine "santo" è senz'altro un termine biblico.
"Sacro-profano" non è una terminologia biblica ma è stata utilizzata dalla Chiesa per indicare che nel mondo l'uomo ha la capacità di porre alcune cose direttamente sotto l'influenza divina, con il suo comportamento (vedasi l'edificio ecclesiastico), e di porre altre cose più o meno distanti da Dio, sempre attraverso questo comportamento, proiettando su di esse gli effetti negativi del suo peccato (ecco il significato di "profano").

Se si inizia a dire "questi non sono termini biblici quindi non usiamoli" facciamo come chi butta a mare l'esperienza positiva della Chiesa perché si ritiene più "furbo". Allora dovremo buttare a mare tutti i termini non biblici della dogmatica cristiana come "persona" e "sostanza"... E infatti ci sono teologi che stanno pensando pure a questo!! In questo hanno una certa inquietante coerenza, d'altronde! Mentre la Chiesa agisce con l' "et-et" (si conserva la rivelazione biblica e si cerca di spiegarla anche con termini non biblici) costoro, come gli eretici di tutti i tempi, agiscono con l' "aut-aut" (si usano certe cose e si buttano via tutte le altre tradizionali).


Non ci si avvede che il Dio santo può illuminare ovunque e sostenere il cosmo con la sua azione e provvidenza ma l'uomo con il suo comportamento può gettare un cono d'ombra attorno a sé. 


La chiesa, come edificio ecclesiastico, iconizza questa divisione in modo evidente e netto perché la chiesa-edificio tradizionale insegna al fedele che ci sono ambiti della vita in cui l'uomo si allontana da Dio (entrando in un'area “profana”) e ambiti della vita in cui l'uomo vive vicino a Dio (entrando in un'area “sacra”). 


La chiesa medioevale aveva chiare queste cose: infatti l'edificio era adibito alla preghiera e al culto, non ad attività che potessero portare lontano dall'attenzione a Dio, come il divertirsi mondanamente o il danzare, cose che, viceversa, oggi si fanno pure in chiesa. La chiesa medioevale aveva aree sacre non consentite all'accesso dei laici e che non era neppure possibile vedere (poiché protette da tende). Ora tutto questo è stato progressivamente abolito fino ai giorni nostri in cui la chiesa, in Occidente, diventa una sala di spettacolo.


Sta per essere definitivamente persa l'idea che, siccome la danza può essere occasione per godere della vita in senso mondano (profano), non ha senso farla nella chiesa, edificio-icona in cui lo sguardo interiore umano deve essere sempre fisso ad superna (sacro).


Perciò l'edificio ecclesiastico un tempo era consacrato ossia reso sacro, cioè adibito ad un uso unicamente per Dio. Perciò era detto “casa di Dio”, poiché l'uomo stesso era invitato a divenire come quell'edificio, casa di Dio (1).


2) E veniamo all'altra questione: perché un certo clero e certi teologi odiano i termini "sacro-profano"?


Conosco oramai da qualche decennio il clero a cui lei fa riferimento e so cosa dico: costoro, che tanto si sollazzano deridendo con superiorità il termine "sacro", tendono a non essere più... clero! 

Essi nell'anima si riducono a semplici laici che dicono la messa. Anzi, per un certo verso, sono peggio dei laici poiché questi ultimi normalmente non danno lezioni strampalate se non altro per non parere ridicoli! Non parlano di "povertà" ad ogni piè sospinto e poi girano con un'alfa romeo sportiva rosso fiammante, come qualche teologo biblico da me conosciuto, fiero assertore del "santo" contro il "sacro", nonché propugnatore di vere eresie! Costui ha al suo attivo diverse pubblicazioni, segno che si può sapere molto senza conoscere quasi nulla...


Questo clero dice: "Dio è santo e tutto quello che viene da Dio è santo. Non ci sono dunque esclusioni nel mondo e non possiamo accettare la divisione dicotomica tra un sacro (ambito decretato dagli uomini) e un profano (ambito decretato pure dagli uomini). Tutto è santo perché esce dalle mani sante di Dio".


Costoro non capiscono o non accettano una cosa elementare: nel mondo è entrato il peccato, ossia un cono d'ombra con cui Dio viene allontanato dagli uomini e tale cono è sempre efficace anche se non avrà l'ultima parola.
Costoro non amano le "dicotomie", come dicono, ma dimenticano che negli stessi vangeli esiste un'altra "divisione dicotomica": mondo-Dio. In san Paolo ne esiste un'altra ancora: carne-spirito. Queste divisioni, a loro modo, ci ricordano quella di "sacro-profano".
Come la mettiamo? Facciamo finta che non esistono (come succede)?

Perché questo tipo di clero tende a  non accettare questo insegnamento tradizionale? 

Temo che ci sia una sola semplice risposta: perché per costoro “di fatto” non esiste il peccato inteso in senso tradizionale. La prova ce la offre il fenomeno molto accentuato (rispetto ad un tempo) di un clero che tende a godersi il mondo invece di starsene in ginocchio, come poteva fare un curato d'Ars...


Dimenticando la distinzione pratica tra peccato e grazia, non si può che deridere la distinzione sacro-profano. Allora ci si scusa, ci si autocanonizza e si canonizza chiunque, facendo di Dio un pagliaccio che tutto accetta e tutto accoglie. 


Si contrappone al "sacro-profano" la coppia "santo-peccato" (cosa che mai si avrebbe pensato di contrapporre, un tempo) e si da al termine "peccato" un contorno sempre meno definito fino a farlo divenire "la scelta di chi non ama" che vuol dire tutto e niente al contempo.


Di fatto, però, il termine peccato, in senso tradizionale, non è più accolto e questo pure da molto clero. Di qui l'avversione istintiva per chi  lo ricorda anche indirettamente!


Mi spiace di sembrare duro, ma queste sono autentiche eresie davanti alle quali i vescovi cattolici tacciono. Ne deduco che chi tace acconsente! Il peggio è che certe chiese (come le ortodosse) che hanno conservato intatto l'impianto tradizionale, fanno finta di nulla, come se questi dubbi velenosi non dovessero mai entrare nel loro campo. Invece è necessario chiamare l'eresia con il suo nome!


Infatti, qui non è una questione di dettagli: dietro al rifiuto di una terminologia (adducendo speciose motivazioni "bibliche") pare sottendersi, di fatto, il rifiuto dell'impatto pratico del peccato finendo ad ammettere l'inesistenza del peccato in senso tradizionale (se tutto è santo niente è male!). Ne consegue che l'uomo com'è, qualsiasi cosa fa', va bene, basta che obbedisca alla sua coscienza (come diceva Bergoglio nel suo famoso colloquio con Scalfari). Ed ecco che tutto si spiega e il cerchio si chiude mostrando una logica prettamente secolaristica.


Poi è sovranamente buffo che dei sacerdoti (la radice di questo termine viene da sacro) siano contro il sacro! È proprio come essere contro se stessi! 

Solo dei "sacerdoti-non-sacerdoti" possono fare questo, dal momento che un sacerdote autentico non lo farebbe mai! Di qui pure l'antipatia profonda di buona parte del clero verso i culti tradizionali, proprio perché ... "troppo sacri"!


D'altronde, nel mondo cattolico fino a 50 anni fa', si pensava al sacerdote come all'uomo dell'altare, quindi del sacro, del "dedicato a Dio", del "sottratto alle cose mondane". 


Oggi, guarda caso!, non è più così e infatti i "preti-non-preti" deridono la distinzione "sacro-profano", deridendo in tal modo tutto il passato plurisecolare della Chiesa che la utilizzava e deridendo le stesse Chiese ortodosse di oggi che usano la medesima terminologia, salvo poi far finta di nulla e scambiare con loro i soliti ipocriti "bacetti ecumenici" nella settimana di unità dei cristiani!


L'altare, segno di Cristo, del sacro al quale si riferisce il sacerdote, è sostituito da una tavola che spesso non ha neppure la pietra consacrata con le reliquie dei martiri, il sacerdote non si "attacca" più a questo simbolo ma si rivolge sempre più al "popolo" antistante. Non è più il sacerdos sull'altare simbolo di Cristo ma  il presidente dell'assemblea!
Questa realtà tende sempre più ad essere una nuova religione e, in quanto tale, non può che coerentemente odiare il proprio padre e la propria madre che parlavano in termini di "sacro e profano".

Questo tipo di teologi e di clero fanno come coloro che pensano di arrivare al cuore della cipolla sfogliando tutti gli strati dell'ortaggio: non rimarrà loro nulla in mano!

Concludendo, mi permetto di darle un consiglio, se lo accetta: li eviti e frequenti gente più seria!

___________

1) I nuovi riti di consacrazione della Chiesa nell'Occidente cattolico, non hanno più la chiarezza e la pregnanza che avevano un tempo. Infatti, tanto per fare un esempio, è totalmente opzionale inserire nell'altare la reliquia dei martiri. Poi, sinceramente, visto che la maggioranza del clero non ci crede praticamente più, o prima o poi saranno sostituiti con una specie di "benedizione", come può già avvenire in qualche caso.