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lunedì 22 ottobre 2018

La confusione tra ciò che è essenziale e ciò che è accessorio nella Chiesa

Nei nostri tempi di montante confusione mi sembra necessario fornire gli strumenti per discernere ciò che è essenziale da ciò che è accessorio nella Chiesa. Tutto ciò non è scontato per nessuno e anche chi ci dovrebbe insegnare può, per interessi personali o perché troppo assorbito dal compito di difendere l'istituzione che rappresenta e sente minacciata, avere idee confuse o infondere la netta idea d'averle.
Ciò che è necessario nella Chiesa è quanto discende direttamente dalla rivelazione. Ad es. i sacramenti sono ritenuti essenziali, il sacerdozio è ritenuto essenziale (nell'unica funzione di santificare e insegnare ai fedeli). Le cose essenziali, dunque, derivano tutte dall'epoca apostolica e non sono mai numerose.
Ciò che è accessorio (e anche non essenziale) nella Chiesa sono le istituzioni che nel tempo si è data. L'arcipretato, l'archimandritato, il cardinalato, sono tutte cose non essenziali. Un altro esempio: l'ordinamento diocesano si plasma sulla divisione geopolitica dell'impero romano. Esso dunque può variare nel tempo. 
Gli arcivescovadi e i patriarcati (creati da una certa epoca in poi) sono emersi a partire dalle città più importanti dell'Impero romano. Se, ad esempio, la seconda città imperiale fosse stata Milano (e non Costantinopoli) oggi Milano sarebbe sede patriarcale e Costantinopoli non conterebbe nulla, forse non avrebbe più neppure quel poco di cristiano che le rimane.
La Chiesa, se non ci fossero stati i patriarcati (lasciamo per il momento da parte il patriarcato romano che ha una storia tutta sua), sarebbe comunque cresciuta; si sarebbe sviluppata con un altro ordinamento poiché, in queste cose, l'ordinamento ecclesiastico è modificabile, contingente, variabile. Non dovrebbe mai essere fisso una volta per tutte perché non è un dogma di fede e portarlo a livello di un dogma di fede significa cadere in una confusione fatale dove il creato si confonde con l'increato, l'umano con il rivelato. Tutto è utile, nulla è essenziale fuorché quant'è stato rivelato!
Oltretutto, dare un eccessivo peso all'istituzione transeunte (come tutte le cose di questo mondo) potrebbe far levare lo sguardo da quanto non viene mai meno ossia dallo scopo principale della Chiesa. Il suo compito fondamentale è cambiare gli uomini nella grazia, non fare azioni sociali, artistiche, culturali o - peggio! - incensare se stesso.
Detto ciò, copio e incollo la parte finale di un'omelia del patriarca Bartolomeo e lascio ai lettori capire se questa divisione fondamentale è qui rispettata o meno.
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«La santa Grande Chiesa di Cristo non coltiva e promuove solo i preziosi valori della tradizione ortodossa, ma influenza creativamente anche il futuro culturale. Crea e insegna l'alta civiltà della comunione e dell'amore. Il Patriarcato ecumenico ha sigillato e siglato in modo indelebile la storia dell'umanità. È anche oggi la speranza per il presente e il futuro. [... il Patriarcato è] un'istituzione che, se non ci fosse stata data dalla grazia di Dio e specialmente alla nostra nazione, sarebbe stato necessario inventare».

Omelia del 21 ottobre 2018, vedi qui.

Preservare la Chiesa ortodossa ucraina: salvare l'Ortodossia


L'attuale crisi nel mondo ortodosso è molto seria. Soprattutto, ci sono due concezioni fondamentalmente diverse dell'organizzazione della Chiesa che si oppongono l'una all'altra. Da un lato, il Patriarcato di Costantinopoli afferma una giurisdizione universale, il diritto d'interferire in qualsiasi altra Chiesa autocefala, un potere esclusivo di decisione (ad esempio per la concessione dell' autocefalia), che s'imporrebbe a tutta la Chiesa ortodossa. Non senza ragione, questa forma di organizzazione si chiama "papismo" orientale. D'altra parte, seguendo la concezione tradizionale della Chiesa ortodossa, abbiamo quindici chiese autocefale che si riconoscono l'un l'altra (che dà loro la qualità d'essere canoniche). Ognuna è indipendente nella conduzione della sua vita ecclesiale, nel suo territorio canonico e, insieme, sono anche responsabili della vita della Chiesa. È questa concezione tradizionale della Chiesa ortodossa (con un patriarca di Costantinopoli che ha il primato d'onore) che difende, tra l'altro, il patriarcato di Mosca.

Possiamo deplorare che la tensione tra il Patriarcato di Costantinopoli e Mosca sia aumentata dopo il mancato incontro a Creta, dove non è stato possibile trovare un consenso panortodosso. I disaccordi sono rimasti dopo una fase preparatoria incompiuta. La non convergenza sulla questione dell'autocefalia e della sua concessione era precisamente uno di quei disaccordi. La crisi si è quindi cristallizzata nel caso dell'Ucraina.
In questo contesto, delle influenze dannose hanno opportunamente preso possesso di questa crisi per esasperarla e cercare di usarla per i loro interessi totalmente estranei alla Chiesa. Sfortunatamente, è prima di tutto la Chiesa ortodossa ucraina che soffre e sperimenta questa situazione. La Chiesa ortodossa dell'Ucraina è l'unica chiesa canonica ortodossa in Ucraina. È posta sotto l'autorità spirituale del vescovo Onuphre. La Chiesa ortodossa dell'Ucraina ha, come eredità storica, un inalienabile legame spirituale con la Chiesa russa; un legame che l'ha preservata da tante azioni ostili e un vincolo segnato dalla venerazione di santi che hanno illuminato la sua storia comune sin dal battesimo della Rus'. Infine, l'Ucraina è il territorio canonico indiscutibile della Chiesa ortodossa ucraina, che è autonoma all'interno della Chiesa russa.
Un vero pericolo incombe sulla Chiesa ortodossa dell'Ucraina e, inevitabilmente, pure su tutta la Chiesa ortodossa. Senz'alcuna consultazione con le Chiese sorelle, senza la conoscenza dell'unica Chiesa canonica interessata, vittima designata di questo atto inaccettabile, il Patriarca Bartolomeo vuole stabilire un'autocefalia in Ucraina. Questo per cercare d'imporre l'autorità che afferma e la sua concezione di organizzazione della Chiesa. Non ci possono essere altre motivazioni perché questa autocefalia è, di fatto, rivendicata solo dal potere politico temporale, con una componente non ortodossa e da movimenti scismatici. Entrambi sono apertamente supportati da potenze straniere. Questi sono chiaramente guidati da preoccupazioni geostrategiche ostili. Tale ostinazione è ancor più inopportuna al punto che non esiste una struttura in grado di ricevere un possibile Tomos di autocefalia, se non un'entità scismatica o un soggetto ecclesiale da creare sul territorio canonico di un'altra Chiesa canonica. Queste due formule costituirebbero un serio precedente nella vita della Chiesa poiché è flagrante la violazione di regole canoniche elementari. L'invio di esarchi il cui ruolo è incomprensibile e la cui presenza non è desiderata dalla Chiesa locale è solo un'illustrazione di queste iniziative molto sfortunate.
Dopo le attività mosse dal Patriarcato di Costantinopoli, tutti hanno visto che i luoghi santi e il clero della Chiesa di Ucraina sono apertamente minacciati sia dal governo sia dalle fazioni nazionaliste ucraine. La sicurezza della Chiesa ortodossa ucraina deve essere rafforzata dal fermo e unanime rifiuto espresso da tutte le altre Chiese, degli attuali eccessi costantinopolitani.
Mentre c'è ancora tempo, fino a quando è stata ancora presa alcuna decisione, l'OLTR esprime che il solo la via conciliare e la preghiera possono salvare la Chiesa ortodossa da un vicolo cieco senza precedenti, le cui conseguenze sono drammatiche. In questo modo conciliare, tra l'altro, delle richieste come l'autocefalia possono essere risolte consensualmente. Siamo assolutamente convinti che questo è l'unico modo per salvare l'unità della nostra Chiesa.
La Chiesa ortodossa dell'Ucraina dev'essere preservata per salvare la Chiesa ortodossa.

Gueorguy von Rosenschild
Presidente dell' OLTR - Ottobre 2018

Testo tradotto. Qui l'originale.

lunedì 15 ottobre 2018

Lo scisma d'Oriente

"Nemmeno il papa di Roma 
si permetterebbe di fare una cosa del genere" 
Kirill Molchanov, dottorando in scienze politiche, vice presidente dell'Istituto ucraino di analisi e gestione politica (Kiev)

Poiché in una Chiesa non può esistere l'arbitrio di uno solo su tutti, è bene fare le seguenti puntualizzazioni relativamente alla questione ucraina. Il post è estremamente sintetico per mostrare chiaramente ad ognuno l'odierna triste situazione nella quale vive l'Oriente ortodosso. Inserisco i quattro punti proclamati dal Sinodo del Patriarcato Ecumenico sulla questione con il loro relativo commento.

1. «Si conferma la concessione dell'autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ucraina» [1];

Risposta: Secondo i dati statistici, la Chiesa ufficiale ucraina dipendente dal Patriarcato di Mosca, rappresenta il 70% circa degli ortodossi ucraini [2]. Tale Chiesa non ha mai chiesto alcuna autocefalia né a Mosca né a Costantinopoli. La parte restante, divisa tra due obbedienze, è relativa a due Chiese scismatiche. A quale delle due verrà concessa l’autocefalia? Perché il comunicato rimane nel vago e non specifica questa situazione (in cui i disobbedienti vengono premiati senz'alcun ripensamento da parte loro)?

2. «Si (ris)tabilisce una "stavropegia" (giurisdizione direttamente dipendente dal patriarca) a Kiev»;

Risposta: Questa decisione è assolutamente unilaterale e quindi non può che essere vista come un’intrusione nel territorio canonico di un’altra Chiesa, dal momento che non è stata accordata con la Chiesa canonica del territorio né è stato sentito il Patriarcato moscovita.

3. «Si sollevano gli anatemi contro i primati delle due Chiese non canoniche ucraine Filarete Denisenko, il patriarca auto-proclamato di Kiev (KP) anatemizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1997, e Makario Maletich, primate della "Chiesa Ortodossa Ucraina Autocefala" (EOAU)».

Risposta: Anche questa decisione è assolutamente unilaterale. L’autorità che stabilisce la sanzione canonica dovrebbe essere la stessa che la toglie altrimenti, se lo fa una seconda autorità senza informare la prima, si tratta di una vera e propria intrusione.

4. «Si revoca il tomos del 1686 che trasferiva la giurisdizione della metropoli di Kiev al Patriarcato di Mosca».

Qui si fa riferimento a documenti  più antichi di 300 anni per concedere o meno i diritti di giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli al Patriarca di Mosca; il Patriarcato di Mosca è accusato di sequestro dei diritti giurisdizionali della metropoli di Kiev. Tuttavia, la dichiarazione della violazione di tali diritti è fatta trecento anni dopo l'emissione dei documenti ad essa relativi. 
Tali conflitti per i territori e i diritti giurisdizionali su essi di questo o quel vescovo non sono apparsi oggi. In particolare, è importante ricordare il 133° canone del Concilio locale di Cartagine del 419, che ha definito un periodo di tre anni, durante i quali è possibile esaminare le pretese di un territorio appartenente alla giurisdizione di un dato vescovo, mentre il 17 ° canone del IV Concilio ecumenico e il 25 ° canone del sesto Concilio ecumenico (in Trullo) che gli è simile, definisce la prescrizione trentennale per un conflitto per quanto riguarda l'appartenenza della parrocchia alla diocesi di un vescovo diocesano. In questo caso, stiamo parlando di un ritardo di oltre 300 anni!! [3]
Solo l'arbitrio personale e il sentirsi sopra la Chiesa può spiegare l'attitudine del Patriarca Bartolomeo d'impugnare qualcosa che, nel diritto comune, lo stabilirebbe sicuramente nel banco degli imputati [4].
Perché, dunque, meravigliarsi se c'è chi conclude che stiamo assistendo ad un cambiamento di ecclesiologia in Oriente dove da un primus inter pares il patriarca costantinopolitano sta divenendo un primus super pares [5] senza aver ottenuto l'avvallo delle altre Chiese? Questa ecclesiologia alterata, essendo dal punto di vista ortodosso un'eresia [6], non può non condurre la Chiesa di Costantinopoli - che ha una visione molto teorica delle cose [7] - almeno ad uno scisma de facto con tutte le altre Chiese dell'Ortodossia. Si attendono futuri interessanti sviluppi del caso.
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Notizia dell'ultimo momento

Dichiarazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa in relazione all'invasione del Patriarcato di Costantinopoli sul territorio canonico della Chiesa russa.

La dichiarazione è stata fatta durante un incontro del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 15 ottobre 2018 a Minsk.

Il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa, nella sua sessione del 15 ottobre 2019 a Minsk, ha adottato una dichiarazione sinodale sull'invasione del Patriarcato di Costantinopoli nel territorio canonico della Chiesa ortodossa russa.

I membri del Santo Sinodo hanno ritenuto impossibile continuare a rimanere in comunione eucaristica con il Patriarcato di Costantinopoli.

Si afferma in particolare che "Giustificando ipocritamente il desiderio di ripristinare l'unità dell'Ortodossia ucraina, il Patriarcato di Costantinopoli con le sue decisioni spericolate e politicamente motivate introduce una divisione ancor più grande e aggrava la sofferenza della canonica Chiesa ortodossa ucraina. La comunione con gli scismatici e una persona anatematizzata da un'altra Chiesa locale con tutti i "vescovi "e il "clero "ordinati da costoro, l'invasione di parti canoniche di qualcun altro e il tentativo di rifiutare le proprie decisioni e impegni storici - tutto ciò pone il Patriarcato di Costantinopoli al di fuori dello spazio canonico e, con nostro grande dolore, ci rende impossibile continuare la comunione eucaristica con la sua gerarchia, il suo clero e i suoi laici".
Il documento termina affermando: "D'ora in poi, fino a quando il Patriarcato di Costantinopoli non avrà rifiutato le sue decisioni anti-canoniche, è impossibile per tutto il clero della Chiesa ortodossa russa concelebrare con il clero della Chiesa di Costantinopoli e per i laici partecipare ai sacramenti amministrati nelle sua chiese" [8].


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[1] Comunicato stampa del 12/10/2018 (vedi qui), del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli.

[2] Questo fa emergere come la dichiarazione di Bartolomeo I per il quale l'autocefalia è "voluta" dal popolo ucraino sia priva di fondamento. L'autocefalia è voluta solo da alcuni chierici dissidenti e da alcuni centri politici ai quali pare che il patriarca costantinopolitano sia evidentemente sottomesso.

[3] Cfr. qui.

[4] Per spiegarmi faccio un esempio. Nel campo civile, quale persona rivendicherebbe mai un terreno donato da un proprio avo 300 anni prima agli avi di una famiglia diversa dalla propria? È una cosa che solo a pensarsi possibile fa accapponare la pelle perché, a questo punto, tutto verrebbe messo in discussione e nessuno sarebbe veramente padrone di nulla. Ma tant'è  che ad una certa mentalità clericalista tutto è possibile, visto come sembra lontana dal mondo reale. 

[5] "Temo che questo non sia semplicemente un tentativo di invadere la giurisdizione della ROC [la Chiesa canonica ortodossa ucraina in comunione con Mosca], ma un tentativo di mostrare con l'esempio dell'Ucraina quale potere il Patriarca di Costantinopoli ora intende assumere all'interno del mondo ortodosso e di altre Chiese locali, intromettendosi nelle loro giurisdizioni e accettando appelli da parte di coloro che sono stati spogliati [dagli ordini sacri] e scomunicati senza prendere in considerazione la posizione della Chiesa che li ha posti sotto queste interdizioni". Cfr. qui.

[6] "Naturalmente tutto ciò è molto doloroso. Abbiamo a che fare non solo con la violazione dei canoni della Chiesa, ma con la perversione dell'intera ecclesiologia ortodossa. Sono sicuro che la Chiesa ortodossa russa non accetterà questo con calma. Ci si può anche aspettare che le altre Chiese locali lo percepiscano adeguatamente ed esprimano la loro protesta". Cfr. Ibid.

[7] "La sicurezza con cui i Fanarioti parlano 'nominalmente' della Russia ortodossa, in cui presumibilmente il gregge del patriarca Kirill non è poi così grande, è il risultato di questo [loro] distacco dalla vita reale. Il Patriarcato ecumenico praticamente non ha un proprio territorio canonico, ma sovrintende ad una diaspora. Ovunque presente, non dimora da nessuna parte; essendo occupato con tutti, praticamente non risponde a nessuno. Lo scheletro della burocrazia di Costantinopoli è occupato per tutta la sua vita a svolgere vari forum, incontri, consultazioni a livello ecclesiastico-diplomatico e a preparare documenti con spiegazioni teologiche. Le preoccupazioni e le difficoltà di una Chiesa locale gli sono sconosciute. Ora si sta aprendo un nuovo periodo, in cui il Patriarcato di Costantinopoli con le sue 3200 parrocchie in tutto il mondo sta cercando di inghiottire, o almeno svolgere una certa missione di trasformazione all'interno dell'Ucraina, un grande paese dove oggi il numero di parrocchie attive si avvicina a 20.000".
Cfr. Ibid.

[8] Vedi qui e qui.

domenica 14 ottobre 2018

La canonizzazione dei santi


Una strana icona
con un papa oggi "fatto" santo
Prima di entrare in quest'argomento faccio una premessa. In qualsiasi tempo della Chiesa, nella confusione come nella pace, alle persone ben disposte Dio non ha mai fatto mancare il suo aiuto e sperimentare la sua presenza. Infatti la Chiesa pur con ministri indegni e con cristiani poco credibili, è voluta da Dio per portare lo sguardo degli uomini oltre le contingenze terrene, laddove risiede la vera felicità. Questo significa che nessun vero credente dev'essere pessimista perché l'ultima parola non è mai parola umana.

Detto ciò, quando parliamo della canonizzazione dei santi entriamo in un argomento fondamentale. La canonizzazione non si “fa” ma si riconosce. L'autorità ecclesiastica non ha alcun potere di “fare” un santo, poiché chi “fa” i santi è Dio. L'autorità dovrebbe limitarsi a riconoscerne la santità e li propone come modello ai cristiani.
Prima che l'autorità ecclesiastica proclamasse i santi, chi li proclamava erano i fedeli, la Chiesa nella sua totalità. Ambrogio di Milano, Ireneo di Lione, Benedetto da Norcia, giusto per fare qualche nome, non hanno avuto alcuna autorità ecclesiastica che li riconoscesse. L'insieme dei fedeli li riteneva santi grazie ad un “fiuto” per le cose soprannaturali che viene dato al battezzato.
Il battezzato, in chi è attivo questo “fiuto”, sente subito se uno è un “contenitore di grazia” o meno, per il semplice fatto che avverte la presenza di tale grazia.
Faccio un esempio.
Un giorno, a Patmos, una persona entrò in un monastero femminile, fondato a suo tempo da un padre spirituale di gran cuore. Tale persona non conosceva nulla di quest'uomo se non che aveva fondato il monastero. Quando entrò nel monastero sentì un'atmosfera particolare che, man mano che si avvicinava ad una stanza, aumentava. Sulla soglia di quella stanza, nella quale non c'era alcuno, sentì nell'aria una presenza molto forte. Entrò e sulla sua sinistra vide la reliquia del cranio del padre spirituale fondatore.
Ecco, la grazia è una realtà sperimentale: o esiste o non esiste. Laddove esiste si fa sentire a chi ne ha “naso” ma laddove non esiste non si può crearla perché non ci appartiene, essendo una realtà oltre questa terra.
Detto ciò, i santi veri hanno tutti questa grazia, questa forza particolare che li fa essere sicuri, sereni, forti, pur dinnanzi a mille tribolazioni. La presenza di questa forza è l'unica cosa che spinge alcuni ad abbandonare tutto, ad affrontare serenamente la morte. La presenza di questa forza sosteneva i martiri e dava loro serenità.

Ora, devo dirlo chiaramente e mi spiace per chi non è d'accordo con me: non pochi santi che si stanno “facendo” ultimamente a Roma sono degli pseudo-santi. Mi spiego meglio: eticamente potranno anche essere persone rette, avranno pure insegnato bene, avranno forse anche un loro eroismo, ma non mi hanno mai minimamente dato alcuna sensazione di soprannaturalità.
Anni fa incontrai personalmente la nota Teresa di Calcutta. Le appoggiai la mano sulla schiena curva, la ascoltai parlare, ma non mi dette nulla di particolare se non la sensazione d'essere davanti ad una “buona vecchietta”. Ma una santa non è una “buona vecchietta”, è qualcosa di molto più, quel molto più che solo chi lo ha intravvisto lo capisce. Potrei dire la stessa cosa di Giovanni Paolo II che, ovviamente, per me non è santo.

Costoro e altri loro simili sono “santi etici”, ossia persone umanamente buone, quand'anche non siano dei “santi politici”, come nel caso della recente canonizzazione di Paolo VI. Sono fermamente convinto che santi come Paolo VI non siano santi veri. Può essere che Dio li abbia con sé in gloria, come potrebbe essere nel caso dei miei genitori ma ciò non deve per nulla significare che siano detti santi con tutto ciò che questo poi comporta.
La santità non è affare dei preti o delle autorità ecclesiastiche. È prima di tutto affare dei credenti che riconoscono o meno in una persona dei tratti che non sono terreni. Nel caso di Paolo VI siamo dinnanzi ad una persona psicologicamente sofferente, torturata dalle sue stesse paure, come testimoniava il card. Siri il quale, pur rispettandolo, non ne aveva simpatia. Papa Montini era talmente torturato da rimanere profondamente ferito quando, leggendo il giornale, vedeva commenti contro di lui. Dov'è, qui, la santa “indifferenza” all'opinione del mondo, quell'indifferenza che, tanto per dirne una, viene insegnata dai padri del deserto?
Fare santi gente così significa prendere in giro gli inconsapevoli credenti!

Se la santità non è più il cambiamento di un cuore per la grazia divina vivente, cambiamento che fa di se stessi la “roccia di pietro”, ma una pura questione di virtù umane; se è una pura questione etica, se poi diviene addirittura una questione politica, allora si possono fare santi anche quanti, diverso tempo fa, non lo sarebbero assolutamente stati.
E non mi si venga a parlare di eventuali miracoli, perché eventi soprannaturali di tal genere esistevano pure nelle religioni pagane. Il miracolo in sé non significa molto, tant'è che tempo fa lo testimoniò pure una signora guarita dal cancro da... Sai Baba! Il miracolo bisogna associarlo ad una reale santità di vita e ad una fede integerrima.

La posta in gioco non è piccola perché quelle autorità che “fanno” santi quanti di fatto non lo sono stati, finisce per impiantare nella Chiesa un'anti-Chiesa dinnanzi all'indifferenza passiva di fedeli sempre più confusi e disorientati.

sabato 13 ottobre 2018

Le decisioni del Santo Sinodo del Patriarcato Costantinopoli sull'Ucraina rischiano di condurre ad una catastrofe per l'Ortodossia e per l'intero mondo.


LE PIRE S’ANNONCE POUR L’ORTHODOXIE"La situazione attuale è assolutamente senza precedenti per tutti. È una rottura totale con la tradizione e la percezione della vita della Chiesa. Le azioni di Costantinopoli porteranno danni catastrofici, soprattutto per gli ortodossi dell'Ucraina. Comincerà qualcosa di terribile", ha detto il canale televisivo religioso russo Spas Alexander Volkov, portavoce del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Cirillo. Il capo del Dipartimento sinodale d'informazione della Chiesa russa Vladimir Legoïda, ha aggiunto che si tratta d'un "tentativo di minare le fondamenta del sistema canonico dell'Ortodossia"; tali decisioni non canoniche influenzeranno "milioni persone in Ucraina e nel mondo ortodosso", ha aggiunto, sottolineando che "è evidente che siamo sull'orlo di eventi drammatici".


Decisioni controverse

Nel suo comunicato stampa del 12/10/2018 (vedi qui), il Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli a affermato:

1. Si conferma la concessione dell'autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ucraina;
2. Si (ris)tabilisce una "stavropegia" (giurisdizione direttamente dipendente dal patriarca) a Kiev;
3. Si sollevano gli anatemi contro i primati delle due Chiese non canoniche ucraine Filarete Denisenko, il patriarca auto-proclamato di Kiev (KP) anatemizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1997, e Makario Maletich, primate della "Chiesa Ortodossa Ucraina Autocefala" (EOAU).
4. Si revoca il tomos del 1686 che trasferiva la giurisdizione della metropoli di Kiev al Patriarcato di Mosca.

Costantinopoli aveva precedentemente nominato l'arcivescovo di Panfilia Daniel (UAOC degli Stati Uniti) e il Vescovo Hilarion Edmonton (UAOC del Canada) come  suoi esarchi a Kiev "nel quadro della preparazione della concessione dell'autocefalia alla Chiesa ortodossa in Ucraina" (UAOC sia negli Stati Uniti che in Canada sono giurisdizioni autonome all'interno del Patriarcato di Costantinopoli, che ha sempre mantenuto stretti legami con l'UAOC scismatico impiantatosi in Ucraina dopo il 1991).

La reazione ferma di Mosca e Kiev

La Chiesa ortodossa russa ha già rotto le sue "relazioni diplomatiche" con il Patriarcato di Costantinopoli dopo i primi annunci del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, sospendendo ogni concelebrazione con Costantinopoli e qualsiasi partecipazione ad eventi inter-ortodossi presieduti da rappresentanti del patriarcato (ad esempio riunioni dell'Assemblea dei vescovi ortodossi in Francia, AEOF) e la commemorazione del Patriarca di Costantinopoli durante le funzioni religiose. Il Sinodo di Costantinopoli ha ormai "superato la linea rossa" per il portavoce del Patriarca di Mosca e le sue decisioni legittimano uno scisma. Anche la Chiesa ortodossa ucraina, una Chiesa autonoma all'interno del Patriarcato di Mosca, ha minacciato di rompere con il Patriarcato di Costantinopoli.

Non è stato mosso nulla

Ho spiegato nel mio precedente articolo perché la manovra di Costantinopoli era "maligna, anti-canonica, ostile ... e pericolosa". le decisioni del Sinodo confermano l'analisi con la ricostituzione della città di Kiev sotto l'obbedienza di Costantinopoli come prima del 1686 in vista de "la concessione da parte del Patriarca ecumenico dell'autocefalia alla Chiesa di Ucraina". Ma Costantinopoli di solito non mostra alcuna fretta di concedere l'autocefala, come evidenziano gli esempi storici della Chiesa di Bulgaria (la cui autocefalia è stata riconosciuta nel 1946, tre quarti di secolo dopo la sua proclamazione a Sofia ) o la Chiesa di Finlandia (che la sta aspettando da quasi 100 anni!)

E chi si unirà a questa giurisdizione soggetta al Patriarcato di Costantinopoli? Vi aderirà propabilmente il clero della UAOC, dati i suoi legami con l'America del Nord UAOC in cui entrambi gli esarchi provengono, ma è poco più del 6% delle parrocchie ortodosse in Ucraina. Lo pseudo-Patriarca Filarete ha circa il 27% delle parrocchie e ha dichiarato che "Coloro che partecipano al Consiglio di unificazione entreranno a far parte della Chiesa ortodossa unificata, e chi non vuole esserne parte no ci sarà", ma non ha specificato se egli avrebbe abbandonato il titolo patriarcale che riveste e non si può presumere quanti dei suoi seguaci lo abbandoneranno per Costantinopoli ... per quanto riguarda la Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Mosca, EOU), che raggruppa più del 67% delle parrocchie, la stragrande maggioranza dei suoi membri è sempre stata contraria a qualsiasi separazione dalla Chiesa russa ... La nuova "stavropegia" rischia d'essere ridimensionata!

Possibili drammatiche conseguenze

Lo scisma nell'Ortodossia: a differenza del 1996, quando il Patriarcato di Mosca si trovò isolato all'interno dell'Ortodossia durante la sua rottura con Costantinopoli che aveva fondato una giurisdizione parallela in Estonia ( la "Chiesa ortodossa apostolica di Estonia") , le reazioni di diverse Chiese mostrano che Mosca potrebbe essere seguita da diverse Chiese ortodosse, e non di poco conto. Ciò si tradurrebbe in una vera scissione, poiché due gruppi di Chiese non saranno più in comunione tra loro ...

Si noti inoltre che Costantinopoli sembra relativamente indifferente alla possibilità di scissione intra-ortodossa per aver celebrato il Concilio di Creta nel 2016 nonostante mancassero quattro Chiesa che riuniva la maggioranza degli ortodossi e per la sua posizione sul nuovo matrimonio dei preti che sembra cozzare con le posizioni di altre chiese.

Guerra civile in Ucraina o ancor più?: Il presidente Poroshenko ha bollato l'EOU (la Chiesa canonica ucraina in comunione con Mosca) in diverse occasioni, fino a parlare di "nemico interno" e le autorità ucraine hanno minacciato di prendere il controllo dei principali santuari ucraini, monasteri e cattedrali, che sono attualmente sotto l'obbedienza del EOU (questo tipo di estorsione si è verificato nel 1991-92 e l'assalto ai luoghi di culto si sono accelerati dopo il colpo di stato del 2014, che assalì più di 50 chiese a metà 2018). Se queste pressioni aumenteranno contro le parrocchie recalcitranti ad unirsi a "la Chiesa ortodossa ucraina unificata", su cui parla lo pseudo patriarca Filarete, è possibili che esse incontreranno una maggiore opposizione dai fedeli e dai separatisti Ucraini orientali che potrebbero approfittare per dar loro man forte.

Ciò potrebbe portare ad una conflagrazione su larga scala, come la Chiesa russa ha ripetutamente denunciato e, nel peggiore dei casi, potrebbe esserci un intervento russo, come in Crimea che, questa volta, causerebbe quella dei vicini occidentali per "difendere" un'Ucraina che sarebbe poi diventata una nuova Siria ... Questo scenario peggiore non è il più probabile ora, ma deve purtroppo essere considerato sempre più.

Ora possiamo solo sperare in una soluzione che sembra provenire solo da una mediazione delle Chiese ortodosse, a cominciare dai vecchi patriarcati di Antiochia e Alessandria, che sembrano davvero preoccupati per il futuro dell'Ortodossia.


giovedì 27 settembre 2018

C'è qualcuno che sta ovunque seminando confusione....



Quando parliamo del ruolo di un vescovo, di un patriarca o di un papa nella Chiesa, non tocchiamo un tema marginale perché entriamo nell’ordinamento della Chiesa stessa, quello descritto nella cosiddetta "ecclesiologia".

In tale ordinamento esistono elementi rivelati, chiaramente voluti da Cristo, ed elementi legati a fattori contingenti e temporali, che nascono per esigenze di un certo contesto storico. Elementi rivelati nella Chiesa sono, ad esempio, i sacramenti. Da un certo periodo in poi, il mondo cattolico lega unanimemente alla volontà di Cristo il ruolo papale, come realtà non solo coordinatatrice e rappresentativa ma autonomamente vincolante per tutti. Questo, sulla base della nota promessa stabilita da Cristo a san Pietro in Mt 16, 18.

Il mondo ortodosso, per quanto riguarda il primo vescovo nella Chiesa (il protos), si conforma ad un’esegesi diffusa precedentemente (ma presente pure in Occidente), con la quale appare un ruolo di puro coordinamento e rappresentazione. Questo spiega la forte centralizzazione del Cristianesimo occidentale e il forte localismo delle Chiese in Oriente.

Conseguentemente, le due realtà non hanno solo un’organizzazione almeno parzialmente differente ma un’ecclesiologia diversa. È il concetto stesso di Chiesa a subire una variazione.

A tal riguardo, scorrendo tra i vari siti internet, si può aver modo di vedere come alcuni rivendicano a sé la "giusta" interpretazione e condannano gli altri usando spesso argomenti fittizi. Mi è capitato di leggere qualcuno che, approfittando dell'attuale confusa situazione in Ucraina, ha "sgridato" il mondo ortodosso perché a suo dire privo di un'autorità centrale in grado di risolvere molte questioni come nel mondo cattolico (vedi qui). Sono argomenti speciosi, esposti con l'idea di chiarire le idee ma che sortiscono un effetto esattamente opposto appena si considera seriamente la storia. Infatti, l'autorità centralizzata è una soluzione pratica (a prescindere dal fatto che sia divinamente voluta o meno) con i suoi pro e contro, esattamente come il forte localismo delle Chiese d'Oriente. 

In questi ultimi decenni abbiamo visto che il ruolo forte del papa ha, per così dire, contribuito a consolidare una nuova “tradizione” nel Cattolicesimo semplicemente lasciando che clero e fedeli prescindessero sempre più dalle antiche tradizioni, conformandoli, volente o nolente, ad una sorta d’interpretazioni soggettivistiche o relativistiche, come più diffusamente si nota nel mondo protestante. La cosa è giunta ad un punto tale che se domani arrivasse un papa con uno stile completamente tradizionale o, peggio, antico, verrebbe rigettato dai più, non riconosciuto e non compreso.

Per certi versi nel Cattolicesimo si è veramente fondata una nuova Chiesa nella quale rimangono testimonianze residuali del passato, come i ritualisti segnalano l’antico Cattolicesimo nell’Anglicanesimo. Infatti, è tutto un contesto ad essere cambiato e tale cambiamento risulta per lo più irreversibile, che lo si voglia o no. Oltrettutto, con Bergoglio la variazione sta assumendo connotati sempre più estremi.

Nel localismo orientale, essendo debole il primus, ossia il vescovo principale o rappresentativo di tutta la Chiesa, il principale fattore unitivo è un altro: la tradizione. Ciò che nel mondo cattolico pare scontato fino al punto che oggi diviene relativo, qui è determinante. Toccare la tradizione (e per tradizione s’intende anche l’ecclesiologia) significa creare una frattura, uno scisma se non proprio un’eresia che infrange l’ordine costituito nella Chiesa.

Ciò spiega perché in Oriente la quasi totalità delle Chiese è contraria al modo di operare di Bartolomeo I, nei riguardi dell’autocefalia ucraina. Si badi bene: non si è contrari all’autocefalia in sé, ossia alla possibilità che una Chiesa locale possa amministrare e condurre autonomamente se stessa [*], non dipendendo da nessuno. Si è contrari al modo in cui questa viene concessa, un modo che non solo non rispetta ma sfregia la tradizione stessa.
In questo modo, le chiese scismatiche ucraine non passano attraverso un periodo di pentimento, con il quale ammettono d’aver scisso il Corpo ecclesiale creando chiese parallele, non  passano attraverso l’acconsentimento della loro diretta Chiesa madre, la Chiesa russa, il che sarebbe la prassi regolare, ma ricevono il regalo voluto direttamente dal protos, il patriarca Bartolomeo. È indubbiamente il concetto pratico di "misericordia" applicato da Bergoglio in Occidente verso i divorziati risposati i quali possono benissimo accedere all'eucarestia senza alcuna riparazione o penitenza! 

Bartolomeo, sembrando approfittare di tale occasione, mostra di “non aver bisogno” di sentire la Chiesa russa ma agisce autonomamente, come fa di norma il papa di Roma il quale ha un’autorità ex sese. Si spiega, dunque, la reazione di tutte le altre Chiese locali ortodosse dinnanzi alla sua azione. Esse si comportano tra lo sbigottito e l'irritato come chi vedesse un carro armato entrare in una cristalleria!

Chi scriverà la storia del Cristianesimo di questo periodo dovrà constatare ovunque variazioni precedentemente inconcepibili. In particolare:

- In Occidente il papa lascia sempre maggior autonomia agli episcopati locali. In nome della sua forte autorità fa in modo d’indebolire se stesso offrendo l’idea di voler essere un primus inter pares, com’è normalmente in Oriente;

- In Oriente il patriarca costantinopolitano, sembrando approfittare di situazioni contingenti, priva della loro reale autonomia certe Chiese locali (almeno su certi aspetti) e tende a rafforzare contro la sua stessa tradizione la propria autorità offrendo l’idea di averla per virtù di se stesso o ex sese, come si disse al Concilio Vaticano I quando si parlava dell’autorità papale.

La situazione è tale che, per opposti motivi, è seminata confusione sia in Oriente sia in Occidente. È più che logico pensare che, dietro a tali fatti, ci siano potenti influenze secolari.
Come un tempo delle influenze imperiali fecero in modo da facilitare l’ascesa del papato per un verso e l’ascesa del patriarcato costantinopolitano per un altro, ora altre istanze secolari stanno cercando di  mutare profondamente certi contesti geopolitici, e di conformare a questo nuovo stato di cose l’ecclesiologia.
Chi ha "ancora" un'impostazione tradizionale (che però riflette un ordine differente di mondo) non capisce e rimane allibito, soprattutto perché le variazioni vengono sostenute con soli motivi religiosi. In realtà, queste sono solo scuse che celano ben altro. 

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[*] Spesso si dimentica che la prima autocefalia, proclamata nel 478 e confermata dal Concilio trullano del 692, fu quella della Chiesa cipriota. Ben prima del cosiddetto scisma tra Oriente e Occidente (la cui data puramente convenzionale è il 1054), esistevano Chiese totalmente indipendenti con un funzionamento che rispecchia la tradizionale ecclesiologia ortodossa. La monarchia assoluta papale, dunque, è cosa che si è strutturata lentamente e posteriormente, non senza opposizioni perfino nello stesso Occidente.

lunedì 24 settembre 2018

Un cardinale: il papa è "gelido, astuto, machiavellico e, quel che è peggio, mente"


22 settembre 2018 (LifeSiteNews) - Oggi la rivista tedesca Der Spiegel, una delle più influenti riviste politiche in Europa, ha pubblicato un rapporto sui fallimenti del papato di Francesco. LifeSiteNews ha già riassunto le parti di questo rapporto sul coinvolgimento di papa Francesco in un insabbiamento di casi di abuso in Argentina. Ma gli autori dello Spiegel fanno anche un resoconto delle loro conversazioni con prelati anonimi in Vaticano che hanno parlato in modo abbastanza critico di papa Francesco.

Secondo la rivista, un cardinale non solo ha definito il papa un vero bugiardo, ma ha anche detto: “Fin dall'inizio, non credevo a una sua parola”. I commenti dello Spiegel su questo papato, come vedremo, non sono meno forti.

Uno degli interlocutori di alto rango ha detto al team giornalistico che, in Vaticano, regna “un clima di paura e d'incertezza”. “Francesco è molto bravo a mettere in moto le cose”, ha detto un prelato tedesco, “ma quando, alla fine, ci sono solo instabililtà, questo sicuramente non aiuta”. Esempi di tali instabilità si trovano, come dice lo Spiegel, nella gestione di papa Francesco del dibattito sulla comunione per i coniugi protestanti e cattolici. Un cardinale tedesco racconta alla rivista bugie, intrighi “e un santo padre che, a differenza di chiunque prima di lui, mette in dubbio la verità della fede”.

Marie Collins, lei stessa una vittima abusata di spicco e sostenitrice delle vittime, parla della gestione dei casi di abuso da parte del papa e del Vaticano: “Belle parole in pubblico e [quindi] azioni opposte a porte chiuse”.

Lo Spiegel commenta che il papa potrebbe benissimo ignorare le “indicazioni dei crimini all'interno della sua cerchia interna” perché “è interessato, per ragioni di potere politico, a mantenere questo o quest'altro cardinale o vescovo nel suo ufficio”. Così, agli occhi della rivista tedesca, “Francesco [in tal modo] si rende vulnerabile”. Combatte per anni “contro il capitalismo globale, ma ha preso - come i suoi predecessori - somme di milioni dal cardinale McCarrick, che quest'ultimo ha ricevuto da donatori ma che ora è stato allontanato”. “Il papa loda il valore della famiglia tradizionale, ma poi si circonda di consiglieri e collaboratori che vivono il contrario - in un concubinato più o meno evidente con rappresentanti di entrambi i sessi”.

Il papa è ancora padrone della situazione?” si chiede lo Spiegel. Sottolinea che “la critica [di questo papato] nel frattempo proviene da una cerchia molto più grande di quella degli arciconservatori globalmente connessi”. Uno dei problemi di questo papa, secondo la rivista, è che “egli tace su questioni delicate” come i dubia dei quattro cardinali sulla sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, ma anche sulla petizione di 30.000 donne che gli hanno recentemente chiesto di rispondere alle domande derivanti dal rapporto Viganò. Non risponde a tali donne, è muto, e “lui, piuttosto, lascia l'accusa invariata da quando l'ha saputa, dal giugno 2013, sulle azioni del molestatore pedofilo McCarrick”.
Parlando di uno stretto collaboratore del Papa, il cardinale Reinhard Marx e la sua stessa arcidiocesi di Monaco, lo Spiegel indica la crisi della fede in Baviera. “Una parte del problema nell'Arcidiocesi, tuttavia, è creata da essa stessa”, spiega. La credibilità della Chiesa in quel posto, aggiunge, è stata minata dai fatti di “un ecclesiastico d'alto rango di Monaco il quale fa porre spudoratamente la sua concubina in primo banco e che anche in questa città c'è indignazione per i pastori apertamente omosessuali e per un papa imprevedibile”.

Fin dall'inizio, non credevo a una sua sola parola". Queste sono le tristi parole di un cardinale tra le mura del Vaticano: "Predica misericordia, ma in realtà è un machiavellico cinico e astuto e, quel che è peggio, mente”.

Tradotto da qui.

domenica 23 settembre 2018

Costantinopoli apre un nuovo fronte di lotta contro i preti russi

whoswhos.org

Recentemente, è apparso nei media e nelle informazioni sui social network che il consolato greco di Mosca si rifiuta di rilasciare Visa ai sacerdoti russi o non offre permessi di tre anni, come fanno ai turisti, ma permessi per un solo mese o anche solo per pochi giorni. [...] 

Il caso che ha causato il maggior eco è stato il rifiuto da parte del dipartimento consolare dell'ambasciata greca di concedere un Visa Schengen al membro e cancelliere del Santo Sinodo, il metropolita del Patriarcato di Mosca Barsanufio di San Pietroburgo e Ladoga. 
Il metropolita Barsanufio aveva programmato di andare in pellegrinaggio al Monte Athos. La cancelleria del Patriarcato di Mosca ha dichiarato che "il metropolita Barsanufio è andato in pellegrinaggio al Monte Athos in autunno per molti anni, ma questa volta gli è stato negato il Visa". 

Possiamo vedere come questi rifiuti di concedere visti greci al clero della Chiesa ortodossa russa non siano esempi isolati ma abbiano assunto una natura sistematica. Da fonti non ufficiali apprendiamo che a coloro che lavorano nel consolato greco e nei centri per i visti a Mosca è stata emessa una direttiva segreta con la quale si deve prestare grande attenzione alle persone che esternamente assomigliano a sacerdoti ortodossi. Così, una barba e un modo di parlare dolce sono diventati segni di qualcuno la cui presenza in Grecia è indesiderabile. [...] 

Tutta questa "guerra dei Visa", iniziata nell'aprile-maggio di quest'anno, coincide stranamente con la richiesta di aprile del presidente ucraino Petro Poroshenko, dei deputati della Verkhnova Rada, e dei rappresentanti di gruppi scismatici al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli di concedere l'autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina e quindi creare in Ucraina una "Chiesa indipendente locale ortodossa". Coincide pure con la determinazione del Fanar di iniziare un processo di concessione di autocefalia. Il Fanar, naturalmente, si è reso conto che tali azioni avrebbero significato l'inizio di un conflitto diretto con il Patriarcato di Mosca, e ha iniziato con una guerra dei Visa contro i sacerdoti russi. 

Ci poniamo la seguente domanda: in che modo la Chiesa di Costantinopoli, il cui centro amministrativo si trova in Turchia, è collegata con le autorità greche? Va notato che la solidarietà greca svolge un ruolo importante (il patriarca Bartolomeo, i vescovi, i sacerdoti e il gregge del Patriarcato di Costantinopoli sono principalmente greci), sostenuti dalle autorità di Atene. 

Bisogna anche aggiungere un fattore esterno, cioè che il Patriarca Bartolomeo e la sua Chiesa sono tutt'altro che indipendenti: sono uno strumento nelle mani delle forze globaliste, il cui centro è rappresentato dagli Stati Uniti d'America. 

La discriminazione verso gli ecclesiastici della Chiesa ortodossa russa (citata nei media greci) è legata alla circostanza che due anni fa uno degli autori dell'Euromaidan ucraino, Geoffrey R. Pyatt, fu nominato Ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia. Poco dopo la sua nomina visitò il Monte Athos, ma non in pellegrinaggio; piuttosto, come "ispettore". 

C'è il sospetto che durante tale visita l'ambasciatore americano abbia chiesto apertamente che la cooperazione tra i monasteri atoniti e la Chiesa ortodossa russa dovesse cessare.  
A ciò dovremmo aggiungere che attualmente in Grecia c'è una campagna di propaganda organizzata contro la Russia e la Chiesa russa. 

Così, di recente, il pubblico greco ha scoperto con grande sorpresa da un certo numero di affermazioni dei media totalmente infondate che la Russia stava inviando "spie in tonaca" in Grecia. 

Siamo costretti a concludere che dietro al progetto dell'autocefalia ucraina, promossa dal Patriarcato di Costantinopoli, le élite americane agiscano attraverso i loro agenti vicini alla leadership all'interno del Fanar. Gli Stati Uniti mostrano più apertamente il loro ruolo nel portare a compimento il progetto dell'autocefalia ucraina, il cui scopo è quello di approfondire la divisione tra Ucraina e Russia. 

Costantinopoli, avanzando aggressivamente la sua supremazia nel mondo ortodosso, sta agendo in modo inescusabile e sfacciato, umiliando i suoi fratelli vescovi e sacerdoti dalla Russia. Questa politica di aperta discriminazione secondo la legalità giurisdizionale ci conduce in un vicolo cieco, la cui uscita richiede tempo e grandi sforzi,  impone alla Chiesa ortodossa un confronto interno, divide e indebolisce l'Ortodossia. 

È ancora più triste che ciò che sta accadendo non sia un errore, ma la scelta consapevole del Fanar. 

(Tradotto dall'originale qui)

sabato 22 settembre 2018

L'isolamento del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I

Come indicato nei due post precedenti, l'iniziativa del patriarca Bartolomeo I di concedere l'autocefalia alla chiesa scismatica ucraina è foriera di molte conseguenze all'interno dello stesso mondo ortodosso. Oltre a varare un nuovo tipo di ecclesiologia, molto simile a quella cattolico-romana dove il papa può intervenire direttamente e senza invito alcuno in una qualsiasi Chiesa locale, iniziativa inaudita nell'Ortodossia che non attribuisce alcun "servizio petrino" a Costantinopoli [1], tale innovazione non nasce dal nulla. Infatti può discendere da una tendenza costante e coltivata lungamente di porsi al di sopra della Chiesa, non di stare nella Chiesa, uno stile, inutile dirlo, praticato negli ambienti fanarioti e che porta almeno parte dei suoi chierici ad avere atteggiamenti sempre più clericalisti, impositivi, apodittici e lontani dal popolo. D'altra parte, si può ben dire che la Chiesa locale di Costantinopoli sia una Chiesa quasi priva di popolo e oramai composta da soli chierici. Questo produce facilmente molte conseguenze e contribuisce a spiegare l'iniziativa individuale del Patriarca Ecumenico che, alla fine, lo spinge in un autoisolamento ecclesiale, dal momento che la maggioranza delle Chiese autocefale ortodosse condannano tale sua recente iniziativa. D'altronde, è assolutamente controproducente sostenerla invocando la storia e distorcendone i fatti, come sta facendo qualche gerarca del Patriarcato Ecumenico senza il minimo timore di cadere in un palese ridicolo e nullificare ciò che resta della propria autorevolezza (vedi qui). Le sorti di Bartolomeo I, sempre più isolato e contestato (non dimentichiamo il flop del Concilio di Creta sul quale gran parte dell'Ortodossia preferisce non parlare più), ricordano quelle di Francesco I le cui innovazioni antitradizionali trovano sempre più resistenze nel mondo cattolico. Ciò suggerisce una specie di "unità spirituale" tra Oriente e Occidente (diretta forse da identici "cosiglieri" [2]?) basata su mentalità e criteri unicamente secolari.

  
Il patriarca Teofilo di Gerusalemme: 
"L'unità della Chiesa è un dono dello Spirito Santo, e noi siamo chiamati a preservarla e rafforzarla. La distruzione di questa unità è un grave crimine. Condanniamo nei termini più categorici coloro che stanno commettendo azioni dirette contro le parrocchie della Chiesa ortodossa canonica in Ucraina. Non invano i santi padri ci ricordano che la violazione dell'unità della Chiesa è il peccato più grave".

Il patriarca Teodoro II di Alessandria e di tutta l'Africa: 
"Preghiamo Dio, che fa tutto per il nostro bene, che istruisca tutti per una soluzione a questi problemi. Se lo scismatico Denisenko [l'autoproclamato "patriarca" dello scismatico "Patriarcato di Kiev"] vuole tornare nel seno della Chiesa, allora deve rivolgersi da dove è partito. Ciò che è caduto deve tornare da dove è caduto. Dio è misericordioso verso coloro che si pentono e la Chiesa perdona e accoglie nel suo abbraccio materno tutti coloro che si pentono". 

Il patriarca Giovanni X di Antiochia e di tutto l'Oriente: 
"La Chiesa antiochena si erge insieme alla Chiesa russa, contro lo scisma della Chiesa in Ucraina". 

Il patriarca Ilya della Georgia: 
"Sua Beatitudine non è d'accordo con l'iniziativa del Patriarcato ecumenico riguardante l'Ucraina, poiché riconosce solo la Chiesa legittima guidata dal Metropolita Onuphry". 

Il metropolita Rostislav delle terre ceche e della Slovacchia: 
"Uno scisma, causato dall'egoismo dell'uomo, può essere guarito solo attraverso il pentimento e il ritorno alla Chiesa. La nuova autocefalia deve essere il risultato di un consenso".

Il patriarca Ireneo di Serbia:
"La ragione di questa lettera è la preoccupazione del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa serba e del suo patriarca a seguito dell'interferenza dei gerarchi del Patriarcato ecumenico, riguardo alla concessione del Tomos di autocefalia  a entità scismatiche ucraine, contro la volontà della Chiesa russo-ortodossa in nome della maternità ecclesiastica del passato cioè di un nuovo parametro canonico. Un argomento simile è usato anche per la "Chiesa ortodossa di Macedonia". L'eresia dell'etnofloretismo è una delle disgrazie essenziali dell'ortodossia contemporanea!".

(Cfr. qui e qui)

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[1] Se Roma, per avvalorare il servizio super-ecclesiale del suo vescovo, ha fatto appello al noto passo di Mt 16, 18-19, almeno da un certo periodo in poi, tale motivazione apostolica non esiste a Costantinopoli che, dunque, non può appoggiare il "papismo" di Bartolomeo su nulla. Neppure il fatto che, al tempo del primo Concilio ecumenico, fosse vista come la seconda Chiesa dell'Impero ne avvalora l'attuale ruolo, se non per una sorta di vetusta consuetudine. Infatti, oramai l'Impero romano non esiste più, il millet turco nemmeno e Costantinopoli, ossia Istanbul, è una città quasi totalmente mussulmana, totalmente estranea al Fanar che ospita e a volte sopporta. Se dovessimo adoperare i criteri del primo Concilio ecumenico al tempo presente, il protos non sarebbe più Bartolomeo ma il patriarca di Mosca, in quanto sede con maggior numero di fedeli e influenza. Che, dopo la caduta dell'impero bizantino, Bartolomeo I stia accellerando, senza volerlo e senza averne coscienza, la caduta del suo patriarcato?

[2] Vedi qui.

mercoledì 19 settembre 2018

L'autocefalia agli scismatici ucraini: un grave pericolo di disarticolazione per tutta l'Ortodossia

Il vescovo serbo ortodosso Ireneo di Bačka - orthodoxie.com

Il presente testo è una parte delle dichiarazioni rilasciate da un vescovo serbo sulla questione ucraina. È particolarmente interessante perché espone semplicemente la situazione e mostra quali siano i problemi sottesi, problemi che rischiano di spaccare l'Ortodossia dall'interno poiché il rapporto tra le Chiese si altera se non si rispettano certe regole comuni. Aver violato tali regole, da parte del Patriarcato Ecumenico, può determinare a sua volta una rivoluzione ecclesiologica dove ognuno può sentirsi di porre iniziative individualistiche con l'eventuale prospettiva di essere pure premiato. Non si tratta, dunque, di una semplice frizione tra Russi e Greci, come superficialmente si direbbe, ma di qualcosa che infrange profondamente l'ordine costituito nel mondo ortodosso. 

[…] In Ucraina si trova la Chiesa ortodossa ucraina canonica che, da una parte, proviene in quanto Chiesa autonoma locale dal Patriarcato di Mosca e dall'altra è riconosciuta senza eccezione alcuna da tutte le Chiese ortodosse, con cui è in comunione eucaristica. Tale Chiesa non vuole né ha chiesto ad alcune l'autocefalia - né dal Patriarcato di Mosca, di cui fa parte, patriarcato che, in questi casi, avrebbe fatto partire l'intero processo tramite una propria proposta, né dal Patriarcato di Costantinopoli in seguito che, come primo trono della Chiesa, avrebbe, con uno scopo di coordinamento, inviato la questione ad un giudizio pan-ortodosso e ad una decisione finale, positiva o negativa per un certo tempo o indefinitamente.

Oltre a questa Chiesa canonica ucraina, vi sono anche tre entità scismatiche che coesistono nel paese, a cui si aggiunge la comunità aggressiva Uniate. Ed è proprio con queste "Chiese" scismatiche che sono condotte le trattative della cosiddetta autocefalia e, parallelamente, con le autorità Ucraine, ad eccezione della Chiesa canonica. Nonostante il loro desiderio, gli uniati intervengono in modo arrogante accanto agli scismatici, ovviamente. Pertanto, non siamo dinnanzi ad un piano per concedere l'autocefalia alla Chiesa ucraina, come viene costantemente sentito e letto, ma ad un programma per conferire l'autocefalia ad entità scismatiche dell'Ucraina.

Le azioni di Costantinopoli si spiegano e giustificano [secondo lei] col fatto che hanno per obiettivo di spegnere gli scismi e ristabilire l'unità ecclesiastica del popolo ucraino, attraverso la teoria recentemente formulata che la Chiesa di Costantinopoli, in quanto trono ecumenico e madre storica delle chiese slave, ha il diritto di decidere, un diritto di per sé, ignorando i confini giurisdizionali esistenti delle Chiese autocefale locali e senza essere vincolata dalla loro posizione o opposizione. Tuttavia, questa teoria è infondata in quanto, secondo il governo della Chiesa, non v'è alcuna autorità superiore alla gerarchia e alla pienezza della Chiesa Autocefala se non l'istituzione sinodale, vale a dire l'autorità del Sinodo (Concilio) di tutti o della maggior parte delle Chiese autocefale (Concilio ecumenico) e del Sinodo della maggioranza delle Chiese in una regione più ampia (grande Concilio). Il primo vescovo della Chiesa orientale non è il primo in assoluto, come nel caso della giurisdizione dell'antica Roma, ma è il primo del Sinodo. Secondo il noto 34° Canone Apostolico, il Sinodo senza il primo è inoperativo, ma anche il primo senza il sinodo è inesistente. Ne consegue, pertanto, che il Patriarca ecumenico non ha il diritto di parlare, e ancor più di decidere, per quanto riguarda lo statuto della Chiesa in Ucraina e, implicitamente, per qualsiasi altra Chiesa per se stesso, al di sopra del Sinodo e di propria iniziativa.

C'è un altro problema! In che modo sarebbe possibile ristabilire i vescovi e i sacerdoti ridotti allo stato laicale, iniziando dal loro leader Denisenko, pseudo-patriarca di Kiev, che non solo è ridotto allo stato laicale ma è pure scomunicato e colpito da anatema? Può una Chiesa qualsiasi, inclusa la prima in ordine d'importanza e onore, respingere o considerare nulli e non avvenuti gli atti e le decisioni di un'altra Chiesa sorella? Inoltre, qualche Chiesa ha il diritto di riconoscere o non riconoscere gli atti canonici di un'altra Chiesa, caso per caso, anche sulla base di criteri non affermati? 

È piuttosto vero il contrario: ordinazioni, promozioni, trasferimenti, canonizzazioni, ecc. avvenuti in una Chiesa, da un lato, ma anche riduzioni allo stato laicale, sospensioni, esclusioni e altre sanzioni, d'altro canto, diventano automaticamente ammissibili e valide in tutte le Chiese, senza eccezioni. 

Se questo principio di reciprocità e pericoresi diventa obsoleto, l'intera struttura e il modo di operare dell'organismo ecclesiastico saranno immediatamente aboliti. La corretta applicazione di questo principio esclude, da una parte e da un lato, il dialogo "su base d'uguaglianza" con gli scismatici e, dall'altro, mira al loro ritorno una volta pentiti nell'unità e nell'ordine canonico della Chiesa. È solo allora che essi possono e hanno diritto di presentare le loro richieste e, soprattutto, l'autocefalia nella loro Chiesa inizialmente e, attraverso essa, in seguito, nella Chiesa intera.

Le azioni di Costantinopoli si spiegano e giustificano [secondo lei] col fatto che hanno per obiettivo di spegnere gli scismi e ristabilire l'unità ecclesiastica del popolo ucraino, attraverso la teoria recentemente formulata che la Chiesa di Costantinopoli, in quanto trono ecumenico e madre storica delle Chiese slave, ha il diritto di decidere, un diritto di per sé, ignorando i confini giurisdizionali esistenti delle Chiese autocefale locali e senza essere vincolata dalla loro posizione o opposizione. Tuttavia, questa teoria è infondata in quanto, secondo il governo della Chiesa, non v'è alcuna autorità superiore alla gerarchia e alla pienezza della Chiesa Autocefala se non l'istituzione sinodale, vale a dire l'autorità del Sinodo (Concilio) di tutti o della maggior parte delle Chiese autocefale (Concilio ecumenico) e del Sinodo della maggioranza delle Chiese in una regione più ampia (grande Concilio). Il primo vescovo della Chiesa orientale non è il primo in assoluto, come nel caso della giurisdizione dell'antica Roma, ma è il primo del Sinodo. Secondo il noto 34° Canone Apostolico, il Sinodo senza il primo è inoperativo, ma anche il primo senza il Sinodo è inesistente. Ne consegue, pertanto, che il Patriarca ecumenico non ha il diritto di parlare, e ancor più di decidere, per quanto riguarda lo statuto della Chiesa in Ucraina e, implicitamente, per qualsiasi altra Chiesa per se stesso, al di sopra del Sinodo e di propria iniziativa.

C'è un altro problema! Come sarebbe possibile ripristinare i vescovi e i sacerdoti ridotti allo stato laicale, il loro capo Denisenko, lo pseudo-Patriarca di Kiev, che non solo è ridotto allo stato laicale, ma è anche scomunicato e colpito da anatema? Può una Chiesa qualsiasi, inclusa la prima in ordine d'importanza e onore, respingere o ritenere nulli o annullare gli atti e le decisioni di un'altra Chiesa sorella? Inoltre, una Chiesa, qualunque essa sia, ha il diritto di riconoscere o non riconoscere gli atti canonici di un'altra Chiesa, caso per caso, in base a criteri non affermati? 

È vero il contrario: ordinazioni, promozioni, trasferimenti, canonizzazioni, ecc. che si svolgono in una Chiesa, da un lato, ma anche le riduzioni allo stato laicale, sospensioni, esclusioni e altre sanzioni, d'altra parte, sono automaticamente ammissibili e valide in tutte le Chiese, senza eccezioni. 

Se questo principio di reciprocità e pericoresi diventa obsoleto, l'intera struttura e il modo di operare dell'organismo ecclesiastico saranno immediatamente aboliti. La corretta applicazione del principio sopra visto esclude il precedente, in primo luogo, il dialogo "alla pari" con gli scismatici e poi l'altro, portando al loro ritorno, una volta pentiti, nell'unità e nell'ordine canonico della Chiesa. È allora che essi possono e hanno il diritto di presentare le loro petizioni e, in particolare, l'autocefalia nella loro Chiesa dapprima, e poi, attraverso di essa, a tutta la Chiesa.

Questo metodo [fino a poco tempo fa] è stato seguito in modo immutabile dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, sia per quanto riguarda le entità scismatiche in Ucraina, sia per lo scisma a Skopje. [... Infatti] ci fu un tempo in cui gli scismatici di Skopje non erano ricevuti al Fanar per discutere dei loro punti di vista senza il previo consenso del patriarca serbo.


Era quindi inconcepibile che essi incontrassero direttamente il Patriarca Ecumenico, saltando a piè pari la Chiesa da cui si erano separati, e che i loro scritti venissero riportati all'ordine del giorno del Sinodo sacro e santo di Costantinopoli; la Chiesa di Serbia, da parte sua, è stata messa al corrente di questi eventi solo dai mass media, come accadde tre giorni fa. L'analogia con la questione dell'Ucraina è ovvia. E ci si può chiedere: qual è il contenuto del termine Chiesa autocefala?

Tuttavia, quel che è peggio e più triste è che lo scopo annunciato per l'Ucraina, cioè l'abolizione di scismi e la riunificazione dei cristiani ortodossi in Ucraina è destinato già da ora al fallimento. 

Non si pone fine allo scisma con mezze misure e sulla base di un ritorno formale e artificiale degli scismatici che godono del sostegno attivo del potere secolare e della politica estera di centri indefiniti, che in genere agiscono nell'ombra. Al più, sarà raggiunto un abbassamento del numero di entità scismatiche: al posto delle tre entità odierne, ci sarà possibilmente o probabilmente, una nuova "federazione", fondamentalmente molto poco unita, riconosciuta da qualche Chiesa e non riconosciuta da altre, mentre la maggioranza della Chiesa canonica rimarrà dov'è ora - sotto il patrocinio e l'egida del Patriarcato di Mosca.

[...] è sfuggito un dettaglio a quest'uomo di veneranda età ma a parte ciò, pietoso e patetico [il "patriarca" di Kiev]: ha dimenticato di dire che tutti gli abitanti dell'Ucraina sono di lingua russa, mentre alcuni, pochi, parlano anche l'ucraino. Suppongo anche che l'età avanzata, nel caso del signor Denisenko, e le prossime elezioni nel caso del signor Poroshenko, costituiscano significative pietre miliari per l'ansia e l'impazienza dei due; ma non capisco il motivo per cui Costantinopoli dovrebbe affrettarsi. Qual'è il guadagno di tutto questo per l'Ortodossia? Vale la pena mettere in campo la sua unità per un tale obiettivo? Ne dubito molto. Lo scisma rimarrà in un modo o nell'altro, tre o uno. È quindi invano che la grande Chiesa di Cristo si stanca. Spero che consideri la spada vibrante del Grande Scisma, non solo in Ucraina, ma in tutto l'ecumene ortodosso. Dio non voglia!

So che in passato, molti scismi - ma pure movimenti eretici - sono stati assorbiti con i loro seguaci, che si pentirono e sconfessarono i propri errori, venendo accolti nella Chiesa. Ma da quanto so è la prima volta che si verifica nella secolare storia della Chiesa, l'accoglienza di scismatici nel Corpo ecclesiale e, contemporaneamente, la loro ascesa automatica verso un modo storico superiore di esistenza ecclesiale come pure il loro ingresso nella costellazione delle Chiese più illustri ed eminenti, senza alcun periodo intermedio di maturazione, di ascesi e di recupero dello spirito e della coscienza ecclesiale, ma semplicemente e solamente "per la grazia e le intercessioni del primo trono della Chiesa".

Menzioniamo pure che alcune Chiese storiche, gloriose per il loro livello spirituale la loro testimonianza e contributo, che non sono mai cadute nel baratro dell'eresia o dello scisma, non hanno ancora ottenuto l'autocefalia e non la otterranno mai, e che nonostante ciò non se ne dolgono, per non parlare di protestare o lamentarsi. Di conseguenza, la conclusione ossimorica è imperativa: [d'ora innanzi] una comunità scismatica, prima o poi, sarà dichiarata innocente e ristabilita, promossa ulteriormente a Chiesa autocefala. In questo modo la scissione cessa di essere un peccato mortale e un crimine che nemmeno il sangue del martirio può riscattare, e viene trasformata in semplice lieve colpa, facilmente curabile e infine - questo è il colmo! - viene ricompensata. Che ci piaccia o no, gli sbarramenti vengono ignorati dinnanzi ai nuovi scismi, e la Chiesa ortodossa è in pericolo di divenire come una qualsiasi vite senza recinzioni: danno irreparabile, scandalo per le coscienze, perdita di ogni credito nel capo della nostra Chiesa di fronte agli eterodossi, agli altri credenti e agli increduli.

Scrivo ciò con grande difficoltà e ancor più dolore, rispetto e amore, dal profondo della mia anima,verso la grande Chiesa di Cristo martire. "Io dico la verità in Cristo, non mento, la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito Santo: ho una grande sofferenza e ho nel cuore un continuo dolore" (Rm 9,1; cfr 2 Cor 11,31. 1,20 Gal 1 Tim 2,7), a causa di situazioni, tensioni e disaccordi circa la guarigione di ferite causate da scismi. Gli scismi, come quello in questione, invece di essere aboliti, provocano paradossalmente degli scismi spirituali e psichici anche tra coloro che lottano per l'unità, la stabilità e il cammino armonioso delle sante Chiese di Dio. Ed è proprio questi ultimi valori che "la preoccupazione per tutte le Chiese" (2 Cor 11, 28) spinge anche il mio cuore, me vescovo ortodosso, in modo che "io, minimo di tutti i santi " (Ef 3,8;1 Cor 15,9), ossia dei cristiani, non possa tacere per sfuggire alle spregevoli e numerose cause, dovute a mancanza di fede, tradimento, abbandono, ecc. Al contrario, il mio amore per la Chiesa di S. Andrea Apostolo e per ogni Chiesa ortodossa mi porta ad esprimermi, invece di tacere, e parlare in coscienza e sincerità.

Auguro con tutto il cuore e con passione: il fondatore e Sposo della Chiesa, il Signore nostro Gesù Cristo, per la grazia dello Spirito Santo, e la compiacenza di Dio Padre, attraverso l'intercessione dei nostri Padri Teofori Giovanni Crisostomo, Gregorio il Teologo, Fozio il Grande e tutti coloro che hanno adornato la sede della Nuova Roma, i metropoliti e santi patriarchi di Kiev e Mosca e di tutti i santi, abbia pietà di noi, ci illumini e ci salvi tutti!

† Ireneo di Bačka

(Tradotto da qui)