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venerdì 29 agosto 2014

Recensione ad un nuovo libro e annuncio di novità


Un blog come il mio non poteva ignorare una pubblicazione uscita da poco per le edizioni EDB: Libro del celebrante (Sluzhebnik).
Si tratta di un lavoro editoriale che riporta i testi della liturgia di san Giovanni Crisostomo e di san Basilio Magno con riferimento a quelli slavonici russi.

Il testo è stato curato da un filologo che sa il fatto suo, Valerio Polidori. Nell’introduzione, infatti, espone i criteri filologici seguiti e mi trova sostanzialmente d’accordo. Finalmente qualcuno che sa un po’ lavorare, dopo decenni di vuoto o di opere liturgiche bizantine che avevano aspetti da commedia dell’assurdo!
Non è un caso, infatti, che Polidori sin dalla prima pagina dell’introduzione critichi un lavoro sulla quale avevo a suo tempo fatto delle osservazioni: il Compendio liturgico ortodosso del 1990. Per Polidori è un’opera amatoriale “prevedibilmente costellata di errori di ogni genere”.

Dal momento che il libro su cui compare la critica del Polidori è patrocinato dal Patriarcato di Mosca, immagino che gli autori e i tifosi di questo Compendio (tutt’oggi viventi) ingoieranno il boccone amaro e se ne staranno quatti quatti. Non altrettanto fece qualcuno di loro con il sottoscritto, abbastanza recentemente, come se mi muovessi per capriccio o antipatie personali e non per delle fondate e oggettive ragioni. C'è sempre qualche persona disposta a credere di essere quasi "infallibile" solo perché porta una stola o un epitrachili sulle spalle (*) e guai a fare una critica! In realtà tutti siamo in cammino e nessuno può dire d'essere perfetto o arrivato!

Affermo ciò giusto per far capire ai lettori che il lavoro assolutamente più pesante di una persona in questo campo, non è imparare il greco antico e mettersi a tradurre opere poderose, ma non essere affatto supportato da chi, alla fine, riceve un buon servizio. Oltre a questingratitudine,  il muro d’indifferenza e sospetto di costoro potrebbe spiegarsi solo in una maniera: presso certi ambienti ecclesiastici, ahimé, si mietono tutt’altro che complimenti poiché c’è sempre qualcuno che trema di paura all'idea che un filo d’erba possa fargli ombra.

L’opera curata dal Polidori, viceversa, presenta in Italia qualcosa che finalmente è degno d'essere chiamato “libro liturgico”, nonostante qualche piccolo particolare estetico che, sinceramente, avrei alleggerito. 
Detto ciò, si devono osservare alcune cose:

1) questo libro è indirizzato al clero, non a tutti.
2) Ne consegue che il curatore non si sofferma affatto a dare dettagliate spiegazioni sui vocaboli e sul significato di certi termini. In altre parole, non esiste un approccio didattico e pastorale e moltissime cose sono scontate;
3) Questo libro non è testo a fronte, ossia riporta i testi solo in lingua italiana. Chi lo legge non ha, dunque, la possibilità d’avere un riferimento con i testi-base (in questo caso slavonici).
4) Essendo un testo utilizzato dalla Chiesa russa, nonostante diversi elementi comuni con quella greca, ha pure alcuni elementi che lo diversificano. Di questo bisogna tenerne conto.

Fatte queste osservazioni, mi fa’ piacere segnalare la presenza di questo lavoro, come di qualsiasi altro lavoro fatto con un po’ d’intelligenza e competenza (cosa assai rara in questi giorni).   

Approfitto di questo post per annunciare che sto elaborando un libro che accorperà alcune pubblicazioni della mia collana liturgica bizantina ed è particolarmente rivolto ai laici.
Il libro, che avrà i testi ulteriormente controllati, spero sarà supportato da uno sponsor in modo da essere pubblicato in Italia e possa rinvenirsi nelle librerie. 
Ecco il suo contenuto:

1)  Rito della Proskomìdia (greco-italiano);
2)  Liturgia di san Giovanni Crisostomo (greco-italiano);
3)  Liturgia di san Basilio Magno (greco-italiano);
4) Piccolo Manuale liturgico (con ampie spiegazioni liturgiche e sugli oggetti e luoghi della liturgia), corredato di immagini.
5) Piccolo Eortologio, ossia una raccolta delle parti variabili e delle letture bibliche delle principali feste dell’anno liturgico bizantino (pressappoco venti) per la Divina Liturgia. In questo modo tale libro è una specie di “Messalino Bizantino”, cosa fino ad ora mai tentata in Italia, a parte il tentativo fatto da Damiano Como negli anni ’60.

Il libro sarà pubblicato in due colori (rosso e nero) e dovrebbe avere un prezzo accettabile.

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(*) Ricordo un fatterello divertente accaduto nel monte Athos davanti al sottoscritto. C'era un signore facinoroso che stava criticando, davanti ad altri greci, il papa. Ad un certo punto interviene un'altro fino allora in disparte per manifestare il suo dissenso. Il facinoroso gli chiede: "Perché dici questo, non sarai mica cattolico?". E l'altro: "No, sono ortodosso ma da noi ogni vescovo è papa, mentre nel cattolicesimo il papa è uno solo": Questo per dire che un certo clero si sente intoccabile e infallibile solo perché è clero, come se fosse esente da errori e da peccati. Guai a toccarli, uno se li fa' nemici!

mercoledì 27 agosto 2014

La chiesa capovolta

Ho sempre pensato che l'arte è un mezzo potente con il quale si esprime visivamente quanto vive lo spirito umano in un determinato tempo.
Le opere artistiche riflettono, così, quanto passa nel cuore umano, che sia positivo o meno.
I nostri, si sà, sono tempi di confusione, ma è una confusione voluta. Basterebe volerlo e non prevarrebbe tale confusione ma un minimo di ordine, nei singoli e nella società.
La cosa riguarda in primis la Chiesa.
Oggi la Chiesa - almeno in Occidente - ha inevitabilmente finito per assoggettarsi alla moda del secolo con la conseguenza di esserne strattonata più o meno a seconda dei suoi ambienti, nonostante la resistenza - sempre più eroica - di chi vi si oppone venendo sistematicamente isolato.
L'artista registra tutto questo filtrandolo con la sua sensibilità. Generalmente all'artista sfuggono le minoranze eroiche e si catalizza, a suo modo, sul pensiero generale.
Ho casualmente scoperto questo lavoro artistico di Dennis Oppenheim che si trova esposto in Canada, a Calgary e che fu inizialmente esposto alla biennale di Venezia nel 1997. È evidentemente una chiesa rovesciata. Nell'intenzione dell'artista la chiesa è orientata in tal modo per... sconfiggere il male, affermazione che, personalmente, mi pare più una semplice scusa contro qualche polemica che altro. 

Infatti non può non sfuggire una cosa: il campanile che indica più di ogni altro elemento architettonico l'ascensionalità dell'edificio, il suo slancio verso il cielo - a cui guarda il cristiano praticante - si proietta dentro la terra, si fa terra con la terra. La terra sostituisce il cielo, con tutto il significato simbolico che ciò inevitabilmente comporta. La chiesa, poi, è rappresentata come una struttura vuota. (Tralascio eventuali osservazioni psicoanalitiche sul manufatto poiché potrebbero parere inopportune e scandalizzare i pusillis...).
 
Perché meravigliarsi? L'artista - anche se non lo dice e forse non ne è totalmente cosciente - ha saputo rendere nel modo più chiaro e plastico quanto, di fatto, buona parte del Cristianesimo oramai vive... Nonostante ciò nel Cristianeismo ci sono ancora alcune braci ardenti che continuano a bruciare sotto tanta cenere, nell'indifferenza, se non nel disprezzo, di tanti cosiddetti cristiani. 

Domande provocatrici: chissà come reagirebbero i mussulmani se un artista mettesse nella piazza di un paese a maggioranza islamica la riproduzione in miniatura di una moschea con i minareti ficcati sotto terra?  L'indifferenza della maggioranza del nostro mondo non indica, per converso, che qui il Cristianesimo nella società è in avviato stato comatoso?



Qualcosa di simile all'opera canadese c'è stata anche in Italia alcuni anni fa' con una criticata opera di Maurizio Cattelan rappresentante Giovanni Paolo II travolto da una meteorite. 

Non darei tanto la "colpa" all'artista, nonostante sia palese la sua voglia di emergere costi quel che costi perché, come dicevo, l'artista è quasi un catalizzatore dello spirito del tempo che ne sia cosciente o meno. Questo lo si osserva chiaramente aprendo un qualsiasi libro di storia dell'arte: anche gli epigoni e gli artisti minori riflettono la temperie del loro saeculum!
L'opera, osservata in questo senso, pare rappresentare la debolezza e la sopprimibilità della figura papale, evidentemente sentita non da pochi come qualcosa di totalmente inutile, nonostante la sua proprorzionalmente inversa e crescente pubblicità (ai nostri giorni in taluni momenti  quasi insopportabile). La cosa fa' impressione particolare se si considera che il papa "soppresso" ha usato in modo intensissimo ogni mezzo mediatico per emergere. Con questo risultato finale, poi?

lunedì 11 agosto 2014

Ufficio del Canone Paracletico

Il canone paracletico alla Madre di Dio è una composizione liturgica impetrativa per ottenere delle grazie di guarigione o il sollievo da mali corporali e spirituali. Viene cantato in occasioni particolari tra cui nei 15 giorni precedenti la festa bizantina della Dormizione della Theotokos (15 agosto). 
Il canone ha due versioni, una piccola e una grande. La differenza tra le due sta nella differente pericope evangelica e nei testi diversi delle nove odi.
Questa preghiera in qualche modo ricalca la struttura del mattutino (odi, vangelo). Dal momento che nell'Oriente bizantino  non esistono devozioni private, questo genere di preghiere ne hanno da sempre fatto le veci.
Notate che lo stile di questi testi non è per nulla melenso o stucchevole, non solletica la fantasia di chi legge, rimane sempre equilibrato e virile per quanto utilizzi espressioni anche intense. E' uno stile che rappresenta un ottimo punto di riferimento!  
Di seguito si ha modo di sentire il canto della piccola Paraclisi fatta dai monaci di Simonopetra (Agion Oros). L'ufficio può essere seguito con il testo in traduzione (che non riporta qualche particolarità propria al monastero).


I testi in traduzione sono qui:

domenica 10 agosto 2014

Consigli spirituali



Nel post precedente abbiamo visto che la religiosità non può essere di tipo psichico, poiché è frutto di puro egoismo personale: la persona non esce dal cerchio di se stessa, non può raggiungere Dio e, conseguentemente, non può esercitare un vero e altruistico amore verso il prossimo, anche se teoricamente impegnata in organizzazioni filantropiche.

Ne consegue che una Chiesa non può in alcun modo promuovere una religiosità di tipo psichico (la ricerca di emozioni e sensazioni, il culto piuttosto idolatrico a questo o quel personaggio vivente, il sensazionalismo e lo spettacolarismo religioso) perché decade a livello di setta e il suo culto diventa puro teatro. Nonostate ciò, la religiosità psichica è molto diffusa!

Se la vera religiosità della Chiesa è di tipo spirituale allora seguono tutto un altro genere di conseguenze di tipo molto pratico.

Tempo fa' alcuni posero delle domande ad un monaco vissuto santamente e ora passato a miglior vita: il monaco Paisios l'atonita. Questo uomo di gran spessore spirituale attraverso dei consigli spirituali illustrò quale dev'essere l'impostazione del cristiano: l'amore altruistico che nasce dal puro amore verso Dio. 

È questo, in buona sostanza, il segno di una religiosità di tipo spirituale. Solo questo, per Paisios, sarà in grado di portare frutto per l'eternità.
Ecco una parte dell'intervista.


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- Gheron, come viene purificata l’anima?

- Quando l’uomo s’impegna a seguire i comandamenti di Dio, e lavora su se stesso per purificarsi dalle passioni, allora la sua mente s'illumina, raggiunge i livelli della visione [l'intuizione spirituale della presenza divina], quindi l’anima s’illumina e torna allo stato in cui era prima della caduta di Adamo ed Eva. Dopo la risurrezione dei morti si troverà in una tale situazione. È pure possibile che l’uomo veda la risurrezione della propria anima prima della risurrezione comune, se viene completamente purificato dalle passioni. Allora il suo corpo sarà simile a quello degli angeli, intangibile, e non si curerà del nutrimento materiale.

- Gheron, come avverrà il Giudizio Futuro?

- Nel Giudizio futuro la condizione di ogni uomo sarà rivelata in un instante ed ognuno prenderà da solo la strada per andare dove deve. Ognuno potrà vedere, come davanti ad una televisione, le proprie disgrazie [operate in vita] e la condizione spirituale altrui. Sarà in grado di rispecchiare se stesso sugli altri e poi, con la testa abbassata, andrà ad occupare il proprio posto [che merita]. 

Ad esempio, la nuora seduta comodamente con le gambe accavallate davanti a sua suocera che, con la gamba rotta, si curava del nipotino, non potrà dire: «Cristo, perché metti in Paradiso mia suocera e non me?", proprio perché le si presenterà davanti l’immagine di quella scena. Si ricorderà di sua suocera che stava in piedi con una gamba rotta prendendosi cura del nipotino e non avrà il coraggio di pretendere di entrare in Paradiso. Lì non ci sarà neanche posto per lei (*).
Poi i monaci vedranno le difficoltà, le pene che attraversarono i laici e il modo in cui le affrontarono e se loro, in quanto monaci, non avranno vissuto correttamente, piegheranno la testa e andranno dove devono.

Anche le monache che non avranno soddisfatto Dio vedranno come alcune eroine – senza voti né benedizioni e opportunità monastiche – hanno lottato e in che condizione spirituale sono giunte. Quelle monache vedranno come si erano occupate e preoccupate di tante cose meschine e s’imbarazzeranno! Il mio pensiero [logismòs] mi dice che il Giudizio sarà fatto così. Non sarà Cristo a dire: “Vieni qui tu, che hai fatto?” oppure “Tu andrai all’inferno, tu in Paradiso”, ma ognuno farà il paragone di se stesso con l’altro e prenderà la strada per il posto che gli compete.

- Γέροντα, πως εξαγνίζεται η ψυχή;

- Όταν ο άνθρωπος εργασθή τις εντολές του Θεού, κάνη δουλειά στον εαυτό του και καθαρισθή από τα πάθη, τότε ο νους φωτίζεται, φθάνει σε ύψος θεωρίας, και η ψυχή λαμπρύνεται και γίνεται όπως ήταν πρίν από την πτώση των Πρωτοπλάστων. Σε τέτοια κατάσταση θα βρίσκεται μετά την ανάσταση των νεκρών. Μπορεί όμως ο άνθρωπος να δη την ανάσταση της ψυχής του πριν από την κοινή ανάσταση, αν καθαρισθή τελείως από τα πάθη. Το σώμα του τότε θα είναι αγγελικό, άυλο, και δεν θα νοιάζεται για τροφή υλική.

- Γέροντα, πως θα γίνη η μέλλουσα Κρίση;

- Στην μέλλουσα Κρίση θα αποκαλυφθή σε μια στιγμή η κατάσταση του κάθε ανθρώπου και μόνος του καθένας θα τραβήξη για 'κει που είναι. Καθένας θα βλέπη σαν σε τηλεόραση τα δικά του χάλια και την πνευματική κατάσταση του άλλου. Θα καθρεφτίζη τον εαυτό του στον άλλον και θα σκύβη το κεφάλι και θα πηγαίνη στην θέση του. Δεν θα μπορή λ.χ. να πη μια νύφη που καθόταν μπροστά στην πεθερά της σταυροπόδι και η πεθερά της με σπασμένο πόδι φρόντιζε το εγγονάκι: «γιατί, Χριστέ μου, βάζεις την πεθερά μου στον Παράδεισο κι εμένα δεν με βάζεις;», επειδή θα έρχεται μπροστά της εκείνη η σκηνή. Θα θυμάται την πεθερά της που στεκόταν όρθια με σπασμένο πόδι και φρόντιζε το εγγονάκι της και δεν θα έχη μούτρα να πάη στον Παράδεισο, αλλά ούτε και θα χωράη στον Παράδεισο. Ή οι μοναχοί θα βλέπουν τι δυσκολίες, τι δοκιμασίες είχαν οι κοσμικοί και πως τις αντιμετώπισαν και, αν δεν έχουν ζήσει σωστά, θα σκύψουν το κεφάλι και θα τραβήξουν μόνοι τους για εκεί που θα είναι.

Θα δουν εκεί οι μοναχές, που δεν ευαρέστησαν στον Θεό, ηρωίδες μάνες, που ούτε υποσχέσεις έδωσαν, ούτε τις ευλογίες και τις ευκαιρίες τις δικές τους είχαν, πως αγωνίσθηκαν και σε τι κατάσταση πνευματική έφθασαν, και εκείνες, καλόγριες, με τι μικροπρέπειες ασχολούνταν και βασανίζονταν, και θα ντρέπονται! Έτσι μου λέει ο λογισμός ότι θα γίνη η Κρίση. Δεν θα πη δηλαδή ο Χριστός: «έλα εδώ εσύ, τι έκανες;» η «εσύ θα πας στην κόλαση, εσύ στον Παράδεισο», αλλά ο καθένας θα συγκρίνη τον εαυτό του με τον άλλον και θα τραβήξη για εκεί που θα είναι.

Πηγή: Από το βιβλίο «Οικογενειακή ζωή» Λόγοι Δ'

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(*) Giudizio veramente attuale: quanti nel nostro mondo, soprattutto giovanile, sono solo disposti a prendere, a razziare e rovinare e quanti pochi danno e costruiscono spontaneamente? L'impotenza e atonìa dell'anima che rende passive ed egoiste le persone si è talmente diffusa che ne facciamo dolorosa esperienza ogni giorno! Ma una nazione senza persone in grado di saper offrire e di sacrificarsi è condannata o prima o poi a sciogliersi e a essere sopraffatta e una Chiesa con gente similare è destinata a morire! Non serve essere profeti per prevederlo ...

venerdì 8 agosto 2014

Religiosità psicologica - religiosità spirituale

Folklore locale: se la religiosità è solo espressione di questo non è vera religiosità

Una delle cose più importanti, in chi vive la fede, è avere una visione molto pratica della realtà e della vita stessa. Chi vive la fede sa benissimo che la cosiddetta “conversione”, ossia ladeguare la propria vita alle esigenze evangeliche, è uno sforzo continuo dal momento che spontaneamente chiunque si autogiustifica adagiandosi sulle comodità: “Non ho mai ucciso nessuno, va bene quello che faccio, faccio fin troppo....”.

Al contrario, Clemente dAlessandria, nel terzo secolo, diceva: “Se un uomo non è incoronato dal martirio, che si preoccupi di non essere lontano da chi lo è”.

Oggi siamo in una situazione cristiana assai penosa. Per questo ho voluto fare questo post in cui parlo di  “religiosità psicologica” e di “religiosità spirituale” lasciando ad intendere che sono cose completamente diverse.

La conversione religiosa sta su un piano opposto rispetto a chi sinteressa di cose religiose per esigenze unicamente psicologiche. La conversione riguarda la spiritualità, la prassi spirituale. La psicologia, nel senso da me osservato, non ha a che fare con la spiritualità. Cercherò di spiegarlo dettagliatamente di seguito.

La religiosità psicologica

Ho visto persone in molti ambienti che si accostavano a svariati mondi religiosi ma che, a mio avviso, non entravano mai in una vera intelligenza spirituale. Si avvicinavano alle forme religiose per un gusto personale, come chi cambia abito seguendo la moda del momento, giusto per sentirsi à la page. Qualcuno pure per una convenienza materiale. Era il loro modo per sentirsi “meglio” e “distinti” dalla massa. Rispondeva, quindi, a criteri unicamente psicologici e quindi superficiali. Faccio degli esempi pratici.

A Venezia cè una distinta signora che gestisce un negozio molto ben tenuto di articoli esotici (anelli, stoffe, oggettistica varia). In questo negozio ha un tempietto con un idolo davanti al quale arde sempre un lumino. Credo sia buddista. Ebbene: si vede distante mille chilometri che la signora è una “convertita” poiché veste sempre molto etnicamente, in arancione, con molti bracciali e campanellini alle caviglie al punto che quando cammina sembra quasi un carillon. Ritengo che un buddista autentico, in Occidente ma anche nel proprio paese, è assai meno folklorico e molto più naturale, non ha bisogno di tutta questa ostentazione, quasi a convincere se stesso perché, in fondo in fondo, pare non essere certo di essere quel che vuole essere (1).

Anni fa conobbi una coppia di “tradizionalisti cattolici”. Costoro, a differenza della signora buddista, non avevano degli abiti folklorici particolari ma, in compenso, ostentavano uno stile molto “antico”, desueto. Capisco e approvo il modo modesto di vestire ma qui si andava ben oltre: la signora aveva un taglio di capelli anni ’40 e tutto il suo vestire era adeguato a quellepoca al punto che sembrava saltata fuori da una vecchia foto. Sembra che fare una scelta religiosa comporti, in alcuni, essere completamente avulsi dal tempo attuale. Questo, secondo me, risponde più a criteri psicologici che a criteri spirituali in senso stretto. La signora tradizionalista, poi, parlava in un salotto davanti ad altri per magnificare se stessa sciorinando discorsi infiniti su come lei avesse capito la verità religiosa. Evidentemente le sfuggiva pure che il non mettersi al centro degli sguardi è una prerogativa essenziale e importante, in chi vive la fede cristiana!
Altri tradizionalisti del medesimo ambiente avevano la consuetudine di canticchiare canti gregoriani anche fuori dalla Messa, in casa, a passeggio, perfino in toilette! Anche questo offre lidea che qui qualcosa non quadra.


Abito maschile settecentesco
A Parigi, in una manifestazione tradizionalista cattolica verso il 1990, vidi una famiglia che mai avrei immaginato esistesse. Gli astanti la additavano come un esempio: i maschi di tale famiglia non avevano mai vestito i calzoni attuali disprezzandoli perché rivoluzionari e vestivano, piuttosto, con abiti simili a quelli contadini del 1700/1800. I loro calzoni erano dunque in tutto simili a quelli della figura qui accanto. Le donne avevano gonne lunghe fino alle caviglie. Era un abbigliamento precedente a quello della rivoluzione dei costumi moderni. La cosa, oltre che piuttosto risibile, si giudica da sola e indica cosa sia essenziale per certa gente ...

In unaltra situazione conobbi un signore che, da cattolico, divenne musulmano. Costui osannava lIslam quale luogo in cui si vive eticamente, contrariamente alla decadenza del mondo occidentale. Una volta mi spedì per e-mail il discorso di uno sceicco che magnificava i benefici moralizzanti dellIslam nella società. Luomo si sposò una tunisina ed ebbe dei figli ma il matrimonio non durò e lui con una banale scusa la ripudiò. Mi dissero che la moglie ritornò al suo paese natale non capendo il modo religioso intransigente e rigorista del marito. Lei, nativa musulmana, non capiva lo stile religioso del marito, segno che questultimo, in realtà, aveva confezionato unidea totalmente personale di islam!


In Friuli esiste una signora perennemente a caccia di emozioni religiose. Costei un tempo era nota per assillare il clero cattolico affinché si mobilitasse per questa o quelliniziativa di carattere morale. Fu una sostenitrice del famoso vescovo Milingo e unattivista nel noto movimento carismatico. Spesso si faceva chiudere in una chiesa (allora gestita da capuccini) per delle preghiere di ringraziamento”,  come diceva di fare. Ovviamente non era sola ma con qualche altra attempata compagna di emozioni religiose e di un ragazzotto, ingenuo e abbastanza plagiato. Alla fine delle loro pie pratiche uscivano  da una porta laterale. 
Un giorno, in modo casuale, ero presente in quella chiesa. Era terminata la messa e la signora, con il suo gruppetto, pensava non ci fosse più nessuno tranne loro. Allinizio fecero delle preghiere che parevano normali. Dopo cinque o sei minuti il ragazzo, sollecitato dal piccolo gruppo di beghine, iniziò a fare una specie di gargarismi ad alta voce: erano le preghiere in lingue, come dicono i cosiddetti carismatici”, fenomeno che mandava in visibilio le beghine presenti. Ognuno può vedere che il cosiddetto buon senso è, qui, completamente evaporato e con esso ogni sano atteggiamento religioso. Si noti che, dal punto di vista strettamente umano, questa persona non è per nulla sopportata dal consorte al punto che vivono come estranei sotto lo stesso tetto. È evidente che quando la base umana è deficitaria tutto il resto traballa, compreso il modo di vivere la religiosità.

Queste mie osservazioni sono ulteriormente confortate da analoghe osservazioni di un prete ortodosso su alcuni convertiti inglesi allOrtodossia. Anche qui si nota che le persone descritte sono su un piano puramente psicologico.

“Quando sento qualcuno dire che è un convertito, gli chiedo subito: Convertito a cosa? Al folklore greco? Al cibo russo? Al fariseismo? Alla nostalgia per lAnglicanesimo o al Cattolicesimo vecchio stile? A una mania intellettuale di sincretismo? […] 
Ci sono le persone che sono state attratte dallOrtodossia per mezzo di una scoperta fatta in una vacanza. Io chiamo queste persone 'ortodossi da vacanza'. La loro attrazione spesso non è davvero per Cristo, ma per una cultura straniera ed esotica – quanto più esotica, tanto meglio. Dato che vivono vite molto prosaiche, la Chiesa Ortodossa dà loro qualcosa da poter sognare, di solito la loro prossima vacanza a Creta od ovunque sia. Lattaccamento alle cose esterne può estendersi allabbigliamento, alla lingua, al cibo e al folklore. Ricordo una chiesa russa in Belgio, in cui sapevi immediatamente chi erano i convertiti; gli uomini avevano barbe da contadini del diciannovesimo secolo, e le donne portavano gonne lunghe trasandate e sembravano avere tovaglie sulla testa. Sapevi chi erano i russi, perché erano vestiti normalmente. In una chiesa greca di qui, cerano due preti, un greco e un convertito. Sapevi immediatamente chi era il convertito, perché portava manti dalle maniche ampie, e un enorme copricapo a comignolo sulla testa. Il greco portava una semplice sottana.
In unaltra chiesa russa i russi parlavano sempre di canti, di Natale e di Pasqua, ma i 'convertiti' (ed erano proprio tali) parlavano di 'innografia' e della 'Natività' e della 'Paskha'. Un vero russo, nato in Unione Sovietica, mi ha detto piuttosto crudelmente quanto amava il convertito nella sua parrocchia, perché 'mi fa ridere con tutto il suo folklore'. Lo zelo mal diretto è sempre ridicolo. Lo zelo deve essere incanalato in modo giusto per portare a risultati positivi” (2).

Un gruppo di protestanti "Amish". Presso questa
denominazione sono vietate parecchie consuetudini
attuali tra cui quella di usare le automobili.
Gli Amish si muovono solo a cavallo o
in carrozza.
Io stesso conobbi un prete convertito ortodosso il quale forzò la moglie a divenire ortodossa. In certe occasioni anche costui, come nellesempio posto in alto, ama andare in giro vestito in modo molto vistoso e, in una certa regione della Grecia, era lunico a farlo. Lilluso credeva di ricevere complimenti per questo, come se bastasse il solo vestito a fare il monaco santo. Così si meravigliò assai quando la gente, evidentemente più sensata di lui e sospettosa davanti le apparenze, lo ricambiò con una perfetta indifferenza. La moglie mal sopportò il modo artificiale con cui il marito pensava di vivere la fede e pian piano si allontanò dalla chiesa fino a disprezzare la sua scelta religiosa obbligata. Mi capitava di vedermela davanti, piangente, dicendo: Ho paura daver sbagliato tutto!. Alla fine divorziò per le pesanti e insormontabili difficoltà che il marito le creava. Oggi costui, incredibile dictu!, accusa la moglie d “aver fatto del male alla Chiesa”. lEglise cest moi! La frase, oltre a tentar di far leva sul senso di colpa nellillusione di sottomettere lex moglie, indica linfimo livello della persona che la pronuncia. È la prima volta che sento definire Chiesa qualcosa che, invece, è un intoccabile, granitico e idolatrico egoismo...

Gli esempi riportati sono funzionali solo a una cosa: mostrare dei generi di religiosità che non arrivano mai al cuore della realtà religiosa ma obbediscono a criteri puramente esteriori, psicologici, spesso puramente egoistici.

L' "aperi-messa" di Palermo, una messa
a cui seguono aperitivo e balli
Ecco perché rimango assai perplesso quando vedo nel mondo cattolico intere chiese che fanno leva sugli aspetti psicologici per attrarre le persone, perché non è questo il modo vero con cui la Chiesa fa dei cristiani. Porre laccento sullesteriorità (fare delle messe sempre più secolarizzate e adattate alle mode, magari seguite da aperitivi e balli) o sul sentimentalismo (far di tutto per emozionare le persone) significa non andare mai a fondo, significa fornire ragioni unicamente psicologiche e, dunque, non essere mai spirituali (ossia realmente evangelici). Forse questo servirà a rimpinguare le casse della chiesa (e le rimpingua senzaltro!) (3) o a dar lillusione davere ancora un impatto sociale. Queste cose non durano, perché sono prive di radici...

Vale la pena, perciò, riportare unulteriore osservazione del sacerdote ortodosso già citato: “Se non avete contatto con la realtà, allora non imparerete mai cose reali. La vita della Chiesa non è fatta di cose senza senso [spirituale]” (4).

La religiosità spirituale

La religiosità spirituale ha, invece, tutto un altro orientamento. Prima di tutto tiene conto delle cose reali, della situazione reale della persona e di quanto la circonda. Questo significa entrare nella vita della Chiesa e, come dice il sacerdote da me citato:
“La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi preparerà il caffè? Chi laverà i piatti? Chi penserà ai fiori? Chi taglierà lerba? Chi cucinerà le prosfore? [= il pane per l'eucarestia] Chi pulirà i gabinetti? San Nettario faceva questultimo lavoro quando insegnava ad Atene, anche se portava il grande titolo di 'Metropolita della Pentapoli'. E perciò perché dovremmo obiettare? Dopo tutto, è una delle prime obbedienze date ai novizi nei monasteri […] La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi imparerà a cantare? Chi parteciperà a tutte le ufficiature in chiesa? Chi terrà tutti i digiuni? Chi leggerà tutti i giorni le preghiere del mattino e della sera? Chi si preparerà in modo adeguato per la confessione e la comunione? Chi leggerà quotidianamente le letture del Vangelo e dellEpistola del giorno?” (5).

La vita della Chiesa è un progresso nello spirito ancorato alla realtà, non alla fantasia o alle chiacchiere mondane su cosa fa questo o quel prete, questo o quel fedele, tanto meno alla nostalgia di unepoca oramai morta e sepolta!

Solo qui abbiamo una religiosità di tipo spirituale, non più psicologica, perché prima di tutto simpara lumiltà. Un uomo entra in Chiesa non per imporre il suo modo secolare di vedere ma per imparare a fare un cammino di elevazione personale. Chierici o laici che disprezzano le tradizioni della Chiesa, spinti in ciò dalle fatali mode del nostro tempo, dimostrano chiaramente di non avere lumiltà necessaria per iniziare a fare un cammino spirituale, obbedendo al vangelo. Essi non possono insegnare il Cristianesimo a nessuno anche se fossero vescovi o consiglieri spirituali semplicemente perché sono i primi a dimostrare di non averlo capito.
Altri pongono addirittura dei criteri razionali come conditio sine qua non: “Io entrerò in Chiesa se questa finalmente imparerà a svecchiarsi”.

Purtroppo una delle cose più penose è aver visto che questo genere di ragionamento psicologico è entrato massivamente nel Cristianesimo occidentale. Buona parte del mondo cattolico vive odiando cordialmente le proprie radici e le proprie tradizioni liturgiche e religiose, succube di un lancinante e inguaribile complesso dinferiorità davanti al mondo. Qui è venuta meno quellumiltà essenziale per iniziare a fare un vero cammino spirituale e, di fatto, ci si adagia su fantasie, astrusi idealismi, progetti sociali e sentimentalismi, quandanche non si occhieggi pericolosamente a idee anticristiane, come succede ultimamente nei più alti livelli religiosi cattolici.

Viceversa, la religiosità spirituale tiene strettamente conto di come la fede è stata vissuta nel tempo da tutte le generazioni. Non si fissa su un particolare o su una moda transeunte ma sullessenziale poiché il fine della Chiesa non è un progetto sociale o umano, non è fare “comunità” (6), come sentivo nella parrocchia cattolica della mia adolescenza, ma è unicamente la salvezza in Dio dellindividuo (7). Ed è qui che, abbandonando le questioni psicologiche che chiudono luomo in se stesso, ci si apre ad una prospettiva spirituale, allo stato delluomo maturo in Cristo di paolina memoria (1 Cor 13,11). In fondo tutto questo non fa altro che riecheggiare il famoso logion evangelico per cui “Chi ama la sua vita [psicologica e secolare], la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà [spiritualizzata] per la vita eterna” (Gv 12, 25).

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Note

1) Faccio un esempio un po forte di questatteggiamento psicologico che sottende una insicurezza personale. Spero di non scandalizzare nessuno. Un giorno fui ospitato per un breve periodo in casa di una normalissima famiglia, a Napoli. Mi sistemarono in una stanza in cui, ogni mattina, sentivo dallappartamento soprastante, una signora che riassettava la camera da letto muovendosi con scarpe dal tacco alto. Costei ogni mattina mi dava la sveglia con i suoi insistenti rumori ed iniziò a incuriosirmi talmente che chiesi: Come mai quella signora usa scarpe alte quando sistema la sua camera da letto?. Mi fu risposto in modo molto evasivo: Sai, è una persona molto femminile. La risposta acuì la mia curiosità perché non mi convinse affatto. Fu così che scoprii che quella signora era, in realtà, un travestito grande e grosso. Perché usare i tacchi alti di prima mattina, come se si fosse in una sfilata di moda, se non per cercare di confermare, in modo quasi disperato, di essere qualcosa che, forse in fondo in fondo, si sa di poter non essere? Infatti quale vera donna ha bisogno di fare così per sentirsi molto femminile

2) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

3) Pare che lo stile populistico dellattuale papa abbia creato un consenso particolare e, di conseguenza, un aumento degli introiti vaticani. Cfr. Bilanci vaticani in ottima salute e l'obolo s'impenna in Adista. Ma in questo si nasconde qualcosa di tremendo: essere perennemente schiavi al volere del popolo, qualsiasi cosa esso desideri, buona o meno buona. Infatti se il criterio è lisciare il pelo al prossimo, costi quel che costi pur di ricevere notorietà e soldi, alla fine il conto da pagare sarà salatissimo e consisterà nella definitiva alterazione di una religione.

4) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm 

5) Ibid.

6) Si noti che questinsistenza sul fare comunità non è tipica solo delle chiese moderniste o progressiste del Cattolicesimo. Lho constata pure in movimenti ecclesiali che, in realtà, sono forme religiose a carattere più o meno spiccatamente settario. 
Un amico ciellino mi diceva: Quello che ti manca è stare in una comunità, la comunità è importante. La frase, se non è assolutizzata, ha un suo senso: imparare ad amare il proprio prossimo, anche se fastidioso, è un esercizio ascetico. Purtroppo, oltre che a portare acqua al mulino ciellino, in tale espressione pare dimenticato che pure gli eremiti, privi di comunità, sono nella Chiesa, perché, staccati da una loro visione religiosa individualista, vivono innestati in Dio. Viceversa si può essere ben integrati in una comunità ed avere una visione individualistica o ereticheggiante di cristianesimo come in tanti casi a noi circostanti.
Stesso mantra sulla comunità lo ritroviamo pure nei neocatecumenali con la loro enfasi sul  “treppiede: la Chiesa è come un treppiede, uno sgabello a tre gambe. Una di queste gambe è la comunità. 
Non è un caso che queste forme religiose insistano tanto sulla comunità e poi siano staccate dalla Chiesa, intesa in senso storico, spirituale e profondo, predicando un Cristianesimo modernizzato e contrapposto in diversi punti a quello tradizionale.

7) “La Chiesa non è un hobby, un gioco, un interesse privato, una pretesa, e neppure una comunità. È la salvezza della nostra anima. E noi la raggiungiamo dapprima aprendoci, e quindi dando il meglio di noi stessi. Se c'è qualcos'altro, è tutto secondario. Non dobbiamo mai perdere questa prospettiva. Se lo facciamo, siamo fuori rotta e diretti al di fuori della Chiesa
http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

sabato 2 agosto 2014

Il Typikòn della Grande Chiesa

Presento in questo post un testo storico che risale al X secolo: il Typikòn della Grande Chiesa, ossia l'ordinario liturgico della Chiesa costantinopolitana. Si tratta di un testo non più in uso e che esprime le consuetudini della Chiesa imperiale. Ho voluto farne un estratto con l'ordinario per l'11 maggio, data in cui si commemorava la fondazione della città di Costantinopoli. 
In quell'occasione era prevista una liturgia patriarcale nella chiesa di santa Sofia. Tale liturgia era preceduta da una processione al Foro imperiale che doveva essere particolarmente solenne, perché prevedeva il canto dell'Apostolo e del Vangelo, di salmi e di alcuni tropari che ho voluto porre in traduzione con greco a fronte. 
Mi è soprattutto parso interessante il testo di questi ultimi perché indicano la coscienza di cosa fosse la Città per i suoi abitanti. Innanzitutto questa città era fortemente legata alla Theotòkos, alla Madre di Dio, di cui si chiedeva l'intercessione e la protezione. Ci troviamo, infatti, in una società completamente e istituzionalmente cristiana, nonostante ospitasse al suo interno altre comunità religiose e, negli ultimi suoi tempi, pure una moschea. 
Inoltre la Città era significativamente definita come l' "occhio del mondo", un'espressione che da sola indica tutto. Poteva infatti indicare la delicatezza della Città ma soprattutto il fatto che attraverso di essa il mondo veniva illuminato, esattamente come il corpo si sente orientato e illuminato dall'occhio umano.
E c'è che da dire che tutto l'ecumene (la terra allora abitata) la pensava alla stessa maniera prima che, appunto, prevalesse la "fierezza franco-germanica", i nuovi dominatori, che edificarono una nuova europa sull'oblìo politico e religioso di quella precedente. Tale oblìo perdura ancora oggi, tant'è che si può paragonare a chi, in un prossimo futuro, descrivesse in tono assai secondario e minore la funzione dell' "impero" statunitense nel contesto della nostra realtà. Così va il mondo! La storia scritta dai vincitori non è scontato che sia, infatti, quella che realmente fu. Osservare le testimonianze storiche a nostra disposizione con occhio attento, ci fa rivelare valori e assetti politici a volte differenti da quelli che ci sono da sempre stati narrati!

Il Typikòn della Grande Chiesa - estratto

venerdì 1 agosto 2014

La Divina Liturgia dei Doni Presantificati

Chiesa di san GIorgio dei Greci (Venezia). Grande ingresso alla liturgia dei Presantificati.
Stampa settecentesca di proprietà di Pietro Chiaranz

La Divina Liturgia dei Doni Presantificati, attribuita a san Gregorio il Dialogo o Magno, è una liturgia in cui non esiste consacrazione del pane e del vino. Questi ultimi sono consacrati la domenica precedente e utilizzati in questa liturgia che si celebra in Quaresima. Di essa si hanno attestazioni già dal IV secolo. Mentre in Occidente una liturgia analoga viene fatta solo il Venerdì santo, in Oriente questa liturgia è praticata tutti i mercoledì e venerdì di Quaresima e in determinate occasioni quaresimali.
Il libro di cui si presenta il testo greco ufficiale in traduzione italiana, non è al momento disponibile stampato. Se ne offre un'antemprima che non è possibile scaricare né copiare.



lunedì 28 luglio 2014

La festa del 15 agosto nella liturgia monastica tradizionale

Estratto dai Mattutini

Per una buona lettura dei testi si invita a scegliere la modalità HD nel video (a tutto schermo)


Le Lodi Pontificali