Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 26 giugno 2016

Vocazione cecchino ...

Se devo essere sincero, mi pesa un po' dover scrivere questo post ma ci sono costretto dall'inesorabile procedere degli eventi.


H
o sempre pensato, almeno fino a non troppo tempo fa', che nel mondo cattolico la gerarchia cattolica non avesse sempre riguardo dei suoi credenti con sensibilità tradizionale. In fondo un gruppo di fedeli che chiede di pregare con una liturgia latina le cui radici come sembra sono addirittura del V secolo, e che si sente maltrattare non può che creare solidarietà: si può mai rifiutare ad essi il diritto di pregare, seppure in una forma antica?


Q
uesto blog ha, come fine, anche quello di ricordare che questo non è possibile, poiché collegarsi allo spirito della patristica e dell'ascetica antica, pur attraverso la liturgia latina che io stesso ho lungamente stimato, non rappresenta che un vantaggio.


C
ome il solito, i fatti mi hanno dimostrato che ho valutato troppo positivamente certe persone, perché le vittime si stanno trasformando in carnefici... 

Infatti attualmente il campo cattolico si sta velocemente estremizzando:


-
 da un lato ci sono i “riformisti” che con papa Francesco battono la via di una prassi sempre più indifferente a dottrina e culto e, in questo modo, si sentono ponte tra varie religioni. Temo, purtroppo, che qui si vada semplicemente  verso l'agnosticismo;


dall'altro lato, ci sono i “tradizionalisti”, piccolo gruppo ma agguerritissimo, sempre più rabbiosi ed aggressivi.


È 
per questi ultimi che scrivo.

P
osso perfettamente capire la difficile situazione da essi vissuta, presi tra l'incudine di un mondo indifferente che li bistratta e il martello di un clero secolarizzato che li mette in crisi ogni giorno di più. Essi, però, stanno facendo delle mosse che risulteranno loro fatali: pensano, come al Congresso di Vienna, di poter riportare le lancette della storia indietro e di risolvere, così, ogni problema nel Cattolicesimo. Come se questo fosse mai possibile con tal semplicistica maniera!


U
n paio di settimane fa', un eremita mi ha informato che su Radio Maria, in una trasmissione molto popolare, si era parlato di Chiesa ortodossa. Purtroppo lo si è fatto con lo stesso e identico linguaggio di 70 anni fa, incuranti della storia e con la delicatezza di un elefante in una cristalleria. Si credeva, così, di “rinvigorire” la propria fede cattolica? Forse sì ma a qual prezzo? “Come si fanno a dire ancora queste cose?”, mi diceva esterefatto l'eremita, ben formato su quei temi da lui lungamente studiati e che aveva sentito trattare in modo a dir poco osceno.


I
l fatto mi ha costretto ad accendere l'attenzione in questa direzione e cosa ho notato? L'apparizione di diversi “cecchini cattolici” la cui voglia di “menar pugni” si accompagna, evidentemente, alla ribellione verso lo stato confusionale nel quale vige attualmente il Cattolicesimo. Essi sono convinti che bisogna tornare a parlare come “una volta”! Sì, ma a prezzo del più alto dispregio verso la verità storica, come se decenni di confronti e di studi non siano serviti a nulla!


Così, davanti alle notizie sul “Concilio panortodosso”, alcuni di loro hanno sollevato le critiche più acide, non so se per ignoranza o per mala fede. Probabilmente per entrambe:


«
Gli “ortodossi”, questi ribelli, eretici e scismatici! Gli “ortodossi” dal “misticismo torbido” e dal rigetto ingiustificato del “Filioque”».


C
onosco da lunga data il mondo ortodosso e sono impegnato attivamente in un continuo approfondimento su tematiche teologiche e spirituali ortodosse e patristiche. Dal mio punto di vista, potrei tirare fuori mille documenti polemici dalla “pars orientalis” contro i cosiddetti “latini”, documenti anche ben giustificati! Non lo faccio perché non mi piace schiaffeggiare le persone, neppure in nome della cosiddetta verità.


A
l contrario, su internet sempre più “cecchini cattolici” si apprestano a recuperare il bambino di una volta con l'acqua sporca, quel bambino e acqua sporca buttati via dal clero cattolico secolarizzato. Come i secondi, i primi sono incapaci di fare un distinguo, di avere un minimo di senso storico, di capire che se è il bimbo da salvare, l'acqua sporca è senz'altro da buttare. I primi e i secondi, pur su campi opposti, si manifestano essere molto simili, figli della stessa "mamma": l'ideologia.


H
o dunque fatto una vibrata ma civile protesta verso certe critiche ingenerose e assurde. Inutilmente, poiché non mi è stato dato alcuno spazio.


R
iporto, giusto per cronaca e per mostrare in che caos il mondo Cattolico sta finendo, tale protesta. È oramai chiaro che a chi era diretta non serve più: certa gente si sta spingendo in una concezione molto settaria di Chiesa, mentre i loro confratelli, dalla parte opposta, stanno marciando verso l'agnosticismo.



P
regherei la moderazione d'intervenire dinnanzi a interventi di estremisti cattolici.

I
n quanto cultore del mondo bizantino e della sua spiritualità sono particolarmente infastidito dinnanzi ad espressioni che possono nascere solo da ignoranza se non da mala fede. [...]


N
on intervengo per quanto riguarda le solite polemiche attorno al rifiuto della giurisdizione papale da parte del mondo cristiano orientale, polemiche che tutti noi conosciamo bene e che, dal punto di vista strettamente cattolico-romano hanno una loro logica, in base ai suoi presupposti alto medioevali e moderni.


S
ono tuttavia molto irritato dinnanzi a chi parla di “misticismo torbido dei bizantini” e “rigetto ingiustificato del Filioque”. Nella prima affermazione si palesa un'ignoranza indicibile che si serve di slogans ad effetto pensando che questa sia una prova dimostrativa sufficiente. Per quanto riguarda la seconda affermazione, se si osserva con molta attenzione, la dottrina trinitaria dei padri Cappadoci non ammette il Filioque (nel senso agostiniano!) mentre la dottrina trinitaria di Agostino, al contrario, lo accoglie.


P
artendo da certi presupposti si arriva a certe conseguenze: l'Occidente cristiano, partendo da presupposti agostiniani, logicamente (e comprensibilmente dal suo punto di vista) arriva all'affermazione del Filioque. L'Oriente, che non ha mai conosciuto Agostino, lo rifiuta ed è coerente in modo perfetto con se stesso.


I
 tentativi di far conciliare le due posizioni non iniziano certo da ora e sappiamo bene come sono allo stato attuale. Questo è un aspetto. Un altro aspetto ben differente è contestare i presupposti di partenza che, come ho solo accennato, sono perfettamente logici e che solo per pura ignoranza possono essere messi in dubbio.


V
orrei che la moderazione, nota per la sua prudenza e buon senso fin ora dimostrati, non desse spazio a critiche che nascono solo da amarezze ingiustificate e da voglia di “menar pugni” (come pare) altrimenti mi sentirei autorizzato (se dovessi muovermi con l'animus di alcuni) a postare interminabili polemiche contro il mondo latino, citando documenti storici, cosa che mi ripugna assai perché serve solo a creare muro contro muro.


F
accio appello almeno ad un minimo senso di civiltà che spero non sia stato ancora spento da una sterile polemica che si risolve ad essere solo fine se stessa. Grazie!



I
n nome della fede, oramai in un certo mondo cattolico si sta perdendo la civiltà e la “guerra civile” avanza tra i loro ranghi. Si lanciano, così,  sassi in ogni dove, pure verso il mondo ortodosso!





lunedì 20 giugno 2016

A cosa serve la Chiesa


Ho pensato di scrivere il seguente breve racconto per illustrare a persone disorientate, nella maniera più semplice possibile, a cosa serve la Chiesa.

C'era una volta un bravo alpinista che, nella sua gioventù ebbe molte esperienze di sentieri e di scalate montane. Un bel giorno questo alpinista si sposò ed ebbe dei pargoletti. La famigliola venne ad abitare in riva al mare, quindi assai lontano dalla montagna.
I pargoli crebbero, sentendo parlare il papà della montagna ma, tranne qualche foto, non seppero realmente cosa essa fosse né si diedero animo di volerlo sapere. In fondo il mare, con i suoi divertimenti, era per loro un gran piacere.
Ma il papà, che ben conosceva gli ambienti alpini e come questi elevano lo spirito, aveva il desiderio di mostrare ai propri figli almeno qualcosa di quanto vide in gioventù.
Così, un giorno, li portò in un negozio di prodotti sportivi, al reparto montagna. “A cosa servono questi?”, disse uno dei bimbi. “Sono scarponi chiodati – rispose il papà – e servono per camminare sul ghiaccio, evitando di scivolare sui sentieri”. “E quest'altra?”, aggiunse il secondo bimbo. “Questa è una giacca termica e si deve indossare quando si è in alta montagna altrimenti muori dal freddo”.
Il papà, più deciso che mai ad aprire i suoi pargoli a nuove esperienze, comprò loro quanto necessario per portarli almeno nel più basso rifugio alpino.
I bambini, però, per quanto non più troppo piccoli, non se la sentirono molto di abbandonare il mare, la spiaggia e il pallone caro compagno di tanti giochi. Il papà cercò di confortarli dicendo loro che solo se si fossero distaccati da tutto ciò avrebbero potuto iniziare ad aprire gli occhi su cose più belle. “Il pallone non è certo una brutta cosa, – disse loro – ma se pensate sempre al gioco del calcio, quando siamo in cammino verso la montagna, non gusterete il paesaggio, rimarrete sempre con la testa indietro!”.
E fu così che arrivò il giorno in cui papà e bimbi decisero di recarsi ai monti. L'auto abbandonò dapprima la pianura, con la sua monotona serie di paesi e case un po' tutte uguali, poi si avvicinò ai primi colli. “Che belli!, Sono la montagna?” disse uno dei bimbi. “No, affatto”, disse loro il papà. “I colli sono certamente differenti dal mare, hanno un rilievo elevato, una ricca vegetazione; il paesaggio con i colli è molto più grazioso rispetto alla pianura ma... non è affatto la montagna dalla quale si ha un paesaggio formidabile”. I bimbi lo ascoltavano a bocca aperta. Non avevano mai, prima di allora, visto i monti e iniziavano ad averne un desiderio sempre maggiore viste le premesse. “Come per il mare, non dovete ancorare il vostro pensiero ai colli, altrimenti la vostra testa non sarà libera di godervi la solennità delle montagne, i suoi aspri sentieri, i suoi paesaggi mozza fiato”.
Giunti ai primi monti, il papà invitò i figli a mettere gli abiti più pesanti comperati in negozio. Iniziarono a vedersi neve e ghiaccio. Scesi dall'auto, i figli compresero perché dovevano mettersi gli scarponi che, per quanto un po' stretti, almeno li custodivano da possibili cadute.
Ci volle diversa fatica per arrivare, sempre a piedi, al più basso rifugio che il padre voleva far loro vedere ma solo da lì essi capirono, finalmente, quello che il padre diceva loro quando raccontava, nelle lunghe notti invernali, le sue sensazioni e le sue meraviglie dinnanzi al paesaggio solenne e indicibile.

Questo racconto è molto semplice, come si vede, ma ha tutti gli elementi per poter farci capire a cosa serve la Chiesa. Uscendo dalla metafora lo si può spiegare così.

La casa al mare è la nostra vita sensoriale, riguarda i nostri cinque sensi. La vita sensoriale non è un male in sé perché ci permette di vivere nel mondo e di relazionarci con esso ma se diviene una trappola (e per molti lo è basta pensare a quelli che vivono per il piacere della gola o per altri generi di piaceri), non ci permette di andare oltre. Saremo come dei bambini che sognano continuamente il gioco al pallone sulla spiaggia, come dei fiori che, invece di farsi baciare dal sole, sono reclinati a terra. Ecco perché la Chiesa ricorda(va) di vivere i comandamenti e di staccarsi pian piano dalle passioni.

Le colline sono la nostra vita intellettuale o razionale. Anche questa non è un male in sé perché grazie alla razionalità abbiamo contribuito a costruire il nostro attuale benessere e a sviluppare le scienze. Ma se diviene una trappola (e per molti lo può divenire, basta pensare a chi si astrae totalmente dalla vita concreta o non concepisce nulla se non in modo puramente razionale) ci fa credere che la razionalità è la forma più elevata di vita umana.
Per chi è chiuso nella sola razionalità Dio è una contraddizione al pensiero, dunque non esiste. La razionalità, se sopravvalutata, diventa come una camera a specchi dove, sulla superficie di ciascun specchio, si riflette la nostra sola immagine. Ecco il razionalismo! Anche nella Chiesa ci può essere il razionalismo quando tutto inizia e finisce in se stessi, quando si fa della struttura ecclesiastica un idolo.

Le montagne sono la nostra vita spirituale. Fintanto che non c'è qualcuno che ce le fa toccare con mano, possono esserci totalmente indifferenti. Ci vuole, dunque, un “buon papà” che ne ha avuto esperienza, che conosce gli strumenti per poterle affrontare, che ci incoraggia nella fatica del cammino e, solo dopo, potremo con lui godere di quanto lui stesso aveva precedentemente goduto.

Normalmente Dio non si rivela alle persone se non dopo che costoro si sono preparate (e non ci si prepara mai da soli), dopo che le persone hanno assunto scelte adeguate (scarponi e giacche termiche sono, fuor di metafora, i sacramenti e la prassi ascetica). Contrariamente a ciò non si è in grado di affrontare la montagna, ossia la salita verso Dio e si ricade nel razionalismo. Una religiosità formale o intellettualizzata è, oggi, facilmente rinvenibile nelle Chiese.

Ed eccoci alla domanda finale: a cosa serve la Chiesa?

Serve a rimanere “al mare”, ossia a titillare le nostre facoltà sensoriali (con religiosità dolcificate, sensuali e “buoni sentimenti”)? No, affatto! Ecco perché la vera arte sacra non è e non sarà MAI sensuale! Chi rappresenta immagini sensuali di santi ci mostra chiaramente il suo livello, tutt'altro che spirituale, e ci suggerisce di rimanere in quello in modo cosciente o incosciente.

Serve a rimanere “in collina”, ossia a titillare le nostre facoltà intellettuali (scrivendo libri su libri sempre più teorici ed astratti)? Niente affatto! Ecco perché la vera arte sacra non è e non sarà mai assenza di immagini. Chi spoglia le chiese da ogni immagine ha un concetto astratto di uomo, non reale!

Serve a portare “in montagna”, ossia a preparare le persone ad un incontro con Dio, sperimentato nella propria interiorità? Sì! Ecco perché la vera arte sacra si rappresenta con forme simboliche.

Piaceri sensoriali e intellettuali sono sempre esistiti da che l'uomo esiste. L'incontro con Dio, al contrario, è garantito solo con i mezzi della Rivelazione, all'interno della vita spirituale della Chiesa (oggi quasi totalmente introvabile).

L'inganno dei nostri tempi è quello di far credere che il senso della Chiesa è quello di sfamare e sovvenire i poveri (quando qualsiasi altra istituzione lo può ugualmente fare), che nella Chiesa si può “pensare Dio”- ecco molta teologia” odierna - quando Dio non è pensabile in senso proprio ma solo vivibile....

Così “scarponi” e “giacche termiche” che abbiamo ereditato nel passato e che chiamiamo anche “tradizione” non le capiamo più e le buttiamo in un angolo: infatti chi vive in pianura o in collina non ha bisogno né degli uni né delle altre! Oggi la cosa più patetica è che molto clero ha in profonda antipatia la tradizione manifestando, dunque, la sua profonda ignoranza su di essa e indicando che il suo cuore abita in tutt'altro luogo che nella tradizione evangelica.

Una Chiesa, qualsiasi Chiesa!, che abbia dimenticato il suo unico vero fine, quello di portare le persone ai “monti”, ha, in effetti, cessato di essere tale. 
Anche se si presenta apparentemente come sempre ma dimostra di essere esistenzialmente ignorante dei “monti”, è divenuta un'altra cosa! Ecco in breve spiegata la desacralizzazione di molti ambienti ecclesiastici e il loro penoso sradicamento dalle radici apostoliche. Il semplice diritto canonico e una formale successione apostolica episcopale non sono la garanzia della verità. La verità la si riscontra solo nella capacità, in una Chiesa, di portare ai “monti” poiché la Chiesa stessa è stata creata SOLO per quello!



sabato 18 giugno 2016

Geopolitica e concilio panortodosso. Qualche considerazione di fondamentale importanza

In prossimità della celebrazione del concilio panortodosso, dal quale si sono ufficialmente dissociate già alcune Chiese in testa alle quali c'è quella russa, gli animi si surriscaldano. La defezione dei russi ha fatto gridare allo scandalo alcuni che vi vedono un gioco imperialistico, un tentativo di capovolgere le cose per portare attenzione a Mosca e disprezzare il patriarcato di Costantinopoli. Interpretazioni di questo genere in Italia sono state diffuse da Andrea Riccardi, sul sito de “La Stampa” (1), da un’istituzione della Metropoli ortodossa d’Italia facente capo al Patriarcato Ecumenico (2) e, in Francia, da un teologo dell’Istituto ortodosso san Sergio di Parigi, Jean François Colosimo (3), giusto per citare qualche fonte. Queste letture, per quanto comprensibili dal loro punto di vista, sono oggettive?

A mio avviso esse pongono la lente solo su un aspetto di una realtà assai più complessa con il rischio di dividere il campo in “buoni” (coloro che promuovono il super-concilio con il patriarca Bartolomeo) e in “cattivi” (coloro che si oppongono a tale assise o che, semplicemente, osano avanzare qualche timida critica). Se fosse così, e potrebbe certamente esserlo, saremmo davanti ad una lettura assai ideologica per non dire banalmente puerile.

Grazie ad un docente francese, proprio ieri ho avuto la segnalazione di un interessante articolo apparso in Francia qualche anno fa ma che, ancor oggi, è in grado d’illuminare alcuni probabili scenari dietro a questo concilio dell’Ortodossia (4). La cosa ha un interesse tale da travalicare i semplici confini della Chiesa ortodossa e da coinvolgere l’intero ambito cristiano. Nessuno, quindi, può dire: “La cosa non mi riguarda!”.

L’articolo, che si focalizza su geopolitica e religione in rapporto al Patriarcato Ecumenico, è stato scritto in modo serio, rispettoso, prudente e attendibile. È piuttosto lungo per cui non posso tradurlo nella sua interezza, per quanto lo ponga in appendice al mio scritto. Qui mi limiterò a segnalare qualche sua espressione significativa.

Prima, però, vorrei inquadrare l’argomento con una breve introduzione storica in modo da capire meglio la pesante posta in gioco.

L’apparizione del Cristianesimo, nella società imperiale romana, fu caratterizzata rapidamente da un conflitto istituzionale. Questo conflitto nacque sostanzialmente per “colpa” dei cristiani: essi non volevano sentirsi parte del pantheon religioso imperiale, come se fossero stati una delle tante intercambiabili opzioni religiose. Per di più, i cristiani non potevano offrire il culto all’imperatore, come a quel tempo era consueto. Questa loro posizione li rendeva sospetti e invisi all’impero: essi potevano essere il classico granello di sabbia che inceppava il ben organizzato meccanismo imperiale. Inevitabilmente, dal sospetto su di loro l’istituzione imperiale passò alla persecuzione: i cristiani con queste loro idee erano socialmente pericolosi. Dal suo punto di vista, l’impero aveva delle buone ragioni.
Dopo qualche secolo, vista l’impossibilità di rendere i cristiani parte del pantheon imperiale romano, l’imperatore cambiò tattica cristianizzando l’impero, rendendo in tal modo i cristiani funzionali al buon andamento dell’organizzazione imperiale. I vescovi, da perseguitati, iniziarono ad essere onorati e ad entrare nella corte imperiale. Non mancò, a quel tempo, chi vedeva dei pericoli in quest’abbraccio tra l’impero e la Chiesa, pericoli che, puntualmente, si verificarono e contro i quali combatterono i monaci nel tentativo di conservare il fervore iniziale della Chiesa dinnanzi al progressivo rilassamento del clero e dei cristiani.

La fine delle società confessionali in Europa, iniziata con la laicizzazione dello Stato francese agli inizi del XX secolo, determina un nuovo assetto: lo Stato non è più il “protettore interessato” della Chiesa e la credenza religiosa, per quanto oramai indifferente allo Stato, è obbligata ad avere caratteristiche differenti nel contesto sociale laico: la religione dev’essere un fatto privato, non deve rivendicare a sé privilegi che possono parere eccessivi alla laicità dello Stato.

Oggi, in un quadro più ampio come quello degli schieramenti internazionali e dell’attuale influenza americana sull’Occidente europeo, la religione deve conformarsi a determinate regole per poter essere tollerata ed essere funzionale alla gestione politica internazionale. Una di esse, lo si vede chiaramente!, è quella di farle abbassare sempre più le sue prerogative esclusivistiche. In altri termini, in una società pluralistica, composta da molte etnie e religioni, nessuna delle fedi deve creare conflitti per i suoi esclusivismi altrimenti questo impedisce la buona gestione laica della società. Per certi versi, fatte le dovute differenze, sembra di essere tornati al tempo dell’antico impero romano: tutte le religioni possono andare bene a patto che stiano in un pantheon dove, alla fine, si equivalgono. Anticamente i cristiani ebbero la forza e il coraggio di dire “no”. Oggi è così? Vediamolo.

Se il Cristianesimo abbandona il suo esclusivismo, ossia la sua convinzione che Cristo solo è la salvezza per ogni uomo in ogni tempo, che solo quella Chiesa che lo confessa in modo veritiero lo può realmente proporre, ha abbandonato la sua vera ragione di essere. Ecco perché anticamente, anche a costo della vita, i cristiani non facevano il minimo compromesso su tale materia, per quanto nella pratica accettassero, a determinate condizioni, i matrimoni con i pagani.

Le società europee del novecento considerano sempre più irrilevante la Chiesa e il Cristianesimo in genere. A livello macroscopico, la gestione politica cerca di addomesticare sempre più la Chiesa stessa in funzione di nuove condizioni di vita e di nuovi bisogni.

È da ingenui non credere che, nel Concilio Vaticano II indetto dalla Chiesa cattolica, non ci siano state forti influenze politiche esterne alla Chiesa perché il Cattolicesimo si adeguasse al nuovo corso dei tempi, un corso sempre più laico e indifferente al fatto religioso. Uno dei primi adeguamenti, forse il più importante, è stato proprio quello di ammorbidire l’esclusivismo religioso e di rendere possibile una sempre maggiore apertura verso tutte le religioni su un piano di sempre maggiore eguaglianza. Ultimamente questo atteggiamento sta toccando le sue estreme logiche conseguenze, conseguenze che, fino a sessant’anni fa, sarebbero parse inaudite e impossibili perfino agli stessi vescovi cattolici nel Vaticano II: papa Francesco augura “buon ramadan” ai mussulmani lodandoli per la loro spiritualità, lava loro i piedi facendoli divenire parte della liturgia del giovedì santo in chiesa o prega, come fece Ratzinger, nella moschea blu di Istanbul con il gran muftì ...



Questi gesti non sono fatti isolati, legati ad un gusto personale di questo o quel papa, ma fanno parte di un progressivo adattamento della religione ad un nuovo ordine mondiale nel quale essa deve manifestare un sempre minor esclusivismo. Non credo affatto che questa sia fantapolitica o fantateologia, visto come vanno le cose!
Certo, da questo punto di vista, il Concilio Vaticano II è stato una svolta fondamentale ed è stato formidabilmente utilizzato a tal scopo. All’inizio nessuno avrebbe sospettato di come poi sarebbero andate le cose. All’inizio sono state fatte solo piccole timide aperture, un po’ come oggi nei documenti preparatori al concilio panortodosso, quelle piccole aperture che hanno generato la contestazione, nell'Ortodossia, di teologi, monaci e vescovi, contestazioni rimaste prive di ascolto a tutt’oggi, evidentemente per volere degli organizzatori del Concilio (5).

Se crediamo che il Concilio panortodosso di questi giorni non sia esposto allo stesso rischio nel quale è caduto il Cattolicesimo, siamo degli illusi!

L’articolo di geopolitica a cui ho fatto sopra accenno, parla degli stretti rapporti tra il patriarca Atenagora, predecessore dell’attuale Bartolomeo, e il potere americano. Atenagora, pur nato in Turchia, aveva assunto la nazionalità americana divenendo arcivescovo ortodosso d’America. Per poter essere eletto patriarca di Costantinopoli avrebbe dovuto conservare la nazionalità turca, una conditio sine qua non imposta dalla politica turca. Il presidente degli Stati Uniti in persona fece pressione al presidente della Turchia perché Atenagora riavesse tale nazionalità e, di conseguenza, potesse essere eletto patriarca. L’articolista si chiede giustamente quale interesse avesse il presidente degli Stati uniti d’America ad appoggiare il patriarca di una Chiesa che, già allora, contava ben poche migliaia di persone e che, tutto sommato, non era così importante per un centro di potere come quello americano. In realtà quando l’America si muove lo fa sempre a ragione ben veduta e con ampie prospettive geopolitiche. Il fine è sempre quello di rendere stabile ed espandere il proprio potere. Atenagora, di cui sono stati resi noti i legami con la massoneria, si manifestò una persona particolarmente significativa: nel suo pontificato il patriarcato di Costantinopoli accrebbe di molto la sua importanza internazionale. L’America stessa s’impegnò ad appoggiare quest’ascesa del patriarcato costantinopolitano. La ragione geopolitica è semplice: per una potenza mondiale è molto meglio aver a che fare con un solo interlocutore (che rappresenta tutta l’Ortodossia) piuttosto che con molti (6).

Contemporaneamente, grazie ad Atenagora, il patriarcato Ecumenico s’impegnò nel campo dell’Ecumenismo. Quest’impegno influì sempre più sulla mentalità di alcuni ambienti ortodossi i quali, pian piano, iniziarono ad ammorbidire la loro visione esclusivistica religiosa. L’attuale patriarca Bartolomeo è perfettamente nella linea del suo predecessore e, ancor più di lui, ha contribuito all’ascesa del Patriarcato Ecumenico.
Nel frattempo, a livello di mentalità generale, nel Cattolicesimo si è passati da un ammorbidimento dell’esclusivismo ad un sempre più progressivo cammino verso l’indifferentismo religioso. L’Ortodossia, rispetto a ciò, è rimasta molto “indietro”, cosa che non pochi ambiti cristiani le rimproverano apertamente.

Com’è possibile non credere che il concilio pan-ortodosso non rappresenti una golosissima possibilità per infiltrare “aggiornamenti” come quelli avvenuti nel Cattolicesimo? Infatti, da molti decenni esiste una forte influenza di tipo ecumenico, a vari livelli, in seno al Fanar e in vari settori della stessa Ortodossia. Lo stesso patriarca Bartolomeo si è impegnato profondamente negli ambienti ecumenici e nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC).

Ora, a mio modesto avviso, gli ambienti ecumenici non sono solo animati da un desiderio di dialogo e unità cristiana, cosa in sé lodevole, ma hanno sovente forti influenze relativistiche con le quali si crede che, in fondo, ogni credenza o religione è cosa buona, ogni credenza tutto sommato è intercambiabile con un’altra. Questo relativismo è stato spesso denunciato da diversi teologi ortodossi e non è minimamente accettabile, in un’ottica tradizionale cristiana, essendo opposto ad ogni esclusivismo tradizionale (7). È, al contrario, perfettamente utile ad un nuovo ordine mondiale, alla gestione internazionale e imperiale americana a cui sopra accennavo. Non si può non vedere tra queste cose dei reali e stretti rapporti!

È questo il prezzo che il Cristianesimo e, in particolare, l’Ortodossia dovrà pagare nel tempo, per avere l’aiuto dell’impero americano al Fanar?
Purtroppo il patriarca Bartolomeo sta lottando duramente, pur di mantenere vivo il patriarcato a Istanbul, in un ambiente a lui sempre più ostile. Se dovesse avvenire un forzato trapianto del patriarcato fuori dalla Turchia, tale drammatico fatto non potrà che essere visto come una nuova caduta di Costantinopoli. Anche perciò Bartolomeo non può permettersi il lusso di privarsi dell’appoggio americano e, anzi, sicuramente lo coltiva con determinazione. Ma quest’appoggio, mi preme sottolinearlo con forza, non è e non potrà mai essere disinteressato!

Dunque non siamo dinnanzi a un semplicistico rapporto di forza tra Mosca e Costantinopoli, con l’appoggio politico moscovita, come si sta dicendo in queste ore, ma a qualcosa di molto più complesso e dalle inquietanti conseguenze.

Oggi, come anticamente, un impero chiede alla Chiesa il suo prezzo in cambio della sua sopravvivenza. Ma, dopo che la Chiesa lo avrà pagato, saremo ancora sicuri che essa veicolerà l’antica autenticità apostolica?

Ecco il problema che molti, in queste ore, facendo discorsi troppo superficiali, semplicistici o banali, non pongono sufficientemente in luce.

Pietro Chiaranz


_________________________________________

ABSTRACT

Da sempre il potere politico ha avuto bisogno di quello religioso per coordinarsi meglio o, almeno, per non esserne ostacolato. Da sempre il potere religioso ha avuto bisogno di quello politico per ingigantirsi e trarne vantaggio materiale.
Ma a quale prezzo?
In queste righe si prende in considerazione qualche possibile retroscena, conseguenza di questo rapporto tra poteri, dietro certe novità del Concilio panortodosso attualmente in corso.



_____________________________

Note

(1) Vedi il sito internet: http://www.lastampa.it/2016/06/14/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/ecco-perch-la-chiesa-russa-non-va-al-concilio-di-creta-Xpk98tlet0b5tY6eNHqUSI/pagina.html

(2) Vedi il commento pressapochistico e semplicistico apparso sul sito del monastero ortodosso di Montaner, espressione della Metropoli ortodossa d’Italia: http://www.monasterosantabarbara.it/news/?post=inizia-il-santo-e-grande-concilio-della-chiesa-ortodossa

(3) Vedi: http://orthodoxie.com/pourquoi-leglise-orthodoxe-russe-refuse-de-participer-au-concile/
La stessa intervista a Colosimo è apparsa su “La Croix”, giornale cattolico francese, al seguente link: http://www.la-croix.com/Religion/Monde/Pourquoi-l-Eglise-orthodoxe-russe-refuse-de-participer-au-concile-2016-06-15-1200768849

(4) Eglise orthodoxe d’Istanbul, in “Enjeux méditerranée”, 4 (2007), pp. 46-49. “Enjeux méditerranéens” è una rivista trimestrale francese di attualità internazionali, che appartiene al gruppo editoriale Areion. La rivista, sostenuta dalla camera di commercio e dell’industria, la banca mondiale, grandi gruppi industriali bancari, è sotto il controllo scientifico del CAPRI (Centre d’analyse et de prévision des risques internationaux ). Il suo direttore redazionale è Alexis Bautzmann, del CNRS Sorbonne. Non si tratta, dunque, di un organo informativo privo di attendibilità e che si può sottostimare.

(5) Mi riferisco, in particolare, al documento nel quale si parla del rapporto tra la Chiesa ortodossa e le Chiese cristiane, documento le cui contestazioni sono state ignorate.

(6) È per un motivo assai simile che, anticamente, sono sorti i patriarcati, poi giustificati in varie maniere. Gli antichi concili ne parlano solo legandoli all'importanza imperiale assunta dalle città in cui risiedevano, e non a caso!


(7) L’esclusivismo e la sua difesa non è fanatismo, come pare suggerire recentemente pure un vescovo ortodosso in Italia, ma è il necessario e indispensabile ancoraggio alla rivelazione cristiana. In mancanza di ciò, avviene una sempre più forte secolarizzazione nella Chiesa fino ad un totale annichilimento del messaggio evangelico, ridotto ad un puro messaggio etico e sociale, come oramai succede in fin troppi ambiti cristiani. Oggi si ha quasi la sensazione che la coerenza tradizionale cristiana sia qualcosa di antipatico, perfino all’interno delle realtà ecclesiastiche. 

Clicca qui per scariare l'articolo francese di cui si propongono sotto le immagini.





giovedì 16 giugno 2016

Simeone di Tessalonica e la pittura dei latini (Ennio Concina)



Chiarimenti sul Concilio pan-ortodosso

Riportiamo, come annunciato, qualche documento che dovrebbe chiarire le questioni in gioco nel Concilio pan-ortodosso convocato a partire da domenica prossima (giorno di Pentecoste nel calendario ortodosso).
Il Concilio, nella tradizione antica e attualmente ortodossa, non è l'imposizione di una parte su tutte le altre ma l'incontro di tutte le parti, su uno stesso e identico piano di uguaglianza, per convenire assieme in decisioni che rappresentano realmente l'intima identità della Chiesa, così com'è stata conosciuta dai primordi ai giorni nostri, su ciò che riguarda realtà basilari e fondanti.
Se una sua parte, che pur riveste un ruolo di coordinazione e supervisione, tende a imporre le sue visioni sulle altre, gli equilibri si perdono, la cattolicità s'infrange, la parità di dignità dei vescovi tra loro si disprezza e ci si strappa da quanto ha da sempre caratterizzato la sinodalità conciliare ortodossa.
Ci viene in mente il dialogo di papa Leone III ai teologi franchi (IX sec.) i quali avrebbero voluto che il papa imponesse la sua volontà su un tema teologico a tutta la Chiesa. Questo papa umilmente rispose di non poterlo fare, di non avere alcun potere per potersi ergere su tutti perché era solo l'insieme dei vescovi, in Concilio, a poter decidere per tutta la Chiesa. Così valeva allora anche in Occidente.
Oggi questa lezione che l'Oriente conservava gelosamente sembra davvero persa e ciò ci sembra di una gravità inaudita.
Questo è il vero punto del contendere, dinnanzi alle proposte e alle novità avanzate con ferma risolutezza dal Patriarcato Ecumenico a tutte le Chiese. Ed è questo punto del contendere che presunti storici del Cristianesimo, come Andrea Riccardi intervistato in rete su Vatican Insider, misconoscono dando una versione completamente opposta alla realtà (vedi qui).
La Chiesa, nella sua universale identità, non è fatta né per la conservazione fine se stessa, né per la novità simpatica al mondo ma per permanere nella verità di Cristo, il che ha le sue esigenze che necessariamente fanno utilizzare, in sede conciliare, un linguaggio esigente, a volte scandaloso per il mondo stesso.
Derogare da questo o ammorbidire tutto ciò in sede conciliare (in cui non si può che parlare κατά ακρίβειαν, secondo le esigenze rigorose) significa spostare i riferimenti con i quali i credenti si orientano. Ciò rimane vero anche se chi sposta gli orientamenti lo fa con le migliori intenzioni.
La sede pastorale (con i suoi adattamenti misericordiosi κατ' οικονομία) non è e non deve mai coincidere con la sede conciliare (in cui si deve parlare in termini rigorosi per fugare i dubbi sulla verità cristiana). Confondere questi due piani significa creare la confusione già ingenerata nel mondo cattolico e che ha portato quest'ultimo ad una profonda crisi d'indentità e ad un vero e proprio smarrimento della fede in molti suoi ambienti. È questo che si vuole?

-------------------------

Dichiarazione del santo Sinodo della Chiesa serba in data 15/06/2016

Con affetto fraterno, in modo responsabile e con speranza, preparandoci per l'arrivo del Grande e Santo Concilio, che si terrà, Dio piacendo, presso l'Accademia ortodossa di Creta dal 17 al 26 giugno 2016, il santo Sinodo nella riunione allargata del 15 giugno 2016 convocata nel Patriarcato serbo di Belgrado, in considerazione della situazione venutasi a creare a seguito della riunione ordinaria dell'Assemblea dei vescovi della Chiesa serba, ha deciso quanto segue:

Da un lato, consapevoli della grandezza e dell'importanza del Concilio, la nostra Chiesa vuole portare il suo contributo in uno spirito di costruzione ecclesiale, in modo che questo grande e santo Sinodo soddisfi le condizioni e le misure dei veri Concili della storia della Chiesa ortodossa e giustifichi così il suo titolo.
Inoltre, la nostra Chiesa esige che i problemi e le questioni poste non solo da parte della Chiesa ortodossa serba, ma da tutte le altre sante Chiese che hanno annullato la loro partecipazione al Concilio siano discusse in questo stesso Concilio.
A tal fine, il grande e santo Concilio, dovrebbe durare fino a quando tutti i problemi sono discussi, e non dovrebbe essere ostaggio di regolamenti scritti e definiti in precedenza. Sarà così che si raggiungerà un consenso pieno e che questo Concilio potrà essere considerato come un grande e santo Concilio.
Infine, la nostra Chiesa insiste che l'incontro sull'isola di Creta sia l'inizio di un processo conciliare e che le questioni poste siano discusse durante la sua tenuta in uno spirito tradizionale di cattolicità della Chiesa di Cristo.
Se le Chiese presenti al Concilio, in testa delle quali il Patriarca ecumenico, persistono nel considerare che le Chiese assenti boicottino senza valide ragioni i lavori del Concilio e se si rifiutano di considerare le questioni, i problemi e i disaccordi, i rappresentanti della Chiesa ortodossa serba saranno, purtroppo, obbligati a lasciare il Concilio e ad unirsi quindi alle Chiese assenti.
Questa non è una minaccia, né un ricatto, ma un'attuazione coerente della posizione e decisione dell'Assemblea dei vescovi ortodossi della Chiesa serba nello scorso 7 giugno.
In uno spirito ecclesiale e di responsabilità pastorale, presentiamo le nostre posizioni con la speranza dell'azione santificatrice dello Spirito Santo.

-------------

Intervista al metropolita Loveth Gabriel sulle ragioni con le quali la Chiesa bulgara ha deciso di non partecipare al Concilio (9 giugno 2016)

- Eminenza, in questi giorni, dopo la decisione del santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara, sono riprodotti nei media opinioni di teologi, come Kaline Yanakiev e Diliane Nikoltchev, secondo le quali tale decisione è "radicale" e "incorretta" perché dovrebbe essere stata presa già l'anno scorso, non all'ultimo momento. Cos'è veramente stato se i temi del Concilio sono stati scelti nel gennaio di quest'anno e che la disposizione dello spazio nella sala per partecipanti e osservatori è stata resa nota da due settimane come altri dettagli relativi al Concilio?

- Non direi che questo è scorretto. C'è un'altra cosa che è scorretta: che siamo invitati ad un Concilio in cui tutto è stato deciso in anticipo. Sì, noi non avevamo deciso finora, fino all'ultimo momento di andare o meno al Concilio. Ora, in ogni caso, la verità è chiara. È vero che non è da ora che siamo consapevoli di ciò, ma per decidersi a questo ... non l'abbiamo fatto subito. Ci sono alcune questioni che è necessario che questo Concilio - tale assise non è stata convocata poi così spesso - risolva [ad eccezione di quelle incluse nel programma]. 
Per esempio, la questione del calendario. Può la Chiesa ortodossa continuare a celebrare con due calendari? Se questo problema non viene risolto ora nel Concilio, quando può essere fatto?  Nella conferenza delle Chiese autocefale del 1948 a Mosca è stato detto, riguardo al calendario, che ogni Chiesa Ortodossa autocefala può celebrare con il nuovo o il vecchio calendario (fermo restando che il ciclo pasquale rimanga lo stesso), ma che nel prossimo Concilio ortodosso, quando sarà convocato, tale calendario dovrà essere unificato. Ora il Concilio è convocato. Se questo problema non può essere risolto, quando lo sarà? Poiché è anormale che ci siano due calendari! Ci sono altri problemi che devono essere risolti in seno al Concilio. Naturalmente lo sapevamo prima, non siamo stati informati all'ultimo momento. Poi abbiamo preso una decisione su uno dei documenti (anche se i commenti su di esso possono essere stati fatti da altri), vale a dire su "Le relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano", che contiene molte cose assolutamente errate ed eterodosse. Possiamo andare al Concilio ma, secondo i regolamenti adottati dal Concilio stesso, nessuna correzione sarà accettata. È così perché il regolamento è tale fin dall'inizio; la Commissione deve decidere se ciò che vogliamo può essere sottoposto al voto del Concilio o meno. Ora, pur se questo può essere proposto, se il Concilio non vota unanimemente in tal senso, il testo non potrà essere modificato. Che cosa significa? Che un documento è adottato dalla Commissione ma tuttavia la Commissione non è in realtà il Concilio. Non è il Concilio che ha votato il regolamento ma i patriarchi e questi non sono il Concilio. E, in ultima analisi, non si potrà apportare alcuna modifica a questo documento ma, pure, in qualsiasi altro poiché in nessun caso tutte le Chiese voteranno unanimemente per la modifica stessa e ci saranno, comunque, dei voti contrari. Andiamo ad un Concilio per il quale sono già state prese le decisioni. Perché non prendere in considerazione ciò? Questo è un Concilio, un lavoro serio! Quante volte sono convocati i Concili? Succede che lo siano a volte dopo centinaia di anni, a volte dopo un migliaio. Il Concilio deve risolvere problemi veramente importanti per l'Ortodossia. Così ora abbiamo preso questa decisione. Potevamo prenderla prima, ma non era facile. Alcuni dicono addirittura che è stato molto coraggioso prendere una decisione del genere ... Vedete che non c'è altra Chiesa, tranne noi  [ad aver preso tale decisione] (1). Personalmente, quando sono andato alla sessione preparatoria, non sapevo che avremo potuto prendere una simile decisione. La mia sola convinzione era quella di chiedere il rinvio del Concilio per mettere a punto tali questioni e che il Concilio abbia un vero grande effetto. A mio avviso, il Concilio dev'essere tale da elaborare il regolamento delle sue sessioni in modo da votare come ovunque: quand'è stato costituito il nuovo parlamento bulgaro, nessuno ha dato ai deputati un ordine del giorno predisposto in precedenza. Essi hanno creato le loro regole. Questo dev'essere fissato nel Concilio! Ora, questo è imposto dai patriarchi. Ciò sarà un bene, ma i patriarchi non sono, nonostante tutto, il Concilio. Il Concilio è una rappresentazione molto più grande. Poiché tutto è stato deciso in anticipo, abbiamo deciso che sarebbe stato bene posticipare il Concilio, in modo che le questioni controverse possano essere risolte. Il nostro desiderio è quello di stabilire nel modo migliore quanto riguarda riguarda l'Ortodossia. Inoltre, non ha importanza che abbiamo deciso ciò all'ultimo momento. 
Per quanto riguarda la disposizione della sala (2), questo è un problema minore, molto minore! Riguardo alle spese elevate su cui abbiamo scritto, se il Concilio darà risposte molto serie, non vediamo degli inconvenienti, ma non vorremmo andare ad un tal Concilio dove tutto è pagato anticipatamente e dare perciò mezzo milione di Lev (3) ... Per la Chiesa ortodossa di Bulgaria si tratta di una grossa somma. Vorremmo contribuire se sapessimo che l'evento vale la pena. Sa, noi non sappiamo nemmeno quanto ci costerà veramente. Nessuno ci ha informato della somma finale, ma sarà più di mezzo milione di Lev; quanto costerà ancora? Una cosa del genere è fattibile in questo momento? I media dicano quello che vogliono. Sì, abbiamo davvero fatto una tale decisione.

Fonte: orthodoxie.com


_____________________________________

NOTE

(1) Nella data in cui il vescovo diceva questo, la bulgara era realmente la sola Chiesa ortodossa a non partecipare al Concilio. Ndt.

(2) Concernente l'ordine e il modo con cui si siedono i dignitari ecclesiastici, problema sollevato dai russi e che alcuni hanno ritenuto essere un puro pretesto per ostacolare il Concilio. In realtà la gestione di tale Concilio è apparsa da subito molto impositiva: si voleva la riunione dei vescovi per ratificare semplicemente decisioni prese in precedenza. Ciò per la tradizione ortodossa è semplicemente assurdo. Ndt.

(3) Si tratta pressapoco di 260 mila euro. Ndt.