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lunedì 14 aprile 2014

Il Poema di Cassiana

Il poema di Cassiana (IX sec.) fa parte dei mattutini bizantini del Mercoledì santo. È un pezzo tradizionalmente molto amato. Di seguito ne propongo il testo greco, la traduzione italiana e il canto.



domenica 13 aprile 2014

Le chiavi della conoscenza religiosa

Offro questo post accompagnato dai miei auguri pasquali.
Il titolo è molto esigente e solo apparentemente gnostico (poiché queste chiavi le da, in definitiva, solo Dio). Ho tuttavia cercato di fare dei brevi riassunti schematici per semplificare al massimo quanto mi sta a cuore dire. 
A volte mi capita di soffermarmi a leggere le discussioni di certi blog cattolici in cui diversi sono sentitamente preoccupati per la piega non tradizionale che sta assumendo la loro realtà religiosa. Mi capita di suggerir loro: attenti che il cancro non si cura con una aspirina! Nulla da fare, diversi paiono non intederlo o fanno giochi di parole per non volerlo ammettere...
Quando in una realtà religiosa esplode un'anomalia, questa la si deve ricercare sempre molto profondamente, altrimenti qualsiasi soluzione si creda di proporre, non è che un misero palliativo! E quanti miseri palliativi sono stati fatti fino ad oggi...
"Riportiamo gli orologi della storia al 1962!", alcuni paiono dire (1). In effetti, la liberalizzazione papale della messa del 1962 è stata letta da alcuni come un "ritorno" ad un'altra epoca. 
A parte il fatto che la storia non si ferma, ma questa frase è straordinariamente ingenua, come se dall'anno 0 al 1962 le cose fossero state, in qualche modo, perfette.
Questi ragionamenti veramente puerili misconoscono la fenomenologia religiosa.

Infatti come ogni realtà di questo mondo, anche la religione (qualsiasi essa sia e in quanto evento prettamente umano) conosce i soliti fenomeni di nascita, sviluppo, decadenza e morte. E come qualsiasi realtà di questo mondo, anche la religione mostra i sintomi che corrispondono a questi stati.
Esaminiamo, dunque, il primo schema (per ingrandirlo cliccarci su).


Come in ogni cosa che coinvolga l'uomo è necessario capire da dove provenga l'autentica religiosità da lui praticata e da dove provenga la sua alterazione.
Lo schema ci mostra che la persona umana ha tre livelli: due ci sono ben noti, un terzo  spesso ci è nascosto ma è comunque esistente. 
Molti filosofi greci disprezzavano l'uomo che rimaneva nel primo livello, quello sensoriale, poiché, essi dicevano, qui l'uomo è simile agli animali. I filosofi volevano portare l'uomo a valutare e vivere nel secondo livello, quello intellettuale, fino a giungere al confine con quello spirituale da essi intuito. Questo, per loro, era il vero uomo, il filosofo ossia l' "amante della sapienza".

La realtà religiosa implica il funzionamento di un terzo livello, più interiore, quello intuitivo-spirituale. È questo livello ad essere coinvolto nella Rivelazione nel caso del Cristianesimo ed è questo livello che forma i veri "uomini di Dio", ossia persone a confine con il mondo celeste. Il Nuovo Testamento e l'esperienza mistica dei santi è tutta qui al punto che non esiste vero santo che non abbia avuto questa conoscenza (chi non ce l'ha non può essere considerato santo anche se c'è chi lo ritenesse tale). 
Recentemente, un asceta atonita esprimeva in brevi ma significative parole questo livello:

«Coloro che hanno una grande sicurezza presso Dio, quando pregano per conoscere la Sua Volontà sentono in loro stessi la conferma sicura d’una informazione divina; divengono ancora più attenti al loro vivere e non fanno nulla senza ricevere tali “informazioni”» (2).

Lo stesso padre Paisios del Monte Athos definiva il monaco (ossia il cristiano impegnato) come colui che invia e riceve "al radiotelegrafo" messaggi da Dio.

Inutile aggiungere che la prima e unica missione della Chiesa consiste esattamente nell'accendere nell'uomo questo livello, questa comunicazione con il Trascendente, nel fargliene prendere coscienza. Tutto il resto è assolutamente secondario e di poco conto.

Ma ci sono periodi storici nei quali questo livello è misconosciuto e la Chiesa si occupa di tutt'altro. Successe pure nell'esperienza del popolo ebreo in cui, al tempo di Cristo, non esistevano da parecchio profeti e la religiosità aveva un prevalente profilo normativo. Quando questo livello sfugge o non lo si ritiene reale, la religione si organizza come una qualsiasi realtà mondana e inizia a decadere. Ci sono studiosi che ricordano come, a partire dall'epoca barocca in Occidente, avvenne un sistematico sospetto (quand'anche non una vera e propria lotta) al misticismo cristiano o ai tentativi di alcuni di addentrarsi nel misticismo. 
I cristiani "dovevano" rimanere a tutti i costi "ordinari" (3). In campo protestante questo fu ancor più palese: è nota l'antipatia di Lutero per i mistici (4). Il XVI secolo è dunque un periodo di decadenza del Cristianesimo, nonostante generose reazioni e la nascita di nuove congregazioni religiose. È decadenza perché certi processi, nonostante tutto, non si sono fermati ma hanno proseguito il loro corso. Questo problema inizia già precedentemente con la decadenza del monachesimo, verso la seconda parte del Medioevo. Tutto ciò ha preparato i fenomeni di alterazione che  oggi vediamo attorno a noi. Ecco perché nel mio blog indico la ripresa della spiritualità (in senso mistico) come l'unica vera soluzione alla decadenza religiosa attuale.

Passiamo al secondo schema.





Qui esaminiamo in modo più concreto cosa comporta passare da un livello a un altro. L'aspetto profondo e spirituale dell'uomo è il canale attraverso il quale si fonda la religione. Il Cristianesimo si è fondato con la rivelazione di Gesù Cristo, che è stata gustata nello spirito (non nella semplice ragione o nel sentimento) dei primi cristiani. La loro realtà interiore è stata illuminata. Perciò costoro hanno potuto realmente coinvolgere altri: l'evangelizzazione non è, come si crede oggi, la semplice comunicazione di un messaggio verbale (morale o sociale) ma un'illuminazione interiore!!! Non a caso i primi cristiani si chiamavano "illuminati".


I primi secoli della Chiesa sono i secoli della sua organizzazione amministrativa ed ecclesiastica. Qui si ha ben presente "l'esperienza nello Spirito" neotestamentaria e ogni organizzazione è finalizzata a questa (5). Con la libertà di culto, quando i vescovi iniziano ad entrare nel palazzo dell'Imperatore, rischiando di obnubilare l'interiorità del Cristianesimo, nascono i monaci che rivendicano l'originale identità cristiana.

Nel corso dei secoli, decadendo il monachesimo in Occidente, si perde sempre più quest'antica identità. La Chiesa diviene realtà sempre più mondana ma, nonostante ciò, non altera molte cose ricevute dai secoli precedenti ed è ancora possibile vedere in essa personalità d'eccezione come Francesco d'Assisi. Parallelamente, la Chiesa finisce per stringere in un'obbedienza acritica e passiva le persone a sé diffidando pesantemente dell'esperienza mistica. D'ora in poi il cristiano deve solo fidarsi e obbedire (6): è l'epoca dell'obbedienza abbandonandosi senza reagire "come se si fosse un cadavere", predicata da Ignazio di Loyola.

Quest'obbedienza finisce diverse volte per essere fine se stessa e tutto ciò ha coerentemente creato la rivolta della nostra epoca in cui viene stracciato il senso della tradizione e il senso stesso di un'autorità spirituale in tal modo concepita. Siamo nella quarta fase in cui con Cristo si può dire: "Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8).



Passiamo al terzo schema che dimostra ulteriormente quanto sopra.






Qui è esaminato l'aspetto cultuale di una religione. Sia nella sua nascita che nella sua organizzazione, il culto adopera forme simboliche, dunque non forme comunicative identiche a quelle della vita di tutti i giorni. Lo stesso testo liturgico non obbedisce a criteri prettamente logici perché risente dell'influenza di animi mistici. Questo fa nascere una tradizione liturgica.

Tuttavia quando l'aspetto spirituale inizia a decadere, la tradizione rimasta assume un aspetto sempre più legale. Il popolo, allora, tende a interpretare il culto in modo molto superficiale quand'anche non  superstizioso.

Qui non si può dire che non esista culto a Dio ma questo è certamente confuso ed è osservato in modo piuttosto alterato. Si pensi alle fantasiose allegorie liturgiche nel XIV secolo o alla liturgia ridotta a spettacolo canoro-teatrale nel XVIII. 

La rivolta contro qualsiasi autorità dell'epoca moderna inizia a colpire la Chiesa che, attualmente, fa crollare le ultime resistenze imitando, in qualche modo, quanto successe già nel XVI secolo in ambito tedesco.

Il culto, oggi, si altera e diviene espressione ludica o ideologica. È la sua morte. Siamo infatti in una forma idolatrica in cui è chiusa la "porta del cielo".
Non è possibile tornare indietro in nome della legge (poiché la sua ferrea imposizione ha creato la crisi attuale) ma si può porre riparo solo con una solida formazione spirituale (7) attingendo dalle poche realtà viventi che ancora la veicolano. Se non si osserva questo, la morte è certa.

Giusto per notare cosa succede in una Chiesa nel momento in cui avvengono i vari passaggi da una fase ad un'altra, aggiungo un ultimo schema che è sufficiente leggere senza alcun commento, perché è chiaro di suo. Una sola spiegazione: l'uomo carismatico non è altro che l'uomo spirituale, ossia colui che ha attivato il senso interiore come indicato nel primo schema.




Nel primo millennio cristiano era normale che in un concilio partecipassero anche i semplici monaci, oltre ai vescovi. Questo perché i monaci erano visti come l'ala più carismatica della Chiesa. Successe, quindi, che san Massimo il Confessore, monaco non prete, scrivesse dei testi per un sinodo romano contro il monotelitismo (VII sec.). Più tardi, in Occidente, questo non si vede più. Che sia il segnale di un passaggio dalla fase 2 alla fase 3? È lecito chiederselo! Lo stesso Oriente cristiano, il più conservativo del Cristianesimo, è soggetto oggi in alcuni suoi ambienti ad una lenta evoluzione che lo sta portando verso il clericalismo, come successe attorno al X-XII secolo nella Chiesa romana.
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1) Ricordo che lo stesso cardinal Giuseppe Siri, che ebbi modo di conoscere, a volte diceva: "Molti libri religiosi dopo il 1962 sono pericolosi". In realtà molti libri religiosi prima del 1962 erano semplicisti o addirittura puerili, se non altro perché erano fatti per una società prevalentemente contadina. Non tutto era oro, anzi!

2) DIONYSIOS TATSIS, Paroles des Anciens, Verein Heiliger Serafim von Sarov, Düsseldorf 1999, p. 26-27.

3) La definizione della santità cristiana, in epoca barocca è, in questo senso, significativa: il santo non è tanto colui che ha in qualche modo incontrato Dio o si è trasfigurato in Lui ma colui che ha esercitato in modo eroico le virtù. L'eroicità delle virtù, quindi il suo profilo morale, è quanto viene valutato per la canonizzazione di un santo.

4) Le scuole teologiche, nel periodo di Lutero, avevano già accantonato la mistica cristiana e gli autori ad essa relativi estrapolando da loro, al più, qualche tema da inserire in altri contesti. Per questo per Lutero fu estremamente difficile formarsi su questo versante ed ereditò, in buona sostanza, una diffidenza su buona parte di tale mondo al punto da soprannominare i mistici con qualche nomignolo dispregiativo tedesco.
In ogni caso l'ambito teologico e culturale cattolico di Lutero si era ben allontanato dalle fonti degli autori mistici:
"Si può allora dire in modo sommario che, nel contesto culturale in cui il futuro riformatore si trovò a vivere, si stessero verificando due fenomeni paralleli, ed in un certo grado anche complementari: da una parte vi era la tendenza - della quale una tipica espressione fu per esempio la Devotio moderna - a sviluppare la teologia in un senso affettivo; dall'altra invece si era instaurato un processo di 'democratizzazione della mistica', che comportava l'abbassamento di quella tradizione ad un livello molto più accessibile alle persone comuni, ma che al tempo stesso ne snaturava i temi originari".
Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/LUTERO3cap.htm#terz1


5) Si veda, ad esempio, la Gerarchia ecclesiastica di Dionigi l'Areopagita.
Ovviamente per misticismo, esperienza mistica o "esperienza nello Spirito" non intendo assolutamente quanto le sette pentecostali e i carismatici cattolici ripetono. Mentre costoro hanno in testa sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali e hanno atteggiamenti fanatici e nevrotici, io mi riferisco alle sensazioni interiori degli antichi mistici e monaci cristiani. È tutto un altro piano, un piano veramente spirituale, non il suo taroccamento!

6) Paradossalmente gli stessi fautori dell'obbedienza per l'obbedienza (gli eredi religiosi e culturali dell'epoca barocca, i cattolici tradizionalisti) si accorgono dei limiti di questo principio e lo contestano. Infatti non esiste l'obbedienza per se stessa ma sempre in funzione di una crescita interiore o, come amo sottolineare, di una crescita spirituale.

7) Vale la pena insistere: per spiritualità non intendo la spiritualità moderna (o quella volontaristico-ignaziana) e tanto meno quella attuale, così pesantemente influenzata da romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi di vario tipo e genere. Intendo la spiritualità antica, particolarmente quella che vediamo praticata nei Padri del deserto. Qui appoggiamo i piedi su un terreno molto più sicuro sul quale è possibile costruire qualcosa.
Ogni altro tipo di spiritualità può generare "misticismi" che assai probabilmente sono pure proiezioni psicologiche quand'anche non illusioni che portano in una direzione opposta a quella divina. Oggi a vivere la religiosità in certi contesti c'è la forte probabilità di ammalarsi psicologicamente!

martedì 8 aprile 2014

Il rito della Proskomìdia


Il rito della preparazione dei santi doni (del pane e del vino per l'eucarestia), detto rito della proskomìdia, si è strutturato nella forma in cui lo conosciamo attualmente attorno all'XI secolo. Si pratica prima di ogni liturgia eucaristica su una tavola, detta “della protesi”, nella sezione nord del santuario della chiesa. Tale rito non è visibile per chi sta nella navata.

Questo libro ne riporta i testi greci con traduzione a fronte tenendo conto di due ufficiali edizioni liturgiche: lo Ieratikòn della Chiesa di Grecia e lo Ieratikòn del Monastero di Simonos Petra (Agion Oros). Il primo testo è più esteso e, laddove non coincide con il secondo, è riportato in caratteri corsivi. Il rito è sostanzialmente formato da quattro parti:
– una parte iniziale;
– i testi delle preghiere con le quali i chierici assumono i paramenti;
– la preparazione dei santi doni;
– la preparazione dei chierici alla Divina Liturgia.
Pur essendo dei testi unicamente sacerdotali, se ne propone la traduzione integrale affinché, conoscendoli, tutti possano apprezzare le loro particolari caratteristiche che hanno contribuito ad alimentare la devozione bizantina alla Divina Liturgia.
(Dall'introduzione al libro)

Vesti liturgiche bizantine (nominate nel rito della Proskomìdia) 




Rito della Proskomìdia  (in lingua inglese)

sabato 5 aprile 2014

Gli "OGM spirituali"

Crocefissione in una rappresentazione attuale:
il violento contrasto cromatico indica tragedia, 

disperazione e dolorismo. 
Questo non è cristianeismo!
Credo che tutti sappiamo cosa siano gli OGM, se non altro per le polemiche che si sono sollevate a proposito della loro applicazione nel campo dei prodotti alimentari. Lo ricordo: gli OGM sono organismi geneticamente modificati, somiglianti in tutto ai prodotti naturali ma con modifiche tali da non renderli identici al prodotto disponibile in natura. Questa non identità potrebbe minacciare la stessa salute umana e animale. Di qui le polemiche sul loro utilizzo.
Ebbene, qualcosa di molto simile si può rinvenire anche nel campo spirituale.

In effetti l'uomo, modificando le caratteristiche della materia della quale lui stesso è composto, ha da tempo modificato parallelamente, anche se non se ne è sempre reso conto, le caratteristiche della realtà spirituale, cosa  evanescente o poco concreta solo per animi ciechi.

Infatti la realtà spirituale modificata incide, a sua volta, nella realtà materiale. È l'insegnamento biblico della disobbedienza di Adamo a Dio. Il protoplasta, disobbedendo, ha trascinato tutto il creato assieme a lui, in una condizione di sofferenza e morte. È quanto sperimentiamo oggi davanti ad un uomo spiritualmente elevato: solleva noi stessi e il mondo materiale che lo circonda. Viceversa, un uomo deviato abbrutisce tutti e tutto al solo contatto con la sua persona. 
È stato giustamente detto che la radice della crisi ecologica è, effettivamente, una crisi spirituale dell'uomo...
L'impatto concreto lo notiamo anche nel mondo della Chiesa in Occidente, così massivamente invaso dal secolarismo e da concezioni a lei totalmente estrenee ma che ora sembrano farne intima parte.

Osserviamo un piccolo particolare: l'arte ecclesiastica. Oggi in ogni luogo geografico esistono chiese "aggiornate" con opere d'arte che non hanno nulla di positivamente spirituale ma infondono un senso di disorientamento (se va bene), o un senso di disperazione (se va proprio male). 

Qualche giorno fa ho visto a Caserta vecchia, in una chiesa antica giusto dietro la cattedrale, una tela che rappresentava un crocefisso. In realtà più che un crocefisso era rappresentato qualcosa di simile ad un ortaggio (sembrava un intreccio di asparagi) messo in croce... Immagino che nessuno abbia protestato per tanto scempio. 
Al nord Italia, penso a Muggia, hanno sostituito le immagini di pietà di certe edicole cittadine con "opere d'arte" che non hanno nulla di sacro. Anche qui nessuno, immagino, abbia protestato. Dal nord al sud Italia abbiamo molti esempi simili. All'estero è pure peggio. Nessuno o quasi protesta...

Questa abulia raggiunge livelli veramente preoccupanti. Ricordo un fatto abbastanza inquietante, accaduto a Venezia, in una comunità religiosa, diversi anni fa. Quella comunità, tutta composta di anziani (quindi da loro ci si aspetterebbe un'impostazione piuttosto tradizionale), aveva affidato la cura dell'organo settecentesco ad un personaggio molto particolare. Le rare volte che passavo in quella chiesa, sentivo quest'organista suonare musiche molto cupe, per nulla elevanti. Dopo qualche tempo, attraverso un insieme di fatti, venni a sapere che costui aveva inciso in Slovenia un disco di musica satanica e collaborava ad iniziative similari (evidentemente per soldi e un po' per passione, visto la "qualità" di musica da esso prodotta). Ebbene neppure qui nessuno si accorse di nulla e a questo tipo di "fedeli  senz'anima" questo repertorio andava bene. Neppure quando il superiore religioso fu avvisato successe nulla. Siamo ancora davanti ad una comunità con i sensi spirituali funzionanti? Direi proprio di no! Questa è gente spiritualmente morta, non si può dire diversamente, esattamente come quella che s'intratteneva in una cappella ferroviaria appena visitata da alcuni fanatici, imbrattata di volantini blasfemi e semi spenta. Fui solo io ad accorgermene! Tale fenomeno di "morte spirituale" (poiché qui non è solo "insensibilità spirituale") è purtroppo ampiamente diffuso e, si badi bene, non è solo in gente lontana dalla pratica religiosa ma soprattutto in quelli che in chiesa ci vanno pure spesso. Viene dunque da pensare che questo tipo di Chiesa non è in grado di vivificarli interiormente!
Tuttavia se qualcuno entrasse nella casa di questi abulici e iniziasse a spostare le cose o a mettergli oggetti strani in giro, costoro reagirebbero ben vivamente!

Suor Cristina fenomeno mondiale: oltre 12 milioni di click su You Tube

Ebbene questo popolo inerte, muto, insensibile alla pietà antica (che forse non conosce più) si sveglia solo in occasioni ben poco tradizionali, applaudendo fino a spellarsi le mani a fenomeni singolari come il papa argentino, la suora canterina e realtà similari. 

Non siamo, qui, di fronte a veri e propri "OGM spirituali"? Mi spiego: quando l'orientamento degli spiriti non si volge più all'interiorità e alla pietà che la nutre, è normale che si volga al suo contrario, all'esteriorità e all'apparenza spettacolare, ad un attivismo di opere unicamente esteriori, a quanto di "originale" accende la fantasia e la fa volare. Ecco quanto definirei come "OGM spirituale", ossia  come "realtà pseudo-religiosa". Che questa "pseudo-religiosità" possa, poi, finire in una vera e propria "anti-religiosità" il passo è breve!

Questo processo, in verità, l'ho iniziato a notare anche in certi manufatti ad apparente servizio della pietà. Mi riferisco a certe statue di santi che inquietano assai poiché sono fatte con una fedeltà fisica così alta da sembrare statue da museo delle cere, uomini mummificati. L'impatto colpisce molto la fantasia, la psiche, la curiosità forse morbosa di qualcuno, piuttosto che  sollecitare positivamente lo spirito (1). 
Se la statua materializza in uno spazio fisico delimitato l'immagine di un uomo, svuotandola di ogni simbolicità indispensabile a far sì che l'immagine sia sacra (2), una statua di questo tipo va ben oltre imprimendo qualcosa di contrario ad una positività spirituale.
Una mia recente visita ad un negozio di arte sacra di Benevento me ne ha dato un ampio e stucchevole campionario. Mi chiedo: perché solo io prendo paura dinnanzi a questi manufatti che di sacro, ossia di trascendente, non hanno nulla e alla maggioranza vanno tranquillissimamente "bene"? Non ci troviamo anche qui dinnanzi ad un fenomeno di "OGM spirituale" ampiamente assunto dalla massa? Lo chiedo come salutare provocazione!

Che oggi sia avvenuto un profondo cambiamento nel modo di considerare e vivere la religiosità è un dato di fatto. Ma questo non è prodotto solo di questo ultimo cinquantennio. È certo, però, che attorno ai primi anni sessanta e verso la fine degli anni '50 del XX secolo, è avvenuto un ulteriore crollo verso il basso. Ne ho avuto la sensazione visitando la cattedrale di Benevento. Questa cattedrale - totalmente ricostruita verso gli anni '50 perché completamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale - ha un presbiterio che incute timore, non apre alla sensazione del trascendente. È un ambiente freddo, con elementi decorativi oscuri (questo spazio ha qualcosa di carcerario), ulteriormente oscurato dalle colonne di marmo nero del ciborio che sovrasta l'altare. Osservo: si possono mai scegliere delle colonne di marmo nero in un luogo in cui si dovrebbe celebrare la luce del Dio-uomo risorto? Si possono mai scegliere elementi da incutere un rigore carcerario? Eppure diversi sosterrebbero che qui siamo ancora in un'architettura tutto sommato tradizionale. Ma è cristianamente tradizionale sentire del freddo nell'anima osservando tutto ciò, nonostante certe cromie di fondo piuttosto calde? È un freddo simile a quello che si ha visitando un sacrario cimiteriale ai caduti...

Una visione del presbiterio della cattedrale di Benevento

Questa scelta architettonica e artistica mi ha fatto venire in mente un'arte di transizione - come quella esistente tra un'epoca e un'altra - annunciante incosciamente "novità future" che non sono tardate a manifestarsi nel mondo cattolico in modo dirompente.

Solo un animo che conosce una virile e autentica pietà può comprendere quanto tutto questo sia lontano dall'antica tradizione cristiana: l'albero lo si riconosce dai frutti che offre. Una volta di più è urgente riprendere la pratica spirituale, soprattutto oggi in cui ovunque il clero pare non conoscerla quasi più o, forse, non ci crede affatto (e i laici meno del clero).
Solo così si capirà che ovunque siamo circondati da "OGM spirituali"!

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1) Questo fenomeno, purtroppo, è abbastanza datato. Ricordo in una comunità di pie suorine, a Roma, una superiora che mi presentò un "bambin Gesù" appartenuto al cardinal Carlo Confalonieri, allora decano del Sacro Collegio. La religiosa con una punta di orgoglio mi disse che quel pupattolino aveva "capelli veri". Non riuscii a trattenere una mia naturale repulsione e mi sfuggì un'espressione schifata, il che dispiacque alle pie donne. Queste cose, in realtà, oltre ad infervorare la fantasia (cosa per nulla positiva nella vita spirituale) possono scivolare in un pericoloso feticismo, come notai accadere anche in un sacerdote appartenuto alla Fraternità sacerdotale san Pio X e la cui pagina facebook, oggi, pare una vetrina di antiquariato religioso.

2) Questa è la ragione principale per cui, nell'Oriente bizantino, le statue non sono mai entrate nelle chiese. La rappresentazione artistica di un santo, infatti, richiede di suo non solo un ritratto fisico dello stesso (il che si può fare sia in forma di statua sia in forma grafica) ma, soprattutto, la sua fisionomia spirituale, cosa che in sé non è rappresentabile artisticamente e lo si può far intuire solo con un'arte fortemente simbolica. La statua, di suo, dovendo racchiudere e rappresentare la persona nella sola fisicità è impotente a mostrare la vibrazione spirituale di una persona. Nel caso di un santo, poi, la statua lo materializza tutto sulla terra; è questo il significato della rappresentazione statuaria. Viceversa un'iconografia si rappresenta come "finestra del Cielo" poiché rappresenta il santo in forma grafica e simbolica quale presenza spirituale qui, ma affacciato da una "realtà Altra", quindi fisicamente non possedibile, circondabile, misurabile. La sua trascendenza è, allora, chiaramente mostrata! In questo tipo di rappresentazione simbolica grafica si preserva l'equilibrio "umano-divino", "spirituale-corporale" del Cristianesimo, laddove una pura rappresentazione materiale (dunque statuaria) lo inclina decisamente verso la pura materialità con la tendenza a far equivocare lo spirituale nello psicologistico e in un pietismo di marca molto molle e romantica, quand'anche non sensuale. Si veda, ad esempio, la critica artistica sull'estasi di santa Teresa del Bernini, un eloquentissimo e geniale manufatto statuario di epoca barocca.


sabato 29 marzo 2014

Eresia e ortodossia nella Liturgia

Questo è un argomento spinoso, poiché la mentalità odierna rifugge dall'idea che, nelle questioni religiose, ci possano essere delle eresie: il pluralismo religioso comporta in sé un implicito egualitarismo e, alla fine, un inconfessato indifferentismo.

Invece è bene mettere le cose al loro posto, non per lanciare anatemi verso chichessia, ma per mostrare una "logica interna" nella realtà religiosa. Quest'ultima, infatti, anche se si fonda sulla Rivelazione del Dio ineffabile, che sorpassa ogni logica e conoscenza umana, è ordinata, da disposizioni pratiche, in un senso strettamente logico.

Anche la liturgia obbedisce a quest'ordine e non è né può essere il campo dell'arbitrio umano ma il solo dominio dei "tecnici" dello Spirito, ossia di chi ha una solida formazione spirituale.

In qualche commento del post precedente accennavo al fatto che il cammino indicato al credente nella liturgia è volto all'esperienza di qualcosa di sopra sensibile, pur servendosi di realtà che, in questo mondo, non possono che essere sensibili. 

Lo stesso narratore dei fatti del post indica che, nella liturgia pasquale, aveva provato determinate percezioni. Sì, la liturgia diventa il luogo in cui si svela realmente qualcosa che supera questo mondo. È qui in effetti la sua ortodossia, ossia la sua espressione corretta, ciò che fa in modo che essa dia una "retta gloria".

Per giungere a qualcosa che supera questo mondo, il culto deve avere tutto un insieme di caratteristiche: i testi devono esprimere una corretta disposizione verso Dio, non riflettere semplici attese e speranze umane, né, tanto meno, esprimere disposizioni psicologiche.

Un testo corretto è ad esempio: "O Dio dei vivi e dei morti, accogli quest'anima nella tua gloria...". Il centro e gli occhi di tutti, in questa breve preghiera, è inequivocabilmente Dio.

Un testo errato (quindi eretico) è: "Dio, tu sai come in questo momento soffriamo per l'assenza del nostro caro defunto....". Qui il centro non è più Dio, per quanto venga formalmente espresso. Il centro siamo noi stessi e, quel che è peggio, si appiattisce le persone nella considerazione del loro dolore umano con il rischio di farle chiudere in quello in modo che possano essere impedite ad aprirsi ad altro....

Il primo è un testo tradizionale, il secondo è un testo di recente composizione (che cito a memoria avendolo sentito in una messa di esequie).

Se si inizia ad osservare le liturgie di recente composizione con quest'attenzione, si noteranno molte problematiche di questo tipo: sono testi di taglio molto antropocentrico!

Mentre i testi antichi tagliavano corto, non dando il minimo spago a riflessioni psicologistiche o a distrazioni di altro genere - erano liturgie ascetiche! - i testi attuali hanno totalmente appannato tutto ciò. Per questo se mi capita estemporaneamente di andare ad una messa (dopo che provengo da contesti liturgici tradizionali) mi sembra di sentire chiacchiere quasi da osteria...

La cesura tra liturgia e spiritualità è, alla fine, la responsabile di questo glissamento.

È come se, invece di scoccare una freccia per colpire il centro di un bersaglio, si finisca sempre per lanciare la freccia ben lontano dal centro! 

Chi tiene un arco sa che esiste una tecnica, sa che l'arco deve avere certe caratteristiche e non altre. Se ne prescinde anche di poco compromette il risultato.

La spiritualità, ossia il metodo per incarnare il cristianesimo, non può non informare in modo coerente la stessa liturgia. Nel momento in cui non lo fa (ed emergono istanze puramente umane) il risultato è compromesso, la liturgia non giunge al suo scopo, ossia alla percezione di un mondo ultraterreno.

Parrocchia di Weiz: predica di padre Hannes Biber nell'ultima domenica di Carnevale.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iWSvbRGNZZk

In mancanza di questo scopo, la liturgia perde totalmente il suo senso originale e, pur di non annoiare le persone, la si trasforma in puro intrattenimento.
Questo è evidentissimo in certe comunità protestanti in cui il ministro deve saper far ridere l'assemblea, essere mondanamente affascinante e brillante, come un presentatore televisivo.
Le stesse istanze da mondo dello spettacolo oramai sembrano permeare molte liturgie del mondo cattolico e ciò è inevitabile, dal momento che la liturgia ha perso il suo fine originale.

Come diceva l'anziano Paisios (del monte Athos) questi ministri "giocano" sull'altare. Solo che mentre lui si riferiva a ministri che conservavano almeno le apparenze di una realtà sacra (in Oriente i libri liturgici non sono stati cambiati), in Occidente oramai pure l'apparenza è stata persa, com'era logicamente conseguente che accadesse. La conclusione è inevitabile: siamo in piena eresia poiché qui la freccia si lancia ben lontano dal suo bersaglio.

Che efficacia può avere una liturgia del genere? Nessuna, assolutamente nessuna...

Viceversa una realtà tradizionale che ha coscienza che nella liturgia c'è una vera e propria "palestra dello spirito" apre tutto un altro mondo di percezioni. Ma per questa, ci vogliono ministri ben formati, preparati, coscienti che la liturgia non è un semplice intrattenimento dove si propina una qualche istruzione religiosa e si aspira a semplici "valori cristiani" (quando va "bene").
Ci vuole una preparazione spirituale "a tutto tondo" e bisogna crederci.
Ora, tutto questo da noi è quasi totalmente inesistente.
Le frecce scoccate da un arco ben poco teso, finiranno tutte fuori bersaglio...

venerdì 28 marzo 2014

"Mai con lo sguardo!"

Un momento del rito della Protesi in cui avvengono le commemorazioni dei nomi di santi, di persone vive e defunte


Ebbi modo di discutere con l’atonita ieromonaco D. D. Sapevo che frequentava spesso l’anziano Paisios e, dopo il mio insistente invito a raccontarmi qualcosa, mi rivelò una grande, ammirevole e utile storia che sto per citare, significativa soprattutto per noi sacerdoti.
Lo ieromonaco mi disse:
 “Nel 1982, passai la mia prima Pasqua come diacono nel monastero di san Dionisio, sul Monte Athos.
Ebbi la fortuna di partecipare alla Divina Liturgia pasquale, celebrata dal vecchio  e devotissimo igumeno, Charalambos Dionysiatis.
Non ti racconterò – continuò  il monaco –, i sentimenti spirituali e le divine trasformazioni avvenute in me durante la partecipazione al culto divino, tenendo pure conto della preparazione precedente nel corso dell’intera Quaresima. Mi concentrerò su un solo episodio di grande importanza per qualsiasi celebrante del Dio Trino.
Mentre la Divina Liturgia procedeva, l’anziano Charalampos, di sua iniziativa, ricordava un gran numero di persone delle quali faceva commemorazione.
Si stava avvicinando il momento d’iniziare la Divina Liturgia ma egli proseguiva le commemorazioni assieme ad altri sacerdoti. Allora io, anche se diacono ma con il coraggio proveniente dal mio grande amore per l’anziano Charalambos, gli dissi: “Gheron, i nomi sono molti. Si è fatto giorno. Non ce la faremo a terminare in tempo. Dobbiamo coprire la pròtesis per iniziare la Divina Liturgia. Durante tutta la settimana del Rinnovamento avremo tempo per leggerli così da finirli tutti…”. Egli mi guardò un po’ severamente e mi disse: “Oggi è Pasqua, diacono, e queste anime aspettano un aiuto da noi, benedetto uomo”!
Così mi rivolsi ai concelebranti, p. Panteleimon e p. Saba, e dissi loro: “Pare che l’anziano non abbia voglia di finire oggi! Prendete i fogli con i nomi, dobbiamo finire [di leggere] questo lungo elenco…”. Inoltre, nel discorso aggiunsi un termine particolare, una parola chiave: “Padri, leggete i nomi con lo sguardo”.
Purtroppo feci così… Presi il foglio con i nomi da commemorare e lo guardai come se lo stessi fotografando, senza leggere realmente i nomi uno ad uno.
Il terzo giorno di Pasqua, in vista della mia ordinazione sacerdotale, andai a fare visita al vecchio Paisios.
Il gheron appena mi vide disse: “Oh, ragazzo mio! Da quanto tempo non ci vediamo?” Risposi: “Come facevo a venire prima, gheron? Con tanti uffici liturgici da compiere in monastero non c’è stato  tempo!”. Dopo aver discusso un bel po’, dissi al gheron Paisios: “Può darmi pure un consiglio quale regalo per la mia ordinazione?”. Egli rispose: “Diacono, ora va’. Abbiamo parlato tante volte. Considera un regalo quanto ti dico sempre con le cose di oggi”.
Io, invece, insistetti dicendo che volevo un regalo particolare per la mia ordinazione, qualcosa di speciale. Il gheron mi diede delle pacche sulle spalle mentre mi accompagnava fino al recinto della sua kalìvi. Dinanzi alla mia insistenza aggiunse: “Non so cosa fare per liberarmi di te! Dai, va bene, ti dirò qualcosa. Ti farò questo regalo. Ascolta, diacono: Quando leggi i nomi per farne commemorazione non devi annoiarti. Inoltre, non devi mai ‘leggere con lo sguardo’! Ma sempre con la tua anima”.
La cosa meravigliosa è che l’anziano Paisios mi rispose usando le parole che dissi agli altri: “Leggete i nomi con lo sguardo”.
“Mai con lo sguardo, – disse l’anziano –, invece cerca di guardare l’anima di cui fai memoria: i tormenti, le tentazioni e le prove vissute e allora, figlio mio, vedrai dei miracoli sull’Altare.
In caso contrario – continuò l’anziano Paisios –, Dio trova più valore in me quando, lustrando le scarpe (e l’anziano fece gesto di farlo), dico la preghiera ‘Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me’, che in voi quando fingete di ricordare i nomi delle persone giocando sull’altare…”.


P. Nektarios Savvidis

Romfea.gr

domenica 23 marzo 2014

Il sacro Crisma tra Oriente e Occidente


Un momento della preparazione
del santo Myron (Photos by N.Manginas)
In questo post si prende in considerazione il rito con il quale si consacra il Crisma in Oriente e in Occidente. Il Crisma (o Myron) è dell'olio di oliva arricchito di essenze profumate e consacrato per essere utilizzato in alcuni sacramenti.

Verso il Myron c'è un particolare rispetto. Per l'Oriente porta le stesse energie trinitarie, per l'Occidente veicola la santificazione dello Spirito santo.

A monte delle due consacrazioni c'è certamente un concetto un po' differente di grazia divina (è noto che il concetto tomista non è esattamente quello della teologia ortodossa) ma è anche vero che i riti antichi hanno, come spesse volte abbiamo detto, una base comune.

La base comune facilmente individuabile in entrambi i riti è quella di considerare il Crisma in un modo quasi personale, come si vedrà nel commento al rito bizantino del libretto in visione.

Un momento della consacrazione del Crisma nel rito latino romano antico

Questo, è pure tradotto nel rito del Pontificale Romanum (fino al 1962) con il saluto dei sacri ministri: "Ave, sanctum chrisma!".

Questa modalità quasi paradossale, eppure altamente eloquente, è stata soppressa nei riti latini seguenti e con essa anche gli esorcismi sulla materia dell'olio. Nel rito bizantino, in luogo di un esorcismo, ci si limita a benedire l'olio e ogni cosa atta a prepararlo, durante i primi giorni della settimana santa.





domenica 16 marzo 2014

La gravità nella Liturgia

Inno all'Offertorio per la Liturgia bizantina dei Doni Presantificati nella Grande Quaresima

Che strano titolo, diranno alcuni nostri lettori! 

In realtà quale vera liturgia cristiana è tale se è priva di una solenne gravità? La gravità non significa musoneria, tristezza da disperati ma un atteggiamento interiore ed esteriore tale per cui si considera seriamente che quanto si sta facendo, con la preghiera, è cosa assai importante. La gravità significa compostezza del corpo e presenza dello spirito in quanto si sta facendo. Pensando ad essa la mente vola alle ieratiche immagini dei santi, dipinte nelle chiese bizantine e in quelle del periodo romanico come pure ai portali delle chiese gotiche. 

Il corpo viene disciplinato perché l'energia si porti tutta nel cuore dell'uomo e non si disperda altrove. La gravità chiede disciplina, una lotta contro i pensieri che portano la nostra attenzione ora qui ora lì, vagando senza sosta e quindi disperdendoci dal fine che la liturgia ci chiede. 

Che meraviglia entrare in una chiesa in cui la preghiera è tutta tesa verso l'Assoluto, l'aria diventa immobile e tutto si trasfigura! Le persone stesse in essa si elevano, intuiscono che dietro alla gravità ecclesiastica c'è una presenza indicibile che giunge fino a noi e ci raggiunge tutti. Entrare in una chiesa (meglio in un monastero) bizantino ci fa toccare con mano il senso di questa gravità e, nello stesso tempo, di questa Presenza! I canti, poi, sono realmente l'espressione di questa gravità. Il momento è serio, non è uno scherzo: "Ora le Potenze dei Cieli con noi invisibilmente danno culto", si canta nelle liturgie quaresimali bizantine. 





Ma cosa dobbiamo constatare attorno a noi? Nelle nostre chiese occidentali non conosciamo né gravità né disciplina, ritenute oramai dei gravami. È lasciato libero corso allo spontaneismo perché altrimenti, si dice, ci si spazientisce. Tale spontaneismo se in Italia non giunge alle logiche conseguenze di altri paesi, che hanno fatto della Messa una perenne kermesse, quanto meno vi tende. 

I singoli non sanno disciplinare i propri pensieri, si pensa di trattenere la distrazione solo trasformando la liturgia in spettacolo, trasformando il luogo sacro in palcoscenico. Ma in questo modo invece di contrastare i pensieri errabondi li si alimenta alla grande e questi correranno ben lungi dal mistero liturgico... È ancora possibile vivere questo momento come luogo della trasfigurazione? Certamente no! 

Quanto lontane sono le parole dalla realtà quando, per accarezzare l'ala tradizionale del cattolicesimo, il papa argentino dice: “La liturgia è tempo di Dio e spazio di Dio, e noi dobbiamo metterci lì nel tempo di Dio, nello spazio di Dio e non guardare l’orologio. La liturgia è proprio entrare nel mistero di Dio, lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero. È la nube di Dio che ci avvolge tutti”(1).


Che senso ha affermare questa sacrosanta verità, che il papa ha senz'altro sentito in qualche milieu bizantino, invocando un ritorno al senso del sacro quando tutto il contesto – e spesso gli stessi nuovi testi liturgici – sono talmente impregnati di mentalità mondana da essersi seriamente allontanati dalla gravità che ha sempre caratterizzato la liturgia cristiana tradizionale sia in Oriente che in Occidente? Ci troviamo in una situazione infinitamente peggiore di quella osservata da Pio X, agli inizi del XX sec., quando doveva combattere contro la teatralità nelle chiese, in cui estemporanei "divi" dell'Opera si esibivano con trilli e gorgheggi barocchi o con sdolcinatissime lagne romantiche ...

Oggi, non ci troviamo piuttosto davanti a chi, con una mano sembra dare ma con l'altra sicuramente toglie volendo lui stesso una liturgia-intrattenimento, come si è molte volte constatato nella pratica del papa in Argentina quand'era arcivescovo? 

No, non mi intratterrò sul papa attuale né è mia intenzione fargli una critica personale per cose che d'altronde sono più che evidenti a chi è mosso da buona volontà e vede la realtà per ciò che oggettivamente si manifesta.

Qui si tratta, piuttosto, di evidenziare un clima generale per cui a parole si elogia, ad esempio, la Chiesa ortodossa che, nelle sue forme liturgiche, ha conservato lo slancio verso Dio e poi nella pratica molte realtà cattoliche sono ad un livello anche più “basso” di certe comunità protestanti e da lì, si badi bene, non si vogliono di certo staccare!

In realtà si tratta di schizofrenia pura, talmente grave che queste persone oramai non se ne accorgono più. Per giunta se si dice loro che sono malate si offendono pure!  Con persone così non si può fare né chiedere più nulla. Le si deve lasciare nel loro universo contraddittorio...

L'unico modo per dare respiro ai cristiani sarebbe reintrodurre testi veramente liturgici nella messa – non riflessioni psicologizzanti a carattere teologico –, reintrodurre la gravità e quell'atteggiamento ascetico con il quale combattiamo contro ogni atteggiamento mondano in noi. 

Dio non si rivela che ai puri di cuore ma la purezza chiede pentimento, lotta e sacrificio, cose totalmente distanti dalla massa e da gran parte del Cristianesimo odierno che ama piuttosto fare “casino”, come esortava lo stesso papa argentino ai ragazzi in un raduno giovanile (2) ... 

La verità cristiana è senz'altro da un'altra parte perché non è mai un'affermazione vuota di contenuto, senza alcun riscontro nella pratica!


Un esempio di canto ecclesiastico ai primi del '900 eseguito dall'ultimo cantore castrato in Vaticano. Si tratta di uno svenevolissimo "Oremus pro Pontifice nostro". Ce n'erano di sicuramente peggio...
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Note

1) Vedi http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350716 
2) Vedi http://www.zenit.org/it/articles/il-fate-casino-del-papa-ha-portato-centinaia-di-migliaia-di-giovani-a-lujan

sabato 8 marzo 2014

Verità quaresimali

Il periodo quaresimale nella Chiesa è di grande importanza. Sotteso ad esso ci sono alcune verità fondamentali. 

1) La vita intesa come cammino ultraterreno è la prima verità della quaresima. Per ogni cristiano la presenza terrena è un cammino che non si conclude su questa terra ma il cui termine è nell'Al di là. Se il cammino umano ha come meta l'Al di là, non significa disimpegno per le cose della terra ma neppure un impegno come se Dio non esistesse, come se tutto si concludesse qui. Per questo la giustizia cristiana – rettamente intesa – non coincide con la giustizia degli uomini al punto che quanto può parere ingiusto ai profani può essere giustissimo per Dio e il cristiano dovrebbe almeno intuirlo. In Occidente aver insistito molto sui problemi terreni cercando di risolverli con una mentalità unicamente secolare, ha totalmente offuscato questa prima verità legata al periodo quaresimale al punto che, ci possiamo domandare, “cos'è la quaresima oramai per il cristiano”? Il concentrarsi solo sul contingente, sul qui e ora, è patologico, dal punto di vista cristiano. Ma a molto mondo cristiano oramai sfugge completamente perché dall'Al di là non si attende più nulla!

2) Il digiuno cristiano, ossia l'astinenza da certi cibi e l'intensificazione della preghiera. Il digiuno non è fine se stesso quasi si facesse una dieta dimagrante. Anche questo ha come fine il guardare alla dimensione ultraterrena nella quale non ci si nutrirà affatto e si vivrà nella lode perenne. Il digiuno cerca di svincolare momentaneamente la persona dai legami verso il cibo ma non solo. Digiuno è fare a meno di qualsiasi dipendenza che ci porta a concentrare lo sguardo su noi stessi e sul piacere che ne traiamo. Perché questa lotta al piacere? Non per odio alla vita (come spesso può essere stato malamente inteso) ma come esercizio che protende verso la vera vita. Digiuno e preghiera non sono mezzi con i quali comprare il favore divino, poiché tale favore si elargisce gratuitamente solo in presenza di un cuore realmente contrito. Siccome questo è stato compreso a metà, in Occidente si smette di digiunare e di pregare poiché, si dice, Dio è somma misericordia e non ha bisogno di tutto ciò. Si dimentica, invece, che siamo noi ad avere bisogno di questo esercizio che significa anche continenza, sobrietà, moderazione, rinuncia, pazienza, modestia.... Quando nelle chiese forse si ricorda che nella quaresima esiste il digiuno e la preghiera, come mai ci si dimentica che queste hanno bisogno di essere seguite da tutto il resto pena un reale inselvatichimento dell'uomo o il radicarlo nel suo egoismo che lo chiude alla dimensione di Dio? Come può, ad esempio, una persona immodesta riuscire a praticare la quaresima se non cambia il suo stile di vita? Ma siccome molti non vogliono cambiare, riducono la quaresima a qualcosa di puramente formale ed esteriore, quindi di perfettamente inutile. Fa parte di questa inutilità anche "mangiare meno" con l'unico fine di raccogliere soldi per varie cause umanitarie, come se la Chiesa fosse un'associazione di pura beneficienza umana senza alcuna prospettiva soprannaturale, come se fosse, Dio non voglia!, la filiale fedele e sottomessa ad un'associazione massonica...
Un altro problema è dato dal fatto che l'affermazione di principio, in base alla quale in quaresima si prega di più, è puntualmente smentita dai fatti: le ufficiature liturgiche quaresimali non tradizionali in Occidente (quelle che si fanno nelle parrocchie, per intenderci), non sono affatto più impegnative rispetto a quelle del tempo ordinario. Ancora una volta la mente pensa ad una cosa (ammesso che lo pensi) e la pratica fa il suo contrario! Un detto famoso, invece, dice: "Se non si vive come si pensa, si finirà per pensare come si vive". Ed è quello che accade!

3) Il dono delle lacrime. Se n'è parlato recentemente poiché sembra che il papa argentino abbia scoperto delle preghiere antiche che invocavano il dono delle lacrime, preghiere, in realtà, esistenti da secoli. Qui, però, dobbiamo chiederci sinceramente: se non facciamo strettamente riferimento al quadro ascetico e liturgico tradizionale, non corriamo forse il rischio di vedere questo dono come qualcosa di sentimentale, un'emozione religiosa tra tante? Perciò io temo che il rischio d'interpretarlo così, anche da parte di chi ha riscoperto queste preghiere, sia enorme. Invece, il dono delle lacrime presuppone il pentimento della propria vita passata, vista come un errare nel buio, laddove non esisteva grazia di Dio. L'uomo religioso moder(nista) lo può ancora credere, dal momento che per lui non esiste mai buio in qualsiasi situazione umana, nonostante diversi fatti possano smentirlo pure smaccatamente? Tutte le fedi vanno bene, va bene anche il buon agnostico e l'ateo se sincero con il proprio cuore, si afferma. E poi si aggiunge che è molto bello chiedere il dono delle lacrime. Che senso ha tutto questo? Non significa prendere in giro il prossimo e prendersi in giro, dare un colpo al cerchio e un altro alla botte per non scontentare nessuno? Viceversa, il dono delle lacrime è il segno del pentimento e il desiderio di convertirsi, significa confessare che il mondo – in quanto realtà volutamente lontana da Dio – è tenebra, come ricorda l'apostolo Giovanni. Il dono delle lacrime porta con se la grazia della presenza divina evento che non ha nulla di sentimentale ma che sostiene la vita dal di dentro e la motiva. Ma perché il dono delle lacrime sia dato, ci si deve completamente staccare dalla mentalità cerchiobottista di chi strizza l'occhio al mondo e poi recita la parte del pio che si emoziona per il dono delle lacrime ...

4) La tristezza gioiosa. Questo stato d'animo che in greco si definisce χαρμολύπη comporta i presupposti che abbiamo sopra esaminato. Se in ogni epoca e momento della sua vita il cristiano ha la tristezza gioiosa, questa si deve vedere soprattutto durante il periodo quaresimale. Tristezza, prima di tutto, perché la patria del cristiano non è qui ma nell'Al di là, tristezza quindi quasi nostalgica verso la vera patria. Tristezza per il senso sempre più grande della sua inadeguatezza. Ma allo stesso tempo gioiosa poiché Dio si dona in modo totalmente gratuito e non chiede che una costante disponibilità da parte dell'uomo. Gioiosa perché l'esperienza sacramentale della grazia, quando realmente esiste, non può non infondere una sensazione di profonda pace e gioia ed è questo che fa intuire la patria reale alla quale aspirare. 

5) L'attesa della Pasqua. La festività della Pasqua cristiana, ossia della resurrezione dalla morte fisica e corporale di Cristo, è il fine temporale del periodo liturgico quaresimale. La quaresima inizia una vera e propria ascensione verso questo "monte" della rivelazione: Cristo risorge e fa risorgere tutto con lui in attesa di Cieli nuovi e terra nuova. Per questo è la Pasqua, non il Natale o altri eventi cristiani, il centro, il culmine e la festa più importante. Peccato che, come al solito, i fatti tendano a smentirlo: nella società occidentale c'è molta più attesa per il Natale che per la Pasqua! Poi pure il Natale non è inteso che come formalità religiosa...

Senza tutto questo, oltre a non aver senso parlare di quaresima, la si riduce a qualcosa di folclorico e totalmente insignificante, come di fatto avviene in gran parte del nostro attuale mondo.

lunedì 3 marzo 2014

Discorsi di padre Paisios

Padre Paisios fu monaco atonita.
È ritenuto una persona particolarmente carismatica.
Pochi anni prima della sua morte (1994) un monaco cattolico lo venne a trovare e tra i due si tenne un colloquio sul futuro dell'Europa. Riporto il dialogo come è stato registrato.


Paisios: "Oggi la situazione delle Chiese è molto grave. Non lo capiscono, ma è così. Ci aspettano molte prove. Fra pochi anni ci sarà una grande prova: i pii saranno duramente provati; ma durerà poco, per fortuna; poi non ci sarà più nemmeno un infedele. L'Europa diventerà una grande potenza, avrà un capo ebreo; non solo, ma cercheranno anche un capo spirituale per avere più forza e sarà il papa, il quale metterà assieme tutti, cattolici, protestanti, figli del diavolo (è una setta americana presente pure in Grecia), mussulmani... Li metterà insieme lasciando a ciascuno libertà... Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come al tempo di Noè; lo prendevano in giro... Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve. Queste cose sono chiaramente annunciate da Ezechiele e Zaccaria....".

- "Padre, lei crede che il papa possa giungere a questo punto?".

Paisios: "Certo, avverrà questo. Ci sarà una grande catastrofe, ma poi tempo di pace e più nessun infedele, anche gli ebrei si convertiranno. Fra poco succederà questo. Voi come vi comporterete quando il papa farà così?".

- "Il nostro superiore dice che se il papa non segue l'evangelo non lo si può seguire...".

Paisios: "L'unione verrà, ma prima avremo la tribolazione e la catastrofe. Noi intanto dobbiamo mirare in alto, sì, la pietà...".

"Anche qui in Grecia alcuni preti vogliono vestire come la gente del mondo o le monache avere la veste più corta o a mezza manica... Una volta è venuto un prete, l'ho portato fuori vicino all'ulivo e ho tolto tutte le foglie dell'ulivo e gli ho detto: Sta ora a vedere che ne sarà di quell'ulivo! È come se si cava un sasso da un muro di una casa. Lì per lì non succede niente, ma pian piano entra acqua esce un sasso dopo l'altro e infine la casa va in rovina".
....
"L'apocalisse parla chiaro... parla di anticristo e di Babilonia, che è Roma".

- "Padre, sono d'accordo con quanto lei pensa, ma sul fatto della grande prova che verrà fra pochi anni, non capisco bene....".

Paisios: "Non dico fra 2-3 anni esattamente, ma certamente presto presto, siamo al colmo, al tempo di Noè...".

- "... Poi per il papa, lei crede che giunga a questo punto? Il nostro superiore dice che, a parte tutto il peccato,  è vescovo di Roma: noi crediamo nella sua benedizione".

Paisios: "Certo è capo, è vescovo, non vi dico di fare insurrezioni, ma la verità non si può camuffare... Se mio padre è ubriaco o audultero, non posso passarlo sotto silenzio. Bisogna cercare le vie dello Spirito per aiutarlo a capire, ma con pietà: come, se e quando Dio lo vuole... Non ci si può nascondere che c'è molta massoneria e sionismo a Roma, c'è grande corruzione, c'è la mentalità del mondo... Guarda, lo crederesti che il patriarca Atenagora era un massone? Nemmeno io lo credevo, ma mi hanno portato i documenti con i suoi gradi di massone e i certificati della pensione che recepiva come massone. Non dobbiamo insorgere, ma servire la verità e non piegarci al mondo... La Chiesa non è la barca personale di qualcuno, né del papa, né del patriarca, né del vescovo. Nessuno può far tacere lo Spirito nella Chiesa, nei fedeli. Dovremo patire molto, ma sarà breve la prova e poi non ci sarà più ateo o incredulo... questa è una grande consolazione".

Cronache dal monte Athos, Valleripa 1986, pp. 237-243.

Per una sintetica biografia e una breve sintesi del pensiero di padre Paisios vedi la voce Paisios da me in gran parte arricchita.