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lunedì 27 maggio 2019

Lo schiaffo di Anagni


Mi pesa un poco dover scrivere quanto segue ma è doveroso, anche se non entra direttamente in un tema liturgico. 

Il trionfo, perché tale è, della Lega condotta dal ministro Salvini è sulla bocca di tutti. Non entro in merito al valore politico o meno di tal ministro. Lo si può amare o lo si può odiare ma quanto si scrive sotto non cambierà.

Quello che mi sta a cuore sottolineare, come d'altronde ha fatto Vittorio Sgarbi, è che il vero sconfitto in tutto ciò è il papa sudamericano. 

Costui, infatti, ha bandito o fatto bandire una specie di crociata contro Salvini, nella speranza di essere ascoltato. Giusta o sbagliata che essa sia stata, è di certo un'interferenza in campo politico da parte clericale. Tale interferenza si è dimostrata inascoltata: gli italiani sollecitati da Bergoglio gli hanno tranquillamente voltato le spalle. Sì, è stata una sconfitta cocente. Ma c'è di più. 

Salvini che brandisce il rosario e ricorda di essere cristiano, per quanto umanamente possa avere tutte le contraddizioni di questo mondo, lo ha fatto in un modo tutt'altro che untuoso e, sembra, neppure pretestuoso. Il ricordo della religiosità ha ottenuto approvazione dalla gente. Così il ministro, in qualche modo è divenuto quasi un "sacerdote laico" sconfessando simbolicamente nella sua funzione il clero cattolico e, soprattutto, l'alto clero cattolico. Tutto ciò è avvenuto involontariamente ma, di fatto, è avvenuto poiché chi assisteva al suo comizio non ha fischiato dinnanzi alla religiosità di Salvini ma solo quando costui ha nominato il papa. 

Di qui la reazione irritata dell'episcopato italiano che ha colto perfettamente di essere stato spodestato dal cuore degli italiani. Il fatto che molti italiani abbiano approvato l'atteggiamento religioso di Salvini, rimanendo indifferenti ai vescovi, indica a qual punto di disaffezione sono giunti nei riguardi del clero promosso da Bergoglio. 

Sì, è stato un vero e proprio "schiaffo di Anagni" quello che abbiamo visto oggi il cui significato simbolico va ben oltre a quanto poteva significare con Bonifacio VIII. 

L'unico mio dubbio è che forse l'alto clero non se ne è accorto o non ne vuole prendere atto, probabilmente perché si crede ancora intoccabile, cosa che non è affatto scontata per nessuno. 

A tal proposito mi sembra utile riportare un commento trovato sul web che sintetizza in modo esemplare quanto ho esposto. Avviso che è redatto con un tono forte che io non approvo ma, anche per questo, è significativo e indica l'atmosfera di questo momento storico. 

"Il vero grande sconfitto di queste elezioni [...è] l'apostata col sottanone bianco con la sua congrega [...] (CEI) che albergano a sbafo come un tumore maligno nel corpo dello Stato italiano e di cui non si è trovata la cura DEFINITIVA per eradicarlo definitivamente. Nell’ultimo mese di campagna elettorale, tutto il complesso clericale che fa capo a Bergoglio si è esposto alla disperata contro Salvini arrivando di fatto a chiedere ai fedeli di votare tutti, tranne lui. 

E’ stato un gesto rischioso, perché scopriva la Chiesa alla possibilità di mostrarsi all’opinione pubblica, in caso di sconfitta, come ininfluente. 

Ebbene, come avevamo previsto, così è stato. E questo ha rivelato tutta l’irrilevanza della Chiesa moderna: non contate nulla e Dio è con noi

Avete chiesto di aprire i porti, gli italiani vi hanno chiuso le porte in faccia. 
Avete riacceso la luce agli abusivi, gli italiani l’hanno spenta a voi. 
Queste elezioni, voi, le avete trasformate in una sorta di ordalia, e avete perso. 
Da questo non si tornerà più indietro. 
Una piazza ha fischiato il vostro Papa, che non è il nostro. 
Vescovi, giornali ‘cattolici’ e intellettuali hanno descritto Salvini come una sorta di eretico: la risposta degli italiani è stata che voi siete gli eretici. 

Nulla sarà più come prima. Perché da ieri in poi, le vostre minacce suoneranno vuote come i vostri cuori. 
E lo sono pure le vostre chiese, che per colpa vostra, tanti fedeli stanno abbandonando. CONVERTITEVI !!".

martedì 9 aprile 2019

L’autorità nella Chiesa e l’autorità dei Concili ecumenici Alcune considerazioni a proposito di certe affermazioni del metr. Hierotheos



Introduzione

Di recente Sua Eminenza, il Metropolita Hierotheos di Nafpaktos ha commentato che “tutti gli altri Patriarcati portano il [loro] titolo solo attraverso l'economia [la condiscendenza legislativa] e la “buona volontà” di Costantinopoli. In un certo senso non sono Chiese autocefale piene e complete, perché esistono a discrezione del Patriarcato di Costantinopoli e non sono mai state ratificate da alcun Concilio ecumenico”[1].
Ciò non riflette in modo accurato la struttura dell'autorità della Chiesa né il contesto dei Concili ecumenici. La dichiarazione del Metropolita presuppone che le decisioni dei Concili ecumenici siano la più alta autorità nella Chiesa. Il Patriarca di Serbia, tuttavia, è più corretto quando nella sua lettera al Patriarca Bartolomeo (13 agosto 2018) [2] afferma che le autocefalie delle Chiese sono radicate nelle circostanze storiche e nell'accordo panortodosso di tutte le Chiese, essendo queste come l'autorità principale.

Il metr. Hierotheos non riconosce che un Concilio ecumenico non ha alcuna autorità propria. Riceve la sua autorità come “ecumenico” in virtù dell'intera Chiesa accettandolo come autorevole. Se tutta la Chiesa accetta le attuali autocefalie come autentiche, allora non è necessario alcun Concilio ecumenico. Se Costantinopoli vuole cambiare o abolire l'ordine corrente, sta andando contro un accordo già esistente. Così il suo nuovo ordine sarà quello che sarà, insostanziale, e non esisterà in modo “pieno” senza l'approvazione di tutte le altre Chiese. Il metr. Hierotheos sta invertendo le cose e pone la "buona volontà" di Costantinopoli al di sopra della "buona volontà" di tutto l’insieme delle Chiese. Storicamente ed ecclesiologicamente nessuna parte della Chiesa ha l'autorità assoluta o l'ultima parola, ma solo l'accordo di tutto l’insieme delle Chiese. Spesso la prima parola autoritativa giunge da qualche parte inaspettata, qualcuno che non è immediatamente al comando (un diacono di Alessandria, un vescovo di Efeso, un monaco nel deserto) e poi la parola finale viene elaborata nel tempo come qualcosa di conciliare. La vita, l'ordine e la verità della Chiesa non sono la portata di un singolo Patriarcato né di un singolo Concilio. Costantinopoli potrebbe aver emesso i vari Tomoi, ma le circostanze storiche e il riconoscimento delle altre Chiese è ciò che ha reso la determinazione finale.

Natura delle due diverse ecclesiologie in scontro nell’Ortodossia, quella fanariota e quella di tutte le altre Chiese.

Vorrei sottolineare che ci sono due diverse ecclesiologie che emergono in questo momento, e non tutti hanno veramente osservato le implicazioni o le fonti delle opinioni che stanno sostenendo, quindi è bene portarle farle ulteriormente emergere.

Il primo punto di vista dell'autorità nella Chiesa potrebbe essere definito politico istituzionale. La fonte di questa visione è data dal modo con cui operano le organizzazioni politiche nel mondo. Ad esempio, nel mondo l'autorità finale spetta a un presidente e un congresso, o a una corte suprema nell'area giudiziaria, oppure potrebbe riguardare un autocrate di qualche tipo. Ciò che è comune a tutti questi casi è che l'autorità finale riguarda un uomo o un gruppo di uomini al vertice di una sorta di struttura autoritaria creata dall'uomo stesso.

La visione politica istituzionale della Chiesa postula una struttura autoritativa come questa. L'autorità si fonda su una particolare struttura gerarchico-sinodale pan-ortodossa, come un concilio ecumenico o panortodosso, o nel dominio giuridico, che spetta al Patriarcato di Costantinopoli, o nella Chiesa cattolica che riguarda il Papa come autocrate [3]. Mentre in una nazione questo riflette l'effettiva auto-comprensione del sistema legale della nazione stessa, la Chiesa ha una diversa auto-comprensione.

L'altra ecclesiologia comprende la Chiesa come una struttura spiritualmente e cristologicamente centrata. L'autorità finale non dipende da qualche vescovo supremo, ma riguarda la mentalità della Chiesa nel suo insieme, che è la mentalità di Cristo. Questa mentalità diventa evidente nel tempo mentre si avviene una lotta per sottomettersi alla verità di chi è Cristo, dei suoi obiettivi, dei suoi mezzi e delle sue operazioni.
Cosa significa questo nella vita reale? Nell'ordine delle cose del mondo la decisione di un dato corpo supremo è la più autorevole possibile. Se la Corte Suprema si incontra e decide cosa significa la legge, questo determina la fine di ogni discussione. Le unica alternative sono la sottomissione o la rivoluzione.

Tuttavia, la Chiesa non ha mai avuto alcuna “legge suprema”, nemmeno i Concili pan-ortodossi. Dei Concili panortodossi chiamati dagli imperatori in occasioni speciali alcuni furono rifiutati come Concili “di ladri”, altri accettati come “ecumenici”, cioè come espressione della verità universale della Chiesa. Quale autorità ha preso la decisione di quale Concilio accettare e quale respingere? Chi decide qual’è la verità universale della Chiesa? Non è il Concilio stesso [4]. Non è una particolare Chiesa locale. Piuttosto, un Concilio ha ricevuto l’autorità di ecumenico solo dopo che vi è stato l'accordo della Chiesa nel suo insieme. Questo accordo è qualcosa che avviene organicamente, non attraverso mezzi istituzionali. Come nota San Giustino Popovich, la Chiesa è un organismo divino-umano, non un’istituzione umana.

È anche degno di nota il fatto che le decisioni di un Concilio ecumenico non siano rese autorevoli dai Concili successivi, ma i Concili successivi confermano semplicemente ciò che è già riconosciuto e accettato.

Il termine “Theotokos” è divenuto un termine autorevole per la Vergine solo dopo essere stato confermato dal Concilio? O era già prima autorevole con l'uso tradizionale e l'accordo generale, e il Concilio si limitò a riconoscerlo tra la confusione suscitata da Nestorio? Allo stesso modo riguardo i canoni. La vita disciplinare della Chiesa non viene propagata dai Concili come una sorta di precedente legale. Piuttosto, la vita disciplinare della Chiesa è parte della sua vita pastorale e pratica fondamentale e i canoni disciplinari sono emessi come risposte a situazioni storiche particolari al fine di aiutare a mantenere questa vita diritta e in ordine. A differenza di una corte suprema o di un congresso, i Concili non sono una fonte di legislazione ma, piuttosto, un centro di verità attorno al quale può avvenire un chiarimento nel mezzo della confusione.

Nella Chiesa c'è spazio per l’azione di Cristo. Non c'è nessuna suprema fonte politica di autorità per creare ordine, piuttosto l'ordine di Cristo come Logos è la base della vita della Chiesa - il suo ordine incorporato nella creazione e che trova la sua espressione più perfetta nei santi, che è una presenza attiva e viva nella vita della Chiesa. Nella Chiesa questo ordine non è promulgato come una legge fatta da un uomo, ma è riconosciuto e sottomesso in quanto proveniente da e di Cristo. C'è un mutuo riconoscimento di Cristo in ognuno e in tutti i popoli che riconoscono Cristo nei vescovi e obbediscono loro, e i vescovi riconoscono Cristo l'uno nell'altro, riconoscendo l'esempio e l'insegnamento che Cristo e i santi ci hanno lasciato su cosa siamo come Ecclesia.

Le circostanze storiche fanno pure parte dell'autorità provvidenziale che Dio gioca nell'ordine amministrativo della Chiesa. Costantinopoli fu elevata al secondo posto contro il volere di Roma, ma questo ordine fu infine accettato come parte delle circostanze storiche. I vari cambiamenti nei confini, la perdita e la reintroduzione delle autocefalie sono state condotte in misura maggiore dalle circostanze politiche. La Chiesa fa tutto il possibile per fornirsi sia stabilità che flessibilità in modo da poter meglio vivere il suo scopo di santificare le persone con cui Ella dimora. Ma questa comprensione pastorale e spirituale dell'organizzazione della Chiesa è molto diversa da una comprensione politica della sua organizzazione.

Lo scopo di un'organizzazione politica è l'autoconservazione e l'aumento del proprio potere. Si organizza per promuovere questo scopo e questa autoconservazione è intesa in termini di certi poteri, strutture e risorse materiali. Lo scopo della Chiesa è di realizzare la deificazione dell'umanità e in definitiva di tutta la creazione. Si organizza in modo tale da realizzare questo obiettivo. Quindi parte di ciò che determina l'organizzazione della Chiesa è l'economia divina.

Economia non è semplicemente una sorta di condiscendenza da parte di un'autorità nei confronti di coloro che sono gli inferiori. L'economia è piuttosto la buona gestione della famiglia di Dio per realizzare la salvezza dell'umanità. Questa opera all'interno e nonostante le mutevoli circostanze politiche. La flessibilità di questa economia è mostrata nel modo in cui la Chiesa russa fiorì spiritualmente anche quando gli zar abolirono il Patriarcato facendone una Chiesa sinodale, e continuò a produrre santi quando i comunisti abolirono l'intera struttura gerarchica del potere. Questa economia funzionò anche sotto i modi innaturali del potere ottomano con cui promuoveva o rimuoveva vari patriarchi. La santità viveva ancora e prosperò pure in questa condizione. Nessuna struttura amministrativa è assoluta nella vita della Chiesa. Piuttosto, vi è sempre un adattamento a qualsiasi circostanza buona o cattiva in cui la Chiesa si trovi. Ciò che è coerente non è una struttura istituzionale-amministrativa o una fonte di autorità, ma piuttosto un certo modo di vivere in Cristo. È la mancanza di conoscenza di questa Via che può causare tanta confusione.

Conclusione

In sintesi, possiamo dire che le attuali Chiese autocefale esistono a discrezione e buon volere di Cristo. La loro esistenza è stata determinata sotto la provvidenza di Dio come risultato di circostanze storiche. Esistono secondo l'economia di Dio - la sua decisione che questo è il modo migliore per testimoniare e portare salvezza per coloro che sono sotto la Sua cura. Le azioni del Patriarcato di Costantinopoli erano parte integrante di questa cura. Tuttavia, le nuove Chiese autocefale esistono non solo secondo il volere e il riconoscimento di Costantinopoli, ma anche secondo il buon volere e il reciproco riconoscimento reciproco.

Ciò che ha portato alla situazione attuale sono questi tre elementi: circostanze storiche, riconoscimento reciproco e leadership di Costantinopoli. Se Costantinopoli ritira la sua approvazione, ciò non invalida l'esistenza di una Chiesa autocefala, ma mette semplicemente le cose in una situazione confusa come una sedia a tre gambe con una gamba rotta che non è più stabile. Non è necessario un Concilio per approvare ciò che già esiste e viene concordato e non vi è alcuna contesa. Un Concilio è necessario solo quando viene introdotta la confusione e quindi il lavoro del Concilio è quello di individuare e contenere la fonte di confusione, proteggendo il buon ordine e la verità della Chiesa.

Nonostante ciò posso simpatizzare con il Metropolita. Senza dubbio Costantinopoli potrebbe causare molto devastazione nella Chiesa greca e forse questo è ciò che il metr. Hierotheos sta cercando di far capire. Ha paura che se la sua Chiesa non collabora, il PC potrebbe persino decidere di revocare il suo Tomos. Ricordiamo i nostri fratelli e sorelle greci nella preghiera, poiché c'è tanta pressione su di loro e crediamo anche che Dio li guidi. Sono la primo ad ammettere che non capisco i retroscena delle lotte che accadono al suo interno. Ma alla fine Cristo sosterrà coloro che lottano contro di Lui e proteggerà quanti sono Suoi.
Anna Sticklers

Fonte: http://orthochristian.com/120444.html

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Note

[1] Vedi la dichiarazione del Metropolita in https://orthodoxie.com/metropolite-hierothee-leglise-de-grece-ne-peut-pas-contester-lautocephalie-en-ukraine/?goal=0_9357f9bbb5-6a4f41d518-54362315&mc_cid=6a4f41d518&mc_eid=fd80ae5f59
Quest’articolo è stupefacente per la sua partigianeria verso l’ideologia fanariota. Stupisce ancor più se si considera che il metr- Hierotheos sa bene qual è la vera ecclesiologia ortodossa che, in queste sue ultime affermazioni, nega. Ndt.

[2] Vedi http://orthochristian.com/116617.html

[3] L’autorità papale ha avuto un’evoluzione nel tempo sl punto che se paragoniamo le affermazioni e le decisioni di Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Pio IX ci troviamo senza dubbio variazioni sostanziali che portano il papato ad essere progressivamente un’autocrazia. Con Bartolomeo, il Patriarcato Ecumenico sta oggi divenendo un’autocrazia simile e la sua ecclesiologia è oramai assai simile a quella Cattolica. Ndt.

[4] Si consideri quest'affermazione, che poi ricalca parimenti quanto accadeva nella Chiesa antica, e la si confronti con le posizioni diametralmente opposte del Cattolicesimo nel secondo millennio che ha fatto del Concilio convocato dal papa un'autorità per se stessa a cui obbedire ciecamente. Ndt.


lunedì 1 aprile 2019

"Ortodossi" ucraini, concelebrano con preti cattolici in Slovenia


È un certo tempo che m'intrattengo ad osservare la situazione religiosa ucraina  complicata dalla creazione di una nuova "Chiesa" autocefala da parte del patriarca Bartolomeo,  generosamente ricompensato secondo non poche fonti e agenzie di stampa. La creazione di questa nuova "Chiesa" autocefala è andata contro tutte le regole previste nel mondo Ortodosso, regole che avrebbero chiesto maggior prudenza, un tempo di penitenza e una nuova imposizione delle mani su tutto il clero della precedente "Chiesa" dissidente, come NON è avvenuto. Al contrario, tale nuova "Chiesa" è stata  creata  senz'alcuna procedura regolare, violando i canoni e le prescrizioni antiche e con l'impeto personalistico e dispotico di Bartolomeo  che non ha voluto sentire consigli o critiche; Bartolomeo ha fatto spargere la voce che gli slavi sono contro i greci per il suo operato, una critica che è in realtà un paravento per ben altro. Così ultimamente si è irritato che una persona tutt'altro che antiellenica e pregiudizievole verso di lui, come l'arcivescovo di Tirana, abbia avanzato forti perplessità sul suo operato per il mancato riordino di chierici i quali, rebus sic stantibus, rimangono probabilmente dei semplici laici vestiti da prete (vedi qui). Ma Bartolomeo non vuole sentire obiezioni e sembra che il fatto di concelebrare con dei possibili laici non lo sconvolga affatto dal momento che lui, e nessun altro, ha deciso che non lo sono!!!
Nata senza osservare le tradizioni che la contraddicono, questa nuova "Chiesa" ucraina, continua ad operare senza attenersi a norme precise, anzi, sembrerebbe che ne prescinde con il tacito consenso o la tolleranza di Bartolomeo dal quale, di fatto, dipende (la sua autocefalia è più apparente che reale!). Ciò fa di essa il segno di una nuova ecclesiologia scismatica, a fianco di quella antica ortodossa e, soprattutto, la rende una base privilegiata per esperimenti e novità che dovrebbero condurre il mondo Ortodosso o ciò che di esso resterà, almeno nelle intenzioni di chi lo spera, all'unione con il mondo cattolico (modernista). Non a caso si parla sempre più insistentemente che l' "Unione" tra le due Chiese è prevista per il 2025, data simbolo in quanto anniversario del I Concilio di Nicea (325). Nel frattempo le due Chiese concelebrano già: sono già avvenute diverse concelebrazioni tra ucraini "ortodossi" e greco cattolici. Ultimamente, come in una certa misura è avvenuto in Slovenia vedi qui, questi "ortodossi" ucraini hanno concelebrato anche con preti latini. Bisogna precisare che questi esperimenti e "unioni" non sono il frutto di un amore per la fede e la verità, semmai di una sua incredibile relativizzazione e, perciò, oltre a creare ulteriore confusione, espanderanno ambienti fittizi solo nominalmente cristiani ma di fatto tagliati fuori dall'Una Santa Cattolica e Apostolica Chiesa. Un vero e proprio spirito di apostasia e di pratico indifferentismo si diffonde a macchia d'olio nelle strutture ecclesiastiche dell'antica Europa...

venerdì 1 febbraio 2019

Chi governa la Chiesa?

Una testimonianza utile a tutti perché certi mali sono veramente ovunque.




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Prefazione

In un mio ultimo articolo, ho scritto:

"La missione nella maggior parte dei cinque continenti, in gran parte dell'Europa, in gran parte dell'Asia, in Oceania e nel Nord e Sud America, sta davanti a noi. Tale missione può essere realizzata solo da una Chiesa intransigente, non contaminata da interferenze statali, dal nazionalismo razzista, dall'ecumenismo laico e dal modernismo".

Un lettore mi ha scritto e ha detto che una tale Chiesa non esiste da circa 1.700 anni. Ho risposto che dobbiamo distinguere tra Chiesa e gerarchia. Poi gli ho rivolto una risposta più completa come segue.

Introduzione

In quarantacinque anni di vita ecclesiastica ho incontrato da uno a duecento vescovi [ortodossi] degli attuali 900. Credo che almeno due di loro fossero santi. Molti altri erano buoni. Tuttavia, alcuni erano cattivi, davvero terribili.

Cattivi vescovi come quelli che ho incontrato hanno traumatizzato i loro sacerdoti. I fedeli li hanno abbandonati perché nessuno può fidarsi di loro o di alcuni dei sacerdoti da essi ordinati. Tali vescovi sono al massimo celibi. (E alcuni di loro non sono nemmeno celibi - vedi sotto). Tuttavia, i celibi possono anche essere corrotti e incompetenti e persino atei. I celibi possono anche essere poco istruiti, incapaci di scrivere qualsiasi cosa, cronicamente ignoranti. Possono anche essere "sovra-istruiti" al punto che nessuno può capire le loro pompose ed esagerate filosofie. I celibi possono dimostrarsi incompetenti semplicemente perché sono troppo vecchi e malati per essere competenti, ad esempio si addormentano durante le riunioni del Sinodo. Nella loro debole vecchiaia vengono poi manipolati da donne, chiamate "vescove" russe. Tuttavia, la maggior parte delle tentazioni nelle quali ho visto cadere i vescovi riguardano sia la moralità che il potere.

Tentazioni morali 

Ce ne sono tre:

La prima è il denaro con il lusso che ne consegue. Chi non ha incontrato un vescovo greco con una lussuosa villa ad Atene? O un vescovo russo con costose auto nere? A tutto ciò si associa l'orgoglio, lo snobismo e l'elitarismo.

La seconda è sessuale. Fortunatamente la pedofilia è estremamente rara (sebbene io conosca due casi di essa nel periodo sovietico). Purtroppo, l'omosessualità è relativamente diffusa tra i vescovi della diaspora, con l'episcopato di un gruppo della diaspora noto come "la mafia gay". Questi sono noti per ordinare i loro "fidanzati" omosessuali al sacerdozio, escludendo il clero sposato e perpetuando, così, il loro vizio. È una cosa da me constatata. Poi ci sono gli eterosessuali, il più famoso dei quali è il metropolita di Kiev del periodo sovietico, il famigerato Filarete, la cui moglie aveva fatto ordinare uomini al sacerdozio in cambio di costosi regali e lusinghe. Uno da me qui conosciuto ha attinto ai fondi finanziari della Chiesa con i quali ha comprato una casa alla sua amante. Un altro voleva dormire con la moglie di un candidato al sacerdozio il quale uscì per sempre dalla sua vecchia diocesi e fu ordinato altrove da un vescovo retto. Un prete anziano (con ordinazione non canonica) della sua vecchia diocesi, che sapeva tutto delle conquiste del suo vescovo difese il prelato: "È la sua unica colpa!". Dopo alcuni anni la sua diocesi si trovò in uno stato critico. Con quanto detto, non fu nessuna sorpresa.

La terza è la vanità. I vescovi sono facilmente manipolabili. La loro vanità narcisistica è usata per privare i preti e le loro famiglie delle loro parrocchie e del loro reddito. Insulti, umiliazioni, calunnie e bullismo ne conseguono. La diocesi è governata da favoriti lusinghieri, che sostengono e ordinano elementi cattivi contro il bene. Sono applicate regole ingiuste ed assegnati premi ai favoriti corrotti. La vita pastorale soffre, i parrocchiani non vengono visitati, il gregge non vede nessun esempio dall'alto e lascia la Chiesa, poiché a nessuno importa mentre quelli che si prendono cura dei fedeli sono puniti. La pura mancanza d'amore del vescovo vanitoso e narcisista che abbandona il bene, preferendo il male, distrugge intere diocesi. L'ho visto due volte nella mia vita.

Tentazioni di potere

Ce ne sono tre:

la prima è la politica. La dipendenza irregolare dalle autorità statali porta ad azioni non canoniche. Così, per secoli i patriarchi di Costantinopoli sono stati nominati da sultani musulmani, dagli ambasciatori britannici e francesi e oggi dagli ambasciatori statunitensi. I vescovi russi furono nominati da "supervisori" laici, almeno uno dei quali era ateo. Ovviamente nel periodo sovietico. Abbiamo l'esempio dell'Ucraina di oggi in cui un presidente [...] ha costituito la sua Chiesa, esattamente come Enrico VIII in Inghilterra. Il potere corrompe ed è per questo che così tanti recenti patriarchi e vescovi di Costantinopoli sono stati massoni, cercando di corrompere i candidati al sacerdozio, da quanto so.

La seconda è l'eresia del filetismo, parola greca per indicare il razzismo. Ho visto tante chiese appoggiate su bandiere nazionali, in particolare greche, rumene, serbe e georgiane. In una cattedrale greca quarant'anni fa ho visto il metropolita greco fermare la liturgia: l'ambasciatore greco e la sua famiglia erano appena entrati e dovevano essere scortati dal diacono ai loro posti ... Questa è morte spirituale!

La terza è la dittatura. Il potere entra nella testa del vescovo che diventa un dittatore rigoroso, un "buon amministratore", un "manager efficace". Non consulta mai la gente del posto verso cui ha solo disprezzo.  Comunque, un tale vescovo è solo un burocrate spiritualmente morto. La sua diocesi muore.

Conclusione

Alcuni possono essere scandalizzati da quanto sopra e persino disperare. Dico: e allora? Non c'è nulla di nuovo su quanto detto, perché non c'è nulla di nuovo sotto il sole. Il peccato è straordinariamente noioso perché è sempre la stessa vecchia realtà, vecchia ma che si ripete ancora e ancora. Visto l'elenco di cui sopra, la mia risposta è che ciò dimostra che la Chiesa è Divina. Se la Chiesa fosse una società secolare, sarebbe andata in bancarotta già molto tempo fa. Infatti la Chiesa non è governata dai vescovi e se qualche vescovo lo pensa è chiaramente pazzo. La Chiesa è governata dallo Spirito Santo. L'uomo propone ma Dio dispone. Ed è per questo che possono scagliare contro di noi tutti i vescovi di cui sopra abbiamo elencato le azioni e noi siamo ancora qui. E loro non lo sono. La vittoria è sempre nostra, perché Cristo sta dietro di noi. 

don Andrew Phillips

Tradotto da qui.

lunedì 28 gennaio 2019

Cosa fare quando un capo ecclesiastico sbaglia e il senso della Comunione Eucaristica


Alexei Osipov, teologo
Riporto parte di una lunga intervista ad un teologo russo (vedi qui), Alexei Osipov, nella quale si toccano due argomenti molto importanti e che interesseranno tutti: quando il capo di una Chiesa sbaglia pesantemente, cosa si deve fare? Che senso ha l'Eucarestia ricevuta in una Chiesa con degli errori dogmatici o morali? La risposta è decisamente in totale controtendenza rispetto alle opinioni relativiste e buoniste odierne. Buona lettura!

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[Riguardo all'azione illecita con cui il patriarca Bartolomeo ha strappato l'Ucraina dalla giurisdizione ecclesiastica di Mosca e l'ha sottoposta a sé creando una Chiesa indipendente,] si possono incontrare reazioni estreme pubblicate da alcuni zelanti ortodossi. Costoro invocano un anatema contro questo patriarca. Quale posizione dovrebbe essere considerataBartolomeo dovrebbe essere anatemizzato o bisognerebbe semplicemente pregare perché giunga alla ragione?

Le misure estreme sono definite così proprio perché sono estreme. Ed è perciò che sono prese in circostanze solo straordinarie, specialmente per quanto riguarda situazioni come questa. No, non possiamo farlo. Per anatematizzare qualsiasi primate o individuo nelle Chiese locali, è necessario un Concilio che non sia stabilito da una sola Chiesa. Se le singole Chiese iniziano a emanciparsi l'un l'altra, in cosa si trasformeranno? Far ciò è semplicemente irragionevole. Sfortunatamente amiamo gli estremi e li consideriamo come se non fossero problemi nostri. No, l'avete detto bene, dobbiamo pregare. Pregare, ma quali azioni dovremmo intraprendere? Dobbiamo agire secondo la volontà di Dio. Come agiamo secondo la volontà di Dio? Significa agire in modo ragionevole e secondo la nostra coscienza. Nella situazione attuale, mi sembra che la decisione del Sinodo, che si è tenuta a Mosca il 15 ottobre [2018], rechi quel carattere. [Il Sinodo ha invitato i fedeli a non comunicarsi nelle chiese del Patriarcato Ecumenico] ma non ha spiegato quale sia la rottura della comunione eucaristica. Non lo spiega, ma è perfettamente comprensibile. [I vescovi riuniti nel Sinodo moscovita] Non hanno detto che ci vietano di ricevere la comunione. Chi è solitamente scomunicato? Qualcuno che ha commesso gravi peccati. Se non abbiamo peccato, tale decisione riguarda qualcos'altro, come non dobbiamo avvicinarci a quel calice, così che ciò di cui parlava l'apostolo Paolo non ci accada.

Non dobbiamo giocare con cose del genere. Nell'Eucaristia, tutti diventano un solo corpo. E se, invece di diventare un solo corpo in Cristo, ci troviamo in un corpo con quelli che stanno direttamente e apertamente andando contro i comandamenti di Cristo? [*] Questo è il nocciolo della questione! È pericoloso, non dobbiamo farlo. Ciò porterà disastro alla persona che inizia a ricevere la Comunione all'interno di una Chiesa o comunità che al momento sta seriamente peccando. Il pentimento è necessario. Ma come vede, [nella questione ucraina voluta da Bartolomeo] non c'è alcun pentimento, assolutamente nessuno. Nient'altro che testardaggine. Questo è spaventoso.

[L'invito a non assumere la Comunione in una Chiesa nella quale sta avvenendo una deviazione dogmatica o morale, spesso non è capito dalla gente semplice]. C'è una chiesa proprio vicino a loro e non possono ricevere lì la comunione?
Qui dobbiamo capire cosa significa ricevere la Comunione. Questo è ciò di cui stiamo ora parlando. Dobbiamo fare una scelta. Nel corso della storia umana c'è sempre stata una scelta prima di noi [in grado di orientarci], se dovessimo commettere l'uno o l'altro peccato, o nel caso presente [andare contro la direttiva della nostra Chiesa]. Quindi, dobbiamo avere pazienza. Che dire quando le persone sono in carcere per un anno o dieci anni? Pensiamo ad esempio a san Massimo il Greco. È stato in prigione per anni e ha implorato di ricevere la Comunione, ma non gliel'hanno data. Immaginiamolo. Però qui abbiamo persone che dicono: “Com'è che non posso avere la Comunione?” Questo non è serio. L'essenza della questione è che dove lo Spirito di Dio non è presente, non ci può essere vera Eucaristia, perché Dio resiste agli orgogliosi [**]. Quindi non dovremmo mai cercare di giustificarci.

Oggi, riguardo alla proibizione della comunione eucaristica tra Mosca e Costantinopoli, ci imbattiamo nell'opinione che la cosa più importante è il Sacramento dell'Eucaristia e che questi divieti che i nostri gerarchi ci stanno costringendo non sono altro che litigi ecclesiastici. Dicono: “Se mi capita di essere in una chiesa del Patriarcato di Costantinopoli e il sacerdote esce con il Calice, con i Doni Sacri, perché non dovrei ricevere la Comunione? Dopotutto, questa è la cosa più importante per noi”. Come vede questa logica?

Apparentemente questo è ciò che la gente dice quando non conosce la storia della Chiesa e non gl'importa della sua dottrina. Ecco l'essenza della questione. Direi a queste persone: avete mai sentito parlare degli “ariani”? Era nel quarto secolo. Ne avete mai sentito parlare? Bene, un Ariano esce dal santuario con un calice. Avete intenzione di ricevere la comunione da lui? Avete sentito parlare dei Nestoriani? Mio Dio, ce ne sono stati così tanti! Non capite che quando accade uno scisma – e potrebbe succedere nel caso provocato da Bartolomeo come conseguenza delle sue azioni – ci sono due manifestazioni principali che provengono da una stessa e unica causa. Quali sono? Può accadere a causa di una violazione della dottrina della Chiesa. Chiamiamo ciò eresia. Questo era l'arianesimo. Può succedere per cause morali, quando c'è l'amore per il potere, l'orgoglio. Non è importante come. Sono uguali nella loro influenza sulla natura dell'intero insegnamento e della natura di tutta la Chiesa, che è coinvolta in questa manifestazione.
Dio resiste agli orgogliosi, scrive l'apostolo Pietro e dà grazia agli umili. Bene, quando ciò accade, quando c'è un'opposizione cosciente – sia sul percorso della dottrina o della vita morale – un'opposizione cosciente a ciò che è veramente l'insegnamento della Chiesa; cioè, quando una persona cade coscientemente nell'orgoglio, nell'amore per il potere, allora dobbiamo capire: quale spirito di Dio può esserci? Guardate solo ciò che i santi scrivono anche riguardo a una persona. Quando è valido il battesimo? Quando una persona viene immersa tre volte e una formula viene pronunciata? San Cirillo di Gerusalemme scrive che se sei ipocrita riguardo al tuo battesimo, lo Spirito Santo non ti battezzerà. Che significa? Marco l'Asceta scrive la stessa cosa: che lo Spirito Santo è dato immediatamente al battesimo a coloro che hanno fermamente fede, ma non è dato al battesimo a coloro che non credono o che credono erroneamente. Su tale argomento san Serafino di Sarov ha detto chiaramente: “Sulla terra hai ricevuto la comunione, ma in Cielo rimani senza un soldo”. San Serafino lo dice gentilmente, mentre l'apostolo Paolo scrive direttamente: “Per questo, molti di voi sono malati e muoiono”. Questo è ciò che significa semplicemente venire e ricevere la Comunione [superficialmente]. Quando la falsa dottrina, l'amore per il potere o l'eresia s'impossessano di una Chiesa, allora tutti quelli che vi si comunicano entrano in comunione mistica con ciò, anche attraverso la Comunione. Che succede? Al meglio [il comunicante] non riceve nulla. Nel peggiore dei casi, “ecco perché molti di voi sono malati e muoiono”. Allora il Signore disse in modo diretto, in parte condannando il peccato di fornicazione, che chiunque si univa con una prostituta diveniva un solo corpo con lei. Capite? Attraverso l'Eucaristia avviene la stessa unione. Se una Chiesa ha distorto il suo insegnamento, pretende potere, pretende sottomissione e pretende un primato assoluto per se stessa, cioè, se viola il principale comandamento cristiano dell'amore, con chi stiamo comunicando ? Dobbiamo capire cosa significa l'Eucaristia nel suo senso originale. E se lo sappiamo, e tuttavia ci avvinciamo al calice, allora stiamo andando contro la verità, stiamo peccando. Con cosa ci stiamo unendo? Con ciò che l'apostolo Paolo scrisse: “Quale comunione ha Cristo con Belial e la luce con le tenebre?”. Questo è un enorme pericolo. Non sto parlando di quelli che non capiscono ancora e non sanno bene. Questa è una questione completamente diversa. Dobbiamo parlarne separatamente. Ma quelli che sanno perfettamente perché è accaduto uno scisma, sanno cosa è successo, e tuttavia dicono: “Hanno portato il calice e sono pronto a ricevere la comunione”. Quindi, perdonatemi, stanno andando direttamente contro lo Spirito di verità. Come si chiama quel peccato? Bestemmia contro lo Spirito Santo!

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[*] Vorrei semplicemente sottolineare come questa prospettiva sia stata completamente persa nel Cristianesimo europeo occidentale dove esiste un rapporto individualistico tra il fedele e l'Eucarestia, come se questa non comportasse anche la comunione con una comunità ecclesiale. "Il prete sbaglia, ma prendo la comunione da lui e solo questo mi interessa", la gente dice, memore di fatto dell' "ex opere operato" (l'Eucarestia è valida per se stessa). Sì, ma senza tenere conto del contesto nel quale essa si è realizzata, i fedeli cattolici sono divenuti di fatto protestanti, relativisti e praticamente indifferentisti, proprio perché hanno comunicato con ambiti e gerarchi ecclesiastici con tali sentimenti. L'individualismo religioso e una specie di concezione magico-protettiva che non tiene affatto conto del contesto, ha contribuito ad accecare queste persone. Sono rimasti solo pochi ad avere alcune idee chiare.

[**] Quindi, al di là della validità del sacramento esiste una questione di efficacia, annullata o divenuta dannosa davanti a situazioni di negazioni dogmatiche o morali. Di questo, però, non se ne parla ed esiste una superficialità agghiacciante su tali argomenti!

lunedì 21 gennaio 2019

La riscrittura del canto gregoriano


Questo post ha un carattere eminentemente utile e pratico, particolarmente per chi si trova nel bisogno di trascrivere il canto gregoriano e non ha un programma adeguato per farlo. Qualche tempo fa l'Abbazia di Fontgombault (Francia) aveva diffuso un programma per tal scopo ad un prezzo, però, piuttosto elevato.
Recentemente si è sviluppato in rete un sistema in grado di sopperire magnificamente questo programma e per giunta gratuitamente. L'importante è avere un po' di pazienza per imparare, ben sapendo che questo tipo di attività richiede una sorta di "amanuense informatico".
Il sistema per scrivere in gregoriano a cui faccio riferimento si denomina con un acronimo GABC. Lo illustrerò brevemente, poi lascio ad ognuno provarlo. Provarlo con costanza è l'unico modo per impratichirsi ed avere una certa maestria e velocità.

Facciamo un esempio. Desidero riscrivere il dodicesimo responsorio dei mattutini per l'Ascensione del Signore, secondo la consuetudine monastica. Questo responsorio finora non è stato trascritto da nessuno. Il testo si trova nel Liber responsorialis [...] juxta rituum monasticum, Solesmes 1895, pp. 106-107.
Qui sotto abbiamo una schermata tratta dalla p. 106. Se la vogliamo ingrandire basta solo cliccarci su.


La grafica, come si vede, lascia a desiderare. D'altronde siamo in presenza di una scannerizzazione in pdf di un libro della fine dell'800.
Il primo passo per riscrivere questo testo è andare a questo link nel quale abbiamo una vera e propria "tavola compositiva". All'inizio, per semplificarci la vita, è bene cliccare su "Show separate text boxes".  
In questo modo, avremo una situazione simile all'immagine sottostante:


Il quadro in alto a sinistra ha solo il testo, quello a destra le note indicate con simboli e lettere dell'alfabeto, secondo le indicazioni che troviamo qui e che vediamo in parte nella foto sottostante. Il terzo quadro ci presenta direttamente il risultato del nostro lavoro.


Il lato più interessante del programma di riscrittura on-line è quello di poter ascoltare direttamente la melodia trascritta, cliccando su una delle note del testo, come vediamo nella seguente schermata.


Una volta riscritto il pezzo e controllato in ogni sua parte, lo si salva con l'estensione .svg come nell'immagine sottostante.


 Il file, può quindi essere successivamente elaborato utilizzando un programma di grafica vettoriale, come inkskape. Aperto con quest'ultimo programma, lo si può perfezionare, utilizzando altri font, colorando alcune sue parti come le righe del tetragramma, vedi immagine sottostante.


Terminato questo lavoro, il file può essere salvato in vari formati, vettoriali e non. È molto pratico salvarlo in un formato grafico .png ad alta risoluzione (600 punti/pollice) in modo da poterlo, in seguito, inserire in pubblicazioni, come nella foto sottostante.


Certamente è richiesta una buona dose di pazienza ma il risultato compensa ampiamente lo sforzo profuso. Buon lavoro!



venerdì 11 gennaio 2019

Tempo liturgico, tempo cosmico.

Il fluire del tempo è un’esperienza che si accompagna all’intera nostra esistenza. Il tempo, assieme allo spazio, sono le prime due realtà di cui facciamo esperienza già dalla nostra più tenera infanzia. Tuttavia, riguardo alla coscienza del tempo, non tutti sono in grado di fare delle basilari distinzioni.
Possiamo distinguere il tempo in oggettivo, ossia strumentalmente misurabile, e in soggettivo, ossia percepito dal singolo. Non sempre i due coincidono: un’ora di orologio può sembrare un’eternità ad alcuni e un tempo rapidissimo ad altri. Queste differenze dipendono dalle condizioni psicologiche del soggetto, dalla sua età (ordinariamente quando si è molto giovani il tempo sembra essere sempre molto lento, a differenza di chi è anziano) e da altri fattori.
Nel Cristianesimo esiste un’ulteriore fondamentale differenza per cui il tempo si divide in liturgico (o sacro) e cosmico (o profano). Iniziamo a considerare quest’ultimo.

Il tempo cosmico è quello soggetto alle incombenze e alle ansie quotidiane; è il tempo in cui si sperimenta la caducità delle realtà e di se stessi. Il salmista è più che esplicito quando dice: “Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore? Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? L’uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa” (sl 144, 3-4).
Il tempo cosmico, o profano, è soggetto all’ansia, alla fretta, all’inquietudine al punto che perdere una corsa alla metropolitana (pur sapendo di averne una cinque minuti dopo) fa irritare alcuni. Perciò, per la Chiesa, il tempo cosmico è espressione dell’uomo ferito dalle conseguenze del peccato adamitico, dell’uomo che ha perso il centro di se stesso e si è disperso in mille contingenze, il che può portare in casi estremi all’alienazione. Certamente la civiltà agricola, che conosce ritmi più rilassati, in un certo senso aiuta l’uomo ma non si deve dimenticare che la civiltà industriale e quella postindustriale hanno solo accelerato certi fenomeni di deterioramento sempre esistenti al mondo. Il tempo stressante delle metropoli attuali è sicuramente l’esempio più eclatante di tempo cosmico e di conseguente modo innaturale di vivere.

Il tempo liturgico, o sacro, è quello che accompagna un rito simbolico. Prima di tutto si deve osservare che, in tal condizione, pure il tempo diviene un simbolo. Quando nelle antifone latine o negli apolytichia bizantini si canta la parola “oggi” (hodie, symeron) s’intende “in questo preciso istante” anche se l’istante commemorato è accaduto molto tempo fa. Questo, perché esiste una connessione tra il momento celebrativo e l’avvenimento celebrato, connessione misteriosa ma reale; una riattualizzazione che è alla base del cosiddetto “memoriale” della liturgia ebraica da cui quella cristiana ha preso spunto. Il “memoriale eucaristico”, ad esempio, non è la semplice memoria di un evento accaduto nel passato (la crocefissione, morte, sepoltura e resurrezione di Cristo) ma la riattualizzazione odierna di quell’unico passato avvenimento.
Perciò la tradizione ecclesiastica crede che ogni elemento nel rito simbolico cristiano si trasfigura dal momento che tale rito è posto in un limes, in una zona di confine tra il mondo creato (soggetto alla decadenza e alla morte) e quello increato (il mondo divino o trascendente) [1]. Il pane eucaristico diviene sacramento di vita immortale per la volontà di Cristo e perché è realizzato in tale rito sotto certe condizioni.
Questo è, in qualche maniera, più o meno noto. Quello che, invece, pare disconosciuto è che pure la percezione del tempo, nello svolgimento del rito, subisce un cambiamento e non potrebbe che essere così se la liturgia si mantiene nei canoni tradizionali. La coscienza di ciò spiega perché le liturgie antiche erano stabilite per durare anche molto, dal momento che, con dei fedeli preparati, il cumularsi del tempo non avrebbe più esercitato loro una tediante tirannia. L’esortazione del Cherubikòn bizantino è, in tal senso, molto eloquente: “Noi che misticamente raffiguriamo i cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l'inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione […]”.
Deporre ogni preoccupazione mondana, ossia legata al tempo cosmico, è essenziale per poter entrare nel mistero celebrato e dimorarvi iconizzando addirittura i cherubini. Con una preparazione psicologica e spirituale di tal tipo, il fedele fa della chiesa l’intimo della propria casa, entra nel suo cuore, e la percezione soggettiva del tempo cambia anche se, oggettivamente, il tempo scorre come sempre. Il fedele sa che agli occhi di Dio “mille anni sono come il giorno di ieri che è passato” (sl 89, 4) ma sa pure che, vissuta nel proprio cuore, la liturgia, anche se lunga, scorre come l’attimo appena trascorso.

Nel mondo cattolico fino al recente Concilio vaticano II, le liturgie avevano consuetudinariamente mantenuto la loro tradizionale lunghezza, soprattutto se si trattava di liturgie pontificali o di celebrazioni per determinate circostanze. Le liturgie latino-cattoliche erano quanto di più patristico era rimasto al Cattolicesimo, nonostante diversi loro inevitabili rimaneggiamenti lungo i secoli. Mi riferisco, ad esempio, al rito di benedizione dell’acqua da farsi alla vigilia dell’epifania nella consuetudine moldava attorno al 1850 in cui, tra letture, processioni, canti, esorcismi e benedizioni, si stava in chiesa per due ore [2].
D’altronde, i riti della Settimana santa, oltre ad essere particolarmente suggestivi, erano caratterizzati per la loro grande durata.
Ciò che ha rovinato la liturgia cattolica tradizionale è stato un diffuso formalismo con il quale veniva eseguita, formalismo non di rado privo di profonda spiritualità. Oltre a questo dato, c’era una sorta di dovere morale molto rigido al quale i fedeli dovevano senza dubbio obbedire.
Un’impalcatura sorretta dalla rigida norma o prima o poi non poteva che crollare e perché ciò si verificasse è bastato solo allentare la norma stessa. Le prime vittime di tale rovina sono stati i chierici i quali, spiritualmente anemici, hanno immediatamente fatto entrare il tempo cosmico nella Chiesa. D’ora in poi tutto doveva essere regolato dalla sopportabilità dell’uomo della strada [3]: se delle persone comuni non erano in grado di tollerare una Messa per più di quaranta minuti, era severamente deprecato sforare tale termine. Perché questo cambiamento fosse accettato gli è stato dato l’appellativo di “pastorale”. Con la definizione di “esigenza pastorale” è stata dunque diffusa ogni innovazione, anche la più assurda e antitradizionale. A nessuno è venuto in mente che, se nell’antica tradizione non era così, forse esisteva un motivo non banale. Si sono poi cercate delle spiegazioni sociologiche: “Un tempo la società era più lenta ed è perciò che la Chiesa rifletteva tale caratteristica nella liturgia. Oggi che la società è così veloce la Chiesa non può rimanere ancorata ad un tempo passato” [4].
A nessuno è venuto in mente che la velocità del tempo presente ha il pregio di sottolineare la differenza tra il tempo cosmico e quello liturgico o sacro e che tale differenza, proprio perché essenziale, non dev’essere soppressa ma motivata seriamente.
L’ignoranza reale dell’ethos patristico e l’indifferentismo nei riguardi della vita mistica e monastica hanno contribuito a far irrompere il tempo cosmico nel santuario per cui le celebrazioni cattoliche sono divenute sempre più scandite dall’orologio che ha iniziato a fare bella mostra di sé su qualche pilastro o muro della chiesa.
Questa mentalità modernista (è giusto definirla con il loro nome!) è così forte che perfino nel milieu tradizionalista cattolico alcuni sono particolarmente afflitti quando si trovano di fronte ad una celebrazione che dura qualche minuto in più del tempo previsto: il mondo con le sue impellenze non può aspettare!
Se il tempo cosmico inizia a invadere il momento liturgico è inevitabile che questo decada e divenga come ogni evento mondano, privo di valenza simbolica, incapace di legare il fedele alla dimensione trascendente, come di fatto accade. La spettacolarità di alcune liturgie moderniste in campo cattolico non è che una conseguenza perfettamente logica di tutto un modo d’intendere e vedere prettamente secolarizzato.

Nell’Oriente cristiano le situazioni sono più o meno diversificate: esistono luoghi in cui la liturgia è vissuta piuttosto formalmente, un po’ come prima del crollo del mondo cattolico, negli anni cinquanta, e luoghi in cui la liturgia ha un vero rimando al mondo dello spirito. In alcuni siti russi s’incoraggia i fedeli a resistere anche cinque o sei ore in chiesa e in piedi con precise motivazioni:
“Stare in piedi rimane la regola e la posizione standard dei credenti che pregano nelle chiese russe è quella retta. ‘Come candele accese’, dicono le mamme russe ai loro figli […]. Stare in piedi durante la preghiera era quindi regola consuetudinaria tra gli ebrei, com’è dimostrato nei loro scritti. Alla maniera della Chiesa celeste e dell’Antico Testamento, i cristiani ortodossi hanno mantenuto l'usanza, fin dai tempi apostolici, di stare in piedi durante le divine funzioni. La correttezza di tale pratica è evidente dalle scritture del Nuovo Testamento […]. Stare in piedi durante le funzioni in chiesa ci mostra d’essere umili servi, pronti, attenti e disposti a servire Dio” [5].
Tutto ciò non è obbligatorio per coloro che, per ragioni di età o di malattia non sono in grado di farlo ma è un dovere per tutti gli altri.

Impressiona vedere come il decadimento liturgico nell’Occidente cristiano sia iniziato lentamente per gradi e abbia impiegato vari secoli: ciò ha inizialmente comportato la postura, con la comparsa di panche e banchi per rendere più agevole la presenza in chiesa, ha poi comportato la scomparsa progressiva di diversi atti (prostrazione, inchini di capo, inchini di busto) [6] con il mantenimento sostanzialmente di sole tre posizioni; in piedi, in ginocchio e seduti. Recentemente, oltre ad aver di fatto abolito la posizione in ginocchio, il tempo cosmico ha fatto irruzione nella chiesa infrangendo non di rado la simbolicità del culto cristiano e quindi la sua efficacia.

In Oriente le cose si sono mantenute com’erano anticamente ma ci sono aree che manifestano già la possibilità di un futuro decadimento mentre altre paiono ancora vive e resistenti. Laddove è possibile si deve insistere, con opportuna catechesi o mistagogia, che il tempo liturgico o sacro ha il suo senso nella vita del fedele, senso legato all’interiorizzazione della preghiera e alla sua cristificazione. Se ciò non è fatto, non ci si meravigli se poi il Cristianesimo scompare.

P.C.
© 2019

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Abstract

In the tradition of the ancient Church the concept of liturgical or sacred time – the time dedicated to prayer –, had to be clear. It is no longer so at present because the time lived in the secular world ends up also marking the liturgical prayer. The harmful consequences are not slow to arrive.

Nella tradizione della Chiesa antica doveva essere chiaro il concetto di tempo liturgico o sacro, ossia il tempo dedicato alla preghiera. Non è più così attualmente poiché il tempo vissuto nel mondo secolare finisce per scandire anche la preghiera liturgica. Le conseguenze dannose non tardano ad arrivare.

NOTE

[1] È particolarmente importante avere coscienza che la realtà nella quale viviamo è il costante incontro tra realtà creata e realtà increata, come specifica la teologia cristiano-orientale. In caso contrario, esiste un effettivo isolamento di Dio nella sua sfera “soprannaturale” e un'indipendenza totale della realtà creaturale. Di qui, non è possibile credere ad alcuna trasfigurazione del mondo naturale e di tutti i suoi elementi creati.
[2] Non dispongo di riferimenti bibliografici precisi riguardo a questo rito, recentemente celebrato a Mariano del Friuli, in diocesi cattolica di Gorizia. Posso, però, riferire un link in cui è possibile reperirne il testo.
[3] L'idea stessa di “sopportabilità” attribuita al culto cristiano denuncia un reale distacco tra questo e la vita delle persone. Non parliamo mai, infatti, di “sopportabilità” per tutte le funzioni o attività che ci mantengono in vita: non “sopportiamo” il battito del cuore, la respirazione, l'amore dato e ricevuto, ecc. Se “sopportiamo” la liturgia, vuol dire che la preghiera della Chiesa non ha nulla a che fare con la nostra esistenza.
[4] Questo tipo di spiegazione viene diffusa negli istituti teologici e di formazione per laici e clero cattolici. Ognuno può vedere che qui la Chiesa e quanto la contraddistingue è spiegata con riferimenti praticamente mondani il che stride non poco se si considera la natura e la finalità della stessa.
[5] Vedi QUI.
[6] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Il gesto nel medioevo, Laterza editrice, 1999.