“Non vi lascerò orfani; ritornerò da voi” (Gv 14,18).
La promessa con la quale Cristo conforta i discepoli, al momento in cui si diparte da loro, è un grande sollievo anche oggi.
I discepoli hanno visto da Cristo cose inenarrabili, miracoli, manifestazioni completamente fuori dalla norma, l’autorità di un essere speciale. Ne hanno condiviso pure i momenti intimi, in cui il Maestro stava solo con loro, insegnando e donando loro forza e speranza. Quando Lui è stato arrestato e crocefisso, essi hanno avuto paura. Pietro lo ha pure rinnegato. Eppure ora, dopo la resurrezione, quand’Egli compare loro, mostra che tutto era provvidenziale perché si compissero le Scritture, affinché l’opera di Dio fosse completa.
Il Cristo risorto riempie di gioia i discepoli ma a tale gioia prende posto l’afflizione: Egli deve abbandonarli. L’umanità ha sempre il sopravvento, anche in loro che sono stati testimoni di eventi eccezionali, in loro che si sono immersi nell’animo di Cristo. Lo vorrebbero vicino, ne sentono il bisogno: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24,29).
Il Signore indugia, rimane, ma poi giunge il momento in cui deve allontanarsi per il bene degli stessi discepoli. Lo fa ma con la promessa di non lasciarli orfani. D’ora in poi sarà lo Spirito Santo, l’intima forza della grazia divina, a confortare i discepoli, a istruirli e a guidarli.
Che attualità hanno queste parole!
Infatti oggi che senso di smarrimento hanno molti credenti, di abbandono, d'isolamento! Quanto spesso si sentono soli e incompresi.
E come non griderebbero: “Resta con noi Signore!”. Le riflessioni che seguono non sono banalità o cattiverie ma un reale pianto accorato.
Il mondo angloamericano ed europeo è stato travolto per diversi decenni dalla “dolce vita”, un modo di vivere tutto teso alla comodità, al lusso, ai piaceri.
Le Chiese si sono sentite assediate da questa dolcezza avvelenata e hanno resistito fintanto che hanno potuto. Si tratta d'una dolcezza perché appare facile e bella. Ma è avvelenata perché, seguendola, si cambia totalmente e non in meglio.
Oggi le mura della resistenza ecclesiale contro la “dolce vita” sono definitivamente cadute e lo vediamo innanzitutto nel clero delle ultime generazioni.
Ci troviamo, così, con dei pastori sorridenti, concilianti, accomodanti che evitano accuratamente qualunque problema. E, d'altra parte, come pastori sono molto originali: non sono loro a cercarti devi farlo tu, altrimenti manco sanno se sei vivo o morto.
L’altro giorno un amico mi ha fatto vedere il volto di uno di questi nuovi pastori su internet. In questo caso era un prete ortodosso incardinato qui in Italia attorno ai trent'anni. Il suo volto aveva una carne distesa, una luce femminile, degli occhi umidi da Bamby, un sorriso luminoso e ammiccante da star hollywoodiana… Mi ha riempito di profonda tristezza e smarrimento.
Oramai ho visto troppe persone così, anche nel mondo cattolico. Sono cose che mi stancano ancor prima d’incontrarle, proprio perché so perfettamente cosa c’è dietro a tutto questo e non mi aspetto più nulla di particolarmente elevato in quella direzione. E’ gente che porta il proprio vestito religioso come una bella donna porterebbe il suo serico vestito da sera. Stessa dolce estetica bellezza mondana. Stessa molle sensualità.
Da loro oramai ci si va sempre più “su appuntamento”, come dal dottore. Sempre più spesso, infatti, loro non sono liberi: dicono d'avere tante cose da fare, devono fare viaggi, sono stanchi, e così via. Se poi capita di scoprire, senza volerlo, cose scomode che li riguardano (perché la gente guarda, ragiona, parla e riferisce senza tanti scrupoli e complimenti), puoi giurarci che ti diverranno nemici a vita e, quanto meno, t'isoleranno.
Tutto fa deporre che “casualmente” "facciano" il prete (non "siano" preti) senza forse comprendere che questa missione chiede, a chi la compie, una ponderatezza, una pazienza e una disponibilità a volte massacrante, un modo di proporsi totalmente antimondano: non occhi umidi da Bamby seducente, ma occhi bassi e umili da uomo morto a questo mondo.
"Ma se reagisci così per averlo visto vestito religiosamente che dirai se vedi una sua immagine senz'abiti religiosi?", insistette l'amico. In meno di un secondo mi fece arrivare la seconda immagine, riservata questa, in cui lo stesso sacerdote posava in una pasticceria. Sarebbe stato un bellissimo modello per Zara, non v'è dubbio, ma forse non tutto è ancora perduto: senz'alcun segno religioso, sfoggiava un morbido maglione in lana chiara e un foularino a strisce attorno al collo. Il suo atteggiamento dinoccolato, da universitario sans souci, sembrava suggerire che anche lui era un pezzo di cioccolato tra tutti quelli esposti in quella pasticceria...
Sono cose che si vedono ovunque, oramai, con mille versioni sullo stesso tema. Un altro esempio.
Una domenica entrai in una chiesa cattolica. Era il momento della predica. Il prete parlava mettendo al centro se stesso e le sue azioni. Non ho resistito cinque minuti: ho preso la porta e sono uscito. Ho notato che non ero solo ma c’era chi lo faceva come me. Ho provato a chiedere ragione a chi usciva e ho scoperto che anche questa persona sentiva la mia stessa stanchezza spirituale. Anche questa persona si sentiva orfana.
Quando in una Chiesa, al posto dell’attenzione a Cristo, il clero punta i riflettori su se stesso, su quant'è bravo il vescovo, su quanto sublime è un patriarca o un papa, dopo un poco l'aria si vizia. Le persone che vivono in un ambiente con quest’aria viziata iniziano ad ammalarsi spiritualmente e non distinguono più un uomo spirituale da uno mondano che si autoglorifica. La Chiesa, a quel punto, diventa uno dei tanti canali di raccomandazione per ottenere un posto o dei favori sociali e, senz'altro, una casta privilegiata per i suoi membri.
Chi ce la fa prende la porta e se ne esce. Chi ha paura del deserto si adatta alla mediocrità col rischio di perdere anche quel poco che ha, come dice il Vangelo.
Viviamo in un tempo in cui molti chierici e laici cosiddetti credenti si auto incensano come se fossero perennemente insoddisfatti, alla frenetica ricerca di un autoerotismo che non colma mai un vuoto che solo l'autenticità evangelica può riempire.
Gli altri che cercano il Signore si sentono orfani poiché diverso clero è fin troppo attento a se stesso.
Ci rimane il vangelo e la promessa di Cristo a lenire i graffi lasciati sull’anima dai dolci comportamenti o dalle taglienti vendette di questi "mondani clericali".
Tutti questi “narcisi” appartengono a loro stessi ma questo non sarebbe neppure il male peggiore. La cosa terribile è che col loro stile tendono ad isolare o spingere fuori dalla “Chiesa visibile” chi cerca lo spirito buono, casto, povero e umile del Cristo, Signore e Sposo della Chiesa.
Ma da chi mai andranno gli altri se solo Lui ha parole di vita eterna e la Chiesa è nata per cose ben differenti rispetto alle vetrine di Zara?
E, d’altra parte, come rimanere in ambienti che in tutto ricalcano lo spirito orgoglioso ed egocentrico del secolo? Che senso ha trovare il secolo con le sue passioni in un ambiente ecclesiastico decaduto dal momento che lo si trova già fuori? Che alternative si può avere?
“Non vi lascerò orfani; ritornerò da voi”, continua a ripetere Cristo nel Vangelo.