Oggi, nella data stessa in cui pubblico questo post, si tiene nella basilica di Aquileia, la sera, un concerto di musica bizantina. In realtà c'è la partecipazione di un coro romeno che eseguirà dei canti bizantini e sosterrà quelli di un solista oramai "famoso": il prete Nikodimos Kabarnos. Dell'iniziativa ho trovato pubblicità ovunque, pure in areoporto! Devo confidare che ho avuto due reazioni. La prima è stata di curiosità, sembrandomi qualcosa d'interessante. Riflettendoci meglio, però, gli entusiasmi mi sono completamente passati e ho deciso di non andare a quella manifestazione, anche se l'avessi avuta sotto casa.
Vi chiederete il perché. Rispondo illustrando dei principi.
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| Una cantoria in una chiesa di rito latino. Si noti la copertura che impedisce a chi sta in chiesa di osservare i cantori. |
Il luogo "princeps" del canto liturgico è la liturgia e si può dire che non può esistere senza di essa, senza rimandarla di continuo. Questo è così vero che nel mondo cattolico, agli inizi del novecento, esisteva una norma per cui le cantorie, dove cantavano i cori, dovevano essere coperte da tende o avere un rialzo tale da impedire, a chi stava in chiesa, di osservare i cantori. Infatti l'attenzione dei fedeli si doveva concentrare unicamente sulla liturgia, non sui cantori stessi. Papa Pio X, promotore di tali norme, fu particolarmente severo verso chi rendeva la chiesa un teatro. Decisione saggia, a mio avviso, totalmente dimenticata nei decenni successivi e oggi addirittura inconcepibile dal momento che si spettacolarizza tutto e il coro compare alle spalle del prete, sui gradini di quello che un tempo era l'intoccabile altare.
Un video di musica bizantina in cui compare il prete Nikodimos Kabarnos. Si noti come, invece di concentrasi sul soggetto cantato (Cristo) il video si concentra unicamente su chi lo canta, come per mostrarci ossessivamente il suo bel viso, la sua bravura, la sua persona. Tutto ciò, lasciando intatta la forma, la svuota di fatto del suo contenuto profanizzandola.
Ora cosa avviene in un concerto di musica bizantina o di musica sacra in genere? La perla della pietà, incastonata nella liturgia, viene da essa staccata e presa per se stessa, come se lo si potesse fare. La perla della pietà, i canti di devozione e di fede, vengono ridotti ad un evento estetico. Da evento estetico facilmente vengono equivocati in evento quasi mondano. Da evento quasi mondano, possono divenire a tutti gli effetti un evento mondano nel modo in cui sono presentati e vissuti.
Un concerto di musica bizantina può prestarsi, così, ad un grande rischio da tener sempre ben presente: quello di ridursi ad una forma esterna, vuota di contenuto, nella quale i cantori e i solisti ben poco si distanziano da un semplice cantante di musica profana (1).
Qualcuno immediatamente potrebbe dire: "Dio si serve di tutto e in linea di principio non si può essere così rigidi". Io invece noto che, approfittando del tema sacro, l'attenzione viene spesso stornata in altre direzioni. Il rischio enorme di questi eventi non è cercare la gloria di Dio ma quella personale. Per alcuni organizzatori si riduce semplicemente a cercare "soldini" per placare una sete di possesso che forse non si placherà mai!
Invece, fare il canto bizantino in una liturgia bizantina comporta inevitabilmente un tenore non mondano, una difficile possibilità di gran lucro, una più difficile possibilità di mettere se stessi al centro dell'attenzione.
Allora mi sembra inutile dare facili giustificazioni pur di mantenere lo "status quo".
Purtroppo i primi a non capirlo sono i chierici mondanizzati, proprio perché vivono in un mondo e in un'atmosfera differente, sempre più lontana da quella modesta e appartata con la quale vivevano i loro confratelli un tempo. E sono proprio costoro i primi a fare pubblicità di tali cose in un irrefrenabile bisogno di "apparire".
Così ci sarà sempre qualcuno che, in perfetta buona fede, continuerà a girare il mondo come se fosse una specie di "Star rock" della musica bizantina.
Ma la Chiesa fondata da Cristo vuole veramente "questo"?
Le religioni non cristiane nelle quali è ancora vivo il senso della tradizione (penso ad esempio al buddismo ma, pure, all'Islam) non fanno "spettacolo" di canto buddista o di canto islamico poiché hanno chiari certi fondamenti. I cristiani - abbassando la loro tradizione al teatro - lo fanno. Possibile che nessuno ci riflette su?
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(1) Si noti che la tradizione ecclesiastica ha da tempo distinto i ruoli forgiando pure termini differenti. In chiesa non esistono "cantanti" e "canzoni", come nelle balere, ma "cantori" e "canti". Una distinzione che oggi è sempre più tenue, in alcuni casi inesistente.
Forse, conscio di questo, un altro famoso direttore di coro bizantino, Lykourgos Angelopoulos, da uno stile sempre molto liturgico ai suoi concerti, cosa che pero' non impedisce al canto di essere visto in termini non propri. Molto più saggia è la sua decisione di far partecipare il suo coro a liturgie monastiche che durano anche tutta la notte. In questo modo il canto da lui curato ritrova il suo vero alveo natale e viene offerta ai cantori un'educazione che altrimenti non avrebbero. Mi sembra che quest'autore non sia animato da velleità personali rinvenibili (temo!) nell'altro esempio da me sopra posto.
Un concerto di musica bizantina può prestarsi, così, ad un grande rischio da tener sempre ben presente: quello di ridursi ad una forma esterna, vuota di contenuto, nella quale i cantori e i solisti ben poco si distanziano da un semplice cantante di musica profana (1).
Qualcuno immediatamente potrebbe dire: "Dio si serve di tutto e in linea di principio non si può essere così rigidi". Io invece noto che, approfittando del tema sacro, l'attenzione viene spesso stornata in altre direzioni. Il rischio enorme di questi eventi non è cercare la gloria di Dio ma quella personale. Per alcuni organizzatori si riduce semplicemente a cercare "soldini" per placare una sete di possesso che forse non si placherà mai!
Invece, fare il canto bizantino in una liturgia bizantina comporta inevitabilmente un tenore non mondano, una difficile possibilità di gran lucro, una più difficile possibilità di mettere se stessi al centro dell'attenzione.
Allora mi sembra inutile dare facili giustificazioni pur di mantenere lo "status quo".
Purtroppo i primi a non capirlo sono i chierici mondanizzati, proprio perché vivono in un mondo e in un'atmosfera differente, sempre più lontana da quella modesta e appartata con la quale vivevano i loro confratelli un tempo. E sono proprio costoro i primi a fare pubblicità di tali cose in un irrefrenabile bisogno di "apparire".
Così ci sarà sempre qualcuno che, in perfetta buona fede, continuerà a girare il mondo come se fosse una specie di "Star rock" della musica bizantina.
Ma la Chiesa fondata da Cristo vuole veramente "questo"?
Le religioni non cristiane nelle quali è ancora vivo il senso della tradizione (penso ad esempio al buddismo ma, pure, all'Islam) non fanno "spettacolo" di canto buddista o di canto islamico poiché hanno chiari certi fondamenti. I cristiani - abbassando la loro tradizione al teatro - lo fanno. Possibile che nessuno ci riflette su?
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(1) Si noti che la tradizione ecclesiastica ha da tempo distinto i ruoli forgiando pure termini differenti. In chiesa non esistono "cantanti" e "canzoni", come nelle balere, ma "cantori" e "canti". Una distinzione che oggi è sempre più tenue, in alcuni casi inesistente.
Forse, conscio di questo, un altro famoso direttore di coro bizantino, Lykourgos Angelopoulos, da uno stile sempre molto liturgico ai suoi concerti, cosa che pero' non impedisce al canto di essere visto in termini non propri. Molto più saggia è la sua decisione di far partecipare il suo coro a liturgie monastiche che durano anche tutta la notte. In questo modo il canto da lui curato ritrova il suo vero alveo natale e viene offerta ai cantori un'educazione che altrimenti non avrebbero. Mi sembra che quest'autore non sia animato da velleità personali rinvenibili (temo!) nell'altro esempio da me sopra posto.

