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| Chiesa pirncipale del monastero di Penteli (Atene) |
Proviamo un istante ad
immaginare due sorgenti d’acqua in un sito alpino. Ad un certo punto in una
delle due fonti qualcuno inserisce dei filtri e un bacino di raccolta per poter
imbottigliare l’acqua e, in seguito, venderla. Chiunque si aspetterebbe che
l’acqua raccolta sia chimicamente più pura, se non altro perché è filtrata.
Ma se, a controlli
effettuati, ci si accorge che l’acqua filtrata dalla prima fonte è in tutto
identica a quella della seconda priva di filtri ne segue un’evidente deduzione:
l’impianto di filtraggio non funziona, è come se fosse assente ed è, allora,
una struttura inutile.
Se poi, effettuando un
ulteriore controllo, si nota che l’impianto di filtraggio, oltre a non
funzionare introduce delle impurità, allora è addirittura dannoso.
Quest’esempio si può
applicare ampiamente alla storia da me raccontata in questa serie di racconti.
Gli uomini hanno sempre avuto difetti, in tutti i tempi e luoghi. Sono come
l’acqua di una fonte che, seppur limpida, ha impurità. Ma se sono collocati in
un ambiente tale da migliorarsi, risultano essere come dell’acqua potabile. Gli
ambienti positivi possono effettivamente influire sui singoli e attenuare certe
loro caratteristiche negative. La Chiesa, nata per aprire nell’uomo la speranza
nell’Al di là, è in grado d’agire come un buon filtro e, oltre a purificare,
può dare quel sapore e qualità che in linguaggio tradizionale si chiama
“grazia”. La grazia è un elemento in grado di rafforzare e cambiare
dall’interno una persona.
Ma se, invece di
funzionare, una Chiesa lascia l’uomo com’è, nonostante si circondi di
attivismo, progetti sociali o politici, allora è come un filtro che non
funziona. E’ divenuta totalmente inutile ed è priva di senso; ecco il “sale non
salato” di evangelica memoria. Purtroppo molti ambienti ecclesiali sono così.
Laici o chierici si trovano immersi negli affari e in interessi mondani con uno
stile in tutto uguale a quello di tutti gli altri: rubano gli altri, rubano
pure loro; ingannano gli altri, ingannano pure loro.
Se poi, oltre ad
essere inoperosa, una struttura ecclesiale inclina le persone in dannose
passioni giungendo pure a coprire chi compie crimini, allora diventa come un
filtro dell’acqua che aggiunge le sue impurità.
Non si può pensare che
sia solo una questione unicamente personale e che l’istituzione non c’entri
affatto, proprio perché queste persone vivono in un ambiente, esattamente come
l’acqua passa attraverso un impianto di purificazione e attraverso delle
tubature.
Allo stesso modo,
quando una liturgia inizia a riflettere mentalità che non sono tradizionali si
può paragonare a dell’acqua che passa attraverso un filtro inattivo. Se poi
quella liturgia inizierà ad avere delle chiare distorsioni allora è evidente
paragonarla ad un filtro che rilascia delle impurità.
Gli uomini e quanto
essi producono sono il risultato di un fascio di relazioni in cui non si può
mai isolare il singolo e attribuirgli tutte le responsabilità.
Conseguentemente, certi discorsi sono molto di comodo: “La colpa non è della
Chiesa ma del prete x. La colpa non è dell’istituzione ma del laico y”. Questo
modo di ragionare tende sempre a scagionare le istituzioni isolando il “reo”
come se non avesse mai avuto alcun rapporto con esse. Si può mai ragionare
così?
Temo che anche la
frase “Il concilio vaticano II non ha colpa, la colpa è dei singoli che lo
hanno mal interpretato”, appartenga allo stesso tipo di ragionamento. “Le forze
agiscono sempre in coppie”, dice la fisica. E lo stesso potrei dire in
moltissimi casi compendiati dalla sociologia e dalla psicologia. Ma per chi
vuol deresponsabilizzare le istituzioni, facendo lo “scaricabarile”, la
cosiddetta colpa è sempre degli altri.
Un chierico ortodosso
vanesio, durante il venerdì santo di quest’anno, interruppe la processione con
l’icona del Cristo morto per fare uno sproloquio ecumenico sul sagrato di una
chiesa cattolica assieme a qualche esponente del clero cattolico locale.
Inutile dire che questo ha disturbato alquanto la pietà dei fedeli intenti a
commemorare la morte del Signore che, d’un tratto, si sono trovati davanti ad
una specie di spettacolino di circostanza. Questo personaggio è assai singolare
per cui uno direbbe che le stranezze da lui compiute derivano dal suo carattere
immaturo e narcisistico. Ciononostante, non farebbe così se il suo ambiente non
lo incoraggerebbe suggerendogli la preminenza dell’apparire sull’essere. Dunque
non è giusto dire: “La colpa è solo sua”.
In un certo senso
esiste una “responsabilità sociale” nelle azioni di un singolo.
La presente
considerazione fa, inoltre, dedurre che certi ambienti ecclesiali o sono sani o
possono ammalare. Perciò uno li può seguire o allontanarsi da essi. D'altronde
esistono ambienti ecclesiali che fanno veramente impazzire e non lo dico per
dire ma con ragione provata: sembrano una strana accolita di dementi
autolesionisti!
La contemporaneità ha
visto un progressivo deterioramento di molte realtà negli ambienti ecclesiali.
E’ giusto, dunque, essere molto guardinghi perché non è remota la possibilità
di cadere nell’agnosticismo o addirittura nell’ateismo a causa di comportamenti
irresponsabili di certi responsabili.
Oggi i cosiddetti
nemici della fede non sono tanto all’esterno ma all’interno degli ambienti
ecclesiali. Il cuore di questi personaggi è altrove, non nel vangelo. Essi rivestono
anche alte cariche ma pensano a soldi, potere e sesso. Sono uomini vuoti che
svuotano gli ambienti e rendono puramente formale il culto liturgico. Oggi la
presenza di queste persone è talmente diffusa che non è facile trovare un luogo
che ne sia totalmente esente. La cosa non è nascosta ma solare in chi
frequenta le chiese; bisogna proprio avere gli occhi foderati di prosciutto
per non accorgersene.
Attraverso una lunga
serie d’esperienze, di cui in questi racconti ho condensato solo alcuni fatti
essenziali, ho maturato la necessità d'essere molto prudente e mi pare giusto
consigliarlo a chiunque. Oggi le realtà ecclesiali sono molto malate e se
vediamo una liturgia strana, squilibrata, mondanizzata o quant’altro è principalmente
per questo.
L’Oriente cristiano
risente pure lui dei secolarismi odierni e tende a formalizzare il suo culto,
staccando la “spina” dai fondamenti ascetici antichi. Di qui un certo odio
verso il monachesimo, prevalentemente nel clero archimandritale. Ma anche certi
monasteri sono contagiati dalle caratteristiche della contemporaneità.
Ricordo, ad esempio,
un bel monastero fuori Atene: Penteli. Questo monastero, situato su un’altura,
ospita spesso convegni e incontri culturali. Non mi sembra d’averci visto gente
pregare. In compenso, la foresteria, dove rimasi per qualche giorno, era
straordinariamente bella. Ogni camera per ospiti era, in realtà, una piccola suite d’albergo di 4 o 5
stelle: un’autentica sciccheria ma completamente fuori luogo, dal momento che
quello era un monastero. Non ricordo e non ho fatto in tempo a vedere presenze
monastiche. D’altronde quello è uno dei tanti monasteri nei quali s’iscrivono
chierici celibi, dando dunque una parvenza monastica ad esseri totalmente
incapaci di vivere in un cenobio. Poi questi chierici fanno il loro servizio in
parrocchie e vivono continuamente nel mondo. Uno di loro mi disse onestamente:
“Io non potrei mai vivere in un monastero!”. Un altro, al quale avevo osservato
con sorpresa la cura mondana nel vestire, osservò: “Anch’io sono un
uomo!”.
Sì, anche qui è
penetrato uno spirito antitradizionale che fa le sue razzie. In tutti i casi si
nota un evidente allontanamento dall’essenzialità, un allontanamento che
trasforma questi chierici in “preti moderni”. I credenti seguono a ruota il
loro esempio giustificandoli e giustificandosi. Gli amari frutti non tardano a
venire e c’è sempre qualcuno che, davanti agli scandali, dice ipocritamente:
“Non me lo sarei mai aspettato”.
Oggi un chierico può
benissimo essere un gran benefattore e, contemporaneamente, fare una vita molto
lontana dal vangelo, per dirla molto eufemisticamente ma francamente.
La Chiesa con i suoi
riferimenti uranici è in una situazione piuttosto differente. Sta al credente
trovarla come colui che, nel vangelo, trovata la perla preziosa, vende
tutto ciò che ha pur di possederla. Infatti non tutto quello che si definisce
“Chiesa” ne può veramente avere le caratteristiche.
Quanto non ha
realmente tali positive caratteristiche non ha valore evangelico e può attirare
solo chi scambia per oro materiale scadente o addirittura escrementi. Ingenui, scaltri
calcolatori, cortigiani compiacenti, personaggi ambigui, falsi e dissociati
riempiono tali chiese. Guarda caso, sono le stesse categorie di persone che
affollano il mondo della politica! In entrambi i casi siamo davanti ad
istituzioni decadute e, forse, già in via di decomposizione. Il Signore dei
vivi è decisamente lontano da qui e non cessa d’invitare: “Lasciate che i morti
seppelliscano i loro morti”.
Si deve, infatti,
andare altrove!




