![]() |
| L'oramai introvabile "Messale" greco-italiano edito dalla Abbazia di Grottaferrata nel 1967. Un esempio che in Italia non si è più ripetuto. |
In Italia è facile trovare, nelle librerie religiose, edizioni di testi liturgici in uso nel mondo cattolico attuale. Iniziano pure a diffondersi i libri liturgici in uso nel periodo preconciliare. Tra questi, un libro fra tutti merita d'essere menzionato: il messalino latino-italiano di dom Gaspare Lefebvre. Questo messalino, edito per la prima volta in Francia attorno agli anni '50 del XX secolo, ha una grafica accattivante e riesce a condensare in un volumetto quasi tascabile tutta la liturgia della messa secondo il rito tradizionale romano.
Per fare opere di questo genere ci vuole una sensibilità, una cultura e una disponibilità che non è facile rinvenire, soprattutto oggi.
Se per i libri di rito romano non ci sono particolari problemi, la cosa è totalmente diversa per quanto riguarda i libri di rito bizantino (greco o slavo).
Ne ho già brevemente accennato quando ho descritto il Prosefchitarion del papas Damiano Como, prima e fin ora unica edizione di un "messalino" bizantino oramai introvabile.
Per quanto riguarda l'editoria di libri liturgici, in Italia non esiste coordinazione alcuna. Non c'è coordinazione tra le Chiese ortodosse, diffidenti tra loro, piuttosto abuliche e svogliate anche se, a volte, millantano un attivismo inesistente quale copertura al poco o nulla. Di fatto queste chiese non hanno impatto alcuno sul territorio ed è come se non esistessero.
Non esiste coordinazione neppure nella chiesa Cattolica che sembra ritenere il rito bizantino qualcosa di stravagante, quasi un "rito per druidi", non un patrimonio comune e un tesoro di tutti quale in realtà è.
A volte nel Cattolicesimo (ma anche nell'Ortodossia) qualcuno ritiene la liturgia un "patrimonio personale" per cui nessuno ci deve mettere il naso. Se uno di questi "Minosse" inizia a interporsi, si è sicuri che qualsiasi iniziativa, se mai esiste, viene seccata fino alle radici. Tuttavia questi signori sono ridicoli perché rivendicano dispoticamente un diritto personale inesistente, dal momento che la liturgia è il campo di tutti e appartiene a tutti non perché venga stravolta ma valorizzata e tramandata! Questi "Minosse" invece di essere semplici coordinatori la fanno da padroni: chiudono la porta a chiave e buttano via la chiave poi, per illudere gli ingenui, sostengono che i tesori del mondo bizantino dovrebbero essere valorizzati (così mi disse un vescovo greco che da moltissimi anni non fa assolutamente niente al riguardo).
Non esiste coordinazione neppure nella chiesa Cattolica che sembra ritenere il rito bizantino qualcosa di stravagante, quasi un "rito per druidi", non un patrimonio comune e un tesoro di tutti quale in realtà è.
A volte nel Cattolicesimo (ma anche nell'Ortodossia) qualcuno ritiene la liturgia un "patrimonio personale" per cui nessuno ci deve mettere il naso. Se uno di questi "Minosse" inizia a interporsi, si è sicuri che qualsiasi iniziativa, se mai esiste, viene seccata fino alle radici. Tuttavia questi signori sono ridicoli perché rivendicano dispoticamente un diritto personale inesistente, dal momento che la liturgia è il campo di tutti e appartiene a tutti non perché venga stravolta ma valorizzata e tramandata! Questi "Minosse" invece di essere semplici coordinatori la fanno da padroni: chiudono la porta a chiave e buttano via la chiave poi, per illudere gli ingenui, sostengono che i tesori del mondo bizantino dovrebbero essere valorizzati (così mi disse un vescovo greco che da moltissimi anni non fa assolutamente niente al riguardo).
Con questi presupposti, a livello di singoli, in Italia non possono che nascere poche iniziative e tutte di basso profilo (lo stesso Anthologion in 4 volumi, alla fine non è gran cosa pur essendo nato dall'iniziativa lodevole di una sola donna).
Nessun altro pare avere l'interesse d'impegnarsi più di tanto, neppure le Chiese greco-cattoliche che sembrano impelagate in campanilismi perfettamente provinciali, assolutamente chiuse in loro stesse e prive d'irraggiamento, al punto che nella stessa Palermo è impossibile trovare qualcosa che riguarda Piana degli Albanesi che sta quasi ad un tiro di schioppo dalla città mentre, al contrario, nella stessa città si trova molto sul Monastero di Bose che sta in Piemonte. Quest'opera d'isolamento, è da dire, è favorita dalle Curie dello stesso Cattolicesimo ufficiale al quale "scotta" e non poco il fatto che nelle Chiese bizantine il clero sia sposato: sono un "cattivo esempio" da nascondere, nascondendo però anche tutto il resto...
Nessun altro pare avere l'interesse d'impegnarsi più di tanto, neppure le Chiese greco-cattoliche che sembrano impelagate in campanilismi perfettamente provinciali, assolutamente chiuse in loro stesse e prive d'irraggiamento, al punto che nella stessa Palermo è impossibile trovare qualcosa che riguarda Piana degli Albanesi che sta quasi ad un tiro di schioppo dalla città mentre, al contrario, nella stessa città si trova molto sul Monastero di Bose che sta in Piemonte. Quest'opera d'isolamento, è da dire, è favorita dalle Curie dello stesso Cattolicesimo ufficiale al quale "scotta" e non poco il fatto che nelle Chiese bizantine il clero sia sposato: sono un "cattivo esempio" da nascondere, nascondendo però anche tutto il resto...
In Francia l'esistenza di alcuni monasteri ortodossi (quello del padre Placide Deseille, ad esempio) ha fatto nascere una discreta editoria di libri liturgici di qualità, con traduzioni affidabili rinvenibili in tutto il territorio francese.
In Italia non esistono monasteri ortodossi in grado di fare altrettanto. Ricordo uno di questi "monasteri" del Patriarcato Ecumenico nel quale un monaco mi disse che non facevano mai il Mattutino perché non ne erano capaci! Di conseguenza la domenica restavano a dormire fino a tardi. Costoro e altri come loro in pratica non hanno irraggiamento pastorale e sembrano tollerati solo nella misura in cui si nascondono e passano inosservati. Ma forse anche a loro va "bene" così, avendo assunto uno stile di vita tutto sommato molto comodo!
L'insieme di queste cose, influisce e non poco sulla possibilità di stampare dei libri liturgici.
Inoltre, un libro liturgico per essere tale deve avere dei presupposti a mio avviso irrinunciabili:
Inoltre, un libro liturgico per essere tale deve avere dei presupposti a mio avviso irrinunciabili:
1) traduzioni da edizioni affidabili e ufficiali e possibilmente con testo a fronte, almeno in un primo tempo. Il testo a fronte, infatti, aiuta a trovare eventuali errori sfuggiti al curatore e stabilisce una seconda edizione più accurata.
2) traduttori in grado di conoscere la lingua di riferimento (greco bizantino) e la lingua in cui viene tradotta l'opera (un buon italiano letterario che però non deve svilire e smorzare i significati espressi dal greco, tanto meno li deve tradire).
3) un'ufficialità che le viene dall'essere possibilmente presentato da una Chiesa.
4) un'eleganza grafica o quanto meno una discreta presentabilità: la bellezza nella liturgia non è mai opzionale!
4) un'eleganza grafica o quanto meno una discreta presentabilità: la bellezza nella liturgia non è mai opzionale!
Devo purtroppo constatare che questi punti paiono non essere contemporaneamente soddisfatti, al momento, da alcuna Chiesa presente in territorio italiano, che sia ortodossa o greco-cattolica mentre in Francia la situazione sembra totalmente differente e decisamente migliore, grazie anche alla curiosità intellettuale propria di quel popolo e alla loro capacità di lavorare: chi mai, in Italia, tradurrebbe tutti i libri liturgici bizantini, com'è stato fatto dal padre Denis Guillaume (e si tratta di qualche migliaio di pagine)?
Anche questo, putroppo, è un segno dei nostri difficili tempi che preferiscono optare per una qualità decisamente scadente, per una religiosità da "mercatino delle pulci" (l'editoria di marca pietista fiorisce!), con la quale si possa fare "cassa" senza troppi problemi...






